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Milano

La Torre di Babele


In questi giorni, mi capita spesso di passare in prossimità della Torre UNIPOL, il nuovo Headquarters del Gruppo Unipol/Sai, in costruzione in zona Garibaldi/Repubblica (https://bit.ly/2KFiruO).

Un gruppo Unipol/Sai, che è storicamente “pilotato” dalle cooperative emiliane (https://bit.ly/33lNK4z). Un gruppo assicurativo, presente anche nel settore finanziario ed immobiliare, ed anche con molte finalità sociali e culturali, essendo da sempre legato al milieu valoriale della “sinistra” italiana.

La Torre che si sta realizzando a Milano, è un edificio imponente ed innovativo, ad alta efficienza, firmato dall’archistar bolognese Mario Cucinella (Mca & Partners). Un edificio con finiture eleganti e strutture particolari, molto costoso: si parla di una cifra finale di pura costruzione, di circa 105 milioni di euro, destinati a lievitare con il “fit out” finale (finiture interne ed arredi) a circa 130 milioni di euro. Il tutto per 22 piani e 100 metri di altezza, tre piani interrati, un auditorium per 270 posti, una grande serra per eventi. Il tutto per una superficie totale di circa 35 mila metri quadrati, di cui solo circa 15 mila ad uffici e spazi di accoglienza (https://bit.ly/3o24sxx).

Il tutto per una cifra per metro quadrato, particolarmente “squilibrata”, anche nel faraonico panorama milanese : circa 8.500 euro/metro quadrato a conclusione del “fit out”, se si calcolano i soli spazi utili (15.000 mq.); circa 3.700 euro/metro quadrato se si calcola la superficie totale (35.000 mq.).

Quando a Milano, costruire degli edifici di terziario, ben rifiniti, costa mediamente attorno ai 2000/2500 euro per metro quadrato.

E proprio l’area su cui insiste la Torre Unipol/Sai, palesa un’altra incongruenza della metropoli meneghina. Infatti Piazza Gae Aulenti, è un moderno luogo di ritrovo cittadino “apparentemente pubblico”, dominato dai lussuosi grattacieli privati affittati alle banche ed alle principali società nazionali ed internazionali. Ma in realtà questo “luogo” è uno spazio privato solamente in uso pubblico (convenzionato).

Molti “luoghi apparentemente pubblici” a Milano, e soprattutto molti giardini e piazze, appartenenti a questa categoria sono il prodotto del ricorso sempre più diffuso alla compensazione degli “oneri di urbanizzazione” (le tasse che il costruttore edile deve per legge al patrimonio collettivo) attraverso la costruzione di “opere di urbanizzazione”, cioè opere di utilità pubblica come: piazze, giardini, musei, scuole, parcheggi, ecc..

Il circolo “perverso” è dunque il seguente: un terreno adiacente ad un complesso edilizio privato diviene giardino mediante l’uso virtuale di denaro pubblico ma, attraverso la formula della concessione (come ad esempio la manutenzione nel caso della Biblioteca degli Alberi Milano – BAM), ritorna nelle mani del privato che ha interessi immediatamente contigui (uffici, case, negozi, ecc.) e lo trasforma in un’appendice tesa a valorizzare ulteriormente il bene di consumo che ha costruito.

La repressione delle libertà individuali e collettive, attuate dal gestore privato, in questi “luoghi in uso pubblico” (contegno, orari, sicurezza, eventi, ecc.) ha uno scopo puramente funzionale a conservare al meglio i vantaggi di chi ha costruito, e non risponde, se non minimamente, ad una effettiva e piena valorizzazione sociale di quei luoghi.

Tanto che di clochard, o mendicanti, nel complesso Garibaldi/Repubblica/Porta Nuova, non c’è traccia, sono stati tutti relegati, a suon di ammonizioni, nelle vie adiacenti, che ancora sono luoghi pubblici, non ancora nelle mani dei privati.

Semplicemente, a Milano, il bene pubblico quasi più non esiste……..esistono solo le scenografie all’americana dei grattacieli, per i quali, ci “siamo venduti la civitas” (https://bit.ly/37mxX6O),  e soprattutto continuiamo a costruire le nuove “Torri di Babele” (https://bit.ly/2JgcPHb).

CON IL RISPETTO DEL COPYRIGHT DELLE IMMAGINI SELEZIONATE

LIBERTA’


“Benché la società contemporanea sia più pluralistica di quanto non sia stata in passato, accade che la gente comune venga sempre più esclusa dalle grandi decisioni. Nel campo dell’organizzare e formare lo spazio fisico, dove un tempo ogni essere umano era protagonista, nessuno può decidere non solo come sarà la sua abitazione, ma neppure dove potrà abitare. Tutto è già stato prestabilito da chi controlla i suoli, indirizza l’espansione della città, apre autostrade, distrugge foreste, inquina…….. Il problema è nella sua sostanza politico ma riguarda anche l’architettura che a questo punto deve decidere se il suo cliente è l’anonimo potere economico o burocratico, oppure gli esseri umani che la esperiscono come un’essenziale componente della loro scena ambientale”

(Giancarlo De Carlo. Gli spiriti dell’architettura. Editori riuniti, Roma 1992, p. XVI.)

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Ad un secondo dalla fine!


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Lo Scalo Ferroviario di Porta Romana a Milano

L’ultima GRANDE OCCASIONE milanese per operare una tutela SANITARIA dei cittadini, vista la particolare FEROCIA, con cui il virus Covid19 ha colpito il territorio milanese, sono gli scali ferroviari dismessi. L’ultima occasione per creare dei vuoti urbani di verde orizzontale (e non verticale come vaticinato dal Sindaco Sala – https://bit.ly/3c9mAPN ), che dovrebbero essere acquisiti per motivi sanitari, dalla pubblica amministrazione. Per farne RESPIRARE MILANO, dopo che per anni si è fatto finta che le micropolveri sottili non esistevano, che i caotici traffici dei mezzi pubblici e privati non andassero interrotti MAI ! Eppure a Milano da anni di inquinamento si muore, esattamente come per il virus (https://bit.ly/2XB99mE). Già persa l’occasione dello Scalo Farini (https://oma.eu/projects/scalo-farini), ora tocca allo Scalo di Porta Romana. L’ex scalo di Porta Romana a Milano, che è già un meraviglioso parco, di vegetazione nata spontaneamente tra i binari,  sarà messo in vendita da Fs entro il mese di giugno 2020, per dare il via ai lavori per la costruzione del Villaggio olimpico che dovrà essere pronto nel giugno 2025, un anno prima dei Giochi invernali (https://bit.ly/2M8PpS2). Nonostante la “VIOLENZA” della pandemia e la necessità di una ripartenza “NUOVA”, non vedo i cittadini mobilitarsi, ma nemmeno l’opposizione politica, ad un sindaco, Giuseppe Sala (detto “Beppe Cemento”), che ormai governa la città dal suo “trono” sul tetto del Duomo di Milano (https://bit.ly/2B5CUnL). L’intellighezia cittadina pare prona a 90 gradi ai voleri del Sindaco/Manager e dei suoi amici immobiliaristi. UNO SQUALLORE tipicamente milanese!

( https://bit.ly/3esaouX )

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LA FINE DI UN’ERA


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E’ PREOCCUPATO – Giuseppe Sala (detto Beppe) potrebbe non esserci futuro, per l’ex galoppatoio a San Siro, e per lo Stadio……e poi, per il “Tiro a Segno”, per l’Ex Piazza d’Armi, per gli scali ferroviari, ecc, ecc…….. Come si farà a Milano senza TUTTO QUEL BEL CEMENTO, che : “Io e Pierfrancesco avevamo organizzato così bene per il 2030” ! – https://bit.ly/2z4xMzc

I primi segnali della Milano che più non sarà come prima del Covid-19, GIÀ CI SONO . E sono inequivocabili. Urge cambiare strategia urbana e di pianificazione a medio e lungo termine. Ci vogliono valori diversi da quelli alla “Bosco verticale”. La natura non potrà mai più essere UNA PELLE sotto cui nascondere il cemento. Sala non è più l”uomo giusto per Milano. Troppo abituato a lavorare avendo a disposizione ingenti capitali e consenso. Nel dopo Covid19, bisognerà avere idee in grado di essere realizzate con pochi denari. Le suggestioni alla Boeri o alla Cucinella, sono GIÀ MORTE, se le sono portate via le bordate pestilenziali – https://www.milanotoday.it/economia/westfield-segrate-sospeso.html

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Così vicini, così lontani.


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Sopra l’inconfondibile Piazza Duomo venerdì 10 aprile 2020, ore 10,30. Vuota.

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Sopra Sesto Marelli, senza nessuno il 10 aprile 2020, ore 17,30

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Sopra Piazza liberty /sede Apple desertica il 11 aprile 2020, ore 11,30

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Sopra viale Bligny/Aula Magna Bocconi (Grafton Architects)  il 11 aprile 2020, ore 18,00

Ma veramente credevamo, si potesse andare avanti all’infinito a riprodurre un sistema economico capitalista “globale” (di oggetti, di persone, di prelievo indiscriminato delle risorse del Pianeta, d’inquinamento, ecc.), senza prima o poi pagarne le conseguenze, in merito alla distruzione sistematica, e senza limiti, di un ecosistema planetario?

Se non era il virus, sarebbe stato il clima, o altro a darci un segnale forte, inequivocabile. La misura è colma; o si ripartirà dopo questa pandemia, facendone tesoro, cercando tutti assieme di modificare la nostra maniera di vivere su questo pianeta, o presto, la nostra stessa permanenza come specie umana sulla superficie terrestre, ci sarà negata dai fatti. Vanno cambiati i sistemi di produrre, di consumare, di prelevare materie prime, di costruire le città, di muoversi, di coltivare la terra, di vivere. Ci vorrà tempo e sacrificio, ci vorranno soprattutto idee, ma potrebbe essere una grande opportunità per tutti. La possibilità, se sapremo coglierla, di modificare un percorso palesemente sbagliato.

La crisi che stiamo vivendo, dimostra l’intima interrelazione, tra la salute umana e le condizioni dell’ecosistema del pianeta: la scala globale, l’interdipendenza e la rapidità della diffusione del virus Covid-19 hanno mostrato questa realtà in tutta la sua drammaticità. Le aree urbane sono i principali epicentri dell’emergenza sanitaria in corso: Wuhan, Milano, Madrid, New York, ecc., in quanto luoghi privilegiati della contiguità, della densità, inquinati e malsani (Ed in tal senso Milano è leader al Mondo (https://bit.ly/39H5mbr). Tutti fattori che li rendono ottimali per il proliferare del virus, che usa i nostri corpi come vettori, e “contenitori/case/cibo” in cui vivere e diffondersi sul Pianeta.

La forma urbana attuale che continua a estendersi come un tumore inarrestabile, è palesemente inadeguata, per dare risposte alle esigenze anche sociali della società post Covid-19, dove bisognerà rispettare delle precise distanze interpersonali per anni, stando “lontani”, ma cercando di stare “vicini”, come società coesa in grado di supportare questi cambiamenti indispensabili dal punto di vista sanitario ed economico.

La salute, come la natura, nell’ambiente urbano sono circoscritte e ben delimitate, come se fossero un dato di fatto, un’appendice obbligatoria, piuttosto che essere un concetto generativo fondamentale per un habitat sostenibile, in cui gli esseri umani, ed i loro “contenitori” (architetture), cercano di coesistere in armonia con la natura e l’ambiente. I futuri “contenitori per gli esseri umani” dovranno essere realizzati “di natura” (ad esempio di legno – https://bit.ly/2UQXTlE) non solamente “rivestiti” con essa, per conseguire fin da subito, benessere e salubrità per la collettività.

L’emergere di epidemie porta alla luce il significato di un nuovo concetto di salute e benessere in relazione all’ambiente costruito. La città andrà ripensata, radicalmente, come dovremo ripensare la nostra vita di relazione per coesistere con il virus.

La politica soprattutto nei suoi aspetti legati all’economia, deve saper ridare fiducia alla Nazione, riparare i danni alle finanze dei cittadini e delle imprese, che saranno prodotti dalla “chiusura totale”, per proteggerci dalla diffusione virale, isolandoci. Tali danni saranno soprattutto evidenti nel post-virus, tra l’estate e l’autunno 2020, bisognerà quindi garantire riforme in grado di innescare un duraturo e innovativo percorso per una “crescita economica controllata”. Intendendo con questo termine, l’esigenza di dare una chiara discontinuità, rispetto alla “crescita folle” e senza limiti in cui eravamo tutti “lanciati” prima dell’epidemia.

Da domani saremo chiamati a prefigurare lo spazio urbano dell’uomo, nelle grandi città, con uno sguardo nuovo, “diverso”: partendo dalla Natura e dal nostro rapporto con essa; e non solo dall’antropocentrismo. Non basterà più evocare un frettoloso maquillage verde, come fatto a Milano fino a ieri, per “nascondere il cemento sotto il tappeto” e sottrarre agli occhi dei cittadini, le masse volumetriche eccessive di una pianificazione quantitativa, asservita alle immobiliari ed ai capitali esteri o italici, più che qualitativa, dalla parte dei cittadini ed a tutela della loro salute.

Il problema è che i politici, gli imprenditori, soprattutto quelli milanesi e lombardi, sono stati abituati per anni a svolgere il loro ruolo avendo a disposizione un’elevata quantità di denaro. La crisi economica, post Covid-19, imporrà di riprogettare l’Italia e soprattutto Milano e la Lombardia, avendo a disposizione pochi soldi e tempi contingentati (se non si vuole che tutto muoia). I Manager veicolati da prestigiose esperienze imprenditoriali, senza limiti di cassa, ed i liberi professionisti imprestati alla politica, non hanno una cultura in merito. Bisognerà essere geniali e portatori d’idee innovative. Soprattutto comunicare quello che si fa, molto bene, ed in maniera chiara. Ci vuole altro rispetto all’attuale organigramma amministrativo milanese e lombardo. Bisognerà anche mettere mano agli assetti urbanistici della città; il vigoroso, volumetrico e “verdeggiante” PGT 2030, approvato in Consiglio Comunale milanese pochi mesi fa, è ormai carta straccia. Inadeguato alla società post Covid-19. Sarà molto difficile trovare capitali e società che vogliano insediarsi in quella che è stata la capitale italiana della “peste 2020”.

Si dovrà agire, mettendo a punto nuovi standard abitativi, un nuovo sistema di mobilità e nuovi modi di pensare gli spazi collettivi. Valorizzare i vuoti urbani, per fare “respirare” la città, ed il verde orizzontale. Magari demolire ciò che è vetusto ed ecologicamente non risanabile. Incentivare al massimo le architetture sostenibili, altamente sostenibili dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico e dell’equilibrio termico, a consumo zero. Architetture fatte di natura, facilmente riciclabili e sostituibili.

Eppure, Milano ha già, in seno al proprio costruito, un esempio emblematico in tal senso, che ricostruisce qualità ambientale e sociale, all’insegna di una natura “dentro” che dà il senso dello scopo anche “sanitario” dell’architettura (https://bit.ly/2Xs7cuk), che si dovrà conseguire dovunque, laddove possibile, in futuro.

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Sopra – Complesso Aler di Via Cenni a Milano, Arch. Rossi Prodi, 2015 

Sotto –  Foto del complesso dall’alto, tratta da – https://bit.ly/2JWHruc

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NATURA/ARTIFICIO


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Tulipa Flair, sul mio balcone

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviara, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali.

 (WWF – https://bit.ly/2WGbo9n)

Bisogna essere consapevoli che l’emergenza COVID-19 è intimamente correlata alla drammatica crisi ambientale, conseguente un modello economico capitalistico, fondato sul prelievo illimitato di risorse dal Pianeta, il loro spreco e la produzione sempre maggiore di rifiuti.

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Rivestimento in piastrelle di ceramica e pietra, Uffici Enel in via Carducci a Milano, Giò Ponti (1952)

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DENSITA’


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Chiuso in casa, per evitare la propagazione virale, con la televisione accesa, l’orecchio è titillato dalle parole di un Ricercatore, con abilitazione per Professore Associato in Microbiologia Clinica, presso l’Università Bicocca di Milano. Costui operava una colta considerazione multidisciplinare “trasversale”, molto interessante per chi, come me si occupa di architettura, urbanistica, paesaggio. Sosteneva il Prof. Francesco Broccolo, che non è un caso che l’epidemia sia molto più rapida a diffondersi in quelle aree dove la densità della popolazione, il rapporto tra numero di abitanti residenti e superficie, è più alta (Lombardia, Veneto). La contiguità urbanistica, portata agli eccessi, determina la condizione ideale per la propagazione del virus all’interno degli esseri umani. Lo stesso evidenziava come nelle zone del sud d’Italia, soprattutto Molise, Abruzzo, il virus avrà una progressione molto meno rapida. Nascono spontanee considerazioni sulla “macelleria territoriale” attuata soprattutto in città come Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Bresso, ecc., dove amministrazioni di centrosinistra, per decenni hanno “spinto” (e continuano a “spingere”, ad esempio a Milano con il PGT 2030) su un continuo aumento della densità urbana. Il Prof. Broccolo, sosteneva che le città devono essere ripensate proprio a partire dalla DENSITA’ URBANA. Bisogna generare un nuovo rapporto tra persone e territorio, non ci si può limitare ad un semplice “mascheramento” della “densità” con un banale rivestimento verde. Bisogna fare in modo che questa tragedia, che produrrà tantissimi morti, serva almeno ad “inventarsi” una nuova progettualità urbana per il futuro. Perchè solo questo è un provvedimento destinato ad evitare che tutto ciò possa non ritornare di nuovo.

Demografia: quanti siamo e quanti saremo, dove e come.

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BOERITUDINE gourmet


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Può essere Milano una città più serena, che persegue il raggiungimento della sostenibilità di capitali europee, già da decenni in “corsa” per raggiungere lo stesso obbiettivo per il 2025 (https://bit.ly/2C8N7NP  – ben 5 anni prima).

E mentre da noi, a Milano, si discute di qualità dell’architettura (e non di giardinaggio), distratti ad arte da Beppe Sala e Pierfrancesco Maran; il duo cela nel VERDEGGIANTE PGT 2030 di Milano, milioni di metri quadrati di slp. per l’esattezza : 4 milioni e 500 mila; pari ad oltre 15 milioni di metri cubi di cemento (con le premialità inerente la sostenibilità del Regolamento Edilizio); pari ad oltre 100 mila nuovi residenti a Milano da qui al 2030.

Un volume pari a SEI VOLTE il volume della Piramide di Cheope. Eppure nessuno dice niente in merito. Passate le osservazioni, si discute dei milioni di alberi che il Sindaco Sala ha promesso di piantare (per nascondere il cemento).

Milano è ormai da anni in preda alla “Boeritudine”, che ha dimostrato che si può nascondere un grattacielo a torre (massiccio e pesante, di una mediocre qualità architettonica) sotto alcune migliaia di piante, ed i turisti, i cittadini e gli architetti, giù a sperticarsi in complimenti senza fine.

L’architettura ormai è solo “nascondimento” nella città più INQUINATA (https://bit.ly/2q4FLYQ) ed europea d’Italia; ma è anche propaganda, effetto, stranezza, e il futuro non può essere un bosco verticale replicato all’ennesima potenza, come si legge nei documenti del PGT 2030 e nel testo del Regolamento Edilizio, che il duo Sala/Maran si accinge a modificare.

Ci vogliono PARCHI, pause nel tessuto urbano, per OSSIGENARE i cittadini che muoiono letteralmente asfissiati.

Mentre nel PGT 2030, la giunta “spaccia” il nascondimento VERDEGGIANTE di un’edificazione “prona” alle esigenze degli immobiliaristi (Coima, Hines, ecc.), letteralmente “FUMANDOSI” anche l’occasione generazionale di 1 milione e 200 mila metri quadrati degli ex Scali Ferroviari da trasformare PER MOTIVI SANITARI URGENTI, esclusivamente in aree verdi, in parchi (come il Parco Nord); mentre invece solo il 50/60% di queste enormi aree sarà trasformato in verde pubblico (ovviamente a gestione privata).

E’ la BOERITUDINE GOURMET, la ricetta perversa di mettere verde ovunque, rinunciando a costruire una città per i cittadini, fatta di piazze, parchi, case  popolari, servizi, biblioteche (non di alberi MA DI LIBRI), come si faceva qualche decennio fa con l’Urbanistica.

Oggi con il PGT (Piano di Governo del Territorio) la pubblica amministrazione ha delegato il tutto alle fameliche ricette degli immobiliaristi, mentre la BOERITUDINE convince tutti esattamente come UN SOLE INGANNATORE.

No, così la città, Milano non PUO’ ESSERE SERENA.

BOERITUDINE

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Call for Ideas


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Nel lontano 1978, appena diplomato al Liceo, e da poco iscritto alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, l’assistente di disegno (che faceva l’architetto) mi propose, chiamandomi a casa, visto che ero il più dotato del suo corso, di fare un lavoretto di disegno, per un annetto part-time, in un comune dell’Hinterland milanese.

Si trattava di disegnare e correggere gli elaborati del nuovo Piano Regolatore Generale, che si andava a redigere. A tal fine il comune dove allora imperavano i socialisti, aveva costituito nella recente sede comunale, un apposito ufficio di Piano.

I tre architetti incaricati di redigere il P.R.G. erano tutti di “sinistra”, il capintesta (che poi sarebbe diventato dopo questa esperienza il mio datore di lavoro) ovviamente iscritto al Partito Socialista e con ufficio in prossimità della sede provinciale del PSI in Corso Magenta a Milano.

Gli altri due molto più giovani, gravitavano ; uno nell’area del PCI, l’altra (la mia assistente) probabilmente nel PDUP, il partito di unità proletaria, o giù d lì.

La Stesura delle tavole di piano avveniva cercando di interpretare i dati raccolti sul territorio, i possibili sviluppi futuri, le desiderata dei cittadini e dei politici che veniva interpellati in estenuanti riunioni. Sembrava un’operazione “scientifica” ed immutabile, o almeno a me così appariva all’inizio.

L’incarico era di disegnare a mano i profili del centro storico e stendere su degli enormi radex (copie eliografiche su supporto lucido), i retini autoadesivi delle varie destinazioni funzionali, i trasferelli con i percorsi pedonali, le sigle, le legende, ecc..

Un lavoro demenziale se immaginato oggi; un lavoro manuale, che l’Ufficio Tecnico comunale non era in grado di svolgere perché sottodimensionato, e che a me consentiva di fare la mia prima esperienza lavorativa.

Io c’ero…..ma non c’ero, per motivi politici; e per questo il Comune mi pagava IN NERO circa 1.500 lire all’ora (meno di un euro). Come faceva l’amministrazione comunale a pagarmi in nero, lo sa solo Dio. Ma allora era quasi una consuetudine.

La mia disponibilità di tempo doveva esserci anche la sera fino alle ore piccole. Infatti dopo ogni presentazione pubblica degli elaborati dello strumento urbanistico ai cittadini, avvenivano delle riunioni ristrette, al piano sottostante (sindaco, giunta assessori, rappresentanti dei partiti che amministravano), dove spesso si aggiungevano “altri personaggi” (rappresentanti dell’opposizione, immobiliaristi, proprietari di grossi appezzamenti di terreno, singoli con molto potere decisionale, imprenditori, ecc.).

Io dovevo essere abile e preciso, a spostare immediatamente i retini per trasformare zone inedificabili in terreni costruibili; spostare improvvisamente strade e quant’altro. Spesso attendevo per ore, mentre sentivo che litigavano a voce alta animatamente. Poi velocemente spesso anche aiutato per velocizzare la cosa dovevo trasformare il lavoro dignitoso fatto in una “porcata”. Il tutto avveniva anche più volte nella stessa serata.

Era il SACCO del territorio. La compravendita “bendata” al mercato delle vacche. Era una accesa “partita a tresette”, come veniva dai più chiamata.

Poi i tre tecnici dovevano fare “digerire” quanto prodotto, al consiglio comunale ed ai cittadini. All’opinione pubblica.

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Oggi un certo Pierfrancesco Maran, e l’amministrazione Giuseppe Sala tutta, lanciano per l’aggiornamento al 2030 del PGT (Piano di Governo del Territorio, cioè quello che una volta era il Piano Regolatore Generale), anche una “Call for Ideas”. Insomma il Comune raccoglie idee e scenari che si ispirino agli obiettivi e regole del PGT (ovviamente gratis) rivolta a esperti, investitori, operatori che vogliano immaginare possibili scenari urbanistici per alcune aree della città in base alle regole e agli obiettivi del Piano di Governo del Territorio. Le proposte dovranno essere inviate tra il 30 novembre e il 20 dicembre 2018.

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/territorio/revisionePGT/PGT_Milano2030_CALL?fbclid=IwAR16vCKN6LeTwm_XmwQVZh4a8-Ey9qkEcT4CT4sxbJ1gFWfPJwJuZbccwXs

Una chiara, e triste, OPERAZIONE DI MARKETING POLITICO, di FALSA DEMOCRAZIA ED INCLUSIONE, infatti tutto avverrà esattamente come ho descritto nel testo soprastante, alla stessa maniera in uso nel 1978 (40 anni fa) : la “partita a tresette”. Ma ovviamente Maran e Sala questo non possono dirlo, e tutta l’operazione di NASCONDIMENTO E PARTECIPAZIONE avviene con l’avvallo dell’Ordine degli Architetti di Milano e provincia. Soprattutto Maran e Sala, non possono dire che molte delle opzioni possibili politiche e territoriali, a questo punto sono già state decise.

http://www.arcipelagomilano.org/archives/51222

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