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Builders of the future

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#morte

27 AGOSTO 1965


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Arrivò al Cabanon il suo rifugio sul mare a Cap Martin.

Rebutato lo aspettava in fondo al giardino: cercò subito di metterlo a sua agio (anche se lo vide in condizioni che lo preoccuparono molto : il viso tirato e gli occhi allucinati, l’abito sgualcito e sporco di polvere) non parlando e non chiedendo.

La discrezione con cui questi due contadini di origine italiana, Rebutato e la moglie (che gestivano l’Étoile de Mer, il campeggio vicino al Cabanon), accoglievano e circondavano la sua presenza era da antologia, da racconto edificante.

Appena fu di nuovo a contatto con la realtà della sua vita quotidiana (estiva), il Maestro parve ritrovare tono ed elasticità nei suoi movimenti, insieme alle sue capacità eccezionalmente vivaci di vedere, di seguire, di controllare, di pensare, di immaginare mille cose diverse……………………….

Prima di tuffarsi (come era in uso fare da sempre, ogni giorno), fece un gesto che gli era abituale: raccolse nel palmo delle mani un poco d’acqua e si deterse gli occhi: era un atto quasi sacro che aveva imparato da Pierre (suo cugino Jeanneret) quando, insieme, in estate, fanciulli, andavano al mare.

Si tuffò, quasi con dolcezza. Quasi senza infrangere la superficie delle acque che si richiusero subito sopra di lui. E il Nulla riempì il vuoto e divenne Tutto.

E lo splendore del cristallo si fece universale splendore. Nel cielo, nell’alta ora meridiana, fu silenzio per circa mezz’ora.

(Carlo Bassi “La morte di Le Corbusier” – romanzo non romanzo – Jaca Book, 1992)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

“Architettura morta”


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Esiste una relazione tra architettura e musica, tra canzonetta e paesaggio. Anche Claudio Baglioni fa outing durante la trasmissione “Deejay chiama Italia”. Si scopre così che ha studiato architettura a Roma (studente lavoratore dichiara), e una decina di anni fa circa, ha pure conseguito l’abilitazione per esercitare la professione. Quindi oltre ad Edoardo Bennato, che pure professa ormai da anni (http://bit.ly/1eF89mx), anche l’ex “ricciolone belloccio” deroma, discetta amabilmente con i due conduttori, sancendo con autorevolezza che : “In Italia l’architettura è morta!”

http://bit.ly/1j0ac26

Ci voleva Baglioni per ricordarci ciò? Eh si, forse si. Infatti parafrasando probabilmente inconsapevolmente, il titolo di un noto libro di Giorgio Grassi, Baglioni, focalizza di nuovo, dichiarandone la morte, per la gente comune, ma anche per noi architetti, l’attenzione su questa bistrattata (in Italia) disciplina.

Scriveva infatti G.G. nella presentazione di un suo libro di “Scritti Scelti 1965-1999” : “Questo libro è fatto soprattutto per gli studenti di architettura, per i futuri architetti, quelli che secondo Hannes Meyer dovrebbero “consegnare le piramidi alla società del futuro”,con la speranza che sentano di nuovo il forte bisogno di mettere in discussione per prima cosa la ragione di essere del loro lavoro, cioè la ragione di essere (e la responsabilità) di un lavoro tanto antico da includere appunto perfino le piramidi; è però dedicato ai miei vecchi studenti e anche a quelli un po’ meno vecchi, ma che hanno avuto tutto il tempo per imparare, a loro spese, che non è affatto facile mantenersi fedeli alle scelte che si sono fatte a scuola spinti dall’entusiasmo, ma che è ancora più difficile tradirle dopo, sapendo che una volta, anche se per breve tempo, le si è credute decisive e per sempre.” 

Appunto un lavoro così difficile, che oggi non c’è più, essendo quasi completamente scomparso il lavoro, e quindi la ragione stessa di essere architetti. Nessuno lo dice, ma dopo il paesaggio, o meglio contemporaneamente alla sistematica distruzione del paesaggio, in Italia, si è definitivamente uccisa la professione dell’architetto. Oggi chiunque, in Italia, magari lettore spietato di Casamica, si picca di essere architetto ed insegnare a chiunque una disciplina che necessita di anni di studio per essere appieno compresa. Un omicidio-suicidio, infatti anche noi architetti abbiamo contribuito a questa “morte” sancita dal Baglioni, non tutelando il nostro mestiere e consentendo che sia costantemente oggetto di saccheggio e razzia da chicchessia.

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Le immagini soprastanti sono dell’Auditorium di Ravello (Na) – progetto Oscar Niemayer

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La morte


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Quì sopra ed anche sotto, immagini della Biblioteca Joaquin Leguina a Madrid e dell’Archivio Regionale, opera di Mansilla & Tunon (1999-2002)

Giusto un anno fa, o giù di lì, il 22 febbraio 2012, moriva a Barcellona, Luis Moreno Mansilla (1959-2012), grande e noto architetto spagnolo. Lo hanno trovato morto la mattina, nel letto dove dormiva. Nella città catalana, Mansilla residente a Madrid, il giorno prima, aveva presentato un libro sull’architetto catalano Enric Miralles. La sua morte, curiosamente, già si trovava descritta, e quasi evocata, nella dedica della sua tesi di dottorato, «Apuntes de viaje al interior del tiempo», dove si legge : “A mio nonno Luis, oculista, tra i cui apparati ottici sono cresciuto. Morì come vorremmo morire tutti, improvvisamente, nel sonno, la mattina in cui dovevo partire per Roma e cominciare questa tesi, che ora gli dedico”. La sua breve, ma intensa carriera, è iniziata vent’anni prima,  insieme ad Emilio Tuñon, nello studio del loro maestro Rafael Moneo, con il quale entrambi collaborarono fino al 1992, prendendo parte alla realizzazione, tra gli altri, del Museo d’arte romana di Merida, della stazione madrilena di Atocha e della Fondazione Joan Mirò di Maiorca.

http://www.mansilla-tunon.com/

Ma la morte degli architetti, spesso non è così lieve, come lo è stata con Luis Moreno Mansilla, nonostante l’ancor giovane età. Chiudendo in maniera improvvisa una vita fatta di successi  e di notorietà. Recentemente un nostro caro amico, si è spento tra tormenti inenarrabili, dopo una lunga malattia. Lui, a differenza dell’architetto madrileno, aveva lavorato per decenni nell’oscurità, assolutamente lontano dai riflettori e dalla notorietà. Come tantissimi bravi e colti architetti anonimi (e a molti altri umani), ma partecipi a questa basilare attività umana sul pianeta Terra, che è il progettare, il costruire. Nonostante ciò è stato il progettista, ed il costruttore “occulto” di moltissimi edifici, in Italia ed all’estero. Presto le esili tracce del legame tra le sue architetture e la sua figura, saranno scomparse per sempre, presto di lui non rimarrà nulla, se non il ricordo, proprio come accade ai più.

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Planimetria tratta dal sito : Archivo y Biblioteca Regional – coam.org

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