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Builders of the future

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concorsi

THE GAME


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Immagine tratta da Google Earth

Duemila partecipanti, tre giorni di lavoro ( 15, 16, 17 dicembre 2016 ), storie di contributi: si è chiusa così i tre giorni di workshop (“Dagli scali, la nuova città”) sul futuro degli scali ferroviari voluta da Sistemi Urbani, Società delle Ferrovie dello stato, e dal Comune di Milano. Officina molto CRITICA perchè svolto velocemente, sotto Natale, senza che i più, i meno dell’architettura milanese, possono dire la loro. “Una operazione poco democratica e falsamente condivisa e partecipata, anche nel metodo adottato, teso ad un accurato” pilotaggio “.

Il compito di disegnare gli scenari dei singoli scali e della Milano del futuro è poi spettato ai cinque architetti incaricati – Stefano Boeri, Francine Houben, Benedetta Tagliabue, Ma Yansong, Cino Zucchi – che hanno avuto tre mesi di tempo per proporre le loro idee per la città.

http://www.ioarch.it/milano_i_risultati_del_workshop_sugli_ex_scali-1750-0.html

Molto critico il mondo professionale milanese, che lamenta poca chiarezza “strategica per il futuro” in merito, da parte del Comune di Milano, e la totale sudditanza agli operatori privati

http://www.arcipelagomilano.org/archives/47303

Cino Zucchi (CZA) ha pensato alla proposta “verdeggiante” sottostante per lo scalo Farini (407.000 mq), presentata ad aprile 2017 , in occasione del Salone del Mobile.

Schermata-2017/09/13-alle-11.01.09

Di seguito trovi il link con tutti i progetti dei cinque “scenari” per la dismissione degli scali ferroviari milanesi, oltre 1 milione e 200 mila metri quadrati – http://www.abitare.it/it/habitat/urban-design/2017 / 05/21 / Milano-scali-ferroviari-architetti /

22 giugno 2017 , si ha l’approvazione dell’Accordo di Programma tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato sulla riqualificazione degli scali ferroviari.

https://www.ilsole24ore.com/art/casa/2018-07-24/coima-acquista-l-area-valtellina-dell-ex-scalo-farini-milano-131207.shtml?uuid=AEDdCZRF

Gennaio 2018, molti dei cittadini che risiedono nelle aree limitrofe agli scali ferroviari in oggetto, ricorrono al TAR per avere una riapertura delle osservazioni all’Accordo di Programma (AdP).

http://www.arcipelagomilano.org/archives/49069

A luglio 2018 Coima Sgr ha provato dal Fondo Olimpia Investimenti, gestito da Savills Im Sgr, l’area Farini Scalo / Valtellina, porzione strategica dello Scalo Farini adiacente a Porta Nuova, che rientra nel programma di riqualificazione urbana dei sette scali ferroviari promosso dal Comune di Milano e dalle Ferrovie dello Stato Italiane. L’area è stata acquisita attraverso il nuovo Fondo dedicato Coima Mistral. Sviluppato con progetti di coliving e housing student.

Coeguito la collaborazione con il Comune di Milano e le Ferrovie dello Stato Italiane si è trattato di un piano internazionale per selezionare lo studio di architettura che si occupa del piano di sviluppo delle linee guida dello Scalo Farini (407.000 mq) ».

Nell’operazione, Coima Sgr (Manfredi Catella) è stata assistita dagli studi per gli aspetti legali, per gli aspetti fiscali e giuridici.

https://www.ilsole24ore.com/art/casa/2018-07-24/coima-acquista-l-area-valtellina-dell-ex-scalo-farini-milano-131207.shtml?uuid=AEDdCZRF

Il 22 ottobre 2018 , FS Sistemi Urbani (Gruppo FS Italiane) e COIMA sgr (società leader in Italia nell’investimento, sviluppo e gestione di patrimoni immobiliari per conto di investitori istituzionali e domestici) hanno bandito il “Concorso Farini”, il concorso internazionale avente ad oggetto la redazione del Masterplan di rigenerazione degli scali ferroviari dismessi di Farini e San Cristoforo.

La prima fase, in forma palese, ha il fine di selezionare tra i candidati un numero di Gruppi di progettazione fino a cinque. Nomino in grado di “ricadere” nelle rigide griglie di selezione (economica, curriculare, ecc.) Già si sussurrano. Tutti gli altri professionisti STARANNO per l’ennesima volta A GUARDARE. A vedere mutare la loro città senza poter dire o proporre le loro idee.

La seconda fase, in forma anonima, ha il fine di selezionare, tra i Masterplan dei Gruppi di Progettazione partecipanti a questa fase, il progetto vincitore. Ai partecipanti selezionati che consegneranno il Masterplan sarà rilasciato un rimborso spese di 25.000 euro comprensivo di oneri e tasse.

Al vincitore verrà riconosciuto un importo pari a 50.000 euro, comprensivo di oneri e tasse , che includerà l’adeguamento / modifica del Masterplan presentato anche alla luce degli esiti del dibattito pubblico. Il “dibattito pubblico”, è ormai una strategia di falsa inclusione partecipativa dei cittadini, oltremodo soffocato dall’Amministrazione di Giuseppe Sala (vedasi operazione Navigli). MOLTO SERRATA (pubblicato da Bando pubblicato il 22 ottobre 2018, presentazione MOLTO SERRATA, Bando pubblicato il 22 ottobre 2018 delle candidature è il 23 novembre 2018. Non si dice nulla sulla seconda fase e la sua tempistica. 

http://www.arcipelagomilano.org/archives/51062

http://www.scalimilano.vision/concorso-scalo-farini/

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Droga per architetti


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Durisch & Nolli, progetto primo classificato al concorso AIM.
Mendrisio 2015

TESTIMONIANZA – Ho lavorato, per un lungo periodo, tra il 1988 ed il 1991, per un’architetto di Milano, geniale e simpatico (che chiameremo Patsy, come il personaggio di Bonvi). Patsy, aveva 45 anni, pesava ben oltre i 100 chili, ed era alto più di centonovanta centimetri. Il suo bagaglio culturale spaziava a 360 gradi, dall’architettura alla letteratura, all’universo femminile, passando per la cucina (di cui era un raffinato interprete).

Costui, di buona (e ricca) famiglia dell’alta borghesia milanese, era stato assistente al Politecnico di un noto teorico dell’architettura, che poi sarebbe diventato Preside della Facoltà di Architettura.

La moglie (più giovane di qualche anno), di origine spagnola, lavorava con lui essendo anch’essa architetto. I due avevano una bella casa in affitto nel centro di Milano, vicino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo studio di Patsy (da lui stesso ristrutturato), ovviamente si trovava in zona Navigli, e vagamente assomigliava allo studio di Le Corbusier di Rue De Sevres a Parigi. La vasta biblioteca dello studio contava oltre 4.000 volumi; gli acquisti si succedevano a ritmo incessante.

Patsy aveva un unico difetto : era letteralmente “impossessato” dal morbo dei concorsi di architettura. Lui e la moglie, vivevano letteralmente per la competizione, trovando li, la sublimazione del loro rapporto. I concorsi di architettura, per loro erano come una droga, oltre che un motivo di vita.

Negli anni che ho lavorato per loro, si realizzavano tra gli 8 ed i 10 concorsi per anno. Tutta l’attività professionale, ancora incentrata sulla manualità, orbitava attorno ai concorsi di architettura, essi costituivano un momento di ricerca, ma soprattutto erano stati individuati come l’unico momento per fare veramente “L’Architettura”, quella con la “A” maiuscola. Senza compromessi, senza condizionamenti, senza clientela mafiosa (ricordo che allora Milano “era da bere”, saldamente in mano alla gerontocrazia socialista).

Tre, quattro persone, più loro due, lavoravano costantemente in studio, quasi esclusivamente a produrre gli elaborati concorsuali; a cui io mi aggregai in qualità di coordinatore. Pochissima attività professionale redditizia. Facemmo anche molti concorsi internazionali: in Giappone, in Svizzera, in Francia, ecc..

http://www.ticinonews.ch/ticino/260769/nuova-sede-delle-aim-ecco-il-progetto-vincitore

Tutti i concorsi iniziavano con un sopralluogo a cui partecipava tutto lo studio, in cui si vagava in maniera a-finalistica per l’area oggetto dell’intervento, scattando numerose fotografie. Lunghe ed interminabili riunioni (anche notturne) per decidere il progetto, la composizione delle tavole, la scelta della carta da lucido, le tecniche di coloritura degli elaborati finali. La ritualità della chiusura delle buste e dei pacchi, per l’invio degli elaborati (internet ancora non era diffusa), era quasi un “evento” sacro. La consegna talvolta, si trasformava in un finale concorsuale tragico.

Ricordo ancora chiaramente quando Patsy, con la moglie, una volta preparato il tutto, partì dopo una nottata passata a finire le tavole concorsuali, in direzione Firenze. Era inverno, e Patsy (mentre la moglie cercava di tenerlo sveglio) spesso abbassava il finestrino per esporre la testa all’aria fresca, per mantenersi vigile. Arrivato nella città toscana, con largo anticipo, decise di fermarsi appena dopo il casello, per una pennichella in auto, prima della consegna. I due dormirono ben oltre l’orario di consegna, e gli elaborati finirono inevitabilmente incorniciati, su un muro dello studio, ad imperitura memoria.

Gli insuccessi si succedevano con estrema regolarità. I pochi successi, mai compensavano i costi. Le spese della struttura lavorativa erano impressionanti. Già nel 1990,  il fornitore del gas che alimentava la caldaia dello studio, iniziò a piombare le valvole. I pagamenti dei collaboratori si fecero saltuari; il pagamento degli affitti, dei fornitori e delle rate dell’auto una remota eventualità a cui sfuggire in maniera sempre più rocambolesca. I due architetti “succhiato” tutto quello che era credibilmente ottenibile dai parenti, caddero in disgrazia. Lo studio fu chiuso definitivamente nell’estate del 1992 (quasi all’inizio di “Tangentopoli”), anche se ormai era inagibile dall’inverno precedente, senza illuminazione, riscaldamento, e presidiato dai proprietari che rivendicavano numerosi trimestri arretrati di affitto.

Ho rivisto recentemente Patsy, che è stato lasciato dalla moglie (che ha avuto poi due figlie) e si è trasferito vicino a Ravenna, dove si è rifatto una vita anche professionale (ristruttura ville storiche per una società tedesca).

Abbiamo riso assieme davanti ad una birra, ricordando quegli anni “gloriosi”. In particolare abbiamo evocato un incontro con Flora Ruchat, nella sua bellissima casa di Riva San Vitale, per organizzare un “ticket” per partecipare ad un concorso a Locarno. Davanti ad un salamino e ad un bicchiere di vino, presente anche Ivo Trumpy, mentre parlavamo dell’attività concorsuale insieme a Patsy,  essi “disegnarono” a me (giovane architetto di quasi 30 anni), ed a lui, un panorama ben chiaro del “fare concorsi di architettura” in Italia ed in Svizzera.

In Svizzera allora (ma vale anche per oggi) bisogna correre con il “cavallo giusto”. Soprattutto, sempre bisogna avere nel team concorsuale, uno svizzero che abbia una conoscenza molto alta del panorama geo – concorsual – politico, in modo che sia chiaro fin dall’inizio se sia opportuno o meno partecipare. Solo così, l’attività concorsuale può diventare anche un’occasione professionale ripagata dai premi che la giuria ha a disposizione, o dalla costruzione dell’oggetto concorsuale che non è mai un’eventualità remota.

In Italia, invece, di concorsi d’architettura, certamente non si campa, ieri come oggi. I premi sono ridicoli, i bandi sono fatti male. Quasi mai l’oggetto concorsuale viene realizzato.

Comunque sia nella Svizzera del Canton Ticino, come in Italia, sia allora come oggi, l’attività concorsuale è egemonizzata da un ristretto numero di “soggetti” che si “lottizzano” con estrema sapienza i concorsi più “ghiotti”.

Patsy oggi è completamente disintossicato, dai concorsi di architettura. Si è rifatto una vita, professionale e familiare, ha una bellissima figlia che studia enologia. Comunque per non ricaderci, come un alcolista anonimo, preferisce evitare anche solo di visionare un bando concorsuale.

http://www.varesenews.it/2015/12/piazza-repubblica-foto-vincitori-e-motivazioni/468290/

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Il Grande Coniglio


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Il concorso internazionale per il “Padiglione dell’infanzia” all’ombra dei grattacieli del progetto Garibaldi/Repubblica, giunge ad una prima “tappa di valutazione”, selezionando i 10 partecipanti alla seconda fase.

Un concorso di idee a livello  internazionale completamente aperto, troppo aperto, cui hanno partecipato 313 studi professionali da tutto il mondo per realizzare 500 mq di superficie lorda di pavimento in un luogo di risulta, assolutamente “infelice”, tra un parcheggio multipiano, l’ombra dei  grattacieli e degli svincoli. Una marginalizzazione dell’infanzia e dei disabili, all’interno di un Giardino degli Alberi, enorme, che avrebbe consentito ben altre centralità.

Là dove ci sarebbe voluto un concorso “a chiamata” per impreziosire uno di quegli “spazi inutili” ritagliato nel nulla, ecco invece che il Comune di Milano (sostenuto ovviamente dall’Ordine degli Architetti di Milano) attua il parto dell’ennesimo topolino, un concorso aperto, anzi “apertissimo”. Diremmo noi di massa.

Molti architetti, letto il bando di concorso, hanno palesato le loro rimostranze con lettere inviate al Consiglio di Zona 9, lettere al Sindaco, e tanti post negativi in rete. Tanti architetti, per i motivi sopra descritti, non hanno partecipato.

Il risultato sarà “pessimo”, vista l’area di ritaglio (“impestata” da impianti, pozzetti, tubazioni e trovanti) messa a disposizione. Vedremo alla fine del secondo grado, quale architettura sarà in grado di “salvare” un luogo infimo .

Pensare che da un concorso di architettura internazionale siffatto, in un’area così brutta e “bastarda”, nasca la soluzione di tutti i problemi dell’infanzia e della disabilità, grazie alla “potenza” dell’architettura, lo può elaborare solo la mente “insana” di questa giunta meneghina, capitanata da un uomo “gentile”, ma sicuramente senza qualità.

Nasce da qui l’esigenza di un “coniglio rosa” di una provocazione architettonica che restituisca all’architettura una sua valenza critica, una sua dignità. Un’architettura che non sia semplicemente il posizionamento di una “toppa politica”, là dove l’incapacità ha raggiunto livelli  altissimi. Un partecipare, quindi, a testimonianza dello “stato delle cose”, a Milano,  a quattordici mesi dall’Expo 2015.

Questo concorso avviene, mentre l’architettura milanese “muore”, tra un parco di invenduto ormai enorme, ed il tentativo di completare, in pochissimi mesi, tutte quelle “promesse”, che dovevano costituire l’adeguato contorno della manifestazione “Nutrire il pianeta, energie per la vita”. Probabilmente, anche i 20 milioni di turisti previsti tra maggio ed ottobre 2015, costituiranno l’ennesimo esercizio di “distrazione di massa”, una promessa che tenga in alto gli animi del settore, e non faccia prefigurare un probabile “fiasco annunciato”.

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