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# Architettura

Camera con vista


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Scrivo questi versi, seduto all’aperto su una sedia bianca, d’inverno, con la sola giacca addosso, dopo molti bicchieri, allargando gli zigomi con frasi in madrelingua. Nella tazza si raffredda il caffè. Sciaborda la laguna, punendo con cento minimi sprazzi la torbida pupilla per l’ansia di fissare nel ricordo questo paesaggio, capace di fare a meno di me.

Iosif Brodskij – Strofe veneziane VIII (1982)

Gli edifici, sono quasi sempre considerati degli “oggetti particolari”, frutto della moda e per questo stravaganti; o che comunque devono sempre affermarsi nell’immaginario collettivo per la loro particolarità architettonica. Invece si tratta di elementi ricavati dagli uomini, modificando, per sempre,  la materia estratta dal Pianeta Terra. Sono gli “involucri” indispensabili alla sopravvivenza della specie umana, al cui interno, o nel loro esterno, si realizza quel “microclima”  (fisico, termico e psichico) indispensabile affinchè le funzioni umane biologiche e/o artificiali, possano svolgersi nella miniera migliore possibile. Sono la rappresentazione (e la testimonianza) di come noi, specie umana, adattiamo il “paesaggio naturale” del Pianeta alle nostre esclusive esigenze. Modificandolo per sempre, tanto che dopo il nostro passaggio non si può più parlare di “paesaggio naturale”.

In questo senso, gli edifici, ed il paesaggio che ne conseguono per sommatoria, sono elementi “tangibili” a cui i nostri corpi ed i nostri sistemi neurologici, sono intimamente ed indissolubilmente interconnessi.

Così scrive, in sintesi, Harry Francis Mallgrave nel bellissimo libro “L’empatia degli spazi” (2013) : portando avanti un discorso di interpretazione multidisciplinare della percezione dell’architettura e dello spazio, nato probabilmente con Heinrich Wolfflin (Psicologia dell’architettura, 1898) e continuato con l’antropologo Edward T. Hall (La dimensione nascosta, 1966).

Il nostro corpo, collezionando esperienze “sul campo”, attraverso i sensi, ma non solo, ci insegna a percepire le forme estetiche tridimensionali : una città, un edificio, un interno, un elemento di arredo. La nostra mente, il nostro corpo, l’ambiente che ci circonda e la cultura, durante il percorso continuo di apprendimento (che dura tutta la vita), si interconnettono tra loro a diversi livelli, facendo nascere in noi una capacità multisensoriale e psichica di percepire lo spazio. Oggi le neuroscienze consentono di “leggere” in maniera diversa l’architettura ed anche la sua storia.

Il corpo crea innanzitutto per sè, per soddisfare la propria esigenza di bellezza, ma anche per chi verrà dopo di noi. Sempre con una finalità di procurare piacere e soddisfazione, nonchè testimonianza del transito terrestre. Senza dimenticare gli aspetti emozionali ed affettivi, che inevitabilmente connotano, ogni modalità di relazione sensoriale e motoria con il mondo fisico costruito.

Il corpo, ci evidenzia infine Mallgrave, ritorna ad essere l’epicentro della cultura architettonica; il fondamento stesso dell’esistenza dell’architettura. Il tutto genera ovviamente una nuova attenzione, una “cura”, per coloro che stanno negli intorni (dentro o fuori), degli edifici che progettiamo, che costruiamo.

Ecco quindi, che una “camera con vista”, contenuta  in quello che fu un edificio eccellente di Venezia, diventa un “osservatorio empatico” sulla citta’ lagunare e sulla sua architettura. Il clima invernale umido e freddo che titilla la resistenza dei corpi umani, la bellezza degli affascinanti esterni architettonici della Giudecca, la rumorosità concitata dell’omonimo canale, l’esperienza olfattiva di una realtà culinaria importante, il contrasto con degli interni mediocri figli dell’international style, ecc. : diventano le scenografie di un’empatia architettonica multi sensoriale.

Se esiste una spazialità, figlia delle neuroscienze e percepibile con tutto il corpo (nel suo insieme piu omnicomprensivo), qui a Venezia e soprattutto nei sui dintorni periferici, se ne ha la più alta consapevolezza.

L’isola della Giudecca, quella di San Giorgio, Murano, Torcello, ecc. costituiscono un “panorama” entro cui sperimentare al meglio quanto sostenuto da Harry Francis  Mallgrave. Dato che da questi luoghi, più che dal centro,  nasce da sempre la “potenza” culturale, economica, sociale della citta’ lagunare.  L’apice lo si conquista con l’isola di San Michele, dove natura, morte ed artificio architettonico, convivono splendidamente in una decrepita stratificazione spaziale; i corpi dei vivi vanno all’isola dei morti, quasi esclusivamente per acquisire un’esperienza empatica spaziale (tra passato e futuro), girovagando tra le tombe di Stravinskij, Brodskij, Nono, Vedova, Pound, ecc..

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

 

Semplice ma bello


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Expo 2015, Padiglione del Bahrain

Dopo lunghe, e gratuite, peregrinazione in Expo 2015, se si dovesse scegliere il padiglione “più bello”, certamente bisognerebbe cercare di “surfare” tra una cacofonia di immagini architettoniche ridondanti, per non dire pacchiane, banali e soprattutto già viste.

Tra questa “folle ridda di architetture” emerge per la sua rigorosa semplicità e per il percorso museale scarno e semplice, il Padiglione del Bahrain.

Il padiglione, progettato dall’architetto olandese Anne Holtrop e dalla paesaggista svizzero/olandese Anouk Vogel, è concepito come un continuum paesaggistico di meravigliosi ed intimi frutteti (10 giardini dell’Eden) che si intersecano in una serie di spazi espositivi chiusi. Il Padiglione è tutto costruito in pannelli prefabbricati in calcestruzzo bianco. Il Padiglione verrà trasferito in Bahrain alla fine di Expo Milano 2015 e sarà ricostruito, trasformandosi in un giardino botanico aperto al pubblico. I componenti prefabbricati, volutamente visibili, sono come attraversati da ancestrali “disegni”, da “cuciture”, da “piccoli canali”, che idealmente li collegano l’uno all’altro.

Il “centro” del Padiglione, rende omaggio ad un ricco patrimonio storico ed archeologico e presenta, pochi ma selezionati manufatti storici, risalenti a migliaia di anni fa, ognuno dei quali legato alle tradizioni agrarie e alle leggende  che circondano il Bahrain, desertico ma ricco d’acque sotterranee, ed in particolare l’antica Cultura di Dilmun.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_Dilmun

Qui non troverete grandi folle e lunghe code, ma soltanto la semplicità della “grande architettura”, ed un percorso museale con un racconto chiaro e semplice. La sera, tenui luci aggiungono fascino e mistero alle forme architettoniche che si confrontano con la natura. Niente a che vedere con le “strombazzature luminose” degli altri padiglioni.

http://bahrainpavilion2015.com/it

Tra tante architetture “scrause”, degne di essere cancellate per sempre dopo appena sei mesi (la durata di expo 2015), questo piccolo padiglione (circa 2.000 metri quadrati), si offre come un’isola felice in cui ritrovare il vero senso dell’architettura, in grado di resistere al tempo.

Qui sotto il link ad alcune immagini del Padiglione del Bahrein

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Zuppiere sonore


Clinamen v 2 . è un’installazione collocata nell’atrio del Centre Pompidou a Metz. L’artista che l’ha realizzata è Cèleste Boursier-Mougenot (1961, Nizza).

Si presenta come una piscina azzurra circolare (inscritta su un basamento di forma sempre circolare che funge da perimetro/seduta), piena d’acqua per circa 30 centimetri, sulla cui superficie galleggiano numerose zuppiere bianche di porcellana, che dolcemente cozzano tra loro, emettendo un delizioso tintinnio, grazie al lento movimento del liquido.

Così facendo si ricrea nell’enorme atrio dell’edificio progettato da Shigeru-Bahn (http://www.shigerubanarchitects.com/works.html) un paesaggio visuale e sonoro molto coinvolgente ed accogliente.

http://www.centrepompidou-metz.fr/

La semplicità apparente dell’installazione è inversamente proporzionale al fascino che essa esercita sugli spettatori. In realtà si tratta di una macchina sonora complessa che l’autore può configurare in diverse maniere aumentando o diminuendo le “zuppiere” in movimento, riempiendole più o meno di liquido, o modificando i vortici che agitano l’acqua.

La temperatura dell’acqua, mantenuta attorno ai 30 gradi centigradi, favorisce l’emissione sonora e la risonanza. La persistenza del suono, fa si che gli spettatori si astraggano dal tema dell’installazione, per concentrarsi esclusivamente sull’emissione sonora.

Il tempo sembra come rallentare, per un attimo; per ogni spettatore, perdere un po di tempo a godere del concertino, pare essere una cosa buona e giusta.

Oltre ad essere un compositore, Céleste Boursier-Mougenot è noto soprattutto per le sue opere ambientali, vere e proprie installazioni sonore, come nel caso di Rêvolutions, l’opera con cui, nel 2015, rappresenta la Francia alla cinquantaseiesima esposizione internazionale d’arte contemporanea della Biennale di Venezia.

Quì sotto il link ad alcune immagini dei luoghi

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

27 AGOSTO 1965


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Arrivò al Cabanon il suo rifugio sul mare a Cap Martin.

Rebutato lo aspettava in fondo al giardino: cercò subito di metterlo a sua agio (anche se lo vide in condizioni che lo preoccuparono molto : il viso tirato e gli occhi allucinati, l’abito sgualcito e sporco di polvere) non parlando e non chiedendo.

La discrezione con cui questi due contadini di origine italiana, Rebutato e la moglie (che gestivano l’Étoile de Mer, il campeggio vicino al Cabanon), accoglievano e circondavano la sua presenza era da antologia, da racconto edificante.

Appena fu di nuovo a contatto con la realtà della sua vita quotidiana (estiva), il Maestro parve ritrovare tono ed elasticità nei suoi movimenti, insieme alle sue capacità eccezionalmente vivaci di vedere, di seguire, di controllare, di pensare, di immaginare mille cose diverse……………………….

Prima di tuffarsi (come era in uso fare da sempre, ogni giorno), fece un gesto che gli era abituale: raccolse nel palmo delle mani un poco d’acqua e si deterse gli occhi: era un atto quasi sacro che aveva imparato da Pierre (suo cugino Jeanneret) quando, insieme, in estate, fanciulli, andavano al mare.

Si tuffò, quasi con dolcezza. Quasi senza infrangere la superficie delle acque che si richiusero subito sopra di lui. E il Nulla riempì il vuoto e divenne Tutto.

E lo splendore del cristallo si fece universale splendore. Nel cielo, nell’alta ora meridiana, fu silenzio per circa mezz’ora.

(Carlo Bassi “La morte di Le Corbusier” – romanzo non romanzo – Jaca Book, 1992)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Con i piedi in acqua


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“Resuscitare l’enorme edificio del ricordo”

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Ieri 22 luglio 2015, recatomi in studio, dopo una notte passata a cercare di dormire con una temperatura di oltre 33 gradi, ho visto nello sguardo dei miei collaboratori lo stesso tormento notturno.

La temperatura interna dei locali, nonostante fosse mattina, rasentava i 31 gradi. Le previsioni meteorologiche davano per il pomeriggio 39/40 gradi di temperatura esterna. Abbiamo quindi deciso, di comune accordo, di sospendere le “minime” attività lavorative, assolutamente tutte quante rimandabili facilmente ad altra data, e di trasferire tutti in altro luogo.

I “ricordi”, mi hanno condotto a circa 140 chilometri da Milano, dove da bambino mio padre (che lavorava in una ditta svizzera di collanti industriali) conduceva in estate la famiglia per piccole ascensioni giornaliere.

I Laghi Ritom e la Val Piora (di cui abbiamo già trattato in questo blog, in passato), costituiscono forse uno dei più bei luoghi montani delle Api Svizzere versante sud. L’altopiano di Piora, che sovrasta la Valle Leventina, è disseminato di una gran quantità di incantevoli laghi di montagna, resti dell’ultima era glaciale. Ricco di una flora alpina bellissima, l’altopiano situato a una mezz’ora scarsa a piedi dalla stazione a monte della funicolare (che ha la stazione di partenza da Piotta) di una ripidezza incredibile. Una delle funicolari più ripide al mondo.

https://it.pinterest.com/dariosironi/ritom/

Dall’Altopiano della Val Piora è inoltre possibile fare delle ascensioni in alta montagna, magari pernottando nei numerosi rifugi ed ostelli presenti in valle.

http://www.ritom.ch/home/

La digressione nell’incantevole paesaggio alpino svizzero, ha consentito al gruppo di passare una giornata al fresco (mai superati i 25 gradi), al sole, e di discettare in merito ai “massimi sistemi dell’architettura”. Disciplina che al di là delle “timide” presunte riprese del mercato immobiliare verserà ancora per molti anni in una condizione di estrema precarietà, sia economica che culturale.

http://www.repubblica.it/economia/2015/04/27/news/produzione_edilizia_confartigianato-112955671/

In tre punti la sintesi dei “discorsi con i piedi in acqua”, elaborati a lato del Lago Tom.

1 –  Spendiamo troppo tempo ad elaborare le giuste domande sull’Architettura che dobbiamo realizzare. A “flagellarci” in merito alla crisi del settore che perdura dal 2009. Bisogna dedicare più tempo alle risposte, che spesso ci vengono dall’osservazione di “cose” esterne all’ambito disciplinare dell’architettura : un quadro, un organismo biologico, una scultura, una bella persona, delle pietre, ecc..

2 – In architettura, sempre entrano in gioco delle “forze primitive”, quali : la gravità, la natura, la luce, il tempo, ecc., bisogna sempre fare implementare queste “forze” in quello che si progetta. Spesso un edificio realizzato esclusivamente di vetro oppure finito con una “pelle indifferente” non aiuta a fare ciò.

3 – Quello che ci affascina di più dell’Architettura è la continua ricerca di purezza, di finezza, di compattezza che si ottiene esclusivamente dall’osservazione del paesaggio mutevole, prodotto dalla modificazione continua introdotta dalla vita quotidiana della specie umana.

https://youtu.be/eQu_XONdMM4

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Il tempo delle rughe


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Luigi Snozzi (1932)

In una calda ed umida serata di metà luglio, si è tenuta nell’Ex Convento delle Agostiniane di Monte Carasso (Svizzera), la serata conclusiva del XXII Seminario Internazionale di Progettazione. Seminario che quest’anno ha visto la partecipazione di 24 “Seminaristi” e di numerosi insegnanti.

Tra questi insegnanti sicuramente va segnalato l’importante apporto di Roberto Briccola, architetto di Giubiasco ed insegnante all’Accademia di Architettura di Mendrisio, che ha tenuto una interessante lezione, il 7 luglio, dal titolo : ” La tua casa è la mia città”.

https://www.google.com/maps/d/edit?mid=z3qPDnquf1H8.k89dVK-5VVbk&usp=sharing

E come si è in uso fare, da quando, negli anni Ottanta del Novecento, a Monte Carasso, si sono adottate regole di pianificazione dove architettura, urbanistica e paesaggio “lavorano assieme” (sotto l’egida dell’Architetto Luigi Snozzi), ci siamo recati in macchina da Milano  (con un caro amico architetto : Marcelo Barreiro) ad attingere a questa fonte infinita, che ha la sua “ciliegina sulla torta” proprio nella lezione conclusiva del Seminario Internazionale.

processo pianificatorio (1)

Quì a Monte Carasso, abbiamo assistito, nel corso del tempo, alle magistrali lezioni di Michele Arnaboldi, Aurelio Galfetti, Mario Botta, Eduardo Souto de Moura, Livio Vacchini, Gonçalo Byrne, Alvaro Siza, Paulo Mendes da Rocha, Guillermo Vasquez Consuegra, Manuel Aires Mateus.

Anche la sera del 16 luglio 2015, è stata impreziosita dalle elucubrazioni architettoniche del portoghese  João Luís Carrilho da Graça (attore principale della critica finale del Seminario), che ha presentato tre progetti a Lisbona, ed uno ad Evora.

Ma al di là di quello che è stato detto dall’insigne oratore, sui suoi progetti : analisi territoriale, genius loci, sintesi sociale, luce, volumi; il “tempo” quale “materiale” della buona architettura è stato l’epicentro della serata.

Anzi sarebbe giusto dire due “azioni temporali” che agivano parallelamente.

La prima quella colta di un professionista, un docente universitario, che, operando con la sua architettura, implementa in essa l’azione storica che il “tempo” (e gli uomini), hanno sedimentato nel paesaggio urbano di una delle più belle città europee (Lisbona). Facendo un’operazione progettuale, che ormai in molti professionisti che assurgono agli onori delle riviste, non è più in uso fare.

La seconda, il “tempo nostro”, che trascorre inesorabile ed è ben leggibile nelle stupende “rughe sul volto” che condividiamo con Luigi Snozzi. Rughe “meravigliose” presenti non sono solo sulla pelle, ma anche nel pensiero, ed inevitabilmente trasposte più o meno scientemente nell’architettura,  che come scrive Andrej Tarkoskij nel suo bellissimo libro “Scolpire il Tempo” : ” In un film (ndr – come in un’architettura) vi sono sempre più idee di quante non ne abbia messe coscientemente l’autore. Come la vita, muovendosi e mutando incessantemente, dà a ciascuno la possibilità di interpretare e di sentire a modo suo, ogni istante, analogamente un film autentico (ndr – ma anche un’architettura autentica), contenente un’esatta registrazione del tempo sulla pellicola, espandendosi oltre l’inquadratura (ndr – oltre le mura di un edificio), vive nel tempo se anche il tempo vive in lui: lo specifico del cinema (ndr – e dell’architettura) è racchiuso nelle caratteristiche di questo processo di interazione”.

Alla fine della conferenza un leggero e fresco venticello, ha incominciato a soffiare dalle alture della Cima dell’Uomo, che con i suoi  2.390 metri sul livello del mare, domina Monte Carasso e la Piana di Magadino.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La “funzione ibrida” e complessa


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L’ingresso del Labirinto della Masone

Ho conosciuto, ed apprezzato Franco Maria Ricci molti anni fa quando a Milano si occupava della rivista FMR (acquisita nel 1994 dal Gruppo Art’è). Oggi che è diventato anche un “progettista di architettura e paesaggi”, mi è sembrato giusto andare a vedere ciò che aveva combinato a Fontanellato (Parma), dove da anni , nella sua tenuta di campagna, insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto, si era ritirato a realizzare un “Parco culturale”.

Fontanellato, per me è sempre stata, fin da piccolo quando mi ci portavano i miei genitori passando per andare a trovare i parenti (mia nonna paterna Italina era di Fornovo Val di Taro), la Rocca Sanvitale, con la sua “camera ottica”, gli affreschi del Parmigianino e gli angiolotti cicciottelli. Ma soprattutto l’immancabile “Torta fritta” (o gnocco fritto, che dir si voglia) con il Culatello di Zibello ed il burro.

Il Labirinto della Masone è a sud di Fontanellato a circa 5 chilometri; perso nella bellissima campagna parmigiana, dove l’agricoltura ancora, segna con prepotenza il paesaggio.

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La campagna circostante vista dalla Torre di Osservazione del Labirinto della Masone

Quì il Ricci ha voluto creare un epicentro culturale, la sua Fondazione, ma soprattutto una di quelle “funzioni ibride” e complesse, che stanno alla base dello stimolare l’interesse per i luoghi, da parte degli esseri umani. All’ingresso del Labirinto c’è un bar/ristorante e un bookshop dove, oltre a libri e gadget, forse in futuro si potranno acquistare Culatello e Parmigiano Reggiano, di certo per ora le informazioni sul bambù (tipologie, caratteristiche, ecc.) dei numerosi giovani guardiani del Labirinto sono scarse. Al piano superiore si sviluppa la galleria-museo dove Ricci ha sistemato la sua collezione di 450 opere tra sculture e quadri, la maggior parte risalenti al Settecento e al primo Impero, busti e ritratti soprattutto. E quasi tutti i volumi di Giambattista Bodoni che Ricci ristampò in un formato raffinatissimo nel 1963. C’è anche spazio per mostre temporanee, oggi dedicate ad Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi, con il titolo “Arte e Follia”.

Quì sotto il link ad una mappa dei luoghi

https://www.google.com/maps/d/edit?mid=z3qPDnquf1H8.kAY9oLV7Cuss&usp=sharing

E poi, soprattutto, c’è il Labirinto di Bambù, uno spettacolo in cui perdersi, con oltre 20 tipologie diverse di piante, con al centro una grande piazza porticata con : suite, sale per eventi, una cappella piramidale.

Il tutto in mattoni “faccia a vista”, rigorosamente fatti a mano. Il “Parco Culturale” ha aperto il 29 di maggio 2015.

Quì sotto il link ad alcune immagini del sopralluogo effettuato

Che dire, nel nulla, un privato fa un investimento considerevole, probabilmente discutibile dal punto di vista dell’architettura (sembra troppo legata ad una rivisitazione storica che ricorda tanto il Post-Modern – http://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_postmoderna), non certamente per la “funzione ibrida” e complessa che si è voluta insediare. Ormai le funzioni tradizionali “canoniche” : residenza, alberghi, terziario, ristoranti, commercio, ecc., sono morte, bisogna guardare ad altro e Ricci (che ha un grande fiuto imprenditoriale) è certamente sulla strada giusta. In un sabato anonimo di un giugno tra i più caldi e torridi a memoria umana (36 gradi in loco, 55% di umidità), la presenza di visitatori era consistente, nonostante il costo del biglietto abbastanza alto (18 euro a persona). Probabilmente nelle “funzioni ibride” e complesse sta anche il rilancio dell’edilizia e del turismo italiano, attraverso la valorizzazione del paesaggio e dell’architettura esistente e nuova. Basta avere le idee giuste.

Architettura, arte dei giardini, attività museali, bibliofilia, cultura, editoria, enogastronomia, ecc. quì a Masone si fondono a rappresentare (ed elevare) un paesaggio eccellente quale è quello parmigiano. La scommessa sarà vinta se, una volta passata la novità, tale luogo saprà continuamente rinnovarsi e generare attrattività ed interesse.

http://www.labirintodifrancomariaricci.it/

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Serial Classic


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Pannello argentato del Podium

«Siamo convinti che la cultura sia profondamente utile e necessaria. Oltre che coinvolgente e attrattiva. Deve arricchire la nostra vita quotidiana, aiutarci a capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo», dichiarano alla Fondazione Prada. Ed in effetti da una settimana in Largo Isarco 2 a Milano (al di là dei Binari dello Scalo Lodi) una ex distilleria, “manomessa” con sapienza dallo Studio OMA, si è trasformata in un epicentro della cultura internazionale (frequentatissimo). Costi e conti economici probabilmente “indicibili” per l’intervento, in corso da lustri.

https://www.google.com/maps/d/edit?mid=z3qPDnquf1H8.kVUUNAUP5ldg

Dieci edifici, restaurati e proiettati nel futuro dal gruppo di architetti olandesi capitanati da quel “satanasso” di Rem Koolhaas (Remo Kollasso), contenenti altrettante mostre (19.000 i metri quadrati di cui 11.000 per esposizioni) si mostrano al pubblico per 10 euro.

Oro (18 carati in foglia) ed argento (800 o alluminio?), costosissimo tavertino iraniano, specchi ed intonaci……vecchi gelsi, un fico, un tiglio, una grande cisterna, una torre ancora in costruzione, titillano il fruitore di questo spazio (con tante occasioni di sosta sia all’interno che all’esterno), oltre al bar (Bar Luce in stile milanese taroccato di Wes Anderson), al cinema, al podium alla biblioteca, agli spazi bimbi, ecc.; inoltre al di là della strada, è utilizzabile anche un comodo parcheggio gratuito. Materiali vecchi e nuovi, architetture antiche e modernissime: si confrontano, si fondono, si ibridano.

Poi ci sono le mostre con installazioni di : Roman Polanski, Robert Gober (quello della Madonna del Schaulager a Basilea), Damien Hirst, Lucio Fontana, ecc., che qui, in un’area industriale dismessa, come succede da decenni in Europa ci “stanno da Dio”.

Vera e propria “chicca” è la mostra curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Lucia Franchi Vicerè, “Serial Classic”, dove si riflette sul concetto di “copia seriale” nel mondo classico. Quì si esplora, in maniera colta ed intelligente l’arte greca e quella romana, indagando il rapporto ambivalente tra originale e sua imitazione, creando un ponte tra l’antico e la comprensione contemporanea dei concetti di : replica, appropriazione, imitazione, serialità, ecc.. Mostra moooooolto ghiotta.

Qui il link alle immagini della Fondazione Prada Milano

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Haunted House rivestita in Lamina d’oro

Melano Memories


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Nicola Baserga e Christian Mozzetti

Cosa è una “buona architettura” : è un edificio che, oltre a rispondere al programma funzionale, riesce attraverso la composizione delle facciate, i materiali, la disposizione planimetrica, ad esprimere “bellezza”.

Come scrive Alberto Campo Baeza, nel suo bel libro : “L’idea costruita” (Edizioni  LetteraVentidue, 2012) – L’Architettura deve offrire all’uomo quel “qualcosa in più”, misterioso però concreto, che è la Bellezza. La Bellezza intelligente che è la conseguenza di opere che sono idee costruite. Qualcosa di più, molto di più, che la mera costruzione. – 

Ecco l’edificio commerciale ed amministrativo di Melano (Svizzera), opera di Nicola Baserga e Christian Mozzetti, ha tutte queste caratteristiche. E’ inoltre un’operazione interessante di collaborazione e sinergia tra pubblico e privato.  Costato 6,1 milioni di Franchi, il nuovo centro amministrativo (900 metri quadrati in pianta) che il Comune di Melano ha costruito lungo la strada cantonale, ha la particolarità che conterrà al pianterreno un centro commerciale della Migros. L’affitto servirà così a finanziare l’opera dove al piano superiore si insedieranno i nuovi uffici comunali, in una struttura complessivamente comunque flessibile. L’edificio è eco-sostenibile e sul tetto ha un impianto fotovoltaico. Meravigliosa l’enorme porta in rovere, dell’ingresso della parte amministrativa.

Qui sotto il link con le foto dell’edificio

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Il Sindaco di Melano che indica il terreno vuoto in cui è stato costruito l’edificio

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Englih version (Abstract)

What is a “good architecture” is a building that, in addition to responding to the functional program, succeeds through the composition of the facades, the materials, the ground plan, to express “beauty”.

As written by Alberto Campo Baeza, in his book: “The idea built” (LetteraVentidue Editions, 2012) – The Architecture must offer man that “something more”, mysterious but real, that is Beauty. The Intelligent Beauty which is the result of works that are built ideas. Something more, much more, than the mere construction. –

Here is the commercial building and administrative Melano (Switzerland) by Nicola Baserga and Christian Mozzetti, has all these features. It ‘also interesting task of collaboration and synergy between public and private. Cost 6.1 million francs, the new administrative center (900 square meters in plan) that the City of Melano built along the main road, has the peculiarity that will contain the ground floor of a shopping center Migros. The rent will serve well to finance the work where the upper floor will settle the new municipal offices, in a total still flexible. 

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