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Natura

Muffe


Microbi, batteri e muffe, non capiscono i confini politici stabiliti dall’uomo. Hanno quale unica “missione” quella di  espandersi all’infinito, se trovano le condizioni ambientali, e reagire liberamente, sono veramente sovrani dei loro dintorni. Essi de-territorializzano lo spazio umano topografico, per delimitare il proprio dominio . Muffe, microbi, e batteri,  lasciano sempre qualche traccia dietro di loro. Una prova, una traccia, della loro espansione, del loro passaggio, viene sempre lasciata soprattutto, quando diversi oggetti entrano in contatto tra loro, rivelando una narrazione del passato, come le impronte digitali che indicano una mano che una volta entrata in contatto con una superficie o una sedia,  rivela che qualcuno era seduto lì prima di noi . In questo caso a noi interessano soprattutto le muffe, che da quando è la “casa dell’uomo”, rappresentano un “inquilino”, con cui necessariamente dobbiamo fare i conti.

Le muffe (si legge su wikipedia), che nelle case moderne super-coibentate sono un tipo di funghi pluricellulari, capaci di ricoprire alcune superfici sotto forma di spugnosi miceli e solitamente si riproducono per mezzo di spore. È comunemente chiamata muffa un agglomerato di questi sottili miceli, formatisi su materia vegetale o animale, generalmente come uno strato schiumoso o filamentoso, come segno di decomposizione e marcescenza. Nella tassonomia e nella filogenia le muffe non costituiscono un gruppo preciso, trovandosi nelle divisioni Zygomycota, Deuteromycota e Ascomycota. Le numerose spore rilasciate dalle muffe non causano alcun danno negli uomini, ma le ife che crescono da queste spore possono aderire alle cellule del primo tratto dell’apparato respiratorio e causare problemi in chi ha delle insufficienze immunitarie. Le muffe formatasi all’interno degli edifici creano un problema, soprattutto riguardo all’inalazione delle spore. Le spore di alcune muffe, infatti, causano potenti allergie (in quanto allergeni); inoltre, le spore di alcuni funghi come lo Stachybotrys rilasciano potenti tossine che, nei polmoni, creano infiammazioni e lesioni polmonari, specie nei bambini. Negli ambienti, la presenza di muffa può significare che qualcosa non va: una scarsa esposizione solare (spesso la muffa è uccisa dalla luce diretta del sole), un’eccessiva umidità (o per costanti infiltrazioni di acqua o per condensa sui muri freddi), una insufficiente ventilazione o una scarsa.

Oggi, con l’applicazione della legislazione vigente in merito al contenimento dei consumi energetici (Legge 10/1991) e con la certificazione energetica obbligatoria degli edifici (DLgs 192/2005 e 311/2006, DPR 59/2009), gli edifici, e soprattutto quelli residenziali, presentano ormai quasi in maniera regolare, lo svilupparsi di questi fenomeni in maniera più o meno diffusa. Ciò dipende dal fatto che le case, gli appartamenti, risultano sempre più spesso “stagni”, chiusi, senza una non corretta ventilazione. La presenza ormai sporadica delle persone in casa, e la mancata abbondante ventilazione degli ambienti, consentono lo svilupparsi di vere e proprie aggressioni fungine e di muffe. Fenomeno dovuto, a causa di una non ottimale ventilazione degli ambienti, che rendono l’aria interna insana e ricca di umidità.

Diventa quindi buona norma, quasi indispensabile, per il progettista di edifici ad alta prestazione energetica e supercoibentati (Classe B, Classe A, Casaclima oro, ecc.), dotare l’immobile di una ventilazione meccanica degli ambienti interni, che aspira l’aria viziata, la filtra, la pre-riscalda o la raffresca e la re-immette trattata (quindi de-umidificata, con le micro polveri abbattute, i pollini assenti, ecc.). Viene così garantito il risparmio energetico, scongiurate le muffe e si evita anche l’ingresso di aria inquinata, di rumore. Si vengono così, però, a generare degli spazi confinati, in cui la nostra vita trascorre sempre più in condizioni in cui noi siamo protetti, isolati, allontanati, dall’ambiente che ci circonda, quasi fossimo a vivere su Marte o sulla Luna. E’ di fatto un rifiuto della Natura da cui proveniamo, che abbiamo vessato e modificato talmente, che ci è ostile, improba.

http://www.oikosstudio.eu/index.php?fl=5&op=mcs&id_cont=159&eng=Ventilazione%20Meccanica%20&idm=203

Oppure si potrebbe immaginare, facendo della “architettura estrema” e di confine,  il ritorno ad uno spazio mutevole, dove le canoniche coordinate di ragionamento, si trasformano in un set di parametri dinamici. Governare le mutazioni microbiologiche, le muffe, può essere percepita come una nuova maniera di fare architettura degli interni, di vivere lo spazio-tempo. Ad esempio è come, progettare un ambiente umido, dove normalmente viviamo oggi, in cui si possa concepire che l’essere trasformato da campioni di batteri, di muffe, di funghi in un tono chiaro, sentirne gli odori, possa essere un “valore” che ci consente di avere un intorno, più coerente con la Natura da cui proveniamo, oltre ad essere sempre mutevole e vario. Un ambiente interno, che invece di essere dominato da carichi di polveri e micropolveri, provenienti dall’esterno, dalla nostra stessa desquamazione epiteliale, e degli oggetti in esso inclusi, possa essere invece un fluttuare mutevole di microrganismi, sui muri e nell’aria, perchè abbiamo risolto molte delle contraddizioni “esterne” del vivere odierno : inquinamento, traffico, incenerimento rifiuti, ecc.. Un ambiente interno in costante lenta modificazione ed in grado, forse di essere molto più appagante e coerente con il nostro passato, di “un’astronave” asettica ed artificiale.

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Omaggio a Livio


Case tradizionali a Sosogno (Val Verzasca)

Sono stato a parecchie conferenze di Livio Vacchini, il grande architetto svizzero (di Locarno), purtroppo morto qualche anno fa, dopo una lunga depressione (Locarno, 27 febbraio 1933 – Basilea, 2 aprile 2007). Di lui mi ha sempre colpito la sua “burbera schiettezza”, e l’essere “fuori dagli schemi”, come i veri cavalli di razza. La sua architettura, quasi classica, sublimava nelle ascetiche e semplici proporzioni compositive, il feeling con il moderno, con Le Corbusier. Vorrei qui parlare di un suo piccolo edificio a Vogorno in Val Verzasca, realizzato a metà degli anni ottanta del Novecento: casa Rezzonico. Livio Vacchini non amava molto, questo progetto, divenuto, contro la sua volontà un emblema del recupero “colto ed intelligente” dell’architettura tradizionale della Val Verzasca.

Ponte romano (Val Verzasca)

La Val Verzasca è una bellissima valle, situata a circa 135 chilometri da Milano, con una storia unica e complessa, i primi insediamenti nella zona, in particolare presso la foce della Verzasca, risalgono al neolitico. Risale al settimo  secolo avanti Cristo il “Sass di Striöi” (Pietra delle Streghe) di Berzona (una frazione di Vogorno), un masso su cui sono stati incise croci e due forme di piede. A Tenero si trova un’importante necropoli romana dei primi secoli dopo Cristo: scoperta nel 1880, vi sono stati ritrovati anfore ed oggetti in bronzo ora custoditi presso il Castello dei Visconti di Locarno.  La Val Verzasca è situata nel centro geometrico di Ticino. È circondata dalle montagne con dei passi all’altitudine di circa 2000-2500 metri e a un sola strada d’accesso da Gordola. La valle e molto stretta e si estende per circa 25km.. Verzasca è considerata una delle valli più selvagge di Ticino, ed è riuscita di conservare sua bellezza primigenia e l’architettura tradizionale nella forma dei rustici di pietra.

I monti della Val Verzasca

Le numerose e spettacolari cime con vista sul Vallese e sulle Alpi Bernesi, e i passi che conducono alle valli adiacenti, rendono la Valle Verzasca un luogo molto frequentato dagli amanti del Trekking d’alta montagna e del Rafting. L’intera valle è punteggiata dai tipici “rustici” di pietra grigia (Gneiss), con bordi bianchi alle finestre e pesanti tetti di pietra. Le Cappelle lungo i sentieri testimoniano della fede religiosa dei valligiani; in particolare si ricorda la “Cappella del Vescovo” a Gordola, fatta costruire nel 1669  dal vescovo di Como, Ambrogio Torriani, dopo essersi salvato da una pericolosa caduta da cavallo.

Casa Rezzonico a Vogorno

Ritornando alla Casa Rezzonico di Livio Vacchini, l’architetto, ha raccontato in una conferenza, qualche anno prima della sua morte, che originariamente il suo intento era quello di costruire una casa in cemento armato, con i muri in pietra (Gneiss), come in uso nell’architettura tradizionale locale, ma rigorosamente con il tetto piano. Poi, dopo una lunga diatriba con l’amministrazione comunale di Vogorno e soprattutto con il tecnico, si era deciso a dare una risposta, provocatoria ed alternativa a queste “insistenti richieste”. L’edificio venne quindi riproposto esattamente identico come il progetto originario, con un’unica variante, sul tetto piano era stato appoggiato un duplice tetto a struttura lignea e falde in pietre locali. I due tetti, quindi denunciavano, nella loro inutile funzionalità, la loro “addizione” puramente decorativa, di una non condivisa imposizione.

Ai più, però, l’edificio Vacchini, con due tetti in “piotte”, garbava, in quanto citazione colta dell’architettura tradizionale locale, cosa che così non è. Di fatto è un “ibrido” molto equilibrato, dove ciò che è stato imposto, valorizza la modernità “voluta” del piccolo edificio, che costituisce un “ponte” tra Passato e Futuro. Soprattutto, un esempio di come si salvaguarda il paesaggio dandogli contemporaneità. Un grande insegnamento di umiltà, da un  “maestro” dell’architettura, soprattutto per noi Italiani, che spesso cadiamo nelle “sabbie mobili” delle Sovrintendenze ai Monumenti, ed a vincoli paesaggisti beceri, applicati da tecnici incapaci, che, più che salvaguardare il paesaggio, lo danneggiano per sempre.

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La vita segreta delle piante


Uno spazio ritagliato in uno dei parchi più belli d’Europa, i giardini di Kensigton, un ritaglio nero, rettangolare, rivestito ovunque di trame organiche di yuta, impregnate di resina nera. Un luogo di pace, riflessione e di silenzio all’interno di una delle più grandi città del Mondo. Al centro un terreno, costruito con piante da sogno per realizzare un giardino naturale. Una specie di grande epicentro, dove per arrivarci bisogna percorrere un lungo corridoio oscuro, senza contatti diretti tra l’esterno e l’interno. E’ come un “urlo” a mettere al centro dei nostri pensieri il paesaggio, che segna la superficie della Terra, che è parte della nostra storia su questo pianeta. Milioni, miliardi di piante, ogni giorno reagiscono al sole, al vento, alla pioggia, crescono, producono l’ossigeno necessario alla nostra vita, ci alimentano. Organismi silenziosi che ci circondano, con la loro presenza discreta, fatta anche di personalità e di carattere, che inevitabilmente ci condiziona ed orienta, magari inconsapevolmente. Piet Oudolf, grande paesaggista olandese, per l’ennesima volta ci regala quasi un luogo comune, un punto di contatto “intimo” tra noi e le piante. Quasi una dichiarazione d’intenti, che con le piante e la loro disposizione, si possa creare un Mondo, un “Mondo Nuovo”. Quì nel giardino del Padiglione provvisorio della Serpentine Gallery 2011 di Londra,  per lunghi attimi, sostando in silenzio,  si può perdere la dimensione del tempo e ritrovarsi in un universo colorato, profumato, in cui tutto sembra perfetto. L’architettura è qui solamente il contenitore discreto, di quello che sta al suo interno. Piet Oudolf, dichiara il progettista dell’edificio, lo svizzero Peter Zumthor : “mi dice che farfalle ed api amano l’odorato dei fiori scelti”.

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L’uomo antibiologico


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L’uomo persegue, con ossessione metodologica, una strada antibiologica, tesa a costruire, fuori di sè un sapere innaturale, contrario alle regole ed ai principi della Natura. Un “sapere come rete di modelli”, in cui la cultura è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell’uomo. Una rete geometrica, astratta, matematica, che spesso si cerca di “spacciare” come simbionte della natura, ma che invece è da essa completamente distante ed avulsa.

Come scrive Claudio Magris nel bellissimo articolo – L’urlo della natura – pubblicato a pag. 34 del Corriere della Sera di Domenica 13 marzo 2011 : “L’orgoglio dell’uomo che con la sua tecnica soggioga la natura o l’invettiva contro questo orgoglio partono da un abbaglio: dalla contrapposizione fra l’uomo e la natura e dalla contrapposizione, altrettanto fallace, fra naturale ed artificiale……L’uomo non sta devastando – La Natura – ma sta compiendo un altro peccato, più autodistruttivo che distruttivo: sta spesso minacciando non la natura, ma se stesso, la propria specie”.

Alla Natura, dell’uomo, molto probabilmente non importa nulla, perchè essa non ha piani, non ha progetti, non ha modelli,  essa (la Natura) è puramente caos sublime, disordine, che ogni tanto trova instabili e momentanei equilibri, o mimetismi di tali equilibri, a cui noi specie umana attribuiamo il significato di “ordine”, che invece non è.

La Natura è infinita ed eterna, mentre noi, specie umana, siamo finiti ed abbiamo solamente un illusoria speranza di eternità, per nulla realizzabile; e ciò ci rende arroganti, presuntuosi, capaci di modificare, di distruggere il nostro intorno e la natura all’abbisogna.

Ecco io vedo nelle immagini dello Tsunami, dell’Oceano Pacifico, che invade la pianura irrigua di Sedai nella Prefettura di Miyagi, distruggendo colture, conurbazioni, canali, e tante vite umane, la Natura che riafferma la propria dimensione, la propria indifferenza : Il Caos sublime. Distruggendo la rete, l’ordine geometrico della specie umana, di fatto inutile, ridicolo ed insignificante rispetto all’eternità, all’infinito.

Alla fine, non rimarrà molto di noi specie umana, del nostro transito terrestre.

Sendai prima dello Tsunami  26.02.11                    Sendai dopo lo Tsunami 12.03.11

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