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Builders of the future

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Mausplatten


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Münster sorge a 1390 metri s.l.m. nel Vallese superiore, attraversato dalla Furkastrasse (la strada del Passo del Furka) sulla sponda destra del Rodano, che qui viene chiamato Rotten. Il centro di questo villaggio, con la tipica struttura compatta, è caratterizzato dalle tradizionali case in legno a ridosso l’una dell’altra e rivolte verso sud. Le cosiddette «Gommer Häuser» (case del Goms) sono state costruite vari secoli fa come costruzioni omni-comprensive, che riunivano sotto un unico tetto la parte abitativa e la parte destinata alle attività lavorative. Per proteggerle dai roditori, furono costruite su palafitte e protette con grandi lastre di pietra “Mausplatten” (funghi in pietra). Nel corso del tempo, il legno di larice con cui sono state costruite ha assunto una colorazione estremamente scura per effetto dell’irraggiamento solare. Molte datano tra il 1400 ed il 1500.

Si tratta di un’architettura dove la tecnologia del legno, si fonde con un’estetica che valorizza i dettagli tecnici, facendoli diventare elementi decorativi della facciata.

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Nel XVII e XVIII secolo, la regione del Goms (e, con essa, anche Münster) ha registrato un periodo di fioritura economica e culturale. Il transito dei mulattieri e il commercio di bestiame con la Lombardia attraverso il passo Grimselpass, il Passo della Novena o il Griesspass, nonché il mercenariato, portarono ricchezza in questa valle alpina. Testimonianza di questo periodo d’oro sono le settanta chiese e cappelle costruite nel territorio di Goms. Solo nella zona di Münster-Geschinen sono pervenute fino a noi sei costruzioni sacre, fra cui la famosa Marienkirche con il sontuoso e dorato altare maggiore tardo gotico del 1509.

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La messa in funzione delle strade di valico attraverso il Sempione e il Gottardo, come pure la ferrovia del Gottardo nel XIX secolo, hanno posto fine al transito di merci nel Goms. Al contrario, la costruzione dei collegamenti viari (collegamento alla ferrovia del Cervino-Gottardo nel 1914) ha dato impulso al turismo, oggi la fonte principale di reddito dei 400 abitanti della località.

Non lontano da Munster, il “Goms Bridge”, un ponte ciclopedonale strallato, inaugurato nell’estate del 2015, ha una lunghezza di 280 m e una larghezza di 1,40 m. Il ponte sospeso attraversa il fiume Rotten a un’altezza di 92 m. In questo premiato villaggio si possono ammirare nella piazza centrale i più antichi affreschi di Guglielmo Tell, risalenti al 1578.

Il nuovo ponte sospeso che sovrasta il Rotten (Rodano) permette di passare direttamente da Fürgangen al paesino di Mühlebach. A Fürgangen ci sono alcuni posteggi e una fermata della ferrovia della Furka.

Conclusa la visita del nucleo centrale del villaggio, con la chiesa e le case con dipinti che narrano la storia di Guglielmo Tell, il sentiero svolta sulla destra della carreggiata, prosegue lungo il pendio fino al grazioso Mühlebach con il più antico nucleo urbano con costruzioni in legno della Svizzera. Attraversando il ponte sospeso si rientra velocemente a Fürgangen.

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Teatro Aldo Rossi del Mondo


Aldo Rossi. Il Teatro del Mondo from Dario Zanasi LAST MINUTE FILM on Vimeo.

IL VUOTO ED IL MARGINE


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Credits – https://bit.ly/2UHtVzs

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Credits – https://bit.ly/33TBabR

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Credits – https://bit.ly/2Uoe6P6

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Credits – https://bit.ly/2UsXTIF

Scrive Nicola Verlato (pittore, scultore e architetto italiano residente a Los Angeles, in California; nato nel 1965 a Verona), in merito alla preghiera del Pontefice per la fine della pandemia da coronavirus, in una Piazza San Pietro vuota, del 27 marzo 2020 : “C’è chi dice che la piazza fosse vuota…solo gli occhi callosi e incapaci di vedere affetti dalle cataratte degli odierni iconoclasti possono avvertire il vuoto in una tale pienezza di senso ritrovato. Le basi attiche delle immense semicolonne corinzie della facciata di San Pietro sono l’affermazione più potente possibile della radice Greca dell’occidente che si mostra nuovamente in tutta la sua perentorietà di fronte alla minuscola figura del Papa. L’immensa figura Bronzea del Bernini sullo sfondo annulla tempo e spazio e testimonia il potere dell’arte classica di piegare il tempo teleologico nel quale siamo gettati riportandolo alla sua origine ciclica dove tempi apparentemente lontani sono tutti compresenti, è solo durante tragiche evenienze come queste che possiamo carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi.”

Il periodo classico dell’arte greca va dal sec. V a.C. fino alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.), raggiungendo il maggior splendore nell’età di Pericle (495 ca-429 a.C.). Quest’arte rappresentò la conquista di valori nuovi e sconosciuti rimasti poi essenziali nella storia dell’umanità: esaltò “l’uomo come misura di tutte le cose” ed espresse equilibrio, armonia, ordine e proporzione fissandoli in canoni che delinearono un ideale di bellezza e di “perfezione formale”.

Da allora l’antropocentrismo, divenne il cuore filosofico dell’arte, oltre che dell’economia e della società occidentale; nonostante l’altissima mortalità infantile ed i gravissimi problemi ecologici nell’antichità. Come ben descritto nel libro “Smog sull’Attica” (1991) di Karl W. Weeber. La storia della Grecia ed anche di Roma in epoca classica, è flagellata da orrori ecologici, che ricordano molto quelli del giorno d’oggi: dal disboscamento forzato dell’Attica sino all’indiscriminato sfruttamento del sottosuolo (cave di travertino) da parte dei Romani, che comportò, oltre al deturpamento del paesaggio, anche condizioni di vita assolutamente inumane per le grandi masse di lavoratori impiegate. La situazione abitativa nell’Urbe era, al di fuori delle grandi ville e delle domus o dei palazzi pubblici, un affastellamento di abitazioni lignee malsane e pericolanti, spesso in preda ad incendi o crolli. L’uso su vasta scala del piombo (pentolame, condutture, ecc.), comportò un generale peggioramento della salute in Roma a causa del porfirismo; i bracieri per riscaldarsi e produrre cibo, creavano una cappa da micropolveri, che conduceva nel tempo, i più alla morte per tumori alle vie aeree. In Grecia durante l’età classica dal 510 avanti Cristo al 323 avanti Cristo: ad Atene, l’aspettativa di vita di 37-41 anni, se si sopravviveva ai primi anni dopo la nascita (un bambino aveva una mortalità, entro i 10 anni, del 60%). A Roma nel periodo dal I secolo a.C. con Augusto, al III secolo d.C., con la fine della dinastia dei Severi: prima dei 10 anni, 20-30 anni; superati i 10 anni, circa 50-60 anni.

Non bisogna neanche dimenticare le immani stragi di animali selvatici, negli spettacoli circensi: fino a 11.000 esemplari uccisi in pochi giorni; e l’inquinamento costante delle acque, sia per bere che per lavarsi.

Agli uomini dell’Umanesimo (movimento culturale nato nel XV, ispirato da Francesco Petrarca e in parte da Giovanni Boccaccio, volto alla riscoperta dei classici latini e greci), spettava il dovere di far comprendere, nella crisi del presente post-medioevale, che riaccostarsi alla Grecia è il solo mezzo di cui si dispone per conservare la nostra civiltà.

Questo «danno» del pensiero, che ci ha dato il Rinascimento e tutta la cultura europea ed occidentale in genere, metteva esclusivamente l’uomo al centro, dando di fatto il via al depauperamento del Pianeta e delle sue risorse, senza veri e propri limiti.

Platone in filosofia, Paolo in religione, Leon Battista Alberti in architettura, Goethe in letteratura, attraverso i loro testi, tempereranno lo spirito degli uomini, rendendoli immuni alle malattie del presente.

Ecco quando Nicola Verlato descrive il luogo dove Francesco Papa, che officia a Roma, nel vuoto di una Piazza San Pietro deserta : “il vuoto in una tale pienezza di senso ritrovato. Le basi attiche delle immense semicolonne corinzie della facciata di San Pietro sono l’affermazione più potente possibile della radice Greca…………… L’immensa figura Bronzea del Bernini sullo sfondo annulla tempo e spazio e testimonia il potere dell’arte classica di piegare il tempo teleologico nel quale siamo gettati riportandolo alla sua origine ciclica dove tempi apparentemente lontani sono tutti compresenti, è solo durante tragiche evenienze come queste che possiamo carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi.

Proprio questa ultima frase, che chiosa il pensiero di Verlato “carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi”, disvela tutta l’erronea interpretazione, che continua in maniera virale, a distoglierci dalla nostra vera missione, essere umili complici asserviti al benessere planetario, e non dominatori assoluti del Pianeta, con il solo scopo di “mangiarcelo tutto fino all’osso”.

Non bisogna quindi, una volta finito tutto questo: “tornare ad essere nuovamente noi stessi”, ma semmai avere MEMORIA degli errori commessi, per migliaia di anni, dalla: “radice Greca” portata avanti fino alle estreme conseguenze, in ogni attività umana, architettura compresa.

Ricordare, avere MEMORIA, per cambiare. Quell’uomo vitruviano (matita e sanguigna su carta del 1490 all’Accademia di Venezia, a firma Leonardo da Vinci), al centro dell’universo mondo occidentale, vero e proprio LOGO della “radice Greca” è stato UN ERRORE PAZZESCO, non in grado di proteggerci adeguatamente da tutto questo, asservito a produrre soprattutto QUANTITÀ, per pochi, e non dare QUALITÀ per tutti, anche per gli ultimi. Bisogna fare altro ripartendo proprio da quel VIZIO iniziale, quel VIRUS PERVERSO, che la “classicità” ci ha trasmesso per millenni, e noi per comodità abbiamo sempre portato avanti. Un mondo di proporzioni geometriche/meccaniche, avulse dalla Natura. Bisogna tornare indietro, e pensare ad una visione sociale, economica, artistica, filosofica con la Natura planetaria al centro. Natura di cui l’uomo, con i suoi 7,7 miliardi di esemplari (https://bit.ly/2WS1v8o), è parte marginale, infatti gli esseri umani, costituiscono solo lo 0,01% della vita sulla Terra, ma abbiamo sterminato l’83% dei mammiferi selvatici. A dispetto del titolo di specie planetaria dominante, che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso “fisico” è davvero scarso. In termini di biomassa i virus, ad esempio, hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli esseri umani, così come i vermi. I pesci pesano dodici volte di più mentre la biomassa dei funghi è duecento volte più grande (https://bit.ly/3bwdBs7) . L’antropocene, dopo il Covid19, deve definitivamente finire…..mutare…..evolvere…….. Magari prendendo esempio proprio dall’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco (https://bit.ly/3bFkK9H), ma non certamente da tutta quell’esibizione di simboli scultorei ed architettonici, intimamente legati alla RADICE GRECA, che “circondavano il luogo della preghiera”, costruendo l’immagine suadente, ingannevole e perversa del MARGINE di quel “vuoto”. Se cambiamento non ci sarà, tutte le decine di migliaia di morti che il Covid19 farà alla Specie umana, non avranno avuto senso, ma saranno semplicemente l’ennesimo sacrificio ad una maniera distorta di affrontare la vita degli uomini sulla Terra.

A quel punto potremo solo aspettare, che “l’ennesimo imprevisto” ci cancelli definitivamente dalla superficie terrestre.

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Credits – https://bit.ly/2WPt4zl

Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano, misura del Mondo, 1490 ca.

Matita ed inchiostro su carta. Gallerie dell’Accademia di Venezia

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NATURA/ARTIFICIO


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Tulipa Flair, sul mio balcone

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

 (WWF – https://bit.ly/2WGbo9n)

Bisogna essere consapevoli che l’emergenza COVID-19 è intimamente correlata alla drammatica crisi ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di risorse dal Pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti.

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Rivestimento in piastrelle di ceramica e pietra, Uffici Enel in via Carducci a Milano, Giò Ponti (1952)

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DENSITA’


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Chiuso in casa, per evitare la propagazione virale, con la televisione accesa, l’orecchio è titillato dalle parole di un Ricercatore, con abilitazione per Professore Associato in Microbiologia Clinica, presso l’Università Bicocca di Milano. Costui operava una colta considerazione multidisciplinare “trasversale”, molto interessante per chi, come me si occupa di architettura, urbanistica, paesaggio. Sosteneva il Prof. Francesco Broccolo, che non è un caso che l’epidemia sia molto più rapida a diffondersi in quelle aree dove la densità della popolazione, il rapporto tra numero di abitanti residenti e superficie, è più alta (Lombardia, Veneto). La contiguità urbanistica, portata agli eccessi, determina la condizione ideale per la propagazione del virus all’interno degli esseri umani. Lo stesso evidenziava come nelle zone del sud d’Italia, soprattutto Molise, Abruzzo, il virus avrà una progressione molto meno rapida. Nascono spontanee considerazioni sulla “macelleria territoriale” attuata soprattutto in città come Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso, ecc., dove amministrazioni di centrosinistra, per decenni hanno “spinto” (e continuano a “spingere”, ad esempio a Milano con il PGT 2030) su un continuo aumento della densità urbana. Il Prof. Broccolo, sosteneva che le città devono essere ripensate proprio a partire dalla DENSITA’ URBANA. Bisogna generare un nuovo rapporto tra persone e territorio, non ci si può limitare ad un semplice “mascheramento” della “densità” con un banale rivestimento verde. Bisogna fare in modo che questa tragedia, che produrrà tantissimi morti, serva almeno ad “inventarsi” una nuova progettualità urbana per il futuro. Perchè solo questo è un provvedimento destinato ad evitare che tutto ciò possa non ritornare di nuovo.

Demografia: quanti siamo e quanti saremo, dove e come.

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CEMENTO ALLO STATO PURO


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Ennesimi nuovi proprietari per le ex aree Falck di Sesto San Giovanni.  Hines (una delle maggiori società immobiliari al mondo) e Prelios (ex Pirelli Real Estate, è una società di gestione e servizi immobiliari – https://bit.ly/2uAiyA1), con l’appoggio di Banca Intesa, hanno rilevato le aree dall’immobiliarista Davide Bizzi, dominus della società Milanosesto, di cui erano soci anche il gruppo arabo saudita Fawaz Al Hokair, Sorgente Group (di proprietà della Famiglia Mainetti, che in mezzo mondo, detiene società immobiliari, finanziarie e di servizi del gruppo, ad oggi in numero di 94) e Consorzio Cooperative Costruzioni (Ccc con 300 soci che si occupano di : edilizia, trasporti, servizi, ecc.). Il 100% di Milanosesto è stato acquisito da Hines/Prelios per circa per una cifra pari a 50,6 milioni di euro. A sua volta Bizzi aveva rilevato le ex aree Falck nel 2010 dalle ceneri del gruppo Risanamento (Zunino) per 405 milioni di euro, sempre con il supporto di Intesa Sanpaolo. Ancora prima Risanamento (Zunino) aveva acquistato le aree dai Fratelli Pasini (imprenditori sestesi), era il 2005 e l’immobiliarista Luigi Zunino sborsò per l’area 88 milioni di euro. Nell’ormai lontano 2000 i Pasini si erano accordati con Alberto Falck, per acquisire le aree per una cifra di quasi 400 miliardi di lire (circa 206 milioni di euro). Ad ogni passaggio di proprietà le ex Aree Falck, hanno un consistente aumento di volumetria, a scapito del verde pubblico. L’ultima “chicca” prodotta dalle giunte di centrosinistra, la collocazione nel  parco urbano promesso ai cittadini sestesi, della “Città della Salute e della Ricerca”, riducendo il verde di ben 200 mila metri quadrati trasformati per sempre ad attività sanitarie. Il progetto voluto dall’amministrazione comunale di centrosinistra e dalla Regione Lombardia, del valore di circa 450 milioni di euro (ultimo regalo di Formigoni nel 2013) è a firma di Mario Cucinella (https://bit.ly/37tMeNL) e doveva servire da innesco per tutta l’operazione immobiliare, ed ancora oggi si spera in ciò. Nel 2005 venne presentato il progetto di Renzo Piano (RPBW) “ masterplan di riqualificazione ex Aree Falck a Sesto S.G.” ( https://bit.ly/2RwavNL ). Il primo progetto di riqualificazione venne affidato dai Pasini all’architetto ticinese Mario Botta e presentato nel 2002. Le ex Aree Falck sono 1 milione e 450 mila metri quadrati (quasi 5 milioni di metri cubi di nuovo edificato), ovvero il più grande sviluppo immobiliare europeo; circa un ottavo della superficie comunale (che oggi ammonta a 11 milioni e 700 mila metri quadrati). Oggi con Prelios/Hines, si punta tutto su Sir Norman Foster (quello del parziale “fallimento progettuale” di Santa Giulia), già circolano in rete render e stralci ultra-verdeggiante e super eco-sostenibili del masterplan (Corsera 23/01/2020 – https://bit.ly/2GlETno). I nuovi residenti si stima saranno circa 15/20 mila (i primi insediati nel 2025), mentre saranno oltre 10 mila gli addetti (ai centri commerciali, agli ospedali ed al servizio delle residenze), l’investimento complessivo per tutto il piano, ammonta a circa 1 miliardo e 300 milioni euro. Di certo l’unica cosa per ora garantita è che aumenterà l’inquinamento da micropolveri sottili a livello locale, sia durante i cantieri e sia una volta insediati residenti ed addetti. – PARZIALE CRONOLOGIA URBANISTICA – (https://bit.ly/2TZwLkK)

Come scrive qualcuno in rete, bisognerebbe avere avuto in passato la “cura” di trasformare i veleni insediati nel sottosuolo (e respirati dai residenti nel corso del tempo) delle ex acciaierie Falck in opportunità, in un vuoto urbano per dare un futuro diverso ai cittadini e ad un suolo stesso, villipesi per decenni; magari occupando questo suolo solo parzialmente, sui bordi. Le ex aree Falck andrebbero principalmente lasciate non occupate, verdi, con un atto di coraggio e di lungimiranza per le generazioni future. Per farle RESPIRARE, per lasciarci a tutti, almeno una SPERANZA…….

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1A ALLEGATO AL PROTOCOLLO dintesa Comune Regione

Allegato “A” al protocollo d’intesa tra il comune di Sesto S,G e la Regione Lombardia, che trasforma l’area in ARANCIONE (prima a parco pubblico), in “Servizi Sanitari” per fare SPAZIO alla così detta “CITTA’ DELLA SALUTE”

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BOERITUDINE gourmet


TRE B

Può essere Milano una città più serena, che persegue il raggiungimento della sostenibilità di capitali europee, già da decenni in “corsa” per raggiungere lo stesso obbiettivo per il 2025 (https://bit.ly/2C8N7NP  – ben 5 anni prima).

E mentre da noi, a Milano, si discute di qualità dell’architettura (e non di giardinaggio), distratti ad arte da Beppe Sala e Pierfrancesco Maran; il duo cela nel VERDEGGIANTE PGT 2030 di Milano, milioni di metri quadrati di slp. per l’esattezza : 4 milioni e 500 mila; pari ad oltre 15 milioni di metri cubi di cemento (con le premialità inerente la sostenibilità del Regolamento Edilizio); pari ad oltre 100 mila nuovi residenti a Milano da qui al 2030.

Un volume pari a SEI VOLTE il volume della Piramide di Cheope. Eppure nessuno dice niente in merito. Passate le osservazioni, si discute dei milioni di alberi che il Sindaco Sala ha promesso di piantare (per nascondere il cemento).

Milano è ormai da anni in preda alla “Boeritudine”, che ha dimostrato che si può nascondere un grattacielo a torre (massiccio e pesante, di una mediocre qualità architettonica) sotto alcune migliaia di piante, ed i turisti, i cittadini e gli architetti, giù a sperticarsi in complimenti senza fine.

L’architettura ormai è solo “nascondimento” nella città più INQUINATA (https://bit.ly/2q4FLYQ) ed europea d’Italia; ma è anche propaganda, effetto, stranezza, e il futuro non può essere un bosco verticale replicato all’ennesima potenza, come si legge nei documenti del PGT 2030 e nel testo del Regolamento Edilizio, che il duo Sala/Maran si accinge a modificare.

Ci vogliono PARCHI, pause nel tessuto urbano, per OSSIGENARE i cittadini che muoiono letteralmente asfissiati.

Mentre nel PGT 2030, la giunta “spaccia” il nascondimento VERDEGGIANTE di un’edificazione “prona” alle esigenze degli immobiliaristi (Coima, Hines, ecc.), letteralmente “FUMANDOSI” anche l’occasione generazionale di 1 milione e 200 mila metri quadrati degli ex Scali Ferroviari da trasformare PER MOTIVI SANITARI URGENTI, esclusivamente in aree verdi, in parchi (come il Parco Nord); mentre invece solo il 50/60% di queste enormi aree sarà trasformato in verde pubblico (ovviamente a gestione privata).

E’ la BOERITUDINE GOURMET, la ricetta perversa di mettere verde ovunque, rinunciando a costruire una città per i cittadini, fatta di piazze, parchi, case  popolari, servizi, biblioteche (non di alberi MA DI LIBRI), come si faceva qualche decennio fa con l’Urbanistica.

Oggi con il PGT (Piano di Governo del Territorio) la pubblica amministrazione ha delegato il tutto alle fameliche ricette degli immobiliaristi, mentre la BOERITUDINE convince tutti esattamente come UN SOLE INGANNATORE.

No, così la città, Milano non PUO’ ESSERE SERENA.

BOERITUDINE

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E’ tempo di morire


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SOPRA - Poltrona "Proust", Alessandro Mendini per Cappellini (1978)

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,

e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,

come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire.»

Appena il tempo fa il suo inevitabile corso, come succede a tutte le cose ed agli esseri viventi in questa parte di Universo, subito in rete c’è come un’alzata di scudi, si tenta di resistere al tempo, ricordando, incensando il morituro. Mostrando immagini della sua esistenza terrena. Esibendo che lo si è conosciuto, che si è vissuto nella sua ombra, che si è “bevuto” alla sua fonte. Si perpetua così l’illusione di un tempo infinito, si cerca collettivamente di convincersi che “tutti quei momenti non vadano perduti…come lacrime nella pioggia”.

La morte moderna, ospedalizzata e tecnologica, ci è stata sottratta. L’esperienza della morte non appartiene piú, come la percepivamo una volta, agli eventi naturali della vita. Avremmo bisogno, come allora di fermarci a pensare, ed invece esorcizziamo con un’immaginetta e “quattro frasi”.

Se non ritorneremo, al più presto, a concepire la morte come una compagna quotidiana, finiremo per dimenticarci di essere vivi (distratti come siamo).

Morire sul colpo, è il nuovo sogno, la fine che ciascuno augura a se stesso. Prepararsi non serve, la morte agognata è una passata di spugna, rapida e indolore: sei qui e un minuto dopo non ci sei più. Se tutti dobbiamo morire, la speranza è di farlo senza accorgersene. Sparire.

Più che una soluzione, sembra una fuga, un “Final Cut” da una vita che scorre sempre più veloce. Siamo così impreparati di fronte alla morte che l’unica risposta che la nostra cultura ipertecnologica sa offrirci è fingere che non esista. Ma è una scommessa: in pochi avranno la fortuna di varcare la porta a occhi chiusi, con passo leggero e svelto. E gli altri, invece soffriranno da impazzire, agonizzeranno per giorni o anni.

Costruire, ognuno, nel corso del tempo della propria vita, una cultura della morte, che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile. Costruire la “propria tomba” è l’unica strada possibile praticabile.

Eppure come scrive Renè Girard (Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi, Milano 1983) “È sempre con una tomba che si elabora la cultura. La tomba non è altro che il primo monumento umano eretto intorno alla vittima espiatoria, la culla primigenia delle significazioni, quella più elementare e fondamentale. Non c’è cultura senza tomba, non c’è tomba senza cultura: la tomba è al limite il primo e l’unico simbolo culturale.»

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Atlante per la fine del mondo


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