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Builders of the future

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Dasir

Le memorie di Adriano


Mappa di Crescenzago antecedente all’annessione a Milano del 1923
(con evidenziato in color fucsia il Quartiere Adriano) –
CREDITS – https://it.wikipedia.org/wiki/File:Mappa_Crescenzago_Antica.jpg
Google Earth Pro – Il Quartiere Adriano nel 2020

Una domenica di maggio, è un’ottima occasione per una gita “fuori porta”, un sopralluogo metropolitano ciclistico, per constatare lo stato di avanzamento di uno dei quartieri periferici, che più stentano ad essere completati; il suo masterplan (con standards elevati ed all’avanguardia per allora) fu approvato negli anni tra il 2004 e il 2006 su disegno dello studio dell’arch. Paolo Caputo a cui si devono la prime realizzazione di alcune torri residenziali (https://www.caputopartnership.it/portfolio-item/residential-tower-in-adriano/).

Già in alcune mappe medievali, l’intorno dell’attuale quartiere Adriano, tra Crescenzago e Sesto San Giovanni, è descritto con simboli tesi a rappresentare folti boschi antropizzati, a filare che coprono tutto il territorio. Siamo nella parte nord di Milano, a fianco del Naviglio della Martesana con le sue ville di delizia poste sull’acqua tra il Ponte Vecchio e la frazione “Tre Case”, che erano il luogo di villeggiatura rispetto alla città, sia nel Settecento, che nell’Ottocento.

Del Novecento troviamo tracce nelle vecchie case che un tempo facevano parte del comune di Crescenzago, poi diventato parte di Milano, con il suo centro legato alla Chiesa medioevale di Santa Maria Rossa (https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Rossa).

Un territorio, il Quartiere Adriano, che nella memoria più recente della città di Milano è legato soprattutto alla industria Magneti-Marelli, storica azienda di componenti legati dapprima all’industria automobilistica e poi all’illuminotecnica, alla radiofonia, alla televisione. Magneti Marelli, che si estendeva da Crescenzago a Sesto San Giovanni, con una teoria di capannoni, apparati ed edifici industriali, costellati qua e là ancora da campi agricoli.

La lentezza delle tempistiche realizzative, soprattutto dei servizi (scuole, verde, mezzi di trasporto, ecc.) ha fatto si che il Quartiere Adriano diventasse un luogo di degrado e di insicurezza, soprattutto di indignazione e proteste dei residenti.

I nuovi edifici di notevoli dimensioni, sembrano non trovare una relazione, nè urbanistica, nè architettonica, con i brani territoriali esistenti, soprattutto di Crescenzago, ma anche di Sesto San Giovanni. Il quartiere, ancora oggi, sembra “un’isola”, un “ghetto residenziale” avulso dall’intorno, ma che non ha ancora trovato una sua identità.

Ancora oggi il quartiere è oggetto d’importanti realizzazioni residenziali, soprattutto di cooperative edilizie, ed una certa disinvoltura realizzativa architettonica, fanno si che la popolazione residente viva, quest’urbanistica modaiola, fatta di grattacieloni residenziali (dalle forme assurde) alternati da “vuoti urbani verdeggiati” (dai disegni planimetrici surreali e dall’arredo fantasioso) come in un territorio di confine estremo, quasi fossero dei coloni, assediati dal degrado e dal cemento.

Questa condizione di esasperazione protratta negli anni, che ovviamente ha coinvolto tutto l’intorno, e si evidenzia anche laddove, interventi edilizi nel corpo storico del tessuto urbano, seppur di buona qualità architettonica (https://www.form-a.it/adriano1/), come in via Meucci/Adriano n°1 a Crescenzago, diventano oggetto di palesi rivendicazioni (esplicitate sulle recinzioni di cantiere), ed evidenziano promesse non mantenute dall’Amministrazione comunale.

Mi chiedo se il “verdeggiante” Sindaco di Milano Beppe Sala, ed il suo fido scudiero, l'”urbanista tattico” Pierfrancesco Maran, si rendono conto di questa situazione esplosiva, comune a tutte le periferie milanesi, oppure vivano continuamente in un “loro mondo” (fatto di marketing verde spinto, alloggi di lusso al massimo case in cooperativa ma niente alloggi popolari, soprattutto promesse non mantenute, e tanto, tanto, fumo negli occhi) distante anni luce, dalle vere esigenze dei cittadini/elettori.

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Carletto


Recinto – Tomba Brion a San Vito di Altivole, Carlo Scarpa, 1970/78. Fotografie del 23 aprile 2022

Il confronto, il contrasto, costante tra Natura ed Artificio è una delle qualità di quest’opera monumentale, che più apprezzo. Siano essi alberi, verde, acqua, cementi armati, marmi, ecc.. Sosteneva Carlo Scarpa : “I migliori operai sono: i marmisti, i fabbri, già i falegnami sono meno bravi, meno moralmente a posto. I pittori sono la peggior genia che esista.” (Franca Semi – “A lezione con Carlo Scarpa”, Hoepli). E poi ci sono i riflessi nell’acqua, le penombre e le luci improvvise…………… mai il buio completo.

Riflessi
Natura / Architettura
Guardare verso il cielo

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La gru blu.


Una gru blu, di grandi dimensioni, caratterizza da alcuni anni, il paesaggio di Bellinzona Nord. Si tratta in realtà di un sistema ecologico e sofisticato per immagazzinare energia (https://www.swissinfo.ch/ita/energy-vault_la-batteria-delle-energie-rinnovabili-in-una-torre-di-calcestruzzo/45375828 ).
Un landmark paesaggistico, un prototipo tecnologico, che può piacere o meno, ma che però ci parla di una maniera intelligente d’incominciare a risolvere i problemi energetici (https://www.espazium.ch/it/archi1-21_prototipo#:~:text=Una%20torre%20in%20continuo%20divenire,energia%20cinetica%20in%20energia%20elettrica. ).
Un prototipo ai più difficile da comprendere, ma su cui bisogna incominciare a ragionare, per ottimizzare l’energia prodotta soprattutto da fonti solari o eoliche (https://attivissimo.blogspot.com/2022/01/energy-vault-la-batteria-gravita.html ).

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Jacques Herzog + Vladimir


Roma – Via Della Conciliazione (tratto da Google Earth)

“San Pietroburgo, Venezia, Roma o la Parigi del XIX secolo sono emerse da relazioni di potere che le hanno determinate dall’alto. Spesso con conseguenze spietate, se si pensa ai viali di Haussmann a Parigi, costruiti durante la dittatura imperiale di Napoleone III (https://en.wikipedia.org/wiki/Boulevard_de_S%C3%A9bastopol), o a via Della Conciliazione a Roma realizzata su progetto di Marcello Piacentini durante il Ventennio Fascista (https://it.wikipedia.org/wiki/Via_della_Conciliazione).

Tuttavia, il risultato è stata una bellezza prima sconosciuta e incomparabile che ancora oggi attrae e ispira le persone più delle città create oggi, che emergono dalla cultura dal basso delle nostre democrazie.

I turisti di tutto il mondo guardano sempre alle stesse belle città del passato. Forse c’è più bellezza in un contesto non democratico perché il contesto è più estremo, più radicale”.

Tratto da : Interview mit Jacques Herzog Armin Schärer / Architektur Basel – 11 gennaio 2020

Parigi – al centro Boulevard Sebastopol (tratto da Google Earth)

ADDENDUM – NDR – Oggi, però c’è Vladimir Putin, il principe dei dittatori, con la sua “estetica della disurbanizzazione” (per bombardamento). Se una città :“è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione” (così si legge su Wikipedia), questa folle guerra tra Russia ed Ucraina, evidenzia che, la eccessiva concentrazione, anche della produzione di energia, è un atto contrario alla logica umana ed alla natura planetaria, ma sinergico al “meccanismo economico” a cui tutti siamo legati. La distruzione di città come Mariupol o Kiev, attuata sistematicamente dal dittatore russo, dovrebbe insegnarci che la concentrazione, non è più cosa umana, come lo erano le democratiche città greche, o quelle ottocentesche.

Come per il cambiamento climatico, l’inquinamento dell’aria, la Pandemia, speriamo che questi tragici eventi, servano all’umanità a cambiare strada rapidamente, ed a cercare nuovi modi di aggregarsi e produrre.

Se si continuerà ad insistere su modelli ormai desueti, dimostratisi ampiamente non più adatti alla nuova situazione planetaria, si andrà certamente verso la scomparsa della specie umana dalla superficie terrestre.

Il futuro delle città, è in nuclei urbani medio piccoli, diffusi nel territorio, costruiti soprattutto in legno, inseriti nel verde, dove nelle vicinanze si producono, sia i generi alimentari che l’energia (solare ed eolica) per farli funzionare; nuclei collegati tra loro da sistemi di trasporto pubblico ecologici e rapidi.

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LA MURATRICE


Chalicodoma muraria o Osmia bicornis sud Alpina. Un piccolo raggruppamento di “apette muratrici”, si è insediata, nella casetta degli insetti, che ho sul mio balcone. Sono api solitarie, che impollinano migliaia di fiori, tra aprile ed agosto. Le Osmie sono api solitarie alla continua ricerca di polline, ed oggi a causa dell’uso indiscriminato di pesticidi in agricoltura, stanno scomparendo. Non creano colonie, non producono miele e ogni femmina depone le proprie uova.

L’ape muratrice è ampiamente presente nell’Europa centromeridionale. È un’ape solitaria molto evoluta, che costruisce piccoli nidi dalla caratteristica forma a ditale, impastando granelli di sabbia e terra con la saliva. All’interno del nido si trovano numerose piccole celle allungate, che questo insetto riempie con miele e polline. Quando le celle sono ben piene, l’ape muratrice depone un piccolo uovo e poi chiude accuratamente l’ingresso del nido; all’interno di questo la larva trascorre l’inverno e in primavera completa la metamorfosi, per comparire all’esterno come adulto.

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La smaterializzazione dell’angolo.


Immagini soprastanti tratte da Google Maps

“E che cos’è in fin dei conti la bellezza? Certamente nulla che possa

essere calcolato o misurato. E’ invece sempre qualcosa di impoderabile,

qualcosa che si trova fra le cose”.

(Mies van der Rohe)

Il problema “classico” dell’angolo, nella costruzione dei “contenitori per esseri umani”, più volte ricorrente nella Storia dell’Architettura, viene risolto nell’edificio di via Dogana 3 a Milano, attraverso la smaterializzazione del punto d’incontro tra le due superfici delle facciate.

I prospetti, nella curvatura del paramento in laterizio, proprio sull’angolo, si fondono, confermando la continuità dei volumi, ma allo stesso tempo, attraverso la rinuncia allo scontro delle pareti, lasciano intatta l’energia prodotta dalle fughe prospettiche.

Fughe accentuate dal “design” dello stesso paramento di laterizio, che vuole come duplicare ed accentuare le connessure di montaggio tra gli elementi di rivestimento, divenendo un vero e proprio motivo decorativo.

Così la negazione dell’angolo può quindi essere letta, all’opposto, come un’esaltazione dell’angolo stesso, la cui tensione, non risolta dal girare della facciata, rimane sospesa, enfatizzandolo. L’effetto morbido e organico che consegue alla negazione della luce, quale elemento separatore tra le zone chiare da quella oscure, delinea la disposizione di un provvedimento per “governare la luce”, che oltre alla scala volumetrica dell’edificio, opera anche a livello della textura delle facciate.

Si tratta quindi di un’operazione, intelligente e colta, sofisticata e molto complessa, in cui si arrovelleranno sia Libera, che Mies, ed addirittura lo stesso Scarpa.

E’ un “qualcosa d’imponderabile” che rende l’edificio di un bellezza discreta, e non comune, che titilla l’occhio esperto.

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ECO – Morte


«Io non vi dico di prepararvi all’altra vita, ma di usare bene quest’unica vita che vi è data, per affrontare, quando verrà, l’unica morte di cui avrete mai esperienza.

È necessario meditare prima, e molte volte, sull’arte del morire, per riuscire dopo a farlo bene una sola volta.»

Umberto Eco (Milano, 19 febbraio 2016)

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Imprinting


SOPRA – Immagini delle Langhe nei dintorni di Dogliani

SOPRA – Città di Castello e dintorni (immagine dal canale Youtube di Città di Castello)

Attraversare le Langhe, durante i mesi invernali, per andare a vedere una mostra su Alberto Burri, alla Fondazione Ferrero ad Alba ( https://bit.ly/3gcKluK ), fa ben capire l’intimo legame che fa sì, che l’esperienza umana sia intimamente legata alle “forme antropizzate” del Pianeta su cui viviamo.

Trasformando la Natura planetaria, a nostro uso e consumo, inoculiamo in noi stessi, nella nostra specie, un senso paesaggistico, che è parte integrante ed indispensabile della nostra caratteristica di uomini in quanto specie.

Il laureato in medicina, Alberto Burri, nato a Città di Castello, divenuto pittore durante la prigionia negli Stati Uniti ( https://bit.ly/35vnLvc ), condivide con le Langhe le forme ed i colori del paesaggio.

Nei suoi quadri i colori e le forme, sono indubitabilmente condizionate, da questo “imprinting” iniziale, che lega l’Umbria al Basso Piemonte.

Nel 1963, su incarico di Giulio Einaudi (https://bit.ly/3KWlae3), lo Studio A/Z Architetti e Ingegneri di Roma progetta, con la consulenza critica di Bruno Zevi, la biblioteca di Dogliani, dedicata alla memoria di Luigi Einaudi (Presidente della Repubblica tra il 1948 ed il 1955 – https://bit.ly/3uaBIsK). Un prototipo, nelle intenzioni, da moltiplicarsi in centinaia di esemplari, per diffondere capillarmente la cultura nei comuni e nei quartieri urbani. Una delle poche architetture organiche co-firmate da Bruno Zevi (https://bit.ly/3ud0EAa).

Anche la piccola biblioteca di Dogliani, sembra rifarsi ad un rigoroso “senso del paesaggio” : nei piani orizzontali certamente mediati da Wright; ma anche nel suo disporsi a sedime lungo l’alzaia del Torrente Rea; al contempo però è anche evocazione dell’opera di Burri, nei colori, e negli accostamenti materici.

La qualità dei paesaggi, forma gli uomini, li condiziona e li caratterizza per tutta la vita: così come la materia e la poesia di cui sono fatti i luoghi.

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I paesaggi formano gli uomini


Il nostro  rapporto, il nostro legame,  con  la  realtà  si  fonda  sulle  relazioni  che  si  stabiliscono  fra  due  diversi  ambiti  dell’esperienza:  quello  della coscienza  soggettiva  (emozioni,  ricordi, odori, ecc.)  e  quello  della  conoscenza  oggettiva (reperti, edifici, alberi, pietre, ecc.).  Il  paesaggio  è  il  momento  di  congiunzione, fungendo da fondamentale riferimento del nostro rapporto con il mondo di questo bellissimo Pianeta.

Un pianeta che gli esseri umani da sempre trasformano, adattandone la Natura, spesso in maniera violenta, alle proprie esigenze di vita, soprattutto per produrre gli oggetti, i contenitori, il cibo, i macchinari, di cui amiamo circondarci per facilitare la vita, sfruttare le risorse, e creare lo spazio e le condizioni, affinchè la specie umana possa replicarsi in maniera che fino ad oggi sembrava infinita.

Conoscere il paesaggio permette all’uomo di vivere appieno il proprio tempo. Ogni popolo, ogni momento storico ha la sua “mappa” che, in tal  senso,  ha  un  profondo  valore  antropologico.  Infatti non si può parlare  di  geografia,  ma come ho scritto  di  vere e proprie “mappe mnemoniche”,  che  esistono  e  si diversificano in relazione all’ambiente, al cibo, alle tradizioni sociologiche di un popolo.

Aver passato parecchio tempo in questi luoghi, Camogli e dintorni, i miei nonni avevano in questa cittadina un appartamento, ha caratterizzato, ed indirizzato la mia vita.

Ritornare in questi luoghi dopo parecchi anni, mi ha fatto ritrovare : i colori, i suoni, gli odori della mia memoria; soprattutto quello della dispensa di mia nonna, dove custodiva i camogliesi della pasticceria Revello ( https://www.revellocamogli.com/?page_id=46 ).

SOPRA – Camogliesi al Rhum

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