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Builders of the future

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PGT

Call for Ideas


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Nel lontano 1978, appena diplomato al Liceo, e da poco iscritto alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, l’assistente di disegno (che faceva l’architetto) mi propose, chiamandomi a casa, visto che ero il più dotato del suo corso, di fare un lavoretto di disegno, per un annetto part-time, in un comune dell’Hinterland milanese.

Si trattava di disegnare e correggere gli elaborati del nuovo Piano Regolatore Generale, che si andava a redigere. A tal fine il comune dove allora imperavano i socialisti, aveva costituito nella recente sede comunale, un apposito ufficio di Piano.

I tre architetti incaricati di redigere il P.R.G. erano tutti di “sinistra”, il capintesta (che poi sarebbe diventato dopo questa esperienza il mio datore di lavoro) ovviamente iscritto al Partito Socialista e con ufficio in prossimità della sede provinciale del PSI in Corso Magenta a Milano.

Gli altri due molto più giovani, gravitavano ; uno nell’area del PCI, l’altra (la mia assistente) probabilmente nel PDUP, il partito di unità proletaria, o giù d lì.

La Stesura delle tavole di piano avveniva cercando di interpretare i dati raccolti sul territorio, i possibili sviluppi futuri, le desiderata dei cittadini e dei politici che veniva interpellati in estenuanti riunioni. Sembrava un’operazione “scientifica” ed immutabile, o almeno a me così appariva all’inizio.

L’incarico era di disegnare a mano i profili del centro storico e stendere su degli enormi radex (copie eliografiche su supporto lucido), i retini autoadesivi delle varie destinazioni funzionali, i trasferelli con i percorsi pedonali, le sigle, le legende, ecc..

Un lavoro demenziale se immaginato oggi; un lavoro manuale, che l’Ufficio Tecnico comunale non era in grado di svolgere perché sottodimensionato, e che a me consentiva di fare la mia prima esperienza lavorativa.

Io c’ero…..ma non c’ero, per motivi politici; e per questo il Comune mi pagava IN NERO circa 1.500 lire all’ora (meno di un euro). Come faceva l’amministrazione comunale a pagarmi in nero, lo sa solo Dio. Ma allora era quasi una consuetudine.

La mia disponibilità di tempo doveva esserci anche la sera fino alle ore piccole. Infatti dopo ogni presentazione pubblica degli elaborati dello strumento urbanistico ai cittadini, avvenivano delle riunioni ristrette, al piano sottostante (sindaco, giunta assessori, rappresentanti dei partiti che amministravano), dove spesso si aggiungevano “altri personaggi” (rappresentanti dell’opposizione, immobiliaristi, proprietari di grossi appezzamenti di terreno, singoli con molto potere decisionale, imprenditori, ecc.).

Io dovevo essere abile e preciso, a spostare immediatamente i retini per trasformare zone inedificabili in terreni costruibili; spostare improvvisamente strade e quant’altro. Spesso attendevo per ore, mentre sentivo che litigavano a voce alta animatamente. Poi velocemente spesso anche aiutato per velocizzare la cosa dovevo trasformare il lavoro dignitoso fatto in una “porcata”. Il tutto avveniva anche più volte nella stessa serata.

Era il SACCO del territorio. La compravendita “bendata” al mercato delle vacche. Era una accesa “partita a tresette”, come veniva dai più chiamata.

Poi i tre tecnici dovevano fare “digerire” quanto prodotto, al consiglio comunale ed ai cittadini. All’opinione pubblica.

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Oggi un certo Pierfrancesco Maran, e l’amministrazione Giuseppe Sala tutta, lanciano per l’aggiornamento al 2030 del PGT (Piano di Governo del Territorio, cioè quello che una volta era il Piano Regolatore Generale), anche una “Call for Ideas”. Insomma il Comune raccoglie idee e scenari che si ispirino agli obiettivi e regole del PGT (ovviamente gratis) rivolta a esperti, investitori, operatori che vogliano immaginare possibili scenari urbanistici per alcune aree della città in base alle regole e agli obiettivi del Piano di Governo del Territorio. Le proposte dovranno essere inviate tra il 30 novembre e il 20 dicembre 2018.

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/territorio/revisionePGT/PGT_Milano2030_CALL?fbclid=IwAR16vCKN6LeTwm_XmwQVZh4a8-Ey9qkEcT4CT4sxbJ1gFWfPJwJuZbccwXs

Una chiara, e triste, OPERAZIONE DI MARKETING POLITICO, di FALSA DEMOCRAZIA ED INCLUSIONE, infatti tutto avverrà esattamente come ho descritto nel testo soprastante, alla stessa maniera in uso nel 1978 (40 anni fa) : la “partita a tresette”. Ma ovviamente Maran e Sala questo non possono dirlo, e tutta l’operazione di NASCONDIMENTO E PARTECIPAZIONE avviene con l’avvallo dell’Ordine degli Architetti di Milano e provincia. Soprattutto Maran e Sala, non possono dire che molte delle opzioni possibili politiche e territoriali, a questo punto sono già state decise.

http://www.arcipelagomilano.org/archives/51222

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

Con – gresso


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La “mission” di questo Ottavo Congresso degli architetti, sembra IMPOSSIBLE, e forse lo è per davvero : “ offrire un significativo contributo al dibattito sul futuro dell’abitare, delle città e dei territori, proponendo un nuovo paradigma della qualità della vita urbana, ripensandone il modello. Una città, quella a cui pensano gli architetti italiani, che diventi sempre più un luogo desiderabile dove vivere, lavorare, incontrarsi, formarsi, conoscere e divertirsi: un luogo attrattivo, dunque, da tutti i punti di vista …..E poi c’è il tema dell’elaborazione di un – Disegno di Legge per la tutela dell’architettura – ”.

Oggi non sembra possibile dare una risposta che abbia un senso, una coerenza, a questo quesito plurimo. Sembra più comodo, come ormai sta succedendo da un pò di anni a questa parte, affidarsi, sia in architettura che nell’urbanistica, alla “verzura” alla “pelle” degli edifici, creando, di fatto, una solitudine architettonica di architetture “isolate” ed autoreferenziali, che costituiscono continue eccezioni, continue “invenzioni” che non costruiscono più le strade, le piazze, che sono l’anima storica stessa della socialità cittadina italiana (come ha detto di recente lo stesso Jacques Herzog in una conferenza alla Feltrinelli per MILANO ARCH-WEEK 2018).

Oggi nei PGT e nei PRG, è il verde, la piantumazione di alberi (Milano nell’aggiornamento del PGT prevede di insediare in città decine di migliaia di nuovi alberi), che va per la maggiore, e non l’architettura (quella “buona” con la “A” maiuscola). Si rifugge dall’architettura piuttosto che creare le condizioni per una dimensione urbana più umanamente sostenibile che suggerisca una nuova maniera di “abitare” le città 2.0.

I temi delle città oggi sono : l’insicurezza (più percepita che effettiva), la crescente diversità sociale (pochi ricchissimi, e tanti quasi alla soglia di povertà) e le questioni di convivenza (giovani/anziani, italiani/immigrati), i diritti delle minoranze, l’accesso ai servizi, l’avanzamento del digitale (e della nascente robotica), l’infrastruttura tecnologica (rete, mobilità, ecc.) e la dimensione immateriale del futuro urbano; le soluzioni sembrano legate esclusivamente all’architettura sostenibile e agli approcci resilienti “a base di verde”, per una progettazione urbana, che viene “spacciata” in alleanza con la natura (ma che così inevitabilmente non è).

Il Verde nei Piani di Governo del Territorio, nei P.R.G., serve come “Cavallo di Troia” per immettere in città sempre più caotiche ed inquinate (come ad esempio Milano, la città dove lavoro), altra superficie lorda di pavimento (SLP) e nuovi residenti, con il loro traffico conseguente (che uccidono con le micropolveri sottili) e la congestione dei servizi. Un esempio emblematico la dismissione gli scali ferroviari milanesi, dove il miraggio di parchi verdi sul modello di “Central Park a New York” è la caramellina per fare “digerire” ai milanesi milioni e milioni di metri cubi. Sempre più spesso chi amministra è “prigioniero senziente” di logiche immobiliari trasnazionali (fondi arabi, ecc., fondi cinesi si stanno comprando le nostre metropoli e gli edifici più significativi). Gli architetti e gli urbanisti sono prigionieri e “complici” anche di logiche mediatiche tese a conseguire attraverso la progettazione “verde”, il consenso dei cittadini, ad un continuo consumo di suolo. C’è chi si oppone a mere logiche di consumo di suolo senza qualità ( https://bit.ly/2ME55uF ), c’è chi invece inneggia ad una continua crescita dell’edilizia fine a se stessa anche quando gli alloggi vuoti raggiungono numeri ragguardevoli ( solo a Milano oltre 70 mila alloggi vuoti – https://bit.ly/2lJOPwJ ).

Il dibattito tra gli architetti in merito si fa acceso, ed anche generazionalmente divisivo, da una parte gli architetti anziani, che cercano una liaison una “connessione” con la storia delle città, per ottenere un governo del territorio più coerente con il passato, magari a piccoli gradi. Dall’altra gli architetti più giovani, dove la storia, la “memoria” è solo un peso a cui soggiacere per giustificare qualunque soluzione possibile per una città a dimensione degli immobiliaristi. L’equazione SLP = LAVORO, in particolare modo a Milano è quanto mai vera, visto che la metropoli lombarda è in un certo senso, considerata dai più lo “Stargate” per l’Europa, degli italiani. Ciò fa si che la popolazione giovanile di Milano, ed anche quella degli architetti (immigrati da ogni parte d’Italia), sia in continuo aumento e che necessita di una risposta abitativa e di servizi sempre più marcata ed impellente ( https://bit.ly/2z5VgUy ).

L’utopia di una città ecologicamente sostenibile fatta di tecnologie (costose) meno impattanti : auto elettriche o ibride, mezzi di trasporto elettrici, impianti di riscaldamento ad emissioni zero (pompe di calore. Impianti fotovoltaici, ecc.) sembra difficile da raggiungere vista la situazione economica italiana ed il continuo aumento della popolazione non in grado di avere un reddito in grado di sostenerla ( https://bit.ly/2MCIkas ).

Bisogna come architetti, reagire alle affermazioni che tendono, con troppa facilità, a rendere come ineluttabile il diffondersi delle nuove tecnologie applicate alla città, rendendo le strutture morfologiche, spaziali e architettoniche sempre vetuste (e sempre più velocemente)  perchè “non fluide”, mentre per i progettisti “di qualità” rappresentano un patrimonio e una costante di valore insostituibile. Come architetti e progettisti abbiamo difficoltà a pensare che la città 2.0 (o 4.0), destinata ad azzerare gli storici spazi urbani, possa rappresentare un riferimento valido in senso generale anche se le nuove tecnologie (computer portatili, smartphone, ecc.), possono contribuire, con facilità, a rendere più accessibile, fruibile e godibile la città storica.

La formazione universitaria degli architetti d’altronde, dopo anni di crescita segna il passo, sia al sud che al nord ( https://bit.ly/2NeTe7fhttps://bit.ly/2IFL8kQ ), una eccessiva liberalizzazione della professione ha fatto si che i numeri dei professionisti architetti in Italia, siano “ai confini della realtà” ( https://bit.ly/1QEtfSG ).

E’ un pericoloso “mix esplosivo” che accomuna la Scuola di Siracusa ad un trend nazionale ed anche internazionale di gettonate Accademie, in odor di crisi d’iscrizioni. S’impone una importante riflessione che travalichi il contesto locale.

La liberalizzazione delle parcelle aggiunge ulteriore mancanza di qualità all’azione professionale ( https://bit.ly/2tVY2We ).

Mentre gli ordini cosa fanno ? Quando va bene , ce la “cantiamo e ce la suoniamo” tra di noi architetti, oggi più che mai con l’obbligo dei crediti formativi, chiusi nelle aule degli ordini professionali (che così hanno trovato un motivo per continuare ad esistere), ed i webinar on-line. Vi è uno scollamento tra l’idea che hanno gli italiani degli architetti (mangiasoldi ad ufo ed incompetenti) ed una professione che, nel Paese della “Grande Bellezza”, dovrebbe essere al centro di una riflessione sociale complessiva su: paesaggio, architettura, ripristino del territorio dal punto di vista idrogeologico, turismo, mobilità, futuro, ecc.. Bisognerebbe iniziare a diffondere (a tutti e per tutti : nelle scuole d’obbligo, agli anziani, ecc.), un sapere disciplinare che troppo spesso è legato solamente ai nomi di un paio di archistar (Renzo Piano, Massimiliano Fuksas….) o alle storielle mediatiche di Alberto Angela sulle architetture del passato. Bisogna ritornare a raccontare, noi architetti, l’architettura ed il paesaggio italiano alla gente comune, in maniera chiara e comprensibile, spiegando il legame indissolubile con una delle professioni più belle al mondo, quando gli è consentito di “dispiegare le ali”.

Non sarà certo una “Legge di tutela della architettura” (e della professione dell’architetto), l’ennesima legge italiana nel coacervo di eccesso di legislazione attualmente vigente, a fare si, che l’architettura (la buona architettura, i bravi architetti, ed anche il buon paesaggio) torni in Italia ad essere un bene comune dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Prima c’è molto da fare proprio da parte nostra (di noi architetti) e soprattutto all’interno della nostra professione !

Sesto San Giovanni, 1 luglio 2018

Dario Sironi

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

Mille e non più mille.


1 IL PRINCIPIO Consumo di suolo: i dati%%%

Sto seguendo con le operazioni di revisione del PGT di Milano (governata dal centrosinistra), visto che contemporaneamente anche a Sesto San Giovanni sta attuando la stessa procedura.

Milano (Sala e soci) sta attuando, la solita messa in scena, della presunta partecipazione, attraverso una serie di appuntamenti / convegni (alla Triennale il 19 di maggio vi è stato il primo – http://www.triennale.org/evento / milano-2030 / ) per riflettere sulla città e raccogliere eventuali istanze. Sesto San Giovanni invece ha optato per raccogliere con un format i suggerimenti dei Cittadini e dalle associazioni (c’è tempo fino al 19 agosto – http://www.sestosg.net/sportelli/sestoprogetta/pgt/ ).

Milano è più avanti, Sesto San Giovanni sta iniziando ora, ma le procedure “partecipative” sono completamente diverse. Milano come Sesto immagina (probabilmente) di incrementare, nei prossimi decenni, la propria popolazione, sia giovanile, che anziana. Aumentare la dotazione di verde pubblico pro capite, ridurre l’inquinamento dell’aria, ed il consumo di suolo.

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L’aspetto che colpisce è l’assenza di confronto con la dimensione metropolitana di ambedue le revisioni in atto dei PGT, inteso come strumento di controllo e indirizzo dello sviluppo del territorio che dovrebbe intendersi “allargato”, e che invece è rigorosamente contenuto nei limiti comunali : sia nel PGT di Milano (città guida dell’Area metropolitana) che di Sesto.

Ormai è acclarato il fallimento dell’istituzione della “Città Metropolitana” seguito alla Legge Del Rio. Ambedue i PGT “finiranno” l’analisi e le previsioni ai loro confini, come ad esempio per quanto concerne il traffico viabilistico.

Il dialogo fra le amministrazioni dell’hinterland e il capoluogo, tanto faticosamente tenuto in vita del PIM (piano intercomunale milanese), si è completamente dissolto, per essere sostituito da un clima di contrapposizione, che si riflette in maniera pesante sulle scelte di contenuto dei PGT.

La situazione è paradossale, quasi surreale, se si considera che, simultaneamente, sono in corso di revisione, sia il PGT di Milano, che il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) dell’ex Provincia, ora “Città Metropolitana”. Un “buttar via soldi”, in cui noi italiani non ci supera nessuno.

Ambedue i PGT sembrano, nelle prime istanze, puntare sul verde, sul contenimento del consumo di suolo. Milano ambisce ad un’opera di riforestazione urbana (sponsor Boeri Stefano) piantumando decine di migliaia di nuovi alberi; Sesto San Giovanni presumibilmente punterà tutto sull’ex parco delle Ex Aree Falck, che nel corso degli anni sta diventando sempre più “ristretto”.

Milano si gioca anche la carta degli ex scali ferroviari, dove il verde (è sia reale che “colorato” – http://www.abitare.it/it/habitat/urban-design/2017/05/21/milano-scali- ferroviari-architetti / ) serve a camuffare un costruito a volte eccessivo e strumentale. Stessa sorte per la riapertura dei Navigli, anche qui si cerca il consenso popolare, condividendo un più non posso ( http://www.milanotoday.it/attualita/navigli-dibattito-pubblico.html ).

Ne vedremo delle belle! Rimanete sintonizzati.

LA VISIONE.  Una città vivibile mq / ab, 5.  mq / ab mq / ab parchi.  parchi.  parchi.

 

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Una promessa di felicità


 

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Il comune di Trento ha in programma una sostanziale revisione del Piano Regolatore Generale (PRG) vigente. Quello del 2012 era stato redatto anche con l’apporto del catalano Joan Busquets e conteneva numerose “visioni urbanistiche” che solo in parte si sono realizzate: come ad esempio la riqualificazione dell’ex Area Michelin, da parte di Renzo Piano.

La revisione del PRG sta avvenendo mediante la costituzione di una equipe mista (Gruppo di lavoro preparatorio degli indirizzi) : Università, Ordini professionali, ecc. coordinati dall’architetto Giuliano Stelzer, responsabile del Progetto revisione del Prg, e per gli aspetti scientifici delle ricerche dal professor Mosè Ricci, ordinario di urbanistica e di progettazione architettonica. In tutto 12 membri compongono l’equipe.

Oltre alle consuete desiderata urbanistiche : riduzione consumo di suolo, riciclo e recupero edifici dismessi o non utilizzati, semplificazione normativa, si stanno anche affrontando temi innovativi come quelli inerenti gli effetti che i cambiamenti climatici avranno sull’architettura e sull’urbanistica. Attenzione particolare anche per la mobilità sostenibile : nodi d’interscambio, automezzi elettrici, biciclette.

Se, come sostiene Mosè Ricci, uno dei registi dell’equipe : “Un PRG deve anche essere, per i cittadini, una promessa di felicità”, ecco che il processo partecipativo popolare, sarà recuperato in seconda battuta, dopo la stesura definitiva degli indirizzi, mediante dibattiti pubblici allo Urban Center e l’utilizzo dei concorsi d’idee.

La “resilienza urbana”, finalizzata a tenere conto dei cambiamenti climatici in atto è una questione innovativa per l’urbanistica in Italia, lo sostengono anche Luca Mercalli (climatologo di fama) e Beppo Toffolon (Italia Nostra Trentino); se sarà opportunamente accoppiata ad una “densificazione” tesa a ridurre il consumo di suolo (sopraelevazione edifici esistenti, riqualificazione di quelli dismessi, ecc.), potrebbe costituire una carta vincente, in vista di una città di Trento sempre più spinta verso il turismo sostenibile, soprattutto ciclabile.

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Eddyburg


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Appello di Eddyburg in merito alla Legge Regione Lombardia 12/2005

http://www.eddyburg.it/2013/01/urbanistica-e-territorio-una-priorita.html

Che dire……..tutto condivisibile, anche se io non “demonizzerei” più di tanto, la Legge 12/2005. E’ come viene applicata che è demenziale. Le Amministrazioni lombarde, non sono in grado di fare vera partnership con il privato (non avendone la cultura), nè di essere veramente propositive dal punto di vista progettuale (anche quì non avendone la cultura). Quasi tutte perseguono, fini esclusivamente economici nella trattazione del territorio.

D’altro canto vivere in Lombardia, dove oggi vivono, su soli 23.860,62 chilometri quadrati (di cui il 40,5% montuoso), oltre 10 milioni di persone, dove come si legge su Wikipedia : “La Lombardia è la prima regione d’Italia per importanza economica, contribuendo a circa un quarto (24,1% nel 2006) del prodotto interno lordo nazionale; inoltre ospita molte delle maggiori attività industriali, commerciali e finanziarie del Paese, e il suo reddito pro capite supera del 35 per cento la media europea. Insieme a Baden-Württemberg, Catalogna e Rhône-Alpes è uno dei quattro motori dell’Europa, e costituisce una forza economica trainante per il resto dell’Unione europea.”, significa inevitabilmente, oggi, con questi numeri INEVITABILMENTE continuare a crescere, per evitare che un MOTORE che sostiene questa idea di sviluppo, si interrompa.

Sarebbe un grave danno per tutti, Italia e Europa compresa, fermare o rallentare il “motore lombardo”. Probabilmente anzichè, BANALMENTE, prendersela con un legge (sicuramente mal fatta) ma soprattutto applicata malissimo ed in maniera “deviante” come solo noi italiani sappiamo fare, bisognerebbe prendersela con chi sostiene questo tipo di sviluppo (mafia compresa). Bisognerebbe anche proporre un nuovo modello economico, sostenibile con queste forze in campo.

Chi ha scritto l’appello di Eddyburg (e molti di quelli che sottoscrivono), si continuano a muovere con le categorie disciplinari classiche afferenti all’urbanistica, che vuol dire : “Una disciplina che studia il territorio urbanizzato ed il suo sviluppo. Essa ha come scopo la progettazione dello spazio urbanizzato e la pianificazione organica delle sue modificazioni su tutto il territorio, compreso quello scarsamente urbanizzato. Estensivamente l’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria” . Un termine “urbanistica” che proprio nello sviluppo economico, infinito, trova il suo stesso motivo di esistere. Forse ci vuole qualcosa di diverso, in grado di interpretare anche con lungimiranza questo sviluppo, che oggi deve  sicuramente fare i conti con la grave crisi economica dell’Europa.

Forse, sarebbe stato meglio fare un appello alla decrescita economica controllata (quindi lenta, lentissima, ma  progressiva, e soprattutto protratta nel tempo), del territorio lombardo, alla sua progressiva de-costruzione (abbattendo e rinaturalizzando), alla riduzione e de-localizzazione (lenta e progressiva) delle persone e delle industrie che qui ora insistono. Soprattutto si sarebbero dovute dare delle indicazioni in merito all’orientamento della politica economica lombarda verso modelli più sostenibili, per il territorio/paesaggio (ma non solo, anche per l’aria e l’acqua), da cui dipende intimamente questo modello di sviluppo. Perché se non si fa questo, una legge vale l’altra. Tanto poi sarà il mercato a fare o meno la differenza, infatti ad una fase di sviluppo della “cementificazione”, segue una fase di “inviluppo”, dovuta alla crisi economica mondiale. Ed ecco subito tutti a chiedere nuove leggi o rimozione di quelle esistenti. Il cementificatorio PGT della Giunta Pisapia (meno cementificatorio di quello della Giunta Moratti), non sarà mai realizzato nei prossimi decenni, per colpa della crisi economica, che per forza imporrà un nuovo modello di sviluppo.

Comunque tutti ci si muove in un’unica direzione, la pianificazione “fagocitatoria” sistematica del suolo e quindi il suo consumo inevitabile, finchè permarrà questo modello economico, con questi numeri in campo. Ed anche se si decidesse per una strada diversa ci vorranno parecchi decenni per vedere i risultati applicati sul territorio.

Bisogna quindi constatare che, purtroppo l’urbanistica in Italia, quella intelligente, al passo con l’evoluzione dei tempi e del concetto stesso di paesaggio, è ormai una “lingua morta”, che forse non necessita nemmeno più di essere resuscitata. L’urbanistica è forse giusto che stia, oggi in Italia,  esattamente come in un tomba, austera e bella. Ci vuole altro, bisogna superare il concetto economico di “gestione del territorio”, per passare a quello di progettazione  della “bellezza del paesaggio”, più che pensare a legiferare, gestire, e regolare.

Un ultimo inciso, riguarda i firmatari, di tale appello. infatti tra loro figurano molti professionisti dell’urbanistica e dell’architettura, e soprattutto docenti, che sostenendo fino all’altro ieri la vecchia cultura urbanistica (alcuni insegnandola) ed avvallando molti dei vecchi PRG,  in un arco di tempo di oltre 40 anni, ci hanno di fatto portato a questa situazione, forse in una maniera molto, ma molto più demenziale, anche dal punto di vista legislativo.

Tra tutti mi preme ricordare, un colorito (dal modo di vestire) uomo della “sinistra” che nel nord milanese è stato autore di diversi PRG cementificatori . E poi che dire di un noto ecologista, sostenitore accanito di un famoso Presidente Provinciale, poi candidatosi in Regione, ed avanti così………

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Aldo Rossi – Cappella Molteni a Giussano (Mb) in via Rimembranze

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Giuliano PiGiTi


PGT – Documento di Piano – Due delle quattro Tavole di progetto

Si legge sul sito del Comune di Milano (alla voce : Piano di Governo del Territorio) : – Il Consiglio Comunale, con delibera n. 16 nella seduta del 22 maggio 2012, ha approvato le “Controdeduzioni alle osservazioni e approvazione del Piano di Governo del Territorio articolato nel Documento di Piano, nel Piano dei Servizi e nel Piano delle Regole, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13 della L.R. 11 marzo 2005 n. 12 e s. m. i.”. A far tempo dal 21 novembre 2012 l’avviso di approvazione definitiva e deposito degli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (PGT) è pubblicato sul BURL n. 47 – Serie  Avvisi e Concorsi, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13, comma 11 della l.r. 11 marzo 2005  n. 12 e successive modificazioni e integrazioni. – Che in parole povere vuol dire che lo strumento urbanistico principale del Comune di Milano, il PGT, diventa operativo.

Infatti, lo stesso Ordine degli Architetti di Milano, riceve il seguente avviso, dallo Sportello Unico per l’Edilizia –

ATTENZIONE:

SI COMUNICA CHE IL GIORNO 21/11/2012 E’ ENTRATO IN VIGORE IL PGT (PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO) E PERTANTO PROVVISORIAMENTE FINO ALLA PROSSIMA SETTIMANA LA PRESENTAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILIZI, I SERVIZI “DOMANDA ELETTRONICA” E “GESTIONE APPUNTAMENTI” ON LINE SONO SOSPESI PER CONSENTIRE L’ALLINEAMENTO INFORMATICO DEL PROGRAMMA AI NUOVI RIFERIMENTI DI INQUADRAMENTO URBANISTICO. I NUOVI MODULI SARANNO PROGRESSIVAMENTE DISPONIBILI SUL SITO.

Avviso “inquietante”, che fa presagire giornate, settimane e mesate “misteriche, campali e criptiche” per chiunque vada a chiedere informazioni all’Ufficio Tecnico di via Pirelli 39.

“Un Piano equilibrato, che rimette al centro la città. Ampiamente condiviso con i cittadini”, queste le prime parole con cui l’assessore all’Urbanistica e all’Edilizia Privata, Ada Lucia De Cesaris, ha espresso il proprio parere, commentando l’approvazione del PGT (Piano di Governo del Territorio) di Milano. Si trincea l’assessore dietro al 44% di osservazioni al PGT accolte.

Il PGT Pisapia è di fatto rimasto segretissimo, fino all’ultimo, senza, la profusione di immagini (dati, tavole, documenti, ecc.) garantita dall’operazione mediatica del duo Moratti/Masseroli. Operazione che però, se non altro, ha consentito all’opinione pubblica di dibattere, di questo strumento fin dalle sue fasi iniziali. Oggi, con il PGT di Pisapia, riserbo più assoluto, alla “facciazza” della partecipazione.

Qui il link con tutti i documenti.

Se vi guardate gli elaborati (pesantissimi) moltissime, forse troppe “questioni” restano irrisolte. La principale è quella riguardante il  “Sistema di attribuzione di edificabilità”, che avviene tramite un indice unico, totalmente indifferenziato, che è  applicato all’intero territorio comunale.  Ciò, se unito alla libera trasferibilità dei diritti edificatori e alla liberalizzazione delle destinazioni d’uso, se non sarà meticolosamente “regimentato con sapienza” come richiesto a gran voce da tutti i detrattori della “Versione Moratti del PGT”, potrebbe dare il là a delle iniziative immobiliari/speculative concentrate (anche per volume ed slp) esclusivamente su aree e funzioni di maggior valore e pregio, vista anche la grave crisi del settore edilizio. Il tutto a scapito della “sistemazione”  delle aree periferiche, e di una riqualificazione diffusa (soprattutto delle aree dimesse), evitando così ulteriore consumo di suolo. Ad una prima lettura “grossolana” il PGT Pisapia, sembra sia  stato riequilibrato nel dimensionamento volumetrico complessivo. Infatti, se vi ricordate i grattacieli “a mazzi” del PGT Moratti, dietro al Cimitero Maggiore di Musocco, possiamo garantire che non ci sono più, abilmente “nascosti” proprio in quell’assunto “pericolosissimo”, prima descritto, dell’ indice unico.

Il PGT sembra anche caratterizzato, tra l’altro, da una maggiore attenzione all’edilizia sociale, all’Housing Sociale, senza però dare una risposta seria alla ormai gravissima richiesta di quella che una volta si chiamava “Edilizia Economica Popolare”. Ogni anno nel comune di Milano, vengono consegnati circa 100/200 alloggi, a fronte di una richiesta di “migliaia” (in provincia di Milano sono esecutivi 13.000 sfratti – Fonte SUNIA).Anche la tavola degli “Ambiti di Sensibilità Paesaggistica”, riserva delle sorprese. Innanzitutto l’allargamento dei nuclei storici esterni, fino alle mura spagnole (ed in alcuni casi oltre), cosa che imporrà sicuramente di assoggettare le pratiche edilizie che avverranno in queste zone, alla Commissione per il Paesaggio.

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Dettaglio)

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Stralcio Legenda)

Poi una curiosità, nell’elenco degli edifici di “rilevanza civile, religiosa, storica e culturale”, (notevolmente ampliato) si nota che gli estensori del Piano, hanno “vincolato” anche l’edificio dell’Ufficio Tecnico comunale di via Pirelli 39. Probabilmente dovuto al fatto che l’edificio progettato da V. Gandolfi, R. Bazzoni, L. Fratino, costruito tra il 1955 ed il 1966, è di proprietà comunale ed è stato costruito più di 50 anni fa, cosa che ne impone un vincolo.

Il PGT sembra inoltre, come quello di Morattiana memoria, non offrire, ancora, risposte adeguate alla dimensione di una metropoli che si estende ben oltre i suoi confini amministrativi e che richiedono strategie (politiche amministrative) e “visioni” di scala sovracomunale, riguardanti anche la collocazione di funzioni decentrabili e infrastrutture, forse evitabili, invece collocate dal progetto del PGT all’interno del territorio di Milano. Un PGT quindi che ignora la “incalzante” Città Metropolitana che si sta costituendo, superando la logica “micragnosa” e limitata al solo territorio comunale.

E’ questo PGT, espressione  proprio caratteristica di una Giunta, quella Pisapia, che negli assunti iniziali, doveva garantire ai propri elettori una serie di “tutele”, e che invece, con quell’atteggiamento “gentile” che la caratterizza, di fatto “nasconde” nel corpus del PGT, lo stesso “cancro” del consumo di suolo presente nel PGT Moratti.

Insomma oltre alla “fregatura” dell’Expo 2015, che in sede di campagna elettorale sembrava essere cosa che si ri-avvicinava al progetto iniziale del “grande pratone telonato” (pochissimo costruito e con eventi diffusi nell’esistente), ed invece così non è stato (una volta eletto), Pisapia, ci propina anche l’amara medicina di un PGT “un tantino palazzinaro” ma abilmente nascosto e probabilmente “a volume diluito” nel corso del tempo.

Un’ultima annotazione riguarda il cartiglio, ad una lettura attenta si nota la “massa” di professionisti e tecnici, che hanno preso parte all’operazione di stesura del Piano di Governo del Territorio di Milano, poi però se si legge in fondo alla “lista”, alla voce “Altre collaborazioni”, probabilmente si individuano i nomi esatti di coloro che di fatto hanno adattato il PGT Moratti alla “versione di Pisapia”, o per meglio dire al PGT Ada Lucia De Cesaris.

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Eutanasia di una Città Giardino


Nascere in una città giardino, nascere e vivere per una parte della mia vita a Milanino, come mi è capitato, è dal punto di vista didattico, un’esperienza incommensurabile. Il paesaggio e la sua cura, ti entra dentro, ti segna per sempre, e fa parte indissolubile del tuo codice genetico. I coni ottici di parterre erbosi infiniti su cui giocare, costituiscono qualcosa di indimenticabile. Scorrazzare in bicicletta, per vie alberate con nomi di alberi e fiori, in cui la mobilità automobilistica è ridotta, una vera e propria lezione di vita. In via dei Tigli, si può apprezzare, quando è la stagione il profumo mieloso dei fiori del tiglio; in via degli Ippocastani, rimirare a primavera la copiosa fioritura bianca degli ippocastani. In estate i villini esondano di colori e le alberature delle vie, consentono passeggiate nella frescura anche nelle ore più calde. Ovunque, soprattutto al sorgere ed al tramonto, un cinguettio si diffonde in tutte le direzioni dagli alberi. E dietro al Milanino, la cascina, dove una volta si andava a prendere il latte e la verdura, “mangiandosi” quel paesaggio delizioso. Quindi se il paesaggio è intelligente, sia esso urbano o agricolo, può essere una fonte didattica indispensabile, che segna la storia della vita degli uomini.  Ritornare a fare “paesaggi intelligenti” questa dovrebbe essere la missione che ci compete: ed invece……….

Il piano urbanistico di Milanino, concepito, dalla borghesia milanese quale “città ideale” per vivere, nei primi anni del Novecento, venne iniziato a costruire nel 1909 (il progetto è del 1907). L’impianto urbanistico sostanzialmente fu pensato strutturato su due assi principali, e da una serie di vie minori (su cui si affacciano i lotti edificabili), dall’andamento sinuoso. I due assi “portanti” sono: un grande viale alberato che taglia la città, viale Buffoli, sistemato a giardino; ed un’altro, più urbano, al cui lato scorre la linea tramviaria per Milano, viale Cooperazione. Rigorose norme edilizie definiscono la decorazione delle fronti, l’altezza delle case, le recinzioni. Innovativi per l’Italia, sono i progetti e la realizzazione degli impianti stradali di fognatura, dell’acqua potabile, dell’illuminazione. Agli inizi del Novecento, si stava sviluppando il movimento anglosassone delle “garden cities” , e Milanino fu costruita prendendo a modello le nuove cittadine inglesi di Hampstead, Letchworth, ecc..

Viene costituita la Cooperativa inquilini che presto conta migliaia di soci. Nel 1913 le costruzioni di villini, ed edifici di servizio, sono oltre cento. Viene creato un centro di servizi, lungo viale Cooperazione, con un importante spaccio, un edificio pluripiano lungo ed imponente. Con la guerra e la Prima Guerra Mondiale (1915/18) il  progetto ambizioso di Milanino entra in una crisi profonda. Alla fine della seconda guerra mondiale (1945) Milanino, in completa stasi, è edificata per circa la metà. I regolamenti edilizi mutano e la speculazione edilizia  accelera l’aggressione alla città giardino. Alcuni importanti edifici vengono profondamente trasformati, altri abbattuti, per far posto a più consistenti volumetrie, soprattutto a partire dagli anni sessanta/settanta. Una petizione popolare con una precisa richiesta alla Regione Lombardia perché disponga sull’intero villaggio il vincolo ambientale previsto  dalla legge 1497/39, viene consegnata negli anni ottanta . Nel 1984,  l’assessore regionale al Coordinamento  per il territorio e l’urbanistica, appone  il vincolo. Milanino ottiene così il riconoscimento del suo valore culturale, sociale,  architettonico e urbanistico. Dal 9 giugno 1997 la Regione Lombardia ha attribuito al Comune di Cusano Milanino la subdelega per l’applicazione del vincolo. Nel 2010 la Giunta Regionale con la pubblicazione della deliberazione 10 febbraio 2010, relativa ai Comuni di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, rende operativa la dichiarazione di notevole interesse pubblico del Sobborgo giardino di Milanino e del quartiere Regina Elena (articolo 136, lettere c e d, decreto legislativo n. 42/2004).

Oggi per Milanino, si sta attuando una nuova aggressione sistematica alla sua integrità, tutelata per Legge. Una vera e propria “cementificazione” puntiforme e diffusa. Secondo l’attuale PGT (Piano di Governo del Territorio) adottato dall’infelice Giunta Comunale lo scorso 5 dicembre 2011, chi abita nel quartiere del Milanino potrà aggiungere volume. Infatti si passa da un indice di 0,65 metro cubo/metro quadrato a 1,05 mc/mq. Significa, in parole più semplici, che prima per un metro quadro di casa si sarebbe potuto aggiungere 0,65 metri cubi, oggi 1,05. Un “regalia” , che si applica nell’area del Quartiere dei primi del Novecento, che ricade sotto un vincolo regionale di interesse storico-paesaggistico.

Nel PGT l’indice viene riportato come 0,35 mq/mq, ovvero si presenta solo sotto forma di estensione in superficie, che però moltiplicata per 3,00 metri di altezza virtuale, porta ad un incremento volumetrico di 1,05 mc/mq.

Poi sempre nel PGT di Cusano Milanino, con l’inserimento del piano per l’area ex Pirelli, si ratifica una distruzione sistematica di una memoria storica produttiva, che è parte integrante della Città Giardino. I bellissimi capannoni, verranno rasi al suolo, per fare spazio alle solite abitazioni ed a spazi commerciali. Insomma ”volume senza senso”, probabilmente invendibile, avulso dalla “memoria” della Città Giardino. Mentre tutto potrebbe essere facilmente recuperato, insediando lì funzioni “intelligenti” e nuove.

Sempre come “aggressione” alla Città Giardino, che necessita di “fasce di rispetto e di tutela”, le aree del Parco agricolo del Grugnotorto (P.L.I.S. – Parco Locale di Interesse Sovracomunale) subiscono nel PGT di Cusano Milanino una loro “perdita di importanza”. Queste aree rappresentano invece l’ultima risorsa di un territorio dove si è attuata nei decenni scorsi una politica di consumo esasperato di suolo agricolo, che deve essere rallentata ed interrotta con apposite prescrizioni e strumenti urbanistici. Quindi, nel Piano di Governo del Territorio, queste aree dovrebbero essere inserite quali suoli prioritari, che ne assicuri, nel corso del tempo la loro tutela. Invece così non sta avvenendo.

E poi c’è il grande, ed architettonicamente banale, centro residenziale e commerciale “Esselunga” (in corso di costruzione dal 2015), che ha cancellato per sempre l’area industriale ex Gerli, che poteva tranquillamente essere riqualificata inserendovi le stesse funzioni………

Appunto : eutanasia sistematica di una Città Giardino

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Around Milan Pgt


La Giunta Pisapia ha approvato (il 23 gennaio 2012),  il Documento di indirizzo e revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT) modificato sulla base delle osservazioni. Il concetto che è giustamente prevalso è quello del “non si butta via niente tutto si ricicla”, la base è quella del Pgt della Giunta Moratti, con profonde modifiche. Ora la “palla” passa al Consiglio comunale. Ha dichiarato Lucia De Cesaris, assessore all’urbanistica. “Questo Piano nasce dall’ascolto della città (da parte di una Consulta di tecnici del comune e 10 esperti): abbiamo definito il disegno urbanistico della Milano dei prossimi anni a partire dalla considerazione delle 4.765 osservazioni presentate da cittadini, associazioni, operatori, enti”. Le osservazioni dei Cittadini, sono servite per costruire delle considerazioni atte indirizzare le modifiche al Piano, circa il 40% di esse. E poi riunite in blocchi da sottoporre all’analisi del Consiglio Comunale, probabilmente a partire dal 20 febbraio, dopo un passaggio in Commissione Urbanistica. Tutto l’iter del Pgt deve essere concluso entro il 31 dicembre 2012, in caso contrario bisognerà ripartire daccapo con un nuovo progetto. Nasce però qui la prima contraddizione, le osservazioni andrebbero discusse in aula consiliare, una per una, in modo da costruire un vero dibattito democratico, invece, sono state raggruppate (seppur in più gruppi, otto), come fece la Moratti.

Sostanzialmente queste sono le principali modifiche :

  • la città come bene comune da tutelare e da difendere;
  • eliminazione del concetto di “perequazione” che assegnava volumetrie a tutto il territorio comunale, parchi compresi
  • 20.000 alloggi di edilizia sociale;
  • riduzione delle possibilità di edificazione, indici edificatori da 0,50 a 0,35 (massimo 1,00 mc/mq, raggiungibili con premialità volumetriche per housing sociale);
  • maggiore tutela per le aree verdi;
  • maggiore efficienza energetica degli edifici di nuova costruzione. Si vuole però anche promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, a partire da una maggiore efficienza energetica;
  • le cascine Campazzo e Basmetto inserite nel patrimonio storico-rurale;
  • introduzione di meccanismi urbanistici e di regolamento atti alla  riduzione del traffico su quattro ruote;
  • rilancio della mobilità ciclabile;
  • potenziamento e rafforzamento della rete del trasporto pubblico. Si farà la Circle Line sul binari del rilevato ferroviario;
  • aumento dei  servizi accreditati e convenzionati;
  • cassata qualunque  possibilità di costruire nel Parco Agricolo Sud Milano;
  • si prevede per il 2030 un aumento di residenti pari a 155.286 unità (anziché delle 500.000 del Pgt Moratti);
  • con il Pgt Pisapia si prevede una superficie costruibile di 2.534.000 metri quadrati (anziché dei 5.747.000 del Pgt Moratti);
  • cancellato definitivamente il tunnel automobilistico Expo – Linate;
  • si punta a concentrare gli interventi di nuova edificazione sugli scali ferroviari dismessi ed in vicinanza di metropolitane e stazioni ferroviarie;
  • Passano da 26 a 21 gli Atu (Ambiti di Trasformazione Urbana).

Mi preme innanzitutto sottolineare l’affermazione di  “città come bene comune”, essendo questa una dichiarazione d’intenti più politica e culturale, che urbanistica. Si tratta di una specie di “motto/auspicio” finalizzato a  riformare il governo della città e rilanciarne lo sviluppo civile, economico, sociale e ambientale. Il lavoro di revisione (in quanto il “corpo” è ancora quello della Giunta Moratti, onde evitare di buttare via un lavoro di anni, molto costoso), compiuto sul Pgt si ispira a questa “mission impossible”, e tenendo conto della difficile situazione  economica, cerca di avviare una sistemazione delle “numerose ferite” che da tempo segnano il tessuto urbano e sociale cittadino. Inoltre da il là ad una risposta, vedremo quanto concreta, ai referendum locali di giugno 2011. Alla luce di questo motto ambizioso, la trasformazione e lo sviluppo urbano sono espressione di una concezione “centralista” (e quindi molto di sinistra). Anche se subito ci si affanna a precisare che trattasi di concezione :  “non ideologica, ma realistica e perciò sobria, ispirata unicamente al conseguimento dell’interesse generale della comunità. Una regia capace di generare e di condividere una visione moderna e aperta della città, e nel contempo di confrontarsi con i mutamenti già in corso e con le istanze più urgenti, sia di piccola che di grande scala.”

Il Piano della Giunta Pisapia, riduce notevolmente la potenzialità edificatoria, di circa il 60%, attenuando anche la densità  urbana, attraverso l’introduzione di un indice massimo di utilizzazione territoriale. Tutto ciò , si dichiara “fatta salva la conservazione delle Slp (superficie lorda di pavimento) esistenti e attraverso una migliore regolamentazione del cambio di destinazioni d’uso da produttivo ad abitativo”. Ovviamente non si entra nel merito di come si calcola la Slp, che stando all’Attuale Regolamento edilizio (R.E. Art. 10), è di una premialità, secondo me assurda. Regolamento edilizio che andrebbe di conseguenza profondamente riformato.  Sembra interessante, anche se troppo debole, l’affermazione per cui il Pgt della Giunta Pisapia, possa interagire anche sulle trasformazioni a scala  dell’Area Metropolitana: “un progetto territoriale capace di declinare il tema della densificazione e dei limiti dello sviluppo, delle grandi attrezzature e dei servizi territoriali, della rete ecologica e dei sistemi della mobilità. Un progetto alternativo teso a contrastare una generica e solo quantitativa tendenza accentratrice del capoluogo milanese.” Bisognerebbe qui, “twittare” di comune accordo almeno con i comuni esterni di prima fascia, magari “ascoltando” e “coordinando” di più con loro la strutturazione del Piano, cosa che non è assolutamente avvenuta. Di fatto, pur applicando la Legge Regionale 12/2005, che obbliga tutti i comuni di Lombardia a dotarsi dello strumento urbanistico del Piano di Governo del Territorio, i tecnici della Consulta, che ha indirizzato le modifiche sostanziali al Pgt Moratti, fanno un bel “indietro tutta” e ritornano verso una strutturazione di piano, tipica dei Prg (Piano Regolatore Generale), anzi ne fanno un ibrido. In tal senso il Pgt andrebbe ripubblicato, con una nuova fase di osservazioni.

Sarà quello che sarà, ma certamente ci sarà nel futuro urbanistico di Milano, meno cemento. Forse si è persa un’occasione, in fin dei conti i Piani di Governo del Territorio, o strumenti similari, da decenni caratterizzano la politica urbanistica di molte città europee, creando degli strumenti flessibili, facilmente modificabili, con cui dialogare con i privati. Spesso per fare business con i privati da parte della Pubblica Amministrazione. Strumenti in cui i Cittadini siano agevolati nella loro interazione con la pubblica Amministrazione, nel campo dell’edilizia e dell’urbanistica. Certo, là (in Europa) l’Amministrazione Pubblica, ha al suo interno le competenze e la creatività in grado di generare un dialogo paritetico con gli operatori, e soprattutto con i loro progettisti, presenti sul territorio. Mi sa che dovremo ancora spettare parecchio per vedere realizzarsi progetti quali Hammarby Sjostad a Stoccolma, o i quartieri di Freiburg am Brisgau in Germania, dove è il pubblico a fare partnership con il privato, dove le infrastrutture ed i mezzi di trasporto, nonchè le aree verdi, sono realizzate prima degli edifici. Forse, vista la grave situazione sanitaria legata all’inquinamento in tutta l’Area Metropolitiana milanese, per il Pgt di Milano (sono ad oggi 25 i giorni che dall’inizio dell’anno si sono superati le soglie massime per le micropolveri sottili PM10 e PM 2,5), ci voleva più coraggio, soprattutto per dare un segnale chiaro e forte ai Cittadini. Ci voleva un Pgt a “volume zero” per dire a tutti che ormai non c’è più tempo per intervenire, un Pgt strutturato in maniera da censire gli alloggi sfitti e le “vere esigenze della città”. Un Pgt che promuovesse esclusivamente il costruito sulle aree dismesse, il recupero degli edifici esistenti. Non aumentare, anche in 20 anni, i residenti di oltre 150.000 unità, il che vorrà dire ulteriori traffici ed inquinamento ! Ma purtroppo, Pisapia è latore di una “politica gentile”, così gentile, che avremo una Expo 2015 di “cemento”, un inno ai Fast Food, e quindi è naturale che Pisapia proponga ai Cittadini un Pgt di compromesso : fermiamo un pò il cemento, riduciamo un pò la mobilità inquinante (se ci riusciamo), con qualche area verde in più, ma voi Cittadini turatevi narici e bocca, respirate meno, e godetevi qualche giornata in più di micropolveri sottili ogni anno.

Quì, come al solito siamo all’Anno Zero, e piuttosto che rischiare e cercare di “costruire” qualcosa di diverso, si crea un “ibrido”, un “mostriciattolo”, speriamo inoffensivo e magnanimo, e meno “mortale” di quanto sembra, soprattutto per la qualità dell’aria.

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