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Carletto


Recinto – Tomba Brion a San Vito di Altivole, Carlo Scarpa, 1970/78. Fotografie del 23 aprile 2022

Il confronto, il contrasto, costante tra Natura ed Artificio è una delle qualità di quest’opera monumentale, che più apprezzo. Siano essi alberi, verde, acqua, cementi armati, marmi, ecc.. Sosteneva Carlo Scarpa : “I migliori operai sono: i marmisti, i fabbri, già i falegnami sono meno bravi, meno moralmente a posto. I pittori sono la peggior genia che esista.” (Franca Semi – “A lezione con Carlo Scarpa”, Hoepli). E poi ci sono i riflessi nell’acqua, le penombre e le luci improvvise…………… mai il buio completo.

Riflessi
Natura / Architettura
Guardare verso il cielo

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La gru blu.


Una gru blu, di grandi dimensioni, caratterizza da alcuni anni, il paesaggio di Bellinzona Nord. Si tratta in realtà di un sistema ecologico e sofisticato per immagazzinare energia (https://www.swissinfo.ch/ita/energy-vault_la-batteria-delle-energie-rinnovabili-in-una-torre-di-calcestruzzo/45375828 ).
Un landmark paesaggistico, un prototipo tecnologico, che può piacere o meno, ma che però ci parla di una maniera intelligente d’incominciare a risolvere i problemi energetici (https://www.espazium.ch/it/archi1-21_prototipo#:~:text=Una%20torre%20in%20continuo%20divenire,energia%20cinetica%20in%20energia%20elettrica. ).
Un prototipo ai più difficile da comprendere, ma su cui bisogna incominciare a ragionare, per ottimizzare l’energia prodotta soprattutto da fonti solari o eoliche (https://attivissimo.blogspot.com/2022/01/energy-vault-la-batteria-gravita.html ).
 

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Jacques Herzog + Vladimir


Roma – Via Della Conciliazione (tratto da Google Earth)

“San Pietroburgo, Venezia, Roma o la Parigi del XIX secolo sono emerse da relazioni di potere che le hanno determinate dall’alto. Spesso con conseguenze spietate, se si pensa ai viali di Haussmann a Parigi, costruiti durante la dittatura imperiale di Napoleone III (https://en.wikipedia.org/wiki/Boulevard_de_S%C3%A9bastopol), o a via Della Conciliazione a Roma realizzata su progetto di Marcello Piacentini durante il Ventennio Fascista (https://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_Conciliazione).

Tuttavia, il risultato è stata una bellezza prima sconosciuta e incomparabile che ancora oggi attrae e ispira le persone più delle città create oggi, che emergono dalla cultura dal basso delle nostre democrazie.

I turisti di tutto il mondo guardano sempre alle stesse belle città del passato. Forse c’è più bellezza in un contesto non democratico perché il contesto è più estremo, più radicale”.

Tratto da : Interview mit Jacques Herzog Armin Schärer / Architektur Basel – 11 gennaio 2020

Parigi – al centro Boulevard Sebastopol (tratto da Google Earth)

ADDENDUM – NDR – Oggi, però c’è Vladimir Putin, il principe dei dittatori, con la sua “estetica della disurbanizzazione” (per bombardamento). Se una città :“è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione” (così si legge su Wikipedia), questa folle guerra tra Russia ed Ucraina, evidenzia che, la eccessiva concentrazione, anche della produzione di energia, è un atto contrario alla logica umana ed alla natura planetaria, ma sinergico al “meccanismo economico” a cui tutti siamo legati. La distruzione di città come Mariupol o Kiev, attuata sistematicamente dal dittatore russo, dovrebbe insegnarci che la concentrazione, non è più cosa umana, come lo erano le democratiche città greche, o quelle ottocentesche.

Come per il cambiamento climatico, l’inquinamento dell’aria, la Pandemia, speriamo che questi tragici eventi, servano all’umanità a cambiare strada rapidamente, ed a cercare nuovi modi di aggregarsi e produrre.

Se si continuerà ad insistere su modelli ormai desueti, dimostratisi ampiamente non più adatti alla nuova situazione planetaria, si andrà certamente verso la scomparsa della specie umana dalla superficie terrestre.

Il futuro delle città, è in nuclei urbani medio piccoli, diffusi nel territorio, costruiti soprattutto in legno, inseriti nel verde, dove nelle vicinanze si producono, sia i generi alimentari che l’energia (solare ed eolica) per farli funzionare; nuclei collegati tra loro da sistemi di trasporto pubblico ecologici e rapidi.

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La smaterializzazione dell’angolo.


Immagini soprastanti tratte da Google Maps

“E che cos’è in fin dei conti la bellezza? Certamente nulla che possa

essere calcolato o misurato. E’ invece sempre qualcosa di impoderabile,

qualcosa che si trova fra le cose”.

(Mies van der Rohe)

Il problema “classico” dell’angolo, nella costruzione dei “contenitori per esseri umani”, più volte ricorrente nella Storia dell’Architettura, viene risolto nell’edificio di via Dogana 3 a Milano, attraverso la smaterializzazione del punto d’incontro tra le due superfici delle facciate.

I prospetti, nella curvatura del paramento in laterizio, proprio sull’angolo, si fondono, confermando la continuità dei volumi, ma allo stesso tempo, attraverso la rinuncia allo scontro delle pareti, lasciano intatta l’energia prodotta dalle fughe prospettiche.

Fughe accentuate dal “design” dello stesso paramento di laterizio, che vuole come duplicare ed accentuare le connessure di montaggio tra gli elementi di rivestimento, divenendo un vero e proprio motivo decorativo.

Così la negazione dell’angolo può quindi essere letta, all’opposto, come un’esaltazione dell’angolo stesso, la cui tensione, non risolta dal girare della facciata, rimane sospesa, enfatizzandolo. L’effetto morbido e organico che consegue alla negazione della luce, quale elemento separatore tra le zone chiare da quella oscure, delinea la disposizione di un provvedimento per “governare la luce”, che oltre alla scala volumetrica dell’edificio, opera anche a livello della textura delle facciate.

Si tratta quindi di un’operazione, intelligente e colta, sofisticata e molto complessa, in cui si arrovelleranno sia Libera, che Mies, ed addirittura lo stesso Scarpa.

E’ un “qualcosa d’imponderabile” che rende l’edificio di un bellezza discreta, e non comune, che titilla l’occhio esperto.

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Pagano


L’ Architetto Giuseppe Pagano, quando era direttore di Casabella (dal 1933 al 1943), si occupò spesso di descrivere la situazione disciplinare e professionale vigente in Italia in quegli anni.  L’iniziale entusiasmo verso un’architettura d’impronta moderna capace di dialogare con i temi mondiali si dissipa osservando la deriva monumentale enfatizzata da Marcello Piacentini e intrapresa dai gerarchi di quel periodo.

Pagano è anche consapevole del ruolo svolto da Mussolini nelle sorti dell’architettura italica. I concorsi per la Stazione di Firenze, per Sabaudia, per il Palazzo del Littorio a Roma, sono “pilotati” dall’establishment fascista vicino ad Duce.
Con l’editoriale “Potremo salvarci dalle false tradizioni e delle ossessioni monumentali” del gennaio 1941 (n. 157 di Casabella), Pagano determina una rottura chiara rottura con il monumentalismo imperante, schierandosi a favore dell’architettura moderna. Pagano, fu più volte richiamato ufficialmente, ma non volle allinearsi, e scrivendo un successivo articolo “Occasioni perdute” determinò il sequestro del seguente numero 158 del febbraio 1941.

Già nel numero 82 di Casabella del 1934, Pagano con un numero monografico sul concorso del Palazzo del Littorio a Roma, posto in parallelismo con i concorsi: Società delle Nazioni a Ginevra, ed il Centrosoyuz a Mosca, evidenzia il livello di controllo esercitato dalla così detta “Scuola di Roma”, che egemonizzava gli anche incarichi professionali.

Gustavo Giovannoni, lo stesso Marcello Piacentini, collusi ed appoggiati dal potere fascista, fecero “manbassa” di decine di piani regolatori e di incarichi, in tutta Italia, da nord a Sud. Molte parti dei centri storici delle città italiane, furono “sfasciati” per fare spazio ad interventi monumentali in sintonia con l’estetica imperante.

Costoro tennero sotto controllo gli ordini professionali, ed imposero nelle appena sostituite facoltà di architettura italiche, i loro pupilli, ai quali procurarono cattedre e prestigiose occasioni professionali.

Progetto Carminati, di concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Si costituì così, attorno alla figura dell’Architetto Piacentini, una “lobby”, una “mafia dell’architettura”, che di fatto ebbe in mano tutta la disciplina per parecchi anni.

I concorsi di architettura ed urbanistica, che dal regime vengono propagandati come afflati di democrazia, sono di fatto dominati dalla “Lobby Piacentiniana”. Inutilmente Pagano sferra proprio nel numero 82 di Casabella del 1934, un palese attacco all’istituto dei concorsi per la maniera con cui sono di fatto tutti manipolati; così facendo si mette di traverso alla compagine vicina al regime, che oltre alla consorteria professionale, di fatto è una macchina affaristica, con cui il potere politico, gli immobiliaristi, la classe dominante, possono “ingrassare” i loro conti in banca.

Sintesi di Pagano, del “Concorso per la Società delle Nazioni a Ginevra”, Casabella n. 82 del 1934
Progetto di Libera, presentato al concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Sono passati quasi cento anni, dalle esternazioni di Giuseppe Pagano, in merito alle “Lobby professionali”, alle “Cricche concorsuali”, alle “mafie” che regolano le sorti dell’architettura in Italia; alcune cose sembrano cambiate (poche), altre assolutamente no, e si replicano uguali e imperiture, nonostante le piattaforme concorsuali democratiche, le leggi anti-mafia, le procedure elettroniche, ecc., ecc..

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RECOVERY PLAN (PIANO DI RECUPERO)


DA AMALFI – a Bolzano, l’Italia, appena piove, si “liquefa”, crolla, si sbriciola (https://bit.ly/3pLmdCO). Oggi è toccato alla costiera amalfitana, si è evitata la tragedia solamente per miracolo. Il 6 gennaio era toccato a Bolzano, una frana aveva distrutto parte dell’Hotel Eberle, anche qui solo un “miracolo”, la chiusura della struttura per pandemia Covid-19, ha evitato una tragedia (https://bit.ly/39Hvlma). Il 10 dicembre 2020, il Panaro, in Emilia aveva esondato, creando devastazione e danni (https://bit.ly/3avMuP7). Pochi giorni prima della Befana, una tempesta aveva “cancellato” la spiaggia di Torvaianica vicino a Roma (https://bit.ly/3oLtsch). Nel Recovery Plan steso dal Governo Conte Bis (piano strategico per “spendere” fondi dell’Europeo “Next Generation EU”), che dovrebbe attuare, attraverso progetti necessari, l’impiego dei 210 miliardi di euro riservati all’Italia (da appaltare entro il 2026), NEMMENO UN EURO è stato individuato per, almeno iniziare, un grande progetto nazionale, teso alla SISTEMAZIONE IDROGEOLOGICA del “supporto territoriale” in cui noi italiani viviamo. Un supporto DEVASTATO da anni di incuria, da abusi edilizi, da pressapochismo amministrativo. Eppure, questo sarebbe un grande progetto collettivo, ormai improcrastinabile, valido da nord a sud, che coinvolgerebbe tantissime professionalità e darebbe lavoro a decine di migliaia di persone per anni (giovani ed anziani). Nessuno ne parla, i media tacciono, i cittadini subiscono silenti…..QUANDO CI DECIDEREMO A CRESCERE !!!

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La Torre di Babele


In questi giorni, mi capita spesso di passare in prossimità della Torre UNIPOL, il nuovo Headquarters del Gruppo Unipol/Sai, in costruzione in zona Garibaldi/Repubblica (https://bit.ly/2KFiruO).

Un gruppo Unipol/Sai, che è storicamente “pilotato” dalle cooperative emiliane (https://bit.ly/33lNK4z). Un gruppo assicurativo, presente anche nel settore finanziario ed immobiliare, ed anche con molte finalità sociali e culturali, essendo da sempre legato al milieu valoriale della “sinistra” italiana.

La Torre che si sta realizzando a Milano, è un edificio imponente ed innovativo, ad alta efficienza, firmato dall’archistar bolognese Mario Cucinella (Mca & Partners). Un edificio con finiture eleganti e strutture particolari, molto costoso: si parla di una cifra finale di pura costruzione, di circa 105 milioni di euro, destinati a lievitare con il “fit out” finale (finiture interne ed arredi) a circa 130 milioni di euro. Il tutto per 22 piani e 100 metri di altezza, tre piani interrati, un auditorium per 270 posti, una grande serra per eventi. Il tutto per una superficie totale di circa 35 mila metri quadrati, di cui solo circa 15 mila ad uffici e spazi di accoglienza (https://bit.ly/3o24sxx).

Il tutto per una cifra per metro quadrato, particolarmente “squilibrata”, anche nel faraonico panorama milanese : circa 8.500 euro/metro quadrato a conclusione del “fit out”, se si calcolano i soli spazi utili (15.000 mq.); circa 3.700 euro/metro quadrato se si calcola la superficie totale (35.000 mq.).

Quando a Milano, costruire degli edifici di terziario, ben rifiniti, costa mediamente attorno ai 2000/2500 euro per metro quadrato.

E proprio l’area su cui insiste la Torre Unipol/Sai, palesa un’altra incongruenza della metropoli meneghina. Infatti Piazza Gae Aulenti, è un moderno luogo di ritrovo cittadino “apparentemente pubblico”, dominato dai lussuosi grattacieli privati affittati alle banche ed alle principali società nazionali ed internazionali. Ma in realtà questo “luogo” è uno spazio privato solamente in uso pubblico (convenzionato).

Molti “luoghi apparentemente pubblici” a Milano, e soprattutto molti giardini e piazze, appartenenti a questa categoria sono il prodotto del ricorso sempre più diffuso alla compensazione degli “oneri di urbanizzazione” (le tasse che il costruttore edile deve per legge al patrimonio collettivo) attraverso la costruzione di “opere di urbanizzazione”, cioè opere di utilità pubblica come: piazze, giardini, musei, scuole, parcheggi, ecc..

Il circolo “perverso” è dunque il seguente: un terreno adiacente ad un complesso edilizio privato diviene giardino mediante l’uso virtuale di denaro pubblico ma, attraverso la formula della concessione (come ad esempio la manutenzione nel caso della Biblioteca degli Alberi Milano – BAM), ritorna nelle mani del privato che ha interessi immediatamente contigui (uffici, case, negozi, ecc.) e lo trasforma in un’appendice tesa a valorizzare ulteriormente il bene di consumo che ha costruito.

La repressione delle libertà individuali e collettive, attuate dal gestore privato, in questi “luoghi in uso pubblico” (contegno, orari, sicurezza, eventi, ecc.) ha uno scopo puramente funzionale a conservare al meglio i vantaggi di chi ha costruito, e non risponde, se non minimamente, ad una effettiva e piena valorizzazione sociale di quei luoghi.

Tanto che di clochard, o mendicanti, nel complesso Garibaldi/Repubblica/Porta Nuova, non c’è traccia, sono stati tutti relegati, a suon di ammonizioni, nelle vie adiacenti, che ancora sono luoghi pubblici, non ancora nelle mani dei privati.

Semplicemente, a Milano, il bene pubblico quasi più non esiste……..esistono solo le scenografie all’americana dei grattacieli, per i quali, ci “siamo venduti la civitas” (https://bit.ly/37mxX6O),  e soprattutto continuiamo a costruire le nuove “Torri di Babele” (https://bit.ly/2JgcPHb).

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Ernen


L’aspetto di Ernen (nel Vallese svizzero), 219 chilometri da Milano attraverso il Passo della Novena, è determinato molto dalla sua posizione: ampiamente affacciata, sul pendio, nella conca della valle di Fiesch. Per secoli Ernen (https://www.borghisvizzera.ch/scheda/ernen/) si è trovata posizionata magnificamente lungo la strada a valle del distretto di Goms e quindi all’ingresso dei passi della Furka e del Grimsel. Oggi un moderno ponte strallato, ciclo-pedonale, tra i più lunghi al mondo, collega Ernen alla strada cantonale (https://www.myswitzerland.com/it-it/scoprire-la-svizzera/route/ponte-sospeso-nei-pressi-di-ernen/) ed alla stazione ferroviaria Furka-Oberalp. Giardini e frutteti intatti circondano l’insediamento a semicerchio verso la valle. Nel centro del paesino si addensano edifici residenziali costruiti nello stile tipico della regione, solitamente orientati verso sud-ovest e intervallati da piazzette e giardinetti che danno respiro al centro abitato. L’unicità della piazza centrale la rende una delle più belle della Svizzera. Attorniata da prominenti edifici, tra i quali la Tellenhaus (1576) che custodisce una delle più antiche raffigurazioni dell’eroe nazionale svizzero Guglielmo Tell (https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Tell), portata a termine nel 1578.

Lasius G. , Tellenhaus, Ernen. (Aus: Das Bauernhaus in der Schweiz, hrsg.v. Schweiz. Ingenieur- und Architektenverein, 1903): Grundriss Keller, EG, 1. OG, Querschnitt, Längsschnitt. Druck auf Papier, 47,6 x 33,7 cm (inkl. Scanrand). Architekturmuseum der Technischen Universität Berlin Inv. Nr. B 1923,56.

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Paesaggio Christologico


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Cinque chilometri di passeggiata di colore giallo dalia (tessuto in nylon poliammidico della ditta Setex di Greven in Germania), di cui due chilometri “flottanti” sull’acqua. Dieci milioni di euro (circa) di costo previsto. Un afflusso previsto tra il 18 giugno 2016 ed il 3 luglio (ma si parla già di una proroga al 10 luglio) di circa 40 mila persone al giorno, mentre il “floating piers” ne può contenere contemporaneamente al massimo 17.500.

Il “floating piers” poggia su 220 mila  cubi a pioli galleggianti in polietilene ad alta densità, riempiti di aria. Per ancorarli sul fondo dei sub francesi hanno posato delle ancore in calcestruzzo (di fabbricazione bulgara ed italiana) e metallo appositamente studiate. Una volta assemblati tra loro i galleggianti nell’apposita area di Moltecolino (300 mila metri quadrati), le parti del “pier” vengono trascinate con imbarcazioni sul luogo dove vengono fissati al fondale mediante appositi cavi ed uniti tra loro.

Il tutto progettato ed intensamente voluto, dall’artista Bulgaro/Americano Christo Vladimirov YavachevL’opera alla fine dei sedici giorni di esposizione, verrà completamente rimossa e sarà industrialmente riciclata. I 10 milioni di euro dei costi, anticipati dall’artista e dagli sponsor, saranno recuperati dalla vendita dei gadgets e delle opere create dall’artista (quadri, serigrafie, ecc.), come già avvenuto per altri suoi lavori..

Christo ha scelto il Lago d’Iseo dopo un lungo sopralluogo sui laghi del nord Italia, insieme a Germano Celant, rimanendo colpito dall’Isola di San Paolo e da quella di Monte Isola, nonchè dal piccolo borgo di Sulzano.

Una operazione artistica, di valenza mondiale, voluta anche dalla comunità locale, per il rilancio internazionale del turismo sul Lago d’Iseo. Costo di tutta l’operazione “pagato” dall’Ente di promozione turistica del Lago d’Iseo e della Regione Lombardia, in collaborazione con sponsor/partner privati (Ubi Banca, Iseo Serrature, Franciacorta Outlet Village).

Per 15 giorni il Lago d’Iseo sarà “l’ombelico del Mondo”, un luogo di confluenza per paesaggio, turismo, arte, che saranno per una volta,  finalizzati ad una grande operazione di “immagine” a livello mondiale.

Percorrere il “Floating Piers” sarà completamente gratuito. Il comune di Sulzano e quello di Monte Isola hanno predisposto piccoli padiglioni per accogliere i turisti e fornire cibo ed accoglienza.

Quello che interessa è il tentativo di sganciarsi dai soliti canoni di marketing turistico, per intraprendere una strada innovativa, probabilmente l’unica in grado di fare diventare il turismo italiano, un vero e proprio “motore economico primario” del Paese.

Comunque un’opera “maestosa” che nella sua artificialità voluta e palese, sia nel disegno che nei materiali, ci fa immediatamente capire tutta la violenza (e la bellezza) della specie umana, che da sempre modifica all’abbisogna, il paesaggio di questo magnifico pianeta.

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