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Cirillo e la Democrazia


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SCENA INIZIALE

“Si può essere felici senza avere 1000 amici su Facebook! La solitudine è anche una fonte di felicità.”

“Penso che un viaggio offra l’occasione ideale per incontrarsi e riflettere su se stessi.”

“Io sono stato in politica, e se ho capito bene, con il rischio che si prende personalmente a fare tale attività a perderci è sempre la Democrazia.”

Sono alcune celebri frasi di Cyril Aouizerate (http://www.cyrilaouizerate.com/), francese, filosofo barbuto ed urbanista occhialuto, spesso dotato di  bombetta e maglietta. Un uomo che non passa certamente inosservato, sembra un rabbino contemporaneo. E’ invece un astuto investitore, un abile operatore nel campo della ristorazione e degli alberghi (M.O.B., Mama Shelter, ecc.). Dal 2012 è direttore della Città della Moda e Design di Parigi (http://www.citemodedesign.fr/), fondata quattro anni fa sulle rive della Senna al Ponte di  Austerlitz e rimasta per parecchio tempo uno spazio vuoto in cui nessuno ci voleva andare. Con lui è “rifiorita” fino a diventare (in piena crisi economica europea) uno dei nuovi “epicentri” parigini.

CAMBIO DI SCENA

Dipartimento dell’Hérault nella regione della Linguadoca-Rossiglione – Agosto 2013 –  La spiaggia di Sète, si trova, vicinissima all’omonima cittadina francese, su una fascia sabbiosa larga da 500 metri a 1 km e mezzo, che separa il Mare Mediterraneo dal bacino di Thau. Una spiaggia di sabbia di conchiglie che qui si disgregano da milioni di anni. Il mare è sempre limpido e cristallino. La spiaggia è molto lunga, le persone sono rade, anche ad agosto. Alcune donne prendono il sole a seno nudo, altre preferiscono il nudo integrale. Poco più in là, sopraggiunge una famiglia di cinque persone, tre uomini e due donne, tutte di nero vestite. Assemblano una tenda, le donne vi entrano, e successivamente vi fuoriescono con una specie di tuta integrale, rigorosamente nera, che copre anche i capelli. Poco dopo a veloci falcate percorrono la bollente sabbia di conchiglie e raggiungono il mare. Nuoteranno vestite (anche con occhiali da sole) per circa un’ora, raggiunte anche dagli uomini con normali short da bagno. Il tutto avviene nell’indifferenza e nel rispetto reciproco.

RITORNO ALLA SCENA INIZIALE

Aouizerate, si ostina a sostenere, che la società contemporanea, le stesse città, e quindi anche le strutture alberghiere, la ristorazione, ecc.. devono essere progettate per essere, come dei “Kibbutz contemporanei”, dove persone di diversa etnia, religione, cultura, possono incontrarsi, cibarsi, rigenerarsi, fare affari, ecc.., in ambienti che siano in grado di generare quell’accoglienza e quel rispetto per ognuno, che è alla base della democrazia. Un bell’esempio in tal senso è l’Hotel “Mama Shelter” di Marsiglia (http://www.mamashelter.com/marseille/), “business” progettato dallo stesso Cyril Aouizerate, da Phlippe Starck e dalla famiglia Trigano, che così si ripartiscono le quote di azionariato di questa catena francese di alberghi :

Mama Shelter – assetto societario

Famiglia Trigano 54% (gestione hotel)

Michel Reybier 27% (investitore)

Cyril Aouizerate 11% (filosofo ed urbanista)

Philippe Starck 8% (architetto e designer)

Localizzazione della struttura, rigorosamente in un quartiere degradato in un’area semi-centrale, prezzi modici, grande qualità degli spazi comuni, cibi sani e di ottima qualità, wi-fi gratuito, camere semplici spartane con parecchio cemento armato a vista, personale giovane e molto affabile, ecc.. Il tutto confezionato con leggerezza, dai “deliri” e dalle genialate, ben conosciute, di Starck (http://www.starck.com/).

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L’architecture est un sport de combat


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La principale citta’ del sud della Francia, Marsiglia, e’ per tutto il 2013 capitale della cultura Europea. Fulcro di tutta la manifestazione e ‘ il MuCEM (Museo della civilizzazione dell’Europa e del Mediterraneo – www.mucem.org), progetto dell’astro emergente (e amante della filibusta) dell’architettura francese, Rudy Riccioti (www.rudyrocciotti.com). Un progetto architettonico e soprattutto museale, grandioso ed ambizioso, che cerca di sancire un nuovo “centro culturale”, il Mediterraneo. Una prospettiva futura per l’Europa, che è anche stata la base della sua origine : la contaminazione. A Marsiglia si gettano le basi per un “tavolo culturale” (ma non solo) del Mediterraneo. Una cosa che fa la Francia ma che avrebbe dovuto fare l’Italia, paese “sterile ed impotente” in merito, ma che essendo una penisola è di fatto una ponte sdraiato nel centro del Mare Mediterraneo.

http://www.dailymotion.com/video/x10knuu_mucem-marsiglia-cuore-del-mediterraneo_news

A fianco  del MuCEM, si trova l’edificio Villa Mediterranee (www.villa-mediterranee.org), un centro congressi ed esposizioni, multifunzionale, progettato in seguito a vincita di concorso internazionale, dall’italico Stefano Boeri (www.stefanoboeriarchitetti.net). Tutta l’operazione fa parte di un progetto complessivo di ammodernamento della citta’ denominato Euromediterranee (www.euromediterranee.fr) che prevede un investimento complessivo di oltre 3,5 miliardi di euro in infrastrutture, riqualificazioni urbane, edifici culturali, alberghi, residenze, ecc..
Dalla visita dei due interessanti edifici contigui, risulta evidente, direi quasi imbarazzante, una maggiore dimestichezza e genialita’ nei “lavori in pelle ” e nella coerenza tra struttura ed involucro, da parte del francese.  Dovendo dare un voto : Riccioti 9, Boeri 7,5.

Raccontare quello che sta avvenendo a Marsiglia, per la cultura e per il turismo e che funge da motore per un rilancio di tutta l’economia locale francese, vuol dire necessariamente, come nel caso dei due edifici  MuCEM e Villa Mediterranee, mettere a confronto realtà molto diverse, l’Italia e la Francia.

Oltralpe, si è sempre investito in cultura, istruzione e nella ricerca, perseguendo una società multietnica/multiculturale e democratica (ed oggi, in periodo di crisi, si rilancia guardando al Mediterraneo), in Italia si dilapidano, senza un progetto complessivo, le “briciole” che si investono in questi settori.

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E’ notizia di questi giorni di fine agosto 2013, che Lucrezia De Domizio Durini (Trento 1936), figura di primo piano della scena artistica e culturale contemporanea, lascia Milano. La lascia per sempre, in direzione Parigi, dichiarando, come si legge a pagina 6 de “il Giornale-Milano” del 26 agosto : ” I grattacieli, le fondazioni dei modaioli, le mostre itineranti, i riciclaggi, le gallerie-boutique, i luoghi remember di musei caserecci, hanno prodotto in questi confusione e ambiguità. In ambito artistico Milano è provinciale, non ha nulla a che fare con le proposte che osano i galleristi europei, né è possibile un benché minimo paragone tra i suoi musei e quelli stranieri”.

Ed ancora : “Lo Stato prima e cinque musei (italiani) in seguito hanno rifiutato sia la mostra Joseph Beuys. Difesa della Natura, sia la Donazione di 300 lavori che invece, nel 2011, è stata accolta ed esposta dalla Kunsthaus di Zurigo, alla quale avevo già donato la regale opera Olivestone”.

Ecco che allora, anche l’architettura deve conformarsi a questo “stato delle cose”, diventare uno sport (più che un arte) da combattimento, per potersi affermare in una realtà culturale “caotica e provinciale”. Dove, anche Milano (e tutto il nord), non siamo più in grado, da anni a competere con le grandi realtà culturali urbane europee non solo dal punto di vista economico, ma anche, e soprattutto, della circolazione e della creazione delle idee.

Senza però evitare la dietrologia, come succede quale metafora, nell’edificio di Boeri a Marsiglia, dove la “struttura ardita” diventa troppo spesso, un elemento di intralcio fisico e visivo dell’architettura. Ci vuole equilibrio e lungimiranza, proprio come nell’edificio di Ricciotti. L’equilibrio della storia che sa farsi futuro, necessariamente passando dal presente.

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Vedi Napoli e poi Muori


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Napoli è complessa, sporca, multietnica, caotica, povera e ricca contemporaneamente, truffaldina e cialtrona, però è anche una città affascinante, proprio per queste sue contraddizioni, sempre in bilico tra un passato prestigioso ed un futuro precario e “baro”. Spesso attraversandola, si ha come l’impressione di cogliere, per alcuni istanti, la vera immagine dell’Italia, che città come Milano o Torino, o la stessa Roma, non restituiscono, perchè troppo patinate, fedeli alla loro immagine consolidata, e proprio per questo “false” e non in grado di incarnare lo spirito di una Nazione.

La prima cosa che colpisce di Napoli (soprattutto chi, come me, non ci tornava da oltre tre decenni), è che quasi tutto costa circa un 40% in meno che a Milano, che il traffico automobilistico è “folle”, che attraversare una strada  piedi è un’impresa improba. Nei quartieri periferici, la pattumiera viene ancora oggi conferita in enormi cumuli, direttamente lanciandola dall’auto in corsa. Eppure la città è un brulichio continuo di gente, che compra, vende, maneggia ogni cosa. E’ un fermento continuo di idee di iniziative, di eventi, di genialità. Quì sembra, nonostante l’estrema povertà di ampie fasce della popolazione, che la “crisi economica” abbia già trovato una sua risposta, probabilmente in un’economia sommersa, illegale (che esiste da sempre), ma che consente a molti di sopravvivere. Un’economia probabilmente intrecciata (mani e piedi) con la camorra, che lascia dietro di sè una “striscia di sangue”, un’economia sicuramente da stigmatizzare, ma che è molto più efficiente e dinamica della così detta “Agenda Monti”, che uccide lentamente, nel corso del tempo, ed in silenzio, in un “mare di tasse”, magari con il sorriso o con la “lacrimuccia”.

Il territorio storico napoletano, è stato sistematicamente inghiottito, da un costruito incoerente e casuale, molto spesso abusivo, oltre ad essere oggetto di rilascio nell’ambiente di inquinanti, troppo spesso provenienti dal nord. Un territorio, che solo localmente, trova quà e là una sua estetica “pittoresca e pop”, in grado di inserirsi nel paesaggio una volta bellissimo della piana che contorna il Vesuvio, delimitata dal golfo di Napoli.

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Per osservare bene Napoli e capirne la logica del suo territorio, bisogna salire in alto, dove si gode dello scempio del paesaggio ma anche del fascino dei contrasti “brutali” tra recenti brutture e splendidi edifici storici. Oppure camminare per gli infiniti vicoli, vie e viuzze, che di fatto rappresentano uno spazio intermedio tra l’alloggio privato e lo spazio pubblico. Un luogo che non è un interno, ma che non è nemmeno, ancora, veramente, un esterno. E’ quì che avviene la vita dei napoletani, che ci si rappresenta. Si gioca a carte, si stendono i panni, si fa mercato, soprattutto si parla con gli altri, si urla, si ride, e si scrive sui muri il disagio di una città, che come tutto il Paese Italia è divisa. Metà “rema contro” (non paga le tasse, delinque, trasgredisce le leggi, ecc.), e metà, si dà da fare per portare avanti le sorti di una Nazione (lavora, rispetta le leggi, studia per migliorarsi, ecc.). E questo avviene da sempre, o perlomeno dall’epoca dei Borboni, che si insediarono a Napoli, facendola capitale del Regno delle Due Sicilie (1734). Ecco perchè Napoli è, per me, oggi, è la rappresentazione migliore dell’immagine attuale dell’Italia.

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Ma a Napoli, le anteposizioni, sono spesso l’una accanto all’altra e, proprio perchè evidenti per chiunque, fanno riflettere. Degrado, pattume, spreco, hanno contigue, innovazione, progetto, futuro.  Il progetto della “meravigliosa” (e costosissima) Stazione  della Linea 1 della metropolitana di Napoli, di “Toledo”, inaugurata nel novembre 2012, è dell’architetto catalano Oscar Tousquets Blanco, che si è sbizzarrito in una operazione “insensatamente opulenta” e di forte caratterizzazione spaziale. Quasi un museo ipogeo. Gli interni sono impreziositi da opere di William Kendridge, Bob Wilson e Achille Cevoli. Una stazione molto profonda, oltre 50 metri dal livello del suolo e un volume di 43.000 metri cubi. Complessivamente gli utenti dovranno percorrere cinque piani per raggiungere le banchine, attraversando una vera e propria “galleria coloristica”, dove uno spettacolare “occhio” collega la superficie con la grande hall  sotterranea a mosaico bianco e blu. Da apposite riviste di settore, è stata insignita della definizione di “stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Nonostante ciò la gestione “libertina” dei tempi e dei fondi europei, anche quì utilizzati con molta “leggerezza”, ha suggerito una riprogrammazione e rifinanziamento, per il completamento di un’opera, la Linea 1, che sembra infinita, ma fondamentale per la mobilità pubblica di Napoli. Appunto complessità e contraddizioni, e soprattutto poco buon senso e un’amministrazione per nulla oculata e saggia………….come in tutta Italia.

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Urbanistica Netnografica (scenari)


La parola “Netnografia” è stata inventata dal sociologo  Robert Kozinets, che elabora questo metodo di analisi delle tendenze, all’interno dei percorsi di formazione teorica della Consumer Culture Theory  e del Marketing tribale. Di fatto “Netnografia” vuol dire applicare metodi di studio ed analisi dell’etnografia in internet.

Il metodo di analisi “Netnografico” è stato sviluppato, adottato e approfondito in Europa dal Centro Studi Etnografia Digitale (http://www.etnografiadigitale.it/chi-siamo/), diretto dai professori Adam Ardvisson e Alex Giordano. La “Netnografia” si configura come un metodo di ricerca qualitativa legato soprattutto allo studio della cultura di consumo online sia per finalità sociologiche che di marketing.

Con l’avvento del Web 2.0, Internet è divenuto il luogo preferito dai consumatori per scambiarsi informazioni su marchi e prodotti esprimendo valutazioni, critiche, modifiche d’uso, possibili miglioramenti e innovazioni per i brand e per i prodotti. In tale contesto, la metodologia di ricerca “Netnografica” riesce ad imporre tecniche di osservazione dirette e non intrusive delle conversazioni, in generale di tutto il passaparola generato online dall’utenza rispetto ad un argomento specifico, ad un brand o ad un prodotto. Da qui, si possono trarre anche delle informazioni utilizzabili, nel campo della pianificazione territoriale. Ad esempio, la lingua di dialogo utilizzata può definire dei punti di socializzazione on-line, dove “costruire” una nuova rete di luoghi di socializzazione.Oppure, il tracciamento dei cellulari dei ciclisti, può dare indicazioni in merito all’effettivo uso delle piste ciclabili di una città.

Esempio di Netnografia – Una mappa in crowdsourcing per i ciclisti di Berlino

http://www.societing.org/2012/09/dynamic-connections-una-mappa-per-i-ciclisti-di-berlino/

Quindi l’obiettivo principale dell’analisi “Netnografica” è quello di definire contorni netti attorno agli ambienti della rete in cui le popolazioni del web 2.0 si esprimono, al fine di raccogliere basi di dati qualitativi e oggettivi da tradurre in soluzioni utili a potenziare la propria offerta commerciale .

Le strategie di pianificazione urbana oggi possono beneficiare di queste nuove fonti di informazioni in tempo reale provenienti dai social network, che permettono di percepire le emozioni, le visioni, i desideri e le tensioni dei Cittadini. Utilizzando i dati in tempo reale, con particolare attenzione ai dati “inter-operabili” (che utilizzano formati aperti e con forte attenzione dedicata alle politiche e alle pratiche che rendono i dati accessibili al pubblico), si stanno aprendo scenari nuovi ed interessanti per l’innovazione dei progetti urbanistici e sociali (provvisori e permanenti) nelle nostre città.

La possibilità di ascoltare le idee, le visioni, le emozioni e soprattutto ascoltare le  proposte provenienti dai Cittadini, sia in modo esplicito ed anche in modo implicito, consentono di predisporre dei modelli di come usano le loro città, i loro luoghi di lavoro, i centri commerciali, i luoghi della socializzazione, ecc.. Social Network, tecniche di raccolta delle conversazioni, ci permettono di ascoltare in maniera continua il  pubblico dei Cittadini. La interconnessione costante, potrebbe definire meglio le nostre città i loro sistemi di trasporto, le infrastrutture, gli spazi architettonici, i quartieri, il verde.

 Immagine di Netnografia a Torino – Urban Sensing at NEXA Center for Internet and Society, Turin Polytechnic

“Le reti di rilevamento” possono creare, mediante l’applicazione di tecniche di analisi del linguaggio delle conversazioni,  uno “scenario” di dati acquisiti, permettendo ad organizzazioni, istituzioni, imprese e Cittadini di essere in grado di “leggere” la città, così come effettivamente descritta dai suoi utilizzatori .

Reti di sensori possono essere inclusi nello scenario di registrare i dati in tempo reale in materia di inquinamento, traffico e altre grandezze che danno forma agli aspetti ecologici, la vita sociale, amministrativa e politica della città. Mettendo insieme tutto questo, è possibile creare narrazioni “a più strati” sulla città, fatto che ci permette di leggere la città stessa in diversi modi, in base alle diverse strategie e metodologie. Soprattutto in grado di evidenziare come la città (attraverso i suoi Cittadini e per conto suo, con sensori) si esprime in materia di ambiente, cultura, economia,  trasporti, energia, politica.

Questo metodo per l’osservazione in tempo reale della città può essere definito come una forma di “antropologia della rete onnipresente”, basata sull’idea di una partecipazione diffusa e in una struttura di rete che può essere considerato come un “sistema esperto”. Nasce quindi uno scenario in cui il concetto di cittadinanza può essere reinventato, tendente verso una visione in cui il Cittadino è più consapevole e attivo, partecipando in tempo reale, alla conoscenza ed alla definizione della sua città.

Come scrive un noto Netnografo :  “Se mi permettete una forma retorica, direi che fare Netnografia focalizzandosi solo sui numeri o facendo solo una sintesi del contenuto è come capire cosa avviene in una piazza rimanendo con gli occhi chiusi. Si avvertono suoni indistinti e anche le parole diventano parte di questa massa indistinta di rumori. La Netnografia è capire cosa avviene in quella piazza restando con gli occhi aperti, guardando come interagiscono le persone tra di loro, analizzando il loro linguaggio non verbale e contestualizzando il contenuto delle loro conversazioni.”

Video intervista a Robert Kozintes – Esperto internazionale di Netnografia

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