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Builders of the future

Ernen


L’aspetto di Ernen (nel Vallese svizzero), 219 chilometri da Milano attraverso il Passo della Novena, è determinato molto dalla sua posizione: ampiamente affacciata, sul pendio, nella conca della valle di Fiesch. Per secoli Ernen (https://www.borghisvizzera.ch/scheda/ernen/) si è trovata posizionata magnificamente lungo la strada a valle del distretto di Goms e quindi all’ingresso dei passi della Furka e del Grimsel. Oggi un moderno ponte strallato, ciclo-pedonale, tra i più lunghi al mondo, collega Ernen alla strada cantonale (https://www.myswitzerland.com/it-it/scoprire-la-svizzera/route/ponte-sospeso-nei-pressi-di-ernen/) ed alla stazione ferroviaria Furka-Oberalp. Giardini e frutteti intatti circondano l’insediamento a semicerchio verso la valle. Nel centro del paesino si addensano edifici residenziali costruiti nello stile tipico della regione, solitamente orientati verso sud-ovest e intervallati da piazzette e giardinetti che danno respiro al centro abitato. L’unicità della piazza centrale la rende una delle più belle della Svizzera. Attorniata da prominenti edifici, tra i quali la Tellenhaus (1576) che custodisce una delle più antiche raffigurazioni dell’eroe nazionale svizzero Guglielmo Tell (https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Tell), portata a termine nel 1578.

Lasius G. , Tellenhaus, Ernen. (Aus: Das Bauernhaus in der Schweiz, hrsg.v. Schweiz. Ingenieur- und Architektenverein, 1903): Grundriss Keller, EG, 1. OG, Querschnitt, Längsschnitt. Druck auf Papier, 47,6 x 33,7 cm (inkl. Scanrand). Architekturmuseum der Technischen Universität Berlin Inv. Nr. B 1923,56.

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DORONA


Altinum (in prossimità dell’attuale Quarto d’Altino), divenne “Municipium” quando raggiunse il suo massimo sviluppo in epoca romana a partire dal II secolo a.C. Il processo di romanizzazione ebbe inizio intorno al 131 a.C., data della costruzione della via Annia. Altinum in epoca romana era una grande e florida città, tra le più importanti dell’impero, con oltre 30.000 abitanti. Si trovava ai margini della laguna veneta, protetta dai fiumi di risorgiva Sile, Zero e Dese, ed era un’importante nodo stradale dell’Impero Romano, poiché costituita sulla Via Annia (131 a.C.), che collegava Adria ad Aquileia passando per Padova, e dalla Via Claudia Augusta (47 d.C.), che arrivava fino al Danubio, passando dall’attuale Augsburg in Germania. Altinum fu anche uno dei più importanti scali dell’Alto Adriatico e la sua fortuna è in gran parte legata alla sua posizione ed alle vie di comunicazione citate, grazie alle quali la città si ingrandì con ville, templi ed edifici pubblici, e divenne “Urbs” già dal I° secolo d.C. Dopo l’editto di Costantino (313 d.C.) che concedeva libertà di culto ai Cristiani, Altino divenne sede vescovile con Eliodoro I, vescovo di Altino fino al 407 d.C. La decadenza della città altinate cominciò con l’invasione barbarica degli Unni di Attila nel 452 d.C., e nel VII secolo i suoi abitanti si trasferirono definitivamente sull’isola di Torcello (anticamente Turricellum, nome dato dagli altinati in ricordo della Turris di Altinum), dove fu trasferita anche la sede vescovile, creando così i presupposti per la nascita di Venezia.

Trasferendosi si portarono dietro anche delle “barbine” di uva ed impiantarono sulle isole alcuni vigneti. Si trattava di vigne di antico Trebbiano e garganega, chiamate “Dorona”. La viticoltura in Laguna esiste dall’alba dei tempi e Piazza San Marco fino al 1100 era un grande giardino con orti, vigneti e frutteti, quello che è noto come brolo. I campi a Venezia si chiamano così perché di fatto erano coltivati, dato che anche le piazze in una città in cui il novanta per cento dello spazio è occupato dall’acqua andavano sfruttate per sfamare il popolo.

L’isola di Mazzorbo, per le sue caratteristiche divenne il luogo ideale per produrre vino bianco fermo. Il vino dei Dogi veneziani, prodotto con un’uva che si era adattata al terreno salino ed al clima insulare della laguna. Il vigneto, da sempre fu gestito in maniera collettiva dalla popolazione.

Un muro ricostruito nel 1727, dai francesi, fu eretto per recingere i “preziosi” 10 mila metri quadrati di terra con 4000 piante d’uva Dorona, una esclusiva ed unica uva autoctona veneziana.

Oggi qui si trova la Tenuta Venissa: una vigna murata aperta al pubblico, dove passeggiare e rilassarsi nella magica atmosfera di questo luogo. La vigna murata del Venissa ospita il vigneto di Dorona di Venezia, un’uva autoctona veneziana, che era quasi scomparsa dopo la grande acqua alta del 1966. Oltre alla vigna si possono visitare gli orti, gestiti da nove pensionati dell’isola, che nei mesi primaverili producono le famose castraure (carciofi) di Mazzorbo. Parte della verdura prodotta negli orti viene utilizzata nel Ristorante Venissa, premiato con la stella Michelin, e nell’Osteria Contemporanea, che propone una cucina più informale. All’Osteria del Venissa è possibile fermarsi anche solo per bere un bicchiere di vino, godendosi la pace di quest’oasi verde nella laguna di Venezia. Sempre all’interno della tenuta, è presente il Venissa Wine Resort, che offre ai propri ospiti cinque eleganti camere, dov’è possibile soggiornare per vivere l’isola nei momenti più tranquilli e romantici: quando i turisti devono ancora arrivare, oppure rientrano in città, nelle isole di Mazzorbo e Burano si vive ancora quell’atmosfera paesana, che contraddistingue la vita dei suoi abitanti.

Al di là del muro, insistono le splendide forme architettoniche, del quartiere di Edilizia Economica Popolare, il cui progetto è degli anni 1980-87, ed è stato elaborato dal gruppo progettazione guidato Giancarlo de Carlo con Alberto Cecchetto, Paolo Marotto, Etra Connie Occhialini, Daniele Pini, Renato Trotta.

De Carlo interviene a Mazzorbo, con un doppio incarico, per il Comune di Venezia, attua la realizzazione del progetto planivolumetrico dell’area, per lo Iacp l’edificazione di 36 alloggi. La particolare delicatezza e singolarità dell’ambiente lagunare richiedono all’architetto specifici studi preliminari sull’inserimento paesistico e sulla cultura dell’abitare tipica degli isolani, che culminano nei due aspetti più rilevanti della progettazione: ricerca dell’integrazione dei percorsi di terra e acqua e sviluppo delle tipologie di alloggi, distinte in nuclei “mazzorbini” e “buranelli” a seconda della provenienza e delle esigenze degli abitanti. Al primo lotto residenziale di 36 alloggi, già costruiti e commissionati dallo Iacp veneziano, avrebbe dovuto seguire un intervento 4 volte più esteso, poi invece molto ridimensionato e ridotto a soli altri 15 alloggi Iacp, con riqualificazione del campo sportivo e una nuova palestra dotata di tribune. La complessa articolazione volumetrica ricercata per ogni unità abitativa, sottolineata da un efficace cromatismo mutuato dall’isola di Burano, rende l’insediamento residenziale nuovo per il linguaggio moderno con cui è realizzato, magnificamente inserito nel delicato equilibrio naturale di terra, acqua e cielo, spazi tradizionali e caratteristici dell’ambiente laguna.

Ai giorni nostri, il lusso esclusivo e perfetto della “Tenuta di Venissa”, che produce un vino da oltre 300 euro al litro, venduto in tutto il mondo nelle bottiglie in foglia d’oro del muranese Giovanni Moretti, e la dotta sapienza architettonica del quartiere popolare di De Carlo, lasciato “deperire” per mancanza di manutenzione, come tutte le “cose” pubbliche in Italia, si confrontano, dal punto di vista paesaggistico, proprio nel Vigneto “murato” (ma aperto al pubblico).

Ci vorrebbe un ennesimo “piccolo miracolo italiano”, facendo in modo che le due realtà collaborassero (cosa che oggi non avviene) in un sostentamento che non è solo economico, ma anche di idee e di cultura, dove architettura, paesaggio, enogastronomia, potrebbero restituire l’idea di una patria, intesa come tutto ciò che costituisce lo spirito, le radici, l’identità di un popolo : l’ Heimat direbbero i popoli germanici.

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27 agosto 2020


Le Corbusier è morto il 27 di agosto del 1965, Roquebrune-Cap-Martin (Francia).
Rene Burri – Paris, 1960 ne fotografa il tavolo da lavoro.

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Münster sorge a 1390 metri s.l.m. nel Vallese superiore, attraversato dalla Furkastrasse (la strada del Passo del Furka) sulla sponda destra del Rodano, che qui viene chiamato Rotten. Il centro di questo villaggio, con la tipica struttura compatta, è caratterizzato dalle tradizionali case in legno a ridosso l’una dell’altra e rivolte verso sud. Le cosiddette «Gommer Häuser» (case del Goms) sono state costruite vari secoli fa come costruzioni omni-comprensive, che riunivano sotto un unico tetto la parte abitativa e la parte destinata alle attività lavorative. Per proteggerle dai roditori, furono costruite su palafitte e protette con grandi lastre di pietra “Mausplatten” (funghi in pietra). Nel corso del tempo, il legno di larice con cui sono state costruite ha assunto una colorazione estremamente scura per effetto dell’irraggiamento solare. Molte datano tra il 1400 ed il 1500.

Si tratta di un’architettura dove la tecnologia del legno, si fonde con un’estetica che valorizza i dettagli tecnici, facendoli diventare elementi decorativi della facciata.

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Nel XVII e XVIII secolo, la regione del Goms (e, con essa, anche Münster) ha registrato un periodo di fioritura economica e culturale. Il transito dei mulattieri e il commercio di bestiame con la Lombardia attraverso il passo Grimselpass, il Passo della Novena o il Griesspass, nonché il mercenariato, portarono ricchezza in questa valle alpina. Testimonianza di questo periodo d’oro sono le settanta chiese e cappelle costruite nel territorio di Goms. Solo nella zona di Münster-Geschinen sono pervenute fino a noi sei costruzioni sacre, fra cui la famosa Marienkirche con il sontuoso e dorato altare maggiore tardo gotico del 1509.

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La messa in funzione delle strade di valico attraverso il Sempione e il Gottardo, come pure la ferrovia del Gottardo nel XIX secolo, hanno posto fine al transito di merci nel Goms. Al contrario, la costruzione dei collegamenti viari (collegamento alla ferrovia del Cervino-Gottardo nel 1914) ha dato impulso al turismo, oggi la fonte principale di reddito dei 400 abitanti della località.

Non lontano da Munster, il “Goms Bridge”, un ponte ciclopedonale strallato, inaugurato nell’estate del 2015, ha una lunghezza di 280 m e una larghezza di 1,40 m. Il ponte sospeso attraversa il fiume Rotten a un’altezza di 92 m. In questo premiato villaggio si possono ammirare nella piazza centrale i più antichi affreschi di Guglielmo Tell, risalenti al 1578.

Il nuovo ponte sospeso che sovrasta il Rotten (Rodano) permette di passare direttamente da Fürgangen al paesino di Mühlebach. A Fürgangen ci sono alcuni posteggi e una fermata della ferrovia della Furka.

Conclusa la visita del nucleo centrale del villaggio, con la chiesa e le case con dipinti che narrano la storia di Guglielmo Tell, il sentiero svolta sulla destra della carreggiata, prosegue lungo il pendio fino al grazioso Mühlebach con il più antico nucleo urbano con costruzioni in legno della Svizzera. Attraversando il ponte sospeso si rientra velocemente a Fürgangen.

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Teatro Aldo Rossi del Mondo


Aldo Rossi. Il Teatro del Mondo from Dario Zanasi LAST MINUTE FILM on Vimeo.

“24 FERMATE” – LA VIA REHBERGER TRA RIEHEN E WEIL AM RHEIN


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Sabato, 4 luglio 2020

Per una lunghezza di circa cinque chilometri, la Rehberger-Weg collega due nazioni, due comuni, due istituzioni culturali, ed innumerevoli storie. Si percorre tra Riehen e Weil am Rhein, tra la Fondation Beyeler e il Vitra Campus, tra la Svizzera e la Germania, e volendo si può arrivare fino in Francia, superata l’Autostrada E35 (la via delle Genti, come la chiamava Rino Tami) ed il Fiume Reno, al paesino di Village – Neuf e di Huningue (dove si trova il ponte ciclo pedonale autoportante più lungo del mondo – https://www.basel.com/it/Media/Attrazione/Architettura-moderna/Dreilaenderbruecke).  Il tutto scandito da 24 “accattivanti” piccole installazioni dell’artista Tobias Rehberger (nato nel 1966 a Esslingen am Neckar, vive e lavora a Francoforte sul Meno) – https://www.24stops.info/en/intro/

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E’ così possibile esplorare un paesaggio naturale e culturale molto diversificato, dove gli europei per centinaia di anni si sono fatti la guerra, si sono “scannati” con milioni di morti. Ci si può fermare per ammirare il paesaggio, sdraiarsi sull’erba, fare un picnic in luoghi appositamente attrezzati. Ambedue le realtà museali : Vitra e Beyeler, forniscono per pochi franchi/euro dei gustosi cestini da picnic. C’è pure un piccolo autobus elettrico, che relaziona i due luoghi, per le persone con difficoltà di deambulazione: alcuni giorni, prenotando, si può fare il percorso (aperto a tutti) con guide appositamente istruite. La Rehberger-Weg dà l’opportunità di conoscere e mettere in relazione la “ricca” storia della zona e della sua gente e contemporaneamente invita a fare un viaggio nella natura bellissima. Una natura antropizzata, più o meno saggiamente, ma che fa dei contrasti, la sua stessa bellezza. Ci si muove tra filari di vite, campi di cereali, maestosi alberi di ciliegio. E’ l’Europa, quella che tutti vorremmo, fatta di qualità, di cultura, di enogastronomia, di storia, di paesaggi sapienti, che qui ha la sua evocazione “plastica”. E’ soprattutto un percorso dove l’architettura (quella “buona” e di qualità) si inserisce, e dialoga magistralmente con l’ameno paesaggio circostante; in 5 chilometri si passa dal “Senatur” Renzo Piano della Fondation Beyeler (https://www.fondationbeyeler.ch/en/museum/architecture-and-nature), dove a fianco il “Vate” Peter Zumthor sta realizzando l’ampliamento (https://it.furniturehomewares.com/2017-05-05-peter-zumthor-extension-designs-renzo-piano-fondation-beyeler-riehen-basel-architecture-news), al Vitra Campus, dove è “collezionata” da decenni il meglio dell’architettura mondiale a firma di : Sanaa, Alvaro Siza, Frank O’ Gehry, Zaha Hadid, Tadao Ando, Herzog& De Meuron, Nicholas Grimshaw, ecc. (https://www.vitra.com/en-cn/campus/campus-architecture). Il tutto costellato da edifici e contenitori, che palesano la loro storia architettonica, magari minore, ma che costruisce un paesaggio morfologico, tipologico, particolarmente ricco e diversificato. In cinque chilometri, si passa dalle mostre d’arte del Beyeler (oggi – EDWARD HOPPER – https://www.fondationbeyeler.ch/en/exhibitions/edward-hopper), alle mostre di architettura e design della Vitra (oggi – GAETANA AULENTI, in Italia quasi dimenticata – https://www.design-museum.de/en/exhibitions/detailpages/gae-aulenti-a-creative-universe.html). E’ un percorso iniziatico, altamente istruttivo, che “spiega” la liaison tra architettura, paesaggio e natura, un atto didattico fondamentale, che qualunque essere umano dovrebbe affrontare prima o poi nella sua vita.

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Immagina……..puoi !


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Il Dormiglione , Woody Allen, 1973 (Credits – https://quinlan.it/2016/11/19/il-dormiglione/)

E quando riapri gli occhi, la Milano che sta di fronte a te (in questo esercizio progettuale d’immaginazione), è diventata una città che ha applicato, rapidamente e con perseveranza per alcuni anni, dopo la pandemia e l’avvento alle Elezioni Amministrative comunali del 2021, di un Sindaco nuovo, colto ed illuminato che ha, con grande perseveranza e consenso, incentivato ed adottato le migliori pratiche in uso nelle città europee più salubri e vivibili : Oslo, Copenhagen, ecc..  Con particolare attenzione, a dove viene utilizzato maggiormente il trasporto pubblico locale, come a Parigi, Londra e Budapest; ed anche imitando le città con maggiore mobilità dolce come Madrid e Stoccolma, ha consentito di conseguire rapidamente, una maggiore percentuale di mobilità pedonale.  Mentre “copiando” da Bruxelles ed Amsterdam, la città lombarda è diventata una delle metropoli europee in cui si pedala di più e si utilizzano meno le auto.

I risultati sono stati ottenuti predisponendo strumenti, coordinati con tutta l’Area Metropolitana e con la Regione Lombardia, per incentivare l’uso dei trasporti pubblici: 1) dei bonus sugli abbonamenti a chi lascia l’auto a casa; 2) una consistente erogazione di denaro al nucleo familiare che dimostra di non possedere nessuna auto; 3) funzionamento dei mezzi di trasporto pubblico per tutte le 24 ore; 4) potenziamento di tutti i mezzi di trasporto pubblico, soprattutto di quelli elettrificati, a GPL/Metano e ad idrogeno. Invece per quanto riguarda la mobilità pedonale “dolce”, sono state aumentate le aree pedonali ed anche le zone a 30 km orari in prossimità degli insediamenti residenziali. Soprattutto si è operato per garantire sicurezza ed una chiara separazione tra viabilità pedonale, ciclabile e su gomma.

Riguardo all’uso della bicicletta, il comune ha deciso di riconoscere un contributo tra i 21 e i 25 centesimi a chilometro a favore dei lavoratori ciclisti. Non solo. Le aziende sono state obbligate a creare aree di parcheggio per le bici, in loro prossimità, e così è stato anche per gli uffici, privati e pubblici. E ancora, i lavoratori che utilizzano il bike sharing ricevono uno sconto sul servizio, mentre un ulteriore incentivo, oltre a quelli statali, è riservato a chi acquista una bici elettrica. – (https://bit.ly/2XWpjs3)

Appena insediata la nuova Giunta ha immediatamente fatto elaborare ed ha approvato un nuovo PGT (piano di Governo del Territorio) a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio, soprattutto quello agricolo. Una moratoria sul costruito, della durata almeno di un decennio, che consenta alla città di tornare a respirare e di sanare la “frenesia edilizia inconsulta” contenuta nei PGT delle Giunte precedenti. Si sono altresì adottati criteri per un utilizzo socialmente equo del suolo, e produrre alloggi sociali a basso costo, su modello di quanto già fatto a Monaco di Baviera con il “SoBoN Munich Path” ( https://bit.ly/2C67QVE ). A tal fine, il Sindaco nuovo ha anche fatto predisporre degli strumenti, per vincolare a verde pubblico tutti gli scali ferroviari milanesi dismessi, che saranno acquisiti dalla pubblica amministrazione, per motivi urgenti di salute pubblica, restituendoli ai cittadini come, aree verdi, vuoti urbani, parchi orizzontali di grande dimensione. Sfruttando appieno così’ forse l’ultima occasione per cambiare i destini dell’assetto urbanistico milanese. Strumenti con finalità di ridurre il consumo di suolo e soprattutto la perniciosa densità urbana (https://bit.ly/2UJG8Ex). Infatti. Milano, dopo Parigi, Barcellona ed Atene, è stata nel 2020 la quarta, tra le grandi città europee per densità abitativa: 7653 abitanti per chilometro quadrato. Ben oltre Londra (‎5589 ab/Kmq), Amsterdam (‎3893 ab/Kmq), Madrid (5334 ab/Kmq),  Monaco di Baviera (4712 ab/Kmq), quasi il doppio di Berlino (4165 ab/Kmq). Milano non è diventata una città dove il verde, verticale o sui tetti, “nasconde l’architettura come una pelle” e tutto il volume e l’edificazione possibile, come si faceva, più che altro per marketing politico, con il precedente Sindaco/Manager (https://bit.ly/3hu8RXy ), ma una metropoli dove si respira veramente, e la natura raggiunge ogni abitazione, perché tra il costruito si sono insinuati generosi spazi verdi, collegati tra loro da piste ciclabili sicure e protette (con a lato spazi verdi) e non “pitturazioni sull’asfalto”; dove le vie sono ampie ed alberate. Un verde a disposizione di tutti, e non per pochi, soprattutto un “dono di sana respirabilità” per le generazioni future. Tutto il nuovo costruito dovrà adottare materiali riciclabili come il legno FSC, o il bambù, che consentono anche di “fissare” la CO2.

Così facendo, in pochi anni è rapidamente migliorato soprattutto il microclima locale, e l’Area Metropolitana di Milano non è più la metropoli caotica, surriscaldata ed inquinata, degli anni passati, dove per più di 100 giorni l’anno ha le micropolveri sottili superavano la soglia massima di 50 microgrammi per metro cubo (https://bit.ly/3hoBLIO); ma è diventata un luogo dove si è tornati ad avere fiducia e speranza nel futuro all’insegna di una vera qualità complessiva dell’ambiente urbano. Tali provvedimenti “sanitari” hanno anche probabilmente garantito la possibilità che una strage, come quella verificatasi durante la pandemia del 2020, non potrà più avvenire con quella virulenza ed alto tasso di mortalità.

Immagina……puoi, dato che il progetto che si ipotizza, è sempre anche destino, in questo caso necessariamente politico!

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Lo “studiolo”


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Jože Plečnik a Lubiana, dal suo “studiolo ligneo” nel sobborgo di Trnovo, addizione “erculea” alla Hisa, realizzato nel 1933, come in una “tolda arquata” (piano terreno e piano primo), di una nave, splendidamente arenata, in un magnifico giardino; da dove dominava ed osservava, il “mare urbanistico ed architettonico” della città slovena, e lo progettava e lo dominava. Qui riceveva i suoi studenti ed i clienti. Spesso anche ci dormiva. – https://bit.ly/2AO96Me

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«Studiolo», come ben ci descrive Giorgio Agamben, nell’omonimo libro, si chiamava nei palazzi rinascimentali la piccola stanza in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, progettare il futuro, circondato dai quadri che amava in modo speciale.

Qui, in via Karunova 4–6, non ci sono grandi quadri, ma disegni, piccole sculture, tanti libri, e soprattutto oggetti, strumenti professionali e materiali edili; un po come in tutta la “casa laboratorio”.

Gli ambienti emanano ancora l’odore dei legni pregiati utilizzati dall’architetto sloveno, i luoghi sanno di polvere e di libri antichi, mentre dalle finestre socchiuse sul giardino, penetrano i profumi delle piante in fiore.

Eppure se ci si va, chiaramente si percepisce ancora, nella disposizione non casuale degli oggetti, nella “luce” voluta da Plečnik, tutta l’energia creativa insediata in quel magnifico luogo.

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La città “PULSANTE”


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Un’immagine dal Parco Nord Milano del Centro Direzionale Garibaldi / Repubblica / Porta Nuova – Foto autore articolo

L’Area Metropolitana, di Milano, è da sempre un “pulsare” quotidiano di relazioni, soprattutto tra il centro ed i comuni limitrofi, ma anche oltre (Bergamo, Brescia, ecc.): Di persone, d’idee, di lavoro, di merci, di socialità. Il tessuto urbano di Milano, con questo “frenetico pulsare”, di fatto si è propagato a livello regionale, come una “ragnatela” quasi fino ai confini. Di fatto è una “Città-Regione”, e di ciò, la “carica virale” ha potuto godere per propagarsi in maniera rapida e feroce.

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PTR – Regione Lombardia con evidenziate, le conurbazioni metropolitane, a VIOLA Milano ed a FUCSIA Bergamo e Brescia (Elaborazione Centro Studi PIM- 2010)

I contagiati da Covid19, a Milano, al 12 maggio 2020 erano 9.122, con una popolazione di 1.404.239 unità; mentre nei restanti comuni della Città Metropolitana, alla stessa data erano 12.504, con una popolazione di 1.862.814. In Lombardia, il 12 maggio, i contagiati da Covid19 erano 82.904, ed i morti 15.116, con una popolazione di 10.088.484 – ( https://bit.ly/2ybaYxW ); 60 giorni prima, il 15 marzo, i contagiati erano 14.649, con 1.420 decessi.

Risulta quindi molto difficile, e forse inutile, separare, differenziare il centro dalla periferia, come fa ancora una certa intellighenzia milanese. Così come durante il “Lockdown”, anche il periodo, post Covid19, dovranno essere gestiti e integrati, ratificando questa relazione intima, ed inscindibile, tra città e territorio circostante allargato.

L’aria, in questi luoghi, è il momento durante i mesi invernali ( https://bit.ly/2Z9xFgN ), in grado di uccidere come e più del Covid19, addirittura sembra che agiscano assieme ( https://bit.ly/ 2WA0vFm ). Si continua, però, a offrire soprattutto per Milano, un modello radiocentrico, di alta densità, di pendolarismo, di volumetrie insediato nel Piano di Governo del Territorio (PGT 2030 – https://bit.ly/2TWjvfD ) che rasentano la follia edificatoria, prona ai voleri dei conti di proprietà soprattutto stranieri. Il “rassicurante” marketing ecologico / verdeggiante, costellato di eventi e manifestazioni internazionali, voluto dal manager-sindaco Sala, fa illudere il più che sia gestito in modo non secondario subito dalle radicali soluzioni alla riduzione del particolato nell’aria ( https: // bit. ly / 2LA72dc).

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Un’immagine del Centro Storico di Milano in una giornata con la qualità dell’aria pessima – Foto autore articolo (14/01/20)

Certo alcuni architetti, con il daimon del “verde”, già codificano la vita urbana del futuro post Covid19 a Milano. Tanto verde su tetti e facciate, boschi urbani dovunque ( https://bit.ly/3dUjPmQ ).

Gli fa eco l’amministrazione comunale, che ravvede nel vigente PGT 2030, già i contenuti di questa “epifania verdeggiante”; e rimanda eventuali “varianti puntuali”, ad una verifica, in autunno, dell’andamento del mercato immobiliare e della pandemia, come dichiarato di recente ( https://bit.ly/2zPEgSX ).

Forse avrebbe più senso ragionare, fin da subito, per ragioni sanitarie, su un vero policentrismo territoriale di funzioni, e su corridoi verdi, che spezzino quello che sembra un “disegno urbanistico perverso” (spezzettato a scala: comunale, metropolitana, regionale) che di fatto non è più governabile, nonostante gli strumenti urbanistici vigenti, affidato come è, quasi solamente alle pulsioni immobiliari private.

Infatti soprattutto nei comuni di “corona”, che hanno densità urbane ed inquinamento dell’aria, paragonabili, se non peggiori di quelle di Milano, il decorso pandemico è stato molto pesante (https://bit.ly/3dQmmy6), ed hanno in atto dei PGT che nell’immediato futuro, prevedono l’insediamento di entità volumetriche (residenziali, commerciali, ecc.) particolarmente vaste.

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Un’immagine dalla Torre Unipol del nord Milano – Foto autore articolo

Emblematico il caso di Sesto S.G., dove il progetto di riqualificazione delle ex Acciaierie Falck, oggi Milanosesto (https://bit.ly/2WXIUGI), ancora in fase di bonifica, si apprestava a ripartire, prima della pandemia, dopo che l’immobiliare americana Hines e il gestore di fondi immobiliari Prelios, con il supporto di Intesa San Paolo, hanno deciso di acquisire lo sviluppo edilizio (https://bit.ly/2z7MQfQ).

L’obiettivo è quello di riqualificare un’area di 1,45 milioni mq. (https://bit.ly/2AzQO1m), uno dei più grandi sviluppi immobiliari privati europei, del valore di circa 4 miliardi di euro. 15 mila nuovi abitanti previsti. Basti pensare che tutti gli scali ferroviari dismessi di Milano, in riqualificazione, ammontano “solo” ad una superficie di circa 1,25 milioni di mq.

Il vero e proprio “innesco pubblico” di tutto l’intervento sulle ex Aree Falck, sarà la “Città della Salute e della Ricerca”, che raggrupperà l’Istituto neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori, ambedue oggi con sede a Milano, che hanno firmato l’accordo, per la gestione del nascente complesso (fine lavori 2024), lo scorso febbraio.

La pandemia, di Covid19, ha palesato la necessità di prendere provvedimenti urgenti, per un ritorno e una visione globale di pianificazione del territorio in cui insiste Milano, superando le letture spezzettate per compiti amministrativi: inquinamento, piste ciclabili, trasporti, ecc .. Contrastare o ritardare questa necessità “sanitaria”, come sembra fare l’amministrazione milanese, può solo agevolare il ritorno di una nuova aggressione pandemica.

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SOPRA – Immagini delle ex Aree Falck a Sesto SG – Foto autore articolo (16/05/20)

MAPPA

SOPRA – Link ad una mappa interattiva delle principali trasformazioni in atto a Milano e dintorni ( https://bit.ly/367OhHa )

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