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Builders of the future

Autore

Dasir

Pietra, durata, pensiero


Montagna, pietra, acqua, costruire in pietra, con la pietra, dentro la montagna, costruire fuori dalla montagna, essere dentro la montagna: il tentativo di dare di questa catena di parole un’interpretazione seriale democratica, ha guidato il progetto e, passo dopo passo, gli ha dato forma. Si è trattato di un processo scandito da felici scoperte e pazienti esplorazioni, indifferenti a modelli rigidi, sin dall’inizio affrontato gioiosamente perché si trattava di lavorare con la natura mistica di un mondo di pietra dentro la montagna, con l’oscurità e la luce.

Durata non c’è nella pietra immortale, preistorica, ma dentro il tempo, nel morbido.

Distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più, con un fare bene finalizzato alla contemplazione.

Secondo me un uomo che non pensa e non riflette, prima di parlare o scrivere, non è nemmeno vivo.

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Il Tappeto Volante


Un edificio che respira al ritmo della terra, questo è l’edificio della California Academy of Science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano. La prima cosa che colpisce di questo edificio è il tetto (50 mila metri quadrati), è come un grande tappeto “verde” volante di piante di diverse specie (quattro) che seguono le stagioni. Si tratta di Graminacee (1 milione e mezzodi pianticelle) che seguono l’andamento del clima, catturano l’umidità e ne fanno un uso intelligente, Si tratta di piante native delle zone aride della California, irrigate solamente dalle precipitazioni, senza rubare l’acqua di falda. Dichiara Renzo Piano: “ Un Museo di Scienze Naturali non poteva rubare l’acqua alla terra”. Il tetto vive naturalmente, cambiando aspetto in ogni stagione.

L’edificio può essere considerato, nel suo complesso, come un manifesto sul costruire in maniera sostenibile. Le forme e le altezze seguono l’andamento del paesaggio californiano, lo assecondano.

Nell’edificio non c’è aria condizionata, l’edificio “respira” quasi fosse un organismo vivente.

Quando fa troppo caldo si aprono delle prese d’aria che stanno sul tetto, quando fa freddo si chiudono, l piante lo raffrescano, ma servono anche da coibente naturale. E’ un edificio non statico, ma che assume diverse configurazioni respirando con il ritmo ed i tempi della natura.

Sulla gronda, 55.000 celle fotovoltaiche consentono all’edificio di essere completamente autosufficiente. Vasche d’acqua interrate recuperano l’acqua piovana e riciclano quella dei servizi igienici.

Pensate ad una città realizzata con edifici simili, che respirano, quanta energia risparmiata e quanto poco inquinamento!

http://www.calacademy.org/

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Piano : Milano è imperfetta e straordinaria


Milano, la così detta”Casa di Batman”

PARIGI – ” Sono genovese, in tutti questi anni in giro per il mondo non ho mai perso l’accento; o forse l’accento genovese è un po’ un vezzo, un divertimento, non so. Ma la mia città di formazione è Milano. I primi due anni di università li avevo fatti a Firenze; ma mi annoiavo talmente… Firenze è bellissima: una città di perfezione. Ma poi uno si spara; perché è inutile fare l’architetto. Milano invece è imperfetta. E straordinaria. Ancora oggi. “

” La magia delle città spesso dipende dal fatto che sono fecondate da questi luoghi (le periferie). È sbagliato pensare di “rottamare” le periferie. Bisogna trasformarle, liberandone la forza repressa.”

” Milano è stata la scoperta della vita. Gli anni più formativi. Il Sessantotto ce lo siamo fatti in casa, con cinque anni di anticipo. Di giorno cominciavo a lavorare, con Franco Albini, un maestro che insegnava senza dire un parola, come mio padre. La sera andavo nell’università occupata. Veniva Camilla Cederna a portarci i cioccolatini. È stato allora che ho cominciato ad allenarmi a fare l’architetto, a capire la gente. Come i miei coetanei, volevo cambiare il mondo; da figlio di costruttori, la maniera per farlo non poteva che essere questa. Si mescolavano la ribellione e la necessità di esplorare, ficcare il naso ovunque. Come fa il cinema del neorealismo: scavare nella realtà per farla respirare.”

Stralcio dal Corriere della Sera del 12 ottobre 2010

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La Storia siamo Noi


Francesco de Gregori – LP “Scacchi e Tarocchi”, 1985 – La Storia siamo noi

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

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Utopie realizzabili


Yona Friedman – Utopie realizzabili – Quodlibet 2003

Contro la comunicazione


“ Ciò che trovo particolarmente sconfortante e avvilente nel fenomeno della comunicazione massmediatica non è tanto la pratica sistematica della disinformazione, né il carattere fazioso e tendenzioso dei suoi messaggi che sono modellati sulla pubblicità, e nemmeno la mancanza di spirito critico del pubblico che lo rende facilmente manipolabile e vittima di macchinazioni e di raggiri. Tutto questo non è una novità, da sempre vincere è innanzitutto convincere, così come il ricorso alla violenza ha sempre rappresentato l’eccezione, non la regola. Nella comunicazione però c’è qualcosa di nuovo e di inedito rispetto alla retorica, alla propaganda e anche alla pubblicità: non si tratta infatti di trasmettere e di imprimere nella mente del pubblico delle convinzioni e tanto meno di infondere nel suo animo una fede o un’ideologia dotata di identità e di stabilità (come erano il comunismo, il fascismo, il socialismo, il liberalismo, ecc.). Al contrario, lo scopo della comunicazione è favorire l’annullamento di ogni certezza e prendere atto di una trasformazione antropologica che ha mutato il pubblico in una specie di tabula rasa estremamente sensibile e ricettiva, ma incapace di trattenere ciò che è scritto su di essa oltre il momento della ricezione e della trasmissione. Paradossalmente il pubblico della comunicazione è tutto coscienza che trasmette e riceve qui e ora, ma senza memoria, senza inconscio. Ciò consente ai potenti di poter fare e disfare secondo il tornaconto momentaneo senza essere legati ad alcunché. Si spezza così quel legame tra la serietà e l’effettualità, tra la coerenza e la riuscita, su cui è stato costruito il mondo moderno (e non solo quello!)”

Così scrive Mario Perniola nel libro – Contro la comunicazione – (Einaudi Struzzi, 2004), dove viene affrontato un importante tema su cui riflettere, la comunicazione, nel mondo contemporaneo,  è esattamente l’opposto della conoscenza. La comunicazione, così come è oggi, impedisce l’emergere delle novità e favorisce la supremazia del passato sul futuro: la comunicazione porta oggi alla ribalta gli individui più contrari a ogni innovazione. La comunicazione d’oggi, essendo essenziale, stringata, banale ma efficace, è nemica assoluta delle idee, perché le è sinergico e fondamentale dissolvere ogni parvenza di contenuti. L’alternativa al mondo della comunicazione contemporanea, da cui non possiamo escludere internet (e-mail, facebook, twitter, ecc.), è un modo di fare costruito e basato sull’esercizio della memoria e sull’immaginazione, su un disinteresse interessato a “pensare”, che non fugge (o rifiuta) il mondo attuale, ma lo muove, lo costruisce.

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Paesaggio, paesaggi, scenari


Il paesaggio è l’emozione che ci coglie quando, percepiamo un’armonia, una sintesi emozionale e sensoriale di natura, ed azione umana su di essa. Insomma quando cogliamo la prospettiva di un equilibrio possibile tra uomo ed ambiente. Il paesaggio è quindi un’alchimia sapiente tra natura e cultura. Il paesaggio è una porzione di territorio come appare a chi la guarda, un panorama.

http://player.vimeo.com/video/1811539

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La città invisibile


Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.  D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Marco Polo

Nel libro “Le città invisibili” di Italo Calvino, Marco Polo racconta, alla corte di Kublai Khan, attraverso i suoi dispacci, le descrizioni minuziose delle città, che incontra nei suoi viaggi all’interno dello sterminato Impero del condottiero Mongolo: in queste narrazioni parla degli uomini che le hanno costruite, della forma della città, delle relazioni tra la gente che le popola e la forma architettonica delle città stesse. I racconti delle città di Marco Polo, percorrono costantemente, quella sottile linea che divide il sogno dalla realtà.

Quello che voglio fare io, adesso, è raccontarvi, esattamente come faceva Marco Polo, una città ideale, che ideale non è, utilizzando delle categorie che mi sono care ed in cui credo fermamente.

Ambiente – Questa città, la mia città ideale, ma che non è ideale, rappresenta un brillante esempio di come, pianificazione urbana ed ambiente, possano andare d’accordo e coesistere. La regola non scritta secondo la quale le città in espansione debbano per forza provocare danni ecologici per il loro sviluppo viene quì totalmente ribaltata. I nuovi quartieri residenziali, mostrano tecniche di preservazione ambientale che ai più, oggi, sembrano purtroppo, ancora cose da “fantascienza” impossibili da raggiungere. Ecco che : qualità diffusa della vita, tanti spazi verdi, viabilità con zone a 30 km/ora con precedenza ai bambini che giocano, piste ciclabili, pannelli fotovoltaici sui tetti, grandi finestre, colori, ecc. diventano ai nostri occhi sgranati, le componenti di un “sogno”, dell’isola felice in cui tutti vorremmo vivere. Il verde, nella mia città non-ideale, è presente ovunque e ci accompagna in diverse forme: parco, giardino, filare di alberi, ecc., per tutto il viaggio. Nella città che vi sto descrivendo, si fa di tutto per risparmiare energia e utilizzare le fonti alternative rinnovabili: sole, vento, acqua, ma anche geotermia, cogenerazione, ecc.. Ogni alternativa, purchè sia ecologica e condivisa, è accettata, il mix di fonti energetiche diverse per conseguire, preservando l’ambiente, gli obbiettivi energetici della città, è l’imperativo a cui tutti soggiacciono felici.

Acqua – In questa città “magica”, c’è un coloratissimo mercato, molti edifici del XIII e XIV secolo e una fitta rete di piccoli canali, che solcano le strade principali del centro storico, che una volta servivano come riserva d’acqua per gli incendi, oggi servono per rinfrescarsi i piedi nei momenti di calura. Ma questa città ha anche costruito, negli anni e recentemente, un rapporto felice con l’acqua: numerosi sono i laghetti artificiali realizzati per migliorare il microclima locale e fare sentire ai cittadini, anche della periferia, l’importanza di questo liquido per l’uomo. Sono anche numerosi i bacini che svolgono la funzione di raccogliere le acque meteoriche, che qui giustamente vengono convogliate da anni in reti separate, ed utilizzate per pulire le strade ed irrigare i parchi, i giardini.

Sviluppo – Nella mia città ideale e meravigliosa, gli abitanti sono felici di viverci e collaborano attivamente a conservare una qualità della vita e dell’ambiente “alta”. In questa città gli abitanti sono i primi attori consapevoli (e felici) di una raccolta differenziata dei rifiuti che raggiunge livelli elevatissime e che è in continua crescita. Nella mia città, che vi sto raccontando, alle riciclerei, c’è la coda per conferire i rifiuti riciclabili. La popolazione qui cresce costantemente da venti anni, e l’incremento soprattutto riguarda i giovani, sotto i 30 anni, che vogliono quì venire, per condividere la costruzione di un futuro migliore e più consapevole, che tuteli questo bellissimo pianeta. Qui, da anni, l’indotto industriale e commerciale, è stato lentamente trasformato verso una produzione di beni e tecnologie legate al solare ed alle colture biologiche, riducendo i trasferimenti delle merci e delle materie prime, affinché si inquini meno, sia quando si produce, che quando si scende sotto casa per acquistare i generi alimentari per vivere. Gi orti di vicinato, sono favoriti ed agevolati ovunque, cosi come le attività dei cittadini, radunati in associazioni, per mantenere gli spazi verdi.

Trasporti –  Nella nostra città ideale, che ideale non è, i trasporti sono progettati e ragionati, come un sistema integrato tra mobilità pubblica (tram, autobus, treno, ecc.) e mobilità privata (biciclette, auto, ecc.). In tale contesto acquisiscono notevole importanza strategica, i luoghi di interscambio, veri e propri punti ragionati del muoversi sostenibile. Alla stazione della mia città ideale (che ideale non è), in pochi metri, facendo poche rampe di scale o utilizzando l’ascensore, il cittadino consapevole, può trasferirsi da un mezzo all’altro in totale sicurezza e rapidità. Può. sempre qui, nel luogo d’interscambio, optare se affittare una bicicletta o acquistare per un certo periodo una macchina in car-sharing, prenotare un viaggio, oppure sorseggiare tranquillamente un caffè mentre attende l’arrivo del treno ad Alta Velocità. Tutto è semplice, chiaro, vicino e soprattutto economico. Anche qui pannelli fotovoltaici ovunque, grande utilizzo del legno e del vetro. Tutti i mezzi di trasporto viaggiano silenziosi e rapidi, con una tariffazione, che premia il cittadino che più li utilizza.

Connettività – In questo luogo di “delizia”, non esiste locale pubblico, bar o municipo che sia, che non abbia una rete wi-fi, moltissimi parchi, le stazioni, e tutte le mediateche, sono serviti da connessioni completamente libere ed aperte. Una particolare attenzione è stata posta al posizionamento delle antenne (Tv, telefonia, wi-fi, ecc.), in modo che queste, non danneggino il paesaggio o interferiscano con l’architettura degli edifici.

E’ una città fantastica, per l’appunto ideale, o perlomeno così sembra venendo da una delle città più inquinate e cementificate del Mondo. Ma la cosa che più mi ha colpito è lo spirito, l’attivismo, con cui i cittadini di questo luogo, collaborano armoniosamente tra loro, a fare in modo che le cose avvengano, come hanno stabilito democraticamente assieme, con qualità ed attenzione per l’ambiente e per gli altri, soprattutto quelli che verranno. Il tutto è avvenuto, e sta ancora avvenendo, spesso con regole semplici, a volte complesse, comunque ampiamente condivise con referendum popolari, in totale ed assoluta trasparenza. Regole e leggi rispettate, perché parti di un progetto comune e partecipato, più grande, di cui tutti sono a conoscenza (anche nei minimi dettagli).

Questa città ideale, che ideale non è, esiste per davvero, ed i giorni 27 e 28 dicembre 2010, con un gruppo di amici e di colleghi, l’abbiamo pure visitata, Si trova a 419 km da Milano, in Germania, e si chiama Freiburg im Brisgau.

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Viaggio in Italia


Stazione Termini – Alta Velocità

La mattina del 31 dicembre 2010, come avevo da tempo programmato, nonostante una devastante influenza virale che mi ha colpito nella nottata del 30, sono partito alla volta di Roma. L’obbiettivo, mio e della mia compagna, anch’essa architetto, era ambizioso, vedere finiti gli ultimi interventi di architettura contemporanea della città capitolina e visitare Villa Adriana a Tivoli. Il viaggio, mio malgrado, è stato anche l’occasione per eseguire quello che gli economisti definiscono “stress test” della Nazione, all’alba dei festeggiamenti per i 150 anni della Repubblica.

Partenza ore 7,00 dalla Stazione Centrale di Milano, con treno Frecciarossa Fast dell’Alta Velocità (costo a persona 178 euro). Il ruolino di marcia della pubblicità televisiva decantava l’arrivo a Roma Termini dopo tre ore tonde tonde e l’utilizzo gratuito della rete WIFI del treno, fino al 12 gennaio. In effetti alla Stazione Central,e con treno assolutamente immobile, si può godere della “Frecciarossa WIFI”, che però decade appena fuoriusciti dalla cintura ferroviaria. Ci consola il fatto che il treno, in effetti parte sparato come un proiettile, per poi rallentare poco prima di Reggio Emilia, dove si impianta, nel bel mezzo della campagna, per sostare immobile per ben 37 minuti per improrogabili controlli tecnici. Risultato arriviamo a Roma con ben 47 minuti di ritardo! Ci avventiamo con armi e bagagli verso il gazebo “Costumers Satisfation” di Trenitalia AV, indicatoci dal Capotreno, per i reclami, che risulta “chiuso blindato”, e in effetti ci fanno notare che sono le ore 11,00 del 31 dicembre ed a Roma già ci si prepara per San Silvestro. Ma forse è giusto così bisogna pur essere comprensivi con  queste povere Ferrovie Italiane, che per costruire un chilometro di rete ad alta velocità impiegano “solo” 32 milioni di euro per km, contro i 10 milioni/km della Francia ed i 9 milioni/km della Spagna; e per farlo impiegano pure il doppio del tempo. Ci incamminiamo sudattici lungo i meandri della stazione Termini della metropolitana per raggiungere la banchina della Linea A direzione Battistini, operazione che risulterà complicatissima e lunghissima (più di 21 minuti) a causa dei lavori demenziali e caotici per sistemare la degradatissima prima metropolitana romana. alle 12,13 arriviamo in Hotel, dove, madidi (a Roma il 31 c’erano 14 gradi), veniamo accolti da una coda di decine di turisti di mezzo mondo, che inferociti, protestano e discutono animatamente nella hall dell’albergo. Motivo, veniamo a scoprire che Alemanno, all’apice di un delirio “Tafazziano” ha introdotto per fine anno una nuova gabella “L’addizionale sulla Tassa di Soggiorno”. Una tassa che varia da 1 euro a 3 euro, su tutto ciò che fanno i turisti (ovviamente non residenti) a Roma. Quindi chi si ferma per tre notti in hotel a Roma, paga 2 euro a persona (non a camera), gabella che si vedono costretti i dipendenti dell’Hotel ad incassare in contanti (ed esclusivamente in contanti, come leggo nella folle delibera comunale che mi sottopongono) direttamente dai turisti, suscitando ilarità, sbertucciamenti ed incazzature, in chi come gli americani sono abituati da mezzo secolo a pagare tutto con carte di credito. Il ceck-in dura più di mezz’ora. Ci fiondiamo in camera, ci laviamo velocemente, ci cambiamo e ci precipitiamo in tram al MAXXI, il museo delle arti del ventunesimo secolo (da poco inaugurato), per il quale avevo prenotato una visita via internet, da casa, per le 13,40. Anche quì c’è una coda folle, chiediamo il perchè, e ci spiegano che il Sindaco Alemanno introdurrà da domani una”Addizionale sulle visite ai musei romani per i non residenti”, di circa 1 euro (sempre da incassarsi con la procedura sopra descritta), quindi chi abita fuori Roma, ad esempio a Fiumicino, va a vedersi il Museo prima che abbia un rincaro del 10%. Un altro delirio italiano, una dimostrazione sistematica dell’incapacità manageriale degli italiani, che sembrano non rendersi conto che campano sopratutto di turismo e di cultura (insistono in Italia il 50%dei beni culturali del Mondo), quindi fanno di tutto per rendere la vita dei turisti e di chi si avvicina alla cultura complicata e costosa. Peraltro il MAXXI, che è un bel museo moderno, costruito da una gentile signora Anglo-Irachena dal nome Zaha Hadid, è stato iniziato nel 2001 e finito solamente ad aprile 2010, mentre i costi sono lievitati da 57 milioni di euro a 150 milioni di euro. Più volte ho assistito (da architetto) alle conferenze stampa della progettista, che “inferocita”, lamentava la mancanza di un interlocutore e l’impossibilità di avere delle scelte manageriali precise rispetto a ciò che si andava costruendo quale opera pubblica, ed ai suoi futuri criteri di gestione.

MAXXI – Zaha Hadid

Ancora oggi, nonostante vi sia un curatore, il museo viene gestito con programmi annuali  e non pluriennali come avviene per strutture “imprenditoriali” similari di tali dimensioni in tutto il mondo. A sera, un brodino ed a letto presto, per curarmi l’influenza, nonostante i fuochi artificiali ed il concertone di Baglioni ai Fori Imperiali, che poi verremo a sapere ha generato il più grande ingorgo della storia di Roma, conclusosi alle 4,00 del mattino, per colpa di una gestione della viabilità pubblica e privata che ha rasentato la follia. Il giorno dopo, 1 gennaio 2011, avevo programmato una visita a Palazzo Farnese (ore 14,10), che è aperto in poche occasioni, visto che è sede dell’Ambasciata Francese in Italia, ed è anche uno dei pochi luoghi culturali, aperti a Roma il primo giorno dell’anno nuovo. La visita è ottima, ben gestita, i quadri, le sculture, le suppellettili, ecc., arrivate apposta da tutta Italia, per ricostruire la magnificenza del palazzo durante il Cinquecento, sono ben descritte e collocate, i visitatori sono entusiasti. In effetti la gestione dell’evento e del Palazzo da parte dei Francesi è impeccabile, soprattutto, veniamo a scoprire, che il Palazzo è dato in uso dallo Stato Italiano, per 99 anni alla Francia per la cifra simbolica di 1 euro, in cambio della sua manutenzione e valorizzazione. Ecco mi viene subito da considerare che questo caso è rappresentativo di come andrebbero gestiti i beni culturali storici in Italia, visto che ne abbiamo troppi, abbiamo poche risorse, e siamo dei “gestori incapaci”, meglio dare “in comodato d’uso” ad altri, più capaci, il futuro di una parte di questo immenso patrimonio, piuttosto che vederlo degradarsi nell’impotenza più totale.  Il giorno dopo, 2 gennaio 2011, la visita da eseguire è molto più impegnativa, visto che presuppone la trasferta a Tivoli. Ovviamente avevo prenotato (e già pagato) via internet l’auto alla Hertz, che me la offriva “All Inclusive” per 36,16 euro, per tutto il dì, a partire dalle ore 10,00 per poi riconsegnarla entro le 19,00. Arrivo alla Hertz alle 9,55, dove trovo una “coda biblica”, di circa 11 persone in attesa. Anche quì : canadesi, russi, slavi, americani, napoletani, ecc., tutti “incazzati neri”. Un impedito naturale, di evidenti origini laziali, cercava di sbrigare pratiche erogandone solamente una ogni 18/20 minuti, a tutti caricava ulteriori costi aggiuntivi. Una tipica fregatura all’italiana, dove nonostante l’intervento anche dei Carabinieri, ci vediamo costretti, dopo oltre due ore di attesa passata a spiegare (con il poco inglese che sappiamo) la situazione agli stranieri, ad accettare una Panda nera di “carlo cotenna” per la modica cifra di 76,10 euro.

Hertz – Roma

Alle 12,41, ritirata l’auto, partiamo alla volta di Tivoli, percorrendo la Tiburtina. Credo non via sia nulla di più squallido e triste paesaggisticamente della via Tiburtina in inverno, quì  puoi veramente apprezzare la cementificazione e le “follie urbanistiche” di una città e di una nazione che hanno sempre e solo pensato a speculare e mai ad investire nel futuro. Settecamini, Setteville, Bagni di Tivoli, sono dei veri e proprie esempi della sistematica distruzione del paesaggio. Ovunque degrado, piccole discariche , pensiline per gli autobus distrutte, cabine del telefono implose, voragini nell’asfalto quasi dappertutto, che ci costringono a delle vere e proprie gimkane con il “pandino”. Arriviamo a Tivoli, che è una vera e propria schifezza di posto, perso nella campagna romana, con uno “squadrone” di case popolari, ravvisabile sicuramente anche da google earth. Poi all’improvviso tra villule pastrufaziane, dei campi incolti, un asino, dei ruderi, ed il grande parcheggio attiguo all’ingresso del sito archeologico dell’UNESCO di Villa Adriana. Paghiamo il biglietto ed entriamo, pochissima gente, si cammina in un bosco di querce che si alternano agli ulivi. raggiunta la villa questa ci si presenta in tutta la sua degradata magnificenza, fatta di crolli e micro-crolli, che lentamente stanno riducendo questo luogo alla completa sparizione, ci vorrà ancora del tempo, probabilmente molto tempo, visto che i romani, sopratutto sotto l’Imperatore Adriano, costruivano per “sconfiggere il tempo”, ma il destino se tutto rimane così è sicuramente segnato. Anche quì ravvisiamo l’attività di devastanti “incapacità manageriali e gestionali”, tutto sembra basato sulle quantità e non sulla qualità, tutto crolla perchè nessuno fa nulla per fare in modo che quì confluiscano capitali e risorse da tutto il mondo. Come ci diceva uno dei custodi, mentre alimentava uno dei numerosi cani randagi (molto simili ai cani da pastore abruzzesi) : “Abbiamo avuto la qualità (di Adriano), un tempo, ora abbiamo le quantità (dei Turisti), ma nessuno che sappia come gestire produttivamente questo luogo, che è un inno al paesaggio laziale, affinchè salvi i propri ruderi per le generazioni future”. Ci dice ciò mentre indica all’orizzonte i colli rivestiti di cemento che stanno, giorno dopo giorno, invadendo le prospettive più significative dell’intorno, di fatto cancellando per sempre uno dei luoghi dove natura ed architettura hanno saputo, un tempo, coesistere. Voglio terminare quì il mio racconto di questo “Viaggio in Italia”, senza tediarvi ulteriormente delle code infinite dei gitanti fuoriporta sulla Tiburtina,  dei ritardi dell’Alta Velocità durante il ritorno, oppure della metropolitana milanese che non funzionava neanche la sera che siamo tornati a Milano. Lo “stress test” a cui ho volutamente e criticamente sottoposto questo piccolo “striscio” del paese, ha dato esito molto negativo, evidenzia una specie di “ignoranza gestionale collettiva” a cui tutti collaboriamo, nel nostro piccolo, affinchè le cose vadano necessariamente male, anzi peggio. Una specie di “gioco al massacro”, a cui non sappiamo più sottrarci, subiamo qualunque ingiustizia, qualunque affronto, indifferenti, passivi, disposti a pagare qualunque cifra ragionevole affinchè nessuno ci rompa più di tanto. Siamo un paese in coma profondo, probabilmente irreversibile.

Villa di Adriano – Tivoli

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