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Builders of the future

I paesaggi formano gli uomini


Il nostro  rapporto, il nostro legame,  con  la  realtà  si  fonda  sulle  relazioni  che  si  stabiliscono  fra  due  diversi  ambiti  dell’esperienza:  quello  della coscienza  soggettiva  (emozioni,  ricordi, odori, ecc.)  e  quello  della  conoscenza  oggettiva (reperti, edifici, alberi, pietre, ecc.).  Il  paesaggio  è  il  momento  di  congiunzione, fungendo da fondamentale riferimento del nostro rapporto con il mondo di questo bellissimo Pianeta.

Un pianeta che gli esseri umani da sempre trasformano, adattandone la Natura, spesso in maniera violenta, alle proprie esigenze di vita, soprattutto per produrre gli oggetti, i contenitori, il cibo, i macchinari, di cui amiamo circondarci per facilitare la vita, sfruttare le risorse, e creare lo spazio e le condizioni, affinchè la specie umana possa replicarsi in maniera che fino ad oggi sembrava infinita.

Conoscere il paesaggio permette all’uomo di vivere appieno il proprio tempo. Ogni popolo, ogni momento storico ha la sua “mappa” che, in tal  senso,  ha  un  profondo  valore  antropologico.  Infatti non si può parlare  di  geografia,  ma come ho scritto  di  vere e proprie “mappe mnemoniche”,  che  esistono  e  si diversificano in relazione all’ambiente, al cibo, alle tradizioni sociologiche di un popolo.

Aver passato parecchio tempo in questi luoghi, Camogli e dintorni, i miei nonni avevano in questa cittadina un appartamento, ha caratterizzato, ed indirizzato la mia vita.

Ritornare in questi luoghi dopo parecchi anni, mi ha fatto ritrovare : i colori, i suoni, gli odori della mia memoria; soprattutto quello della dispensa di mia nonna, dove custodiva i camogliesi della pasticceria Revello ( https://www.revellocamogli.com/?page_id=46 ).

SOPRA – Camogliesi al Rhum

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Pagano


L’ Architetto Giuseppe Pagano, quando era direttore di Casabella (dal 1933 al 1943), si occupò spesso di descrivere la situazione disciplinare e professionale vigente in Italia in quegli anni.  L’iniziale entusiasmo verso un’architettura d’impronta moderna capace di dialogare con i temi mondiali si dissipa osservando la deriva monumentale enfatizzata da Marcello Piacentini e intrapresa dai gerarchi di quel periodo.

Pagano è anche consapevole del ruolo svolto da Mussolini nelle sorti dell’architettura italica. I concorsi per la Stazione di Firenze, per Sabaudia, per il Palazzo del Littorio a Roma, sono “pilotati” dall’establishment fascista vicino ad Duce.
Con l’editoriale “Potremo salvarci dalle false tradizioni e delle ossessioni monumentali” del gennaio 1941 (n. 157 di Casabella), Pagano determina una rottura chiara rottura con il monumentalismo imperante, schierandosi a favore dell’architettura moderna. Pagano, fu più volte richiamato ufficialmente, ma non volle allinearsi, e scrivendo un successivo articolo “Occasioni perdute” determinò il sequestro del seguente numero 158 del febbraio 1941.

Già nel numero 82 di Casabella del 1934, Pagano con un numero monografico sul concorso del Palazzo del Littorio a Roma, posto in parallelismo con i concorsi: Società delle Nazioni a Ginevra, ed il Centrosoyuz a Mosca, evidenzia il livello di controllo esercitato dalla così detta “Scuola di Roma”, che egemonizzava gli anche incarichi professionali.

Gustavo Giovannoni, lo stesso Marcello Piacentini, collusi ed appoggiati dal potere fascista, fecero “manbassa” di decine di piani regolatori e di incarichi, in tutta Italia, da nord a Sud. Molte parti dei centri storici delle città italiane, furono “sfasciati” per fare spazio ad interventi monumentali in sintonia con l’estetica imperante.

Costoro tennero sotto controllo gli ordini professionali, ed imposero nelle appena sostituite facoltà di architettura italiche, i loro pupilli, ai quali procurarono cattedre e prestigiose occasioni professionali.

Progetto Carminati, di concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Si costituì così, attorno alla figura dell’Architetto Piacentini, una “lobby”, una “mafia dell’architettura”, che di fatto ebbe in mano tutta la disciplina per parecchi anni.

I concorsi di architettura ed urbanistica, che dal regime vengono propagandati come afflati di democrazia, sono di fatto dominati dalla “Lobby Piacentiniana”. Inutilmente Pagano sferra proprio nel numero 82 di Casabella del 1934, un palese attacco all’istituto dei concorsi per la maniera con cui sono di fatto tutti manipolati; così facendo si mette di traverso alla compagine vicina al regime, che oltre alla consorteria professionale, di fatto è una macchina affaristica, con cui il potere politico, gli immobiliaristi, la classe dominante, possono “ingrassare” i loro conti in banca.

Sintesi di Pagano, del “Concorso per la Società delle Nazioni a Ginevra”, Casabella n. 82 del 1934
Progetto di Libera, presentato al concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Sono passati quasi cento anni, dalle esternazioni di Giuseppe Pagano, in merito alle “Lobby professionali”, alle “Cricche concorsuali”, alle “mafie” che regolano le sorti dell’architettura in Italia; alcune cose sembrano cambiate (poche), altre assolutamente no, e si replicano uguali e imperiture, nonostante le piattaforme concorsuali democratiche, le leggi anti-mafia, le procedure elettroniche, ecc., ecc..

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Le FETTE DI SALAME !


CNAPPC – Assegna ad Ifdesign il premio “Architetto Italiano 2021” e la menzione “Opere di nuova costruzione”. Mi chiedo quale sia stato lo spessore delle FETTE DI SALAME, davanti agli occhi della giuria………

Comunque da ricordare per sempre, i componenti della Giuria : COMPONENTI DELLA GIURIA “Architetto italiano 2021” | Jette Cathrin Hopp (Snøhetta),  Luca Maggi (Dirigente Sevizio III – Architettura Contemporanea – Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura), Gianmatteo Romegialli (Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Sondrio), Alessandra Ferrari (responsabile del Dipartimento Cultura del CNAPPC), Edoardo Capuzzo Dolcetta (Aut Aut Architettura – vincitore del Premio Giovane Talento dell’Architettura italiana 2020) e Mariano Zanon (vincitore del Premio Architetto Italiano 2020).

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Natura/Artificio


OLYMPUS DIGITAL CAMERA – Dalle torri di Assago
OLYMPUS DIGITAL CAMERA – Dalle Torri di Assago

Se l’umanità vuole sopravvivere deve trovare una via di riconciliazione tra la natura originaria e l’artificio che ha costruito.

La crescita patologica dei “contenitori umani” rende fin troppo facile documentare come la quantità (e non la qualità) degli interventi sia la causa dell’inquinamento progressivo dell’intero pianeta. Più impegnativo è identificare la soglia che distingue il miglioramento e il peggioramento della qualità ambientale, di certo la ridondanza delle forme architettoniche, sempre più azzardate e diverse, restituisce un profilo urbano quanto mai povero dal punto di vista linguistico.

Sono immagini di forti CONTRASTI : il verticale geologico e quello artificiale umano; le linee flessuose dei monti, e le geometrie rigorose dei grattacieli; l’aria terribilmente inquinata della Padania, e l’aria fina e pulita della montagna; il “muro di pietra” delle Alpi, che divide la cultura così detta mittel-europea da quella mediterranea; il Nero fuligginoso della Città, il biancore della neve; Natura ed artificio;……..Natura ed artificio…..

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Comunità Resilienti


Il padiglione Italia, alla Biennale Architettura di Venezia 2021, dal titolo quest’anno “Comunità resilienti”, dimostra tutta la pochezza e l’immobilismo in cui versa il settore italiano dell’Architettura, senza minimamente affrontare i veri problemi, o disvelare attività ed idee, in grado di cambiare lo stato delle cose. Si rifugge, trincerandosi nella parola “resilienza”, dal palesare tematiche, senza le quali, hai voglia ad affrontare il tema del cambiamento climatico planetario, o individuare le tematiche progettuali del dopo pandemia.

E’ il “Padiglione Italia” di questa edizione l’ennesima occasione persa.

Perché sembra, dal punto di vista tematico, una replica, una continuità, del Padiglione Italia (Arcipelago Italia), di cui era curatore Mario Cucinella nel 2018. Più che parlare di “resilienza” per contrastare il cambiamento climatico planetario, sarebbe stato giusto parlare della necessità di una RIVOLUZIONE (ora e presto), soprattutto nel settore dell’architettura. Settore che non può attendere una “lenta  resilienza” per evitare di consumate sabbia, acqua, produrre CO2 a go-go, ecc……Ci voleva un curatore in grado di dare una “scossa”, più che offrire la solita camomilla….Ci voleva un VULCANO TONANTE ED ERUTTANTE, che tirasse fuori i veri italici   problemi del settore architettura (Università, clientelarismo, ordini professionali, mafie locali, ecc.), invece viene offerta un “fumarola” che genera una fitta nebbia per nascondere i veri problemi…….. Appunto, “pochezza” e poco coraggio. Ci si è banalmente allineati all’uso della parola più inutile e di moda, nella bocca di molti: RESILIENZA (il cui vero significato ben non si sa), ma che serve solo a RIEMPIRE LA BOCCA ed a “distrarre” dai veri problemi epocali.

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Calcestruzzo pro – capite


Giuseppe Micciché /Architekturpreis Beton 17

La Svizzera è tra i Paesi, al Mondo, col maggior consumo di cemento pro capite. In Svizzera, si consumano 584 kg pro capite l’anno, di calcestruzzo, per ogni abitante. La Svizzera è pero, anche tra i paesi più impegnati a rendere il settore delle costruzioni più ecologico. Se fosse una nazione, l’industria mondiale del cemento sarebbe la terza più inquinante dopo Cina e USA. È all’origine, l’industria del calcestruzzo, di circa l’8% delle emissioni globali di CO2: più di aerei e navi. Il settore è dunque chiamato a ridurre il suo impatto, ma il boom edilizio nei Paesi emergenti non aiuta. Che fare? Sostituendo i combustibili fossili che alimentano i forni con rifiuti domestici, biomasse o fanghi, i sei cementifici della Svizzera hanno già ridotto le emissioni. Ma questo era solo l’inizio. Ora, per raggiungere la neutralità climatica servono tecnologie di cattura e stoccaggio del CO2, rivedere la composizione del cemento e studiare materie prime alternative. Ed in ITALIA, invece, ogni anno vengono prodotti 19 milioni di tonnellate di calcestruzzo, per un consumo pro capite (60 milioni di abitanti) di circa 316 kg per anno. Pochissime le iniziative ed i finanziamenti per la ricerca di soluzioni alternative. Forse sarebbe il caso di incominciare a pensare ad una TRANSIZIONE ECOLOGICA EFFETTIVA, ed il Recovery plan, potrebbe essere uno stimolo, all’utilizzo di : legno, paglia e terra. Chissà se Draghi e soci ci stanno minimamente pensando?

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AEROPLANI MARINI


LEGGO – di gente entusiasta per i successi di Luna Rossa ad Auckland. Addirittura c’è chi vorrebbe essere sulla barca italica. Forse però tutto ciò, al di là del TIFO, andrebbe analizzato meglio. I tre challenger hanno mediamente speso circa 100 milioni di euro cadauno, solo per questa fase. Ogni “barca” (forse meglio aeroplano marino) è un condensato di tecnologia e materiali artificiali, NULLA DI NATURALE. Se si dovesse conferire in discarica Luna Rossa, sarebbe un bel rebus su come separare tra loro materiali artificiali accoppiati. Per produrre “simili mostri ipertecnologici”, si è inquinato a destra ed a manca…………..QUESTA NON E’ UNA GARA DI BARCHE A VELA, E’ “ALTRO” – https://www.oasport.it/2021/01/americas-cup-2021-quanto-costano-le-barche-investimenti-milionari-di-ineos-il-budget-piu-alto/ – L’ America’s Cup 2021, è il simbolo di una SOCIETA’ PLANETARIA (E DI UNA ECONOMIA, LA NOSTRA, AMMALATA), che si è “meritata” il Covid-19, spendendo a destra ed a manca senza ritegno. Inquinando come se non ci fosse un domani. Guardando alla PRESTAZIONE, più che alla qualità di quello che si fa, e di come lo si fa. Purtroppo si mitizza e si ADORA, il “Vitello d’oro”………mentre bisognerebbe cambiare totalmente strada DA SUBITO, IMMEDIATAMENTE. Forse era meglio non farla una Coppa America così, almeno quest’anno (Pandemico), e donare il denaro per le vaccinazioni, magari in Africa ! Agli entusiasti della tecnologia esasperata, bisogna ricordare che, oggi anche i satelliti spaziali, li si costruiscono in legno, per renderli ecologici e riciclabili (https://bit.ly/3jO7bdh). Non vedo perchè non lo si possa fare anche con la Coppa America……….

SOPRA – Adorazione del Vitelo d’oro, Nicolas Poussin (1634)

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RECOVERY PLAN (PIANO DI RECUPERO)


DA AMALFI – a Bolzano, l’Italia, appena piove, si “liquefa”, crolla, si sbriciola (https://bit.ly/3pLmdCO). Oggi è toccato alla costiera amalfitana, si è evitata la tragedia solamente per miracolo. Il 6 gennaio era toccato a Bolzano, una frana aveva distrutto parte dell’Hotel Eberle, anche qui solo un “miracolo”, la chiusura della struttura per pandemia Covid-19, ha evitato una tragedia (https://bit.ly/39Hvlma). Il 10 dicembre 2020, il Panaro, in Emilia aveva esondato, creando devastazione e danni (https://bit.ly/3avMuP7). Pochi giorni prima della Befana, una tempesta aveva “cancellato” la spiaggia di Torvaianica vicino a Roma (https://bit.ly/3oLtsch). Nel Recovery Plan steso dal Governo Conte Bis (piano strategico per “spendere” fondi dell’Europeo “Next Generation EU”), che dovrebbe attuare, attraverso progetti necessari, l’impiego dei 210 miliardi di euro riservati all’Italia (da appaltare entro il 2026), NEMMENO UN EURO è stato individuato per, almeno iniziare, un grande progetto nazionale, teso alla SISTEMAZIONE IDROGEOLOGICA del “supporto territoriale” in cui noi italiani viviamo. Un supporto DEVASTATO da anni di incuria, da abusi edilizi, da pressapochismo amministrativo. Eppure, questo sarebbe un grande progetto collettivo, ormai improcrastinabile, valido da nord a sud, che coinvolgerebbe tantissime professionalità e darebbe lavoro a decine di migliaia di persone per anni (giovani ed anziani). Nessuno ne parla, i media tacciono, i cittadini subiscono silenti…..QUANDO CI DECIDEREMO A CRESCERE !!!

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PCI 100


IMMAGINE tratta da “La cultura comunista e la formazione del nuovo architetto”, di Antonio Labalestra

PCI 100 – Su invito, nel 1954, dell’Associazione Italia/URSS, Aldo Rossi (Milano, 3 maggio 1931 – Milano, 4 settembre 1997), giovane attivista milanese del PCI, si unisce a far parte di una ristretta delegazione di cui fanno parte il coetaneo compagno di studi al Politecnico di Milano, Massimo Vignelli (Milano, 10 gennaio 1931 – New York, 27 maggio 2014), futuro celebre grafico, designer e collaboratore della rivista newyorchese «Oppositions» e Renato Zangheri (Rimini, 8 aprile 1925 – Imola, 6 agosto 2015), politico e storico bolognese, che negli anni sarà anche sindaco di Bologna. Non si tratta però del “soggiorno di studio” presso le scuole di partito sovietiche, che caratterizzava la formazione politica dei giovani comunisti italiani ed europei, ma di uno di quei viaggi più brevi e convenzionali organizzati per gli appartenenti al partito. Del viaggio si conserva una esigua documentazione, tra cui una cartolina che Rossi scrive alla madre da Praga, di norma la seconda tappa dopo Zurigo per raggiungere Mosca. Pur tuttavia un primo resoconto del viaggio è pubblicato dallo stesso Vignelli al loro ritorno, con una foto in cui si vede Aldo Rossi che contempla, con intensità, un ritratto di Stalin a Mosca nel 1955. Dopo il rimpatrio e sulla scia dell’entusiasmo di questa esperienza Aldo Rossi propone in conferenze, seminari, incontri e scritti una lettura critica estremamente positiva dell’architettura sovietica promossa da Stalin. Tra cui il numero 262 di Casabella Continuità (di cui Rossi fu redattore tra il 1955 ed il 1964, quando era diretta da Ernesto Nathan Rogers), dell’aprile 1962, numero monografico dedicato all’architettura dell’URSS. (tratto e rielaborato da, La cultura comunista e la formazione del nuovo architetto, di Antonio Labalestra)

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