Il pittore principale della chiesa di San Francesco al Fopponino a Milano è Francesco Tabusso. L’artista torinese ha realizzato nel 1975 la grande pala d’altare absidale, intitolata “Il Cantico delle Creature”, oltre agli otto trittici che adornano la navata centrale, completati nel 1984.
La chiesa, meravigliosa per fattura architettonica e materiali, è stata progettata da Gio Ponti e finita di costruire nel 1964, ed è situata in via Paolo Giovio, vicino a Piazzale Aquileia. Opera principale: “Il Cantico delle Creature” è un’opera di quasi 100 metri quadrati che si sviluppa come un libro aperto, integrandosi nel rigore geometrico di Gio Ponti. Un omaggio a San Francesco ed alla Natura. Altre opere: Nella chiesa sono presenti anche opere di Francesco Tomea (Crocifissione), Virginio Ciminaghi (statue bronzee) e altri.
Il paesaggio di Camogli non è soltanto una realtà fisica, ma una costruzione culturale, un intreccio di natura e storia che si offre allo sguardo come forma compiuta. In esso si manifesta con particolare evidenza ciò che il pensiero moderno, da Alexander von Humboldt a Georg Simmel, ha riconosciuto: il paesaggio non coincide con il territorio, ma nasce nel momento in cui l’uomo lo percepisce, lo seleziona e lo interpreta.
A Camogli, questo processo è immediato. Il borgo si dispone come una quinta teatrale lungo il mare: le case alte, strette, dipinte in tonalità calde, non sono soltanto una soluzione urbanistica alla scarsità di spazio, ma diventano un dispositivo visivo. Esse guidano l’occhio lungo una linea verticale che contrasta e insieme dialoga con l’orizzonte marino. Il risultato è un equilibrio dinamico tra stabilità e apertura, tra radicamento e fuga.
Alle spalle del paese si erge il Parco Naturale Regionale di Portofino, che introduce una dimensione ulteriore: la verticalità naturale del promontorio, coperto di macchia mediterranea, si oppone e si integra alla verticalità artificiale delle architetture. Qui il paesaggio rivela la sua natura dialettica: non è mai puro dato naturale né semplice prodotto umano, ma relazione viva tra i due.
Il mare, elemento dominante, non è solo sfondo ma principio generativo. Storicamente, esso ha determinato l’identità di Camogli come borgo marinaro, orientando economia, cultura e immaginario. In termini fenomenologici, potremmo dire che il mare costituisce l’orizzonte originario dell’esperienza: ciò verso cui lo sguardo tende e da cui ogni misura dello spazio prende senso. In questa prospettiva, il paesaggio di Camogli si configura come un sistema di relazioni percettive in cui il limite — la linea di costa — diventa anche apertura verso l’infinito.
Non è un caso che un luogo simile susciti quella particolare emozione estetica che la tradizione romantica ha definito “pittoresco”: una bellezza irregolare, fatta di contrasti, di scorci, di variazioni luminose. Ma accanto al pittoresco si avverte anche una forma di “sublime mitigato”: la presenza del mare e della scogliera introduce una misura di vastità e di potenza naturale che tuttavia non travolge, perché mediata dalla scala umana del borgo.
In questo senso, Camogli può essere letto come un esempio paradigmatico di paesaggio mediterraneo, dove la lunga durata della storia ha sedimentato forme armoniche tra uomo e ambiente. Non si tratta di un equilibrio statico, ma di una tensione continuamente rinnovata, oggi esposta alle pressioni del turismo e della trasformazione economica. Proprio per questo, il paesaggio di Camogli ci appare non solo come oggetto di contemplazione, ma come realtà fragile, che richiede cura e consapevolezza.
Guardare Camogli, dunque, significa esercitare uno sguardo colto: riconoscere che ciò che appare naturale è in realtà il risultato di una lunga interazione tra forze geografiche e azione umana, e che il paesaggio, lungi dall’essere dato una volta per tutte, è una forma in divenire, affidata anche alla responsabilità di chi lo abita e lo osserva.
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Sotto i portici del bell’ edificio di BBPR (1969) per la sede della Chase Manhattan Bank a Milano, mi sono formato frequentando la sezione architettura (terzo piano) della mitica libreria Hoepli, nell’ omonima via vicino a Piazza Meda. Erano gli anni Settanta ed Ottanta del Novecento, dove trovare una planimetria di un edificio e delle sue immagini, significava necessariamente praticare i sacri testi, non esistendo ancora internet. L’incontro con i libri mi ha fatto sviluppare un imprinting, che ancora oggi mi fa collezionare in maniera seriale e feticistica i testi di architettura che avidamente leggo. Oggi all’ epoca dell’ intelligenza artificiale i libri sono considerati dai più uno strumento vetusto, non più remunerativo, ed ecco che gli eredi di Ulrico Hoepli (uno svizzero emigrato a Milano) decidono di mettere in cassa integrazione i dipendenti, vaticinando la possibilità della chiusura definitiva.Speriamo non sia così, Milano avrebbe perso l’ ennesimo punto culturale di riferimento in ambito architettonico e non solo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l’Ordine degli Architetti di Milano, visto che oggi molte interessanti pubblicazioni dell’ Ordine erano esposte (come sempre) per la vendita.
Questo articolo, e le relative immagini, sono il frutto del bellissimo sopralluogo notturno dell’edificio per appartamenti Novocomum progettato dall’architetto Giuseppe Terragni a Como, avvenuto il 22 novembre 2025 (nell’ ambito della manifestazione “Slow Lake Como”) tra le ore 18,30 e le 20,00 sotto la colta regia del Presidente dell’Archivio Terragni (Arch. Attilio Terragni).
Ciò ha consentito di poter visionare anche i locali dell’Archivio Terragni e la interessante mostra allestita per l’occasione inerente l’edificio.
Il nome Novocomum della società edificatrice, deriva dall’unione di “Novo” (nuovo) e “comum” (in riferimento a Como); l’edificio è considerato un manifesto del razionalismo architettonico italiano.
Le forme innovative del Novocomum edificato tra il 1927 ed il 1928, e le sue pareti senza decorazioni, scandalizzarono gli ignari discendenti dei comacini, che appellavano la nuova costruzione come un “obbrobrio”.
Anche perché il Novocomum, si andava a collocare (completando un lotto) proprio in adiacenza ad un edificio esistente in stile storicista, ricco di decorazioni.
Il Commissario prefettizio di Como, com’è noto, salutò la prima casa moderna costruita in Italia con un singolare decreto. Vi si leggeva: – In seguito all’avvenuta costruzione in contrasto coi criteri espressi dalla commissione di ornato di un palazzo in stile razionalista….ha nominato una commissione….col compito di stabilire se esso costituisca elemento di deturpazione della zona, ed eventualmente se e di quali modificazioni sia suscettibile – (Stralcio di pagina 13 del bel testo di Mario Labo’ intitolato a Giuseppe Terragni, nella collana edita dalla casa editrice “Il balcone” di Milano, nel 1947).
Rimasta intatta, la casa, anche alle vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale fu sarcasticamente battezzata dai comacini “Transatlantico”.
SOPRA – Vista dalla copertura praticabile, a terrazza comune, del Novocomum
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Nell’anno 1956 Carlo Scarpa è insignito del prestigioso premio Olivetti per l’Architettura. In quel periodo l’architetto veneziano era impegnato, oltre agli interventi a Ca’ Foscari, ad alcuni allestimenti espositivi. Carlo Scarpa aveva appena concluso la realizzazione di palazzo Abatellis a Palermo ed il padiglione del Venezuela ai Giardini della Biennale. Soprattutto era impegnato nella conclusione di quel capolavoro di luce che è la Gipsoteca canoviana a Possagno. Nel 1957 Carlo Scarpa viene incaricato, direttamente da Adriano Olivetti, della progettazione del nuovo negozio in piazza San Marco. Olivetti intende realizzare una vetrina per esibire il lavoro della impresa di famiglia in Italia.
Piccolo invaso d’acquacon scultura “Nudo al sole” di Alberto Viani
Lo spazio individuato si trova in un punto privilegiato sotto i portici delle Procuratie Vecchie all’angolo con il sotto-portego e la corte del Cavalletto, in piazza San Marco. Il nuovo ambiente di vendita viene inaugurato il 26 novembre 1958. Il negozio si presenta, come uno spazio museale, esaltato da una scelta sapiente dei materiali, completamente aperto verso l’esterno, con le quattro campate angolari, che si proiettano nella Piazza.
Al piano superiore trovano posto l’esposizione delle macchine da scrivere e di calcolo prodotte dalla Olivetti insieme ad alcuni ambienti d’ufficio, che mostrano la sapiente capacità dell’architetto veneto nell’orchestrare i volumi e gli spazi.
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LUNGO IL CONFINE CON MILANO – il tramonto a Sesto San Giovanni
Un confine osmotico ma unidirezionale. L’area metropolitana (o città metropolitana) di Milano ha circa 3.247.623 abitanti al 1° gennaio 2023.
Se togliamo la popolazione del comune di Milano, che è di circa 1.458.170 abitanti (previsti nel 2025) nello stesso periodo, rimangono circa1.789.453 abitanti nei comuni metropolitani escluso Milano. Eppure gli abitanti dell’ Area Metropolitana che studiano, lavorano, consumano sanità, eventi e soprattutto acquisti, ecc. a Milano, e di fatto passano lì la maggior parte del loro tempo, non è riconosciuto il diritto di decidere dal punto di vista politico chi li deve amministrare.
Una evidente incongruenza, che si ripeterà l’anno prossimo con le Amministrative milanesi.
Ma la cosa peggiore, sono i residenti entro i confini comunali di Milano. Avendo acquisito la residenza per nascita o per trasferimento, la conservano a caro prezzo. Essi quindi, non “leggono” gli altri 132 comuni, se non per riempirsi la bocca con il termine “metropolitano” solo all’abbisogna.
Questa incongruenza, insiste da decenni ed è di difficile elaborazione, tanto che anche nelle persone più acculturate, permane indefessa.
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Nel 1215, con l’insediamento dei Frati Crociferi e la costruzione della chiesa intestata a San Leonardo, viene istituito il monastero che darà la denominazione alla località, posta nel comune di Avio nel Trentino.
I Frati Crociferi, noti anche come Crocigeri o Cruciferi, erano un antico ordine religioso ospedaliero fondato in Italia nel Medioevo, il cui nome derivava dall’usanza di portare una croce. Approvati da Papa Alessandro III, gestivano ospedali e vennero soppressi nel 1656 da Papa Alessandro VII.
E’ del 1646 il primo documento che attesta la presenza della famiglia Gresta poi De Gresti nella Tenuta.
Per la presenza della famiglia Guerrieri Gonzaga (di origine mantovana) in Trentino si deve attendere il 1894 quando il Marchese Tullo, nonno di Carlo Guerrieri Gonzaga, sposò Gemma de Gresti, alla cui famiglia apparteneva da quasi due secoli la Tenuta San Leonardo.
Fu il figlio di Gemma De Gresti e del Marchese Tullo Guerrieri Gonzaga di Montello, sposatisi nel 1890 : Anselmo, ad utilizzare la proprietà con nuovo spirito imprenditoriale e a introdurre grandi cambiamenti ed innovazioni spinto dalla sua innata passione per l’enologia.
Nel 1724, la tenuta inizia a produrre e commercializzare vino come attività economica. Nel 1770 i De Gresti acquistano tutta la Tenuta dalla Chiesa.
Nel 1874 si ha la costruzione della Villa Gresti, destinata ad accogliere tutta la famiglia. Edificata alla fine dell’Ottocento in un evidente Stile Liberty; durante la Prima Guerra Mondiale è stata sede del Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano che gestì i rapporti con gli invasori austriaci incaricati di discutere l’Armistizio (L’armistizio di Villa Giusti venne firmato il 3 novembre 1918 nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino, a Padova, fra l’Impero austro-ungarico e l’Italia. Entrò in vigore a partire dal giorno dopo, il 4 novembre 1918).
Oggi la Villa è residenza della famiglia Guerrieri Gonzaga.
SOPRA – Screenshot tratto dal sito “sanleonardo.it”
Oggi tutta la Tenuta di San Leonardo ad Avio, è di fatto, oltre che una realtà produttiva eccellente dal punto di vista vitivinicolo, è una vera e propria opera di paesaggio, un magnifico giardino, in cui si fondono necessità di antropizzazione umana ed un sapiente addomesticamento della natura primigenia, di cui la pianta della vite da vino (Vitis vinifera) non è solo una pianta agricola, ma una compagna della Specie Umana, un simbolo che ha accompagnato riti religiosi, scambi commerciali, e identità culturali per millenni.
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Il noto architetto e docente, con un suggerimento culinario colto, in fregio ad un mio post su FB, citando le “Grenouilles alla Lionese”, si riferisce a rane saltate in padella, tipicamente infarinate ad arte e servite con una salsa a base di burro, aglio e prezzemolo, spesso accompagnate da limone. È una preparazione classica della cucina francese, in particolare della regione di Lione.
Ma come abbinare il suggerimento all’architettura?
Proprio sotto il Convent de la Tourette, nel piccolo comune di Éveux situato nella zona di L’Arbresle nei pressi di Lione, insiste una grande cisterna per l’acqua, che nei mesi estivi si riempie di rane. Anzi potremmo tranquillamente affermare, che è “infestata” dalle rane. Rane di cui pare, il Reverendo Padre Marie-Alain Couturier, che commissionò a Le Corbusier la costruzione del nuovo Convento, andasse molto ghiotto.
L’opera, in “beton brut” è coeva alla costruzione del convento lecorbuseriano, edificato per i frati domenicani tra il 1956 ed il 1957.
Un’opera “marginale”, tecnica, da sempre sottovalutata dagli storici, un pò come è successo, per il “Depot des ordures” dell’Unitè d’Habitation di Marsiglia, di cui abbiamo già trattato in un articolo su questo Blog.
Un’opera che ha nella forma planimetrica, a “fontana absidale”, forse la sua caratteristica più interessante.
Sopra planimetria con localizzata la cisterna delle rane, tratta da Google Earth
Giunti nella tarda mattinata al Convento lecorbuseriano, a mezzodì già ci trovavamo, con le gambe sotto ad un tavolo di una Brasserie ad Eveax sur l’Arbresle (suggeritaci dal nostro accompagnatore alla visita dell’opera di LC), a gustare le uno dei piatti più iconici e curiosi della cucina francese che sono senza dubbio le rane.
Le rane, o “cuisses de grenouille” in francese, rappresentano un’autentica delizia per molti e una curiosità culinaria per altri.
Le rane sono state consumate in Francia fin dall’antichità. La loro popolarità crebbe significativamente durante il Medioevo, quando venivano considerate una fonte preziosa di proteine, specialmente durante i periodi di digiuno ecclesiastico, quando la carne era proibita. Con il tempo, le rane divennero una specialità gastronomica apprezzata in diverse regioni della Francia, soprattutto nelle zone umide e paludose dove le rane erano abbondanti.
Inconsueto, ma non del tutto raro, è trovarle qui ad un’altitudine di circa 320 metri sul livello del mare.
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Sai, essere libero Costa soltanto Qualche rimpianto Sì, tutto è possibile Perfino credere Che possa esistere Un mondo migliore Un mondo migliore Un mondo migliore Un mondo migliore
(Vasco Rossi, un Mondo migliore, 2016)
Ennesima lettera, e probabilmente ultima, di dimissioni da organi comunali farlocchi, la cui terminologia nasconde in realtà la volontà opposta DISTRUGGERE IL PAESAGGIO.
Una DISTRUZIONE, che cerca la legittimazione legislativa (e politica), attraverso organi costituiti da liberi professionisti, non pagati, selezionati in base alla loro esperienza curriculare,
Quel “paesaggio lombardo” dove ogni giorno, sotto la pressione antropica di quasi undici milioni di residenti, si può assistere ormai da parecchio tempo, ad ogni nefandezza possibile. A scapito dei cittadini, presenti e futuri, puntualmente INGANNATI sulla eventuale salvaguardia paesaggistica.
Porvi argine sembra una cosa ormai IMPOSSIBILE, come credere che possa esistere UN MONDO MIGLIORE.
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