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Builders of the future

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Architettura sostenibile

Grigliata ecologica


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Un conoide vulcanico (e metallico risplendente), proprio di fronte allo spettacolare “Autogrill Villoresi Ovest” dalle forme moderne ed aerodinamiche realizzato da Angelo Bianchetti nel 1958, da  alcune settimane “perturba” il paesaggio caotico e dinamico di questa parte di Lombardia.

Il progetto lo si deve all’architetto e designer milanese, Giulio Ceppi, che opera all’interno della società con sedi in mezzo mondo, da lui creata, “Total Tool”. Un edificio che risparmia energia e riduce le emissioni di CO2 : dotato di pannelli solari, utilizzo di sonde geotermiche per climatizzare, recupero precipitazioni meteoriche, ecc.. La struttura di oltre 2.600 metri quadrati insiste su un’area di 78.000 metri quadrati di parcheggi, verde (compresa un’area per cani) e distributori di carburanti, nel comune di Lainate.

Ma veniamo all’architettura, che denuncia una similitudine impressionante con le forme vitree dell’ingresso della Fiera di Rho-Pero (per altro non molto lontane da quì), concepite da Massimiliano Fuksas. Lì però la concezione progettuale impiantistica è assolutamente dispersiva e poco sostenibile. Mentre invece, nell’Autogrill Villoresi Est, a Ceppi, riesce molto bene negli interni, dare un senso di sostenibilità e di accoglienza, mediante degli spazi molto rigorosi, lignei ed eleganti (forse solamente un pò caotici per quanto riguarda i percorsi). Quindi nulla di nuovo sotto i cieli di Lombardia, ma soltanto forme ridondanti e per nulla espressive di un linguaggio innovativo.

Chissà cosa direbbe di questi due colleghi (Ceppi e Fuksas), il Bianchetti, se fosse ancora vivo. Probabilmente attualmente la sua salma, da qualche parte, sta piroettando come una “turbina impazzita”.

Quì sotto due immagini dell’ingresso della Fiera di Rho-Pero

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ritom


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OLYMPUS DIGITAL CAMERATra poco all’inverno, si farà strada, come sempre, la primavera. La prima volta che sono stato ai laghi Ritom, in Svizzera, era un maggio inoltrato, di una primavera calda ed assolata. Ecco qui, nella zona del “Rio Tom”, in un paesaggio meraviglioso ed ameno, un vero e proprio giardino paesaggistico d’alta quota, “costruito” d’acque e montagna, si può apprezzare cosa sia l’idea stessa del paesaggio, in cui l’uomo si inserisce, modificandolo in maniera saggia.  Quì, l’uomo, dal 1918,  ha antropizzato un sistema di laghi glaciali, a fini idrici e per produrre  energia, che forse non ha eguali come antropizzazione paesaggistica. Da quì, oltre a poter osservare l’importanza di una gestione idrica ed energetica saggia, in grado di proporre un intero territorio montano come, offerta turistica ed enogastronomica di livello europeo, si può anche osservare dall’alto, la grande arteria autostradale svizzera, definita “La via delle genti” (N2 ora E35).

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Ap 20007565

“L’autostrada, nei suoi elementi costitutivi  nonché negli oggetti integrativi dovrebbe  essere considerata non come un seguito di  strutture additive ma come un tutto armonico nelle sue espressioni formali: l’autostrada  dunque nel suo complesso, come un’opera  unitaria e, in quanto tale, debitamente inserita nel paesaggio che attraversa.” Chi scrive era Rino Tami, “consulente estetico” dell’Ufficio Strade Nazionali del Cantone Ticino (Svizzera), ruolo che svolse per un ventennio, dal 1963 al 1983.

Tami in un ventennio, meticolosamente affronta ogni aspetto, dell’inserimento nel territorio, nel paesaggio svizzero, del tracciato autostradale nel suo complesso. Ed ogni punto è  risolto attraverso un’attenta lettura del “genius loci” del sito e l’adozione degli accorgimenti più semplici e corretti, in un continuo dialogo tra preesistenze e modernità.

Un’attenzione particolare è riservata alla convinzione che un’autostrada è innanzitutto un’architettura del paesaggio in grado di proporre un nuova lettura della realtà ambientale circostante. Natura ed Artificio, convivono assieme senza distonie, ma ognuna integrandosi con il proprio reciproco.

Fonte primigenia di questa colta visione stilistica, è innanzitutto l’utilizzo di un unico materiale costruttivo, il beton (cemento armato a vista), declinato in maniera innovativa a comporre un linguaggio formale asciutto, direi quasi “spartano” alla ricerca della massima  pulizia possibile.

Il felicissimo risultato, facilmente leggibile dall’alto soprattutto dalla stazione di arrivo della funivia dei laghi Ritom, è un’opera di straordinaria bellezza e coerenza e soprattutto di altissimo valore formale, che contribuisce in misura determinante a caratterizzare, ma soprattutto a “disvelare” un’ampia porzione di territorio, da Chiasso al San Gottardo.

Il linguaggio di Rino Tami, farà scuola, divenendo, una vera e propria cifra stilistica, dell’arte di fare paesaggio in Svizzera, per le grandi infrastrutture. Infatti anche per l’alta velocità ferroviaria svizzera (AlpTransit, in corso di realizzazione) si ritrovano, negli apparati evidenti, la stessa tipologia di ricerca linguistica.

http://eprints.unifi.it/archive/00001065/13/11_Sperimentazioni_scheda_2.pdf

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

MVRDV


Dopo averci deliziato, per alcuni lustri, con le deliranti (geniali) e colorate forme dei suoi progetti, lo studio olandese MVRDV, da un po’ di tempo, si è convertito alla poetica “Green and  sustainability”. Da allora il gruppo ha dato il peggio di sé. Pinnacoli, stalattiti  e stalagmiti verdeggianti, si succedono con periodicità, dove a fare l’architettura è la “verzura”, più che un ragionamento o un provocazione credibile.

http://www.mvrdv.nl/#/office

Oggi con la proposta di “Almere Oosterwold” (presente alla biennale architettura di Venezia 2012), sembrano raschiare il fondo del barile. La disperata ricerca di una pianificazione sostenibile, li ha portati a progettare una “Farmville dell’urbanistica”, pensata, progettata e gestita in rete, ma reale, fisica. Un giochetto, che funge da specchietto per le allodole, per i tanti gonzi, che si vedranno spacciata per “organica” una pianificazione che è poi il “cavallo di Troia” per costruire 15.000 abitazioni, uffici per 200.000 metri quadrati, centri commerciali, viabilità, parchi e quant’altro. Certo siamo in Olanda e la possibilità che “Almere Oosterwold” diventi l’ennesimo tentativo utopico di un città giardino ideale è quanto mai reale. Un’altra cosa è vivere, giorno dopo giorno, in un progetto simile.

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Sarà la città degli informatici giocherelloni, ne conosco un paio che si “leccheranno i baffi”, pronti a confondere i Panda con le Mucche. Sarà il “fai da te” dell’urbanistica partecipata. Sarà soprattutto un patchwork, una coperta (di Linus) fatta di “frammenti”, realizzati ognuno con i propri deliri, da singoli individui, il tutto condiviso in rete.

Immaginate : MVRDV si propone di soddisfare le esigenze del singolo e della comunità con  un “piano urbanistico partecipato”, che si prevede pianificato dal basso verso l’alto. La collaborazione progettuale diffusa sarà tra i residenti, che letteralmente disegneranno la mappa del luogo costruendosi un futuro condiviso.

Come molti progetti di sviluppo urbano, Oosterwold non ha una data di completamento chiara. La differenza è che in questo caso, il piano stabilisce solo una manciata di principi guida, come ad esempio le proporzioni di uso del suolo totale : 59% l’agricoltura urbana, il 18% di pura costruzione, il 13% di spazio verde pubblico, l’8% strade, il 2% acqua (laghi, canali, rogge). Oltre a ciò, i residenti collaboreranno in persona, grazie al web, per pianificare lo sviluppo e raggiungere il più ampio consenso collettivo, con il governo che fungerà da mediatore. “Almere Oosterwold” non è una proposta di design e più una proposta di sviluppo strategico, come sostengono MVRDV. Ma socialmente cosa sarà? Probabilmente sarà la Twin Peaks olandese, come spesso capita per questi luoghi tranquilli, verdeggianti e rarefatti, così perfetti, così democratici, da istigare alla violenza. Infatti è proprio in luoghi come questo di Almere, che assurgono agli onori delle cronache, numerosi fatti incresciosi: omicidi seriali, segregazioni pluriennali di giovinette, satanismo, ecc.. Molto meglio la città tradizionale, stratificatasi nel corso del tempo, contraddittoria, caotica, incasinata, puzzolente e cementificata, ma vera, piuttosto di questo esperimento “in vitro” affidato ai deliri utopistici  della massa 2.0.

http://almere20.almere.nl/gebiedsontwikkeling/almere_oosterwold

“Almere Oosterworld”, sarà un delirio, una follia, oppure l’ennesima opera utopica incompiuta……..Vedremo, tanto il paesaggio olandese ed europeo ha già subito parecchie offese, una in più o una in meno.

Sotto immagini dell’edificio residenziale “Mirador” (165 appartamenti) di MVRDV a Madrid (2005)

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Cemento Superecologico


Progettare un edificio sostenibile, ad alta efficienza energetica, significa soggiacere a delle regole precise. Ciò è tanto più vero, quando trattasi di un edificio di terziario. Potremmo sintetizzare in una serie di punti le regole che il progettista deve seguire per ottenere ciò :

1) conseguire le prestazioni che ci si è prefissati, impiegando sempre minori quantità di materia (in quanto la materia proviene da qualche parte del nostro pianeta, o da processi produttivi e industriali, e spesso non è rinnovabile, ed ha sempre un costo energetico importante per essere resa disponibile);

2) basare la costruzione sull’utilizzo di materiali rinnovabili e su processi produttivi non inquinanti (l’obbiettivo è tendere a restituire il più possibile intatto, o addirittura rigenerare, quanto abbiamo sottratto sia esso materia, acqua o aria);

3) impiegare lavorazioni e materiali non tossici (dato che oltre all’ambiente, bisogna anche prestare attenzione alla salute dei cittadini, siano essi fruitori o lavoratori all’interno dell’edificio). Implementare il più possibile concetti di bio-architettura;

4) prestare attenzione che l’edificio, il manufatto, sia  costituito da materiali omogenei, facilmente separabili in fase di manutenzione, trasformazione, smontaggio, demolizione, smaltimento e riciclaggio (ogni edificio si modifica spesso sostanzialmente durante il suo ciclo di vita e deve fare i conti con quello che scarta in questo suo processo di rinnovamento/adeguamento);

5) curare le scelte di progetto in relazione alla forma e all’orientamento, al rapporto coperto/scoperto, al soleggiamento, l’irraggiamento, la produzione di ombre, la geometria delle pareti esterne e delle coperture. Un edificio ben collocato sul terreno ha già conseguito il 40% della sua sostenibilità;

6) porre attenzione alle scelte relative agli impianti. Oggi l’architettura è sempre più un compromesso tra il conseguimento impiantistico di un determinato obbiettivo energetico, e gli aspetti compositivi e funzionali. Puntare soprattutto sui sistemi fissi (pozzi di ventilazione, sportelli, ecc.) più che sulle macchine. Il migliore amico di un’architettura sostenibile è un bravo progettista impiantistico;

7) porre attenzione alla progettazione dell’intorno : al verde, al paesaggio, al quartiere (verde, alberature, rapporto con l’automobile alla grande e alla piccola scala, al rapporto con i mezzi di trasporto pubblico, con le piste ciclabili, con l’arredo urbano, ecc.), dal momento che l’edificio da solo non è in grado di risolvere tutti i problemi.

L’i-Lab della Italcementi al Kilometro Rosso di Bergamo (Parco Scientifico e tecnologico firmato da Jean Nouvel), rappresenta tutto questo, a firma dell’archistar Richard Meyer, riconoscibilissimo nell’operato compositivo .  Un edificio altamente sostenibile, con una serie di provvedimenti fissi ed impiantistici, che  ne fanno un prodotto con classe di certificazione platinum Leed . Il tutto 23 mila metri quadrati al costo di quasi 40 milioni di euro. Circa 1.700 euro al metro quadrato. L’edificio ospita : ingegneri, tecnici e ricercatori della direzione ricerca e sviluppo, della direzione laboratori del centro tecnico di Gruppo Italcementi e della direzione innovazione. Un edificio sostanzialmente sobrio, apprezzabile, per il basso impatto “verticale” essendo parzialmente interrato e per un’architettura essenziale, quasi minimalista.

Le soluzioni impiantistiche di i – Lab

http://www.infoimpianti.it/temi/Impianti_e_Progetti/news/ilab_di_Italcementi_riscaldato_con_la_geo_02052012.aspx

i – Lab secondo Italcementi

http://www.italcementi.it/ITA/Italcementi+e+Architettura/i.lab/

 Kilometro Rosso

http://www.kilometrorosso.com/

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