Cerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Mausplatten


20200731_123005_HDR_resized

20200731_123822_HDR_resized

20200731_123018_resized

Münster sorge a 1390 metri s.l.m. nel Vallese superiore, attraversato dalla Furkastrasse (la strada del Passo del Furka) sulla sponda destra del Rodano, che qui viene chiamato Rotten. Il centro di questo villaggio, con la tipica struttura compatta, è caratterizzato dalle tradizionali case in legno a ridosso l’una dell’altra e rivolte verso sud. Le cosiddette «Gommer Häuser» (case del Goms) sono state costruite vari secoli fa come costruzioni omni-comprensive, che riunivano sotto un unico tetto la parte abitativa e la parte destinata alle attività lavorative. Per proteggerle dai roditori, furono costruite su palafitte e protette con grandi lastre di pietra “Mausplatten” (funghi in pietra). Nel corso del tempo, il legno di larice con cui sono state costruite ha assunto una colorazione estremamente scura per effetto dell’irraggiamento solare. Molte datano tra il 1400 ed il 1500.

Si tratta di un’architettura dove la tecnologia del legno, si fonde con un’estetica che valorizza i dettagli tecnici, facendoli diventare elementi decorativi della facciata.

20200731_125132_resized

20200731_124431_HDR_resized

20200731_124118_resized

20200731_122931_resized

DSCN4685

20200731_123056_HDR_resized

Nel XVII e XVIII secolo, la regione del Goms (e, con essa, anche Münster) ha registrato un periodo di fioritura economica e culturale. Il transito dei mulattieri e il commercio di bestiame con la Lombardia attraverso il passo Grimselpass, il Passo della Novena o il Griesspass, nonché il mercenariato, portarono ricchezza in questa valle alpina. Testimonianza di questo periodo d’oro sono le settanta chiese e cappelle costruite nel territorio di Goms. Solo nella zona di Münster-Geschinen sono pervenute fino a noi sei costruzioni sacre, fra cui la famosa Marienkirche con il sontuoso e dorato altare maggiore tardo gotico del 1509.

20200731_124642_resized

La messa in funzione delle strade di valico attraverso il Sempione e il Gottardo, come pure la ferrovia del Gottardo nel XIX secolo, hanno posto fine al transito di merci nel Goms. Al contrario, la costruzione dei collegamenti viari (collegamento alla ferrovia del Cervino-Gottardo nel 1914) ha dato impulso al turismo, oggi la fonte principale di reddito dei 400 abitanti della località.

Non lontano da Munster, il “Goms Bridge”, un ponte ciclopedonale strallato, inaugurato nell’estate del 2015, ha una lunghezza di 280 m e una larghezza di 1,40 m. Il ponte sospeso attraversa il fiume Rotten a un’altezza di 92 m. In questo premiato villaggio si possono ammirare nella piazza centrale i più antichi affreschi di Guglielmo Tell, risalenti al 1578.

Il nuovo ponte sospeso che sovrasta il Rotten (Rodano) permette di passare direttamente da Fürgangen al paesino di Mühlebach. A Fürgangen ci sono alcuni posteggi e una fermata della ferrovia della Furka.

Conclusa la visita del nucleo centrale del villaggio, con la chiesa e le case con dipinti che narrano la storia di Guglielmo Tell, il sentiero svolta sulla destra della carreggiata, prosegue lungo il pendio fino al grazioso Mühlebach con il più antico nucleo urbano con costruzioni in legno della Svizzera. Attraversando il ponte sospeso si rientra velocemente a Fürgangen.

20200731_125117_HDR_resized

20200731_123234_HDR_resized

20200731_123957_resized

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Teatro Aldo Rossi del Mondo


Aldo Rossi. Il Teatro del Mondo from Dario Zanasi LAST MINUTE FILM on Vimeo.

“24 FERMATE” – LA VIA REHBERGER TRA RIEHEN E WEIL AM RHEIN


map_l

Sabato, 4 luglio 2020

Per una lunghezza di circa cinque chilometri, la Rehberger-Weg collega due nazioni, due comuni, due istituzioni culturali, ed innumerevoli storie. Si percorre tra Riehen e Weil am Rhein, tra la Fondation Beyeler e il Vitra Campus, tra la Svizzera e la Germania, e volendo si può arrivare fino in Francia, superata l’Autostrada E35 (la via delle Genti, come la chiamava Rino Tami) ed il Fiume Reno, al paesino di Village – Neuf e di Huningue (dove si trova il ponte ciclo pedonale autoportante più lungo del mondo – https://www.basel.com/it/Media/Attrazione/Architettura-moderna/Dreilaenderbruecke).  Il tutto scandito da 24 “accattivanti” piccole installazioni dell’artista Tobias Rehberger (nato nel 1966 a Esslingen am Neckar, vive e lavora a Francoforte sul Meno) – https://www.24stops.info/en/intro/

Foto_Rehberger_Barbara_Klemm.b.2e16d0ba.fill-1540x950

E’ così possibile esplorare un paesaggio naturale e culturale molto diversificato, dove gli europei per centinaia di anni si sono fatti la guerra, si sono “scannati” con milioni di morti. Ci si può fermare per ammirare il paesaggio, sdraiarsi sull’erba, fare un picnic in luoghi appositamente attrezzati. Ambedue le realtà museali : Vitra e Beyeler, forniscono per pochi franchi/euro dei gustosi cestini da picnic. C’è pure un piccolo autobus elettrico, che relaziona i due luoghi, per le persone con difficoltà di deambulazione: alcuni giorni, prenotando, si può fare il percorso (aperto a tutti) con guide appositamente istruite. La Rehberger-Weg dà l’opportunità di conoscere e mettere in relazione la “ricca” storia della zona e della sua gente e contemporaneamente invita a fare un viaggio nella natura bellissima. Una natura antropizzata, più o meno saggiamente, ma che fa dei contrasti, la sua stessa bellezza. Ci si muove tra filari di vite, campi di cereali, maestosi alberi di ciliegio. E’ l’Europa, quella che tutti vorremmo, fatta di qualità, di cultura, di enogastronomia, di storia, di paesaggi sapienti, che qui ha la sua evocazione “plastica”. E’ soprattutto un percorso dove l’architettura (quella “buona” e di qualità) si inserisce, e dialoga magistralmente con l’ameno paesaggio circostante; in 5 chilometri si passa dal “Senatur” Renzo Piano della Fondation Beyeler (https://www.fondationbeyeler.ch/en/museum/architecture-and-nature), dove a fianco il “Vate” Peter Zumthor sta realizzando l’ampliamento (https://it.furniturehomewares.com/2017-05-05-peter-zumthor-extension-designs-renzo-piano-fondation-beyeler-riehen-basel-architecture-news), al Vitra Campus, dove è “collezionata” da decenni il meglio dell’architettura mondiale a firma di : Sanaa, Alvaro Siza, Frank O’ Gehry, Zaha Hadid, Tadao Ando, Herzog& De Meuron, Nicholas Grimshaw, ecc. (https://www.vitra.com/en-cn/campus/campus-architecture). Il tutto costellato da edifici e contenitori, che palesano la loro storia architettonica, magari minore, ma che costruisce un paesaggio morfologico, tipologico, particolarmente ricco e diversificato. In cinque chilometri, si passa dalle mostre d’arte del Beyeler (oggi – EDWARD HOPPER – https://www.fondationbeyeler.ch/en/exhibitions/edward-hopper), alle mostre di architettura e design della Vitra (oggi – GAETANA AULENTI, in Italia quasi dimenticata – https://www.design-museum.de/en/exhibitions/detailpages/gae-aulenti-a-creative-universe.html). E’ un percorso iniziatico, altamente istruttivo, che “spiega” la liaison tra architettura, paesaggio e natura, un atto didattico fondamentale, che qualunque essere umano dovrebbe affrontare prima o poi nella sua vita.

DSCN4533

DSCN4451

DSCN4460

DSCN4457

DSCN4464

DSCN4465

DSCN4470BIS

DSCN4475

15.09.30.FB_REHBERGERWEG_38658-de.2e16d0ba.fill-1540x950

DSCN4477

DSCN4489

DSCN4494

DSCN4480

DSCN4481

DSCN4524

_24_Stops_-040.2e16d0ba.fill-1540x950

DSCN4495

csm_24Stops_3499e7967a

DSCN4497

DSCN4519

DSCN4499

DSCN4503

DSCN4504

DSCN4506

DSCN4507

DSCN4513

DSCN4509

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Immagina……..puoi !


il-dormiglione-1973-woody-allen-sleeper-cov932-932x460

Il Dormiglione , Woody Allen, 1973 (Credits – https://quinlan.it/2016/11/19/il-dormiglione/)

E quando riapri gli occhi, la Milano che sta di fronte a te (in questo esercizio progettuale d’immaginazione), è diventata una città che ha applicato, rapidamente e con perseveranza per alcuni anni, dopo la pandemia e l’avvento alle Elezioni Amministrative comunali del 2021, di un Sindaco nuovo, colto ed illuminato che ha, con grande perseveranza e consenso, incentivato ed adottato le migliori pratiche in uso nelle città europee più salubri e vivibili : Oslo, Copenhagen, ecc..  Con particolare attenzione, a dove viene utilizzato maggiormente il trasporto pubblico locale, come a Parigi, Londra e Budapest; ed anche imitando le città con maggiore mobilità dolce come Madrid e Stoccolma, ha consentito di conseguire rapidamente, una maggiore percentuale di mobilità pedonale.  Mentre “copiando” da Bruxelles ed Amsterdam, la città lombarda è diventata una delle metropoli europee in cui si pedala di più e si utilizzano meno le auto.

I risultati sono stati ottenuti predisponendo strumenti, coordinati con tutta l’Area Metropolitana e con la Regione Lombardia, per incentivare l’uso dei trasporti pubblici: 1) dei bonus sugli abbonamenti a chi lascia l’auto a casa; 2) una consistente erogazione di denaro al nucleo familiare che dimostra di non possedere nessuna auto; 3) funzionamento dei mezzi di trasporto pubblico per tutte le 24 ore; 4) potenziamento di tutti i mezzi di trasporto pubblico, soprattutto di quelli elettrificati, a GPL/Metano e ad idrogeno. Invece per quanto riguarda la mobilità pedonale “dolce”, sono state aumentate le aree pedonali ed anche le zone a 30 km orari in prossimità degli insediamenti residenziali. Soprattutto si è operato per garantire sicurezza ed una chiara separazione tra viabilità pedonale, ciclabile e su gomma.

Riguardo all’uso della bicicletta, il comune ha deciso di riconoscere un contributo tra i 21 e i 25 centesimi a chilometro a favore dei lavoratori ciclisti. Non solo. Le aziende sono state obbligate a creare aree di parcheggio per le bici, in loro prossimità, e così è stato anche per gli uffici, privati e pubblici. E ancora, i lavoratori che utilizzano il bike sharing ricevono uno sconto sul servizio, mentre un ulteriore incentivo, oltre a quelli statali, è riservato a chi acquista una bici elettrica. – (https://bit.ly/2XWpjs3)

Appena insediata la nuova Giunta ha immediatamente fatto elaborare ed ha approvato un nuovo PGT (piano di Governo del Territorio) a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio, soprattutto quello agricolo. Una moratoria sul costruito, della durata almeno di un decennio, che consenta alla città di tornare a respirare e di sanare la “frenesia edilizia inconsulta” contenuta nei PGT delle Giunte precedenti. Si sono altresì adottati criteri per un utilizzo socialmente equo del suolo, e produrre alloggi sociali a basso costo, su modello di quanto già fatto a Monaco di Baviera con il “SoBoN Munich Path” ( https://bit.ly/2C67QVE ). A tal fine, il Sindaco nuovo ha anche fatto predisporre degli strumenti, per vincolare a verde pubblico tutti gli scali ferroviari milanesi dismessi, che saranno acquisiti dalla pubblica amministrazione, per motivi urgenti di salute pubblica, restituendoli ai cittadini come, aree verdi, vuoti urbani, parchi orizzontali di grande dimensione. Sfruttando appieno così’ forse l’ultima occasione per cambiare i destini dell’assetto urbanistico milanese. Strumenti con finalità di ridurre il consumo di suolo e soprattutto la perniciosa densità urbana (https://bit.ly/2UJG8Ex). Infatti. Milano, dopo Parigi, Barcellona ed Atene, è stata nel 2020 la quarta, tra le grandi città europee per densità abitativa: 7653 abitanti per chilometro quadrato. Ben oltre Londra (‎5589 ab/Kmq), Amsterdam (‎3893 ab/Kmq), Madrid (5334 ab/Kmq),  Monaco di Baviera (4712 ab/Kmq), quasi il doppio di Berlino (4165 ab/Kmq). Milano non è diventata una città dove il verde, verticale o sui tetti, “nasconde l’architettura come una pelle” e tutto il volume e l’edificazione possibile, come si faceva, più che altro per marketing politico, con il precedente Sindaco/Manager (https://bit.ly/3hu8RXy ), ma una metropoli dove si respira veramente, e la natura raggiunge ogni abitazione, perché tra il costruito si sono insinuati generosi spazi verdi, collegati tra loro da piste ciclabili sicure e protette (con a lato spazi verdi) e non “pitturazioni sull’asfalto”; dove le vie sono ampie ed alberate. Un verde a disposizione di tutti, e non per pochi, soprattutto un “dono di sana respirabilità” per le generazioni future. Tutto il nuovo costruito dovrà adottare materiali riciclabili come il legno FSC, o il bambù, che consentono anche di “fissare” la CO2.

Così facendo, in pochi anni è rapidamente migliorato soprattutto il microclima locale, e l’Area Metropolitana di Milano non è più la metropoli caotica, surriscaldata ed inquinata, degli anni passati, dove per più di 100 giorni l’anno ha le micropolveri sottili superavano la soglia massima di 50 microgrammi per metro cubo (https://bit.ly/3hoBLIO); ma è diventata un luogo dove si è tornati ad avere fiducia e speranza nel futuro all’insegna di una vera qualità complessiva dell’ambiente urbano. Tali provvedimenti “sanitari” hanno anche probabilmente garantito la possibilità che una strage, come quella verificatasi durante la pandemia del 2020, non potrà più avvenire con quella virulenza ed alto tasso di mortalità.

Immagina……puoi, dato che il progetto che si ipotizza, è sempre anche destino, in questo caso necessariamente politico!

H

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lo “studiolo”


2020-06-07_180433

Jože Plečnik a Lubiana, dal suo “studiolo ligneo” nel sobborgo di Trnovo, addizione “erculea” alla Hisa, realizzato nel 1933, come in una “tolda arquata” (piano terreno e piano primo), di una nave, splendidamente arenata, in un magnifico giardino; da dove dominava ed osservava, il “mare urbanistico ed architettonico” della città slovena, e lo progettava e lo dominava. Qui riceveva i suoi studenti ed i clienti. Spesso anche ci dormiva. – https://bit.ly/2AO96Me

DSCN5616

2020-06-07_180049

DSCN5624

DSCN5621

«Studiolo», come ben ci descrive Giorgio Agamben, nell’omonimo libro, si chiamava nei palazzi rinascimentali la piccola stanza in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, progettare il futuro, circondato dai quadri che amava in modo speciale.

Qui, in via Karunova 4–6, non ci sono grandi quadri, ma disegni, piccole sculture, tanti libri, e soprattutto oggetti, strumenti professionali e materiali edili; un po come in tutta la “casa laboratorio”.

Gli ambienti emanano ancora l’odore dei legni pregiati utilizzati dall’architetto sloveno, i luoghi sanno di polvere e di libri antichi, mentre dalle finestre socchiuse sul giardino, penetrano i profumi delle piante in fiore.

Eppure se ci si va, chiaramente si percepisce ancora, nella disposizione non casuale degli oggetti, nella “luce” voluta da Plečnik, tutta l’energia creativa insediata in quel magnifico luogo.

DSCN5808

DSCN5786

DSCN5788

DSCN5777

DSCN5791

DSCN5790

DSCN5793

DSCN5795

DSCN5797

DSCN5798

DSCN5773

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

La città “PULSANTE”


FOTOCAMERA DIGITALE OLYMPUS

Un’immagine dal Parco Nord Milano del Centro Direzionale Garibaldi / Repubblica / Porta Nuova – Foto autore articolo

L’Area Metropolitana, di Milano, è da sempre un “pulsare” quotidiano di relazioni, soprattutto tra il centro ed i comuni limitrofi, ma anche oltre (Bergamo, Brescia, ecc.): Di persone, d’idee, di lavoro, di merci, di socialità. Il tessuto urbano di Milano, con questo “frenetico pulsare”, di fatto si è propagato a livello regionale, come una “ragnatela” quasi fino ai confini. Di fatto è una “Città-Regione”, e di ciò, la “carica virale” ha potuto godere per propagarsi in maniera rapida e feroce.

uno

PTR – Regione Lombardia con evidenziate, le conurbazioni metropolitane, a VIOLA Milano ed a FUCSIA Bergamo e Brescia (Elaborazione Centro Studi PIM- 2010)

I contagiati da Covid19, a Milano, al 12 maggio 2020 erano 9.122, con una popolazione di 1.404.239 unità; mentre nei restanti comuni della Città Metropolitana, alla stessa data erano 12.504, con una popolazione di 1.862.814. In Lombardia, il 12 maggio, i contagiati da Covid19 erano 82.904, ed i morti 15.116, con una popolazione di 10.088.484 – ( https://bit.ly/2ybaYxW ); 60 giorni prima, il 15 marzo, i contagiati erano 14.649, con 1.420 decessi.

Risulta quindi molto difficile, e forse inutile, separare, differenziare il centro dalla periferia, come fa ancora una certa intellighenzia milanese. Così come durante il “Lockdown”, anche il periodo, post Covid19, dovranno essere gestiti e integrati, ratificando questa relazione intima, ed inscindibile, tra città e territorio circostante allargato.

L’aria, in questi luoghi, è il momento durante i mesi invernali ( https://bit.ly/2Z9xFgN ), in grado di uccidere come e più del Covid19, addirittura sembra che agiscano assieme ( https://bit.ly/ 2WA0vFm ). Si continua, però, a offrire soprattutto per Milano, un modello radiocentrico, di alta densità, di pendolarismo, di volumetrie insediato nel Piano di Governo del Territorio (PGT 2030 – https://bit.ly/2TWjvfD ) che rasentano la follia edificatoria, prona ai voleri dei conti di proprietà soprattutto stranieri. Il “rassicurante” marketing ecologico / verdeggiante, costellato di eventi e manifestazioni internazionali, voluto dal manager-sindaco Sala, fa illudere il più che sia gestito in modo non secondario subito dalle radicali soluzioni alla riduzione del particolato nell’aria ( https: // bit. ly / 2LA72dc).

FOTOCAMERA DIGITALE OLYMPUS

Un’immagine del Centro Storico di Milano in una giornata con la qualità dell’aria pessima – Foto autore articolo (14/01/20)

Certo alcuni architetti, con il daimon del “verde”, già codificano la vita urbana del futuro post Covid19 a Milano. Tanto verde su tetti e facciate, boschi urbani dovunque ( https://bit.ly/3dUjPmQ ).

Gli fa eco l’amministrazione comunale, che ravvede nel vigente PGT 2030, già i contenuti di questa “epifania verdeggiante”; e rimanda eventuali “varianti puntuali”, ad una verifica, in autunno, dell’andamento del mercato immobiliare e della pandemia, come dichiarato di recente ( https://bit.ly/2zPEgSX ).

Forse avrebbe più senso ragionare, fin da subito, per ragioni sanitarie, su un vero policentrismo territoriale di funzioni, e su corridoi verdi, che spezzino quello che sembra un “disegno urbanistico perverso” (spezzettato a scala: comunale, metropolitana, regionale) che di fatto non è più governabile, nonostante gli strumenti urbanistici vigenti, affidato come è, quasi solamente alle pulsioni immobiliari private.

Infatti soprattutto nei comuni di “corona”, che hanno densità urbane ed inquinamento dell’aria, paragonabili, se non peggiori di quelle di Milano, il decorso pandemico è stato molto pesante (https://bit.ly/3dQmmy6), ed hanno in atto dei PGT che nell’immediato futuro, prevedono l’insediamento di entità volumetriche (residenziali, commerciali, ecc.) particolarmente vaste.

FOTOCAMERA DIGITALE OLYMPUS

Un’immagine dalla Torre Unipol del nord Milano – Foto autore articolo

Emblematico il caso di Sesto S.G., dove il progetto di riqualificazione delle ex Acciaierie Falck, oggi Milanosesto (https://bit.ly/2WXIUGI), ancora in fase di bonifica, si apprestava a ripartire, prima della pandemia, dopo che l’immobiliare americana Hines e il gestore di fondi immobiliari Prelios, con il supporto di Intesa San Paolo, hanno deciso di acquisire lo sviluppo edilizio (https://bit.ly/2z7MQfQ).

L’obiettivo è quello di riqualificare un’area di 1,45 milioni mq. (https://bit.ly/2AzQO1m), uno dei più grandi sviluppi immobiliari privati europei, del valore di circa 4 miliardi di euro. 15 mila nuovi abitanti previsti. Basti pensare che tutti gli scali ferroviari dismessi di Milano, in riqualificazione, ammontano “solo” ad una superficie di circa 1,25 milioni di mq.

Il vero e proprio “innesco pubblico” di tutto l’intervento sulle ex Aree Falck, sarà la “Città della Salute e della Ricerca”, che raggrupperà l’Istituto neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori, ambedue oggi con sede a Milano, che hanno firmato l’accordo, per la gestione del nascente complesso (fine lavori 2024), lo scorso febbraio.

La pandemia, di Covid19, ha palesato la necessità di prendere provvedimenti urgenti, per un ritorno e una visione globale di pianificazione del territorio in cui insiste Milano, superando le letture spezzettate per compiti amministrativi: inquinamento, piste ciclabili, trasporti, ecc .. Contrastare o ritardare questa necessità “sanitaria”, come sembra fare l’amministrazione milanese, può solo agevolare il ritorno di una nuova aggressione pandemica.

20200516_124548_2_resized

20200516_125450_2_resized

20200516_124758_2_resized

20200516_124047_2_resized

SOPRA – Immagini delle ex Aree Falck a Sesto SG – Foto autore articolo (16/05/20)

MAPPA

SOPRA – Link ad una mappa interattiva delle principali trasformazioni in atto a Milano e dintorni ( https://bit.ly/367OhHa )

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ad un secondo dalla fine!


20180809_151235

20180809_151206

Lo Scalo Ferroviario di Porta Romana a Milano

L’ultima GRANDE OCCASIONE milanese per operare una tutela SANITARIA dei cittadini, vista la particolare FEROCIA, con cui il virus Covid19 ha colpito il territorio milanese, sono gli scali ferroviari dismessi. L’ultima occasione per creare dei vuoti urbani di verde orizzontale (e non verticale come vaticinato dal Sindaco Sala – https://bit.ly/3c9mAPN ), che dovrebbero essere acquisiti per motivi sanitari, dalla pubblica amministrazione. Per farne RESPIRARE MILANO, dopo che per anni si è fatto finta che le micropolveri sottili non esistevano, che i caotici traffici dei mezzi pubblici e privati non andassero interrotti MAI ! Eppure a Milano da anni di inquinamento si muore, esattamente come per il virus (https://bit.ly/2XB99mE). Già persa l’occasione dello Scalo Farini (https://oma.eu/projects/scalo-farini), ora tocca allo Scalo di Porta Romana. L’ex scalo di Porta Romana a Milano, che è già un meraviglioso parco, di vegetazione nata spontaneamente tra i binari,  sarà messo in vendita da Fs entro il mese di giugno 2020, per dare il via ai lavori per la costruzione del Villaggio olimpico che dovrà essere pronto nel giugno 2025, un anno prima dei Giochi invernali (https://bit.ly/2M8PpS2). Nonostante la “VIOLENZA” della pandemia e la necessità di una ripartenza “NUOVA”, non vedo i cittadini mobilitarsi, ma nemmeno l’opposizione politica, ad un sindaco, Giuseppe Sala (detto “Beppe Cemento”), che ormai governa la città dal suo “trono” sul tetto del Duomo di Milano (https://bit.ly/2B5CUnL). L’intellighezia cittadina pare prona a 90 gradi ai voleri del Sindaco/Manager e dei suoi amici immobiliaristi. UNO SQUALLORE tipicamente milanese!

( https://bit.ly/3esaouX )

ROM

PortaRomana

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

FUTURMILANO


20200525_170936_resized

Piazza Duomo a Milano, lato “La Rinascente”

Non è un caso che il Futurismo sia nato a Milano. In Corso di Porta Venezia 21A, una targa su una casa d’angolo con Via Senato 2: ricorda che lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondò qui la rivista “Poesia” nel 1905, nel suo appartamento posto al primo piano. Qualche anno più tardi, nel 1909,  su diversi giornali italiani viene pubblicato sempre da Marinetti il “Manifesto Futurista” – 1) Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. 2) Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3) La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4) Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’ automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia. 5) Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita………. Il 20 febbraio 1909 lo stesso Marinetti pubblica il “Manifesto Futurista” sul quotidiano francese “Le Figaro”; l’idea è quella di un movimento trasnazionale, che guarda all’Europa.

B3_Bertolotti_02

Umberto Boccioni “La città che sale”, olio su tela 199,3 x 301 cm. (1910/1911), Museum of Modern Art New York

Nel febbraio 1910 il Manifesto dei pittori futuristi, in cui si legge: «Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze ha determinato nell’umanità mutamenti tanto profondi, da scavare un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro…». Questo movimento nacque inizialmente in Italia e successivamente si diffuse in tutta Europa.

Milano ha implementato nella “genia meticciata”, dalla Storia: Longobarda/Spagnola/Francese/Austriaca dei suoi residenti, le categorie Futuriste : la velocità, il dinamismo, la propensione per il futuro, la ricerca di un continuo rinnovamento, il rigore, ecc.. Esse sono immediatamente attecchite nel fertile Meltin Pot sociale.

Non è quindi un caso che Milano abbia “consumato” da allora, anno dopo anno, la sua fame di modernità e cambiamento, con un occhio sempre “puntato” su Parigi, sull’Europa, divenendo di fatto, il “Ponte”, lo “Stargate”, italiano per l’estero.

Milano ha dato a molti italiani l’unica possibilità di crescere e di sperare in un futuro migliore, in una società – quella italiana ancora feudale, dove uno dei pochi “ascensori sociali” è dato dall’appartenenza clientelare a nuclei familiari o dall’affiliazione settaria a corporazioni: nell’università, nelle professioni, in politica ed in genere in tutti i campi.

20200520_184659

20200520_184659_2

La pandemia, il Coronavirus, è stata per queste categorie, una “Tempesta perfetta”, che dopo oltre 100 anni, ha come “incastrato i meccanismi” della velocità, obbligandoli a rallentare, fin quasi a fermarsi.

La lentezza non è di Milano, né dei milanesi. E’ una città che cresce, e “sale”, con i suoi grattacieli, con la velocità dei mezzi di trasporto. Ecco nascere quindi hastag condiviso #milanononsiferma, un tentativo di strenua e goffa resistenza alle necessità “sanitarie”, alla velocità di propagazione virale, cercando di continuare lo storytelling (il “racconto”) precedente.

Ma se prima, con fatti come: la Guerra Fredda, l’11 settembre, il Terremoto si poteva sempre ricondurre il tutto ad un “racconto” ad uno “storytelling”: del virus ne sappiamo poco o nulla, è una situazione imprevista, globale, senza storytelling, fatta più che altro di comunicati (il numero dei morti o dei contagiati), in cui tutti dobbiamo essere attori partecipi per “contrastarlo” adeguatamente.

Non si riesce a fare in modo che l’imprevisto, la “fermata”, diventi progetto e destino. Attendiamo che “scenda dal cielo” un qualcosa, una norma, una legge comprensibile, che ci consenta di ritornare a quel “racconto” che siamo stati costretti ad abbandonare.

20200520_134044_HDR_resized

Via Paolo da Cannobio a Milano

Dovremmo invece capire, che quello che il virus ha spalancato, è un Mondo nuovo, più impegnativo e complesso, in cui servono più doti di adattabilità, di agilità, e soprattutto di impermanenza, la quale ci insegna soprattutto a guardare le cose e le situazioni così come sono, senza sviluppare sentimenti di attaccamento o di avversione. Noi soffriamo non perché l’impermanenza sia di per sé sofferenza, ma perché non riusciamo ad accettare che le cose cambino. Ci vuole in questa situazione pandemica più fantasia ed energia psichica, per scommettere e lavorare sulla novità.

Milano è una città già vocata per questa situazione.; abituata al continuo cambiamento. Milano non dovrà cambiare ed essere lenta, non dovrà chiudersi, non dovrà aspettare “che passi il tempo”.

Dovrà essere veloce, più veloce; ed i milanesi avere più “energia psichica” da investire in flessibilità e fantasia. Anche per un doveroso rispetto delle categorie Marinettiane. Meno numeri, meno economia, e più filosofia.

“Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.” (Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del Futurismo, 1909)

Soprattutto si dovrà anche lavorare, con i media, per “fare dimenticare” l’idea consolidata di Milano capitale della pandemia mondiale del Covid19.

Bisognerà ottimizzare e trasformare ciò che già esiste: non come un ingegnere, ma come un artigiano che fa quel che può con il materiale che ha a disposizione, trasformandolo con fantasia, arrangiandolo e rimaneggiandolo, in una costante “messa a punto”.

Alla fine il risultato sarà “splendidamente imperfetto” come sono le cose belle che ci hanno lasciato le generazioni passate.

20200522_132903_resized

Piazza Duomo a Milano, lato Palazzo Reale

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

LA FINE DI UN’ERA


95950455_3813880821986257_1309133034280189952_n

E’ PREOCCUPATO – Giuseppe Sala (detto Beppe) potrebbe non esserci futuro, per l’ex galoppatoio a San Siro, e per lo Stadio……e poi, per il “Tiro a Segno”, per l’Ex Piazza d’Armi, per gli scali ferroviari, ecc, ecc…….. Come si farà a Milano senza TUTTO QUEL BEL CEMENTO, che : “Io e Pierfrancesco avevamo organizzato così bene per il 2030” ! – https://bit.ly/2z4xMzc

I primi segnali della Milano che più non sarà come prima del Covid-19, GIÀ CI SONO . E sono inequivocabili. Urge cambiare strategia urbana e di pianificazione a medio e lungo termine. Ci vogliono valori diversi da quelli alla “Bosco verticale”. La natura non potrà mai più essere UNA PELLE sotto cui nascondere il cemento. Sala non è più l”uomo giusto per Milano. Troppo abituato a lavorare avendo a disposizione ingenti capitali e consenso. Nel dopo Covid19, bisognerà avere idee in grado di essere realizzate con pochi denari. Le suggestioni alla Boeri o alla Cucinella, sono GIÀ MORTE, se le sono portate via le bordate pestilenziali – https://www.milanotoday.it/economia/westfield-segrate-sospeso.html

giuseppe-sala-beppe-sala-expo-791186

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: