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Builders of the future

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Suggestioni di futuro

Creatività


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In questi giorni sto leggendo il  libro di Stefano Boeri dal titolo emblematico “Fare di più con meno” (il Saggiatore, 2013). Costui, architetto ed ex assessore alla Cultura della giunta Pisapia, è iscritto al Partito Democratico, ed è fratello del noto economista Tito. E’ Boeri quanto di più avulso dal PD io conosca, potrebbe benissimo essere iscritto a qualche movimento.

Il libro offre un’interessante approccio all’attuale situazione di crisi, che io condivido appieno. L’assunto iniziale è che quanto stiamo vivendo non è un tunnel nero (ed oscuro) da cui ci si aspetta, prima o poi, di vedere, in fondo la luce, la crisi sarà il nostro presente ed il nostro futuro. Bisogna saper vivere, con intelligenza, cultura e creatività, l’oscurità. Senza aspettarsi una “luce in fondo al tunnel”.

La crisi ci obbliga a confrontarci con un nuovo paesaggio sociale e culturale, nonché economico. Boeri, dichiara che : “L’ingresso in questo nuovo paesaggio ci chiede di cambiare strumenti di misurazione. E ci obbliga a ripensare al rapporto tra risorse, vincoli e opportunità. Senza l’illusione di poter ritornare a una condizione di abbondanza di beni e servizi, ma anche senza nostalgia per un passato che non può più tornare”.

Bisogna fare di più con meno, ed in ciò, può avere molta importanza la “bellezza”, che è un valore aggiunto in cui noi italiani costituiamo un’eccellenza. Si tratta di mettere a sistema tutto ciò, essendo la bellezza un contenuto da applicare alle scarse risorse disponibili, da offrire, che può consentire una “nuova crescita” : sostenibile, concreta e soprattutto durevole, da consegnare alle generazioni future.

In tal senso bisogna essere portatori di una politica che faccia vibrare di passione la propria anima e quelle degli elettori. Una politica, soprattutto, che faccia proposte chiare, e che sia in grado di elaborare idee concrete per riprogettare l’Italia .

L’interpretazione progettuale di questi anni, proposta da Boeri è molto interessante, perché partendo da un opzione economica “la crisi”, propone delle soluzioni culturali (e non economiche), applicando le migliori prassi politiche (credibili), attualmente individuate nel campo della decrescita e della sostenibilità. Il tutto per imparare a convivere con  “creatività” quell’ombra, che deve essere vissuta come un’opportunità e non come un danno irreparabile.

Bisogna adottare un metodo teso a diffondere la creatività diffusa nella società, con un modo di approccio “fluido” che si vada via via definendo (in progress), modificandosi continuamente in funzione degli apporti dei singoli individui, recependo i loro problemi sempre più attuali. Solo alla fine, guardando in dietro, (nell’ombra), si saprà quale forma avrà avuto e come si sarà sviluppato.

Luce ed ombra caratterizzano la nostra esistenza, essendo esse le componenti fondamentali della vita su questo pianeta, l’economia è solamente una sovrastruttura culturale umana, forse la crisi la si supera proprio riducendo ciò che è inutile, in favore di un approccio globale più creativo.

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Acciaio !


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Senza titolo-1 copia

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Sopra immagini dell’area ex Italsider di Bagnoli (Napoli)

Le acciaierie sono state il simbolo dell’industria pesante italiana e della classe operaia per almeno in secolo, come in molti altri luoghi produttivi europei. Nel 1994 chiude definitivamente l’Italsider di Bagnoli. Negli stessi anni è in corso lo smantellamento sistematico delle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. Nel 1985, a Sesto San Giovanni c’erano 12.750 lavoratori dipendenti Breda, Falck, e Magneti Marelli. Nel 1992, i dipendenti sono scesi a sole 700 unità. Ambedue i siti industriali soggiaciono, ad un apposita Legge per la loro riconversione, la n° 582 del 1996.

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Foto del T3 “La Pagoda” ex aree Falck a Sesto S.G. (Milano)

A Sesto, si trovano quasi improvvisamente concentrate, in pochi anni, un quantitativo enorme di aree dimesse. Quasi tutte le aree dimesse sestesi, vengono “valorizzate” dalle proprietà originarie (Falck, Magneti Marelli, Breda, ecc.) e vendute ad operatori immobiliari privati, e ad ogni passaggio di mano, aumentano di valore. Infatti le aree di si trovano in un punto nodale dell’area metropolitana milanese, altamente infrastrutturata. Alcune aree vengono parzialmente recuperate (PII ex Marelli), altre come al esempio la riqualificazione delle aree Falck, stentano ad avviarsi.

L’obiettivo a Napoli è diverso, si punta al recupero di Bagnoli, anche per bilanciare il forte inquinamento subito per decenni dalla popolazione locale, Per altro Bagnoli è stata un paradiso stretto fra Nisida e Capo Miseno, uno dei posti, in passato, più belli del mondo, affacciato su Ischia e Procida, che ancora oggi conserva un suo grande fascino. L’amministrazione pubblica qui interviene direttamente, quale proprietaria dell’area, ed attua un piano di riqualificazione

La legge per la riqualificazione delle acciaierie dimesse di Bagnoli e Sesto San Giovanni  è la stessa , ma i metri cubi da costruire, nel corso del tempo, sono cresciuti a dismisura, più a Sesto però, che a Bagnoli.

Viene quindi logico chiedersi, perché quello che si fa usualmente all’estero, ed in merito l’area della Ruhr (in Germania) docet, non si riesce a fare nella penisola italica? Nasce quindi il sospetto che questa “impasse” serva, proprio, laddove l’operatore è pubblico, a mungere denaro di finanziamenti pubblici europei, oppure laddove l’operatore è privato, a fare aumentare in maniera esponenziale il valore immobiliare delle aree.

Mentre a Sesto San Giovanni è la stessa amministrazione di centrosinistra, che in un momento di crisi dell’edilizia, “sostiene” gli operatori privati, con il tentativo (riuscito) di localizzare nelle ex Falck la così detta “Città della Salute”; a Bagnoli, dopo che per anni si sono dilapidati capitali pubblici (italiani ed europei), creando edifici male gestiti e già degradati, si partorisce un “topolino”, il concorso di idee per delle panchine da collocarsi nella “Porta del Parco”, dal titolo “Astipe ca ritrouve”.

Concorso di idee, aperto a tutti, dove a fronte della produzione di progetti ed addirittura modelli per panchine, con materiali da riciclo, si corrisponde al vincitore, un premio esiguo, direi micragnoso e svilente qualunque professione creativa, di 1.000 euro, al secondo classificato un corso per sommozzatore, ed al terzo una felpa, una borsa da palestra ed un libro. Organizzatrice, la società “Bagnoli Futura Spa”, la società di trasformazione urbana (STU) costituita nel 2002, tra il Comune di Napoli (90%), la Provincia di Napoli (2,5%) e la Regione Campania (7,5%).

Quindi due realtà molto simili, con modelli di gestione della loro riqualificazione molto diversi, e con percorsi molto dilatati nel tempo, eppure ambedue, in una situazione dove i cittadini, sono completamente succubi di scelte, spesso, troppo spesso, calate dall’alto.

Quale “Futuro” possano avere delle aree dismesse, così “maltrattate”, viene logico chiederselo. Soprattutto il “quando” inquieta parecchio, così come il tema “scottante” delle bonifiche dei terreni.

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La storia di Bagnoli Futura

Il sito web  di Bagnoli Futura

UN VIDEO SU COME DOVEVA (E POTREBBE) ESSERE BAGNOLI

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Bagnoli “Città della Scienza” – Pica Ciamarra Associati  (1996/2006)

La Città della Scienza a Bagnoli

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Bagnoli “Porta del Parco” – Silvio D’ascia (2010)

Il sito web della Porta nel Parco

Articolo del 27 luglio 2012, tratto dal “Repubblica” sull’inaugurazione della Porta del Parco a Bagnoli

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Bagnoli “Acquario Tartarughe” – AA.VV. (2011)

Articolo  sull’Acquario delle Tartarughe di Bagnoli

Articolo sulla gestione dell’acquario delle tartarughe

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La Storia breve


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Se la storia di questo pianeta meraviglioso è breve, rispetto ai tempi dell’Universo, la storia dell’uomo, sulla Terra, è una frazione di alcuni secondi. Un lasso di tempo quasi insignificante. A questi pochissimi secondi che riguardano la storia di tutti noi, il costruire, l’architettura, e la trasformazione del paesaggio, sono ad essi intimamente legati. E’ come se la specie umana stesse attuando un “disegno”, forse per lasciare una traccia “geografica” della propria presenza, fatto di contrasti, tra natura ed artificio. Eppure dall’alto, il disegno, fin quì attuato dall’uomo (in questa “frazione di secondi”), sembra coerente, appare ben inserito, per nulla artificiale. E’ avvicinandosi, nei dettagli, che si disvela caotico ed infelice, anche se quà e là, nella storia umana, non mancano rapporti, tra natura ed artificio, che ancora oggi ci sorprendono.

Quì sotto alcune immagini della reggia Reale di Caserta (Napoli)

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Vedi Napoli e poi Muori


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Napoli è complessa, sporca, multietnica, caotica, povera e ricca contemporaneamente, truffaldina e cialtrona, però è anche una città affascinante, proprio per queste sue contraddizioni, sempre in bilico tra un passato prestigioso ed un futuro precario e “baro”. Spesso attraversandola, si ha come l’impressione di cogliere, per alcuni istanti, la vera immagine dell’Italia, che città come Milano o Torino, o la stessa Roma, non restituiscono, perchè troppo patinate, fedeli alla loro immagine consolidata, e proprio per questo “false” e non in grado di incarnare lo spirito di una Nazione.

La prima cosa che colpisce di Napoli (soprattutto chi, come me, non ci tornava da oltre tre decenni), è che quasi tutto costa circa un 40% in meno che a Milano, che il traffico automobilistico è “folle”, che attraversare una strada  piedi è un’impresa improba. Nei quartieri periferici, la pattumiera viene ancora oggi conferita in enormi cumuli, direttamente lanciandola dall’auto in corsa. Eppure la città è un brulichio continuo di gente, che compra, vende, maneggia ogni cosa. E’ un fermento continuo di idee di iniziative, di eventi, di genialità. Quì sembra, nonostante l’estrema povertà di ampie fasce della popolazione, che la “crisi economica” abbia già trovato una sua risposta, probabilmente in un’economia sommersa, illegale (che esiste da sempre), ma che consente a molti di sopravvivere. Un’economia probabilmente intrecciata (mani e piedi) con la camorra, che lascia dietro di sè una “striscia di sangue”, un’economia sicuramente da stigmatizzare, ma che è molto più efficiente e dinamica della così detta “Agenda Monti”, che uccide lentamente, nel corso del tempo, ed in silenzio, in un “mare di tasse”, magari con il sorriso o con la “lacrimuccia”.

Il territorio storico napoletano, è stato sistematicamente inghiottito, da un costruito incoerente e casuale, molto spesso abusivo, oltre ad essere oggetto di rilascio nell’ambiente di inquinanti, troppo spesso provenienti dal nord. Un territorio, che solo localmente, trova quà e là una sua estetica “pittoresca e pop”, in grado di inserirsi nel paesaggio una volta bellissimo della piana che contorna il Vesuvio, delimitata dal golfo di Napoli.

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Per osservare bene Napoli e capirne la logica del suo territorio, bisogna salire in alto, dove si gode dello scempio del paesaggio ma anche del fascino dei contrasti “brutali” tra recenti brutture e splendidi edifici storici. Oppure camminare per gli infiniti vicoli, vie e viuzze, che di fatto rappresentano uno spazio intermedio tra l’alloggio privato e lo spazio pubblico. Un luogo che non è un interno, ma che non è nemmeno, ancora, veramente, un esterno. E’ quì che avviene la vita dei napoletani, che ci si rappresenta. Si gioca a carte, si stendono i panni, si fa mercato, soprattutto si parla con gli altri, si urla, si ride, e si scrive sui muri il disagio di una città, che come tutto il Paese Italia è divisa. Metà “rema contro” (non paga le tasse, delinque, trasgredisce le leggi, ecc.), e metà, si dà da fare per portare avanti le sorti di una Nazione (lavora, rispetta le leggi, studia per migliorarsi, ecc.). E questo avviene da sempre, o perlomeno dall’epoca dei Borboni, che si insediarono a Napoli, facendola capitale del Regno delle Due Sicilie (1734). Ecco perchè Napoli è, per me, oggi, è la rappresentazione migliore dell’immagine attuale dell’Italia.

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Ma a Napoli, le anteposizioni, sono spesso l’una accanto all’altra e, proprio perchè evidenti per chiunque, fanno riflettere. Degrado, pattume, spreco, hanno contigue, innovazione, progetto, futuro.  Il progetto della “meravigliosa” (e costosissima) Stazione  della Linea 1 della metropolitana di Napoli, di “Toledo”, inaugurata nel novembre 2012, è dell’architetto catalano Oscar Tousquets Blanco, che si è sbizzarrito in una operazione “insensatamente opulenta” e di forte caratterizzazione spaziale. Quasi un museo ipogeo. Gli interni sono impreziositi da opere di William Kendridge, Bob Wilson e Achille Cevoli. Una stazione molto profonda, oltre 50 metri dal livello del suolo e un volume di 43.000 metri cubi. Complessivamente gli utenti dovranno percorrere cinque piani per raggiungere le banchine, attraversando una vera e propria “galleria coloristica”, dove uno spettacolare “occhio” collega la superficie con la grande hall  sotterranea a mosaico bianco e blu. Da apposite riviste di settore, è stata insignita della definizione di “stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Nonostante ciò la gestione “libertina” dei tempi e dei fondi europei, anche quì utilizzati con molta “leggerezza”, ha suggerito una riprogrammazione e rifinanziamento, per il completamento di un’opera, la Linea 1, che sembra infinita, ma fondamentale per la mobilità pubblica di Napoli. Appunto complessità e contraddizioni, e soprattutto poco buon senso e un’amministrazione per nulla oculata e saggia………….come in tutta Italia.

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Scolpire il tempo


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Andrej Tarkovskij, nel 1986, pubblica un libro con lo stesso titolo di questo articolo “Scolpire il tempo”. In esso, il grande regista russo, fa un’analisi, limpida e spietata del trascorrere del tempo. Egli scrive, in questo libro ormai introvabile, della consistenza del tempo, della sua resilienza, insomma cerca di raccontarci e classificare  un qualcosa che a noi esseri umani (creature mortali) sfugge continuamente. Tutto il libro, secondo me un capolavoro di scrittura e di immagini fotografiche, e’ di fatto una digressione poetico-filosofica, del concetto e della “dimensione” del tempo, visto attraverso la sua attività cinematografica, e suppur, Tarkovskij pone al centro il cinema, come unica arte in grado di “incidere e fissare” il tempo, emerge anche chiaramente nel testo, che l’architettura ed il paesaggio sono di fatto anch’esse, sinergiche a questa “missione”, che tutta la specie umana sta attuando da millenni. Fissare, modellare, modificare un pianeta, con lentezza e sapienza, restituendo al passato la possibilita’ di perpetuarsi nel futuro, per “scolpire il tempo”, questa e’ la grande intuizione che ci consegna il regista russo.

Ecco, andare a Cuirone, piccola frazione nel comune di Vergiate, si ha l’immediata sensazione che qui, l’arte di “scolpire il tempo” sia stata assunta a regola. Una regola, non semplicemente “schiava” di una memoria che non c’e piu’, di un tempo e di uomini che non torneranno mai piu’, ma il tentativo di una comunità di rendere le impronte umane su questo pianeta (rilievi, coltivazioni, architetture, ecc.), parti del paesaggio, presente e futuro, come se fossero una sua ulteriore ed inscindibile componente.

Come scriveva Peter Zumthor : “La forza di un buon progetto risiede in noi stessi e nella nostra facolta’ di percepire il mondo con il sentimento e la ragione” (Pensare architettura, 1998), ecco quì a Cuirone, ed in particolare nello spirito del “baubaus” (di Giorgio e Miranda Ostini) , si ha chiara la sensazione che una strada alternativa ad un “progresso scorsoio” (come scriveva Andrea Zanzotto) fatto di emergenze climatiche, crisi ambientali e turbo capitalismo, sia possibile. Il segreto : la riscoperta di un tempo della lentezza e della decrescita consapevole, a cui tutti dovremmo immediatamente aspirare.

“Nulla esisteva soltanto come cosa a s’è stante. Ogni singola cosa trovava la sua giustificazione nel tutto e comunque soltanto attraverso questo tutto esisteva come cosa. Fra queste c’era anche la durevolezza” – Sten Nadolny – La scoperta della lentezza, 1983 –

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Statica !


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“Tanto la via intuitiva che quella matematica sono necessarie per inventare ed esattamente proporzionare una struttura resistente. L’efficienza e potenza realizzatrice della intuizione e’ largamente dimostrata e testimoniata dalle grandiose opere tramandateci dal piu’ lontano passato, quando le moderne teorie scientifiche erano totalmente ignorate. L’acutezza dei moderni metodi di calcolo in continuo e progressivo sviluppo e’ illustrata dai risultati raggiunti nella realizzazione di sempre piu’ grandiose ed audaci opere. Ma la invenzione strutturale, quella che permette di risolvere nel modo piu’ efficiente i nuovi problemi, che ogni giorno vengono proposti dall’inarrestabile sviluppo di ogni aspetto dell’attivita costruttiva, non puo’ essere che il frutto di una armoniosa fusione di personale intuizione inventiva, e di impersonale obiettiva, realistica, ed inviolabile scienza statica. In altre parole gli sviluppi teorici debbono trovare una rispondenza intuitiva che li verifichi, che ne diminuisca la impersonale durezza tecnica, e che li renda piu’ umani e comprensivi, mentre d’altra parte le teorie formalistiche debbono offrire i modi di esatte valutazioni alle quali resta pur sempre affidato il raggiungimento di quel – massimo risultato con i minimi mezzi – che e’ l’obbiettivo ultimo e l’indirizzo fondamentale di tutte le attivita’ umane” .

Questo brano, tratto dalla presentazione a firma di Pier Luigi Nervi, al bellissimo libro di Mario Salvadori e Roberto Heller, dal titolo ” Le strutture in architettura” (Etas libri, 1964), bene rappresenta, il concetto, che ad ogni intuizione complessa, definita da formule e regole, deve corrispondere un approccio intuitivo, naturale, ed ovviamente viceversa. infatti nel libro citato, la statica, e la scienza delle costruzioni in architettura, vengono spiegate, senza l’utilizzo di nessuna formula matematica.

Siamo partiti da questo brano, del grande ingegnere Nervi, per arrivare alla App degli “Angry birds”, un gioco della societa’ finlandese di informatica Rovio, in cui si “gioca” proprio con le strutture e la loro resistenza.
Il gioco, uno di quelli per tablet, smartphone e computer, e’ forse uno dei piu’ diffusi al mondo, ed e’ molto semplice. Si tratta di lanciare con una fionda, degli uccellini, contro a delle strutture precarie, per fare in modo che le componenti, crollando, facciano esplodere dei maialini “ridacchianti” di colore verde.
L’utente del gioco, deve, intuitivamente, studiare e trovare, nella struttura, il punto debole, per abbatterla utilizzando il minor numero di uccellini possibile.

Giocando, si danno cosi’ delle informazioni elementari di statica delle strutture edilizie e di scienza delle costruzioni.
Insomma le varie App degli “Angry birds” (season, rio, star wars, ecc.) sono anche degli strumenti didattici, che, soprattutto nei piu’ piccoli, sviluppano una passione primigenia per l’arte e la scienza del dimensionamento delle strutture, che e’ poi alla base di ogni buona architettura.

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L’inverno dell’architettura


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In queste giornate di gelo, che incombono sul continente europeo, mentre un altro anno giunge al termine, ci sembra doveroso trarre alcune considerazioni, frutto del nostro continuo peregrinare, in quella nazione, la Svizzera, che consideriamo la nostra “Biblioteca in 3D” dell’architettura e del paesaggio .

L’architettura, per sua natura, ha una forte caratterizzazione spaziale “duale”. Essa si palesa sempre con due dimensioni intimamente legate : con uno spazio esterno (pubblico), ed uno spazio interno (privato e luogo dell’accoglienza). Ciò implica necessariamente una sua fruizione dinamica, di successioni spaziali scenografiche. Lo sapeva bene Bruno Zevi, che già trattava di ciò nel bellissimo libro “Saper vedere l’architettura” (Einaudi, 1997).

Questo fatto che mette in relazione l’architettura e l’uomo (il suo costruttore), dà come elemento qualitativo indispensabile (di questo dinamismo), il tempo. Più si ha tempo, meglio si apprezzano queste successioni spaziali.

Le opzioni tettoniche, tecnologiche e statiche dell’architettura, quasi intuitive, impongono prima o poi un rigore costruttivo, che deve necessariamente avvalersi del calcolo numerico, per rendersi trasmissibile a tutti. E ciò vale per l’esterno, ma anche per l’interno.

L’architettura si inserisce nel paesaggio (che ha certamente meno vincoli), essendo il prodotto dell’azione antropica sulla natura, grazie all’individuazione precisa degli infiniti percorsi dinamici e variabili di avvicinamento ad essa.

Possiamo quindi dire che l’architettura, la grande architettura, si offre agli uomini, in quanto sequenza temporale esattamente prefissata, studiata a tavolino con calcolo numerico : in cui paesaggio, esterno, ed interno, collaborano assieme a creare una sequenza di avvicinamento ad essa (ed ovviamente di allontanamento da essa).

In inverno, queste caratteristiche appaiono più evidenti, più palesi, più limpide e facili da leggere.

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Mars, politics, architecture


CREDIT :  Mars Rover Curiosity Image Gallery

“L’umanità, oggi ha un problema enorme e questo problema si chiama capitalismo: il capitalismo è uno schifo, perchè significa che qualcuno ha tutto e qualcun altro niente e spesso, pur di avere, si toglie agli altri. Tutto cio’ è profondamente ingiusto. Io personalmente, non ho mai dato alcuna importanza al denaro, io non ho denaro e non sono ricco, Il denaro è decisivo in un solo caso, quando può servire ad aiutare il prossimo, per il resto, porta solo sofferenza: l’idea del consumismo, di accumulare e accumulare, è un’idea che va combattuta. Da una parte, i banchieri che decidono come deve andare il mondo e, dall’altra, una marea di gente che non ha niente, che lotta per la vita e che soffre! E’ ingiusto!…….Dinanzi alla vita, alla morte, al tempo che passa, alla monumentalità della natura siamo tutti uguali, creature fragili, mortali : di fronte all’universo, non siamo più grandi di una formica.” (Oscar Niemayer “Il mondo è ingiusto” . Mondadori 2012)

L’architettura è un’attività sociale, politica direi, che coinvolge necessariamente la società. Un edificio, una infrastruttura, siano essi pubblici o privati, insistono nel paesaggio per decine, per centinaia di anni. Le motivazioni di una costruzione “selvaggia”, e spesso purtroppo quindi il consumo di suolo ad essa afferente, sono il frutto di una visione capitalista del mondo, di una “occidentalizzazione” dell’economia mondiale, come ci scrive chiaramente l’ultracentenario Niemayer.

Con la politica, l’architettura deve sempre stabilire un dialogo, che però, l’architettura contemporanea sembra sempre di più aver saltato a “piè pari”. La politica attuale sembra inevitabilmente schiava dell’architettura mediatica prodotta dal “sistema delle archistar”, è quindi desiderosa di rappresentarsi,  attraverso edifici che calano nelle città, come immaginifiche astronavi scultoree, capaci di nascondere ed occultare la totale assenza di un disegno generale.

La politica, quasi sempre è sotto il ricatto sistematico dell’edilizia privata, degli immobiliaristi, perché la realizzazione di nuovi insediamenti, consente di recuperare fondi per l’attuazione dei propri programmi ed alimentare la così detta “Casta”. Viceversa, l’edilizia privata e gli immobiliaristi, sono legati mani e piedi ai ricatti della politica. In mezzo, sempre ci stanno gli architetti, che fungono da “trade union” tra  questi due ambiti.

Il “Sistema Sesto San Giovanni”, di cui tanto si parla sui giornali è emblematico in tal senso, con una commistione tra politica, architetti, immobiliaristi e tangenti.

http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2012/10/24/791635-renato-sarno-sistema-sesto-arrestato-milano.shtml

Verrebbe da pensare che, forse politica e architettura, in Italia oggi, non hanno interesse a confrontarsi, seguendo canoni normali, etici e democratici di pubblica condivisione. Ma di agire “sottobanco” nelle stanze oscure del potere. Se, invece, così fosse, si aprirebbero consistenti fronti per sperimentare una nuova forma di ricerca progettuale, intimamente legata alle modalità di rilettura degli spazi urbani (pubblici e privati), alla luce delle nuove esigenze dell’abitare e del vivere contemporaneo.

È un lavoro complesso, coraggioso, in cui ognuno (politici, immobiliaristi, architetti) deve fare la sua parte e rendersi disponibile verso la costruzione di un futuro condiviso, ma proprio per questo è un lavoro affascinante. Si tratta di tornare a lavorare eticamente (dove l’etica non è solo sulla carta), in maniera corretta,  per porre i cittadini e la città, al centro di ogni progetto. Sensibilizzare, considerare, spiegare, rileggere, sono alcune delle azioni che sottendono il lavoro di tutti gli attori del processo di costruzione dello spazio dell’architettura (che oggi, come abbiamo visto è anche e soprattutto urbanistica).

Condividere, interpretare, spiegare, ricucire, sintetizzare, ecc. sono solo alcune delle possibili azioni di stretta competenza degli architetti, che devono abituarsi ad agire in team multidisciplinari.

Indipendentemente dal contesto socio-politico l’architetto resta sempre il garante, sotto il profilo etico, della qualità delle scelte che cambiano il volto delle città e, conseguentemente, della vita delle persone che le abitano, quei cittadini che sono anche elettori dei politici e potenziali acquirenti dei prodotti degli immobiliaristi.

Esiste un problema politico, denunciano i più, e lo vediamo in questi mesi che ci conducono alle elezioni, ma non basta come alibi. Permane per tutti noi architetti l’obbligo di avere (sempre) un forte senso di responsabilità, che investe essenzialmente un tema culturale e civile, quale è l’architettura, quando la si “progetta” per davvero. Visto che non siamo su Marte, ma sulla Terra !

CREDIT: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems

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Urbanistica Netnografica (scenari)


La parola “Netnografia” è stata inventata dal sociologo  Robert Kozinets, che elabora questo metodo di analisi delle tendenze, all’interno dei percorsi di formazione teorica della Consumer Culture Theory  e del Marketing tribale. Di fatto “Netnografia” vuol dire applicare metodi di studio ed analisi dell’etnografia in internet.

Il metodo di analisi “Netnografico” è stato sviluppato, adottato e approfondito in Europa dal Centro Studi Etnografia Digitale (http://www.etnografiadigitale.it/chi-siamo/), diretto dai professori Adam Ardvisson e Alex Giordano. La “Netnografia” si configura come un metodo di ricerca qualitativa legato soprattutto allo studio della cultura di consumo online sia per finalità sociologiche che di marketing.

Con l’avvento del Web 2.0, Internet è divenuto il luogo preferito dai consumatori per scambiarsi informazioni su marchi e prodotti esprimendo valutazioni, critiche, modifiche d’uso, possibili miglioramenti e innovazioni per i brand e per i prodotti. In tale contesto, la metodologia di ricerca “Netnografica” riesce ad imporre tecniche di osservazione dirette e non intrusive delle conversazioni, in generale di tutto il passaparola generato online dall’utenza rispetto ad un argomento specifico, ad un brand o ad un prodotto. Da qui, si possono trarre anche delle informazioni utilizzabili, nel campo della pianificazione territoriale. Ad esempio, la lingua di dialogo utilizzata può definire dei punti di socializzazione on-line, dove “costruire” una nuova rete di luoghi di socializzazione.Oppure, il tracciamento dei cellulari dei ciclisti, può dare indicazioni in merito all’effettivo uso delle piste ciclabili di una città.

Esempio di Netnografia – Una mappa in crowdsourcing per i ciclisti di Berlino

http://www.societing.org/2012/09/dynamic-connections-una-mappa-per-i-ciclisti-di-berlino/

Quindi l’obiettivo principale dell’analisi “Netnografica” è quello di definire contorni netti attorno agli ambienti della rete in cui le popolazioni del web 2.0 si esprimono, al fine di raccogliere basi di dati qualitativi e oggettivi da tradurre in soluzioni utili a potenziare la propria offerta commerciale .

Le strategie di pianificazione urbana oggi possono beneficiare di queste nuove fonti di informazioni in tempo reale provenienti dai social network, che permettono di percepire le emozioni, le visioni, i desideri e le tensioni dei Cittadini. Utilizzando i dati in tempo reale, con particolare attenzione ai dati “inter-operabili” (che utilizzano formati aperti e con forte attenzione dedicata alle politiche e alle pratiche che rendono i dati accessibili al pubblico), si stanno aprendo scenari nuovi ed interessanti per l’innovazione dei progetti urbanistici e sociali (provvisori e permanenti) nelle nostre città.

La possibilità di ascoltare le idee, le visioni, le emozioni e soprattutto ascoltare le  proposte provenienti dai Cittadini, sia in modo esplicito ed anche in modo implicito, consentono di predisporre dei modelli di come usano le loro città, i loro luoghi di lavoro, i centri commerciali, i luoghi della socializzazione, ecc.. Social Network, tecniche di raccolta delle conversazioni, ci permettono di ascoltare in maniera continua il  pubblico dei Cittadini. La interconnessione costante, potrebbe definire meglio le nostre città i loro sistemi di trasporto, le infrastrutture, gli spazi architettonici, i quartieri, il verde.

 Immagine di Netnografia a Torino – Urban Sensing at NEXA Center for Internet and Society, Turin Polytechnic

“Le reti di rilevamento” possono creare, mediante l’applicazione di tecniche di analisi del linguaggio delle conversazioni,  uno “scenario” di dati acquisiti, permettendo ad organizzazioni, istituzioni, imprese e Cittadini di essere in grado di “leggere” la città, così come effettivamente descritta dai suoi utilizzatori .

Reti di sensori possono essere inclusi nello scenario di registrare i dati in tempo reale in materia di inquinamento, traffico e altre grandezze che danno forma agli aspetti ecologici, la vita sociale, amministrativa e politica della città. Mettendo insieme tutto questo, è possibile creare narrazioni “a più strati” sulla città, fatto che ci permette di leggere la città stessa in diversi modi, in base alle diverse strategie e metodologie. Soprattutto in grado di evidenziare come la città (attraverso i suoi Cittadini e per conto suo, con sensori) si esprime in materia di ambiente, cultura, economia,  trasporti, energia, politica.

Questo metodo per l’osservazione in tempo reale della città può essere definito come una forma di “antropologia della rete onnipresente”, basata sull’idea di una partecipazione diffusa e in una struttura di rete che può essere considerato come un “sistema esperto”. Nasce quindi uno scenario in cui il concetto di cittadinanza può essere reinventato, tendente verso una visione in cui il Cittadino è più consapevole e attivo, partecipando in tempo reale, alla conoscenza ed alla definizione della sua città.

Come scrive un noto Netnografo :  “Se mi permettete una forma retorica, direi che fare Netnografia focalizzandosi solo sui numeri o facendo solo una sintesi del contenuto è come capire cosa avviene in una piazza rimanendo con gli occhi chiusi. Si avvertono suoni indistinti e anche le parole diventano parte di questa massa indistinta di rumori. La Netnografia è capire cosa avviene in quella piazza restando con gli occhi aperti, guardando come interagiscono le persone tra di loro, analizzando il loro linguaggio non verbale e contestualizzando il contenuto delle loro conversazioni.”

Video intervista a Robert Kozintes – Esperto internazionale di Netnografia

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