Cerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Comunicazione

Ad un secondo dalla fine!


20180809_151235

20180809_151206

Lo Scalo Ferroviario di Porta Romana a Milano

L’ultima GRANDE OCCASIONE milanese per operare una tutela SANITARIA dei cittadini, vista la particolare FEROCIA, con cui il virus Covid19 ha colpito il territorio milanese, sono gli scali ferroviari dismessi. L’ultima occasione per creare dei vuoti urbani di verde orizzontale (e non verticale come vaticinato dal Sindaco Sala – https://bit.ly/3c9mAPN ), che dovrebbero essere acquisiti per motivi sanitari, dalla pubblica amministrazione. Per farne RESPIRARE MILANO, dopo che per anni si è fatto finta che le micropolveri sottili non esistevano, che i caotici traffici dei mezzi pubblici e privati non andassero interrotti MAI ! Eppure a Milano da anni di inquinamento si muore, esattamente come per il virus (https://bit.ly/2XB99mE). Già persa l’occasione dello Scalo Farini (https://oma.eu/projects/scalo-farini), ora tocca allo Scalo di Porta Romana. L’ex scalo di Porta Romana a Milano, che è già un meraviglioso parco, di vegetazione nata spontaneamente tra i binari,  sarà messo in vendita da Fs entro il mese di giugno 2020, per dare il via ai lavori per la costruzione del Villaggio olimpico che dovrà essere pronto nel giugno 2025, un anno prima dei Giochi invernali (https://bit.ly/2M8PpS2). Nonostante la “VIOLENZA” della pandemia e la necessità di una ripartenza “NUOVA”, non vedo i cittadini mobilitarsi, ma nemmeno l’opposizione politica, ad un sindaco, Giuseppe Sala (detto “Beppe Cemento”), che ormai governa la città dal suo “trono” sul tetto del Duomo di Milano (https://bit.ly/2B5CUnL). L’intellighezia cittadina pare prona a 90 gradi ai voleri del Sindaco/Manager e dei suoi amici immobiliaristi. UNO SQUALLORE tipicamente milanese!

( https://bit.ly/3esaouX )

ROM

PortaRomana

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

IL VUOTO ED IL MARGINE


056767b95e34407e9fc0e4c73b04d21f-ktiH-U31702013371947W0D-656x492@Corriere-Web-Sezioni

Credits – https://bit.ly/2UHtVzs

unnamed

Credits – https://bit.ly/33TBabR

91087295_10219823890300631_61864537132892160_o

Credits – https://bit.ly/2Uoe6P6

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422

Credits – https://bit.ly/2UsXTIF

Scrive Nicola Verlato (pittore, scultore e architetto italiano residente a Los Angeles, in California; nato nel 1965 a Verona), in merito alla preghiera del Pontefice per la fine della pandemia da coronavirus, in una Piazza San Pietro vuota, del 27 marzo 2020 : “C’è chi dice che la piazza fosse vuota…solo gli occhi callosi e incapaci di vedere affetti dalle cataratte degli odierni iconoclasti possono avvertire il vuoto in una tale pienezza di senso ritrovato. Le basi attiche delle immense semicolonne corinzie della facciata di San Pietro sono l’affermazione più potente possibile della radice Greca dell’occidente che si mostra nuovamente in tutta la sua perentorietà di fronte alla minuscola figura del Papa. L’immensa figura Bronzea del Bernini sullo sfondo annulla tempo e spazio e testimonia il potere dell’arte classica di piegare il tempo teleologico nel quale siamo gettati riportandolo alla sua origine ciclica dove tempi apparentemente lontani sono tutti compresenti, è solo durante tragiche evenienze come queste che possiamo carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi.”

Il periodo classico dell’arte greca va dal sec. V a.C. fino alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.), raggiungendo il maggior splendore nell’età di Pericle (495 ca-429 a.C.). Quest’arte rappresentò la conquista di valori nuovi e sconosciuti rimasti poi essenziali nella storia dell’umanità: esaltò “l’uomo come misura di tutte le cose” ed espresse equilibrio, armonia, ordine e proporzione fissandoli in canoni che delinearono un ideale di bellezza e di “perfezione formale”.

Da allora l’antropocentrismo, divenne il cuore filosofico dell’arte, oltre che dell’economia e della società occidentale; nonostante l’altissima mortalità infantile ed i gravissimi problemi ecologici nell’antichità. Come ben descritto nel libro “Smog sull’Attica” (1991) di Karl W. Weeber. La storia della Grecia ed anche di Roma in epoca classica, è flagellata da orrori ecologici, che ricordano molto quelli del giorno d’oggi: dal disboscamento forzato dell’Attica sino all’indiscriminato sfruttamento del sottosuolo (cave di travertino) da parte dei Romani, che comportò, oltre al deturpamento del paesaggio, anche condizioni di vita assolutamente inumane per le grandi masse di lavoratori impiegate. La situazione abitativa nell’Urbe era, al di fuori delle grandi ville e delle domus o dei palazzi pubblici, un affastellamento di abitazioni lignee malsane e pericolanti, spesso in preda ad incendi o crolli. L’uso su vasta scala del piombo (pentolame, condutture, ecc.), comportò un generale peggioramento della salute in Roma a causa del porfirismo; i bracieri per riscaldarsi e produrre cibo, creavano una cappa da micropolveri, che conduceva nel tempo, i più alla morte per tumori alle vie aeree. In Grecia durante l’età classica dal 510 avanti Cristo al 323 avanti Cristo: ad Atene, l’aspettativa di vita di 37-41 anni, se si sopravviveva ai primi anni dopo la nascita (un bambino aveva una mortalità, entro i 10 anni, del 60%). A Roma nel periodo dal I secolo a.C. con Augusto, al III secolo d.C., con la fine della dinastia dei Severi: prima dei 10 anni, 20-30 anni; superati i 10 anni, circa 50-60 anni.

Non bisogna neanche dimenticare le immani stragi di animali selvatici, negli spettacoli circensi: fino a 11.000 esemplari uccisi in pochi giorni; e l’inquinamento costante delle acque, sia per bere che per lavarsi.

Agli uomini dell’Umanesimo (movimento culturale nato nel XV, ispirato da Francesco Petrarca e in parte da Giovanni Boccaccio, volto alla riscoperta dei classici latini e greci), spettava il dovere di far comprendere, nella crisi del presente post-medioevale, che riaccostarsi alla Grecia è il solo mezzo di cui si dispone per conservare la nostra civiltà.

Questo «danno» del pensiero, che ci ha dato il Rinascimento e tutta la cultura europea ed occidentale in genere, metteva esclusivamente l’uomo al centro, dando di fatto il via al depauperamento del Pianeta e delle sue risorse, senza veri e propri limiti.

Platone in filosofia, Paolo in religione, Leon Battista Alberti in architettura, Goethe in letteratura, attraverso i loro testi, tempereranno lo spirito degli uomini, rendendoli immuni alle malattie del presente.

Ecco quando Nicola Verlato descrive il luogo dove Francesco Papa, che officia a Roma, nel vuoto di una Piazza San Pietro deserta : “il vuoto in una tale pienezza di senso ritrovato. Le basi attiche delle immense semicolonne corinzie della facciata di San Pietro sono l’affermazione più potente possibile della radice Greca…………… L’immensa figura Bronzea del Bernini sullo sfondo annulla tempo e spazio e testimonia il potere dell’arte classica di piegare il tempo teleologico nel quale siamo gettati riportandolo alla sua origine ciclica dove tempi apparentemente lontani sono tutti compresenti, è solo durante tragiche evenienze come queste che possiamo carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi.

Proprio questa ultima frase, che chiosa il pensiero di Verlato “carpire la possibilità di tornare ad essere nuovamente noi stessi”, disvela tutta l’erronea interpretazione, che continua in maniera virale, a distoglierci dalla nostra vera missione, essere umili complici asserviti al benessere planetario, e non dominatori assoluti del Pianeta, con il solo scopo di “mangiarcelo tutto fino all’osso”.

Non bisogna quindi, una volta finito tutto questo: “tornare ad essere nuovamente noi stessi”, ma semmai avere MEMORIA degli errori commessi, per migliaia di anni, dalla: “radice Greca” portata avanti fino alle estreme conseguenze, in ogni attività umana, architettura compresa.

Ricordare, avere MEMORIA, per cambiare. Quell’uomo vitruviano (matita e sanguigna su carta del 1490 all’Accademia di Venezia, a firma Leonardo da Vinci), al centro dell’universo mondo occidentale, vero e proprio LOGO della “radice Greca” è stato UN ERRORE PAZZESCO, non in grado di proteggerci adeguatamente da tutto questo, asservito a produrre soprattutto QUANTITÀ, per pochi, e non dare QUALITÀ per tutti, anche per gli ultimi. Bisogna fare altro ripartendo proprio da quel VIZIO iniziale, quel VIRUS PERVERSO, che la “classicità” ci ha trasmesso per millenni, e noi per comodità abbiamo sempre portato avanti. Un mondo di proporzioni geometriche/meccaniche, avulse dalla Natura. Bisogna tornare indietro, e pensare ad una visione sociale, economica, artistica, filosofica con la Natura planetaria al centro. Natura di cui l’uomo, con i suoi 7,7 miliardi di esemplari (https://bit.ly/2WS1v8o), è parte marginale, infatti gli esseri umani, costituiscono solo lo 0,01% della vita sulla Terra, ma abbiamo sterminato l’83% dei mammiferi selvatici. A dispetto del titolo di specie planetaria dominante, che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso “fisico” è davvero scarso. In termini di biomassa i virus, ad esempio, hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli esseri umani, così come i vermi. I pesci pesano dodici volte di più mentre la biomassa dei funghi è duecento volte più grande (https://bit.ly/3bwdBs7) . L’antropocene, dopo il Covid19, deve definitivamente finire…..mutare…..evolvere…….. Magari prendendo esempio proprio dall’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco (https://bit.ly/3bFkK9H), ma non certamente da tutta quell’esibizione di simboli scultorei ed architettonici, intimamente legati alla RADICE GRECA, che “circondavano il luogo della preghiera”, costruendo l’immagine suadente, ingannevole e perversa del MARGINE di quel “vuoto”. Se cambiamento non ci sarà, tutte le decine di migliaia di morti che il Covid19 farà alla Specie umana, non avranno avuto senso, ma saranno semplicemente l’ennesimo sacrificio ad una maniera distorta di affrontare la vita degli uomini sulla Terra.

A quel punto potremo solo aspettare, che “l’ennesimo imprevisto” ci cancelli definitivamente dalla superficie terrestre.

uomo_vitruviano

Credits – https://bit.ly/2WPt4zl

Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano, misura del Mondo, 1490 ca.

Matita ed inchiostro su carta. Gallerie dell’Accademia di Venezia

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

DENSITA’


ISTAT2011_DENS_POP_1459953583_650X580_c_c_0_0

Chiuso in casa, per evitare la propagazione virale, con la televisione accesa, l’orecchio è titillato dalle parole di un Ricercatore, con abilitazione per Professore Associato in Microbiologia Clinica, presso l’Università Bicocca di Milano. Costui operava una colta considerazione multidisciplinare “trasversale”, molto interessante per chi, come me si occupa di architettura, urbanistica, paesaggio. Sosteneva il Prof. Francesco Broccolo, che non è un caso che l’epidemia sia molto più rapida a diffondersi in quelle aree dove la densità della popolazione, il rapporto tra numero di abitanti residenti e superficie, è più alta (Lombardia, Veneto). La contiguità urbanistica, portata agli eccessi, determina la condizione ideale per la propagazione del virus all’interno degli esseri umani. Lo stesso evidenziava come nelle zone del sud d’Italia, soprattutto Molise, Abruzzo, il virus avrà una progressione molto meno rapida. Nascono spontanee considerazioni sulla “macelleria territoriale” attuata soprattutto in città come Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso, ecc., dove amministrazioni di centrosinistra, per decenni hanno “spinto” (e continuano a “spingere”, ad esempio a Milano con il PGT 2030) su un continuo aumento della densità urbana. Il Prof. Broccolo, sosteneva che le città devono essere ripensate proprio a partire dalla DENSITA’ URBANA. Bisogna generare un nuovo rapporto tra persone e territorio, non ci si può limitare ad un semplice “mascheramento” della “densità” con un banale rivestimento verde. Bisogna fare in modo che questa tragedia, che produrrà tantissimi morti, serva almeno ad “inventarsi” una nuova progettualità urbana per il futuro. Perchè solo questo è un provvedimento destinato ad evitare che tutto ciò possa non ritornare di nuovo.

Demografia: quanti siamo e quanti saremo, dove e come.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

E’ tempo di morire


proust

SOPRA - Poltrona "Proust", Alessandro Mendini per Cappellini (1978)

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,

e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,

come lacrime nella pioggia.

È tempo di morire.»

Appena il tempo fa il suo inevitabile corso, come succede a tutte le cose ed agli esseri viventi in questa parte di Universo, subito in rete c’è come un’alzata di scudi, si tenta di resistere al tempo, ricordando, incensando il morituro. Mostrando immagini della sua esistenza terrena. Esibendo che lo si è conosciuto, che si è vissuto nella sua ombra, che si è “bevuto” alla sua fonte. Si perpetua così l’illusione di un tempo infinito, si cerca collettivamente di convincersi che “tutti quei momenti non vadano perduti…come lacrime nella pioggia”.

La morte moderna, ospedalizzata e tecnologica, ci è stata sottratta. L’esperienza della morte non appartiene piú, come la percepivamo una volta, agli eventi naturali della vita. Avremmo bisogno, come allora di fermarci a pensare, ed invece esorcizziamo con un’immaginetta e “quattro frasi”.

Se non ritorneremo, al più presto, a concepire la morte come una compagna quotidiana, finiremo per dimenticarci di essere vivi (distratti come siamo).

Morire sul colpo, è il nuovo sogno, la fine che ciascuno augura a se stesso. Prepararsi non serve, la morte agognata è una passata di spugna, rapida e indolore: sei qui e un minuto dopo non ci sei più. Se tutti dobbiamo morire, la speranza è di farlo senza accorgersene. Sparire.

Più che una soluzione, sembra una fuga, un “Final Cut” da una vita che scorre sempre più veloce. Siamo così impreparati di fronte alla morte che l’unica risposta che la nostra cultura ipertecnologica sa offrirci è fingere che non esista. Ma è una scommessa: in pochi avranno la fortuna di varcare la porta a occhi chiusi, con passo leggero e svelto. E gli altri, invece soffriranno da impazzire, agonizzeranno per giorni o anni.

Costruire, ognuno, nel corso del tempo della propria vita, una cultura della morte, che non sia dominio esclusivo della medicina né rimozione di un evento inevitabile. Costruire la “propria tomba” è l’unica strada possibile praticabile.

Eppure come scrive Renè Girard (Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi, Milano 1983) “È sempre con una tomba che si elabora la cultura. La tomba non è altro che il primo monumento umano eretto intorno alla vittima espiatoria, la culla primigenia delle significazioni, quella più elementare e fondamentale. Non c’è cultura senza tomba, non c’è tomba senza cultura: la tomba è al limite il primo e l’unico simbolo culturale.»

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

Ingegneria del consenso


ALESSI

Nel salotto buono della politica milanese, la Sala Alessi a Palazzo Marino, si è tenuta una “garrula” conferenza/dibattito in merito all’apertura dei Navigli milanesi. Il fronte del NO ha dimostrato con l’ausilio di numerosi tecnici, che l’opera strenuamente voluta da Giuseppe Sala sindaco, è superflua (11 luglio 2018, ore 18,00).

L’idea è dimostrare l’inutilità dell’operazione e la macchinazione mediatica che c’è dietro.

Presenti : Beltrami Gadola, Emilio Battisti, Alberto Artioli………politici, consiglieri e quant’altro.

Il comune (Sala) sta promuovendo un’operazione da “debat public” ( https://bit.ly/2NHEDl7 ) in merito al progetto di riaprire i Navigli milanesi, sostenuto da anni apposita associazione ( https://bit.ly/2KMj8BK ).

Debat public non attuati con la procedura con cui sono utilizzati in Francia, in quanto mancanti di un’autorità “terza” in grado di discernere tra le opzioni della Amministrazione e quelle dei Cittadini. Una triste vicenda di “falsa democrazia” finalizzata a costruire un’ingegneria del consenso.

Sala ne fa una questione di principio, visto che in merito c’è stata anche la possibilità di un referendum. Entro la fine del suo mandato vuole aprire il primo tratto (costo 150 milioni dei 500 totali previsti). L’idea è quella di aumentare il turismo a Milano grazie alla “riscoperta” di tale infrastruttura.

Il progetto è meschino, infatti non si intende riscoprire i Navigli storici con criteri archeologici, ma bensì realizzare una serie di “vasche” (cinque tratti) difficilmente navigabili, collegati tra loro da una tubazione di ricircolo. Una operazione che renderà difficile l’accesso alle abitazioni contermini, complicherà il traffico ed avrà dei costi di gestione (manutenzione, pulizia, ecc.) stimati in circa 10 milioni annui.

Insomma una “porcata”, da collocarsi in un nuovo sedime, distruggendo le tracce (ora interrate e/o tombinate) del Navigli storici.

I costi stimati sembrano ottimistici, i possibili ritrovamenti archeologici, la sistemazione dei sottoservizi, sicuramente faranno lievitare i costi ed i tempi di realizzazione. Senza contare lo sconvolgimento della viabilità e dei trasporti che tali “vasche” necessariamente indurranno.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

RE-Park


 

DSCN5456

DSCN5446

SOPRA IN ALTO – il render dell’intervento / QUI’ SOPRA – l’edificio in corso di ultimazione

Il cantiere di via Chiese a Milano Bicocca, una ristrutturazione di un edificio degli anni Ottanta, è in corso di ultimazione.

Sarà la sede di Engie (energia), il progetto è stato firmato dallo studio PARK ASSOCIATI, fondato da Filippo Pagliani e Michele Rossi, che negli ultimi anni ha firmato i più raffinati ed interessanti progetti di ristrutturazione di edifici destinati a ufficio a Milano.

Un edificio, quello dei civici 72 e 74, per nulla banale e scontato, dove le nuove vitree facciate vengono re-interpretate seguendo uno schema che riconduce ai rigori della composizione e già questo non è poco vista la banalità di alcuni interventi nell’intorno.

DSCN5445

Filippo Pagliani e Michele Rossi si allontanano dagli schemi culturali e progettuali dell’architettura “modaiola” di questi anni :  la disciplina architettonica è per loro una sfida alle convenzioni costruttive e  alle tradizioni formali e tipologiche, che vengono continuamente reinterpretate. La progettazione è quindi un continuo rinnovo della materia, una commistione di discipline e forme, dalla musica alle arti plastiche. Park Associati non si è mai avvalso di una linea stilistica unica, ogni volta ricerca una “strada” diversa : anche occupandosi di  progetti estremamente vari, che spaziano da design alle grandi strutture.

D.S.

DSCN5453

DSCN5452

DSCN5448

DSCN5457

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

Muri dipinti


La pittura fu uno dei mezzi adottati in passato per rendere policroma l’architettura (anche all’esterno), per abbellirla ed impreziosirla, insieme a materiali da costruzione colorati, incrostazioni, mosaici, ecc.. Bastino come esempio le case di epoca romana rinvenute a Pompei con  gli apparati murali dipinti (III sec. A.C.), oppure gli edifici residenziali del centro storico di Lucerna (della metà del 1500 D.C.) con le facciate dipinte. Oggi sembra un aspetto quasi dimenticato, poco utilizzato, soprattutto quì in Europa. Quello che ancora sopravvive oggi, dell’arte pittorica muraria, è relegato al campo dell’illegalità vandalica, del Graffitismo.

Il Graffitismo è un’arte di confine, che utilizza l’architettura (muri ciechi, edifici dismessi, ecc.) quale supporto su cui collocare un’altra idea di città. Una città colorata, aggressiva, un urlo di protesta. Qualche volta, il Graffitismo contemporaneo è stato veicolato nel campo dell’arte, ma mai pensato come parte integrante del progetto di architettura.

Invece, come ci hanno insegnato Le Corbusier, ma anche Oscar Niemeyer, si può fare della decorazione, pittorica, musiva, o ceramica, degli edifici, uno degli elementi “forti” dell’ architettura. Un segno di distinzione, quasi una firma. Forse bisogna ritornare a “lavorare” (ed a rischiare) sulla superficie esterna degli edifici, non semplicemente con delle operazioni di grafica pura, delle “pelli”, ma con delle vere e proprie azioni disciplinari integrate.

tumblr_m2c6lzOrU41r70t2xo1_1280Le Corbusier (nudo) mentre dipinge un murales nella casa E-1027 di Eileen Grey a Roquebrune-Cap-Martin (Francia)

Quì il video : un Murales per Niemeyer a San Paolo (Brasile)

Un video sul “Mondo dei Murales”

Keith Haring – Murales di gruppo a Chicago

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Graffiti 3D – Esckaer

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Intervista a Dumbo, che spiega la sua filosofia da “graffitaro metropolitano”

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Diego Rivera – Pittore e Muralista Messicano

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

MVRDV


Dopo averci deliziato, per alcuni lustri, con le deliranti (geniali) e colorate forme dei suoi progetti, lo studio olandese MVRDV, da un po’ di tempo, si è convertito alla poetica “Green and  sustainability”. Da allora il gruppo ha dato il peggio di sé. Pinnacoli, stalattiti  e stalagmiti verdeggianti, si succedono con periodicità, dove a fare l’architettura è la “verzura”, più che un ragionamento o un provocazione credibile.

http://www.mvrdv.nl/#/office

Oggi con la proposta di “Almere Oosterwold” (presente alla biennale architettura di Venezia 2012), sembrano raschiare il fondo del barile. La disperata ricerca di una pianificazione sostenibile, li ha portati a progettare una “Farmville dell’urbanistica”, pensata, progettata e gestita in rete, ma reale, fisica. Un giochetto, che funge da specchietto per le allodole, per i tanti gonzi, che si vedranno spacciata per “organica” una pianificazione che è poi il “cavallo di Troia” per costruire 15.000 abitazioni, uffici per 200.000 metri quadrati, centri commerciali, viabilità, parchi e quant’altro. Certo siamo in Olanda e la possibilità che “Almere Oosterwold” diventi l’ennesimo tentativo utopico di un città giardino ideale è quanto mai reale. Un’altra cosa è vivere, giorno dopo giorno, in un progetto simile.

Farmville – tumblr_l7220jk8j31qz6fxj.jpg

Sarà la città degli informatici giocherelloni, ne conosco un paio che si “leccheranno i baffi”, pronti a confondere i Panda con le Mucche. Sarà il “fai da te” dell’urbanistica partecipata. Sarà soprattutto un patchwork, una coperta (di Linus) fatta di “frammenti”, realizzati ognuno con i propri deliri, da singoli individui, il tutto condiviso in rete.

Immaginate : MVRDV si propone di soddisfare le esigenze del singolo e della comunità con  un “piano urbanistico partecipato”, che si prevede pianificato dal basso verso l’alto. La collaborazione progettuale diffusa sarà tra i residenti, che letteralmente disegneranno la mappa del luogo costruendosi un futuro condiviso.

Come molti progetti di sviluppo urbano, Oosterwold non ha una data di completamento chiara. La differenza è che in questo caso, il piano stabilisce solo una manciata di principi guida, come ad esempio le proporzioni di uso del suolo totale : 59% l’agricoltura urbana, il 18% di pura costruzione, il 13% di spazio verde pubblico, l’8% strade, il 2% acqua (laghi, canali, rogge). Oltre a ciò, i residenti collaboreranno in persona, grazie al web, per pianificare lo sviluppo e raggiungere il più ampio consenso collettivo, con il governo che fungerà da mediatore. “Almere Oosterwold” non è una proposta di design e più una proposta di sviluppo strategico, come sostengono MVRDV. Ma socialmente cosa sarà? Probabilmente sarà la Twin Peaks olandese, come spesso capita per questi luoghi tranquilli, verdeggianti e rarefatti, così perfetti, così democratici, da istigare alla violenza. Infatti è proprio in luoghi come questo di Almere, che assurgono agli onori delle cronache, numerosi fatti incresciosi: omicidi seriali, segregazioni pluriennali di giovinette, satanismo, ecc.. Molto meglio la città tradizionale, stratificatasi nel corso del tempo, contraddittoria, caotica, incasinata, puzzolente e cementificata, ma vera, piuttosto di questo esperimento “in vitro” affidato ai deliri utopistici  della massa 2.0.

http://almere20.almere.nl/gebiedsontwikkeling/almere_oosterwold

“Almere Oosterworld”, sarà un delirio, una follia, oppure l’ennesima opera utopica incompiuta……..Vedremo, tanto il paesaggio olandese ed europeo ha già subito parecchie offese, una in più o una in meno.

Sotto immagini dell’edificio residenziale “Mirador” (165 appartamenti) di MVRDV a Madrid (2005)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La condanna !


A Roma, al MAXXI, in questi giorni e fino al 2 aprile 2013, si tiene una mostra veramente molto interessante, assolutamente da non perdere. Sono infatti esposti,  un’ottantina di “plastici” d’architettura moderna e contemporanea, tra cui alcuni mai esposti. Una vera “chicca”, infatti vi si possono ammirare, in una scala perfetta, edifici di Aldo Rossi e di Massimiliano Fuksas, di Piero Sartogo e di Maurizio Sacripanti. Di quest’ultimo, sono addirittura esposti due modelli mai resi pubblici in precedenza, restaurati con molta cura.

http://www.fondazionemaxxi.it/2012/06/28/models-dalle-collezioni-del-maxxi-architettura/

Eppure, nonostante il modello, il “plastico”, costituisca la rappresentazione migliore per la comprensione di un’opera architettonica, da parte del grande pubblico, la “twittata” (che non è unica) sopra esposta, di cui ho camuffato volutamente l’autore per ovvi motivi di privacy (ma che ho verificato non essere architetto o esperto del settore), dimostra, che poi, in fin dei conti, non è proprio così. Oppure, con una lettura opposta, che la comprensione è stata così efficiente, da determinare, di fare di tutta l’architettura moderna e soprattutto dei suoi progettisti, un’unico gruppo di “merdacce” di cementificatori folli da “condannare per crimini di guerra”. Insomma in qualunque caso esiste un’evidente scollamento. A “noi architetti” la mostra del MAXXI appare come un piccolo gioiellino, da visionare e da studiare, valutabile sicuramente come un mezzo per facilitare l’approccio all’architettura colta ed intelligente, sia per i giovani studenti, che per il grande pubblico. Mentre, viceversa, proprio per il grande pubblico è un collezione di “crimini di guerra”. Appunto la guerra tra noi ed i Cittadini, che oggi hanno scoperto il paesaggio e la sua salvaguardia, e come capita spesso, si vestono improvvisamente del ruolo di sapienti censori, creando più danni che effettiva salvaguardia. Pensano, come molti, che per fare gli architetti, gli urbanisti ed occuparsi del paesaggio, basti poco o nulla, quattro letture “a go-go” in internet, alcune immaginette sacre di casette in legno o superecologiche, senza arte ne parte, molto simili all’isola che non c’è.

Mentre la disciplina dell’Architettura, dell’Urbanistica e quella del Paesaggio, sono complesse, necessitano di studio, di continuo aggiornamento, di osservazione, di decantazione. Sono insomma arti  (e scienze) faticose, sottili e colte, come la Musica, la Scultura. Non ci si può dedicare qualche ritaglio di tempo, ci si deve dedicare la vita. Insomma non sono per tutti e soprattutto in esse, non ci si improvvisa dall’oggi al domani.

Mi viene appunto in  mente, un mio lontano conoscente, un coetaneo, un informatico, che da oltre un annetto si è trasformato (come molti altri che si occupano di antipolitica) in uno “sparatore ad alzo zero” nei confronti degli architetti e dei paesaggisti, e di chiunque costruisca qualcosa, Probabilmente il suo ideale di mondo è un qualcosa dove non si costruisce nulla, dove non nascono più esseri umani, dove si decresce, dove si valorizza esclusivamente il mondo agricolo.  Ma è un Mondo per pochi, non certamente per gli oltre 7 miliardi di persone (dati fine 2011), che si incrementano di centinaia di migliaia di unità ogni giorno e di circa 80/90 milioni di persone ogni anno. Forse, per “gettare nel piatto” anche una provocazione, più che condannare la continua esponenziale cementificazione (che innegabilmente va ridotta) bisognerebbe ridurre la produzione di esseri umani su questo pianeta, per effettivamente salvaguardarlo per le generazioni future.

Per ritornare all’Italia, il nostro è un paese, dove i Cittadini, nella maggior parte, sono  “ignoranti” (nel senso più positivo della parola e cioè che ignorano) nell’architettura, nell’urbanistica, nel paesaggio, quindi condannare per crimini contro l’umanità, mi sembra veramente una corbelleria. Ci vorrebbe invece, un grande processo culturale collettivo dal basso, anti-accademico (senza docenti universitari ed amministratori), di condivisione di cultura in questi ed altri ambiti disciplinari. Magari a partire dalla musica, sembrerà strano, ma forse è l’arte che meglio restituisce i concetti mnemonici e subliminali di architettura e paesaggio, per poi passare all’arte pittorica e scultorea ed infine arrivare alla triade disciplinare : architettura, urbanistica, paesaggio. Invece, i più, organizzano convegni, giornate plurime di studi; banali eventi in cui si parla solamente dell’aria fritta e dell’acqua “calda”. Eventi dove “tecnici” se la cantano e se la suonano tra di loro, inanellando nel loro curriculum l’ennesimo convegno. Risulta quindi molto difficile raggiungere persone che nemmeno conoscono le architetture moderne, i progetti urbanistici, che si sono stratificati, nel corso del tempo, nel quartiere in cui abitano. Purtroppo il “posto delle fragole” non abita quì, nella cultura italica e nelle sue genti . E quindi “a morte gli architetti” (gli urbanisti, i paesaggisti) !

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: