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Builders of the future

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Edifici ecosostenibili

Una nuova socialità abitativa


Già negli anni 80, in Francia ad Arles, si costruiva pensando al futuro, per evitare periferie squallide, tensioni sociali, quartieri che sembrassero dei ghetti. Nella ridente, e storica,  cittadina del sud, un grande architetto Jean Nouvel, proponeva dei modelli urbanistici innovativi, sia dal punto abitativo che costruttivo, generando dei nuovi modelli di socialità. Il Nemausus è stato completato nel 1987, ed è costituito da dei blocchi di edilizia sociale, da, quando è stato completato è diventato così noto che ha fatto diventare una zona periferica, quasi un’estensione del centro cittadino. L’uso di materiali industriali ( porte di garage a fisarmonica per balconi, terrazze metalliche , scale in alluminio, ecc. ) ha fortemente caratterizzato l’intervento, che ha generato anche dei veri e propri luoghi di nuova socialità come ad esempio il pensatoio/centro culturale “Antenne Nemausus”. Tra le questioni chiave è stata la definizione di ” buon appartamento “. Un buon appartamento di edilizia economica popolare, molto semplicemente , non deve essere solamente un grande appartamento, m un ambiente flessibile e facilmente personalizzabile. E’ stata questa una visione davvero radicale (di solito gli appartamenti economici sono piccoli e poco flessibili), ma non deriva da alcuna intenzione di colpire o di essere radicali per se stessa. E un buon appartamento era per Nouvel soprattutto poco costoso. Questo è l’ aspetto “democratico ” del buon appartamento,  flessibile e mutevole.  A volte più che di sistemi ecologici ottenuti attraverso la prestanza energetica degli impianti degli edifici o dei loro materiali costruttivi, si può realizzare un buon intervento socialmente eco-compatibile, attraverso interventi che agiscono semplicemente su provvedimenti architettonici low-cost.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

L’edificio che respira


Un edificio che respira al ritmo della terra, questo è l’edificio della California Academy of Science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano. La prima cosa che colpisce di questo edificio è il tetto (50 mila metri quadrati), è come un grande tappeto “verde” volante di piante di diverse specie (quattro) che seguono le stagioni. Si tratta di Graminacee (1 milione e mezzodi pianticelle) che seguono l’andamento del clima, catturano l’umidità e ne fanno un uso intelligente, Si tratta di piante native delle zone aride della California, irrigate solamente dalle precipitazioni, senza rubare l’acqua di falda. Dichiara Renzo Piano: “ Un Museo di Scienze Naturali non poteva rubare l’acqua alla terra”. Il tetto vive naturalmente, cambiando aspetto in ogni stagione.

L’edificio può essere considerato, nel suo complesso, come un manifesto sul costruire in maniera sostenibile. Le forme e le altezze seguono l’andamento del paesaggio californiano, lo assecondano.

Nell’edificio non c’è aria condizionata, l’edificio “respira” quasi fosse un organismo vivente.

Quando fa troppo caldo si aprono delle prese d’aria che stanno sul tetto, quando fa freddo si chiudono, l piante lo raffrescano, ma servono anche da coibente naturale. E’ un edificio non statico, ma che assume diverse configurazioni respirando con il ritmo ed i tempi della natura.

Sulla gronda, 55.000 celle fotovoltaiche consentono all’edificio di essere completamente autosufficiente. Vasche d’acqua interrate recuperano l’acqua piovana e riciclano quella dei servizi igienici.

Pensate ad una città realizzata con edifici simili, che respirano, quanta energia risparmiata e quanto poco inquinamento!

http://www.calacademy.org/

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