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Builders of the future

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Arte

La Velarca


Andando verso l’Isola Comacina ad ammirare le residenze per artisti di Pietro Lingeri, realizzate negli anni Trenta del Novecento, appena usciti con un barchino, dall’attracco di Tremezzina/Ossuccio, capita spesso di vedere le forme di una mitica imbarcazione di design. come si legge sul sito dei Beni Culturali di Lombardia: “La Velarca è una Casa-barca progettata tra il 1959 e il 1961, dai BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressuti, Rogers).

https://ordinearchitetti.mi.it/it/cultura/itinerari-di-architettura/28-lo-studio-bbpr-e-milano/saggio

L’obiettivo era di fare diventare la barca, un luogo d’incontro per gli intellettuali e costruita sulla base della storica barca da lavoro utilizzata nel Lario. Aldo Norsa con la moglie Maria Luisa (eredi dei proprietari, Emilio e Fiammetta Norsa), che per tanti anni ne hanno fatto una casa di vacanza, nel 2011 hanno donato la Velarca al FAI, individuato come ente gestore che offre alte garanzie di competenza nella tutela e valorizzazione dei beni culturali. La casa rappresenta un esempio alquanto raro di applicazione del progetto di architettura moderna in un’abitazione permanente sull’acqua. La sua fortuna fu subito ampia e diffusa a livello internazionale, anche grazie agli eccellenti contatti e alla reputazione dei suoi progettisti, lo studio BBPR. Grazie alla rilevante qualità del progetto, fu pubblicata sulle maggiori riviste d’architettura come testimonianza della creatività e dell’ingegno italiani.”

https://fondoambiente.it/luoghi/la-velarca



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L’ icosaedro


Geometria e architettura sono discipline intimamente legate da un rapporto molto profondo in cui la prima fornisce le regole e il linguaggio per la progettazione, la stabilità e la bellezza della seconda.

Mario Botta è da sempre un attento studioso della geometria, approfondendo la sua ricerca, anche sulle forme geometriche più inusuali.

È il caso del punto di “meditazione” posato nell’ agosto del 2026, al Il Giardino d’Europa a Pieve Tesino (TN). Questo è un parco a forma di anfiteatro che simboleggia l’unità europea ed è dedicato al padre fondatore Alcide De Gasperi.

Il Giardino https://share.google/U6BmALIGuw5MSaxdG



Il piccolo padiglione in legno di larice del Trentino (filiera certificata), vuole essere come ha sottolineato il progettista durante il suo intervento di inaugurazione, un “luogo d’incontro tra: natura, architettura e pensiero”.





Meno “felici” i riferimenti del Botta al mitico CABANON Lecorbuseriano del 1951 a Cap Martin (Roquebrune – Francia), che per caratteristiche, dimensioni e destinazione, dettagli, ecc., nulla ha a che fare con l’intervento di Pieve Tesino, se non per il materiale costruttivo utilizzato: il legno.

Pieve Tesino, svelato l’Icosaedro di Mario Botta | La voce del Trentino https://share.google/BeYUn1IpTZFEDxI5E

Gli interni dell’ icosaedro
Un’ altra immagine dell’ interno

Cabanon de Le Corbusier – Le Corbusier – Patrimonio dell’Umanità https://share.google/3pGawoUQbLQNLYw7f

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ISOLA COMACINA


Pietro  Lingeri, il grande architetto (Tremezzo, 25 gennaio 1894 – Tremezzo, 15 maggio 1968), è  stato un esponente di spicco del razionalismo italiano.

Qui sull’Isola antistante ad Ossuccio, dove complici i belgi, l’Accademia dei Brera, e lo stesso regime mussoliniano, ha forse dato il meglio di sé nella realizzazione di tre residenze per artisti, unendo una attenzione per il luogo alla poetica razionalista.

Infatti si è volutamente rifatto ad un edificio di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, la casa nota come “Le Sextant” del 1935 a Le Mathes sul Golfo di Biscaglia (costa atlantica della Francia).

Le tre case, una diversa dall’ altra per dimensioni e dettagli costruttivi, seppur simili, si inseriscono perfettamente nel paesaggio dell’ isola, che fu in passato una cittadella fortificata, per poi diventare un luogo di culto, legato a diverse comunità religiose. Lingeri sull’Isola Comacina, raduna tutti gli elementi materici e paesaggistici di questa parte del Lago di Como: la Pietra di Moltrasio, il legno di castagno, ma anche l’abete rosso ed il rovere per i pavimenti. Il camino sul tetto a simulare le fattezze del campanile della chiesa di Ossuccio…..una sapiente “spruzzatina” di LC……ERA GIÀ GENIUS LOCI ! Nel 1938/1940. –

Case per artisti – complesso, Sentiero degli artisti – Tremezzina (CO) – Architetture – Lombardia Beni Culturali https://share.google/38altZAC5rhk0eiTh


Campanile della chiesa di Ossuccio, dedicata a Santa Maria Maddalena
Immagine tratta da Google Maps

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MIMMO


Meravigliosa installazione del maestro Mimmo Paladino (Paduli – Benevento, 1948), a Palazzo Citterio a Milano, nella Sala ipogea James Stirling.

I “Dormienti” , uno dei suoi più celebri capolavori qui riallestiti in stretto dialogo con l’architettura del “geniaccio inglese” che lo ospita, con un’appendice di opere su carta del 1973 (Dal sogno di Icaro).





I corpi scultorei rannicchiati in maniera fetale, nel buio della sala, in cui il pubblico può muoversi liberamente, sono palesati da “raggi di luce”; spesso sembra di trovarsi davanti ai corpi degli abitanti di Pompei, colti nel sonno dall’eruzione mortale del Vesuvio.

Una installazione d’atmosfera, che fa riflettere. Aiuta anche il corredo sonoro che si diffonde nella sala.

L’esposizione, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da “La Grande Brera” in stretta collaborazione con l’Archivio Paladino.




E poi fuori, nel cortile/giardino di Palazzo Citterio, c’è pure il “Muro Longobardo” sempre di Paladino del 2017/2018.Il Muro Longobardo è un’installazione artistica permanente. Creata dal maestro della Transavanguardia, per l’apertura di Palazzo Citterio, l’opera funge da scenografico fondale per la Collina di Ermes ed è costruita assemblando pietre di recupero e frammenti archeologici.





Sempre nel cortile/giardino del palazzo, fino al 31 luglio 2026 è fruibile anche : Padiglione ispirato alle iurta dell’Asia Centrale, come spazio di aggregazione contemporaneo, su progetto di WHY Architecture.

Un fresco gazebo in cui è possibile consumare anche qualche “raffrescante prodotto” indispensabile in questa infernale estate europea.


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CAFFETTO



Villa Caffetto a Calcinate (Bs) in via Branca, progettata e realizzata tra il 1972 ed il 1974 dall’architetto Fausto Bontempi (1935/2025) per l’artista Claudio Caffetto (1942/2022), è una delle più significative architetture residenziali sperimentali “brutaliste” del secondo Novecento italiano.

L’edificio ha una dimensione “Hollywoodiana”, un’astronave nel piccolo paese di Calcinate. Caffetto è anche intervenuto direttamente negli arredi avendo una competenza familiare in merito. All’interno della zona giorno della villa, i divani e i tavolini da caffè – disegnati dallo stesso Caffetto – sono storicamente accostati e illuminati dalla lampada Alba, un’icona del design d’illuminazione prodotta da Guzzini negli anni Settanta e progettata dai designer Ermanno Lampa e Sergio Brazzoli.

L’edificio sviluppa una composizione plastica in calcestruzzo armato a vista, legno e vetro, articolata su più livelli sfalsati che seguono la morfologia della collina, annullando la distinzione tra organismo costruito e paesaggio.

La poetica è palesemente legata alle architetture di Carlo Scarpa (maestro allo IUAV di Bontempi, soprattutto a Villa Ottolenghi a Bardolino), con citazioni di Vittoriano Viganò (Casa La scala, detta anche Villa Bloc a San Felice del Benaco), e Frank Lloyd Wright (Praire House) soprattutto nei dettagli e nei materiali.

Il progetto adotta una pianta libera, percorsi spaziali non gerarchici, lucernari zenitali e grandi superfici vetrate che costruiscono una sequenza percettiva continua tra interno ed esterno. Il parco in tal senso svolge una funzione fondamentale, ogni pianta è collocata per essere vista ed apprezzata dall’interno. La residenza integra fin dall’origine funzioni abitative ed espositive, configurandosi come una vera e propria casa-museo-studio d’artista, in cui la struttura, la luce, il giardino, i materiali assieme alle opere d’arte costituiscono un unico sistema paesaggistico architettonico interno/esterno.

Oggi i proventi della vendita dei quadri e delle sculture di Claudio Caffetto, in aste periodiche, contribuiscono al mantenimento della Villa e del suo patrimonio. Garantendone l’apertura al pubblico e la manutenzione.












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I materiali e la luce.


Nell’anno 1956 Carlo Scarpa è insignito del prestigioso premio Olivetti per l’Architettura. In quel periodo l’architetto veneziano era impegnato, oltre agli interventi a Ca’ Foscari, ad alcuni allestimenti espositivi. Carlo Scarpa aveva appena concluso la realizzazione di palazzo Abatellis a Palermo ed il padiglione del Venezuela ai Giardini della Biennale. Soprattutto era impegnato nella conclusione di quel capolavoro di luce che è la Gipsoteca canoviana a Possagno.
Nel 1957 Carlo Scarpa viene incaricato, direttamente da Adriano Olivetti, della progettazione del nuovo negozio in piazza San Marco. Olivetti intende realizzare una vetrina per esibire il lavoro della impresa di famiglia in Italia.

Piccolo invaso d’acqua con scultura “Nudo al sole” di Alberto Viani

Lo spazio individuato si trova in un punto privilegiato sotto i portici delle Procuratie Vecchie all’angolo con il sotto-portego e la corte del Cavalletto, in piazza San Marco.
Il nuovo ambiente di vendita viene inaugurato il 26 novembre 1958. Il negozio si presenta, come  uno spazio museale, esaltato da una scelta sapiente dei materiali, completamente aperto verso l’esterno, con le quattro campate angolari, che si proiettano nella Piazza.

Al piano superiore trovano posto l’esposizione delle macchine da scrivere e di calcolo prodotte dalla Olivetti insieme ad alcuni ambienti d’ufficio, che mostrano la sapiente capacità dell’architetto veneto nell’orchestrare i volumi e gli spazi.











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LE RANE ALLA LIONNESE


Il noto architetto e docente, con un suggerimento culinario colto, in fregio ad un mio post su FB, citando le “Grenouilles alla Lionese”, si riferisce a rane saltate in padella, tipicamente infarinate ad arte e servite con una salsa a base di burro, aglio e prezzemolo, spesso accompagnate da limone. È una preparazione classica della cucina francese, in particolare della regione di Lione. 

Ma come abbinare il suggerimento all’architettura?

Proprio sotto il Convent de la Tourette, nel piccolo comune di Éveux situato nella zona di L’Arbresle nei pressi di Lione, insiste una grande cisterna per l’acqua, che nei mesi estivi si riempie di rane. Anzi potremmo tranquillamente affermare, che è “infestata” dalle rane. Rane di cui pare, il Reverendo Padre Marie-Alain Couturier, che commissionò a Le Corbusier la costruzione del nuovo Convento, andasse molto ghiotto.

L’opera, in “beton brut” è coeva alla costruzione del convento lecorbuseriano, edificato per i frati domenicani tra il 1956 ed il 1957.

Un’opera “marginale”, tecnica, da sempre sottovalutata dagli storici, un pò come è successo, per il “Depot des ordures” dell’Unitè d’Habitation di Marsiglia, di cui abbiamo già trattato in un articolo su questo Blog.

Un’opera che ha nella forma planimetrica, a “fontana absidale”, forse la sua caratteristica più interessante.

Sopra planimetria con localizzata la cisterna delle rane, tratta da Google Earth





Giunti nella tarda mattinata al Convento lecorbuseriano, a mezzodì già ci trovavamo, con le gambe sotto ad un tavolo di una Brasserie ad Eveax sur l’Arbresle (suggeritaci dal nostro accompagnatore alla visita dell’opera di LC), a gustare le uno dei piatti più iconici e curiosi della cucina francese che sono senza dubbio le rane.

Le rane, o “cuisses de grenouille” in francese, rappresentano un’autentica delizia per molti e una curiosità culinaria per altri.

Le rane sono state consumate in Francia fin dall’antichità. La loro popolarità crebbe significativamente durante il Medioevo, quando venivano considerate una fonte preziosa di proteine, specialmente durante i periodi di digiuno ecclesiastico, quando la carne era proibita. Con il tempo, le rane divennero una specialità gastronomica apprezzata in diverse regioni della Francia, soprattutto nelle zone umide e paludose dove le rane erano abbondanti.

Inconsueto, ma non del tutto raro, è trovarle qui ad un’altitudine di circa 320 metri sul livello del mare.


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MIMMO ED IL MURO


SOPRA – Planimetria (tratta da Google Earth) delle relazioni tra Palazzo Citterio ed il complesso di Brera

Nel giardino di Palazzo Citterio (ampliamento della Pinacoteca dell’Accademia di Brera – https://pinacotecabrera.org/grande-brera/), che presto sarà collegato con il meraviglioso Orto Botanico di Brera (https://ortibotanici.unimi.it/orto-botanico-di-brera/), una delle opere presenti nel Giardino del Palazzo, sarà l’arcaico muro, destinato a definirne parte della recinzione, denominato dallo stesso autore Mimmo Paladino: “Dei Longobardi”.

Il muro, realizzato dall’artista originario di Paduli, con gli stessi criteri costruttivi di riuso adottati dai, così detti (erroneamente) “Barbari germanici”, definiti Longobardi. Essi hanno attraversato un po’ tutta la penisola italica, concretizzando il Regno Longobardo, tra il 568-569 d.C. (invasione dell’Italia bizantina) e il 774 d.C. (caduta del Regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), per loro era consuetudine riutilizzare i residui delle civiltà precedenti, e nella penisola, trovarono soprattutto, i resti dell’Impero Romano (la cui caduta avvenne nel 476 d.C.), per ricostruire, per ricomporre, per definire i propri edifici, i propri muri, le città. (https://www.exibart.com/speednews/milano-art-week-8-palazzo-citterio-apre-al-contemporaneo-ne-parliamo-con-mimmo-paladino/).



SOPRA – Tre immagini che restituiscono l’attività creativa in merito al “Muro Longobardo” di Mimmo Paladino (immagini fotografate alla mostra di Palazzo Citterio)

Il Muro dei Longobardi costituito da pietre riutilizzate, sovrapposte con sapienza dall’artista, definiscono una serie di nicchie, di aperture, in cui saranno collocati dei “frammenti” di reperti archeologici, opere dello stesso Paladino.

Immagine del “Muro” tratta dal numero di Exibart del 11-04-2018, dall’articolo a firma M. B. Ferri

SOPRA – Planimetria della “Collina di Ermes”, con localizzato il “Muro” di Mimmo Paladino

https://www.raiplay.it/video/2024/11/Italia-Viaggio-nella-Bellezza-La-Grande-Brera-0c6d3c66-f0b9-4ca2-9692-a38b35717ced.html

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EVAPORAZIONE


Architettura d’aria,
strutture invisibili che svaniscono,
colonne fatte di vapore,
archi in equilibrio tra cielo e terra.

L’edificio dell’assenza:
là dove il pieno diventa vuoto,
la materia di beton si dissolve in respiro.

Ogni spazio ha memoria
di ciò che evapora;
l’acqua lascia traccia,
come pietra plasmata dal tempo,
come parole incise nella nebbia.

L’architetto sublime disegna vuoti,
ordina il nulla,
costruisce stanze di luce,
dove l’anima si espande,
dove l’evaporazione diventa forma.

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