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Builders of the future

Autore

Dasir

Siamo tutti interconnessi………


Siamo tutti parte di un sistema interconnesso, microcosmo + macrocosmo, che dialoga continuamente con i suoi sub-sistemi : cellule, pianeti, piante, uomini, animali, minerali, liquidi, ecc.. Siamo una grande “architettura celeste” e null’altro, come scrive Manlio Sgalambro nel suo bellissimo libro “De mundo pessimo” (ed. Adelphi) . “La natura si identifica con la vita, mentre il sistema solare lo percepiamo non come parte della vita perché non ha la sua infezione” .

Ed ancora : “Il futuro è la stessa contemporaneità: è nell’atto con cui l’uomo religioso si rivoge a Dio per chiedergli qualcosa nella preghiera che si ha una contemporaneità. Per me la contemporaneità si sposta: è l’atto che deve avvenire, ma deve avvenire è uguale a dire che è già avvenuto, perché è l’anticipazione di ciò che avverrà. Noi abbiamo a che fare non con Dio ma con un atto veramente distruttivo. Noi, dice Seneca, siamo consolati dal fatto che possiamo partecipare alla distruzione universale. Mi consolo pensando che quando muoio io muore tutto. E ciò può avvenire se ti trasporti con il tuo pensare nell’anticipazione della fine del sistema solare” .

” Immagino questo Cielo immobile che si muove con la sua indifferenza che invidio. Ma non è niente di nobile, solo un ammasso di pietre e gas. La sostanza di ciò che ammiro è fatta di Numeri. Dio, di idee morali e di carne. Ho fatto la mia scelta. Il Cielo stellato sopra di me, e nient’altro.” ( De Mundo Pessimo – Manlio Sgalambro – Adelphi)

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Il vuoto ed il margine


“Credo nei luoghi, non quelli grandi, ma quelli piccoli, quelli sconosciuti, in terra straniera come in patria. Credo in quei luoghi senza fama nè risonanza, contraddistinti solo dal semplice fatto che là non c’è niente, mentre intorno c’è qualcosa dappertutto. Credo nella forza di quei luoghi perchè là non succede più nulla e non succede ancora niente. Credo nelle oasi del vuoto”

Peter Handke – L’assenza – Garzanti 1991,  pagina 46

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Una giornata riuscita


Non intendo una giornata perfetta o una giornata fortunata, nè una giornata senza preoccupazioni, la giornata riuscita è qualcosa di più, è incomparabile. E’ unica. E’ un qualcosa ai “confini della linea della bellezza e della grazia”, come ha scritto Peter Handke.

Una giornata riuscita è come un’ascensione verso una cima, verso una vetta, nella neve, è come il discepolo che va dal maestro (e sa già cosa gli sarà detto), come il ricordo vivido di un passato immaginifico. Una giornata riuscita è trovare vicino a casa un luogo della riminiscenza, da cui osservare dall’alto le cose e le persone, contemplare il paesaggio, discernere tra bene e male, tra amici e nemici. Una giornata riuscita costruisce il futuro.

Una giornata riuscita, apre gli occhi, dà la giusta proporzione al respiro, dà la misura del passo da tenere, consente di rileggere le parole (degli altri) attribuendogli il giusto significato. Una giornata riuscita consente di vedere molto più lontano, nel cuore della gente. Consente di guardare e continuare a guardare con gli occhi della parola giusta.

La giornata riuscita, non ha bisogno di grandi dichiarazioni, restituisce semplicemente grandi prospettive ed allarga gli orizzonti, soprattutto ci spinge a ri-valutare il passare del tempo, il vivere.  Ci restituisce un’idea di compiutezza, di eternità.

Milano, sabato 22 gennaio 2011

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PUM, PUM, PUM.


Bolzano – Quartiere di Firmiano ad “alta sostenibilità” Klimahouse

Bolzano……PUM

Pensare per parti, non avere un’idea di “quadro”, risolvere i problemi in maniera parziale; tutto ciò è quanto NON SI FA A BOLZANO. Città che abbiamo studiato e visitato di recente, anche incontrando alcuni dirigenti della Pubblica Amministrazione: c’erano Mattia, Simone, Roberto, Fabio, Catia, Sulie, Dario. Sviluppo, ambiente, trasporti, territorio, rifiuti, ecc. a Bolzano, sono inseriti in un PROGETTO UNITARIO (come si fa a Friburg im Brisgau e non a Reggio Emilia), in un’idea complessiva di comunicazione e di realizzazioni, che fanno sì che i comportamenti dei cittadini, evolvano, con il migliorare del loro paesaggio urbano, del loro ambiente cittadino. Un progetto facilmente estendibile a Sesto San Giovanni, a Milano, da politici in grado di “capire” che oggi la complessità deve essere gestita da una progettualità plurima, articolata, multidisciplinare, che non si può fermare solamente a singoli settori di intervento.

Questo è il presente, ma anche il futuro, e lo si conquista con la capacità di gestire la complessità, rendendola facile, semplice e comprensibile per tutti, il che non vuol dire essere “solamente semplici”.

In particolare della pianificazione integrata di Bolzano, a “colpire” oltre all’attenzione per la sostenibilità ambientale, realizzata mediante realizzazioni che vanno da : case popolari (IPES – Istituto per l’Edilizia Sociale) e private classificate con il sistema energetico KLIMAHOUSE, raccolta differenziata “spinta” verso il riciclo, attenzione per lo spazio urbano, per i giochi bimbi, ecc., ciò che veramente stupisce, soprattutto, è il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile.

Stupisce di ammirazione, e di invidia, mentre oggi 30 gennaio 2011 a Milano, e solo a Milano, e non in tutta l’Area Metropolitana, viene sospeso il traffico, dopo settimane di costante superamento (anche di 5 o 6 volte di più) della soglia massima consentita di polveri sottili di 50 microgrammi per metro cubo di aria.

Bolzano autobus a metano
 
 
 

P.U.M. –  Piano Urbano della Mobilità 2020

Bolzano, capoluogo dell’omonima provincia autonoma,  ha 104.029 abitanti (al 31-12-2010), una superficie territoriale di 52,34 chilometri quadrati, una densità di 1986, 01 abitanti/chilometro quadrato. Da un’analisi dello stato di fatto della mobilità urbana di Bolzano al 2009, emerge che mediamente solamente il il 27,2% degli abitanti si sposta in automobile, mentre il 6,7 % usa il motorino, il 7,6 % il mezzo pubblico, il 29 % la bicicletta ed il 29,5% si sposta a piedi. Sulla rete viaria d’accesso alla città circolano ogni giorno ca. 150.000 autoveicoli (mezzi pesanti 14%), di cui 90.000 entrano ed escono dall’area urbana. Quindi una situazione virtuosa, che fa già di Bolzano, una delle città europee ad “alta sostenibilità”, da prendere quale esempio. Per la redazione del P.U.M. quindi, l’amministrazione comunale si è posta i seguenti precisi obiettivi:

1) Migliorare la fruibilità dello spazio pubblico.

In generale, è lo spazio la risorsa più limitata di cui dispongono le città. È evidente che uno spazio limitato va utilizzato nel modo più efficiente possibile. Ciò significa potersi muovere soprattutto a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. In questo modo lo spazio urbano può effettivamente riprendersi il ruolo per cui è stato pensato, ossia diventare luogo di incontro, di intrattenimento, di gioco, tempo libero e, ovviamente, della mobilità. Sono gli spazi belli, di alta qualità che la gente frequenta volentieri. Uno degli aspetti importanti per migliorare la qualità di vita nei quartieri riguarda proprio la riduzione del traffico, in particolare quello in transito.

  • Garantire a chi vive in città un alto livello di mobilità senza dovere necessariamente possedere un’automobile.
  • Continuare a garantire una forte attrattività della città, per quanto concerne il turismo il commercio, la cultura e i servizi, con un’offerta complessiva di mobilità dedicata a queste funzioni.
  • Conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 previsti nello studio elaborato dall’EURAC (L’Accademia Europea di Bolzano è un innovativo istituto di ricerca e di formazione privato. Fondata nel 1992, l’EURAC è composta da nove istituti che svolgono attività di studio e ricerca nei seguenti settori: Linguistica applicataMinoranze ed AutonomieSviluppo sostenibileManagement e cultura d’impresa e Scienze della Vita ) ridurre le micropolveri sottili presenti nell’ambiente urbano.

Compito primario del P.U.M. di Bolzano è quindi quello di individuare strategie e soluzioni coerenti per lo sviluppo di un sistema integrato di mobilità per la città in grado di favorire una migliore fruibilità del territorio urbano per aumentarne la vivibilità.

Bolzano – arredo urbano e giochi bimbi

 

2) Piano operativo

Per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal P.U.M. sono stati individuati i seguenti ambiti d’intervento:

a. Riqualificazione degli spazi urbani, prendendo in considerazioni prima di tutto i cittadini in quanto pedoni e abitanti.

b. Messa in sicurezza, miglioramento e ampliamento della rete di piste ciclabili.

c. Aumento qualitativo/quantitativo dell’offerta di trasporto pubblico.

d. Politiche della sosta che consentano una migliore fruibilità dello spazio pubblico.

e. Riorganizzazione del traffico veicolare per consentire di raggiungere le destinazioni minimizzando gli attraversamenti della città; ciò richiede la costruzione di nuove infrastrutture stradali esterne.

f. Definizione del sistema viario destinato anche al traffico pesante.

g. Implementazione di nuove tecnologie per la gestione della mobilità.

3)  Riqualificazione degli spazi urbani

Ad eccezione del centro storico e poche altre zone, lo spazio pubblico è destinato prevalentemente agli automezzi – strade, parcheggi, aree di sosta – che, come precedentemente illustrato, sono utilizzati per meno di un terzo negli spostamenti dei cittadini.  È pertanto più che necessario un riequilibrio della fruibilità collettiva dello spazio urbano, che tenga conto in modo più equo delle esigenze degli utilizzatori. È in questa prospettiva che è stata individuata tutta una serie di interventi di riqualificazione urbana delle piazze, strade e delle loro connessioni.   Gli interventi saranno differenziati in base alla valenza e alla classificazione delle strade per cui non potranno essere attuati indistintamente su tutte le vie della città. In linea di principio essi prevedono di:

• redistribuire in modo più equo lo spazio da destinare ai vari utilizzatori;

• conferire precedenza generalizzata per i pedoni;

• creare spazi di aggregazione attraverso un adeguato arredo urbano (soprattutto giochi bimbi);

• mettere in sicurezza i percorsi pedonali attraverso opportuna pavimentazione, illuminazione e   segnaletica;

• eliminare le barriere architettoniche ed aumentare i “posti di sosta” per il pedone (panchine);

• realizzare corsie preferenziali per il trasporto pubblico;

• regolamentare il traffico veicolare di accesso e d’uscita dalle strade mediante segnaletica orizzontale, verticale e impianti semaforici;

• ridurre la velocità dei veicoli anche attraverso dispositivi rallentatori o piattaforme rialzate ed aumentare le aree residenziali a 30 km orari;

• delimitare gli stalli per la sosta dei veicoli, ciclomotori, biciclette;

• realizzare un arredo urbano di qualità che agevoli la mobilità ciclo-pedonale;

• limitare temporaneamente l’accesso degli automezzi;

• ridurre e riorganizzare i posti macchina sulle strada.

È previsto di intervenire progressivamente in tutti i quartieri della cittá.

Bolzano – Portale conta biciclette
 
 

4). Piste ciclabili – messa in sicurezza, ampliamento della rete e miglioramento del servizio

A favore dell’uso della bicicletta è stato fatto molto negli anni passati. Oggi Bolzano dispone di una rete di 48 km di piste ciclabili ed è un modello per altre città europee. Oggi il 29 % degli spostamenti a Bolzano avviene in bicicletta.  Nonostante questo ottimo risultato, il P.U.M. pone particolare attenzione al miglioramento della sicurezza delle piste ciclabili esistenti, al completamento delle rete all’interno della città ed alla realizzazione dei collegamenti mancanti con i comuni limitrofi.   È inoltre prevista l’attivazione di ulteriori servizi e incentivi per incrementare ulteriormente l’uso della bici in città.  A completamento delle rete è prevista la costruzione di ulteriori rami di piste ciclabili per un totale di circa 15 km individuati entro 2020.

Bolzano – Pista ciclabile e pista pedonale
 
 

4.1) Messa in sicurezza dei percorsi ciclabili

Al fine di ridurre le situazioni di pericolo dei ciclisti sono soprattutto necessari interventi per migliore la sicurezza nelle intersezioni stradali. Essi prevedono:

• illuminazione mirata

• segnaletica di immediata percezione

• pavimentazioni adeguate

• fasi semaforiche per la suddivisione dei flussi e delle svolte

• rispetto degli angoli di visibilità

• introduzione di sistemi di rallentamento.

Laddove per carenza di spazio non è possibile realizzare i percorsi ciclabili in sede propria, la maggior sicurezza sarà ottenuta con interventi di moderazione e regolamentazione del traffico veicolare.

4.3) Potenziamento delle aree di sosta e dei servizi

E’ previsto un potenziamento delle aree di sosta esistenti lungo tutta la rete ciclabile e presso i nodi di interscambio modale della rete di trasporto pubblico. Tali aree saranno adeguatamente attrezzate con rastrelliere, coperture ed illuminazione, per garantire un posteggio ordinato e sicuro.

Bolzano – Arredo urbano
 
 

5) Riorganizzazione del traffico veicolare

Come già accennato, è obiettivo dell’amministrazione sgravare i quartieri il più possibile dal traffico, soprattutto da quello di attraversamento. Al contempo la città vuole mantenere e potenziare la propria attrattività per assolvere nel migliore modo possibile il suo ruolo di capoluogo provinciale.  Ciò richiede una riorganizzazione del traffico stradale che consenta agli utenti di raggiungere le destinazione senza dovere attraversare interi quartieri residenziali. E al contempo rendere rapido  veloce il traffico di attraversamento.  Pertanto, le nuove infrastrutture viarie proposte hanno lo scopo di alleggerire la città, di renderla più sicura ed ad una “dimensione ciclo-pedonale”.

6) Trasporto pubblico

Il modo in cui i cittadini soddisfano le proprie necessità di spostarsi dipende fortemente dal livello della qualità del servizio pubblico offerto. E’ obiettivo di questa amministrazione realizzare un sistema integrato di trasporto pubblico di alta qualità, moderno ed ecologico sia all’interno alla città che per il collegamento con le aree circostanti.  Bolzano deve e vuole rimanere una città di grande attrattività per il resto della provincia e per i turisti. È fondamentale però creare le condizioni affinché sempre più persone vi possano avvivare agilmente con mezzi alternativi all’automobile privata.  Lo stesso discorso vale per i cittadini che per lavoro, studio o tempo libero vogliono spostarsi fuori città. Le principali azioni progettuali, riguarderanno:

– potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico su gomma (autobus) mossi da energia ecologica (gas metano);

– realizzazione di un sistema di trasporto pubblico elettrico, metrotramvia;

– potenziamento della rete ferroviaria di trasporto pubblico;

– realizzazione di sistemi alternativi per la mobilità quali : ascensori, scale mobili, funivie, ecc.;

– potenziamento e facilitazione dei “luoghi di interscambio” : treno – bicicletta – autobus – tram – auto.

Bolzano – metrotramvia con Caldaro (Progetto)
 
 

7) I Tempi della Città

La missione del progetto “Tempi della Città” è di migliorare la mobilità dei cittadini, la qualità della vita e la qualità urbana, attraverso la progettazione e la realizzazione di interventi sui tempi e gli orari della città. Le iniziative agiscono su due diversi livelli, tra loro complementari:

  • per una migliore conciliazione dei tempi famigliari, dei tempi di lavoro e dei tempi per sé;
  • per una migliore organizzazione degli orari dei servizi pubblici e per un miglior uso spaziale e temporale della città.

Nell’ambito del progetto “Tempi della Città” sono state sviluppate nel corso degli ultimi anni numerose iniziative di carattere innovativo, che hanno riguardato diversi ambiti di intervento. I progetti di politiche temporali rappresentano azioni complesse e con un forte carattere di innovazione. Essi affrontano spesso tematiche nuove o emergenti in cui sono rappresentati diversi interessi e punti di vista. Per questi motivi il metodi utilizzati presentano alcuni elementi caratteristici:

  • la sperimentazione
  • la partecipazione
  • la comunicazione

L’azione progettuale si realizza quindi attraverso sperimentazioni che assumono normalmente la forma di azioni-pilota, che si realizzano in un determinato contesto territoriale. Una volta poi terminata la sperimentazione il progetto viene eventualmente esteso ad altre realtà.  I progetti sono per loro natura trasversali e vengono perciò costruiti ed attuati in forma partecipata, in un’ottica di governance. Il coinvolgimento di altri uffici comunali e degli stakeholders a livello cittadino, attraverso la costituzione di appositi tavoli di co-progettazione, è un elemento fondante della strategia progettuale. La comunicazione rappresenta un fattore strategico per il raggiungimento degli obiettivi in termini di ascolto, di interazione con i vari partner e di sensibilizzazione della cittadinanza.

Bolzano – Deposito biciclette
 
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Fondamenta degli incurabili


Emilio Vedova mentre dipingeva uno dei suoi quadri

Sabato, 26 febbraio 2011, ore 17,22. Venezia, Ponte agli Incurabili. Tramonto.

Ho appena visitato la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, che ha sede alle Zattere, Dorsoduro 42, negli ex Magazzini del Sale. Uno spazio antico, una volta produttivo, vicino al deposito dove viene conservato il Bucintoro. Tale spazio espositivo, dove vengono conservati alcuni dipinti di Emilio Vedova (1919-2006) uno dei più grandi pittori italiani di Arte Moderna Informale, è stato realizzato su progetto dell’architetto Renzo Piano, ed è dotato delle più moderne tecnologie per la conservazione e la fruibilità delle opere d’arte. La Fondazione Vedova ha anche spazi aperti ai lavori degli artisti di tutto il mondo, soprattutto giovani, che vogliono confrontarsi in maniera dialettica con le opere di Vedova. I quadri, tutti di grandi dimensioni, dal loro deposito, vengono condotti più volte al giorno, da un macchinario robotizzato (posto sul soffitto), nella loro collocazione espositiva, con programmi di disposizione, sempre diversi. Lo spazio è stretto e lungo, molto alto, le pareti sono in mattoni a vista, antichi, il pavimento è in legno naturale, ad assi, inclinato verso l’unica porta di ingresso ed uscita. Vedova lavorava sull’azione, sul fare, gettando, agendo sulle tele bianche, con i colori. La sua strategia era soprattutto linguistica, semplice, comunicare, informare in maniera chiara alla società, ai suoi interlocutori le sue poche tematiche, il suo impegno di approfondimento costante su di esse : pittura, spazio, tempo, storia, futuro. Per comunicare, ma anche soprattutto, per condividere.

Fondazione Vedova

Come ho scritto all’inizio, sto camminando lungo le Fondamenta del Canale della Giudecca, nella luce dorata, di un tramonto che avviene dopo una giornata calda e serena. Tutto sembra magico e sospeso, come se il tempo, per un attimo avesse rallentato cercando di fermarsi. E’ il primo fine settimana di Carnevale, a Venezia le folle mascherate invadono gioiose la città, ma io, guidato da una provvidenziale “App Mappe” dell’IPad, e dai ricordi, ho guidato i miei 5 accompagnatori in luoghi molto lontani dai percorsi turistici, dove Venezia appare ancora per quella che è, una città bellissima, un labirinto di viuzze, calli e campi, disabitata e morente, fatta di gente anziana (tanta) e giovani (pochi). Una città che, proprio come nel percorso artistico di Emilio Vedova, è riuscita a ragionare su sé stessa a conciliare il proprio spazio urbano, il proprio tempo costruito intorno all’acqua, con la propria antica storia, per costruire un futuro solido, che oggi si sta concretizzando proprio in “contaminazioni”, come è la Fondazione Vedova, dove opzioni tematiche tra loro molto distanti coesistono meravigliosamente.

Mentre cammino seguendo idealmente i percorsi veneziani di Iosif Brodskij, che tanto amo come scrittore, così ben descritti nel libro – Fondamenta degli Incurabili – (Adelphi, 1989), mi si prospetta di nuovo il tema della comunicazione, della capacità, tramite essa di operare sintesi da condividere con gli altri. Scrive Brodskij, a chiusura  del libro che ho appena citato : “ Acqua è uguale a tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi,  fatti in parte d’acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l’acqua, questa città (Venezia) migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell’universo. Perché la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore : la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perché anche l’amore è superiore, anch’esso è più grande di chi ama.”

Una maniera di descrivere Venezia (l’acqua, la staticità della città) e fare allo stesso tempo considerazioni  (la bellezza urbana, il futuro, l’amore). Brodskij, il poeta, ci trasmette l’essenza stessa della città di Venezia, ce la descrive sintetizzandola. Informare, comunicare, condividere, vuol dire, certamente non essere all’altezza di un premio Nobel, perché è impossibile, ma comunque provare a suscitare interesse in maniera curiosa, intelligente, colta, ma soprattutto chiara e condivisibile, mettendo amore e qualità in ciò che si fa.  E’ molto diverso dal pretendere di informare e comunicare tanto, forse troppo, generando molto rumore per nulla. Vuol dire soprattutto informare e comunicare il minimo necessario (lavorando perché questo avvenga), in maniera chiara e semplice, facendo in modo che il messaggio raggiunga tutti indifferentemente. Ecco io chiedo a coloro che oggi lavorano nel campo dell’informazione e della comunicazione, infestato di messaggi e strumenti di comunicazione (giornali, televisioni, internet, ecc.) che generano solamente una grande distrazione di massa, dove il cinismo, il sensazionalismo, l’audience, hanno preso il sopravvento, e tutti dichiarano che tutto è possibile, per poi fare esattamente l’opposto e contraddirsi, chiedo a costoro che lavorino per costruire qualcosa di più semplice, e credibile per tutti.

Bisogna “ritrovare un percorso alternativo”, non seguire quello della massa. Sottrarsi  a quel “pensiero unico” che pretende di appiattire tutto come se fosse uno schiacciasassi. Non bisogna pensare di essere “Incurabili”, persi in un mondo ostile e non modificabile, accontentandosi di contare delle quantità su degli istogrammi o i picchi delle curve cartesiane. Si deve agire sulla crescente insofferenza nei confronti della comunicazione mass-mediatica, per costruire una informazione ed una comunicazione con contenuti di qualità, limpida come l’acqua, credibile, che abbia una sua bellezza ed un suo fascino e soprattutto sia condivisibile nella maniera più ampia possibile. Ecco io credo che ci si debba porre questo come obbiettivo quando ci si occupa dell’informazione, e della comunicazione, utilizzando i mezzi oggi a disposizione in maniera gioiosa, creativa, innovativa, proprio come facevano Emilio Vedova e Iosif Brodskij.  Impossible? Impossible is nothing!

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L’uomo antibiologico


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L’uomo persegue, con ossessione metodologica, una strada antibiologica, tesa a costruire, fuori di sè un sapere innaturale, contrario alle regole ed ai principi della Natura. Un “sapere come rete di modelli”, in cui la cultura è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell’uomo. Una rete geometrica, astratta, matematica, che spesso si cerca di “spacciare” come simbionte della natura, ma che invece è da essa completamente distante ed avulsa.

Come scrive Claudio Magris nel bellissimo articolo – L’urlo della natura – pubblicato a pag. 34 del Corriere della Sera di Domenica 13 marzo 2011 : “L’orgoglio dell’uomo che con la sua tecnica soggioga la natura o l’invettiva contro questo orgoglio partono da un abbaglio: dalla contrapposizione fra l’uomo e la natura e dalla contrapposizione, altrettanto fallace, fra naturale ed artificiale……L’uomo non sta devastando – La Natura – ma sta compiendo un altro peccato, più autodistruttivo che distruttivo: sta spesso minacciando non la natura, ma se stesso, la propria specie”.

Alla Natura, dell’uomo, molto probabilmente non importa nulla, perchè essa non ha piani, non ha progetti, non ha modelli,  essa (la Natura) è puramente caos sublime, disordine, che ogni tanto trova instabili e momentanei equilibri, o mimetismi di tali equilibri, a cui noi specie umana attribuiamo il significato di “ordine”, che invece non è.

La Natura è infinita ed eterna, mentre noi, specie umana, siamo finiti ed abbiamo solamente un illusoria speranza di eternità, per nulla realizzabile; e ciò ci rende arroganti, presuntuosi, capaci di modificare, di distruggere il nostro intorno e la natura all’abbisogna.

Ecco io vedo nelle immagini dello Tsunami, dell’Oceano Pacifico, che invade la pianura irrigua di Sedai nella Prefettura di Miyagi, distruggendo colture, conurbazioni, canali, e tante vite umane, la Natura che riafferma la propria dimensione, la propria indifferenza : Il Caos sublime. Distruggendo la rete, l’ordine geometrico della specie umana, di fatto inutile, ridicolo ed insignificante rispetto all’eternità, all’infinito.

Alla fine, non rimarrà molto di noi specie umana, del nostro transito terrestre.

Sendai prima dello Tsunami  26.02.11                    Sendai dopo lo Tsunami 12.03.11

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Il palcoscenico degli Dei


In alto torreggia prominente e bianco il ghiacciaio degli Dèi potenti – (Milarepa)

Chi non ha imparato a morire non sa vivere – (Libro Funerario Tibetano)

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Il museo di Castel Firmiano a Bolzano

Rigenerare la speranza


“La democrazia è nata in modo marginale nella storia, al fianco di imperi dispotici, teocrazie, tirannie, aristocrazie, sistemi di caste. Resta marginale, nonostante l’universalizzazione dell’aspirazione democratica. Ma è il sistema politico più civilizzato. La democrazia moderna non è una formula storica sbocciata e compiuta; è il prodotto di una storia incerta contrassegnata da passi in avanti e all’indietro, in cui si sono affermati e sviluppati i suoi principi. Il primo principio, quello della sovranità del popolo, ha subito implicato, per assicurare appunto tale sovranità, la propria auto-eliminazione attraverso l’obbedienza a leggi e regole attraverso il trasferimento periodico della sovranità agli eletti. La democrazia presuppone e alimenta la diversità degli interessi e dei gruppi sociali così come la diversità delle idee, il che significa che essa deve non già imporre la dittatura della maggioranza, bensì riconoscere il diritto all’esistenza e all’espressione delle minoranze e dei protestatari, e permettere l’espressione delle idee eretiche e devianti. Essa ha bisogno di consenso per quanto attiene al rispetto delle istituzioni e delle regole democratiche e al tempo stesso ha bisogno di conflitti di idee e opinioni che le danno la sua vitalità e la sua produttività. Ma la vitalità e la produttività dei conflitti non può realizzarsi se non nell’obbedienza al regime democratico, che regola gli antagonismi sostituendo alle battaglie fisiche le battaglie di idee e determina, attraverso dibattiti ed elezioni, il vincitore provvisorio delle idee in conflitto. Così la democrazia, che esige al tempo stesso consenso e conflittualità, non è soltanto l’esercizio della sovranità del popolo, ma molto più di questo. E’ un sistema complesso di organizzazione e di civiltà politiche che nutre e si nutre dell’autonomia spirituale degli individui, della loro libertà di opinione e di espressione. Questo sistema, per crearsi e radicarsi, necessita di condizioni che sono a loro volta complesse. La democrazia dipende dalle condizioni che dipendono dal suo esercizio (spirito civico e accettazione della regola del gioco democratico). Da qui la sua fragilità.”

Non ho, ovviamente, scritto io queste profonde considerazioni, le ha scritte Edgar Morin (Ma Gauche – François Bourin Editeur, 2010, Paris), grande pensatore francese del Novecento, esse mi sembrano particolarmente “calzanti” per cercare di inquadrare questo “tristissimo” periodo della democrazia italiana. Ma anche, sono in grado di dare una “visione di una possibile prospettiva”.

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Giardino in movimento


“Ciò che è veramente essenziale risiede nel vuoto. La realtà di una camera, per esempio, si troverà nello spazio libero racchiuso dal tetto e dai muri, non nel tetto e nei muri medesimi…..L’utilità di un vaso per l’acqua sta nel vuoto in cui si può versare l’acqua, non nella forma del vaso o nella materia di cui è fatto. Il vuoto e onnipotente poichè può contenere tutto. Solo nel vuoto, il movimento diventa possibile”

Lao Tse, citato da Okakura Kakuzo,  – Lo Zen e la cerimonia del tè – 

Il vuoto architettonico contiene un pieno biologico in cui si esplica il movimento, che è la realtà del giardino. In un giardino “mixed borders” le erbe “buone” e quelle “cattive” non sono separate, si mischiano tra loro. Stà al giardiniere, operare con sapienza e cultura, per separarle adeguatamente, e garantire il buono sviluppo complessivo del giardino.

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