Assenza di futuro


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Il Professor Giancarlo Consonni, pubblica un articolo dal titolo “Bocconi l’architettura delle facili metafore”  sul giornale  La Repubblica – Milano, del 9 dicembre 2012, che di fatto è un manifesto contro il progetto di Sanaa per l’area della ex Centrale del Latte di Milano (di recente presentato all’opinione pubblica).  In tale documento, l’anziano docente, ci fa un escursus dotto, una vera e propria “lezione frontale”, di quanto sia il progetto di Sanaa, non allineato con la storia dell’architettura milanese, e soprattutto con il “moderno” di Giuseppe Pagano Pogatschnig (1896-1945), autore del primigenio edificio dell’università Bocconi (di cui sono le immagini di questo articolo).  E rincarando la dose, ci illumina che la città di Bramante e Filerete, non può avere un progetto che : “è lontano anni luce da quella storia, compresa la sontuosa spazialità che caratterizza gli interni bocconiani di Pagano e Predaval. Si sa: nell’inseguire una visibilità sulla scena mediatica, tra i mezzucci a cui ricorrono architetti in grave crisi di idee vi è la metafora facile, priva di senso civile: la biblioteca-libro, il grattacielo-supposta, il casinò-fiche, ma anche lo stadio-nido, il museo vasca da bagno ecc. ecc.”

Eppure lì vicino, l’orribile “ciambella mattonata” di Ignazio Gardella, riconosciuto maestro della “scuola milanese del moderno”, costruita quale ampliamento dell’università Bocconi, tra il 1999 ed il 2000, testimonia di una presunta mancanza di “senso civile”, che non è solo di Sanaa. Ma di Gardella, il lungimirante Consonni non parla, sarebbe troppo “sconveniente” fare le pulci, ad un illustre defunto, che ha una genia ancora attiva a livello universitario.

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La “ciambella mattonata” di Ignazio Gardella 

All’esimio docente ci preme, sottolineare inoltre, che il progetto di Sanaa, è il frutto di un concorso ad inviti di livello internazionale, che si è avvalso di una giuria presieduta da Peter Cook (architetto e designer di fama mondiale, nonché Sir della Corona inglese), fondatore di Archigram, già direttore dell’Institute of Contemporary Arts, London, e della Bartlett School of Architecture, University College London.

Tale giuria contava i seguenti elementi : Guido Tabelloni (che allora era rettore dell’Università Bocconi); Bruno Pavesi (consigliere delegato dell’Università Bocconi); Federico Oliva (professore di urbanistica al Politecnico di Milano); Yvonne Farrell (degli irlandesi Grafton Architects); Martha Thorne (direttore esecutivo del Premio Pritzker); Deyan Sudjic (direttore del Design Museum di Londra); Enrico Cucchiani (amministratore delegato di Intesa Sanpaolo); Cesare de Seta (notissimo storico dell’arte e dell’architettura); Stefano Cascinai (architetto e scrittore).

I professionisti invitati al concorso, oltre al vincitore Sanaa erano di assoluta rilevanza internazionale : Rem Koolhaas (Olanda) Premio Pritzker 2000; David Chipperfield (Regno Unito); Thom Mayne (USA), Premio Pritzker 2005; Massimiliano Fuksas (Italia); Mario Cucinella (Italia); Cino Zucchi (Italia); Mathias Sauerbruch, Louisa Hutton (Germania); Benedetta Tagliabue – EMBT (Spagna); Odile Decq (Francia).

Il progetto potrà non piacere, al docente universitario, ma forse, prima di trarre delle conclusioni così definitive, sarebbe meglio attendere la sua costruzione, visto che molte architetture contemporanee, più che valutate “sulla carta” vanno vissute, con tutti e cinque i sensi, per essere apprezzate (come la biblioteca del Politecnico di Losanna). Ma forse, per Consonni questo è difficile da comprendere, attaccato come è alla metafora della “fabbrica moderna” che diventava università a cui si rifaceva in maniera esplicita Pagano (riferendosi al modello della Bauhaus di Dessau).

Non dimentichiamoci poi, che moltissimi componenti di quel “moderno milanese” citato nell’articolo, e sembra “rimpianto” da Consonni, hanno “rovinato”, sia dal punto di vista dell’architettura che dell’urbanistica,  parecchie zone di Milano, soprattutto in periferia. La continuità, con la storia dell’architettura, spesso deve godere di “preziose discontinuità”, proprio per potersi re-indirizzare verso un nuovo futuro possibile. Ma questo il  Consonni, difensore di una “scuola milanese” morente, che ci ha regalato dei veri e propri scempi (architettonici, urbanistici e sociali), come le case di Aldo Rossi a Vialba o al Gallaratese, oppure quelle di Aymonino sempre al “Galla”, oppure quelle da Albini e soci a San Siro, oppure il quartiere di Quarto Oggiaro, ecc. ecc..

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