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Builders of the future

Categoria

Filosofia

Come siamo


Andrea Zanzotto – Così siamo – : «E così sia: ma io / credo con altrettanta / forza in tutto il mio nulla, / perciò non ti ho perduto / o, più ti perdo e più ti perdi, / più mi sei simile, più m’avvicini».

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The Great Gig in the Sky


Omaggio a Steve Jobs, costruttore di futuro

And I am not frightened of dying
Any time will do, I don’t mind
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it
You’ve gotta go sometime
I never said I was frightened of dying

E io non ho paura di morire
Ogni volta che va bene, non mi dispiace
Perché dovrei avere paura di morire?
Non c’è ragione per questo
Tu devi andare qualche volta
Non ho mai detto che ero spaventato di morire

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La vita segreta delle piante


Uno spazio ritagliato in uno dei parchi più belli d’Europa, i giardini di Kensigton, un ritaglio nero, rettangolare, rivestito ovunque di trame organiche di yuta, impregnate di resina nera. Un luogo di pace, riflessione e di silenzio all’interno di una delle più grandi città del Mondo. Al centro un terreno, costruito con piante da sogno per realizzare un giardino naturale. Una specie di grande epicentro, dove per arrivarci bisogna percorrere un lungo corridoio oscuro, senza contatti diretti tra l’esterno e l’interno. E’ come un “urlo” a mettere al centro dei nostri pensieri il paesaggio, che segna la superficie della Terra, che è parte della nostra storia su questo pianeta. Milioni, miliardi di piante, ogni giorno reagiscono al sole, al vento, alla pioggia, crescono, producono l’ossigeno necessario alla nostra vita, ci alimentano. Organismi silenziosi che ci circondano, con la loro presenza discreta, fatta anche di personalità e di carattere, che inevitabilmente ci condiziona ed orienta, magari inconsapevolmente. Piet Oudolf, grande paesaggista olandese, per l’ennesima volta ci regala quasi un luogo comune, un punto di contatto “intimo” tra noi e le piante. Quasi una dichiarazione d’intenti, che con le piante e la loro disposizione, si possa creare un Mondo, un “Mondo Nuovo”. Quì nel giardino del Padiglione provvisorio della Serpentine Gallery 2011 di Londra,  per lunghi attimi, sostando in silenzio,  si può perdere la dimensione del tempo e ritrovarsi in un universo colorato, profumato, in cui tutto sembra perfetto. L’architettura è qui solamente il contenitore discreto, di quello che sta al suo interno. Piet Oudolf, dichiara il progettista dell’edificio, lo svizzero Peter Zumthor : “mi dice che farfalle ed api amano l’odorato dei fiori scelti”.

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AuBenalster


Ad Amburgo, una sera d’estate, al tramonto,  un signore, lungo la riva del grande lago AuBenalster, che si trova a ridosso del centro storico, si spogliava, piegava, con cura i vestiti lungo la riva, con a fianco le scarpe e poi si tuffava nel lago, con una borsa a tenuta d’acqua, visto che galleggiava diligente, dietro di lui. Da qui raggiungeva con bracciate rapide e precise, la base di un pilone, posto proprio nel bel mezzo del lago. Vi si sedeva sopra, si asciugava e si rivestiva con un curioso vestito in tulle bianco. Poi si metteva in piedi, spalle al tramonto, passando ore ad osservare immobile l’orizzonte in direzione nord, in direzione della notte. Ho visto fare a quest’uomo, ogni sera, delle sette che sono stato ad Amburgo, questo inusuale rito. Ho sempre pensato che stesse meditando. Si medita da soli, con rigore e disciplina, senza bisogno di radunarsi in massa. Si medita da soli, come si nasce e si muore da soli.

To Hamburg, an evening in summer, to the sunset, a gentleman, along the shore of the great lake AuBenalster, that is found behind the historical center, stripped him, it folded up, with care the suits along the shore, with beside the shoes and then it plunged him in the lake, with a waterproof purse, considering that it floated industrious, behind of him. From here it reached with rapid and precise armfuls, the base of a pylon, sets really in the beautiful mean of the lake. It took a seat you above, it dried and it was dressed again with a curious suit in white tulle. Then it built, shoulders to the sunset, times giving to observe immovable the horizon in direction north, in direction of the night. I have seen to do to this man, every evening, of the seven that have been to Hamburg, this inusuale rite. I have always thought how same meditating. You meditates alone, with rigor and discipline, without need to gather in mass. You meditates alone, as he is born and he dies alone

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Fortuna/Luck


Io non credo nella fortuna, ma credo fermamente nell’assegnare un valore alle cose.

I do not believe in luck, but I do believe in assegning value to things.

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Elogio della penombra


Di quanta luce ha bisogno l’uomo per vivere, e di quanta ombra?

La luce non sempre vuol dire chiarezza, ed oggi, invece, si fa molta luce, ovunque. Troppa luce, all’insegna di una lotta per sconfiggere un presunta insicurezza, che è più mentale che effettiva.

Invece l’uomo ha bisogno anche di ombra, anzi sarebbe meglio dire che l’uomo vive soprattutto in penombra. Quindi né alla luce piena, né completamente in ombra. La penombra è la condizione ideale per la vita umana.

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Silenzi eloquenti


“Viviamo assediati dal rumore, sottomessi al ritmo sincopato e frenetico di un’attualità che lancia fugaci lampi sul mondo per suscitare immagini istantanee che scompaiono prima che le possiamo catturare. Dal fermento di questa realtà disgregata e turbolenta sorge una cultura sempre più ossessionata dal dover registrare le palpitazioni del presente. Un cultura mediatica, immersa nel rumore dell’informazione e dei fatti, alla quale, per farsi sentire, non resta altro che gridare più forte. Una cultura effimera che, trascinata dall’attualità in una vertiginosa fuga in avanti, finisce per confondersi con questa, riproducendola e amplificandola senza il minimo segno di distanza. Il rumore del mondo è oppressivo e assordante. L’unico in grado di opporsi al rumore è il silenzio. Il silenzio apre una profonda breccia nello scenario convulso e febbrile della nostra vita quotidiana. Genera una cavità e uno spazio vuoto, che ci distoglie dal vortice dell’attualità. Ma, paradossalmente, questa invocazione al silenzio non è che una rivendicazione della parola. Il silenzio, infatti, non si oppone alla parola, della quale è fedele alleato, ma al rumore, che è il suo acerrimo nemico.”

Carlos Martì Aris – Silenzi eloquenti – Christian Martinotti, 2002

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La Grande Muraglia


Perchè in un luogo come Milano, assistiamo quotidianamente alla cementificazione sistematica del territorio?

Perchè a Milano molti interventi progettati ed in corso di costruzione verranno realizzati solamente parzialmente ed in maniera ampiamente modificata rispetto al progetto iniziale?

Perchè a Milano non è possibile trovare delle soluzioni progettuali che risolvano la contraddizione tra sviluppo del territorio e  eco-sostenibilità del sistema urbano?

Quello che siamo autorizzati a pensare della Grande Muraglia (Cinese): è che non era tanto una mossa militare, quanto mentale. Sembra   la fortificazione di un confine, ma in realtà è l’invenzione di un confine. E’ l’astrazione concettuale, fissata con tale fermezza e irrevocabilità da diventare monumento fisico e immane.

E’ un’idea scritta con la pietra.

L’idea era che l’impero fosse la civiltà, e tutto il resto fosse barbarie, e quindi non – esistenza. L’idea era che non c’erano gli umani, ma Cinesi da una parte e barbari dall’altra. L’idea era che lì in mezzo ci fosse un confine: e se il barbaro, che era nomade, non lo vedeva, adesso l’avrebbe visto : e se il cinese che era impaurito se lo dimenticava, adesso se lo sarebbe ricordato. La Grande Muraglia non difendeva dai barbari: li inventava. Non proteggeva la civiltà : la definiva. – ( Alessandro Baricco – I Barbari, saggio sulla mutazione – Economica Feltrinelli 2006 )

A Milano si costruisce per difendere l’idea di una città che non c’è più, l’idea che Milano possa essere come le grandi capitali del Mondo, un luogo eccellente per quanto concerne il costruito. Si costruisce QUANTITA’ (a Milano oggi si stanno costruendo 4.500.000 di metri quadrati di superficie lorda di pavimento, pari a circa 15.000.000 di metri cubi ) a scapito della QUALITA’, perchè cosi’, come i Cinesi con la Grande Muraglia, si spera di difendere il proprio (piccolo) mondo (antico) e le regole (mafiose/lobbistiche) consolidate.

La Grande Muraglia Cinese

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Pietra, durata, pensiero


Montagna, pietra, acqua, costruire in pietra, con la pietra, dentro la montagna, costruire fuori dalla montagna, essere dentro la montagna: il tentativo di dare di questa catena di parole un’interpretazione seriale democratica, ha guidato il progetto e, passo dopo passo, gli ha dato forma. Si è trattato di un processo scandito da felici scoperte e pazienti esplorazioni, indifferenti a modelli rigidi, sin dall’inizio affrontato gioiosamente perché si trattava di lavorare con la natura mistica di un mondo di pietra dentro la montagna, con l’oscurità e la luce.

Durata non c’è nella pietra immortale, preistorica, ma dentro il tempo, nel morbido.

Distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più, con un fare bene finalizzato alla contemplazione.

Secondo me un uomo che non pensa e non riflette, prima di parlare o scrivere, non è nemmeno vivo.

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