Villa Reale, in via Palestro a Milano, sede della Galleria di Arte Moderna(immagine tratta da Google Earth)
La Villa Reale di Milano, già Villa Belgioioso o Villa Belgiojoso Bonaparte, è una villa costruita tra il 1790 e il 1796 a Milano dall’architetto Leopoldo Pollack, su commissione del conte Ludovico Barbariano di Belgiojoso.
L’edificio, costruito tra il 1923 e 1925, su progetto di Le Corbusier e di suo cugino Pierre Jeanneret (https://bit.ly/3ZbPtmO), costituisce un “meccanismo architettonico” particolare, in perfetto stile Purista (https://bit.ly/3n4SSqg). La singolarità è dovuta principalmente all’abilità, quasi equilibristica di riunire nella medesima struttura la pinacoteca del collezionista/banchiere Raoul Albert La Roche ed i suoi appartamenti privati. Una parte dell’edifico è destinata all’esposizione d’arte e alla biblioteca e l’altra parte è riservata allo spazio abitativo con le funzioni domestiche classiche; si viene così a creare una suddivisione funzionale dell’area pubblica da quella privata. Attualmente la Maison La Roche/Jeanneret è la sede della Fondation Le Corbusier (https://bit.ly/3nd7KTN).
L’edificio è ricavato in un lotto stretto e lungo, all’interno di un isolato urbano, non lontano dal Bois de Boulogne, ed ha una planimetria che s’insinua magistralmente all’interno del lotto, anche a tutelare le distanze con le altre abitazioni.
SOPRA – Immagine tratta da Google Maps
Entrando nell’abitazione, l’avventore si trova in un ingresso a tutta altezza inondato dalla luce della finestra a nastro del piano superiore. L’attenzione è titillata dal piccolo balcone avanzato che appare come sospeso nel vuoto. L’obiettivo del progettista fu quello di non ingombrare lo spazio centrale con una scala dominante l’ambiente.
Le Corbusier quindi decise di progettare due scale ai lati della hall/ingresso, una delle quali conduce alla abitazione e l’altra nella pinacoteca/libreria.
Alla verticalità del volume d’ingresso si contrappone lo sviluppo orizzontale orizzontale degli spazi della galleria d’arte, le finestre a nastro poste nella parte superiore della stanza consentono alla luce di filtrare all’interno in maniera costante ma graduale e non invasiva.
Attraverso la rampa “colorata” si accede alla biblioteca, luogo di studio e di contemplazione, uno spazio intimo, uno “studiolo rinascimentale” rivisitato, che domina la doppia altezza dell’ingresso. Studiolo, dal quale si può osservare senza essere visti. L’esposizione alla luce consente un’illuminazione naturale propria alla lettura. Una mensola si estende per il lato lungo della stanza al fine di accogliere i libri d’arte del collezionista.
Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate
Un “circuito” stradale, nel Trentino del sud, fattibile sia in auto che in bicicletta. Un centinaio di chilometri circa, tra le due città trentine, uscendo dalla Brennero A 22 a Rovereto Sud (Lago di Garda Nord) passando per il lago di Toblino (SS 45BIS), e rientrando nella Brennero A 22 a Trento Nord………O VICEVERSA.
Un piccolo viaggio, da “sogno” tra laghi limpidi, falesie immaginifiche, splendide architetture, vigneti e paesaggi meravigliosi. Un viaggio, dove l’azione umana sulla crosta terrestre, sembra ancora avere una dimensione in cui Natura ed Artificio possano coesistere. Ovviamente, un viaggio anche di sapori, di enogastronomia, tra profumi e luci naturali indimenticabili. Una “mappa empatica”.
L’abbazia di Mirasole, sita nel Comune di Opera, fu fondata all’inizio del Duecento dall’ordine degli Umiliati fuori Porta Vigentina. Gli Umiliati furono uno dei molti movimenti spirituali sorti nel Medioevo in contrasto ai costumi rilassati e alla ricchezza diffusa spesso ostentata dal clero, propugnando un ritorno verso una vita più austera, frugale. L’abbazia è uno dei rari casi in Lombardia, di edificio religioso parzialmente fortificato ( https://bit.ly/3L22yf4 ).
Il complesso dell’antica grangia (Comunità agraria fondata su un’organizzazione economica ed amministrativa propria) costituisce uno degli esempi meglio conservati di corte colonica medievale; gli edifici, disposti a quadrilatero difensivo simile ad una cinta murata, erano circondati da un fossato e difesi da una torre munita di ponte levatoio. Due gli ingressi, uno dalla città, l’altro dai campi, immettevano nella corte circondata da abitazioni e laboratori per la lavorazione della lana. Accanto alla corte si trova il chiostro, strutturato su due piani, sul quale si affacciavano altri ambienti di servizio.
Mirasole era anche un luogo di ristoro e meditazione per i pellegrini, provenienti anche da tutta Europa, collocato come era sui percorsi di devozione afferenti a Roma ed alle aree sacre del sud Italia.
I pellegrini, accolti nella struttura abbaziale, incidevano, nel corso del tempo, le copertine in cotto del chiostro al piano primo, per lasciare tracce del loro passaggio attraverso il Cammino dei Monaci ( https://bit.ly/3JjGjQv ), che è un cammino a tappe di 67 km che va da Milano alla via Francigena passando per il Po.
L’ultimo edificio, ad uffici, che si sta completando nell’Area metropolitana Milanese, il VI Palazzo uffici ENI a San Donato Milanese, è forse l’ultimo pensato con un concetto di “sostenibilità ed efficienza energetica”, ormai desueto, pre Climate Change (https://www.morphosis.com/architecture/220/).
Oggi probabilmente, un edificio così non sarebbe più concepibile, nè accettato dall’opinione pubblica, per altro già molto critica con il progetto di ENI (https://bit.ly/3YpKQW1).
Il concorso internazionale, che ha proclamato la cordata Morphosis/Nemesi, quale vincitore, si è concluso a fine 2011, ed è stato concepito agli inizi degli anni Duemila (https://bit.ly/3SPwYmG).
La ricerca di forme inusitate, sia in pianta che nei prospetti, finalizzata, secondo il progettista Thom Mayne (fondatore dello studio di Culver City e Pritzker 2005 – https://www.morphosis.com/about/153/?m=person) ad ottenere la massima flessibilità interna, ed a integrare gli impianti fotovoltaici (https://bit.ly/3ZorWjt); l’utilizzo di materiali, quali il calcestruzzo e l’acciaio, ne fanno un oggetto quasi “preistorico”.
Nelle foto (SOPRA E SOTTO) si evidenziano molto bene i rivestimenti “rossicci”, i cosiddetti “a screen microforati” in acciaio inox elettro-colorato.Quasi un lavoro “sartoriale”.
Garantire le massime prestazioni in termini di rendimento energetico e di illuminazione naturale degli ambienti, realizzare costosissimi giardini pensili (Skygarden), ormai non basta più.
Certamente tale edificio non corrisponde già più, nonostante non sia ancora stato inaugurato, agli standard 2030/2035 fissati per gli edifici dal Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC).
“L’evidenza scientifica è inequivocabile: i cambiamenti climatici sono una minaccia al benessere delle persone e alla salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo nell’azione concertata a livello globale farà perdere quella breve finestra temporale – che si sta rapidamente chiudendo – per garantire un futuro vivibile”, ha detto Hans-Otto Pörtner (Ricercatore IPCC).
Ed ancora Paolo Bertoldi, IPCC e senior expert per la Commissione Europea: “Sulle città, e in particolare sugli edifici, si gioca un’importante partita. Si parla di ridisegnare la mobilità urbana, ridurre in generale i consumi di risorse degli ecosistemi cittadini e implementare soluzioni nature based per stoccare carbonio (ad esempio verde urbano). Soprattutto gli edifici di nuova costruzione dovranno tutti essere a zero emissioni, in grado di stoccare CO2, nelle strutture realizzate in legno, adottare concetti progettuali ed impianti a biofilia per il trattamento dell’aria interna agli edifici (come il caso del costruendo progetto “Welcome” di Kengo Kuma e Stefano Mancuso, sempre a Milano – https://bit.ly/3KXYbSv). Ma soprattutto bisognerà anche trovare il modo di ridurre e ottimizzare gli spazi per limitare il consumo di suoloin un pianeta sempre più popolato.
L’efficienza non basta più – puntualizza Paolo Bertoldi – s’introduce ora il concetto di Sufficienza energetica, che significa limitare la domanda (di spazi, di risorse, di energia) a ciò che può consentire il vero benessere di tutti.
La stessa forma architettonica (Fluida, decostruita, tecnologica) e le scelte materiche (acciaio microforato, ecc.) esprimono un linguaggio ormai desueto, le ARCHISCULTURE, più consono al secondo Millennio, che al terzo. Vengono in mente Zaha Hadid, Jean Nouvel, o meglio Frank O. Gehry a Bilbao (https://bit.ly/3YrrOOW).
Proprio lì di fronte, il V Palazzo ad uffici dell’Eni, progettato da Gabetti ed Isola parecchi anni fa, inaugurato nel 1991, incarna ancora oggi, nelle proprie forme e caratteristiche, un linguaggio ben più anticipatore ed innovativo, in grado di resistere al tempo, e di recepire nelle forme architettoniche le opzioni dettate dal “Climate Change”.
SOPRA –Quinto (V) Palazzo ad uffici, progetto di Gabetti ed Isola (1991)
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A partire dal 2021 è in fase di realizzazione, a Bresso (Mi), ed ormai in fase avanzata di completamento, “Open Zone” (https://www.openzone.it/) il campus, come va di moda dire adesso, scientifico e di ricerca, dedicato alle salute ideato dal Gruppo Farmaceutico Zambon, con la realizzazione di due nuovi edifici che concluderanno ilpiano di sviluppo da oltre 70 milioni di euro, iniziato nel 2018, con la creazione della “bolla” di Oxy.Gen. Con i due nuovi edifici a terziario, Open Zone avrà una superficie di oltre 37.000 metri quadraticon la possibilità di contenere fino a 1.200 persone.
I nuovi edifici denominati “Le Torri di via Campestre”, a firma AMDL CIRCLE (De Lucchi ed Associati – https://amdlcircle.com/), ospiteranno laboratori di ricerca avanzata, e spazi a tecnologia complessa, compresi ambienti dedicati a iniziative imprenditoriali per startup. Soprattutto nel Campus si insedierannoe rappresenteranno (la comunicazione è sempre più importante per il Gruppo Zambon) soluzioni innovative nel campo della salute, che si andranno ad aggiungere alle strutture già esistenti e già ampiamente collaudate come : Oxy Gen (https://oxygen.milano.it/); Sede Z-Life (https://amdlcircle.com/it/project/sede-z-life-zambon-campus-openzone).
Arcadis Italia srl per la progettazione strutturale e quella generale; i trevigiani della CARRON Spa per la costruzione, completano la squadra che sta concludendo i lavori.
Il progetto, di un biancore etereo ed ovviamente colore ormai iconico per il “sanitario”, ha una facciata con una interessante “doppia pelle”, che di fatto reinterpreta il concetto di frangisole, di “brise-soleil” di lecorbuseriana memoria.
Questo progetto, come tutti le definizioni progettuali di AMDL CIRCLE, ha un approccio alla sostenibilità, che non è ripiegato, su una qualità puramente impiantistica per sostenere il raggiungimento di tali obiettivi, come ormai spesso avviene. AMDL CIRCLE, confrontandosi con l’Agenda 2030, i cambiamenti climatici, sembra avere una definizione di “goals” da raggiungere, più seri e credibili (https://amdlcircle.com/sustainability/).
Complessivamente un bell’edificio, ben realizzato. Un edificio di terziario, che si stacca dalla ormai solita e banale poetica architettonica ricorrente, che vede gli edifici di terziario essere solamente un “pelle” di vetro trasparente.
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SOPRA – Sede Mondadori a Tregarezzo di Segrate (Milano) dettaglio
Sexy si riferisce a qualcosa di provocante, di sensuale, di seducente, di erotico, ad un qualcosa che non è necessariamente bello ma che attrae per un determinato aspetto o dettaglio. Spesso per una. concomitanza di fattori difficili da spiegare.
Forme morbide, linee curve e sinuose, rendono sensuale l’architettura. Anche i materiale e l’incidenza luminosa su di essi, contribuisce a titillare l’occhio e la memoria cerebrale. Essi hanno anche una forte valenza tattile, e spesso odorosa, anche se qui a predominare e’ il profumo delicato della Mata Atlantica.
In merito alle curve morbide e libere, ad un’uso “stimolante” dei materiali, viene subito in mente la filosofia progettuale, la poetica, di uno dei più grandi architetti all’avanguardia, il brasiliano oscar Niemeyer.
Oscar Niemeyer, nato a Rio de Janeiro nel 1907 e morto nel 2012 sempre a Rio. E’ vissuto per 105 anni.
“Non è l’angolo retto ciò che mi affascina. Non la linea retta. Dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi affascina è la curva libera e sensuale. La curva che trovo nelle montagne del mio Paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna. Di curva è fatto tutto l’Universo.”
Le curve morbide e libere sono l’essenza stessa dell’universo in cui viviamo, ed esse sanno creare, suscitare emozioni, nela specie umana. Le opere di Oscar Niemeyer sono di una plasticità unica, con forme sinuose e fluide, a volte in perfetta mimesi e sintonia con il contesto circostante, a volte imposte all’ambiente.
Ciò vale per tutti i suoi edifici, ma in particolar modo per la Casa das Canoas a Rio (sua abitazione nella Mata Atlantica).
Vera e propria forma sensuale, di una “eroticità” quasi biologica, che dialoga con la natura circostante: con le pietre, il fiume, le piante, il paesaggio, il cielo.
I materiali sono “poveri”, semplici, nulla è ricercato, se non le forme. Essi hanno anche una forte valenza tattile, e spesso odorosa, anche se qui a predominare e’ esclusivamente il profumo delicato della Mata Atlantica.
La casa, meravigliosa, è uno spazio per gli “umani”, ritagliato nella potenza selvaggia della foresta equatoriale. E’ come una bella donna nuda e sognante, sdraiata nella Natura.
SOTTO – Casa das Canoas a Rio de Janeiro (Brasile), Oscar Niemeyer, 1951 – 1953
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Se vi capita di andare a Verona, non potete mancare una visita alla Casa Museo – Palazzo Maffei (https://bit.ly/3FXSVKg – in affaccio a Piazza delle Erbe).
Su Piazza delle Erbe, una delle piazze più belle del mondo e la più importante di Verona, insiste un palazzo seicentesco che, dopo un lungo lavoro di restauro ed allestimento, concepito dallo studio Baldessari e Baldessari (http://www.baldessariebaldessari.it/) ha aperto le sue porte per ospitare la raccolta d’arte del collezionista veneto Luigi Carlon. LaCasa Museo Palazzo Maffei, è stata inaugurata nel febbraio del 2020.
Il Palazzo Maffei, accoglie la collezione d’arte dell’imprenditore veronese Luigi Carlon, e racconta una storia che risale al XV secolo. All’epoca, la famiglia Maffei fece edificare il palazzo su Piazza delle Erbe, laddove sorgeva una loggia a uso pubblico che venne appositamente demolita.
Il palazzo, con una bella facciata principale, di ottima fattura barocca, ovviamente seicentesca, è caratterizzato all’interno, dalla magnifica scala elicoidale, che conduce alla terrazza da cui si ha una spettacolare vista del centro storico veronese.
Il palazzo acquisito da Luigi Carlon (https://www.mattinodiverona.it/2020/02/19/carlon-da-imprenditore-a-mecenate/), che ne fece la sua residenza, quando era proprietario della INDEX impermeabilizzazioni, è stato “aperto” al pubblico; esso contiene 350 opere, che testimoniano, di fatto, tutta la Storia dell’Arte.
Il Carlon iniziò a fare il collezionista più di 50 anni fa, e fin da subito, con lungimiranza, “fiuto innato”, ed attenzione, si caratterizzò, per la particolarità delle sue acquisizioni. Oggi, superati gli ottanta anni, si è riconvertito a mecenate.
L’allestimento, molto intelligente, propone un percorso museale con un “perimetro aperto”. Nelle stanze, si ha sempre la possibilità di confrontare “pezzi d’arte” del passato, con esempi altissimi dell’arte moderna e contemporanea (Picasso, Magritte, Schifano, Burri, ecc.). Il visitatore, di fatto è accompagnato, e mentalmente titillato, a godere di sapienti contrasti, che consentono sempre di avere, con il gesto artistico, un rapporto didattico alla maniera di Aby Warburg (https://www.treccani.it/enciclopedia/aby-warburg) “Atlante Mnemosyne”. Ogni gesto artistico umano, ogni immagine realizzata dalla specie Homo Sapiens, è volenti o nolenti, il frutto del rapporto (palese o meno) con il passato (https://www.artribune.com/arti-visive/2020/11/atlante-mnemosyne-aby-warburg-mostra-online/).
Ecco, quindi, disvelarsi per tutti, quasi magicamente, in questo sapiente “gioco di contrasti”, non solo la bellezza delle opere d’arte, ma la stessa essenza progettuale, del pensiero e dell’immaginazione, che ha portato l’artista a produrre quel tipo di opera d’arte, e non altro.
Non fatevi mancare, se andate a Verona, una simile esperienza, veramente totalizzante.
Uno dei conosciutissimi “tagli” di Fontana (Concetto Spaziale, Attese, 1964-65), messo in relazione con due pitture su tavola per altari da viaggio
Un busto “cromatico” romano, anteposto ad una scultura in pietra di Vicenza di Mimmo Paladino(Testimone, 1991)
Quadri paesaggistici veronesi, accanto ad un quadro dal titolo “Composizione di Paesaggi” realizzato da Mario Sironi nel 1950
Il quadro di Mario Sironi, ed un suo dettaglio
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