Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Autore

Dasir

H & M


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

18130_01

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E’ da qualche mese, iniziato il cantiere della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano (a Porta Volta/via Pasubio). Progetto dello studio Svizzero Herzog & De Meuron, che sarà completato per la fine del 2015. In quello che era il luogo delle mura, un omaggio fatto dai due architetti, al loro maestro Aldo Rossi, di cui furono assistenti quando insegnava all’ETH di Zurigo. I riferimenti “rossiani” sono evidenti : l’architettura gotica, le case del paesaggio lombardo, la diatriba compositiva tra orizzontale e verticale.

L’edificio sarà ad alta sostenibilità, adottando i seguenti accorgimenti :

1) Utilizzo di impianto di climatizzazione (sia per produrre il freddo che il caldo) che sfrutta l’acqua di falda (recuperata mediante 4 pozzi a 50 m di profondità e restituita da 5 pozzi, senza alcuna dispersione, a oltre 40 m di profondità).

2) Progettazione di particolari sistemi di oscuramento che, aderendo ai vetri anche nelle facciate inclinate, consentono di ridurre i carichi di raffrescamento estivi del 50%.

3) L’edificio non prevede l’utilizzo di impianti a gas e/o petrolio, azzerando le emissioni di CO2 in loco per la climatizzazione.

Così facendo si ottengono i seguenti risparmi per anno: – 116 TEP (tonnellate di petrolio equivalente) – 256 tonnellate di CO2 emesse in atmosfera

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

feltrinelli-herzog-milano-01

Un progetto semplice e così trasparente, almeno nei render, da sembrare una grande serra, che fa il verso al muro che non c’è più. Ovviamente, quando fu presentato, divenne bersaglio degli strali del “vecchio” Vittorio Gregotti, che addirittura, sulle pagine del Corriere della Sera, si augurò che non fosse mai costruito.

Un progetto che quindi divide, visto che per molti, non è anche esteticamente piacevole, per l’ossessiva ripetitività degli elementi compositivi, e per una scelta dei materiali molto austera.

1269394085-rendering-c-herzog-de-meuron-005-528x373

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

1268233801627_001

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Creatività


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

In questi giorni sto leggendo il  libro di Stefano Boeri dal titolo emblematico “Fare di più con meno” (il Saggiatore, 2013). Costui, architetto ed ex assessore alla Cultura della giunta Pisapia, è iscritto al Partito Democratico, ed è fratello del noto economista Tito. E’ Boeri quanto di più avulso dal PD io conosca, potrebbe benissimo essere iscritto a qualche movimento.

Il libro offre un’interessante approccio all’attuale situazione di crisi, che io condivido appieno. L’assunto iniziale è che quanto stiamo vivendo non è un tunnel nero (ed oscuro) da cui ci si aspetta, prima o poi, di vedere, in fondo la luce, la crisi sarà il nostro presente ed il nostro futuro. Bisogna saper vivere, con intelligenza, cultura e creatività, l’oscurità. Senza aspettarsi una “luce in fondo al tunnel”.

La crisi ci obbliga a confrontarci con un nuovo paesaggio sociale e culturale, nonché economico. Boeri, dichiara che : “L’ingresso in questo nuovo paesaggio ci chiede di cambiare strumenti di misurazione. E ci obbliga a ripensare al rapporto tra risorse, vincoli e opportunità. Senza l’illusione di poter ritornare a una condizione di abbondanza di beni e servizi, ma anche senza nostalgia per un passato che non può più tornare”.

Bisogna fare di più con meno, ed in ciò, può avere molta importanza la “bellezza”, che è un valore aggiunto in cui noi italiani costituiamo un’eccellenza. Si tratta di mettere a sistema tutto ciò, essendo la bellezza un contenuto da applicare alle scarse risorse disponibili, da offrire, che può consentire una “nuova crescita” : sostenibile, concreta e soprattutto durevole, da consegnare alle generazioni future.

In tal senso bisogna essere portatori di una politica che faccia vibrare di passione la propria anima e quelle degli elettori. Una politica, soprattutto, che faccia proposte chiare, e che sia in grado di elaborare idee concrete per riprogettare l’Italia .

L’interpretazione progettuale di questi anni, proposta da Boeri è molto interessante, perché partendo da un opzione economica “la crisi”, propone delle soluzioni culturali (e non economiche), applicando le migliori prassi politiche (credibili), attualmente individuate nel campo della decrescita e della sostenibilità. Il tutto per imparare a convivere con  “creatività” quell’ombra, che deve essere vissuta come un’opportunità e non come un danno irreparabile.

Bisogna adottare un metodo teso a diffondere la creatività diffusa nella società, con un modo di approccio “fluido” che si vada via via definendo (in progress), modificandosi continuamente in funzione degli apporti dei singoli individui, recependo i loro problemi sempre più attuali. Solo alla fine, guardando in dietro, (nell’ombra), si saprà quale forma avrà avuto e come si sarà sviluppato.

Luce ed ombra caratterizzano la nostra esistenza, essendo esse le componenti fondamentali della vita su questo pianeta, l’economia è solamente una sovrastruttura culturale umana, forse la crisi la si supera proprio riducendo ciò che è inutile, in favore di un approccio globale più creativo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Milan Design Week (Fuorisalone 2013)


OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ed eccoci di nuovo, come ogni anno, alla settimana del design, dove Milano, improvvisando (ma non troppo), ed in maniera totalmente provvisoria, si trasforma, soprattutto nel Fuorisalone, in quello che non è durante tutto l’anno (se si esclude la esclusiva settimana della moda): essere una delle capitali mondiali di “qualcosa”. Di fatto durante la “Design Week Fuorisalone” Milano diviene, per una settimana, un enorme think tank (letteralmente serbatoio di pensiero), che elabora un workshop tematico, completamente (o quasi) gratuito, aperto a tutti.

Milano durante questi brevissimi giorni, esibisce se stessa (splendori e magagne), con tutte le contraddizioni e le duttilità del caso, elaborando così,  ciò che avviene normalmente molto più spesso, a Berlino, Zurigo o Londra. Aree dismesse, cantieri, spazi di lavoro, officine, strade, piazze, vincoli, ecc. diventano l’occasione per incontrarsi, visionare oggetti, discutere, progettare e fare business.

La “bolgia umana” che pervade il Fuorisalone, diventa di fatto un’antenna sensibile, delle trasformazioni in atto nella società italiana e mondiale. Per questo percorrere le strade del Fuorisalone, è un’occasione imperdibile per l’attento osservatore, che vuole cogliere l’attimo fuggente di uno scenario possibile, che forse sarà.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Cosa ci dice quest’anno 2013, il Fuorisalone, cosa ci suggerisce, in un’attività multi-disciplinare di analisi comparata, che spazia dal design, all’architettura, alla sociologia, all’economia, al paesaggio?

Innanzitutto ci segnala : 1) Che la crisi ha modificato profondamente lo scenario espositivo, gli stand mirabolanti ed immaginifici, ricchi di gadgets,  di qualche anno fa, sono ormai pochissimi. 2) Che il pubblico è sempre più differenziato ed infarcito di stranieri soprattutto dei paesi emergenti (Cina, Russia, ecc.). 3) Che, nel design dei prodotti,  il tema dei materiali naturali e del riciclo è stato implementato alla grande quasi esclusivamente dai paesi stranieri (emergenti in primis), mentre in Italia stenta ad affermarsi. 4) Che le trasformazioni urbane in atto a Milano, atte ad accogliere meglio il Fuorisalone, sono lentissime e senza progettualità gestionale, basti per tutte il Museo di David Chipperfield nell’area ex Ansaldo (come esempio), quasi terminato ed abbandonato come uno “scatolone vuoto”, mentre  potrebbe diventare un Museo di arte contemporanea e design, sicuramente migliore e meglio allocato di quello esistente attualmente in Triennale. 5) Che nonostante timidi e sicuramente meritevoli tentativi, finalmente presenti, ancora molto si deve fare per legare design/enogastronomia/paesaggio/turismo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Infatti nel Fuorisalone 2013 di via Tortona, degli “stand enogastronomici”, per nulla oggetto di uno studio attento di design, quest’anno erano presenti, e forse rappresentavano il primo timido tentativo di legare i prodotti di design con il territorio lombardo. Infatti in questi stand, oltre alla vendita di prodotti agricoli che garantiscono la fornitura di un’assoluta eccellenza a “chilometri zero”, viene anche disvelato, alla moltitudine umana (soprattutto straniera) che in questi giorni frequenterà il Fuorisalone, la presenza di un territorio turistico assolutamente non trascurabile, e degno di essere visitato.

Più avanti, all’incrocio tra via Bergognone e via Tortona, un grande stand, promuove con il motto “Good food, in good design”, il MI-GUSTO, FARMER E GOURMET EXPERIENCE, dove delle vere e proprie star dei fornelli, si esibiscono in leccornie e prelibatezze, tra “sciure” super-eccitate e giovanotti, in giacca e cravatta, che sanno il “Cucchiaio d’argento” a memoria.

Manca ancora la connessione, decisa tra design, paesaggio e turismo, atta a trattenere i visitatori nell’area lombarda, per qualche giorno in più, rispetto alla settimana canonica, però molte delle realtà agricole e produttive, si dilettano (per campare) anche nell’agriturismo, che essendo molto economico, attrae soprattutto chi viene da lontano ed è alla ricerca di qualcosa di nuovo da sperimentare ed a buon prezzo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASe avete qualche disponibilità di tempo, da oggi al 14 aprile 2013,  vale sicuramente la pena fare una visitina, nella bolgia di oggetti e di varia umanità che pervade in questi giorni, alcune zone di Milano. Soprattutto per trarre in merito, le proprie considerazioni. Certamente se farete ciò, vi colpiranno le “installazioni”, realizzate in uno sturbo collettivo di creatività, in prossimità dei cestini di raccolta dei rifiuti, testimonianze, che ad oggi, ancora molto si deve fare per rendere Milano ancora più accogliente e propositiva rispetto a tutta questa energia che si scaturisce annualmente nell’intorno del design.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Masoala


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il filmato che vedete qui sopra non è stato realizzato in Madagascar, ma a 289 chilometri da Milano, a Zurigo.

La foresta pluviale “Masoala”, dello Zoo di Zurigo, è la fedele ricostruzione di un pezzo di foresta pluviale del nord del Madagascar, oggi Parco Nazionale Masoala. Questo pezzo di “Africa”  è situato sotto una cupola trasparente (alta 30 metri) realizzata in “vesciche” di EFTE (montate su struttura metallica), un materiale che simula la luce solare, coibenta e consente di coprire, in maniera leggera, gli oltre 11.000 metri quadrati di superficie, mantenendo la temperatura interna tra i 20 ed i 30 gradi con un’umidità dell’80%. All’interno del Masoala, sono presenti oltre 17.000 piante e 430 animali liberi. Vie è persino un laghetto ed una grande cascata. Tutto il sistema è riscaldato e condizionato in maniera sostenibile con una centrale a pellets di legna, con un camino, bocchette di aspirazione ed un sistema di recupero del calore che immaganizza il calore in eccesso. Al funzionamento ed al mantenimento di questo ecosistema collaborano centinaia di esperti, ricercatori e scienziati.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Si può essere d’accordo o meno con l’esistenza di uno zoo, però l’idea di evitare il “bombardamento del Madagascar” con centinaia di migliaia di turisti, che muovendosi peggiorano l’impronta ecologica complessiva del pianeta, è molto accattivante e sensata. Si è così deciso di realizzare un pezzo di foresta pluviale a Zurigo, per contrastare la deforestazione selvaggia nella grande isola nell’Oceano Indiano, attraverso un contributo che ogni visitatore dà, acquistando un biglietto. L’esistenza di questa grande serra a Zurigo, consente di contribuire al sostentamento dello Zoo e ad aiutare dei progetti per la salvaguardia del Parco Nazionale del Madagascar, nonché incentivare un turismo sostenibile e consapevole in loco.

A Zurigo è il Madagascar che viene a visitare la città e non viceversa.

Nel 2012, Zurigo, si è classificata seconda nell’apposita graduatoria sulla qualità di vita nelle città del mondo di dimensione medio/grandi;  prima in classifica Vienna. I parametri rilevati sono 39, tra i quali : situazione politica locale, situazione economica, cultura, sanità, vivibilità, spazi verdi e loro accessibilità, contesto sociale, mobilità e traffico, inquinamento atmosferico, clima, ecc..

A Zurigo si trovano Università eccellenti che figurano tra le classifiche internazionali, centri di ricerca e innovativi think tanks. Una moderata imposizione fiscale, un elevato livello dei salari, una forza lavoro qualificata, un’eccellente rete di collegamenti, nonché un contesto sicuro e stabilità politica rendono Zurigo un sito attraente per società provenienti da tutto il mondo. Ma non son tutte “rose e fiori”, Zurigo è anche una delle città più care al mondo.

Nell’area metropolitana di Zurigo vivono circa due milioni di persone. La popolazione straniera si attesta attorno a una quota del 30%. Il fatto che Zurigo è situata nel cuore del continente e sulla linea di congiunzione fra tre diversi spazi culturali europei (Germania, Francia, Italia), lo si percepisce anche nella vita di tutti i giorni. Il tradizionale multilinguismo di Zurigo e il suo spirito aperto fanno sì che i nuovi arrivati, provenienti dall’estero, si sentano presto a loro agio.

La Svizzera offre condizioni di quadro economico e sociale assolutamente favorevoli e affidabili. La La Democrazia Diretta e il federalismo, sono alla base della stabilità politica e la politica economica di stampo liberale è garante della libertà economica e commerciale.

A Zurigo, l’architettura, il paesaggio, come in tutta la Svizzera, sono continuamente oggetto di una riflessione collettiva, di una “Mise au point” (messa a punto di lecorbuseriana memoria), tesa al conseguimento di una qualità dello spazio collettivo in cui vivere. Anche le aree dimesse, godono di questa qualità diffusa, che ha come epicentro la condivisione con i cittadini .

Il Puls 5 della ex fabbrica di turbine, Sihlcity, l’area dell’ex birrificio Hurlimann, sono solo degli esempi di una sana politica urbanistica, che coniuga sviluppo con un ridotto consumo di suolo, soprattutto salvaguardando la memoria collettiva di una dimensione produttiva e lavorativa che non è più.

In queste aree ex industriali, dei veri e propri laboratori sociali, oggi ci trovi tutto: un supermercato biologico, un ristorante “alla moda”, spazi multifunzionali bar/negozio di biciclette/ristorante che assomigliano ad un centro sociale, uffici ultramoderni. Mentre ancora convivono attività industriali in piena città e casettine da cartolina Svizzera.  C’è anche molta filosofia comunemente accettata del vintage, del recupero, del riciclo, con un pizzico di modernariato (che non guasta), mischiato con locali alla moda, terrazze per aperitivi, negozi ipertecnologici di computer.

E’ proprio in questo estremo mix funzionale e sociale (in Italia quasi impossibile da trovare), che si generano le condizioni ideali di sviluppo di quella “fluidità di pensiero”, alla base della creatività. Creatività che è forse l’unico contenuto veramente spendibile oggi in Europa, per superare questa insistente crisi economica.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Puls 5

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sihlcity

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Birrificio Hurlimann

Quì sotto alcune immagini di Zurigo

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blow-up


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il bellissimo film di Michelangelo Antonioni “Blow-up” è del 1966, e di fatto costituisce la “fotografia” di un’epoca, quella della così detta “Swinging London”.

Il film dipana la storia, tratta da un libro di uno scrittore argentino,  incentrata su Thomas Hemmings, un burbero e “fascinoso” fotografo londinese che si occupa di moda. Egli sta realizzando un libro fotografico di taglio prettamente  sociologico, sono fotografie di paesaggi abitati londinesi. Cercando l’ispirazione per gli ultimi scatti da inserire nel libro, s’imbatte in due amanti in un parco e scatta loro delle foto, da lontano. La donna, se ne accorge e cerca di rintracciarlo scoprendo dove abita per farsi dare la pellicola contenente le foto. Questo stuzzica Thomas, che inizia a ricercare nelle immagini scattate i motivo di tale interesse. Ingrandendo (il cosiddetto Blow-Up) le fotografie, più volte, sembra che queste rivelino un cadavere, ma gli scatti sono oscurati, “sgranati” e incomprensibili.

Se come è capitato a me, in questo lunedì di Pasquetta, grigio e piovoso, ma con l’aria limpida, vi foste recati su un monte che dista, in linea d’aria, oltre 40 chilometri da Milano, vi sareste inevitabilmente accorti, che il paesaggio di Lombardia appare “sollecitato” da un nuovo “accrocchio” di architetture, che ne caratterizzano in maniera evidente la forma e le caratteristiche. Ingrandendo le immagini, si “esaltano” evidenti le forme del nuovo centro direzionale, che si sta completando in zona Garibaldi-Repubblica- Porta Nuova, che consente di distinguere nel paesaggio “omogeneo” della Pianura Padana, altamente urbanizzato, la città di Milano.

Come per il film di Antonioni, queste forme, approvate e concesse in gran fretta prima dell’inizio della grande crisi del 2008, rappresentano, oggi che si stanno completando, la “fotografia” di un’epoca. Un’epoca che già oggi non è più. Si tratta infatti dell’espressione “fisica” più evidente di un’economia della globalizzazione “fallimentare”, che ha fatto dell’attività economica/immobiliare il suo fatuo epicentro. Già oggi, con la lunga crisi economica che non riesce ad essere risolta,  tutta quella Slp (Superficie lorda di pavimento) terziaria, residenziale, commerciale, ad alta sostenibilità impiantistica, è in parte invenduta e/o non affittata, e difficilmente lo sarà in futuro.

Infatti, se in passato le cattedrali, svettavano nel paesaggio, quali rappresentazioni del potere religioso, ma di fatto dell’opera e della ricchezza di tutta una città e di una parte del territorio che le circondava; oggi i grattacieli, ed in particolare quelli di Milano, sono l’espressione del potere economico di altre aree del mondo, essendo un’operazione immobiliare di un fondo pensionistico americano (Texano).

Insomma anche quì, ingrandendo le foto……..si scopre un delitto, come in “Blow-up”, il delitto del paesaggio.

Il Trailer del film Blow-up di Michelangelo Antonioni

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La Torre per Uffici di Clarke e Pelli vista da Largo la Foppa

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Gli edifici residenziali di  Muñoz + Albin visti da Corso Como

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A sinistra edificio ad uffici e commerciale Goring e Straja Architects ed in centro le ex torri bianche FS edifici ad uffici Technimont di progetto CMR

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Al Centro le Torri residenziali alte in costruzione su progetto di  Arquitectonica

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il “pungiglione” della Torre ad uffici di Clarke e Pelli

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Piazza Gae Aulenti di Land Architects

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La lampada ad energia solare che sorge al centro della piazza Gae Aulenti

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A destra l’edificio per uffici e commercio di Più Arch

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Piazza Gae Aulenti di Land Architects

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Piazza Gae Aulenti di Land Architects

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Al centro il Bosco Verticale, torri residenziali dello Studio Boeri

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A destra ed in centro gli uffici di Kohn Pedersen e Fox

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La torre ad uffici di Kohn Pedersen e Fox

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Muri dipinti


La pittura fu uno dei mezzi adottati in passato per rendere policroma l’architettura (anche all’esterno), per abbellirla ed impreziosirla, insieme a materiali da costruzione colorati, incrostazioni, mosaici, ecc.. Bastino come esempio le case di epoca romana rinvenute a Pompei con  gli apparati murali dipinti (III sec. A.C.), oppure gli edifici residenziali del centro storico di Lucerna (della metà del 1500 D.C.) con le facciate dipinte. Oggi sembra un aspetto quasi dimenticato, poco utilizzato, soprattutto quì in Europa. Quello che ancora sopravvive oggi, dell’arte pittorica muraria, è relegato al campo dell’illegalità vandalica, del Graffitismo.

Il Graffitismo è un’arte di confine, che utilizza l’architettura (muri ciechi, edifici dismessi, ecc.) quale supporto su cui collocare un’altra idea di città. Una città colorata, aggressiva, un urlo di protesta. Qualche volta, il Graffitismo contemporaneo è stato veicolato nel campo dell’arte, ma mai pensato come parte integrante del progetto di architettura.

Invece, come ci hanno insegnato Le Corbusier, ma anche Oscar Niemeyer, si può fare della decorazione, pittorica, musiva, o ceramica, degli edifici, uno degli elementi “forti” dell’ architettura. Un segno di distinzione, quasi una firma. Forse bisogna ritornare a “lavorare” (ed a rischiare) sulla superficie esterna degli edifici, non semplicemente con delle operazioni di grafica pura, delle “pelli”, ma con delle vere e proprie azioni disciplinari integrate.

tumblr_m2c6lzOrU41r70t2xo1_1280Le Corbusier (nudo) mentre dipinge un murales nella casa E-1027 di Eileen Grey a Roquebrune-Cap-Martin (Francia)

Quì il video : un Murales per Niemeyer a San Paolo (Brasile)

Un video sul “Mondo dei Murales”

Keith Haring – Murales di gruppo a Chicago

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Graffiti 3D – Esckaer

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Intervista a Dumbo, che spiega la sua filosofia da “graffitaro metropolitano”

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Diego Rivera – Pittore e Muralista Messicano

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Grigliata ecologica


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Opening-Office-offices-Autogrill-Villoresi-wow-webmagazine

Un conoide vulcanico (e metallico risplendente), proprio di fronte allo spettacolare “Autogrill Villoresi Ovest” dalle forme moderne ed aerodinamiche realizzato da Angelo Bianchetti nel 1958, da  alcune settimane “perturba” il paesaggio caotico e dinamico di questa parte di Lombardia.

Il progetto lo si deve all’architetto e designer milanese, Giulio Ceppi, che opera all’interno della società con sedi in mezzo mondo, da lui creata, “Total Tool”. Un edificio che risparmia energia e riduce le emissioni di CO2 : dotato di pannelli solari, utilizzo di sonde geotermiche per climatizzare, recupero precipitazioni meteoriche, ecc.. La struttura di oltre 2.600 metri quadrati insiste su un’area di 78.000 metri quadrati di parcheggi, verde (compresa un’area per cani) e distributori di carburanti, nel comune di Lainate.

Ma veniamo all’architettura, che denuncia una similitudine impressionante con le forme vitree dell’ingresso della Fiera di Rho-Pero (per altro non molto lontane da quì), concepite da Massimiliano Fuksas. Lì però la concezione progettuale impiantistica è assolutamente dispersiva e poco sostenibile. Mentre invece, nell’Autogrill Villoresi Est, a Ceppi, riesce molto bene negli interni, dare un senso di sostenibilità e di accoglienza, mediante degli spazi molto rigorosi, lignei ed eleganti (forse solamente un pò caotici per quanto riguarda i percorsi). Quindi nulla di nuovo sotto i cieli di Lombardia, ma soltanto forme ridondanti e per nulla espressive di un linguaggio innovativo.

Chissà cosa direbbe di questi due colleghi (Ceppi e Fuksas), il Bianchetti, se fosse ancora vivo. Probabilmente attualmente la sua salma, da qualche parte, sta piroettando come una “turbina impazzita”.

Quì sotto due immagini dell’ingresso della Fiera di Rho-Pero

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Materiali locale/globale


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La via per Santiago (che ancora attraversa tutta l’Europa) al di là del Gran San Bernardo, si dipana in una serie di paesaggi ameni, che di fatto anticipano, la rigorosa e bellissima antropizzazione vinicola dei bordi del lago Lemano, su cui si affacciano Losanna e Ginevra. Quì, scendendo veloci verso Martigny, avendo a fianco il percorso che fu di migliaia di pellegrini, viene in mente immediatamente un personaggio che del camminare, ne ha fatto oggetto di un interessante racconto.

Per chi come me, ama la montagna, camminare ed il cinema, Werner Herzog, cineasta, scrittore  e documentarista tedesco, è sicuramente una figura di riferimento, un uomo da ammirare. Forse il suo più bel libro, si intitola “Sentieri di gliaccio”, ed è la storia di un viaggio meraviglioso che Herzog ha intrapreso a piedi, nell’inverno dell’ormai lontano 1974, per recarsi da Monaco a Parigi, dove lo aspettava una cara amica malata, Eisner Lotte. Una profonda e vera testimonianza d’affetto, quasi un pellegrinaggio sacrificale, che, secondo il cineasta tedesco, avrebbe dovuto aiutare, contribuire a tenere in vita una persona a lui cara. Strade, colline, boschi, architetture, paesaggi assolati, paesi attraversati da improvvisi temporali e bufere fitte (e magiche) di neve, villaggi deserti (misteriosi) e campi agricoli disabitati: questo è il paesaggio che ci fa percorrere Herzog con il suo libro mentre attua un gesto anticonformistico, dare corpo alla “lentezza”. Il racconto di Herzog ha la capacità di rappresentare in modo antico (ndr – la via Francigena, il sentiero per Santiago, ecc.) ed al contempo nuovo quell’Europa che attraversiamo spesso tutti quanti, in aereo, in treno, in auto. Un’Europa di cui percepiamo solamente, di solito (soprattutto noi italiani), esclusivamente i paesaggi, altamente  urbanizzati, le fabbriche, le autostrade, gli aeroporti, i complessi industriali. Lo scritto di Herzog, invece, ci restituisce raccontandoci il suo viaggio a piedi, un’Europa ancora agricola, naturale, con una dimensione ancora segreta. Un continente, quello europeo, profondamente antropizzato da migliaia di anni, ma che ancora presenta un paesaggio “forte” e “meraviglioso”, proprio in questo (spesso saggio) equilibrio tra sfruttamento umano e natura.

In queste zone, a ridosso del Gran San Bernardo, l’Europa si fa “sentire”, soprattutto proprio in questa sua dimensione,  ancora rurale ed atavica, dandoci la “misura” della sua grandezza storica, del sangue e delle vite umane sacrificate per conquistare questo assetto territoriale meraviglioso.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Se è vero che il locale è una modalità di concepire il territorio ed il paesaggio  indipendentemente dalla scala di riferimento, di concepire le risorse, la società e il loro governo, è logico quindi sostenere che è di fatto, una “visione del mondo”.

Lo sviluppo delle società locali e quindi del paesaggio locale, rimanda ad un progetto che richiede il superamento del territorio e dell’ambiente come dati, come meri supporti delle attività economiche o come risorsa da consumarsi all’interno dell’idea di crescita illimitata.

Il Paesaggio locale, proprio quì, tra l’Italia, la Svizzera e la Francia, ha di fatto, nel corso del tempo, operato un salto concettuale, in cui si  richiede di considerare il locale come punto di vista che assume l’unicità, lo specifico come valore, la complessità come regola, l’auto organizzazione sociale, economica e paesaggistica, come modalità. Proprio come sostiene Ivano Spano, che scrive (ricerca : Sviluppo di comunità e partecipazione) : “Il territorio assume, quindi, la valenza di ecosistema e di società locale intesa come realtà complessa. Il rapporto tra territorio e processi socio-economici locali non va inteso, quindi, esclusivamente come proiezione spaziale di dinamiche economiche, ma come rapporto tra un insieme complesso di elementi le cui specificità territoriali sono espresse fondamentalmente dalla qualità di interazioni sociali e sistemi di comunicazione, cooperazione e scambio all’interno di concreti ambiti di identificazione culturale”.

E’ quì, dove si confrontano da centinaia di anni, modelli tra loro molto differenti, di intendere l’economia, il sociale e la gestione del territorio, che si percepisce con chiarezza l’importanza delle opzioni locali. Infatti  perchè il globale esista, e sia di qualità, bisogna avere una sommatoria di eccezionalità locali. Ciò vale, ovviamente anche per il paesaggio e l’architettura.

Quì sotto immagini di Losanna

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quì sotto immagini di Ginevra

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAhttp://www.lake-geneva-region.ch/it/culturapatrimonio/lavauxUnescoit/Lavaux-Vinorama

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ki – Kongi


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Le torri “pastrufaziane” lungo il Naviglio a Milano di Angelo Bugatti

La prima volta che mi è giunto all’orecchio il nome di Giacomo Borella, è stato, quando, un mio amico, mi ha segnalato i suoi “Sopralluoghi Metropolitani” sul Corriere della Sera. Poi leggendo i suoi “veri e spietati” articoli minimali sull’architettura milanese, ne sono diventato un  vero e proprio “fan”.

Il moderno cattivo

Quando l’architettura esagera

Particolarmente mirato ed azzeccato il “Sopralluogo Metropolitano” sulle torri lungo il Naviglio milanese, opera “pastrufaziana” (di Gaddiana memoria) di un noto docente universitario, di cui sopra trovate le foto.

Tre torri sgraziate lungo il Naviglio

Il cognome Borella non mi era nuovo e mi è subito venuto in mente il grande paesaggista milanese Francesco Borella, di cui Giacomo è figlio. Ed è proprio questo uno dei rari casi di continuità (nella diversità) creativa e di sapienza  tra generazioni contigue, che operano nella stessa disciplina : il “paesaggio dell’architettura”.

Giacomo Borella, con i suoi soci dello studio Albori, di cui molti allievi e collaboratori di quell’Umberto Riva architetto e designer, forse una delle figure più colte e raffinate del panorama architettonico italiano, troppo presto dimenticato, hanno intrapreso una strada irta, al confine tra il paesaggio, l’architettura e la sua sostenibilità.

Il Giacomo Borella l’ho poi conosciuto un pò meglio, quando ho avuto a che fare con la ristrutturazione delle facciate e delle parti comuni della casa a ballatoio sui Navigli, in cui è collocato l’appartamentino in cui abita, ed anche quì mi ha confermato una lucidità di visione sull’architettura non comuni.

Il 6  marzo Giacomo Borella, architetto associato dello Studio Albori, ha incontrato in una sala piena,  gli avventori dell’Ordine degli Architetti di Milano, intervenuti al bel ciclo di conferenze “7X7”. Il nostro eroe, sempre molto simpatico, preciso e colto, ha presentato una notevole quantità di progetti, realizzati ed in corso di completamento. La serata, di cui quì sotto trovate la testimonianza video è scorsa via in lietezza, e con riconosciuto arricchimento culturale.

Mi sono chiesto se “uno così” fosse nato in Svizzera ……………….

BORELLAgrande_studioalbori02

Studio Albori – Casa solare a Vens

ALBORImonte 04

Studio Albori – Ville pensili, via Montebello, Milano

POLO1

Studio Albori – Polo scolastico – Agordo

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑