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Builders of the future

Autore

Dasir

NATURA/ARTIFICIO


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Tulipa Flair, sul mio balcone

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

 (WWF – https://bit.ly/2WGbo9n)

Bisogna essere consapevoli che l’emergenza COVID-19 è intimamente correlata alla drammatica crisi ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di risorse dal Pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti.

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Rivestimento in piastrelle di ceramica e pietra, Uffici Enel in via Carducci a Milano, Giò Ponti (1952)

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DENSITA’


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Chiuso in casa, per evitare la propagazione virale, con la televisione accesa, l’orecchio è titillato dalle parole di un Ricercatore, con abilitazione per Professore Associato in Microbiologia Clinica, presso l’Università Bicocca di Milano. Costui operava una colta considerazione multidisciplinare “trasversale”, molto interessante per chi, come me si occupa di architettura, urbanistica, paesaggio. Sosteneva il Prof. Francesco Broccolo, che non è un caso che l’epidemia sia molto più rapida a diffondersi in quelle aree dove la densità della popolazione, il rapporto tra numero di abitanti residenti e superficie, è più alta (Lombardia, Veneto). La contiguità urbanistica, portata agli eccessi, determina la condizione ideale per la propagazione del virus all’interno degli esseri umani. Lo stesso evidenziava come nelle zone del sud d’Italia, soprattutto Molise, Abruzzo, il virus avrà una progressione molto meno rapida. Nascono spontanee considerazioni sulla “macelleria territoriale” attuata soprattutto in città come Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso, ecc., dove amministrazioni di centrosinistra, per decenni hanno “spinto” (e continuano a “spingere”, ad esempio a Milano con il PGT 2030) su un continuo aumento della densità urbana. Il Prof. Broccolo, sosteneva che le città devono essere ripensate proprio a partire dalla DENSITA’ URBANA. Bisogna generare un nuovo rapporto tra persone e territorio, non ci si può limitare ad un semplice “mascheramento” della “densità” con un banale rivestimento verde. Bisogna fare in modo che questa tragedia, che produrrà tantissimi morti, serva almeno ad “inventarsi” una nuova progettualità urbana per il futuro. Perchè solo questo è un provvedimento destinato ad evitare che tutto ciò possa non ritornare di nuovo.

Demografia: quanti siamo e quanti saremo, dove e come.

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CEMENTO ALLO STATO PURO


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Ennesimi nuovi proprietari per le ex aree Falck di Sesto San Giovanni.  Hines (una delle maggiori società immobiliari al mondo) e Prelios (ex Pirelli Real Estate, è una società di gestione e servizi immobiliari – https://bit.ly/2uAiyA1), con l’appoggio di Banca Intesa, hanno rilevato le aree dall’immobiliarista Davide Bizzi, dominus della società Milanosesto, di cui erano soci anche il gruppo arabo saudita Fawaz Al Hokair, Sorgente Group (di proprietà della Famiglia Mainetti, che in mezzo mondo, detiene società immobiliari, finanziarie e di servizi del gruppo, ad oggi in numero di 94) e Consorzio Cooperative Costruzioni (Ccc con 300 soci che si occupano di : edilizia, trasporti, servizi, ecc.). Il 100% di Milanosesto è stato acquisito da Hines/Prelios per circa per una cifra pari a 50,6 milioni di euro. A sua volta Bizzi aveva rilevato le ex aree Falck nel 2010 dalle ceneri del gruppo Risanamento (Zunino) per 405 milioni di euro, sempre con il supporto di Intesa Sanpaolo. Ancora prima Risanamento (Zunino) aveva acquistato le aree dai Fratelli Pasini (imprenditori sestesi), era il 2005 e l’immobiliarista Luigi Zunino sborsò per l’area 88 milioni di euro. Nell’ormai lontano 2000 i Pasini si erano accordati con Alberto Falck, per acquisire le aree per una cifra di quasi 400 miliardi di lire (circa 206 milioni di euro). Ad ogni passaggio di proprietà le ex Aree Falck, hanno un consistente aumento di volumetria, a scapito del verde pubblico. L’ultima “chicca” prodotta dalle giunte di centrosinistra, la collocazione nel  parco urbano promesso ai cittadini sestesi, della “Città della Salute e della Ricerca”, riducendo il verde di ben 200 mila metri quadrati trasformati per sempre ad attività sanitarie. Il progetto voluto dall’amministrazione comunale di centrosinistra e dalla Regione Lombardia, del valore di circa 450 milioni di euro (ultimo regalo di Formigoni nel 2013) è a firma di Mario Cucinella (https://bit.ly/37tMeNL) e doveva servire da innesco per tutta l’operazione immobiliare, ed ancora oggi si spera in ciò. Nel 2005 venne presentato il progetto di Renzo Piano (RPBW) “ masterplan di riqualificazione ex Aree Falck a Sesto S.G.” ( https://bit.ly/2RwavNL ). Il primo progetto di riqualificazione venne affidato dai Pasini all’architetto ticinese Mario Botta e presentato nel 2002. Le ex Aree Falck sono 1 milione e 450 mila metri quadrati (quasi 5 milioni di metri cubi di nuovo edificato), ovvero il più grande sviluppo immobiliare europeo; circa un ottavo della superficie comunale (che oggi ammonta a 11 milioni e 700 mila metri quadrati). Oggi con Prelios/Hines, si punta tutto su Sir Norman Foster (quello del parziale “fallimento progettuale” di Santa Giulia), già circolano in rete render e stralci ultra-verdeggiante e super eco-sostenibili del masterplan (Corsera 23/01/2020 – https://bit.ly/2GlETno). I nuovi residenti si stima saranno circa 15/20 mila (i primi insediati nel 2025), mentre saranno oltre 10 mila gli addetti (ai centri commerciali, agli ospedali ed al servizio delle residenze), l’investimento complessivo per tutto il piano, ammonta a circa 1 miliardo e 300 milioni euro. Di certo l’unica cosa per ora garantita è che aumenterà l’inquinamento da micropolveri sottili a livello locale, sia durante i cantieri e sia una volta insediati residenti ed addetti. – PARZIALE CRONOLOGIA URBANISTICA – (https://bit.ly/2TZwLkK)

Come scrive qualcuno in rete, bisognerebbe avere avuto in passato la “cura” di trasformare i veleni insediati nel sottosuolo (e respirati dai residenti nel corso del tempo) delle ex acciaierie Falck in opportunità, in un vuoto urbano per dare un futuro diverso ai cittadini e ad un suolo stesso, villipesi per decenni; magari occupando questo suolo solo parzialmente, sui bordi. Le ex aree Falck andrebbero principalmente lasciate non occupate, verdi, con un atto di coraggio e di lungimiranza per le generazioni future. Per farle RESPIRARE, per lasciarci a tutti, almeno una SPERANZA…….

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2001-2017

1A ALLEGATO AL PROTOCOLLO dintesa Comune Regione

Allegato “A” al protocollo d’intesa tra il comune di Sesto S,G e la Regione Lombardia, che trasforma l’area in ARANCIONE (prima a parco pubblico), in “Servizi Sanitari” per fare SPAZIO alla così detta “CITTA’ DELLA SALUTE”

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BOERITUDINE gourmet


TRE B

Può essere Milano una città più serena, che persegue il raggiungimento della sostenibilità di capitali europee, già da decenni in “corsa” per raggiungere lo stesso obbiettivo per il 2025 (https://bit.ly/2C8N7NP  – ben 5 anni prima).

E mentre da noi, a Milano, si discute di qualità dell’architettura (e non di giardinaggio), distratti ad arte da Beppe Sala e Pierfrancesco Maran; il duo cela nel VERDEGGIANTE PGT 2030 di Milano, milioni di metri quadrati di slp. per l’esattezza : 4 milioni e 500 mila; pari ad oltre 15 milioni di metri cubi di cemento (con le premialità inerente la sostenibilità del Regolamento Edilizio); pari ad oltre 100 mila nuovi residenti a Milano da qui al 2030.

Un volume pari a SEI VOLTE il volume della Piramide di Cheope. Eppure nessuno dice niente in merito. Passate le osservazioni, si discute dei milioni di alberi che il Sindaco Sala ha promesso di piantare (per nascondere il cemento).

Milano è ormai da anni in preda alla “Boeritudine”, che ha dimostrato che si può nascondere un grattacielo a torre (massiccio e pesante, di una mediocre qualità architettonica) sotto alcune migliaia di piante, ed i turisti, i cittadini e gli architetti, giù a sperticarsi in complimenti senza fine.

L’architettura ormai è solo “nascondimento” nella città più INQUINATA (https://bit.ly/2q4FLYQ) ed europea d’Italia; ma è anche propaganda, effetto, stranezza, e il futuro non può essere un bosco verticale replicato all’ennesima potenza, come si legge nei documenti del PGT 2030 e nel testo del Regolamento Edilizio, che il duo Sala/Maran si accinge a modificare.

Ci vogliono PARCHI, pause nel tessuto urbano, per OSSIGENARE i cittadini che muoiono letteralmente asfissiati.

Mentre nel PGT 2030, la giunta “spaccia” il nascondimento VERDEGGIANTE di un’edificazione “prona” alle esigenze degli immobiliaristi (Coima, Hines, ecc.), letteralmente “FUMANDOSI” anche l’occasione generazionale di 1 milione e 200 mila metri quadrati degli ex Scali Ferroviari da trasformare PER MOTIVI SANITARI URGENTI, esclusivamente in aree verdi, in parchi (come il Parco Nord); mentre invece solo il 50/60% di queste enormi aree sarà trasformato in verde pubblico (ovviamente a gestione privata).

E’ la BOERITUDINE GOURMET, la ricetta perversa di mettere verde ovunque, rinunciando a costruire una città per i cittadini, fatta di piazze, parchi, case  popolari, servizi, biblioteche (non di alberi MA DI LIBRI), come si faceva qualche decennio fa con l’Urbanistica.

Oggi con il PGT (Piano di Governo del Territorio) la pubblica amministrazione ha delegato il tutto alle fameliche ricette degli immobiliaristi, mentre la BOERITUDINE convince tutti esattamente come UN SOLE INGANNATORE.

No, così la città, Milano non PUO’ ESSERE SERENA.

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E’ tempo di morire


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SOPRA - Poltrona "Proust", Alessandro Mendini per Cappellini (1978)

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,

e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,

come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire.»

Appena il tempo fa il suo inevitabile corso, come succede a tutte le cose ed agli esseri viventi in questa parte di Universo, subito in rete c’è come un’alzata di scudi, si tenta di resistere al tempo, ricordando, incensando il morituro. Mostrando immagini della sua esistenza terrena. Esibendo che lo si è conosciuto, che si è vissuto nella sua ombra, che si è “bevuto” alla sua fonte. Si perpetua così l’illusione di un tempo infinito, si cerca collettivamente di convincersi che “tutti quei momenti non vadano perduti…come lacrime nella pioggia”.

La morte moderna, ospedalizzata e tecnologica, ci è stata sottratta. L’esperienza della morte non appartiene piú, come la percepivamo una volta, agli eventi naturali della vita. Avremmo bisogno, come allora di fermarci a pensare, ed invece esorcizziamo con un’immaginetta e “quattro frasi”.

Se non ritorneremo, al più presto, a concepire la morte come una compagna quotidiana, finiremo per dimenticarci di essere vivi (distratti come siamo).

Morire sul colpo, è il nuovo sogno, la fine che ciascuno augura a se stesso. Prepararsi non serve, la morte agognata è una passata di spugna, rapida e indolore: sei qui e un minuto dopo non ci sei più. Se tutti dobbiamo morire, la speranza è di farlo senza accorgersene. Sparire.

Più che una soluzione, sembra una fuga, un “Final Cut” da una vita che scorre sempre più veloce. Siamo così impreparati di fronte alla morte che l’unica risposta che la nostra cultura ipertecnologica sa offrirci è fingere che non esista. Ma è una scommessa: in pochi avranno la fortuna di varcare la porta a occhi chiusi, con passo leggero e svelto. E gli altri, invece soffriranno da impazzire, agonizzeranno per giorni o anni.

Costruire, ognuno, nel corso del tempo della propria vita, una cultura della morte, che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile. Costruire la “propria tomba” è l’unica strada possibile praticabile.

Eppure come scrive Renè Girard (Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi, Milano 1983) “È sempre con una tomba che si elabora la cultura. La tomba non è altro che il primo monumento umano eretto intorno alla vittima espiatoria, la culla primigenia delle significazioni, quella più elementare e fondamentale. Non c’è cultura senza tomba, non c’è tomba senza cultura: la tomba è al limite il primo e l’unico simbolo culturale.»

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Atlante per la fine del mondo


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http://atlas-for-the-end-of-the-world.com/index_0.html

 

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Meglio non fare nulla, che fare qualcosa.


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Sopra il Corsera di oggi 9 gennaio 2019 con l'articolo di Gian Antonio Stella a pagina 42.

Nel febbraio 2017, veniva bandito un concorso di progettazione, in due gradi, per l’ampliamento della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Diamanti a Ferrara (https://bit.ly/2shhSuT). Importo previsto dei lavori euro 2.615.500 per 660 metri quadrati. Risultava vincitore il progetto proposto dalla triade 3TI + Labics + Vitruvio (https://bit.ly/2RlEd9t); con un progetto minimalista e poco invasivo, che si fa alla tradizione del Moderno (Mies van der Rohe), per rispondere alle esigenze di dare compattezza e futuro alla Galleria d’Arte Moderna. Settanta i progetti ricevuti, dieci quelli selezionati per partecipare alla seconda fase, valutati dalla commissione presieduta da Maria Luisa Pacelli, dirigente del servizio Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, e di cui erano membri, in qualità di “dotti” esperti, Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini e Alfonso Femia, ex socio dello studio 5+1AA e fondatore di Atelier(s) Alfonso Femia. Da allora si è sviluppato un “ginepraio” dove la così detta società civile, capitanata dai fratelli Sgarbi (Vittorio ed Elisabetta), chiede con una raccolta di firme la non esecuzione del progetto, secondo loro “distruttivo” e vero e proprio scempio ! (https://bit.ly/2SOVWTG). Tra i firmatari dei veri e propri maestri in “scempi architettonici” in luoghi sensibili : Mario Bellini (https://bit.ly/2Aywhaw), Mario Botta (https://bit.ly/2Rju6BY), ecc.; ed anche dei veri e propri “esperti” dell’architettura in luoghi ad alta sensibilità paesaggistico : Massimo D’Alema (politico in pensione), Klaus Davi (massmediologo), Furio Colombo (giornalista tuttologo), Oscar Farinetti (imprenditore), ecc. (qui l’elenco dei firmatari – https://bit.ly/2QxA1yi). Sotto, sotto (ma neanche tanto) vi sono le imminenti elezioni amministrative a Ferrara (Tagliani sindaco del centrosinistra, versus Sgarbi Family che fa l’occhiolino al centrodestra Salviniani/Leghista). A PERDERCI COME SEMPRE E’ L’ARCHITETTURA (soprattutto quella moderna) e GLI ARCHITETTI, messa/messi in mezzo per un MASSACRO. Tutto sembra tendere verso quello che è ormai il tragico motto di una nazione immota e ferma : “Meglio non fare nulla, che fare qualcosa”, il che esclude anche la possibilità di aumentare gli spazi culturali di una città importante, ad uso anche di una migliore attrattività turistica, oltre a perdere forse dei finanziamenti già acquisiti.

http://artemoderna.comune.fe.it/

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RACCONTO METROPOLITANO DI NATALE


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Sopra il Centro Direzionale di Milano fotografato dal campo volo di Bresso

Mentre il Ministero dei Beni Culturali, regala agli italiani, per Natale 2018, un piccolo, ma importante (anche se ancora parziale) regalo : l’Atlante dell’Architettura contemporanea italiana,

http://www.atlantearchitetture.beniculturali.it/

il Paese Italia versa, dal punto di vista della qualità architettonica e del paesaggio, in “pessime condizioni”.  Bisogna fare riconquistare un ruolo sociale all’architettura (ed agli architetti), perseguire la qualità del costruire, portare la città ed il patrimonio paesaggistico all’attenzione della politica e dei cittadini, che sembrano essersene completamente dimenticati. L’Italia è ancora il Paese dei condoni edilizi.

https://www.edotto.com/articolo/decreto-genova-condono-edilizio-per-ischia-e-centro-italia

L’incipit della proposta di Legge per l’Architettura, discussa durante l’VIII congresso Nazionale del CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) tenutosi a Roma nel luglio 2018, non ha prodotto un documento che si sia trasformato in iter legislativo adottato dai pochi politici presenti.

http://www.cnappccongresso2018.it/wordpress/wp-content/uploads/Legge-per-larchitettura-1.pdf

Di fatto oggi, a fine 2018, ogni dibattito in merito all’architettura, ed alla sua qualità complessiva, è caduto in un limbo senza uscita; travolto dalle contingenze economiche e sociali. Ed intanto l’Architettura ed il Paesaggio, di fatto sono in mano alle pulsioni immobiliari (e speculative) ed alla sudditanza dei politici locali (e nazionali), incapaci di governare effettivamente, non avendo regole qualitative, la quotidiana “mattanza” del paesaggio ed il crescente consumo di suolo.

https://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/17/news/consumo_suolo_in_italia_una_piazza_navona_ogni_due_ore-201978955/

http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/suolo-e-territorio/il-consumo-di-suolo/i-dati-sul-consumo-di-suolo

Ciò è ancora più vero in Lombardia, dove 10.045.230 abitanti fanno ormai finta di non vedere lo scempio del suolo, che qui si traduce anche in inquinamento dell’aria da micro-polveri sottili. Abituati da generazioni a ”triturare” terreno, infischiandosene dell’autodeterminazione delle generazioni future.

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/10/11/lombardia-veneto-le-regioni-suolo-piu-consumato-le-malattie-ditalia/

Si fa finta di niente o quasi, magari si fanno leggi regionali destinate a sortire i propri effetti dopo il 2050, quando ormai sarà troppo tardi, sia per il suolo (che sarà tutto consumato), sia per l’architettura destinata a “reggere il moccolo” di una Città TOTALE come sarà il suolo di Lombardia allora.

https://www.varesenews.it/2018/12/basta-consumo-suolo-lombardia-dal-2050/779776/

Ispra-Consumo-suolo-2018-Provincia-di-Monza-maglia-nera-600x330

Mappa ISPRA sul consumo di suolo Lombardia 2018 (su dati 2017) – https://bit.ly/2rT41uB

Nulla si dice e si fa, soprattutto, in merito al fatto che, la Provincia/Città Metropolitana di Milano, è già oggi la zona d’Europa più inquinata e tossica. Ormai un vero e proprio problema di salute nazionale. La politica in merito quasi TACE.  Il “Magma Edilizio Milano” sarà in futuro un luogo molto più “mortale” di come già lo è; con una qualità complessiva dell’architettura PESSIMA.

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/inquinamento-morti-1.3431181

I milanesi oggi, continuano a ragionare come se la loro città finisse entro i limiti definiti dai confini, in realtà Milano non esiste più da decenni. E’ una “Città metropolitana infinita”, governabile solamente con politiche urbanistiche (territoriali) intercomunali. Basta parlare solo del “comunello” di Milano , in cui è rintanata una massa ormai piccola di residenti (soprattutto benestanti) che si stanno estinguendo. Milano (1.352.000 abitanti); altri comuni della Città Metropolitana (1.888.000 abitanti) = 3.240.000 abitanti complessivi della Città Metropolitana Milanese. Ci sarebbe poi da aggiungere la provincia di Monza (870.000 abitanti), unita (saldata in un corpo unico) dal punto di vista urbanistico alla Città Metropolitana di Milano, che di fatto contribuisce al pendolarismo soprattutto su gomma. Milano è invece un “Magma Edilizio Infinito” di edifici e strade asservito a produrre traffici ed inquinamento a go-go. Magma che ormai raggiunge i confini della Svizzera. Non c’è Area B o C che tenga, visto che le micropolveri sottili e l’inquinamento dell’aria non hanno confini.

https://www.milanolife.it/area-b-milano-confini-funziona/

Ma come CRESCE questo “Magma Edilizio Infinito”, pezzo dopo pezzo ?

Si è quindi elaborata una mappa, in continuo aggiornamento, UN ALTRO PICCOLO REGALO DI NATALE (trovate il link quì sotto), che ratifica i principali interventi nella Città Metropolitana. Una mappa che evidenzia come l’area più soggetta ad una crescente impennata del consumo di suolo (e dell’inquinamento dell’aria conseguente dato dai traffici indotti) è il nord milanese. In quella “casba” si comuni (governati dal Secondo Dopoguerra dal centrosinistra). Qui si concentrano tutti i “RIFIUTI” (centri commerciali, grandi arterie, centri sanitari, ecc.) della Milano costretta entro i suoi confini, capace solo di costruire aree B o C, ma non politiche urbanistiche a grande scala intercomunale. Una mappa per riflettere sul futuro a breve termine che ci aspetta; un futuro fatto di “nuovo cemento”, poca qualità del disegno urbanistico e dell’architettura, ed abitanti costretti a muoversi su gomma per “pulsare” quotidianamente, come moscerini, nella TELA DEL RAGNO che è l’impianto urbanistico milanese.

https://drive.google.com/open?id=13__VHXI9Aq3Ao5R5VVM7zk6QJj6YVEJc&usp=sharing

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Un’architettura GENIALE.


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SOPRA – I blocchi edilizi del quartiere / città del film “L’amica geniale”

Elena Ferrante non esiste, è uno pseudonimo sotto cui si nasconde……nessuno sa bene chi, eppure ha scritto una serie di “best-sellers” di enorme successo nazionale ed internazionale : L’amore molesto (1992), I giorni dell’abbandono (2002) e da La figlia oscura (2006). Ha poi fatto seguito una quadrilogia : L’amica geniale (2011), primo volume che ha visto susseguirsi Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013) e Storia della bambina perduta (2014).

https://www.tpi.it/2018/12/05/chi-e-elena-ferrante/ .

Tanto che si sta sviluppando un turismo da “Elena Ferrante”, rappresentato da fan della scrittrice, che visitano i luoghi descritti nei libri. Si tratta di italici, ma anche da americani, tedeschi e francesi, dove i libri hanno avuto un enorme successo vendendo centinaia di migliaia di copie.

https://www.luukmagazine.com/tour-in-5-tappe-nella-napoli-de-lamica-geniale-presto-anche-in-tv/.

Lo sceneggiato / film in otto puntate, regia di Saverio Costanzo, trasmesso da Raiuno, il martedì in prima serata, è seguito da 7/8 milioni di utenti a puntata.

https://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2018/12/05/news/lamica-geniale-elena-ferrante-serie-tv-rai-romanzo-lila-lenu-napoli-rione-terza-puntata-quarta–1097503/

Una discriminante importante della serie, è l’architettura che fa da sfondo. Si tratta di case popolari rappresentate con toni grigi e con coloriture, come se fossero di cartapesta, quasi una ricerca di un’architettura iper-realistica, così reale da sembrare falsa. Le vie, le corti in cui si dipana il racconto, sono ben delineate, precise, con elementi : della sporcizia, una pozzanghera, i marciapiedi, ecc. che sembrano essere l’evocazione delle periferie pittoriche di Mario Sironi (sotto – Periferia, 1922).

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È evidente che se uno degli elementi non esistesse, gli altri non avrebbero ragione di essere, proprio come in una composizione pittorica.

Il rilevato ferroviario contraddistingue un perimetro del quartiere, dopo di esso il nulla. Chi passa sotto il tunnel dei binari trova (come in un film surreale di Fellini), un deserto, attraversato solo da una lunga strada che conduce nel centro, verso il mare.

L’architettura dell’Amica Geniale, asseconda il malessere, il pessimismo, la melanconia che pervadono il film, quasi una sigla emotiva fatta di alti e bassi, dilaniata tra colpi di scena e vita tristemente normale.

Potrebbe essere quasi un’architettura di un ghetto (Praga?), di una graphic novel (città di vetro, di Paul Auster?), in cui però gli attori non sono lì fisicamente imprigionati, ma sono lì relegati dai lacci e dai lacciuoli della spietata vita sociale che conducono. Sono architetture atte a trasmettere un pathos, quasi fossero astratte e sospese come nelle atmosfere della metafisica.

Ogni macchia, ogni crepa, ogni panno steso, anche le stesse persiane, sembrano il prodotto di una precisa regia, che fa sentire il suo controllo totale sull’architettura scenica, asservita ad assecondare il dipanarsi dei fatti.

Gli spazi architettonici, ed anche gli interni, sono fatti anche per essere facilmente riconosciuti dagli spettatori, per creare empatia, per trasmettere sensazioni.

Un’architettonica commedia è “L’amica geniale”, una storia privata, ma anche un affresco epocale in cui vengono tratteggiati non solo rapporti interpersonali, ma anche i cambiamenti di un quartiere napoletano dal dopoguerra alla soglia degli anni Sessanta.

Potremmo quindi parlare di “un’architettura geniale”.

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SOPRA – Il limite/muro dato dal rilevato ferroviario

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SOPRA – La via astrattamente scalcinata, con i suoi blocchi edilizi regolari e sullo sfondo il recinto/limite/muro ferroviario

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SOPRA – L’esterno oltre il limite/muro/rilevato ferroviario

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