Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Autore

Dasir

Exporre


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA               Quì sopra, immagini dei lavori nel sito Expo 2015 a Milano (29/01/2012)

822 giorni all’alba (o forse, meglio, al tramonto) – Oggi 29 gennaio 2013, abbiamo eseguito l’ennesimo sopralluogo sul sito dove si stanno realizzando i “lentissimi” lavori per la realizzazione di Expo 2015. Il cantiere appare molto indietro, i lavori procedono come al rallentatore, mediante l’impiego di sparute maestranze, ed anche i mezzi meccanici utilizzati sembrano pochi. Le reti aeree sono ancora tutte da rimuovere, ed anche la viabilità interna all’area è ancora operativa, come lo sono le intense attività di prostituzione femminile, da sempre cifra stilistica dell’area.

Il 31 gennaio 2013, scaduti i termini per l’iscrizione al concorso internazionale di progettazione per il “Padiglione Italia di Expo 2015” (consegna 20 febbraio 2013). Nei “deliri” del bando si legge :

Il Padiglione Italia dovrà quindi esprimere a tutti i livelli questa relazione concettuale fra cultura e coltura, divenendo un laboratorio d’idee e creatività, proposte e soluzioni, uno spazio protetto e che, allo stesso tempo, offre visibilità per le energie fresche e giovani che operano nel nostro Paese. 
Un’architettura che offra un’immagine creativa e allo stesso tempo riconoscibile dell’italianità, né rappresenti l’identità oltre gli stereotipi e gli schemi consolidati, un’immagine inedita per un Paese in continua evoluzione“. 

t4_prpi__pad_regionaliUn’immagine recente di come sarà Expo 2015

Può l’architettura : “esprimere a tutti i livelli ….. una relazione concettuale tra coltura e cultura”? Può l’architettura di un singolo edificio essere: “l’immagine inedita di un Paese”? Può il testo di un bando, per un concorso di idee internazionale, essere così “farlocco”? Forse da architetti, ma soprattutto da Cittadini, dovremmo porci il perchè di un testo siffatto, per la realizzazione di un edificio così importante dell’importo presunto di circa 40 milioni di euro, collocato in un’operazione “usa e getta” di oltre 2 miliardi e mezzo di euro (viabilità e trasporti pubblici compresi). Edificio che è poi “imbrigliato”, sempre nel bando di concorso, da esigenze di rapidità realizzativa e di distribuzione funzionale.

Insomma dallo “splendido orto planetario”, poco costruito e con tanto verde, per favorire un’Expo diffusa nella città di Milano, pensato da Stefano Boeri e soci; si è passati al grande supermercato “stile outlet”, denso e molto costruito, con poco verde (soprattutto alberi), e con tutte le attività concentrate nel sito Expo, che è poi l’attuale masterplan in costruzione.

Ecco allora, nascere la necessità impellente di concentrare in un’unico edificio (il Padiglione Italia), le relazioni tra “cultura” e “coltura”, visto che tutto il resto è la solita banale rassegna “fieristica” di edifici frutto di una “folle ridda” di architetture strane, fatte per vendere i “prodotti” di ogni Nazione partecipante, e soprattutto degli sponsor.

Del tema originario “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e del suo progetto che ci ha fatto vincere la manifestazione, rimane poco (molto poco). Rimane solamente il classico modello di Expo, quello che abbiamo sempre visto, certamente meno splendido e dai numeri di visitatori, che saranno certamente più contenuti (di quello cinese), vista la crisi economica che attraversa tutto il mondo occidentale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ossigeno


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

p7160297

OLYMPUS DIGITAL CAMERASopra immagini della Biblioteca di Adriano ad Atene

Giovedì 17 gennaio 2013, verso le 20,40, mi ero ormai rassegnato a guardare la televisione, flagellata come e’ dalla continua esibizione dei politici nostrani, lanciati verso la maggiore visibilita’ possibile, in vista delle Elezioni politiche di fine febbraio. Svogliatamente twittavo, in rete sul mio i-Pad, quando improvvisamente mi soffermai su un twitt, che rimandava al link di un evento che si teneva in quel momento a Roma. Giorni fa avevo letto su un giornale, che Alessandro Baricco, teneva nella capitale, quattro “letture”, ed essendo un suo estimatore, avevo fantasticato sulla possibilita’ di partecipare a qualcuna di queste serate, dai titoli ghiottissimi. Ecco improvvisamente quel link, da me prontamente visitato, mi consentiva, nella societa’ fluida 2.0 di godere in streaming della prima conferenza romana del  colto scrittore e saggista, nonché regista e musicista.
Sedata con il telecomando la sequela di immagini e voci televisive, vestite due comode cuffie, ho potuto seguire, sulla “tavoletta magica” un’ora e mezza di  una conferenza sapiente e raffinata. Il tema di fondo era il concetto di bellezza, di cultura, di sapere. Le sere successive, ho praticato come un’abitudine, questa attività dello “spettatore remoto”. Mi sembra interessante ora, trarre da ciò, alcune considerazioni.

Palladium, Roma 17 gennaio 2013 – Il Sapere

Palladium, Roma 18 gennaio 2013 – La Giustizia

Palladium, Roma 19 gennaio 2013 – Il Tempo

Palladium, Roma 20 gennaio 2013 – La Scrittura

Baricco, ha di fatto orchestrato, un ciclo di “letture/lezioni” che ci parlano, con degli esempi tratti dal sapere umano (libri, video, dischi, quadri, ecc.), della contemporaneità. Quasi un messaggio politico. Mentre, quotidianamente, una “folle ridda di voci”, dai media, calpesta e violenta i Cittadini/Elettori, lui, come i grandi letterati di un volta, da Hermann Hesse a Italo Calvino, ci fa un regalo (da consumato frequentatore delle scene), evidenziandoci i probabili punti di appoggio di un futuro possibile. Soprattutto, ci gratifica, oggi che siamo tutti un pò tristi  pensierosi, “schiacciati” da questo “progresso scorsoio”, e ci lascia un’immagine “bella ed affascinante” della nostra cultura umana. Ci lascia un’idea di sapere, di giustizia, di tempo e dello stesso scrivere, partendo dalle domande che tutti ci facciamo.

Ecco, Baricco, ci fa un regalo (da consumato frequentatore delle scene), ci lascia un’immagine sublime, che parte da Dick Fosbury, e passa da Kate Moss, Luigi XVI e Marcel Proust. Ci lascia un’idea di sapere, che trova nel termine “paesaggio”, la giustificazione della sua esistenza. Un sapere accogliente, sensuale ed al contempo bello come puo’ esserlo un paesaggio italiano dell’Appennino toscano, una montagna incantata ed innevata delle Alpi, oppure una spiaggia bianca con un mare cristallino come la costa della Sardegna. Perche’ il paesaggio e’ cultura, sapere, accoglienza, permanenza, ma e’ soprattutto estetica pura, in lenta, lentissima, costante modificazione. Lo stesso Baricco, con la sua presenza fisica, attoriale, la sua verve, il suo carisma sensuale (che e’ soprattutto vocale), domina lo spazio teatrale (il Palladium) in cui ha tenuto queste “letture romane”, e cosi’ ci dimostra egli stesso con le sue performance, che : “il sapere e’ permanenza all’interno delle domande”. Potremmo dire noi che questo “permanere”, questo “abitare”, presuppone la definizione di uno spazio, di un’ architettura del paesaggio in cui risiedere.

Nella povertà di idee e di trattazione dei veri problemi dei Cittadini, che il Paese Italia offre in queste “inquietanti” settimane pre-elettorali, il progetto di Baricco, oltre ad essere di un valore politico e culturale “alto”, ha una sua accattivante bellezza, perché democratico, ricco di contenuti, e  “costruttore di futuro”.

Niente a che vedere, per fortuna, con la “banale piattezza” dei comici, dei nani, delle ballerine, dei cittadini acefali, degli chansonnier di plastica e degli economisti sadici, che improvvisamente si inventano di essere degli autorevoli politici. Baricco riesce a farci comprendere che forse una speranza progettuale, anche politica, ancora oggi, forse c’è, pescando nella memoria culturale della specie umana, e creando connessioni sapienti, innovative, rivoluzionarie.

Ossigeno puro, da respirare a pieni polmoni.

Quì sotto immagini del museo Hermann Hesse e della casa dove visse a Montagnola (Svizzera)

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Prima e dopo (on typology)


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quì sopra alcune immagini della Casa dei Sindacati Fascisti e dell’Industria, ora Camera del Lavoro di Milano – architetti : Angelo Bordoni, Luigi Maria Caneva, Antonio Carminati (1930-32) – Corso di Porta Vittoria 43

“La tipologia di un edificio è un’insieme di dati geometrici, tecnici e storici che stanno alla base di ogni progetto. Molte volte ho verificato questo; nel mio ultimo viaggio in Giappone mi era difficile distinguere la differenza tra alcuni edifici civili, religiosi, comunitari del passato. egualmente per alcune elaborate soluzioni contemporanee. La prima acquisizione della loro realtà è stata quella tipologica e cioè proprio il principio che univa tra loro architetture spesso molto diverse. Da questo ho potuto risalire a tradizioni, usi, ecc. che mi erano assolutamente estranei. Tutto quì, ma è molto. Nella pratica professionale, e tanto più quando i calcolatori e nuove tecniche diventeranno sempre più importanti (anche se già sono un realtà), la tipologia è un riferimento preciso. Lo sviluppo tecnico ha bisogno di chiarezza e sarebbe grave confondere la complessità e la sofisticazione degli strumenti  che possiamo o potremo usare, come una vacanza dalla ragione”.

Così dichiara Aldo Rossi in “Dieci opinioni sul tipo”, articolo di Casabella n° 509/510 del 1985, pagina 100 (numero monografico dal titolo : “I terreni della tipologia”). Un numero assolutamente da praticare per chi si occupa di progettazione. Volutamente, quindi, proprio per approfondire, con degli edifici reali, eccoci a “pescare” nell’infinita offerta architettonica, che una città come Milano, mette a disposizione. Un’offerta che è forse, troppo spesso, un pò vecchiotta e datata (come d’altronde ormai anche tutta la Casabella diretta da Vittorio Gregotti), ma offre sempre spunti interessanti e ghiotti per chi si occupa di progettazione, e si pone delle domande.

Ed in effetti, per poter approfondire la domanda, su cosa sia la tipologia, eccoci a “dimorare” presso due edifici milanesi, molto diversi, come la Camera del Lavoro (di Bordoni e soci) e la Casa Albergo (di Moretti) per caratteristiche costruttive, epoca di costruzione, materiali di finitura, destinazione funzionale, ecc., eppure contigui. Questi due edifici consentono una riflessione sulla tipologia, che non è semplicemente dare una risposta ad un quesito.

Infatti l’edificio di Bordoni, propone una tipologia ad “U” (o a “C” che dir si voglia),  aperta sulla pubblica via (a creare una piazzetta sopraelevata), abbastanza insolita per l’epoca, dove l’edificio istituzionale ad uffici, di solito si presentava con una tipologia compatta, chiusa a blocco. Lo stesso vale per l’edificio di Moretti, dove la tipologia ad “H”, si articola, a partire dagli spazi comuni del basamento (bar, soggiorno, reception, ecc.) su due edifici in linea di diverse altezze, con all’interno le camere ed i servizi,  insoliti per la modernità e la pulizia compositiva. Molto più avvicinabili all’architettura nordica per questo tipo di funzione (casa – albergo) che a quella italiana. Moretti, con questa tipologia si avvicinava così a Bottoni, Figini e Pollini, Marescotti, ecc., lasciandosi dietro quelli che poi diventeranno i “Brutalisti” : BBPR, Viganò, De Carlo, ecc..

I due edifici “dialogano con l’intorno”, ed emergono perentori, nello skyline di questa parte di città. La loro particolarità stà proprio nella diversa declinazione “anomala” di due tipologie. Ecco quindi, emergere che la tipologia è un’anomalia e non un vincolo. Ecco perchè la tipologia deve essere un riferimento preciso, come sosteneva l’Aldo Rossi, soprattutto all’inizio della progettazione, ma anche, poi, “praticarne” la trasgressione, è la norma della grande architettura.

Quì sotto alcune immagini della Casa Albergo di Luigi Moretti (1947-1950), in via Corridoni 22

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La Storia breve


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Se la storia di questo pianeta meraviglioso è breve, rispetto ai tempi dell’Universo, la storia dell’uomo, sulla Terra, è una frazione di alcuni secondi. Un lasso di tempo quasi insignificante. A questi pochissimi secondi che riguardano la storia di tutti noi, il costruire, l’architettura, e la trasformazione del paesaggio, sono ad essi intimamente legati. E’ come se la specie umana stesse attuando un “disegno”, forse per lasciare una traccia “geografica” della propria presenza, fatto di contrasti, tra natura ed artificio. Eppure dall’alto, il disegno, fin quì attuato dall’uomo (in questa “frazione di secondi”), sembra coerente, appare ben inserito, per nulla artificiale. E’ avvicinandosi, nei dettagli, che si disvela caotico ed infelice, anche se quà e là, nella storia umana, non mancano rapporti, tra natura ed artificio, che ancora oggi ci sorprendono.

Quì sotto alcune immagini della reggia Reale di Caserta (Napoli)

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La morte


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quì sopra ed anche sotto, immagini della Biblioteca Joaquin Leguina a Madrid e dell’Archivio Regionale, opera di Mansilla & Tunon (1999-2002)

Giusto un anno fa, o giù di lì, il 22 febbraio 2012, moriva a Barcellona, Luis Moreno Mansilla (1959-2012), grande e noto architetto spagnolo. Lo hanno trovato morto la mattina, nel letto dove dormiva. Nella città catalana, Mansilla residente a Madrid, il giorno prima, aveva presentato un libro sull’architetto catalano Enric Miralles. La sua morte, curiosamente, già si trovava descritta, e quasi evocata, nella dedica della sua tesi di dottorato, «Apuntes de viaje al interior del tiempo», dove si legge : “A mio nonno Luis, oculista, tra i cui apparati ottici sono cresciuto. Morì come vorremmo morire tutti, improvvisamente, nel sonno, la mattina in cui dovevo partire per Roma e cominciare questa tesi, che ora gli dedico”. La sua breve, ma intensa carriera, è iniziata vent’anni prima,  insieme ad Emilio Tuñon, nello studio del loro maestro Rafael Moneo, con il quale entrambi collaborarono fino al 1992, prendendo parte alla realizzazione, tra gli altri, del Museo d’arte romana di Merida, della stazione madrilena di Atocha e della Fondazione Joan Mirò di Maiorca.

http://www.mansilla-tunon.com/

Ma la morte degli architetti, spesso non è così lieve, come lo è stata con Luis Moreno Mansilla, nonostante l’ancor giovane età. Chiudendo in maniera improvvisa una vita fatta di successi  e di notorietà. Recentemente un nostro caro amico, si è spento tra tormenti inenarrabili, dopo una lunga malattia. Lui, a differenza dell’architetto madrileno, aveva lavorato per decenni nell’oscurità, assolutamente lontano dai riflettori e dalla notorietà. Come tantissimi bravi e colti architetti anonimi (e a molti altri umani), ma partecipi a questa basilare attività umana sul pianeta Terra, che è il progettare, il costruire. Nonostante ciò è stato il progettista, ed il costruttore “occulto” di moltissimi edifici, in Italia ed all’estero. Presto le esili tracce del legame tra le sue architetture e la sua figura, saranno scomparse per sempre, presto di lui non rimarrà nulla, se non il ricordo, proprio come accade ai più.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

edif18_02H

Planimetria tratta dal sito : Archivo y Biblioteca Regional – coam.org

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La spirale


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Una visita invernale ad un Parco, consente, come mi hanno insegnato illustri paesaggisti miei insegnanti, di apprezzarne meglio il disegno e le caratteristiche realizzative, senza farsi ingannare dal rigoglio della natura, che spesso nasconde  con la sua bellezza veri e propri misfatti. Il sopralluogo “invernale” di un Parco metropolitano, da noi attuato in una fredda giornata di metà gennaio, ha riguardato quello progettato da Charles Jencks e Andreas Kipar alla ex fabbrica Alfa Romeo del Portello di Milano. Il Parco si presenta con un disegno planimetrico a “doppia esse” allungata, e con una montagnetta conoidale, caratterizzata da una grande “doppia” spirale.

Mappa_ParcodelPortello

Non ci soffermeremo sui significati “bucolici” dati dai progettisti, agli elementi che compongono il parco (quattro fasi della storia dell’uomo, spirale del DNA, ecc.), quanto piuttosto sulla qualità degli spazi all’aperto progettati. Innanzitutto il nuovo parco, si integra con il sistema verde del QT 8 (grazie ad una passerella ciclo pedonale che scavalca viale De Gasperi – un’altra passerella scavalca viale Serra), anzi, soprattutto nel caso della montagnetta spiraloide, fa il verso al disegno pulito ed ancora bellissimo del verde progettato da Piero Bottoni.

Il nuovo parco (denominato per ora Parco Vittoria), riesce, mercè dei movimenti terra impressionanti, a ritagliare degli spazi verdi (seppur limitati) di assoluta tranquillità in una delle aree più congestionate e problematiche di Milano. Spesso quanto progettato, non sembra però assolvere, alla necessità di essere facilmente manutenibile e di facile gestione. Soprattutto le salite alla montagnetta (quelle a spirale) denunciano una precarietà del substrato calpestabile, che già oggi presenta un diffuso degrado (pantano, buche, ricerca di percorsi alternativi, ecc.). Molti degli elementi del parco sembrano fatti apposta per entrare velocemente in uno stato di precarietà : bordo  laghetto, bordure ad arbusti, ecc.. Quasi “comico ed assurdo” l’apice della montagnetta, dove all’arrivo dei due percorsi di salita, è stato ricavato uno spazio minimo (circondato dai parapetti metallici), che tra alberature (5 pini che cresceranno), monumento con relativa fontana al piede, vedovella per dissetarsi (stile 1931), sedute, rimane ben poco spazio per muoversi. Se ci si ritrova in 5 o 6, a contemplare questa parte di Milano dall’alto,  sembra, già oggi,  di stare in metropolitana nei momenti di punta.

Il Parco Vittoria è ancora in stato di completamento, mancano l’asilo, il presidio sanitario e la grande cavea verde per eventi. Però la sensazione che si ha, percorrendolo, che più che un Parco, questo nuovo impianto verde sia assimilabile ad un Giardino, delicato e di difficile manutenzione (pensate al taglio dell’erba e delle essenze arbustive sui piani inclinati), nonchè facilmente soggetto ad atti vandalici, nonostante le telecamere e la chiusura notturna.

Quì l’Accordo di Programma del “Portello”

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Biblioteca 3D


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

“Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne restera’ modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che e’ la vita stessa delle citta’. Quanta cura, per escogitare la collocazione esatta d’un ponte e  d’una fontana, per dare a una strada di montagna la curva piu’ economica che e’ al tempo stesso la piu pura!…..Costruire un porto, significa fecondare la bellezza d’un golfo. Fondare biblioteche, e’ come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.” Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano – pagg. 120 e 121 (Einaudi, 1963)

Per chi progetta,  possedere oggi una  biblioteca piena di libri (un granaio) non e’ piu’ sufficiente. Nell’epoca dell’informatica, della societa’ “fluida 2.0”, il lavoro degli architetti e’ profondamente mutato, divenendo preda di soliloqui creativi e di tempi compressi.  Non e’ piu’ l’epoca della china e della carta da lucido, in cui,  in tanti, l’uno vicino all’altro, si collaborava alla stesura ed alla formazione del progetto, condividendolo. Quello che una volta lo si faceva in cinque, oggi lo si esegue da soli. Bisogna tornare a “fare decantare” il progetto, a condividerlo, e per far cio’ ci vuole tempo. Ecco che il viaggio finalizzato (con degli ottimi compagni di viaggio) a trovare delle idee od a verificare quello che si sta facendo, diventa l’occasione per “dare tempo” al progetto, per tornare a “collaborare con la terra e con gli uomini”.

1b

La Svizzera, che ha sulla banconota da 10 franchi, il volto di Le Corbusier, e’ una sommatoria di luoghi, di edifici e di paesaggi, facilmente raggiungibili in giornata, da Milano,  in cui, nel bene o nel male, e’ possibile visionare, studiare e soprattutto apprezzare con tutti e cinque i sensi l’architettura moderna e contemporanea dei grandi architetti. Perchè quì, come in un granaio, si continuano ad ammassare opere di grande architettura : “…..ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

La nazione Svizzera, e’ la nostra biblioteca in tre dimensioni, una biblioteca fatta di edifici. Una biblioteca democratica, sempre aperta, disponibile per tutti. Finchè ci sarà energia e risorse, noi ci andremo, quando avremo bisogno di consultare qualcosa, o di fare “decantare” il tempo. Perchè il viaggio, è sempre parte di un buon progetto.

“L’universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, circondati da ringhiere bassissime. Da qualunque esagono, si vedono i piani inferiori e superiori: interminabilmente. La distribuzione delle gallerie e’ invariabile…… Quando venne proclamato che la Biblioteca comprendeva tutti i libri, la prima sensazione fu di stragrande felicita’. Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e segreto. Non c’era problema personale o mondiale la cui eloquente soluzione non esistesse in qualche esagono. L’universo era giustificato….” Jorge Luis Borges – Finzioni – pagg. 67 e 71 (Adelphi, 2003)

Quì sotto immagini della Biblioteca dell’Università di Lugano  – Architetti : Michele e Giorgio Tognola (1999)

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERALugano Biblioteca Universitaria 001Lugano Biblioteca Universitaria 002Lugano Biblioteca Universitaria 006Lugano Biblioteca Universitaria 004

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Lugano Biblioteca Universitaria 005Lugano Biblioteca Universitaria 007OLYMPUS DIGITAL CAMERABibliotecaLugano Biblioteca Universitaria 018

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Vedi Napoli e poi Muori


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Napoli è complessa, sporca, multietnica, caotica, povera e ricca contemporaneamente, truffaldina e cialtrona, però è anche una città affascinante, proprio per queste sue contraddizioni, sempre in bilico tra un passato prestigioso ed un futuro precario e “baro”. Spesso attraversandola, si ha come l’impressione di cogliere, per alcuni istanti, la vera immagine dell’Italia, che città come Milano o Torino, o la stessa Roma, non restituiscono, perchè troppo patinate, fedeli alla loro immagine consolidata, e proprio per questo “false” e non in grado di incarnare lo spirito di una Nazione.

La prima cosa che colpisce di Napoli (soprattutto chi, come me, non ci tornava da oltre tre decenni), è che quasi tutto costa circa un 40% in meno che a Milano, che il traffico automobilistico è “folle”, che attraversare una strada  piedi è un’impresa improba. Nei quartieri periferici, la pattumiera viene ancora oggi conferita in enormi cumuli, direttamente lanciandola dall’auto in corsa. Eppure la città è un brulichio continuo di gente, che compra, vende, maneggia ogni cosa. E’ un fermento continuo di idee di iniziative, di eventi, di genialità. Quì sembra, nonostante l’estrema povertà di ampie fasce della popolazione, che la “crisi economica” abbia già trovato una sua risposta, probabilmente in un’economia sommersa, illegale (che esiste da sempre), ma che consente a molti di sopravvivere. Un’economia probabilmente intrecciata (mani e piedi) con la camorra, che lascia dietro di sè una “striscia di sangue”, un’economia sicuramente da stigmatizzare, ma che è molto più efficiente e dinamica della così detta “Agenda Monti”, che uccide lentamente, nel corso del tempo, ed in silenzio, in un “mare di tasse”, magari con il sorriso o con la “lacrimuccia”.

Il territorio storico napoletano, è stato sistematicamente inghiottito, da un costruito incoerente e casuale, molto spesso abusivo, oltre ad essere oggetto di rilascio nell’ambiente di inquinanti, troppo spesso provenienti dal nord. Un territorio, che solo localmente, trova quà e là una sua estetica “pittoresca e pop”, in grado di inserirsi nel paesaggio una volta bellissimo della piana che contorna il Vesuvio, delimitata dal golfo di Napoli.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Per osservare bene Napoli e capirne la logica del suo territorio, bisogna salire in alto, dove si gode dello scempio del paesaggio ma anche del fascino dei contrasti “brutali” tra recenti brutture e splendidi edifici storici. Oppure camminare per gli infiniti vicoli, vie e viuzze, che di fatto rappresentano uno spazio intermedio tra l’alloggio privato e lo spazio pubblico. Un luogo che non è un interno, ma che non è nemmeno, ancora, veramente, un esterno. E’ quì che avviene la vita dei napoletani, che ci si rappresenta. Si gioca a carte, si stendono i panni, si fa mercato, soprattutto si parla con gli altri, si urla, si ride, e si scrive sui muri il disagio di una città, che come tutto il Paese Italia è divisa. Metà “rema contro” (non paga le tasse, delinque, trasgredisce le leggi, ecc.), e metà, si dà da fare per portare avanti le sorti di una Nazione (lavora, rispetta le leggi, studia per migliorarsi, ecc.). E questo avviene da sempre, o perlomeno dall’epoca dei Borboni, che si insediarono a Napoli, facendola capitale del Regno delle Due Sicilie (1734). Ecco perchè Napoli è, per me, oggi, è la rappresentazione migliore dell’immagine attuale dell’Italia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ma a Napoli, le anteposizioni, sono spesso l’una accanto all’altra e, proprio perchè evidenti per chiunque, fanno riflettere. Degrado, pattume, spreco, hanno contigue, innovazione, progetto, futuro.  Il progetto della “meravigliosa” (e costosissima) Stazione  della Linea 1 della metropolitana di Napoli, di “Toledo”, inaugurata nel novembre 2012, è dell’architetto catalano Oscar Tousquets Blanco, che si è sbizzarrito in una operazione “insensatamente opulenta” e di forte caratterizzazione spaziale. Quasi un museo ipogeo. Gli interni sono impreziositi da opere di William Kendridge, Bob Wilson e Achille Cevoli. Una stazione molto profonda, oltre 50 metri dal livello del suolo e un volume di 43.000 metri cubi. Complessivamente gli utenti dovranno percorrere cinque piani per raggiungere le banchine, attraversando una vera e propria “galleria coloristica”, dove uno spettacolare “occhio” collega la superficie con la grande hall  sotterranea a mosaico bianco e blu. Da apposite riviste di settore, è stata insignita della definizione di “stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Nonostante ciò la gestione “libertina” dei tempi e dei fondi europei, anche quì utilizzati con molta “leggerezza”, ha suggerito una riprogrammazione e rifinanziamento, per il completamento di un’opera, la Linea 1, che sembra infinita, ma fondamentale per la mobilità pubblica di Napoli. Appunto complessità e contraddizioni, e soprattutto poco buon senso e un’amministrazione per nulla oculata e saggia………….come in tutta Italia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Scolpire il tempo


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Andrej Tarkovskij, nel 1986, pubblica un libro con lo stesso titolo di questo articolo “Scolpire il tempo”. In esso, il grande regista russo, fa un’analisi, limpida e spietata del trascorrere del tempo. Egli scrive, in questo libro ormai introvabile, della consistenza del tempo, della sua resilienza, insomma cerca di raccontarci e classificare  un qualcosa che a noi esseri umani (creature mortali) sfugge continuamente. Tutto il libro, secondo me un capolavoro di scrittura e di immagini fotografiche, e’ di fatto una digressione poetico-filosofica, del concetto e della “dimensione” del tempo, visto attraverso la sua attività cinematografica, e suppur, Tarkovskij pone al centro il cinema, come unica arte in grado di “incidere e fissare” il tempo, emerge anche chiaramente nel testo, che l’architettura ed il paesaggio sono di fatto anch’esse, sinergiche a questa “missione”, che tutta la specie umana sta attuando da millenni. Fissare, modellare, modificare un pianeta, con lentezza e sapienza, restituendo al passato la possibilita’ di perpetuarsi nel futuro, per “scolpire il tempo”, questa e’ la grande intuizione che ci consegna il regista russo.

Ecco, andare a Cuirone, piccola frazione nel comune di Vergiate, si ha l’immediata sensazione che qui, l’arte di “scolpire il tempo” sia stata assunta a regola. Una regola, non semplicemente “schiava” di una memoria che non c’e piu’, di un tempo e di uomini che non torneranno mai piu’, ma il tentativo di una comunità di rendere le impronte umane su questo pianeta (rilievi, coltivazioni, architetture, ecc.), parti del paesaggio, presente e futuro, come se fossero una sua ulteriore ed inscindibile componente.

Come scriveva Peter Zumthor : “La forza di un buon progetto risiede in noi stessi e nella nostra facolta’ di percepire il mondo con il sentimento e la ragione” (Pensare architettura, 1998), ecco quì a Cuirone, ed in particolare nello spirito del “baubaus” (di Giorgio e Miranda Ostini) , si ha chiara la sensazione che una strada alternativa ad un “progresso scorsoio” (come scriveva Andrea Zanzotto) fatto di emergenze climatiche, crisi ambientali e turbo capitalismo, sia possibile. Il segreto : la riscoperta di un tempo della lentezza e della decrescita consapevole, a cui tutti dovremmo immediatamente aspirare.

“Nulla esisteva soltanto come cosa a s’è stante. Ogni singola cosa trovava la sua giustificazione nel tutto e comunque soltanto attraverso questo tutto esisteva come cosa. Fra queste c’era anche la durevolezza” – Sten Nadolny – La scoperta della lentezza, 1983 –

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑