Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Città di città

DEL PERIMETRARE


Se vi capita di andare a Verona, non potete mancare una visita alla Casa Museo – Palazzo Maffei (https://bit.ly/3FXSVKg – in affaccio a Piazza delle Erbe).

Su Piazza delle Erbe, una delle piazze più belle del mondo e la più importante di Verona, insiste un palazzo seicentesco che, dopo un lungo lavoro di restauro ed allestimento, concepito dallo studio Baldessari e Baldessari (http://www.baldessariebaldessari.it/) ha aperto le sue porte per ospitare la raccolta d’arte del collezionista veneto Luigi Carlon. La Casa Museo Palazzo Maffei, è stata inaugurata nel febbraio del 2020.

Il Palazzo Maffei, accoglie la collezione d’arte dell’imprenditore veronese Luigi Carlon, e racconta una storia che risale al XV secolo. All’epoca, la famiglia Maffei fece edificare il palazzo su Piazza delle Erbe, laddove sorgeva una loggia a uso pubblico che venne appositamente demolita.

Il palazzo, con una bella facciata principale, di ottima fattura barocca, ovviamente seicentesca, è caratterizzato all’interno, dalla magnifica scala elicoidale, che conduce alla terrazza da cui si ha una spettacolare vista del centro storico veronese.

Il palazzo acquisito da Luigi Carlon (https://www.mattinodiverona.it/2020/02/19/carlon-da-imprenditore-a-mecenate/), che ne fece la sua residenza, quando era proprietario della INDEX impermeabilizzazioni, è stato “aperto” al pubblico; esso contiene 350 opere, che testimoniano, di fatto, tutta la Storia dell’Arte.

Il Carlon iniziò a fare il collezionista più di 50 anni fa, e fin da subito, con lungimiranza, “fiuto innato”, ed attenzione, si caratterizzò, per la particolarità delle sue acquisizioni. Oggi, superati gli ottanta anni, si è riconvertito a mecenate.

L’allestimento, molto intelligente, propone un percorso museale con un “perimetro aperto”. Nelle stanze, si ha sempre la possibilità di confrontare “pezzi d’arte” del passato, con esempi altissimi dell’arte moderna e contemporanea (Picasso, Magritte, Schifano, Burri, ecc.). Il visitatore, di fatto è accompagnato, e mentalmente titillato, a godere di sapienti contrasti, che consentono sempre di avere, con il gesto artistico, un rapporto didattico alla maniera di Aby Warburg (https://www.treccani.it/enciclopedia/aby-warburg) “Atlante Mnemosyne”. Ogni gesto artistico umano, ogni immagine realizzata dalla specie Homo Sapiens, è volenti o nolenti, il frutto del rapporto (palese o meno) con il passato (https://www.artribune.com/arti-visive/2020/11/atlante-mnemosyne-aby-warburg-mostra-online/).

Ecco, quindi, disvelarsi per tutti, quasi magicamente, in questo sapiente “gioco di contrasti”, non solo la bellezza delle opere d’arte, ma la stessa essenza progettuale, del pensiero e dell’immaginazione, che ha portato l’artista a produrre quel tipo di opera d’arte, e non altro.

Non fatevi mancare, se andate a Verona, una simile esperienza, veramente totalizzante.

Uno dei conosciutissimi “tagli” di Fontana (Concetto Spaziale, Attese, 1964-65), messo in relazione con due pitture su tavola per altari da viaggio

Un busto “cromatico” romano, anteposto ad una scultura in pietra di Vicenza di Mimmo Paladino (Testimone, 1991)

Quadri paesaggistici veronesi, accanto ad un quadro dal titolo “Composizione di Paesaggi” realizzato da Mario Sironi nel 1950

Il quadro di Mario Sironi, ed un suo dettaglio

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Jacques Herzog + Vladimir


Roma – Via Della Conciliazione (tratto da Google Earth)

“San Pietroburgo, Venezia, Roma o la Parigi del XIX secolo sono emerse da relazioni di potere che le hanno determinate dall’alto. Spesso con conseguenze spietate, se si pensa ai viali di Haussmann a Parigi, costruiti durante la dittatura imperiale di Napoleone III (https://en.wikipedia.org/wiki/Boulevard_de_S%C3%A9bastopol), o a via Della Conciliazione a Roma realizzata su progetto di Marcello Piacentini durante il Ventennio Fascista (https://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_Conciliazione).

Tuttavia, il risultato è stata una bellezza prima sconosciuta e incomparabile che ancora oggi attrae e ispira le persone più delle città create oggi, che emergono dalla cultura dal basso delle nostre democrazie.

I turisti di tutto il mondo guardano sempre alle stesse belle città del passato. Forse c’è più bellezza in un contesto non democratico perché il contesto è più estremo, più radicale”.

Tratto da : Interview mit Jacques Herzog Armin Schärer / Architektur Basel – 11 gennaio 2020

Parigi – al centro Boulevard Sebastopol (tratto da Google Earth)

ADDENDUM – NDR – Oggi, però c’è Vladimir Putin, il principe dei dittatori, con la sua “estetica della disurbanizzazione” (per bombardamento). Se una città :“è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione” (così si legge su Wikipedia), questa folle guerra tra Russia ed Ucraina, evidenzia che, la eccessiva concentrazione, anche della produzione di energia, è un atto contrario alla logica umana ed alla natura planetaria, ma sinergico al “meccanismo economico” a cui tutti siamo legati. La distruzione di città come Mariupol o Kiev, attuata sistematicamente dal dittatore russo, dovrebbe insegnarci che la concentrazione, non è più cosa umana, come lo erano le democratiche città greche, o quelle ottocentesche.

Come per il cambiamento climatico, l’inquinamento dell’aria, la Pandemia, speriamo che questi tragici eventi, servano all’umanità a cambiare strada rapidamente, ed a cercare nuovi modi di aggregarsi e produrre.

Se si continuerà ad insistere su modelli ormai desueti, dimostratisi ampiamente non più adatti alla nuova situazione planetaria, si andrà certamente verso la scomparsa della specie umana dalla superficie terrestre.

Il futuro delle città, è in nuclei urbani medio piccoli, diffusi nel territorio, costruiti soprattutto in legno, inseriti nel verde, dove nelle vicinanze si producono, sia i generi alimentari che l’energia (solare ed eolica) per farli funzionare; nuclei collegati tra loro da sistemi di trasporto pubblico ecologici e rapidi.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Imprinting


SOPRA – Immagini delle Langhe nei dintorni di Dogliani

SOPRA – Città di Castello e dintorni (immagine dal canale Youtube di Città di Castello)

Attraversare le Langhe, durante i mesi invernali, per andare a vedere una mostra su Alberto Burri, alla Fondazione Ferrero ad Alba ( https://bit.ly/3gcKluK ), fa ben capire l’intimo legame che fa sì, che l’esperienza umana sia intimamente legata alle “forme antropizzate” del Pianeta su cui viviamo.

Trasformando la Natura planetaria, a nostro uso e consumo, inoculiamo in noi stessi, nella nostra specie, un senso paesaggistico, che è parte integrante ed indispensabile della nostra caratteristica di uomini in quanto specie.

Il laureato in medicina, Alberto Burri, nato a Città di Castello, divenuto pittore durante la prigionia negli Stati Uniti ( https://bit.ly/35vnLvc ), condivide con le Langhe le forme ed i colori del paesaggio.

Nei suoi quadri i colori e le forme, sono indubitabilmente condizionate, da questo “imprinting” iniziale, che lega l’Umbria al Basso Piemonte.

Nel 1963, su incarico di Giulio Einaudi (https://bit.ly/3KWlae3), lo Studio A/Z Architetti e Ingegneri di Roma progetta, con la consulenza critica di Bruno Zevi, la biblioteca di Dogliani, dedicata alla memoria di Luigi Einaudi (Presidente della Repubblica tra il 1948 ed il 1955 – https://bit.ly/3uaBIsK). Un prototipo, nelle intenzioni, da moltiplicarsi in centinaia di esemplari, per diffondere capillarmente la cultura nei comuni e nei quartieri urbani. Una delle poche architetture organiche co-firmate da Bruno Zevi (https://bit.ly/3ud0EAa).

Anche la piccola biblioteca di Dogliani, sembra rifarsi ad un rigoroso “senso del paesaggio” : nei piani orizzontali certamente mediati da Wright; ma anche nel suo disporsi a sedime lungo l’alzaia del Torrente Rea; al contempo però è anche evocazione dell’opera di Burri, nei colori, e negli accostamenti materici.

La qualità dei paesaggi, forma gli uomini, li condiziona e li caratterizza per tutta la vita: così come la materia e la poesia di cui sono fatti i luoghi.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Pagano


L’ Architetto Giuseppe Pagano, quando era direttore di Casabella (dal 1933 al 1943), si occupò spesso di descrivere la situazione disciplinare e professionale vigente in Italia in quegli anni.  L’iniziale entusiasmo verso un’architettura d’impronta moderna capace di dialogare con i temi mondiali si dissipa osservando la deriva monumentale enfatizzata da Marcello Piacentini e intrapresa dai gerarchi di quel periodo.

Pagano è anche consapevole del ruolo svolto da Mussolini nelle sorti dell’architettura italica. I concorsi per la Stazione di Firenze, per Sabaudia, per il Palazzo del Littorio a Roma, sono “pilotati” dall’establishment fascista vicino ad Duce.
Con l’editoriale “Potremo salvarci dalle false tradizioni e delle ossessioni monumentali” del gennaio 1941 (n. 157 di Casabella), Pagano determina una rottura chiara rottura con il monumentalismo imperante, schierandosi a favore dell’architettura moderna. Pagano, fu più volte richiamato ufficialmente, ma non volle allinearsi, e scrivendo un successivo articolo “Occasioni perdute” determinò il sequestro del seguente numero 158 del febbraio 1941.

Già nel numero 82 di Casabella del 1934, Pagano con un numero monografico sul concorso del Palazzo del Littorio a Roma, posto in parallelismo con i concorsi: Società delle Nazioni a Ginevra, ed il Centrosoyuz a Mosca, evidenzia il livello di controllo esercitato dalla così detta “Scuola di Roma”, che egemonizzava gli anche incarichi professionali.

Gustavo Giovannoni, lo stesso Marcello Piacentini, collusi ed appoggiati dal potere fascista, fecero “manbassa” di decine di piani regolatori e di incarichi, in tutta Italia, da nord a Sud. Molte parti dei centri storici delle città italiane, furono “sfasciati” per fare spazio ad interventi monumentali in sintonia con l’estetica imperante.

Costoro tennero sotto controllo gli ordini professionali, ed imposero nelle appena sostituite facoltà di architettura italiche, i loro pupilli, ai quali procurarono cattedre e prestigiose occasioni professionali.

Progetto Carminati, di concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Si costituì così, attorno alla figura dell’Architetto Piacentini, una “lobby”, una “mafia dell’architettura”, che di fatto ebbe in mano tutta la disciplina per parecchi anni.

I concorsi di architettura ed urbanistica, che dal regime vengono propagandati come afflati di democrazia, sono di fatto dominati dalla “Lobby Piacentiniana”. Inutilmente Pagano sferra proprio nel numero 82 di Casabella del 1934, un palese attacco all’istituto dei concorsi per la maniera con cui sono di fatto tutti manipolati; così facendo si mette di traverso alla compagine vicina al regime, che oltre alla consorteria professionale, di fatto è una macchina affaristica, con cui il potere politico, gli immobiliaristi, la classe dominante, possono “ingrassare” i loro conti in banca.

Sintesi di Pagano, del “Concorso per la Società delle Nazioni a Ginevra”, Casabella n. 82 del 1934
Progetto di Libera, presentato al concorso per il “Palazzo del Littorio” a Roma

Sono passati quasi cento anni, dalle esternazioni di Giuseppe Pagano, in merito alle “Lobby professionali”, alle “Cricche concorsuali”, alle “mafie” che regolano le sorti dell’architettura in Italia; alcune cose sembrano cambiate (poche), altre assolutamente no, e si replicano uguali e imperiture, nonostante le piattaforme concorsuali democratiche, le leggi anti-mafia, le procedure elettroniche, ecc., ecc..

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Comunità Resilienti


Il padiglione Italia, alla Biennale Architettura di Venezia 2021, dal titolo quest’anno “Comunità resilienti”, dimostra tutta la pochezza e l’immobilismo in cui versa il settore italiano dell’Architettura, senza minimamente affrontare i veri problemi, o disvelare attività ed idee, in grado di cambiare lo stato delle cose. Si rifugge, trincerandosi nella parola “resilienza”, dal palesare tematiche, senza le quali, hai voglia ad affrontare il tema del cambiamento climatico planetario, o individuare le tematiche progettuali del dopo pandemia.

E’ il “Padiglione Italia” di questa edizione l’ennesima occasione persa.

Perché sembra, dal punto di vista tematico, una replica, una continuità, del Padiglione Italia (Arcipelago Italia), di cui era curatore Mario Cucinella nel 2018. Più che parlare di “resilienza” per contrastare il cambiamento climatico planetario, sarebbe stato giusto parlare della necessità di una RIVOLUZIONE (ora e presto), soprattutto nel settore dell’architettura. Settore che non può attendere una “lenta  resilienza” per evitare di consumate sabbia, acqua, produrre CO2 a go-go, ecc……Ci voleva un curatore in grado di dare una “scossa”, più che offrire la solita camomilla….Ci voleva un VULCANO TONANTE ED ERUTTANTE, che tirasse fuori i veri italici   problemi del settore architettura (Università, clientelarismo, ordini professionali, mafie locali, ecc.), invece viene offerta un “fumarola” che genera una fitta nebbia per nascondere i veri problemi…….. Appunto, “pochezza” e poco coraggio. Ci si è banalmente allineati all’uso della parola più inutile e di moda, nella bocca di molti: RESILIENZA (il cui vero significato ben non si sa), ma che serve solo a RIEMPIRE LA BOCCA ed a “distrarre” dai veri problemi epocali.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Calcestruzzo pro – capite


Giuseppe Micciché /Architekturpreis Beton 17

La Svizzera è tra i Paesi, al Mondo, col maggior consumo di cemento pro capite. In Svizzera, si consumano 584 kg pro capite l’anno, di calcestruzzo, per ogni abitante. La Svizzera è pero, anche tra i paesi più impegnati a rendere il settore delle costruzioni più ecologico. Se fosse una nazione, l’industria mondiale del cemento sarebbe la terza più inquinante dopo Cina e USA. È all’origine, l’industria del calcestruzzo, di circa l’8% delle emissioni globali di CO2: più di aerei e navi. Il settore è dunque chiamato a ridurre il suo impatto, ma il boom edilizio nei Paesi emergenti non aiuta. Che fare? Sostituendo i combustibili fossili che alimentano i forni con rifiuti domestici, biomasse o fanghi, i sei cementifici della Svizzera hanno già ridotto le emissioni. Ma questo era solo l’inizio. Ora, per raggiungere la neutralità climatica servono tecnologie di cattura e stoccaggio del CO2, rivedere la composizione del cemento e studiare materie prime alternative. Ed in ITALIA, invece, ogni anno vengono prodotti 19 milioni di tonnellate di calcestruzzo, per un consumo pro capite (60 milioni di abitanti) di circa 316 kg per anno. Pochissime le iniziative ed i finanziamenti per la ricerca di soluzioni alternative. Forse sarebbe il caso di incominciare a pensare ad una TRANSIZIONE ECOLOGICA EFFETTIVA, ed il Recovery plan, potrebbe essere uno stimolo, all’utilizzo di : legno, paglia e terra. Chissà se Draghi e soci ci stanno minimamente pensando?

Con il rispetto del Copyright delle immagini selezionate

RECOVERY PLAN (PIANO DI RECUPERO)


DA AMALFI – a Bolzano, l’Italia, appena piove, si “liquefa”, crolla, si sbriciola (https://bit.ly/3pLmdCO). Oggi è toccato alla costiera amalfitana, si è evitata la tragedia solamente per miracolo. Il 6 gennaio era toccato a Bolzano, una frana aveva distrutto parte dell’Hotel Eberle, anche qui solo un “miracolo”, la chiusura della struttura per pandemia Covid-19, ha evitato una tragedia (https://bit.ly/39Hvlma). Il 10 dicembre 2020, il Panaro, in Emilia aveva esondato, creando devastazione e danni (https://bit.ly/3avMuP7). Pochi giorni prima della Befana, una tempesta aveva “cancellato” la spiaggia di Torvaianica vicino a Roma (https://bit.ly/3oLtsch). Nel Recovery Plan steso dal Governo Conte Bis (piano strategico per “spendere” fondi dell’Europeo “Next Generation EU”), che dovrebbe attuare, attraverso progetti necessari, l’impiego dei 210 miliardi di euro riservati all’Italia (da appaltare entro il 2026), NEMMENO UN EURO è stato individuato per, almeno iniziare, un grande progetto nazionale, teso alla SISTEMAZIONE IDROGEOLOGICA del “supporto territoriale” in cui noi italiani viviamo. Un supporto DEVASTATO da anni di incuria, da abusi edilizi, da pressapochismo amministrativo. Eppure, questo sarebbe un grande progetto collettivo, ormai improcrastinabile, valido da nord a sud, che coinvolgerebbe tantissime professionalità e darebbe lavoro a decine di migliaia di persone per anni (giovani ed anziani). Nessuno ne parla, i media tacciono, i cittadini subiscono silenti…..QUANDO CI DECIDEREMO A CRESCERE !!!

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La Torre di Babele


In questi giorni, mi capita spesso di passare in prossimità della Torre UNIPOL, il nuovo Headquarters del Gruppo Unipol/Sai, in costruzione in zona Garibaldi/Repubblica (https://bit.ly/2KFiruO).

Un gruppo Unipol/Sai, che è storicamente “pilotato” dalle cooperative emiliane (https://bit.ly/33lNK4z). Un gruppo assicurativo, presente anche nel settore finanziario ed immobiliare, ed anche con molte finalità sociali e culturali, essendo da sempre legato al milieu valoriale della “sinistra” italiana.

La Torre che si sta realizzando a Milano, è un edificio imponente ed innovativo, ad alta efficienza, firmato dall’archistar bolognese Mario Cucinella (Mca & Partners). Un edificio con finiture eleganti e strutture particolari, molto costoso: si parla di una cifra finale di pura costruzione, di circa 105 milioni di euro, destinati a lievitare con il “fit out” finale (finiture interne ed arredi) a circa 130 milioni di euro. Il tutto per 22 piani e 100 metri di altezza, tre piani interrati, un auditorium per 270 posti, una grande serra per eventi. Il tutto per una superficie totale di circa 35 mila metri quadrati, di cui solo circa 15 mila ad uffici e spazi di accoglienza (https://bit.ly/3o24sxx).

Il tutto per una cifra per metro quadrato, particolarmente “squilibrata”, anche nel faraonico panorama milanese : circa 8.500 euro/metro quadrato a conclusione del “fit out”, se si calcolano i soli spazi utili (15.000 mq.); circa 3.700 euro/metro quadrato se si calcola la superficie totale (35.000 mq.).

Quando a Milano, costruire degli edifici di terziario, ben rifiniti, costa mediamente attorno ai 2000/2500 euro per metro quadrato.

E proprio l’area su cui insiste la Torre Unipol/Sai, palesa un’altra incongruenza della metropoli meneghina. Infatti Piazza Gae Aulenti, è un moderno luogo di ritrovo cittadino “apparentemente pubblico”, dominato dai lussuosi grattacieli privati affittati alle banche ed alle principali società nazionali ed internazionali. Ma in realtà questo “luogo” è uno spazio privato solamente in uso pubblico (convenzionato).

Molti “luoghi apparentemente pubblici” a Milano, e soprattutto molti giardini e piazze, appartenenti a questa categoria sono il prodotto del ricorso sempre più diffuso alla compensazione degli “oneri di urbanizzazione” (le tasse che il costruttore edile deve per legge al patrimonio collettivo) attraverso la costruzione di “opere di urbanizzazione”, cioè opere di utilità pubblica come: piazze, giardini, musei, scuole, parcheggi, ecc..

Il circolo “perverso” è dunque il seguente: un terreno adiacente ad un complesso edilizio privato diviene giardino mediante l’uso virtuale di denaro pubblico ma, attraverso la formula della concessione (come ad esempio la manutenzione nel caso della Biblioteca degli Alberi Milano – BAM), ritorna nelle mani del privato che ha interessi immediatamente contigui (uffici, case, negozi, ecc.) e lo trasforma in un’appendice tesa a valorizzare ulteriormente il bene di consumo che ha costruito.

La repressione delle libertà individuali e collettive, attuate dal gestore privato, in questi “luoghi in uso pubblico” (contegno, orari, sicurezza, eventi, ecc.) ha uno scopo puramente funzionale a conservare al meglio i vantaggi di chi ha costruito, e non risponde, se non minimamente, ad una effettiva e piena valorizzazione sociale di quei luoghi.

Tanto che di clochard, o mendicanti, nel complesso Garibaldi/Repubblica/Porta Nuova, non c’è traccia, sono stati tutti relegati, a suon di ammonizioni, nelle vie adiacenti, che ancora sono luoghi pubblici, non ancora nelle mani dei privati.

Semplicemente, a Milano, il bene pubblico quasi più non esiste……..esistono solo le scenografie all’americana dei grattacieli, per i quali, ci “siamo venduti la civitas” (https://bit.ly/37mxX6O),  e soprattutto continuiamo a costruire le nuove “Torri di Babele” (https://bit.ly/2JgcPHb).

CON IL RISPETTO DEL COPYRIGHT DELLE IMMAGINI SELEZIONATE

LIBERTA’


“Benché la società contemporanea sia più pluralistica di quanto non sia stata in passato, accade che la gente comune venga sempre più esclusa dalle grandi decisioni. Nel campo dell’organizzare e formare lo spazio fisico, dove un tempo ogni essere umano era protagonista, nessuno può decidere non solo come sarà la sua abitazione, ma neppure dove potrà abitare. Tutto è già stato prestabilito da chi controlla i suoli, indirizza l’espansione della città, apre autostrade, distrugge foreste, inquina…….. Il problema è nella sua sostanza politico ma riguarda anche l’architettura che a questo punto deve decidere se il suo cliente è l’anonimo potere economico o burocratico, oppure gli esseri umani che la esperiscono come un’essenziale componente della loro scena ambientale”

(Giancarlo De Carlo. Gli spiriti dell’architettura. Editori riuniti, Roma 1992, p. XVI.)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑