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Gli interni della follia


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OLYMPUS DIGITAL CAMERALa Luce rivela che l’uomo è straniero a se stesso. E poichè non si conosce, compie atti che non doveva compiere – il primo, che tutti comprende: nasce e non avrebbe dovuto“.
 

Il bellissimo (e ostico) libro di Massimo Cacciari, “Dallo Steinhof – Prospettive viennesi del primo Novecento” pubblicato per Adelphi nel 1980, e più volte riveduto ed integrato, fino alla sontuosa edizione del 2005, può essere così riassunto in breve. Su una collina che guarda Vienna sorge la Chiesa dello Steinhof costruita dal 1904 al 1907 sul terreno dell’ex-manicomio della Bassa Austria, sede attuale dell’ospedale psichiatrico della Città di Vienna. Tale edificio è un’opera architettonica fondamentale dello stile Liberty viennese, opera di Otto Wagner.

Nello spazio raccolto della sua cupola (dorata), ci rivela Cacciari, si incontrano “forze oscure” che riescono, solo qui a ritrovare un punto di contatto tra cosa è “follia” e cosa è “normalità”. Uscendo dallo spazio della chiesa lo sguardo si perde in un paesaggio di “perfezione infinita” e di “follie interminabili”: Vienna. A questa città, e a certi memorabili “uomini mirabili” che vi abitarono nei primi anni del secolo scorso, è dedicato questo libro.

Il filosofo ci accompagna a rivisitare le opere e la vita di uomini viennesi quali : Robert Musil, Hugo von Hofmannsthal, Joseph Roth, Georg Trakl, o Ludwig Wittgenstein. Dallo Steinhof, secondo Cacciari si riesce a trovare “un centro comune, un centro però vuoto, dove non risiede una verità da trasmettere, tutt’al più un’assenza”. E di ciò fa parte integrante : la letteratura, il teatro, l’architettura e tutto quanto generano gli esseri umani, che sia in grado di “resistere” alla loro inevitabile caducità.

Ecco entrare in una casa dove risiede un folle, un ammalato di mente, inevitabilmente porta a confrontarsi con ciò che è giusto e ciò che è errato, su come, per “utilità e raziocinio” noi “normali” ci siamo dati come regole condivise. Se queste sono giuste o sbagliate.

Gli interni, più che gli esterni, rappresentano benissimo queste due “posizioni estreme”, che poi si riversano in precisi atteggiamenti e formalismi architettonici. Oggi probabilmente, proprio l’architettura minimale degli interni, diventata un riferimento stilistico disciplinare, palesa forse, una follia diffusa, che ormai pervade l’intera umanità.

Ad architetture asettiche, “chirurgiche”, con soggiorni che sembrano delle reception di hotels, cucine e bagni luoghi assimilabili a sale operatorie per anatomopatologi: sempre più frequentemente, i mezzi di informazione disvelano situazioni reali limite, dove gli interni sono utilizzati quali discariche e/o depositi per collezioni interminabili di oggetti più o meno ordinati. Oggetti che saturano gli spazi interni, fino ad escludere quasi totalmente la possibilità che possano risiedervi gli esseri umani.

Interni che, sempre più spesso, diventano i luoghi di efferati omicidi e/o suicidi, probabilmente intimamente correlati anche allo stato delle architetture interne ed esterne che oggi siamo in grado di proporre come società (e noi architetti).

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La regola del mattone


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La Chiesa dei SS. Giovanni Battista  e Paolo, alla Bovisa, completata nel 1964 su progetto degli architetti Figini e Pollini è forse una delle più belle chiese moderne di Milano. Lo è soprattutto negli interni. Infatti se gli esterni richiamano in maniera evidente e “smaccata” le architetture di Alvar Aalto, di Le Corbusier e di Louis Kahn, anche gli interni evocano dei riferimenti precisi a questi architetti, però mediati dall’alta abilità dei due professionisti milanesi, nella cura dei dettagli e nella scelta dei materiali.

Gli interni sono un vero e proprio inno alla luce ed all’acustica: grandi lucernari modulano una luce sempre “opportuna” e mai eccessiva, coadiuvati da finestre e sapienti aperture sui muri verticali; una piccola fonte d’acqua illuminata dall’alto da un lucernario con vetrate blu, diffonde uno sgocciolio, che dalla cappella laterale in cui è collocata, si irraggia in tutta la chiesa.

L’edificio, la sua bellezza palese, interna ed esterna, è il frutto  di una società dalle idee chiare, in grado di osare e di “farsi contaminare” per creare quel futuro a cui molti allora aspiravano, quasi con certezza.

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/3m080-00053/

continua……..

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Oggi viviamo nell’epoca della crisi economica, ma anche in quella delle contaminazioni creative. La tv si contamina con la rete, i giornali sposano il linguaggio dei social media e “nuove praterie” si aprono agli incroci tra cultura ed architettura, cibo e paesaggio, cinema e , turismo ed agricoltura. Bisogna però avere entusiasmo, creatività, voglia di osare e l’ottimismo della ragione e del sentimento, per poter investire ora in Italia in questi anni bui. Soprattutto oltre a continuare a descrivere una società allo sbando e del malaffare (che certamente esiste in maniera diffusa), bisogna anche incominciare a descrivere chi opera in maniera virtuosa, positiva (e certamente anche qui si trovano anche oggi in Italia numerosi esempi) generando nuove attività, posti di lavoro e focalizzando l’attenzione internazionale sul nostro Paese .

Alessandro Baricco a Torino, vicino a Porta Palazzo, ad ottobre inaugura la nuova sede della scuola Holden. Si tratta di un esempio, proprio di “quell’osare”, colto ed intelligente, che sicuramente nel tempo darà i suoi frutti. Comunque un’idea per costruire il futuro, oltre che, ovviamente, un’iniziativa economica. Anche quì, un edificio in mattoni pieni rossi, quello della “Caserma Cavalli”, segna questa intrapresa (newco), a cui concorrono anche Eataly e Feltrinelli. L’edificio risale alla ristrutturazione fatta da Giovanni Castellazzi a seguito della disastrosa esplosione del 1852, un edificio rigoroso di impianto simmetrico, con una forte vocazione alla “costruzione” della forma urbana. Una scuola internazionale, per giovani talenti letterari, molto selettiva, in grado di avere una forte proiezione internazionale, che coniughi : letteratura, cibo, paesaggio, ecc…….e lavoro.

http://www.lastampa.it/2013/05/13/societa/baricco-feltrinelli-e-eataly-il-cibo-si-contamina-con-la-parola-O5pCImhf4e1MpN8VHho63K/pagina.html

Ecco, forse oggi bisogna ritornare allo spirito degli anni che hanno visto, costruire edifici come la Chiesa della Bovisa di Figini e Pollini, ritornare ad una società dalle idee chiare, ottimista perchè conscia, in grado di osare, per creare il futuro. Ha detto Farinetti Oscar, proprietario di Eataly, alla trasmissione “Otto e mezzo” (La7) del 24 maggio 2013 : – Bisogna riconoscere che l’Italia è una nazione, soprattutto di trasformazione, in grado di dare un alto valore aggiunto alle materie prime. Un valore aggiunto che è anche culturale, artistico, creativo……Tra 10 anni l’Italia sarà la nazione più ricca e florida d’Europa, se si saprà creare quel mix “globale” che è la “fusione” tra : agroalimentare, beni culturali, paesaggio, manufatti di precisione, artigianato, turismo, ricerca, design. All’estero esiste un 99,17% della popolazione mondiale, che aspira ai prodotti italiani, al paesaggio italiano, si tratta di mettere in connessione in maniera saggia, la domanda con l’offerta”.

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