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Builders of the future

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Architettura sostenibile

MVRDV


Dopo averci deliziato, per alcuni lustri, con le deliranti (geniali) e colorate forme dei suoi progetti, lo studio olandese MVRDV, da un po’ di tempo, si è convertito alla poetica “Green and  sustainability”. Da allora il gruppo ha dato il peggio di sé. Pinnacoli, stalattiti  e stalagmiti verdeggianti, si succedono con periodicità, dove a fare l’architettura è la “verzura”, più che un ragionamento o un provocazione credibile.

http://www.mvrdv.nl/#/office

Oggi con la proposta di “Almere Oosterwold” (presente alla biennale architettura di Venezia 2012), sembrano raschiare il fondo del barile. La disperata ricerca di una pianificazione sostenibile, li ha portati a progettare una “Farmville dell’urbanistica”, pensata, progettata e gestita in rete, ma reale, fisica. Un giochetto, che funge da specchietto per le allodole, per i tanti gonzi, che si vedranno spacciata per “organica” una pianificazione che è poi il “cavallo di Troia” per costruire 15.000 abitazioni, uffici per 200.000 metri quadrati, centri commerciali, viabilità, parchi e quant’altro. Certo siamo in Olanda e la possibilità che “Almere Oosterwold” diventi l’ennesimo tentativo utopico di un città giardino ideale è quanto mai reale. Un’altra cosa è vivere, giorno dopo giorno, in un progetto simile.

Farmville – tumblr_l7220jk8j31qz6fxj.jpg

Sarà la città degli informatici giocherelloni, ne conosco un paio che si “leccheranno i baffi”, pronti a confondere i Panda con le Mucche. Sarà il “fai da te” dell’urbanistica partecipata. Sarà soprattutto un patchwork, una coperta (di Linus) fatta di “frammenti”, realizzati ognuno con i propri deliri, da singoli individui, il tutto condiviso in rete.

Immaginate : MVRDV si propone di soddisfare le esigenze del singolo e della comunità con  un “piano urbanistico partecipato”, che si prevede pianificato dal basso verso l’alto. La collaborazione progettuale diffusa sarà tra i residenti, che letteralmente disegneranno la mappa del luogo costruendosi un futuro condiviso.

Come molti progetti di sviluppo urbano, Oosterwold non ha una data di completamento chiara. La differenza è che in questo caso, il piano stabilisce solo una manciata di principi guida, come ad esempio le proporzioni di uso del suolo totale : 59% l’agricoltura urbana, il 18% di pura costruzione, il 13% di spazio verde pubblico, l’8% strade, il 2% acqua (laghi, canali, rogge). Oltre a ciò, i residenti collaboreranno in persona, grazie al web, per pianificare lo sviluppo e raggiungere il più ampio consenso collettivo, con il governo che fungerà da mediatore. “Almere Oosterwold” non è una proposta di design e più una proposta di sviluppo strategico, come sostengono MVRDV. Ma socialmente cosa sarà? Probabilmente sarà la Twin Peaks olandese, come spesso capita per questi luoghi tranquilli, verdeggianti e rarefatti, così perfetti, così democratici, da istigare alla violenza. Infatti è proprio in luoghi come questo di Almere, che assurgono agli onori delle cronache, numerosi fatti incresciosi: omicidi seriali, segregazioni pluriennali di giovinette, satanismo, ecc.. Molto meglio la città tradizionale, stratificatasi nel corso del tempo, contraddittoria, caotica, incasinata, puzzolente e cementificata, ma vera, piuttosto di questo esperimento “in vitro” affidato ai deliri utopistici  della massa 2.0.

http://almere20.almere.nl/gebiedsontwikkeling/almere_oosterwold

“Almere Oosterworld”, sarà un delirio, una follia, oppure l’ennesima opera utopica incompiuta……..Vedremo, tanto il paesaggio olandese ed europeo ha già subito parecchie offese, una in più o una in meno.

Sotto immagini dell’edificio residenziale “Mirador” (165 appartamenti) di MVRDV a Madrid (2005)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Cemento Superecologico


Progettare un edificio sostenibile, ad alta efficienza energetica, significa soggiacere a delle regole precise. Ciò è tanto più vero, quando trattasi di un edificio di terziario. Potremmo sintetizzare in una serie di punti le regole che il progettista deve seguire per ottenere ciò :

1) conseguire le prestazioni che ci si è prefissati, impiegando sempre minori quantità di materia (in quanto la materia proviene da qualche parte del nostro pianeta, o da processi produttivi e industriali, e spesso non è rinnovabile, ed ha sempre un costo energetico importante per essere resa disponibile);

2) basare la costruzione sull’utilizzo di materiali rinnovabili e su processi produttivi non inquinanti (l’obbiettivo è tendere a restituire il più possibile intatto, o addirittura rigenerare, quanto abbiamo sottratto sia esso materia, acqua o aria);

3) impiegare lavorazioni e materiali non tossici (dato che oltre all’ambiente, bisogna anche prestare attenzione alla salute dei cittadini, siano essi fruitori o lavoratori all’interno dell’edificio). Implementare il più possibile concetti di bio-architettura;

4) prestare attenzione che l’edificio, il manufatto, sia  costituito da materiali omogenei, facilmente separabili in fase di manutenzione, trasformazione, smontaggio, demolizione, smaltimento e riciclaggio (ogni edificio si modifica spesso sostanzialmente durante il suo ciclo di vita e deve fare i conti con quello che scarta in questo suo processo di rinnovamento/adeguamento);

5) curare le scelte di progetto in relazione alla forma e all’orientamento, al rapporto coperto/scoperto, al soleggiamento, l’irraggiamento, la produzione di ombre, la geometria delle pareti esterne e delle coperture. Un edificio ben collocato sul terreno ha già conseguito il 40% della sua sostenibilità;

6) porre attenzione alle scelte relative agli impianti. Oggi l’architettura è sempre più un compromesso tra il conseguimento impiantistico di un determinato obbiettivo energetico, e gli aspetti compositivi e funzionali. Puntare soprattutto sui sistemi fissi (pozzi di ventilazione, sportelli, ecc.) più che sulle macchine. Il migliore amico di un’architettura sostenibile è un bravo progettista impiantistico;

7) porre attenzione alla progettazione dell’intorno : al verde, al paesaggio, al quartiere (verde, alberature, rapporto con l’automobile alla grande e alla piccola scala, al rapporto con i mezzi di trasporto pubblico, con le piste ciclabili, con l’arredo urbano, ecc.), dal momento che l’edificio da solo non è in grado di risolvere tutti i problemi.

L’i-Lab della Italcementi al Kilometro Rosso di Bergamo (Parco Scientifico e tecnologico firmato da Jean Nouvel), rappresenta tutto questo, a firma dell’archistar Richard Meyer, riconoscibilissimo nell’operato compositivo .  Un edificio altamente sostenibile, con una serie di provvedimenti fissi ed impiantistici, che  ne fanno un prodotto con classe di certificazione platinum Leed . Il tutto 23 mila metri quadrati al costo di quasi 40 milioni di euro. Circa 1.700 euro al metro quadrato. L’edificio ospita : ingegneri, tecnici e ricercatori della direzione ricerca e sviluppo, della direzione laboratori del centro tecnico di Gruppo Italcementi e della direzione innovazione. Un edificio sostanzialmente sobrio, apprezzabile, per il basso impatto “verticale” essendo parzialmente interrato e per un’architettura essenziale, quasi minimalista.

Le soluzioni impiantistiche di i – Lab

http://www.infoimpianti.it/temi/Impianti_e_Progetti/news/ilab_di_Italcementi_riscaldato_con_la_geo_02052012.aspx

i – Lab secondo Italcementi

http://www.italcementi.it/ITA/Italcementi+e+Architettura/i.lab/

 Kilometro Rosso

http://www.kilometrorosso.com/

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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