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Builders of the future

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Alberi

Nell’occhio del ciclone


La torre Unipol, è il quartier generale milanese del gruppo emiliano. E’ un iconico grattacielo a torre inaugurato il 22 dicembre 2023 nel quartiere di Porta Nuova/Garibaldi/Repubblica.

Oggi, 7 novembre 2026, alle ore 16,30 il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) ho organizzato una visita dell’edificio, con guide preparate, per descriverne le caratteristiche e visionarne alcuni spazi interni.

Il progetto dell’Headquarters Gruppo Unipol, lo si deve a Mario Cucinella (Palermo, 29 agosto 1960, che è un architetto e designer italiano). Il grattacielo a torre comprende 23 piani fuori terra e 3 piani interrati, per una superficie complessiva di 33.000 metri quadrati e una altezza complessiva di 125 metri (https://www.mcarchitects.it/progetti/headquarters-gruppo-unipol).




La concezione strutturale metallica, molto particolare, la si deve all’ingegnere Massimo Majowiecki (Milano, 15 marzo 1945), di origini polacche e laureato in ingegneria civile all’Università di Bologna. Uno dei massimi esperti italiani in strutture speciali.

La Direzioni lavori, assai complessa proprio per le caratteristiche strutturali ed impiantistiche è stata affidata a un gruppo interdisciplinare composto da:

– MCA – Mario Cucinella Architects: direzione lavori generale.

– GAE Engineering: attività di direzione lavori e controllo tecnico dell’esecuzione.

– Giorgio Ceruti: coinvolto nella direzione lavori generale (Pro Iter Group Srl).

In particolare, le direzioni operative erano articolate per specializzazione:

– Opere architettoniche: MCA, Augusto Barrichello e Maria Persichella.

– Opere strutturali: MJW Structures, prof. Massimo Majowiecki.

– Impianti: Deerns Italia.

Il general contractor era CMB – Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi.

Dal punto di vista della professione dell’architetto, considero particolarmente interessante questo intervento per tre ragioni.

1. La Direzione Lavori come attività di integrazione progettuale.

In un edificio tradizionale la separazione tra struttura, involucro e impianti è relativamente leggibile. Qui, invece, ogni componente condiziona il comportamento delle altre.

2. Il controllo della qualità architettonica.

La geometria ellittica, la maglia metallica esterna e la doppia pelle vetrata richiedono un controllo esecutivo molto più rigoroso rispetto a un normale edificio per uffici.





3. La gestione del processo costruttivo.

La complessità non riguarda soltanto la realizzazione materiale, ma anche il coordinamento di progettisti, imprese, fornitori, consulenti e amministrazioni.

A mio giudizio, avendone spesso parlato con il “mitico” Ing. Ceruti Giorgio (Milano, 6 gennaio 1946, Milano 26 novembre 2025), persona coltissima e continuatore di una dinastia di ingegneri strutturisti milanesi, con cui ho potuto anche visionare il cantiere durante la sua realizzazione; la Torre Unipol costituisce un caso di studio significativo. Si potrebbe addirittura dire emblematico per comprendere come sia cambiato il ruolo della Direzione Lavori nella realizzazione dell’architettura contemporanea ad alta complessità tecnologica.

Basti solo pensare ai chilometri (oltre 2 Km.) di saldature delle strutture tubolari (Blu diametro fino a 50 centimetri) di sostegno, che è stato necessario realizzare con manovalanze specializzate, soprattutto slave, per mettere in opera tutta la struttura. Struttura realizzata a ciclo continuo (h 24 con più turni), spesso in condizioni limite, al caldo ed al freddo; fatto che ha anche comportato una particolarissima attenzione per quanto concerne la sicurezza (applicazione Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro).



La torre culmina, al 23 esimo piano, con una grande serra-giardino panoramica con un’area dedicata a ospitare incontri pubblici ed eventi culturali.

Le informazioni pubblicate consentono di individuare alcuni elementi, inerenti il numero e la tipologia delle piante posate:

– 7 esemplari di Ficus, di dimensioni importanti.

– Altre piante ornamentali tropicali e subtropicali.

– Arbusti ornamentali.

– Elementi vegetali in bambù, utilizzati anche per le boiserie naturali.

Il progetto paesaggistico è stato affidato a: Marilena Baggio – GreenCure Landscape & Healing Gardens – https://www.greencure.it/people/.







Un ricordo dell’ ingegnere Giorgio Ceruti, come scritto da Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera (28 novembre 2025):

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WYSS



L’ampliamento della Beyeler Foundation a Rehien (Basilea), progettato da Peter Zumthor, inaugurato il 26 settembre 2026, è stato dedicato, nel suo edificio principale (un museo di arte contemporanea), ad Hansjörg Wyss (L’imprenditore e uomo d’affari svizzero Wyss è soprattutto un filantropo nel campo della protezione ambientale e della scienza. Non contento di essere una delle persone più ricche del mondo, con una fortuna stimata di sei miliardi di dollari nel 2021 secondo Forbes, è anche una delle più generose. I suoi finanziamenti sono dedicati soprattutto a chi si impegna per salvare il pianeta ed all’arte).



È raro che un museo riesca a trasmettere una netta sensazione di grande accoglienza ed empatia. Proprio alle spalle del ristorante della Beyeler Foundation, ospitato in uno degli edifici storici, un padiglione (Ammann Pavillon, tutto in legno – dedicato ai celebri galleristi e mercanti d’arte svizzeri Thomas e Doris Ammann) apre le sue porte verso l’esterno, accogliendo i visitatori.



Caratterizzato da un interno in legno di ciliegio e pero, articolato in una successione di gradini, l’edificio a livello del terreno offre una protezione accogliente sia dal sole sia dalla pioggia. Non ci sono biglietti d’ingresso, ne è necessario acquistare nulla: tutti sono invitati a entrare, sedersi sulle sedie e sui cuscini e lasciare che lo sguardo si posi sul panorama, e soprattutto sulle presenze arboree che contornano il Central Garten. Un verde incorniciato dalle ampie finestre a tutta altezza.

Realizzato in vetro e legno, il nuovo padiglione Ammann assume un ruolo centrale e di connessione all’interno del nuovo complesso. Come l’edificio destinato alla logistica delle opere d’arte e il museo, è stato progettato da Peter Zumthor.





Guardando verso l’esterno, si possono ammirare la parte storica del complesso, un ampio parco con alberi annosi, prati e sculture, e il celebre edificio museale progettato da Renzo Piano (progettato tra il 1991 ed il 1994 e costruito tra il 1994 ed il 1997, con l’inaugurazione ufficiale avvenuta nell’ottobre del 1997), con il suo tetto in vetro che sembra quasi galleggiare sopra la pietra di porfido rosso.

Fin dall’inizio, l’identità del museo è stata plasmata da un approccio unitario che integra arte, architettura e natura, dando vita a un’esperienza di visita unica, molto apprezzata dal pubblico (A oggi, più di 10 milioni di persone hanno visitato la Fondazione Beyeler, la metà delle quali provenienti dall’estero).

Non è un caso che Ernst Beyeler, quando nel 1997 commissionò a Renzo Piano il progetto del museo, immaginasse un edificio aperto verso l’esterno, dotato di una grande serra affacciata sulla riserva naturale adiacente e sui dolci pendii del Tüllinger Berg (Tüllinger Hügel, in svizzera, è una montagna alta 460,20 metri sul livello del mare, tra Germania, Francia e Svizzera e che costituisce confine naturale tra queste nazioni – Si veda immagine sottostante ).






Spostando lo sguardo, si percepisce il nuovo edificio in legno destinato alla logistica delle opere d’arte; si scorge inoltre il nuovo edificio museale, caratterizzato da una facciata in calcestruzzo gettato in opera, di un delicato beige, realizzato con un calcestruzzo con inerti di pietra calcarea giallastra proveniente dal Giura.



Ci sono voluti oltre dieci anni dalle prime riunioni, fino al completamento dei tre nuovi edifici. E’ arcinoto che l’architetto di Haldenstein (Zumthor) ha dei tempi di decantazione degli input progettuali “biblici”. Per la loro costruzione sono stati raccolti oltre 120 milioni di franchi svizzeri e numerosi finanziamenti di privati, ed anche per questi ci sono voluti parecchi anni.




Gli edifici progettati da Zumthor rispondono con eccezionale sensibilità alla scala intima e ridotta del contesto quasi ad integrarsi in un piccolo villaggio; inoltre essi esprimono un’identità precisa attraverso i materiali e le magnifiche forme architettoniche, soddisfacendo con rigore alle esigenze delle rispettive funzioni.

Poiché la Torhaus, che ospita le strutture per la logistica delle opere d’arte, si protende leggermente verso il Bachtelenweg, un percorso che in precedenza segnava il confine della proprietà della Fondazione Beyeler con i tre nuovi edifici, formano nel loro insieme una sorta di piazzale antistante.


Al parco della parte della Fondazione Beyeler progettata da Renzo Piano

Entrambi i parchi furono progettati secondo lo stile del giardino paesaggistico inglese dall’architetto paesaggista Jean-François Caillat, all’inizio del XIX secolo, conferendo loro un senso di unità.

Ciò che li distingue, tuttavia, è l’atmosfera più selvaggia e romantica, quasi incantata, del parco recentemente aperto.

I due stagni di ninfee già presenti nella proprietà della Fondazione Beyeler sono ora affiancati da un terzo stagno, più maturo e consolidato, attraversato da un nuovo e delicato ponticello ispirato al giardino di Claude Monet a Giverny.


SOPRA – Le Nymphéas (Claude Monet, 1916–1919), Museo Wyss


L’architetto paesaggista Günther Vogt ha integrato due aree verdi piantumate in modo così armonioso che sembrano essere sempre esistite. L’antica serra per gli agrumi è stata restaurata non soltanto per ospitare piante capaci di resistere a un clima in evoluzione, ma anche per accogliere una nuova figura curatoriale dedicata al rapporto tra arte e botanica.

Il compito del curatore consiste nel censire le piante presenti nei parchi, monitorare e promuovere la biodiversità e collaborare con artisti il cui lavoro si concentra sulla natura. Tra gli altri progetti, sarà ricreato all’interno del museo il giardino originariamente concepito da Peter Fischli e David Weiss a Münster nel 1997.

SOPRA – Immagine zenitale tratta da Google Earth, dei due parchi

Peter Zumthor ha progettato il nuovo edificio museale in funzione degli alberi maturi già presenti nel parco. Grazie alle rientranze angolate, la sua pianta a forma di Y preserva nel nuovo giardino lo spazio necessario per un ginkgo centenario, oltre che per una sequoia e un gruppo di platani.






Il Wyss Museum, è un altro “colpo architettonico magistrale ” di Peter Zumthor. L’ampliamento della Fondation Beyeler, riesce a fare distrarre gli utenti dai quadri di : Magritte, Max Ernst, Picasso, ecc. (e chi più ne ha ne metta)…..tutti ad ammirare e fotografare il meraviglioso foliage autunnale della natura circostante, inquadrato dalle sapienti aperture vetrate. Un colpo di maestria. E’ la MAGIA DELLA GRANDE ARCHITETTURA, quella vera, umana, fatta al tavolo da disegno, riga e squadra, sulla carta velina, senza gli artefici dei render e le illusioni delle “intelligenze artificiali”.

Un’ultima annotazione, deve riguardare la tipologia dei controsoffitti adottati dal “Mago svizzero”: il soffitto del Wyss Museum, a Riehen, è realizzato con un materiale a base di pietra calcarea del Giura.



La scelta, sicuramente costosa, è coerente con la concezione architettonica dell’edificio: utilizzare la pietra locale in diverse forme, dalla facciata in calcestruzzo battuto ai pavimenti in terrazzo, fino alle finiture interne. La materia crea così una continuità percettiva tra le diverse parti del museo.

Come spiegò l’architetto all’inizio del progetto, l’edificio museale è concepito per emergere dal terreno come un monolite, analogamente alle formazioni rocciose che si intravedono qua e là nelle foreste della regione del Giura.

SOPRA – Il terrazzo alla veneziana in pietra calcarea del Giura, per tutte le pavimentazioni del museo



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Ritorno ai laghi Ritom



Si sale con una delle funicolari piu’ pendenti al Mondo ( https://www.ritom.ch/funicolare/ ), dalla centrale idroelettrica Ritom, circa 1000 mslm, di Piotta, ai 1789 metri sul livello del mare di Piora (Vicino al Bar – La Tana del Lupo). I Laghi del Ritom, sono poco più in là, raggiungibili con una comoda strada asfaltata, fino al Rifugio laghi Ritom ( https://lagoritom.ch/ ), da dove si dipanano numerosi sentieri, con varie difficoltà.

Da quì si entra nel cuore della Val Piora, che rappresenta insieme ai suoi laghi, uno dei paesaggi alpini più affascinanti della Svizzera. Circondati da pascoli d’alta quota, boschi di larici e imponenti cime granitiche, questi specchi d’acqua di origine glaciale colpiscono per le intense sfumature turchesi e smeraldo, che cambiano con la luce e le stagioni. Il Lago Ritom, insieme ai vicini Lago di Tom e Lago Cadagno, forma un mosaico di laghi alpini immersi in un ambiente di straordinaria naturalità, spesso definito il “paradiso dei laghi alpini”. La quiete del luogo, la ricchezza della flora e della fauna e l’ampiezza degli orizzonti rendono la Val Piora una meta di rara bellezza, capace di coniugare spettacolarità paesaggistica e autenticità.











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CAFFETTO



Villa Caffetto a Calcinate (Bs) in via Branca, progettata e realizzata tra il 1972 ed il 1974 dall’architetto Fausto Bontempi (1935/2025) per l’artista Claudio Caffetto (1942/2022), è una delle più significative architetture residenziali sperimentali “brutaliste” del secondo Novecento italiano.

L’edificio ha una dimensione “Hollywoodiana”, un’astronave nel piccolo paese di Calcinate. Caffetto è anche intervenuto direttamente negli arredi avendo una competenza familiare in merito. All’interno della zona giorno della villa, i divani e i tavolini da caffè – disegnati dallo stesso Caffetto – sono storicamente accostati e illuminati dalla lampada Alba, un’icona del design d’illuminazione prodotta da Guzzini negli anni Settanta e progettata dai designer Ermanno Lampa e Sergio Brazzoli.

L’edificio sviluppa una composizione plastica in calcestruzzo armato a vista, legno e vetro, articolata su più livelli sfalsati che seguono la morfologia della collina, annullando la distinzione tra organismo costruito e paesaggio.

La poetica è palesemente legata alle architetture di Carlo Scarpa (maestro allo IUAV di Bontempi, soprattutto a Villa Ottolenghi a Bardolino), con citazioni di Vittoriano Viganò (Casa La scala, detta anche Villa Bloc a San Felice del Benaco), e Frank Lloyd Wright (Praire House) soprattutto nei dettagli e nei materiali.

Il progetto adotta una pianta libera, percorsi spaziali non gerarchici, lucernari zenitali e grandi superfici vetrate che costruiscono una sequenza percettiva continua tra interno ed esterno. Il parco in tal senso svolge una funzione fondamentale, ogni pianta è collocata per essere vista ed apprezzata dall’interno. La residenza integra fin dall’origine funzioni abitative ed espositive, configurandosi come una vera e propria casa-museo-studio d’artista, in cui la struttura, la luce, il giardino, i materiali assieme alle opere d’arte costituiscono un unico sistema paesaggistico architettonico interno/esterno.

Oggi i proventi della vendita dei quadri e delle sculture di Claudio Caffetto, in aste periodiche, contribuiscono al mantenimento della Villa e del suo patrimonio. Garantendone l’apertura al pubblico e la manutenzione.












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Villa Almerico, Capra, Valmarana detta la Rotonda a Vicenza.


UNA LIMPIDA SERATA di inizio autunno (27 settembre 2024, ore 19,00). Una collina con sopra un’ architettura epica. Un filosofo in grande forma (che discetta sulla trattatistica rinascimentale, ed il particolare sul De re aedificatoria di Leon Battista Alberti). Un cielo, al tramonto, dove gli astri fanno a gara per farsi notare……UNA FORTE SENSAZIONE, PER TUTTI, DI BELLEZZA ED INFINITO.

Il fine dell’architettura, come è nella villa del Palladio, è edificare, noi mortali, opere immortali. La villa Rotonda è come un tempio immortale, non per gli Dei, ma dove vive un uomo che considera gli Dei. Dietro la collina su cui insiste la villa Capra, c’è l’INFINITO….. è un TEMPIO ABITATO.

COMMODULATIO – L’architettura va concepita e dimensionata con i numeri “essendo scientia”, commodulando parti diverse, e riferita al corpo umano. Il canone (la canna), il “metro” deve essere chiaramente leggibile e trasmissibile. Nessun canone fisso, nulla va ripetuto, MA SUPERATO. L’architettura si dà, si offre, con un’ armonia, come una musica.

“Architecti est scientia”, quindi matematicamente trasmissibile. L’architetto deve essere un filologo, che conosce perfettamente il greco ed il latino, che ha una consuetudine con il passato della storia dell’ architettura. Che la studia quotidianamente.

L’idea matura nel tempo, non bisogna essere impazienti, per realizzare un progetto CI VUOLE TEMPO DI DECANTAZIONE.

ADDENDUM

A posteriori, appare strano che, un filosofo colto e raffinato nel suo pensiero, analizzando la trattatistica legata all’architettura, non si ponga il problema della continuità della”visione classica”, cancerogena ed umano-centrica, di una società, quella occidentale, che si è “mangiata” (codificando e legittimando) l’ecosistema planetario.

Proprio lui, il filosofo, che dovrebbe evidenziare questa contraddizione, attraverso cui rendendo tutto, ad una dimensione “matematicamente e geometricamente” trasmissibile (scientia), invece di proporre ipotesi e soluzioni alternative, in grado di restituire uno spiraglio di luce sul futuro dell’ agire umano, cerca di dare continuità a questa MACELLERIA PLANETARIA.

In tal senso, ottima la scelta dell’ora del tramonto, in grado di restituire ai convenuti, il senso di un pensiero occidentale morente, lanciato probabilmente in maniera inevitabile, verso la fine.

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GHOST DREAMS


Sono stato alla fondazione Beyeler di Riehen (Basilea), decine di volte, ed ogni volta una sorpresa nei criteri di allestimento, nella qualità della proposta museale. Ma questo “fuori/dentro” dal museo al giardino, che ho potuto apprezzare oggi, ha qualcosa di sorprendente, di meraviglioso, che lega l’arte intimamente con le regole della Natura planetaria di questa parte di Universo…..Sogni fantasma – https://www.fondationbeyeler.ch/en/exhibitions/ghost-dreams

Per la prima volta nel quarto di secolo della Fondation Beyeler gli spazi di tutto il museo e del parco vengono ripensati da artisti e curatori ma anche scienziati, filosofi, architetti, musicisti e poeti per un’esperienza espositiva sperimentale stimolante, innovativa e dinamica.

In effetti è difficile immaginare una mostra museale che muta in continuazione, che invita a leggere un libro, mentre le opere d’arte intorno vengono cambiate ogni tanto. Una patata dolce cuoce nel microonde, puoi dormire in un letto che interpreta i tuoi sogni,  e ogni tanto sei avvolto da una fitta nebbia che dà un senso di spaesamento surreale.

Sembra di partecipare ad un esperimento, incluso il titolo della mostra che cambia nelle dodici settimane di esposizione. Invece il tutto è un colto meccanismo per rendere l’arte concettuale accessibile, titillante, meravigliosa, senza ricorrere a un intrattenimento “facile” e banalmente spettacolare, come spesso succede di questi tempi, ad uso dei media. Quì al centro vi è lo spettatore/visitatore/esploratore che deve “conquistarsi” la sua personale interpretazione della mostra.

Il tutto ad iniziare dalla guida criptica della mostra  “All my love spilling over” (Tutto il mio amore si riversa), che costringe il visitatore a fare lavorare il cervello per comprendere il titolo e l’autore dell’opera che ha davanti. Spetta al visitatore creare Liaison tra opere visivamente accostate con sapienza per stimolarlo, per fare lavorare la memoria (visiva e non solo) di ognuno.

Ecco che Koo Jeong A (un giovane artista sudcoreano specializzato in installazioni e tecniche miste), con una scultura nera sospesa (Boolgasaeu Boolgasali del 2024), viene messo in relazione con il famosissimo (ed enorme) quadro ad olio su tela di Claude Monet ‘Lo stagno delle ninfee’ (1917-20); mentre fuori (basta chiedere e si può uscire), nel giardino, vicino ad un laghetto incombe la grande scultura “Hase” un’opera di Thomas Schütte che fa parte della Collezione Beyeler dal 2014. Nel laghetto Fujiko Nakaya fa vibrare con un sistema di onde d’urto, il pelo dell’acqua.

L’architettura di Renzo Piano aiuta con le grandi vetrate, l’illuminazione naturale, ed i setti in porfido, a dare un legame intimo con l’esterno, con il paesaggio circostante arricchito da “presenze” artistiche.

La spettacolare e stimolante mostra collettiva estiva della Fondation Beyeler sta riscuotendo un notevole successo, tanto da essere legittimamente definita “l’argomento principe di conversazione del mondo dell’arte 2024”.

Fondation Beyeler è uno dei più importanti musei della Svizzera, e stà per diventare uno spazio espositivo vastissimo. Alla sede principale di Piano, si aggiungeranno, tra il 2025 ed il 2026, tre edifici dell’architetto/guru svizzero, Peter Zumthor (una sede espositiva di 1500 metri quadri, un padiglione e un edificio di servizio) che sono in costruzione nel parco paesaggistico di impostazione ottocentesca in stile inglese (acquisito dai confinanti per duplicare l’estensione dei giardini, facendoli diventare una “piccola” riserva naturale).

https://www.fondationbeyeler.ch/en/museum/new-museum-building

SOTTO – Stralci dalla guida della mostra

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WOLFGANG LAIB


SOPRA – Vista di Varese dall’alto del giardino di Villa Panza

SOPRA – La corte di Villa Panza che si apre sul giardino, con l’opera Cone of water di Meg Webster, 2016

Partendo dalla visione paesaggistica della città di Varese dall’alto, che bene si può cogliere dal giardino all’italiana, di villa Panza di Biumo, oggi bene FAI (https://fondoambiente.it/luoghi/villa-e-collezione-panza); ed idealmente entrando, all’indietro, nel “contenitore museale”, attraverso la corte, una finestra, per apprezzare le stanze della meravigliosa installazione, decantata nel corso del tempo, dal sofisticato e stimolante progetto espositivo di Giuseppe Panza, si può cogliere, anche in una uggiosa e fredda giornata autunnale, la magnificenza del luogo.

Meglio se si è pure accompagnati da una colta, ed esperta studiosa della collezione, opportunamente agghindata, quasi per essere parte, essa stessa, dell’esposizione d’arte.

L’esposizione delle opere di Wolfgang Laib, che si intitola “Passageway”, bene identifica questi anni sofferti di “passaggio”, che stiamo attraversando. Passaggio da un sistema di vivere, produrre e consumare, che ci sta portando al collasso dell’ecosistema planetario, ad un’altro sistema di vita che ci sarà imposto dalle circostanze climatiche.

Nell’attività dell’artista tedesco, nato a Metzingen il 25 marzo 1950, il passaggio che attua con la sua attività artistica, è quello della materia naturale organica : riso, cera d’api, in artefatti artistici, grazie all’azione operata dalla sua attività.

E’ anche un “passaggio” tra materiale ed immateriale, tra concreto ed astratto.

Ci vogliono cinque mesi perchè dal seme del riso nascano un germoglio, e quindi una piantina. Poi che questa fiorisca, fruttifichi, in un ciclo continuo che si succede incessante da millenni.

SOPRA E SOTTO – Wolfgang Laib, Passageway Inside – Downside, 2011/2012, 52 navi in ottone

SOPRA – Nave di ottone, su letto di chicchi di riso

SOPRA – Wolfgang Laib – Brahmanda, 2016/2022, Granito indiano nero lucidato con olio di girasole

SOPRA – Wolfgang Laib – Untitled, 2023, Scultura in cera d’api e riso

SOPRA – Wolfgang Laib – Crossing the River for Bodidharma 2023, Lavori in colore bianco su sfondo bianco

Dichiara l’artista : “Per me è molto bella la sensazione di poter superare il tempo”, ed ancora : “Credo che l’arte davvero importante sia senza tempo”.

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Villa Margon


A pochi chilometri sopra Trento, immersa nel verde, ed in dominanza del paesaggio, si trova Villa Margon. Essa è una delle più interessanti residenze signorili costruite nel Rinascimento. La villa, edificata tra i boschi in località Margon alle pendici del Monte Bondone (452 m.s.l.m.), venne completata verso il 1540-50 per la delizia estiva della famiglia di origine veneta dei Basso. Estinta la famiglia dei Basso dal 1596, la villa passò di mano in mano alle antiche e nobili famiglie europee, tra le quali i Fugger (Tedeschi di Augusta), i Lodron (Trentini di Storo, valle del Chiese), i Lupis (Italiani di probabili origini franco-germaniche) e i Salvadori (originari di Mori vicino a Rovereto) che la tennero fino al 1970.

Dimora estiva nobiliare e luogo di villeggiatura, la residenza, con i suoi annessi, sorge in un paesaggio di una bellezza unica ed è immersa in un vasto parco di circa 135 ettari. Donata agli inizi degli anni ’90 alla famiglia Lunelli, i detentori del prestigioso marchio vinicolo “Ferrari”, è diventata, dopo una ristrutturazione/restauro che ne ha restituito l’antico splendore originario, sede di rappresentanza e biblioteca “Bruno Brunelli”( https://www.brunolunellilibrary.it/villa-margon/ ).

Villa Margon ha ospitato, negli anni del Concilio di Trento (1545-1563), cardinali e prelati giunti da tutta Europa per la grande assise che diede il via alla Controriforma. Tra gli ospiti la tradizione vuole anche l’imperatore Carlo V, le cui gesta, non a caso, sono raccontate in un ciclo di affreschi che impreziosiscono la villa, e il cui letto è tra gli arredi più significativi. Affrescata anche all’esterno, Villa Margon risalta in un parco che è intatto da secoli e che, per la vegetazione, soltanto in parte autoctona, è considerato un capolavoro della natura.

SOPRA – Immagini tratte da Google Earth

Si tratta di un edificio sostanzialmente residenziale a pianta rettangolare, costruito proprio di fronte ad una fortificazione merlata, si antepone ad essa con un meraviglioso portico, sormontato da eleganti loggiati di chiara ispirazione veronese, caratteristica peculiare di molte ville rinascimentali venete. Le logge sono riccamente affrescate con rappresentazioni di assedi di città.

Il sistema compositivo loggiato della facciata, palesa chiaramente, questa nuova filosofia architettonica di implementare il paesaggio circostante, che non deve più essere solamente osservato dalle minute finestre nelle murature dai residenti, ma goduto con una vera e propria “immersione” in esso.

L’interno, molto semplice nella disposizione planimetrica (sala centrale con quattro sale più piccole laterali, una per ogni lato lungo) si articola in una serie di sale riccamente affrescate da cicli pittorici che rappresentano testimonianze preziose della pittura trentina del Cinquecento. Affreschi che testimoniano della vita dell’imperatore Carlo V, che sembra sia stato ospite della villa. Altri affreschi contengono scene del Vecchio e del Nuovo Testamento ed un ciclo dei Mesi. Le decorazioni sono il frutto dell’opera di artisti attivi in loco tra il 1556 e il 1566. La villa conserva anche importanti arredi coevi al suo completamento.

La villa, ha antistante, una casa merlata con torretta munita di orologio e meridiana, ampliata e modificata nell’Ottocento, la Cappelletta della Natività di Maria Vergine, rifatta in stile neogotico dall’architetto Masera nel 1867 su quella già esistente del Cinquecento, il giardino all’inglese (con un grande parterre) e l’annesso parco, che “sfuma” in maniera sapiente nella natura “antropizzata” circostante.

L’interno si articola in una serie di ampie sale riccamente arredate e decorate: dal salone centrale si accede alle quattro sale laterali, due a sinistra e due a destra. Il salone centrale presenta, in dodici riquadri affrescati, le principali imprese militari dell’imperatore Carlo V tra le quali la battaglia di Pavia con la cattura di Francesco I nel 1515 e la vittoria, seppur parziale, sui Protestanti nel 1547 (battaglia di Mühlberg nel Brandeburgo germanico).

A sinistra si entra in una sala quadrata con soffitto a cassettoni che presenta pareti affrescate con dodici scene dell’Antico Testamento. Tra le altre, l’affresco dedicato alla Torre di Babele, quello alla creazione dell’uomo e della donna, l’alluvione con l’Arca di Noè e quello dedicato ad un episodio delle Storie della vita di San Giuseppe. La seconda sala, collegata con la precedente e il salone centrale, propone dodici riquadri affrescati con scene del Nuovo Testamento. Tra gli altri, la Moltiplicazione dei pani e l’incontro di Gesù con la Samaritana. Al centro della sala una raffinata copia marmorea della scultura di Amore e Psiche di Antonio Canova.

Alla destra del salone principale, la sala da pranzo. La sala presenta pareti decorate da un ciclo di affreschi che rappresentano i dodici mesi dell’anno. Protagonista degli affreschi dei mesi è l’ambiente naturale circostante. La seconda sala sulla destra del salone d’ingresso è la sala del biliardo che ospita una raccolta di vedute di Villa Margon, ed alle pareti una raffinata serie di formelle colorate a creare una decorazione che simula una tappezzeria dipinta.

Il primo piano ricalca esattamente lo sviluppo planimetrico sottostante: un grande salone centrale, che si apre sul loggiato, e quattro stanze laterali.

Come già descritto in precedenza, è proprio lo splendido loggiato, proporzionato e geometricamente ineccepibile, che testimonia della rivoluzione architettonica rinascimentale, nella tipologia della Villa, la creazione di una “Sala aperta” sul paesaggio. Un luogo sicuro, non solo di collegamento tra ambienti interni, ma uno spazio privato in cui sostare, e da cui dominare, e contemplare, la natura circostante ed il giardino.

https://www.rainews.it/tgr/trento/video/2023/07/villa-margon-il-gioiello-del-rinascimento-trentino-7f9e27c4-c7d5-4a3d-9d21-429d52e5faf9.html

Come scrive Howard Burns nel libro “La villa italiana del Rinascimento” (Angelo Colla Editore, 2019). “La villa italiana rinascimentale risponde non solo al desiderio da parte dei proprietari e dei loro architetti di ricreare le forme e i piaceri delle ville degli antichi romani, con i loro colonnati e giardini, ma anche alle esigenze della sicurezza e dello sfruttamento economico delle campagne. E ci ricorda come la villa rinascimentale è spesso erede del castello medioevale, cioè luogo forte da cui dominare il territorio circostante.”

Lì vicino, ma più in basso, sulla strada di accesso alla villa da Ravina, immersa nei vigneti, la Locanda Margon, con cucina a cura di Edoardo Fumagalli chiamato a dirigere il progetto eno-gastronomico della famiglia Lunelli ( https://locandamargon.it/ ).

SOPRA – Il bel libro di Michelangelo Lupo e fotografie di Massimo Listri, sulla Villa Margon, edito da Skira

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LA VITA (e la morte) DELLE PIANTE


SOPRA – filare di Pioppi al Parco nord Milano – Foto 2021

Situazione dei pioppi al 25.07.2023 – https://www.ilgazzettinometropolitano.it/2023/07/25/alberi-caduti-e-viali-bloccati-le-raccomandazioni-del-parco-nord-ai-visitatori/

“I vegetali – scrive Charles Bonnet (Recherches sur l’usage……., 1754) – sono piantati nell’aria, più o meno come sono piantati nella terra”: l’atmosfera più che il suolo, è il loro primo ambiente, il loro mondo. La fotosintesi è, dunque, l’espressione più radicale del loro essere nel mondo……noi ci nutriamo quotidianamente dell’escrezione gassosa dei vegetali, non possiamo vivere d’altro che della vita degli altri (esseri viventi, soprattutto vegetali). – Tratto da Teoria della foglia. All’aperto: ontologia dell’atmosfera, in La vita delle piante, metafisica della mescolanza, di Emanuele Coccia, Il Mulino, 2018.

Le supercelle, i meso-cicloni, le violente grandinate, ed i colpi di vento, che hanno travolto i territori della Lombardia e di tutto il nord Italia, a fine luglio 2023 (https://www.milanotoday.it/meteo/temporale-nubifragio-stanotte.html), sono stati la materializzazione improvvisa, eclatante e violenta del “cambiamento climatico” in atto. – https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2023-ar6-rapporto-di-sintesi/

SOPRA – Supercelle nel cielo del Nord Milano, la sera del 24 luglio 2023

A subire i maggiori danni di questi fenomeni atmosferici violenti ed improvvisi, sono state le alberature, le quali hanno subito in un’area vasta danni enormi. Grazie alle piante, c’è vita su questo bellissimo Pianeta Terra (il nostro unico vero “Paradiso”).

Scrive Emanuele Coccia, nel libro che ho già citato in precedenza : “La fotosintesi è il processo cosmico di fluidificazione dell’universo, uno dei movimenti attraverso cui il fluido del mondo si costituisce: ciò che fa respirare il mondo in continuazione e lo mantiene in uno stato di tensione dinamica”.

Le piante, ci avevano inventato, e preparato il nostro futuro, noi non lo abbiamo abbracciato, con umiltà e condivisione, ma ce ne siamo impossessati in maniera predatoria.

Noi umani, abbiamo, nel corso del tempo, consapevolmente o meno, sovvertito con bramosia questo processo: consumando a più non posso l’energia e le materie dell’ecosistema planetario, mangiando e moltiplicando gli esseri viventi senza controllo, riproducendoci in maniera dissennata e quantitativa, inquinando l’aria e l’acqua come se non ci fosse un domani; ed oggi, che il pianeta, incomincia a presentarci un conto insostenibile, incominciamo a renderci conto di quello che abbiamo commesso.

Un conto, quello del cambiamento climatico, che impone di stravolgere velocemente un sistema di consumi e di gestione delle risorse planetarie, oggi quanto mai dissennato e senza futuro.

Vedere oggi, tutti quegli annosi e meravigliosi alberi, irrimediabilmente a terra, dà la restituzione plastica della follia che stiamo perseguendo con ostinazione.

SOPRA – Giardini pubblici di P.ta Venezia, Museo di Scienze Naturali, situazione antecedente all’ondata ciclonica – Immagine tratta da Google Earth

SOPRA – Immagini della devastazione arborea nella zona del Museo di Scienze Naturali – 26.07.2023

Probabilmente piantare alberi, non serve più a molto, soprattutto nelle aree metropolitane. Certo male non fa, per migliorare il microclima locale e probabilmente, tra parecchi decenni, eventi meteorologici estremi permettendo, darà anche dei frutti, contrastando la radicalizzazione dell’atmosfera terrestre.

Però, la strada da intraprendere immediatamente, deve necessariamente essere più radicale, e richiede il sacrificio di ognuno di noi, probabilmente per alcune generazioni; se si vorrà cercare di salvare l’ecosistema in cui viviamo.

SOPRA – Alberi caduti in prossimità dell’Aeroporto di Linate (SP 15b)

SOPRA – Danni arborei al Parco Nord Milano

Il cambiamento climatico, comunque, ha un impatto significativo sugli alberi e sugli ecosistemi forestali in tutto il mondo. Alcuni degli effetti più evidenti del cambiamento climatico sugli alberi includono:

  1. Aumento delle temperature: L’aumento delle temperature medie globali può influenzare negativamente la salute degli alberi. Alcune specie potrebbero non essere in grado di sopportare condizioni più calde e potrebbero essere spinte a migrare verso aree più fresche. Allo stesso tempo, l’aumento delle temperature può favorire l’espansione di insetti nocivi e malattie che colpiscono gli alberi.
  2. Variabilità delle precipitazioni: Il cambiamento climatico porta a una maggiore variabilità delle precipitazioni in diverse regioni. Le piogge estreme o le siccità prolungate possono causare stress idrico per gli alberi, indebolendo il loro sistema immunitario e rendendoli più suscettibili a malattie e infestazioni.
  3. Disseccamento del suolo: L’innalzamento delle temperature ei cambiamenti nei modelli di precipitazione possono portare a un aumento dell’evaporazione del suolo, causando disseccamento delle radici degli alberi e riducendo la disponibilità di acqua per la vegetazione.
  4. Incremento degli incendi boschivi: Il cambiamento climatico contribuisce a creare condizioni favorevoli per gli incendi boschivi. Temperature più elevate, condizioni di siccità e venti più forti possono aumentare la frequenza e l’intensità degli incendi, danneggiando o distruggendo intere aree forestali.
  5. Migrazione delle specie: Alcune specie di alberi potrebbero essere costrette a migrare verso altitudini più elevate o latitudini diverse per cercare condizioni climatiche più adatte. Questo potrebbe causare cambiamenti nei tipi di foreste e negli ecosistemi locali.
  6. Impatto sugli ecosistemi: Gli alberi sono fondamentali per gli ecosistemi forestali, offrendo habitat per molte specie di piante e animali. Il cambiamento climatico può alterare gli equilibri ecologici, mettendo a rischio la biodiversità e la sopravvivenza di diverse specie.

Per affrontare gli effetti del cambiamento climatico sugli alberi, sono necessari sforzi per ridurre le emissioni di gas serra e adottare pratiche di gestione forestale sostenibili. La riforestazione e la conservazione delle foreste esistenti giocano un ruolo cruciale nel catturare il carbonio atmosferico e mantenere la biodiversità. Inoltre, sono fondamentali nelle strategie di adattamento per preservare gli alberi e gli ecosistemi forestali già esistenti, proteggendoli dalle minacce correlate al cambiamento climatico prima elencate.

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