Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Architettura

Assenza di futuro


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il Professor Giancarlo Consonni, pubblica un articolo dal titolo “Bocconi l’architettura delle facili metafore”  sul giornale  La Repubblica – Milano, del 9 dicembre 2012, che di fatto è un manifesto contro il progetto di Sanaa per l’area della ex Centrale del Latte di Milano (di recente presentato all’opinione pubblica).  In tale documento, l’anziano docente, ci fa un escursus dotto, una vera e propria “lezione frontale”, di quanto sia il progetto di Sanaa, non allineato con la storia dell’architettura milanese, e soprattutto con il “moderno” di Giuseppe Pagano Pogatschnig (1896-1945), autore del primigenio edificio dell’università Bocconi (di cui sono le immagini di questo articolo).  E rincarando la dose, ci illumina che la città di Bramante e Filerete, non può avere un progetto che : “è lontano anni luce da quella storia, compresa la sontuosa spazialità che caratterizza gli interni bocconiani di Pagano e Predaval. Si sa: nell’inseguire una visibilità sulla scena mediatica, tra i mezzucci a cui ricorrono architetti in grave crisi di idee vi è la metafora facile, priva di senso civile: la biblioteca-libro, il grattacielo-supposta, il casinò-fiche, ma anche lo stadio-nido, il museo vasca da bagno ecc. ecc.”

Eppure lì vicino, l’orribile “ciambella mattonata” di Ignazio Gardella, riconosciuto maestro della “scuola milanese del moderno”, costruita quale ampliamento dell’università Bocconi, tra il 1999 ed il 2000, testimonia di una presunta mancanza di “senso civile”, che non è solo di Sanaa. Ma di Gardella, il lungimirante Consonni non parla, sarebbe troppo “sconveniente” fare le pulci, ad un illustre defunto, che ha una genia ancora attiva a livello universitario.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La “ciambella mattonata” di Ignazio Gardella 

All’esimio docente ci preme, sottolineare inoltre, che il progetto di Sanaa, è il frutto di un concorso ad inviti di livello internazionale, che si è avvalso di una giuria presieduta da Peter Cook (architetto e designer di fama mondiale, nonché Sir della Corona inglese), fondatore di Archigram, già direttore dell’Institute of Contemporary Arts, London, e della Bartlett School of Architecture, University College London.

Tale giuria contava i seguenti elementi : Guido Tabelloni (che allora era rettore dell’Università Bocconi); Bruno Pavesi (consigliere delegato dell’Università Bocconi); Federico Oliva (professore di urbanistica al Politecnico di Milano); Yvonne Farrell (degli irlandesi Grafton Architects); Martha Thorne (direttore esecutivo del Premio Pritzker); Deyan Sudjic (direttore del Design Museum di Londra); Enrico Cucchiani (amministratore delegato di Intesa Sanpaolo); Cesare de Seta (notissimo storico dell’arte e dell’architettura); Stefano Cascinai (architetto e scrittore).

I professionisti invitati al concorso, oltre al vincitore Sanaa erano di assoluta rilevanza internazionale : Rem Koolhaas (Olanda) Premio Pritzker 2000; David Chipperfield (Regno Unito); Thom Mayne (USA), Premio Pritzker 2005; Massimiliano Fuksas (Italia); Mario Cucinella (Italia); Cino Zucchi (Italia); Mathias Sauerbruch, Louisa Hutton (Germania); Benedetta Tagliabue – EMBT (Spagna); Odile Decq (Francia).

Il progetto potrà non piacere, al docente universitario, ma forse, prima di trarre delle conclusioni così definitive, sarebbe meglio attendere la sua costruzione, visto che molte architetture contemporanee, più che valutate “sulla carta” vanno vissute, con tutti e cinque i sensi, per essere apprezzate (come la biblioteca del Politecnico di Losanna). Ma forse, per Consonni questo è difficile da comprendere, attaccato come è alla metafora della “fabbrica moderna” che diventava università a cui si rifaceva in maniera esplicita Pagano (riferendosi al modello della Bauhaus di Dessau).

Non dimentichiamoci poi, che moltissimi componenti di quel “moderno milanese” citato nell’articolo, e sembra “rimpianto” da Consonni, hanno “rovinato”, sia dal punto di vista dell’architettura che dell’urbanistica,  parecchie zone di Milano, soprattutto in periferia. La continuità, con la storia dell’architettura, spesso deve godere di “preziose discontinuità”, proprio per potersi re-indirizzare verso un nuovo futuro possibile. Ma questo il  Consonni, difensore di una “scuola milanese” morente, che ci ha regalato dei veri e propri scempi (architettonici, urbanistici e sociali), come le case di Aldo Rossi a Vialba o al Gallaratese, oppure quelle di Aymonino sempre al “Galla”, oppure quelle da Albini e soci a San Siro, oppure il quartiere di Quarto Oggiaro, ecc. ecc..

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

L’inverno dell’architettura


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

In queste giornate di gelo, che incombono sul continente europeo, mentre un altro anno giunge al termine, ci sembra doveroso trarre alcune considerazioni, frutto del nostro continuo peregrinare, in quella nazione, la Svizzera, che consideriamo la nostra “Biblioteca in 3D” dell’architettura e del paesaggio .

L’architettura, per sua natura, ha una forte caratterizzazione spaziale “duale”. Essa si palesa sempre con due dimensioni intimamente legate : con uno spazio esterno (pubblico), ed uno spazio interno (privato e luogo dell’accoglienza). Ciò implica necessariamente una sua fruizione dinamica, di successioni spaziali scenografiche. Lo sapeva bene Bruno Zevi, che già trattava di ciò nel bellissimo libro “Saper vedere l’architettura” (Einaudi, 1997).

Questo fatto che mette in relazione l’architettura e l’uomo (il suo costruttore), dà come elemento qualitativo indispensabile (di questo dinamismo), il tempo. Più si ha tempo, meglio si apprezzano queste successioni spaziali.

Le opzioni tettoniche, tecnologiche e statiche dell’architettura, quasi intuitive, impongono prima o poi un rigore costruttivo, che deve necessariamente avvalersi del calcolo numerico, per rendersi trasmissibile a tutti. E ciò vale per l’esterno, ma anche per l’interno.

L’architettura si inserisce nel paesaggio (che ha certamente meno vincoli), essendo il prodotto dell’azione antropica sulla natura, grazie all’individuazione precisa degli infiniti percorsi dinamici e variabili di avvicinamento ad essa.

Possiamo quindi dire che l’architettura, la grande architettura, si offre agli uomini, in quanto sequenza temporale esattamente prefissata, studiata a tavolino con calcolo numerico : in cui paesaggio, esterno, ed interno, collaborano assieme a creare una sequenza di avvicinamento ad essa (ed ovviamente di allontanamento da essa).

In inverno, queste caratteristiche appaiono più evidenti, più palesi, più limpide e facili da leggere.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

LAC (Upgrade)


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Lugano Arte Cultura (LAC) sta nascendo dal 2009, proprio in riva all’omonimo lago della città ticinese. Là dove per anni, ha insistito la splendida struttura dell’ex Hotel Palace, completamente abbandonata.

Il Palace sarà completamente ristrutturato e restaurato, essendo stato acquistato dalla municipalità, che intendeva abbatterlo. Poi i Cittadini (con la C maiuscola) si sono opposti, e con referendum, come solo in Svizzera avviene (patria della Democrazia Diretta), hanno votato per la conservazione delle facciate, nonostante gli alti costi dell’intervento.

Il LAC sarà, a partire dal 2014, la sede polifunzionale delle attività che riguardano le arti visive, la musica e le arti sceniche. Particolarmente prestigiosa sarà la grande Hall vitrea, alta più di venti metri. La sala teatrale e concertistica, con una capienza di mille posti, è studiata nei dettagli (soprattutto in quelli dell’acustica) per avere un uso polivalente, per le diverse espressioni teatrali e musicali: dalla prosa alla danza, dal cabaret ai concerti sinfonici o cameristici resi possibile grazie all’utilizzo di una conchiglia acustica modulabile.

Un video 3D della sala polifunzionale del LAC

Particolarmente interessante appare anche lo schema strutturale, in metallo e calcestruzzo, che consente di realizzare grandi luci, senza appoggi, grazie alle grandi travi reticolari. Il nuovo centro culturale, progettato da Ivano Gianola, vuole diventare nel corso del tempo, un centro di eccellenza per la promozione della cultura umanistica e scientifica e una piattaforma internazionale per le più diverse espressioni.

Di fatto una grande opera magistrale di “paesaggio”, una corte a “C”, che si apre verso il lago, divenendo un nuovo punto di riferimento visuale, nel waterfront lacustre. Ottima la scelta della tonalità grigio-verde per il rivestimento, accurato il taglio obliquo della facciata di testa, che sembra “studiato” con millimetrica precisione.

Costo dell’operazione : Ristrutturazione Hotel Palace + Centro Culturale LAC = Circa 200 milioni di franchi !

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Qui sotto le foto dello “stato dell’arte” a fine luglio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Giuliano PiGiTi


PGT – Documento di Piano – Due delle quattro Tavole di progetto

Si legge sul sito del Comune di Milano (alla voce : Piano di Governo del Territorio) : – Il Consiglio Comunale, con delibera n. 16 nella seduta del 22 maggio 2012, ha approvato le “Controdeduzioni alle osservazioni e approvazione del Piano di Governo del Territorio articolato nel Documento di Piano, nel Piano dei Servizi e nel Piano delle Regole, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13 della L.R. 11 marzo 2005 n. 12 e s. m. i.”. A far tempo dal 21 novembre 2012 l’avviso di approvazione definitiva e deposito degli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (PGT) è pubblicato sul BURL n. 47 – Serie  Avvisi e Concorsi, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13, comma 11 della l.r. 11 marzo 2005  n. 12 e successive modificazioni e integrazioni. – Che in parole povere vuol dire che lo strumento urbanistico principale del Comune di Milano, il PGT, diventa operativo.

Infatti, lo stesso Ordine degli Architetti di Milano, riceve il seguente avviso, dallo Sportello Unico per l’Edilizia –

ATTENZIONE:

SI COMUNICA CHE IL GIORNO 21/11/2012 E’ ENTRATO IN VIGORE IL PGT (PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO) E PERTANTO PROVVISORIAMENTE FINO ALLA PROSSIMA SETTIMANA LA PRESENTAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILIZI, I SERVIZI “DOMANDA ELETTRONICA” E “GESTIONE APPUNTAMENTI” ON LINE SONO SOSPESI PER CONSENTIRE L’ALLINEAMENTO INFORMATICO DEL PROGRAMMA AI NUOVI RIFERIMENTI DI INQUADRAMENTO URBANISTICO. I NUOVI MODULI SARANNO PROGRESSIVAMENTE DISPONIBILI SUL SITO.

Avviso “inquietante”, che fa presagire giornate, settimane e mesate “misteriche, campali e criptiche” per chiunque vada a chiedere informazioni all’Ufficio Tecnico di via Pirelli 39.

“Un Piano equilibrato, che rimette al centro la città. Ampiamente condiviso con i cittadini”, queste le prime parole con cui l’assessore all’Urbanistica e all’Edilizia Privata, Ada Lucia De Cesaris, ha espresso il proprio parere, commentando l’approvazione del PGT (Piano di Governo del Territorio) di Milano. Si trincea l’assessore dietro al 44% di osservazioni al PGT accolte.

Il PGT Pisapia è di fatto rimasto segretissimo, fino all’ultimo, senza, la profusione di immagini (dati, tavole, documenti, ecc.) garantita dall’operazione mediatica del duo Moratti/Masseroli. Operazione che però, se non altro, ha consentito all’opinione pubblica di dibattere, di questo strumento fin dalle sue fasi iniziali. Oggi, con il PGT di Pisapia, riserbo più assoluto, alla “facciazza” della partecipazione.

Qui il link con tutti i documenti.

Se vi guardate gli elaborati (pesantissimi) moltissime, forse troppe “questioni” restano irrisolte. La principale è quella riguardante il  “Sistema di attribuzione di edificabilità”, che avviene tramite un indice unico, totalmente indifferenziato, che è  applicato all’intero territorio comunale.  Ciò, se unito alla libera trasferibilità dei diritti edificatori e alla liberalizzazione delle destinazioni d’uso, se non sarà meticolosamente “regimentato con sapienza” come richiesto a gran voce da tutti i detrattori della “Versione Moratti del PGT”, potrebbe dare il là a delle iniziative immobiliari/speculative concentrate (anche per volume ed slp) esclusivamente su aree e funzioni di maggior valore e pregio, vista anche la grave crisi del settore edilizio. Il tutto a scapito della “sistemazione”  delle aree periferiche, e di una riqualificazione diffusa (soprattutto delle aree dimesse), evitando così ulteriore consumo di suolo. Ad una prima lettura “grossolana” il PGT Pisapia, sembra sia  stato riequilibrato nel dimensionamento volumetrico complessivo. Infatti, se vi ricordate i grattacieli “a mazzi” del PGT Moratti, dietro al Cimitero Maggiore di Musocco, possiamo garantire che non ci sono più, abilmente “nascosti” proprio in quell’assunto “pericolosissimo”, prima descritto, dell’ indice unico.

Il PGT sembra anche caratterizzato, tra l’altro, da una maggiore attenzione all’edilizia sociale, all’Housing Sociale, senza però dare una risposta seria alla ormai gravissima richiesta di quella che una volta si chiamava “Edilizia Economica Popolare”. Ogni anno nel comune di Milano, vengono consegnati circa 100/200 alloggi, a fronte di una richiesta di “migliaia” (in provincia di Milano sono esecutivi 13.000 sfratti – Fonte SUNIA).Anche la tavola degli “Ambiti di Sensibilità Paesaggistica”, riserva delle sorprese. Innanzitutto l’allargamento dei nuclei storici esterni, fino alle mura spagnole (ed in alcuni casi oltre), cosa che imporrà sicuramente di assoggettare le pratiche edilizie che avverranno in queste zone, alla Commissione per il Paesaggio.

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Dettaglio)

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Stralcio Legenda)

Poi una curiosità, nell’elenco degli edifici di “rilevanza civile, religiosa, storica e culturale”, (notevolmente ampliato) si nota che gli estensori del Piano, hanno “vincolato” anche l’edificio dell’Ufficio Tecnico comunale di via Pirelli 39. Probabilmente dovuto al fatto che l’edificio progettato da V. Gandolfi, R. Bazzoni, L. Fratino, costruito tra il 1955 ed il 1966, è di proprietà comunale ed è stato costruito più di 50 anni fa, cosa che ne impone un vincolo.

Il PGT sembra inoltre, come quello di Morattiana memoria, non offrire, ancora, risposte adeguate alla dimensione di una metropoli che si estende ben oltre i suoi confini amministrativi e che richiedono strategie (politiche amministrative) e “visioni” di scala sovracomunale, riguardanti anche la collocazione di funzioni decentrabili e infrastrutture, forse evitabili, invece collocate dal progetto del PGT all’interno del territorio di Milano. Un PGT quindi che ignora la “incalzante” Città Metropolitana che si sta costituendo, superando la logica “micragnosa” e limitata al solo territorio comunale.

E’ questo PGT, espressione  proprio caratteristica di una Giunta, quella Pisapia, che negli assunti iniziali, doveva garantire ai propri elettori una serie di “tutele”, e che invece, con quell’atteggiamento “gentile” che la caratterizza, di fatto “nasconde” nel corpus del PGT, lo stesso “cancro” del consumo di suolo presente nel PGT Moratti.

Insomma oltre alla “fregatura” dell’Expo 2015, che in sede di campagna elettorale sembrava essere cosa che si ri-avvicinava al progetto iniziale del “grande pratone telonato” (pochissimo costruito e con eventi diffusi nell’esistente), ed invece così non è stato (una volta eletto), Pisapia, ci propina anche l’amara medicina di un PGT “un tantino palazzinaro” ma abilmente nascosto e probabilmente “a volume diluito” nel corso del tempo.

Un’ultima annotazione riguarda il cartiglio, ad una lettura attenta si nota la “massa” di professionisti e tecnici, che hanno preso parte all’operazione di stesura del Piano di Governo del Territorio di Milano, poi però se si legge in fondo alla “lista”, alla voce “Altre collaborazioni”, probabilmente si individuano i nomi esatti di coloro che di fatto hanno adattato il PGT Moratti alla “versione di Pisapia”, o per meglio dire al PGT Ada Lucia De Cesaris.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Aarau


Se vi capita di andare a Zurigo in Svizzera, potrebbe essere una cosa buona e giusta, deviare per una località non molto distante Aarau. La cittadina (poco più di 20.000 abitanti) capitale del cantone di Argovia è molto ben collegata con le città Svizzere di Berna e di Zurigo e di fatto ne rappresenta una sorta di continuità.

Aarau, posta in una zona strategica, su una piana alluvionale sulla riva del fiume Aar (che le diede il nome), ai piedi dei monti della catena del Giura, fu in passato un’importante centro tessile, e capitale della confederazione Svizzera per cinque anni tra il 1798 ed il 1803. L’omogeneo centro storico, possiede i tipici tetti a falde dipinti  più interessanti della Svizzera.

Vi chiederete perchè venire fin quì, ma se amate il paesaggio e l’architettura, lo scoprirete facilmente. La città è deliziosa, tranquilla, con un legame intimo, con il fiume che l’attraversa e con la sua “campagna”. Tantissimo verde, e quà, e là una serie di edifici di architettura contemporanea pregevoli che “twittano” con il paesaggio ed inusuali per un così piccolo centro. Ad iniziare dalla “Aargauer Kunsthaus Extension” concepita da Herzog & De Meuron nel 2003. Un edificio sensuale, in cui il muschio che si sviluppa copioso, soprattutto in autunno ed in primavera, sui blocchi di tufo della copertura/piazza, costituisce uno dei riferimenti principali dell’architettura percettiva  e mutevole, cara ai due “geniacci” di Basilea. Bellissimi anche gli interni, con la grande scala a chiocciola, che come un “cavatappi”, sembra attraversare tutto l’edificio fino in copertura. Vetrate e parapetti “fluo” completano la fascinazione, in un’operazione di marketing turistico, che ha anche molto da insegnare alla pochezza della politica italiana in merito.

Anche l’edificio del mercato coperto, tutto in legno, collocato nel centro storico (Flösserplatz), con la sua struttura a vista e le lamelle che creano un inusuale rapporto tra interno ed esterno, rappresentano un approccio “diverso” al tema dell’architettura. L’edificio si fa apprezzare soprattutto per il dialogo che instaura con l architetture del centro storico, dialogo che è anche “materico”.  Il progetto, vincitore di numerosi premi, lo si deve allo Studio Miller & Maranta, ed è del 2002 (foto sottostante tratta dal sito myswitzerland.com).

Il parcheggio sotterraneo, vicino alla stazione ferroviaria (foto sottostante tratta dal sito myswitzerland.com), è palesato in superficie, da una costruzione “plastica”. L’edificio progettato dallo studio di architettura Schneider & Schneider di Aarau genera un luogo di attrazione, determinando degli spazi di arredo urbano e di verde, rigorosi e definiti. Restituendo una percezione molto chiara della contaminazione teutonica di questa architettura.

Poi vi sono da vedere : La Stazione Ferroviaria di Theo Hotz (in vetro), la sopraelevazione Gais dello studio Frei Architekten AG (in beton),  la Hislanden Klinik di Architektur Burkard & Meyer Architekten Baden (in metallo e vetro), ecc. Sembra proprio che quì a Aarau, l’architettura dei materiali e della loro “percezione”, abbia un vero e proprio epicentro, facendoci riflettere sulla dimensione umana, sui sensi, quali apparati a cui l’architettura (quella vera), non può assolutamente prescindere.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Mars, politics, architecture


CREDIT :  Mars Rover Curiosity Image Gallery

“L’umanità, oggi ha un problema enorme e questo problema si chiama capitalismo: il capitalismo è uno schifo, perchè significa che qualcuno ha tutto e qualcun altro niente e spesso, pur di avere, si toglie agli altri. Tutto cio’ è profondamente ingiusto. Io personalmente, non ho mai dato alcuna importanza al denaro, io non ho denaro e non sono ricco, Il denaro è decisivo in un solo caso, quando può servire ad aiutare il prossimo, per il resto, porta solo sofferenza: l’idea del consumismo, di accumulare e accumulare, è un’idea che va combattuta. Da una parte, i banchieri che decidono come deve andare il mondo e, dall’altra, una marea di gente che non ha niente, che lotta per la vita e che soffre! E’ ingiusto!…….Dinanzi alla vita, alla morte, al tempo che passa, alla monumentalità della natura siamo tutti uguali, creature fragili, mortali : di fronte all’universo, non siamo più grandi di una formica.” (Oscar Niemayer “Il mondo è ingiusto” . Mondadori 2012)

L’architettura è un’attività sociale, politica direi, che coinvolge necessariamente la società. Un edificio, una infrastruttura, siano essi pubblici o privati, insistono nel paesaggio per decine, per centinaia di anni. Le motivazioni di una costruzione “selvaggia”, e spesso purtroppo quindi il consumo di suolo ad essa afferente, sono il frutto di una visione capitalista del mondo, di una “occidentalizzazione” dell’economia mondiale, come ci scrive chiaramente l’ultracentenario Niemayer.

Con la politica, l’architettura deve sempre stabilire un dialogo, che però, l’architettura contemporanea sembra sempre di più aver saltato a “piè pari”. La politica attuale sembra inevitabilmente schiava dell’architettura mediatica prodotta dal “sistema delle archistar”, è quindi desiderosa di rappresentarsi,  attraverso edifici che calano nelle città, come immaginifiche astronavi scultoree, capaci di nascondere ed occultare la totale assenza di un disegno generale.

La politica, quasi sempre è sotto il ricatto sistematico dell’edilizia privata, degli immobiliaristi, perché la realizzazione di nuovi insediamenti, consente di recuperare fondi per l’attuazione dei propri programmi ed alimentare la così detta “Casta”. Viceversa, l’edilizia privata e gli immobiliaristi, sono legati mani e piedi ai ricatti della politica. In mezzo, sempre ci stanno gli architetti, che fungono da “trade union” tra  questi due ambiti.

Il “Sistema Sesto San Giovanni”, di cui tanto si parla sui giornali è emblematico in tal senso, con una commistione tra politica, architetti, immobiliaristi e tangenti.

http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2012/10/24/791635-renato-sarno-sistema-sesto-arrestato-milano.shtml

Verrebbe da pensare che, forse politica e architettura, in Italia oggi, non hanno interesse a confrontarsi, seguendo canoni normali, etici e democratici di pubblica condivisione. Ma di agire “sottobanco” nelle stanze oscure del potere. Se, invece, così fosse, si aprirebbero consistenti fronti per sperimentare una nuova forma di ricerca progettuale, intimamente legata alle modalità di rilettura degli spazi urbani (pubblici e privati), alla luce delle nuove esigenze dell’abitare e del vivere contemporaneo.

È un lavoro complesso, coraggioso, in cui ognuno (politici, immobiliaristi, architetti) deve fare la sua parte e rendersi disponibile verso la costruzione di un futuro condiviso, ma proprio per questo è un lavoro affascinante. Si tratta di tornare a lavorare eticamente (dove l’etica non è solo sulla carta), in maniera corretta,  per porre i cittadini e la città, al centro di ogni progetto. Sensibilizzare, considerare, spiegare, rileggere, sono alcune delle azioni che sottendono il lavoro di tutti gli attori del processo di costruzione dello spazio dell’architettura (che oggi, come abbiamo visto è anche e soprattutto urbanistica).

Condividere, interpretare, spiegare, ricucire, sintetizzare, ecc. sono solo alcune delle possibili azioni di stretta competenza degli architetti, che devono abituarsi ad agire in team multidisciplinari.

Indipendentemente dal contesto socio-politico l’architetto resta sempre il garante, sotto il profilo etico, della qualità delle scelte che cambiano il volto delle città e, conseguentemente, della vita delle persone che le abitano, quei cittadini che sono anche elettori dei politici e potenziali acquirenti dei prodotti degli immobiliaristi.

Esiste un problema politico, denunciano i più, e lo vediamo in questi mesi che ci conducono alle elezioni, ma non basta come alibi. Permane per tutti noi architetti l’obbligo di avere (sempre) un forte senso di responsabilità, che investe essenzialmente un tema culturale e civile, quale è l’architettura, quando la si “progetta” per davvero. Visto che non siamo su Marte, ma sulla Terra !

CREDIT: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Coltivatori di querce (a John Dekker experience)


F. L. Wright – Hyde Park (Chicago) – Robie House – 1910 (Sopra)

Frank Lloyd Wright – Casa e Studio ad Oak Park (Chicago) – 1909 

Frank Lloyd Wright – Museo Salomon R. Guggenheim (New York) – 1959 

Scrive il grande architetto america  Frank Lloyd Wright nell’introduzione del suo libro “La Città Vivente” (Einaudi 1966): “Quando una grande quercia sta per morire, alcune foglie di un verde giallastro appaiono sui rami piú alti. La stagione seguente la maggior parte della corona superiore dell’albero è gialla; l’anno dopo i rami in alto rimangono senza foglie. Dopo diverse stagioni successive diciamo che l’albero è secco. Ma per molti anni ancora lo scheletro dell’albero inaridito rimane eretto e segna il cielo col suo profilo scuro come se nulla fosse avvenuto. Infine, marcito alla radice, inutile, la struttura greve alla sommità, precipita. Ma anche cosí lo scheletro pesante giace a lungo spezzato sul suolo. Occorrono molti anni prima che si tramuti in humus e nasca l’erba e che forse da una o due ghiande abbiano origine altre querce. Quel che per la grande quercia furono la linfa e le foglie è per un popolo una sana estetica.”

Il grande Frank Lloyd Wright, magico artefice di quell’architettura “organica”, che è un pò un’occasione persa, “dimenticata” per tutta la disciplina, ci da in questo scritto, un’ennesima traccia da seguire affinchè si possa tornare ad un equilibrato rapporto tra uomo, costruito :  l’estetica.  La sua idea di architettura rifuta la mera ricerca estetica fine a sè stessa, o il semplice  atteggiamento progettuale superficiale, come ben si evince dalla metafora dell’albero. L’architettura dovrebbe essere indipendente da ogni imposizione esterna contrastante con la natura dell’uomo. La progettazione architettonica deve creare un’armonia tra l’uomo e la natura. Così non sarà, morto Wright, sarà infatti, proprio l’estetica (non quella organica pregna di contenuti ed in perfetto allineamento con la storia della natura dell’uomo), a caratterizzare per i decenni successivi a questo scritto, e fino ad oggi, l’architettura americana.

Cosa è quindi, allo stato attuale, l’architettura di un luogo, gli Stati Uniti, che è una nazione ed una società in continua trasformazione? L’architettura è l’anima stessa di questo paese, come lo è la natura. Qui’ si costruisce, anche per competere con la natura, che spesso è ancora molto forte e soverchiante le attività umane (ma dove non lo è con il surriscaldamento dell’atmosfera terreste). L’architettura presuppone, un’evoluzione continua e benchè talvolta si possono verificare delle rivoluzioni, la matrice estetica (che è anche quella comunicativa principale), su cui si lavora è quasi sempre la stessa, il “limite esterno”, che attua la delimitazione di uno spazio “termico” atto a garantire la sopravvivenza dell’uomo su questo pianeta, indipendentemente dai “capricci” della natura. Quello che una volta era il “luogo della composizione architettonica”, oggi è sempre più una “pelle scultorea” che funge inevitabilmente da vero e proprio “marchio d’immagine”.

Se prima l’estetica, nell’architettura americana era anche “contenuti” oggi è sempre più solamente un’immagine, destinata a un rapido invecchiamento. La tecnologia, i materiali, per definire questo limite, sono finalizzati a creare uno “stupore estetico”, che fanno parte dell’imboscata mediatica, con cui nascono e si definiscono le poetiche delle archistar. Un “bliz estetico” però destinato a durare poco, ed a rinnovarsi di continuo. Insomma l’architettura americana attuale, non è fatta per durare, ma per essere continuamente manutenuta, pulita, spazzolata, riverniciata, ecc.. Il tutto con dei costi, anche per l’ambiente, “folli”, anche quando si parla di edifici sostenibili. L’architettura americana attuale è ancora perfettamente nel solco suicida che portò alla “crisi dei subprime”, così come lo è l’economia americana. Considerazioni in parte estendibili a tutto il mondo occidentale. Non a caso, proprio nel terzo trimestre del 2012, l’economia americana ha ripreso a crescere, e trainata soprattutto dal settore edile, a consumare suolo. Presto sarà così per tutto l’Occidente, sarà l’ennesima fatua “fiammata”. Forse l’ultima.

Ecco quindi, che le parole di accettazione del secondo mandato, del Presidente Barak Obama : “Il meglio deve ancora venire”, appaiono anche profetiche per la disciplina  dell’architettura americana. Speriamo sia soprattutto un “meglio” che contempli una profonda rivisitazione dei contenuti e degli obbiettivi, magari dando un giusto peso alla parola “decrescita”, con cui prima o poi tutto il mondo occidentale, ed anche l’architettura,  dovrà confrontarsi, volente o nolente. L’architettura deve ripensare il proprio modello di sviluppo, e quindi la propria estetica,  in America, come in Italia, ed in tutto il mondo. Vanno ripensati i criteri stessi della crescita urbana fin quì utilizzati. Non si tratta di porre un limite alla crescita urbana, all’edilizia, ma di ottimizzare le strategie atte a contrastare il consumo di suolo e l’inquinamento, attuando un nuovo modello di gestione del territorio.

Forse bisogna anche ritornare a coltivare ed a piantare querce, le cui ghiande, per millenni sono state cibo per lo stomaco degli esseri umani, ed anche per la loro mente.

Sopra il filmato “5 minuti di recupero” Un’occasione per ripensare la crescita urbana

F.O. Gehry – Jay Prizker Pavillion – Millenium Park (Chicago)

Asymptote – 166, Perry Street (New York) 

Morphosis – Cooper Square, 41 (New York) 

The Crown Fontain – Jaume Plensa – Millenium Park (Chicago) 

Sanaa – Art Museum , Bovery 235 (New York)

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Il serpentello bianco


Se passando dal nuovo centro direzionale di Milano (Garibaldi – Repubblica – Porta Nuova), non vi fate distrarre dalla “forme vecchiotte” e dalla magniloquenza dei grattacieli “gugliati”, magari potreste anche accorgevi, che sta nascendo un piccolo (si fa per dire – 14.500 mq. di slp) interessante frammento di quella bistrattata disciplina che è l’architettura.

L’edificio, ad uffici e negozi (al piano terreno che è su più livelli), è bianco, sinuoso, quasi a contrastare il “quadrato” grigiore della città lombarda. All’interno, alcune “chiostrine” contengono dei giardini pensili. Fuori è bianco, come deve essere l’architettura fedele alle prescrizioni di Giuseppe Terragni, Le Corbusier e Richard Meyer. Proprio di Le Corbusier, l’edificio sembra assumere a sua regola, i cinque punti della architettura : pilotis, tetto-giardino, pianta libera, facciata libera,  finestra a nastro. Ovviamente re-interpretandoli, ed adeguandoli alla contemporaneità. Nella “folle accozzaglia” dell’architettura di questa parte di città, questo “serpentello bianco”, alettato, e quà e là “televisoresco”, è cosa assai ghiotta, per chi ha la bocca “difficile” dei gourmet dell’architettura. Interessanti i dettagli, che sembrano molto curati (ad esempio nelle facciate vitree), così come le soluzioni tecnologiche adottate (soprattutto nelle facciate cieche), che sono all’avanguardia. Si percepisce anche chiaramente lo sforzo tecnico, di chi ha seguito operativamente il cantiere, per ricondurre il “design prestante” del progetto, alla dura realtà del costruito. Se vi capita di passare di lì, volgete lo sguardo: alla luce solare, ma anche a quella notturna, l’edificio dà già oggi, e darà sempre di più una volta completato, delle ottime sensazioni, e potrebbe stupirvi.

Il progetto è dello studio Piuarch (Francesco Fresa, German Fuenmayor, Gino Garbellini, Monica Tricario), fondato a Milano nel 1996. Il General Contractor è la Colombo Costruzioni spa, il committente è Hines Italia spa.

Quì sotto alcuni render dell’edificio ad uffici (tratte dal sito piuarch.it) in corso di completamento a Porta Nuova-Garibaldi – Repubblica a Milano – Concorso 2006

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lècch


La Meridiana, edificio commerciale, terziario e residenziale –  Renzo Piano (R.P.B.W.)

Edificio residenziale “La Corte” – Ettore Sottsass e Associati

Edificio residenziale “le Vele” – Marco Albini, Franca Helg, Antonio Piva

Piazza Cermenati – Progetto Marco Castelletti

Nel 1991, per alcuni anni sono andato a lavorare a Lecco, una ridente cittadina lacustre lombarda, nota per essere la città dell’incipit del romanzo del Manzoni “I promessi sposi”. Lì ho potuto (soprattutto durante le lunghissime pause tra il lavoro mattutino e quello pomeridiano) deambulare su questo piano urbano inclinato (infinito), che di fatto è dato da una sommatoria di piccoli “bellissimi” ed ancora oggi autonomi (e leggibili nel tessuto urbano), borghi rurali : Acquate, Belledo, Bonacina, Castello, Chiuso, Germanedo, Laorca, Lecco, Maggianico, ecc.. Ognuno con le proprie specificità, anche architettoniche. Le considerazioni fatte durante queste “passeggiate paesaggistiche”, assolutamente personali e particolari, le riporto quì in maniera sintetica.

Si tratta di una città con una popolazione, essenzialmente montana, “spiaggiata” accidentalmente a lago, ma che con esso, non ha un rapporto di usanze e di “feeling paesaggistico” particolare.  Lecco è una città che fino al Settecento è stata un luogo di produzione agricola, poi nell’Ottocento, ha consolidato una vocazione prettamente industriale (Acciaierie e metalmeccanica), divenendo una dei principali luoghi produttivi, nella filiera dell’acciaio, d’Italia. Nel secondo Dopoguerra, la lenta dismissione delle numerose realtà industriali, ne ha fatto un luogo essenzialmente di terziario ed in parte turistico.

L’architettura ed il paesaggio urbano, hanno seguito, fedelmente, questo “stato delle cose”. Infatti  Lecco non ha mai prodotto una scuola “lecchese” in merito, come invece è capitato a Como, a Varese, a Milano. La città, è nata, saturando, all’abbisogna, con un tessuto urbano incoerente ed abbastanza caotico, il territorio tra un antico borgo e l’altro.

L’unica stagione, che vede dei protagonisti lecchesi, è quella dei movimento Novecentista : Ennio Morlotti, Mino Fiocchi, Mario Cereghini, Orlando Sora, ecc.. Pittori, scultori, letterati, architetti, che si affermano anche a livello nazionale e tentano, senza riuscirci, di “segnare” la città, di indirizzarla.

Una delle principali attività, oltre al terziario, di Lecco, è oggi l’edilizia, quì nel corso del tempo, si sono sviluppati grandi imprese, che oggi costruiscono sia in città (nelle numerose aree dismesse), ma anche su tutto il territorio nazionale. Ciò ha consentito soprattutto negli ultimi decenni, di realizzare degli edifici, che singolarmente, rappresentano delle eccellenze, degli esempi di architettura, pur non essendo emblematici e rappresentativi dell’attività dei loro autori.

D’altronde, il paesaggio di questo ramo del Lago di Como, è così bello e mutevole, continuamente in bilico tra la mitezza lacustre e l’estrema vicinanza con le maestose montagne (Resegone, Grigne, ecc.), da poter sopportare qualunque “violenza paesaggistica”. Il dualismo : lago, montagna, genera una tensione, che rende spesso “magica”, una città per nulla bella.  La stessa meteorologia, estremamente mutevole, fà di Lecco uno dei “lavandini d’Italia” (soprattutto in estate), così come è influenzata dai due venti dominati : la Breva ed il Timavo, ma è anche fonte di una forte variazione luminosa, che garantisce una sublime espressività scenografica del cielo e delle nuvole. Cosa per nulla secondaria all’esaltazione delle forme architettoniche e paesaggistiche.

Quì sotto alcune immagini di Lecco

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑