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Builders of the future

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Milano

Nell’occhio del ciclone


La torre Unipol, è il quartier generale milanese del gruppo emiliano. E’ un iconico grattacielo a torre inaugurato il 22 dicembre 2023 nel quartiere di Porta Nuova/Garibaldi/Repubblica.

Oggi, 7 novembre 2026, alle ore 16,30 il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) ho organizzato una visita dell’edificio, con guide preparate, per descriverne le caratteristiche e visionarne alcuni spazi interni.

Il progetto dell’Headquarters Gruppo Unipol, lo si deve a Mario Cucinella (Palermo, 29 agosto 1960, che è un architetto e designer italiano). Il grattacielo a torre comprende 23 piani fuori terra e 3 piani interrati, per una superficie complessiva di 33.000 metri quadrati e una altezza complessiva di 125 metri (https://www.mcarchitects.it/progetti/headquarters-gruppo-unipol).




La concezione strutturale metallica, molto particolare, la si deve all’ingegnere Massimo Majowiecki (Milano, 15 marzo 1945), di origini polacche e laureato in ingegneria civile all’Università di Bologna. Uno dei massimi esperti italiani in strutture speciali.

La Direzioni lavori, assai complessa proprio per le caratteristiche strutturali ed impiantistiche è stata affidata a un gruppo interdisciplinare composto da:

– MCA – Mario Cucinella Architects: direzione lavori generale.

– GAE Engineering: attività di direzione lavori e controllo tecnico dell’esecuzione.

– Giorgio Ceruti: coinvolto nella direzione lavori generale (Pro Iter Group Srl).

In particolare, le direzioni operative erano articolate per specializzazione:

– Opere architettoniche: MCA, Augusto Barrichello e Maria Persichella.

– Opere strutturali: MJW Structures, prof. Massimo Majowiecki.

– Impianti: Deerns Italia.

Il general contractor era CMB – Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi.

Dal punto di vista della professione dell’architetto, considero particolarmente interessante questo intervento per tre ragioni.

1. La Direzione Lavori come attività di integrazione progettuale.

In un edificio tradizionale la separazione tra struttura, involucro e impianti è relativamente leggibile. Qui, invece, ogni componente condiziona il comportamento delle altre.

2. Il controllo della qualità architettonica.

La geometria ellittica, la maglia metallica esterna e la doppia pelle vetrata richiedono un controllo esecutivo molto più rigoroso rispetto a un normale edificio per uffici.





3. La gestione del processo costruttivo.

La complessità non riguarda soltanto la realizzazione materiale, ma anche il coordinamento di progettisti, imprese, fornitori, consulenti e amministrazioni.

A mio giudizio, avendone spesso parlato con il “mitico” Ing. Ceruti Giorgio (Milano, 6 gennaio 1946, Milano 26 novembre 2025), persona coltissima e continuatore di una dinastia di ingegneri strutturisti milanesi, con cui ho potuto anche visionare il cantiere durante la sua realizzazione; la Torre Unipol costituisce un caso di studio significativo. Si potrebbe addirittura dire emblematico per comprendere come sia cambiato il ruolo della Direzione Lavori nella realizzazione dell’architettura contemporanea ad alta complessità tecnologica.

Basti solo pensare ai chilometri (oltre 2 Km.) di saldature delle strutture tubolari (Blu diametro fino a 50 centimetri) di sostegno, che è stato necessario realizzare con manovalanze specializzate, soprattutto slave, per mettere in opera tutta la struttura. Struttura realizzata a ciclo continuo (h 24 con più turni), spesso in condizioni limite, al caldo ed al freddo; fatto che ha anche comportato una particolarissima attenzione per quanto concerne la sicurezza (applicazione Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 noto come Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro).



La torre culmina, al 23 esimo piano, con una grande serra-giardino panoramica con un’area dedicata a ospitare incontri pubblici ed eventi culturali.

Le informazioni pubblicate consentono di individuare alcuni elementi, inerenti il numero e la tipologia delle piante posate:

– 7 esemplari di Ficus, di dimensioni importanti.

– Altre piante ornamentali tropicali e subtropicali.

– Arbusti ornamentali.

– Elementi vegetali in bambù, utilizzati anche per le boiserie naturali.

Il progetto paesaggistico è stato affidato a: Marilena Baggio – GreenCure Landscape & Healing Gardens – https://www.greencure.it/people/.







Un ricordo dell’ ingegnere Giorgio Ceruti, come scritto da Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera (28 novembre 2025):

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MIMMO


Meravigliosa installazione del maestro Mimmo Paladino (Paduli – Benevento, 1948), a Palazzo Citterio a Milano, nella Sala ipogea James Stirling.

I “Dormienti” , uno dei suoi più celebri capolavori qui riallestiti in stretto dialogo con l’architettura del “geniaccio inglese” che lo ospita, con un’appendice di opere su carta del 1973 (Dal sogno di Icaro).





I corpi scultorei rannicchiati in maniera fetale, nel buio della sala, in cui il pubblico può muoversi liberamente, sono palesati da “raggi di luce”; spesso sembra di trovarsi davanti ai corpi degli abitanti di Pompei, colti nel sonno dall’eruzione mortale del Vesuvio.

Una installazione d’atmosfera, che fa riflettere. Aiuta anche il corredo sonoro che si diffonde nella sala.

L’esposizione, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da “La Grande Brera” in stretta collaborazione con l’Archivio Paladino.




E poi fuori, nel cortile/giardino di Palazzo Citterio, c’è pure il “Muro Longobardo” sempre di Paladino del 2017/2018.Il Muro Longobardo è un’installazione artistica permanente. Creata dal maestro della Transavanguardia, per l’apertura di Palazzo Citterio, l’opera funge da scenografico fondale per la Collina di Ermes ed è costruita assemblando pietre di recupero e frammenti archeologici.





Sempre nel cortile/giardino del palazzo, fino al 31 luglio 2026 è fruibile anche : Padiglione ispirato alle iurta dell’Asia Centrale, come spazio di aggregazione contemporaneo, su progetto di WHY Architecture.

Un fresco gazebo in cui è possibile consumare anche qualche “raffrescante prodotto” indispensabile in questa infernale estate europea.


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HOEPLI


Sotto i portici del bell’ edificio di BBPR (1969) per la sede della Chase Manhattan Bank a Milano, mi sono formato frequentando la sezione architettura (terzo piano) della mitica libreria Hoepli, nell’ omonima via vicino a Piazza Meda. Erano gli anni Settanta ed Ottanta del Novecento, dove trovare una planimetria di un edificio e delle sue immagini, significava necessariamente praticare i sacri testi, non esistendo ancora internet. L’incontro con i libri mi ha fatto sviluppare un imprinting, che ancora oggi mi fa collezionare in maniera seriale e feticistica i testi di architettura che avidamente leggo.
Oggi all’ epoca dell’ intelligenza artificiale i libri sono considerati dai più uno strumento vetusto, non più remunerativo, ed ecco che gli eredi di Ulrico Hoepli (uno svizzero emigrato a Milano) decidono di mettere in cassa integrazione i dipendenti, vaticinando la possibilità della chiusura definitiva.
Speriamo non sia così, Milano avrebbe perso l’ ennesimo punto culturale di riferimento in ambito architettonico e non solo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l’Ordine degli Architetti di Milano, visto che oggi molte interessanti pubblicazioni dell’ Ordine erano esposte (come sempre) per la vendita.

Uffici della Chase Manhattan Bank – Milano (MI) | Architettura in Lombardia dal 1945 ad oggi https://share.google/fWmncM66OC3BYBUok


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CONFINE


LUNGO IL CONFINE CON MILANO – il tramonto a Sesto San Giovanni 

Un confine osmotico ma unidirezionale. L’area metropolitana (o città metropolitana) di Milano ha circa 3.247.623 abitanti al 1° gennaio 2023. 

Se togliamo la popolazione del comune di Milano, che è di circa 1.458.170 abitanti (previsti nel 2025) nello stesso periodo, rimangono circa1.789.453 abitanti nei comuni metropolitani escluso Milano. Eppure gli abitanti dell’ Area Metropolitana che studiano, lavorano, consumano sanità, eventi e soprattutto acquisti, ecc. a Milano, e di fatto passano lì la maggior parte del loro tempo, non è riconosciuto il diritto di decidere dal punto di vista politico chi li deve amministrare. 

Una evidente incongruenza, che si ripeterà l’anno prossimo con le Amministrative milanesi.

Ma la cosa peggiore, sono i residenti entro i confini comunali di Milano. Avendo acquisito la residenza per nascita o per trasferimento, la conservano a caro prezzo. Essi quindi, non “leggono” gli altri 132 comuni, se non per riempirsi la bocca con il termine “metropolitano” solo all’abbisogna.

Questa incongruenza, insiste da decenni ed è di difficile elaborazione, tanto che anche nelle persone più acculturate, permane indefessa.

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MIMMO ED IL MURO


SOPRA – Planimetria (tratta da Google Earth) delle relazioni tra Palazzo Citterio ed il complesso di Brera

Nel giardino di Palazzo Citterio (ampliamento della Pinacoteca dell’Accademia di Brera – https://pinacotecabrera.org/grande-brera/), che presto sarà collegato con il meraviglioso Orto Botanico di Brera (https://ortibotanici.unimi.it/orto-botanico-di-brera/), una delle opere presenti nel Giardino del Palazzo, sarà l’arcaico muro, destinato a definirne parte della recinzione, denominato dallo stesso autore Mimmo Paladino: “Dei Longobardi”.

Il muro, realizzato dall’artista originario di Paduli, con gli stessi criteri costruttivi di riuso adottati dai, così detti (erroneamente) “Barbari germanici”, definiti Longobardi. Essi hanno attraversato un po’ tutta la penisola italica, concretizzando il Regno Longobardo, tra il 568-569 d.C. (invasione dell’Italia bizantina) e il 774 d.C. (caduta del Regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), per loro era consuetudine riutilizzare i residui delle civiltà precedenti, e nella penisola, trovarono soprattutto, i resti dell’Impero Romano (la cui caduta avvenne nel 476 d.C.), per ricostruire, per ricomporre, per definire i propri edifici, i propri muri, le città. (https://www.exibart.com/speednews/milano-art-week-8-palazzo-citterio-apre-al-contemporaneo-ne-parliamo-con-mimmo-paladino/).



SOPRA – Tre immagini che restituiscono l’attività creativa in merito al “Muro Longobardo” di Mimmo Paladino (immagini fotografate alla mostra di Palazzo Citterio)

Il Muro dei Longobardi costituito da pietre riutilizzate, sovrapposte con sapienza dall’artista, definiscono una serie di nicchie, di aperture, in cui saranno collocati dei “frammenti” di reperti archeologici, opere dello stesso Paladino.

Immagine del “Muro” tratta dal numero di Exibart del 11-04-2018, dall’articolo a firma M. B. Ferri

SOPRA – Planimetria della “Collina di Ermes”, con localizzato il “Muro” di Mimmo Paladino

https://www.raiplay.it/video/2024/11/Italia-Viaggio-nella-Bellezza-La-Grande-Brera-0c6d3c66-f0b9-4ca2-9692-a38b35717ced.html

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EVAPORAZIONE


Architettura d’aria,
strutture invisibili che svaniscono,
colonne fatte di vapore,
archi in equilibrio tra cielo e terra.

L’edificio dell’assenza:
là dove il pieno diventa vuoto,
la materia di beton si dissolve in respiro.

Ogni spazio ha memoria
di ciò che evapora;
l’acqua lascia traccia,
come pietra plasmata dal tempo,
come parole incise nella nebbia.

L’architetto sublime disegna vuoti,
ordina il nulla,
costruisce stanze di luce,
dove l’anima si espande,
dove l’evaporazione diventa forma.

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CAMPUS LA MASA/LAMBRUSCHINI (BOVISA)


Il Campus si trova tra la Stazione delle Ferrovie Nord Milano di Bovisa, e quella delle Ferrovie delle Stato di Villapizzone. Una stratificazione di edifici, che si è andata realizzando nel corso del tempo.

Tra gli edifici più interessanti, dal punto di vista architettonico, soprattutto negli interni, proprio quello d’ingresso, il BL 28 in via Labruschini 4, che contiene anche la Biblioteca del Campus (https://sg-gallerylive.it/index.php/cantieri/bl28-politecnico-di-milano/). Edificio riqualificato negli interni, qualche anno fa, dall’Architetto Lola Ottolini.

(https://www.reviewspa.com/bibliotecabovisa?pgid=loseqjel6-a494d171-129b-4bfa-9c88-da2369c7793d)

Un altro edificio particolarmente interessante, è l’ EN LAB, soprattutto perchè ad alta sostenibilità (N-ZEB), dove troverà posto il Dipartimento di Energia presso il Campus Bovisa (https://www.pv-magazine.it/2024/06/26/politecnico-di-milano-inaugura-edificio-con-laboratori-su-batterie-e-elettrolizzatori/)

Sopra – Immagine tratta da Google Earth

Un progetto EN LAB sviluppato dal Politecnico di Milano, Area Tecnico Edilizia, sotto la direzione dell’Architetto Daniel Marcaccio, come progettista e direttore dei lavori. Il progetto definitivo è stato sviluppato dalla società di ingegneria Politecnica, come responsabile l’Architetto Gianfranco Tedeschi. Mentre l’Architetto Eleonora Zucchelli (AEGIS Cantarelli + Partners) e l’ing. Donato Romano (ETS spa), è stato incaricato per lo sviluppo del progetto esecutivo.

Si “respira architettura” a guardare l’edificio inaugurato nel 2022, denominato :  “Collina degli studenti” realizzato nel campus La Masa/Lambruschini di Bovisa del Politecnico di Milano; si tratta di un edificio (1.900 metri quadrati interni e altri 2.200 esterni) disposti su tre livelli per ospitare studenti, laboratori e spazi per docenti. Un edificio “materico ed interessante” che ha avuto come “registra” il prof. Arch. Emilio Faroldi Prorettore Vicario del Politecnico (https://www.polimi.it/fileadmin/user_upload/comunicati_stampa/1652186319_Comst_Collina_degli_Studenti.pdf)

Qui sotto alcune fotografie degli edifici, e degli spazi esterni, realizzati nel corso del tempo, nel Campus Polimi La Masa/Lambruschini.

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UN “GIRETTO” di architettura attorno a Romolo


Un giretto di architettura contemporanea (e non solo) nel sud di Milano, tra la circonvallazione ed i Navigli. Tra Romolo e la Darsena. Quella architettura contemporanea, che i media e gli Ordini professionali, non considerano.

Un’occasione per chi è appassionato, per misurare il polso dell’architettura milanese, tra “vaccate” ed edifici pregevoli.

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Giovanni il milanese.


Giovanni Segantini, Naviglio a ponte San Marco, Milano, 1880

Appena sono venuto a conoscenza della ghiotta esposizione che si teneva nel Museo Segantini di St. Moritz, mi sono precipitato in loco (https://segantini-museum.ch/it/homeit/).

Per la prima volta venivano ricongiunti molti suoi importanti lavori del periodo milanese.

Una foto di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini  (Arco, 15 gennaio 1858 – monte Schafberg, 28 settembre 1899) arriva  a Milano, nel 1865, a sette anni e se ne andrà solo nel 1881 per trasferirsi prima in Brianza e poi in Svizzera, a Savognino e poi in Engadina. Resta dunque nel capoluogo lombardo per diciassette anni, fondamentali per lo sviluppo della sua carriera artistica e per la sua “fama” come pittore.

Nel Museo di St. Moritz a lui dedicato, i quadri, realizzati in quegli anni, sono testimonianza della Milano di allora. Gli sfondi, come sempre nelle opere del pittore trentino, raccontano attraverso forme, colori, luce, edifici, persone, ecc., i “paesaggi di un’epoca”.

Giovanni Segantini, Nevicata sul Naviglio, 1881

Segantini a Milano, aveva acquisito uno studio, nel complesso di Case Popolari di via San Fermo, con accesso diretto da via San Marco 26. La quotidiana frequentazione con i luoghi milanesi d’acque (molti di questi oggi interrati), gli consentono di realizzare degli effetti luminosi, che esaltano soprattutto gli elementi architettonici di quegli anni, in affaccio sul sistema idrico dei Navigli.

Non va dimenticato che il pittore trentino, aveva una innata passione per la disciplina dell’architettura.  Ed infatti il suo atelier, al Passo del Maloja, che realizzerà dopo il 1894, a seguito del suo trasferimento in Engadina, e’ opera di una sua progettazione attenta soprattutto per quanto riguarda la luce.

Il pittore usa i lucernari, ed ogni accorgimento, per creare all’ interno, un sistema di illuminazione naturale, sinergico al proprio lavoro.

Atelier Segantini al Passo del Maloja, con la caratteristica “cupola con lucernari”
Giovanni Segantini, ritratto della Signora Torelli, 1880. Sullo sfondo il parapetto ed un ponte del Naviglio Grande a Milano.
Museo Segantini a St. Moritz – Trittico della Vita, 1896/1899.
Giovanni Segantini, ritratto di donna in via San Marco a Milano, 1880

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