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Builders of the future

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Museo Teo


L’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI), ha promosso per il 6 ottobre 2012, l’ottava giornata del contemporaneo. E’ stata l’occasione, nel pomeriggio, per visitare l’insolito “Museo Teo”. Un museo senza una sede predefinita, senza opere, con spazi per le mostre in continuo cambiamento. Insomma il vero museo del terzo millennio (come dichiarano i curatori), che in questi giorni compie 22 anni di attività.

http://museoteo.blogspot.it/

Il Museo Teo, questa volta si materializzava, nel nuovo spazio organizzativo di via Stromboli 3 a Milano. Un appartamento borghese della fine degli anni cinquanta, dove al primo piano, tra librerie, divani, venivano esposte alcune opere di “vecchi amici del museo”, affiancate da alcuni sapienti “innesti” di nuovi giovani talentuosi artisti. Una mostra che ovviamente evocava, esempi milanesi molto più noti, come la mitica Casa Museo Boschi – Di Stefano, in via Giorgio Jan 15.

http://www.casemuseomilano.it/it/casamuseo.php?ID=2

Tra questi spiccava l’insolita installazione di Paulina Barreiro (Italo-Argentina), dal titolo “Chi- cosa- dove-quando-perché?”, costituita dauna vecchia, piccola valigia da viaggio, che conteneva un “Taccuino di memorie”. Una raccolta meticolosa e colta che ricostruisce le peregrinazioni della sua famiglia tra l’Europa e l’America Latina, cercando un “filo rosso” che tutto lega ed avvolge……e probabilmente trovandolo.

Paulina Barreiro – “Chi- cosa- dove-quando-perché?”

Il museo e l’opera descritta, dimostrano che Milano, pur nella solita asfissiante nebbia mortale che l’avvolge (carenza di musei, cinema, teatri e di offerta culturale rispetto a città simili) è sotto sotto, una città che culturalmente riesce, ancora a dare qua e là dei “colpi di pinna”. Insomma è la dimostrazione, che qualche speranza per il futuro, magari nel “new italian blood”, possiamo ancora coltivarla. Si tratta magari di trapiantare altrove questi fragili virgulti, visto che per molti anni il nostro paese sarà un terreno “sterile” (trattato, come è stato per anni “malamente”) per molti di loro, e poi re-importarli una volta “artisti maturi”.

D’altronde lì vicino, le architetture di Giò Ponti (casa d’abitazione in via Dezza) e di Arrigo Arrighetti (piscina pubblica al Parco Solari), costituiscono dei capisaldi architettonici, “testimonianze”, di un passato glorioso, gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in cui Milano era (prima di diventare “La Milano da bere”) un luogo di produzione culturale di assoluto livello internazionale. Realtà come il Ciak o il Teatro Smeraldo, la stessa Brera scomparse o in corso di sparizione, erano i trampolini di lancio per artisti (pittori, musicisti, architetti, ecc.) a livello nazionale ed internazionale.

Piscina al Parco Solari.

Progettata dall’architetto Arrigo Arrighetti nel 1963, la piscina del Parco Solari ha come principale caratteristica, la copertura, così particolare da costituire l’immagine stessa dell’intera architettura: si tratta di una grande tenso-struttura a forma di sella .

L’ingresso della Piscina Solari è schermato da un setto curvilineo che divide la cassa dalla sala vera e propria, mentre gli altri servizi, che comprendono la direzione, gli uffici, il pronto soccorso, depositi e bagni, si trovano verso la strada. La vasca di piccole dimensioni 25 metri per 10 metri, è anche  poco profonda  si distingue per dettagli architettonici e tecnici, come gli spigoli arrotondati e l’assenza di trampolino o blocchi di partenza. La vista diretta sul parco, in particolare, la rendono una degli impianti sportivi più piacevoli ed affascinanti di Milano.

Casa d’abitazione in via Dezza

Nel condominio di via Dezza, realizzato tra il 1956 ed il 57,  Gio Ponti caratterizza la facciata con una successione di balconate, all’interno delle quali, secondo il programma iniziale molto lecorbuseriano, ogni condomino può far impaginare le finestre e scegliere il colore della sua porzione di facciata in base alla propria sensibilità. Una facciata di “architettura partecipata”, in cui il progettista si limita a offrire le componenti e la maglia entro cui gli acquirenti le dispongono. Nell’attico, si trova la residenza dell’architetto, che realizza un’abitazione dimostrativa della sua idea di pianta libera, sempre nel solco di LC. Le singole stanze, allineate sul fronte, sono divise da pareti a soffietto, che consentono di modulare lo spazio. Si può così ottenere, anche un grande ambiente unitario, rafforzato dal disegno insolito del pavimento in ceramica a strisce diagonali.

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Simmetry and words


Giuseppe Caglioti, nel libro – Simmetrie infrante –(Clup 1983), mette in evidenza la necessità di recuperare nel pensiero contemporaneo la scissione tra pensiero scientifico e pensiero umanistico . Caglioti mette in evidenza le relazioni ambigue tra alcune strutture della fisica e della matematica, con il linguaggio artistico (pittura, architettura, ecc.). Scrive Caglioti : “il rapporto fra l’uomo e le strutture naturali è dominato dal pensiero”, ed oggi è possibile, grazie alla scienza, individuare un potere unificante tra loro, riscontrabile nel rapporto tra disordine casuale e ordine strutturale. Esiste quindi un nesso logico tra la simmetria e la rottura di simmetria  tra entropia ed informazione, si tratta spesso di seducenti relazioni “pericolose”, rilevabili sia nel mondo naturale che in quello culturale, che sono alla base probabilmente di un senso globale della vita su questo pianeta ed in tutto l’universo.

Ecco quindi, che alcuni bellissimi quadri dell’olandese  Maurits Cornelis Escher (http://it.wikipedia.org/wiki/Maurits_Cornelis_Escher) e dell’italiano Franco Grignani (http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Grignani), possono trovare delle relazioni nella dinamica degli elettroni nelle molecole; e le strutture nell’intorno dell’equilibrio termodinamico, hanno possibili legami con alcuni quadri di vedutismo paesaggistico, realizzati da Van Gogh (http://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_van_Gogh).

In tal senso Caglioti, con le sue dotte anteposizioni, ci consente anche di cogliere chiaramente  un riferimento diretto con le discipline paesaggistiche. Ecco, il paesaggio è proprio questo, una liaison dangereuse  tra natura e cultura. Un paesaggio è sempre una “simmetria infranta”, in cui a governare è un precario equilibrio instabile.

Viene facilmente in mente quando, nel lontano 1969 l’astronauta Neil Armstrong (http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong), è sceso sulla Luna. Fino ad allora il nostro satellite era rimasto allo stato naturale assoluto, ma dal momento in cui è stato posto il primo piede di un essere umano su di esso, anche la Luna è diventata un paesaggio  “culturale reale” (e non immaginario) collettivo. E’ stata infranta una simmetria, quella tra l’uomo, legato al suo “acquario”, il pianeta Terra, e la violazione, grazie agli apparati culturali, di un ambiente extraterrestre, ostile, avulso. Un paesaggio lentamente colonizzato, antropizzato dai residui, dai resti (rifiuti tecnologici) delle numerose missioni umane che si sono succedute e che verranno.

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Birrificio termale


All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è  il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che  rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di  incredibile successo.  Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.

Le immagini soprastanti sono tratte dal sito : http://www.thermalbad-zuerich.ch/
 

Sihlpromenade
 

Dall’alto
 

Arredo urbano
 

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Dellamore. dellamorte


In questi giorni, mi sta scadendo l’abbonamento alla rivista di architettura “Abitare”. Questo fatto coincide con un cambio di direzione della rivista, ed anche con un aumento del costo (da 7,50 euro a 9,00 euro). Da quando mi sono laureato, ma anche da prima, la rivista di architettura è sempre stata uno strumento della mia attività professionale. Ho tutti i numeri di “Casabella” della direzione Gregotti, i “Domus” quando era direttore Vittorio Magnano Lampugnani. Ho intere collezioni di “Lotus International”, di “Area”, di “Rassegna”, di “Zodiac”. Da quasi quattro anni, sono stato un fedele abbonato esclusivamente di “Abitare”. Alle riviste di architettura, ho quasi un “affetto feticistico”, mi sono quasi indispensabili. Eppure questa scadenza è stata l’occasione per riflettere, con i miei colleghi di studio, se è ancora il caso di investire in uno strumento che ormai, nel momento stesso dell’acquisto, diventa vecchio, vetusto, ed inevitabilmente finisce in uno scaffale per non essere quasi mai più consultato. Spesso i progetti, presentati nelle riviste, sono già ampiamente conosciuti, essendo ormai internet la rassegna dell’immediatezza, con centinaia di inviati che “rastrellano, fotografano e sondano” il mondo dell’architettura. Da oltre tre anni, non acquisto più fisicamente il quotidiano, ma il “Corriere della Sera” mi arriva direttamente sul mio IPad, facendomi risparmiare denaro e spazio, lo stesso potrei fare con le riviste di architettura. Infatti forse proprio “Abitare” è stata una delle prime ad avere anche una versione digitale. Ma ha senso ciò ? Molti dei miei colleghi, soprattutto quelli più giovani, se ne guardano bene dall’acquistare una rivista di architettura, ogni aggiornamento o approfondimento, avviene “ravanando” in internet. Lo stesso fanno gli studenti di architettura. Non conosco i trend inerenti le vendite delle varie riviste di architettura ma, ne sono certo, devono essere molto in discesa. Ritornando ad “Abitare”, il tentativo del nuovo direttore di occuparsi maggiormente di tutto quello che stà attorno al progetto, più che del progetto stesso, mi sembra un estremo tentativo per rianimare un morto. Lo stesso ha fatto “Domus” con risultati direi pessimi. Le riviste di architettura, sono dei “cadaveri che camminano”, degli “zombie”, nulla potrà fermare la loro lenta ed  inevitabile morte.

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Città/Paesaggio sostenibile


La  sostenibilità di una città, di un paesaggio, di una nazione, è un lento e costante “costruire” una prospettiva futura a partire da quello che abbiamo: scempio paesaggistico, cementificazione del territorio, traffico caotico, inceneritori, inquinamento, ecc.. Non abbiamo bisogno di slogan inutili e non credibili : blocco dei permessi per costruire, tassa per chi entra nei confini comunali con l’auto, ecc.. Bisogna elaborare progetti e programmi concreti, credibili e realizzabili, che “inoculino” nella gente, mediante un processo “didattico” anche di crescita culturale, la possibilità di un cambiamento effettivo, di cui loro stessi devono essere partecipi e parte attiva. Bisogna decrescere, cambiare questa società competitiva e sprecona, questa politica dissennata di consumo di suolo, ma se questa è la strada, bisognerà farlo lentamente ed in armonia. Noi certamente non lo vedremo il risultato, sarà un “dono” per le generazioni future. Inevitabilmente si dovrà passare da modelli non perfetti in assoluto, ma che “costruiscono lentamente una tendenza” verso questo obbiettivo di sostenibiltà che tutti agognamo. Questo è il futuro credibile, l’unico possibile, che deve darsi chi pensa di “costruire il futuro”!

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NYC paesaggio per il futuro


 Columbus Circle Twin Tower

 Skyscraper

Central Park – Scoiattoli

Central Park – Center Drive

Central Park – Bridge

Central Park – Garden 

Andare a New York in primavera è assistere ad uno spettacolo, in cui “artificiale” e “naturale”, danno il meglio di sé sotto la luce magica dei radenti primaverili.

New York è una città che ha “riconosciuto” tre temi da affrontare per il futuro : A) Crescita costante della popolazione da qui al 2030. B) Infrastrutture cittadine obsolete e non in grado di sopportare la crescita di popolazione prevista. C) L’ambiente cittadino è sempre più a rischio e non più in grado di essere foriero di una qualità di vita per le persone che vi risiedono.

Quindi dal 2007, tutta la città (Sindaco Bloomberg in testa) si è data un programma il “PlaNYC 2030”, per porre rimedio a questa situazione.

http://www.nyc.gov/html/planyc2030/html/home/home.shtml

Per PlaNYC l’accesso agli spazi aperti è una priorità assoluta, e prevede quindi di garantire, ad ogni cittadino di New York, l’accesso a piedi di un parco con un percorso di 10 minuti dalla propria abitazione. Aree di ristoro, di riflessione e di tranquillità, in cui : giocare, leggere, sostare, fare sport, ecc..

Sono così nate iniziative di partnership amministrazione/cittadini, tipo “Million TreesNYC” per piantumare entro il 2017, in città, oltre un milione di nuovi alberi. I residenti possono farsi coinvolgere, richiedendo alberi per le loro strade, o facendo volontariato per aiutare a organizzare i programmi di rimboschimento. Sono nati anche programmi di formazione nel campo dell’orticoltura, della potatura, del restauro ecologico dei parchi, ecc..

http://www.milliontreesnyc.org/html/home/home.shtml

Si sono così combinati gli sforzi da parte della pubblica amministrazione e dal basso, dai cittadini, per salvaguardare, ampliare e aprire nuove risorse a parco pubblico e re-inverdire il paesaggio cittadino. Questo progetto, ambizioso, ma che si sta attuando, consentirà alle generazioni future di cittadini di New York City di ereditare una città più verde e più grande, con un paesaggio urbano nuovo sicuramente più sano.

Se andate a New York City in primavera (o in qualunque altra stagione), andate soprattutto nei parchi : High Line Park, Brooklin Bridge Park, Hudson River State Park, East River Park Esplanade, Randall’s Island, Governor’s Island, ecc.., vi si aprirà un paesaggio nuovo, anche dei grattacieli e dell’architettura: inusuale, “rivoluzionario”. Un paesaggio che è già “futuro”.

http://nytelecom.vo.llnwd.net/o15/agencies/planyc2030/pdf/planyc_2011_parks.pdf

E poi se volete fare qualcosa di diverso, eseguendo uno “striscio” del Paesaggio dello stato di New York, andate a Beacon al museo DIA, in treno lungo l’Hudson River.

https://costruttoridifuturo.com/2011/10/28/nabisco/

Central Park

Trump Tower

Skyline

Brooklin Bridge

Ground Zero

Wall Street – Sede della Borsa NYSE

The Cooper Union – Morphosis

Time Square

Renzo Piano – sede del New York Time

Central Park – Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir

Apple Store

High Line

High Line

Frank O. Gehry – Edificio ad uffici

Giardino interno al MOMA

Time Square

Aero Saarinen – Terminal JFK

Dall’Empire State Building di notte

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Neve


La neve, cadendo copiosa (e lieve), evidenzia che, l’inserimento di corpuscoli gelati in quantità massiccia su tutto il paesaggio, fa si che tutto diventi improvvisamente omogeneo, unitario, bello. Elementi naturali ed elementi artificiali, sembrano ritrovare una loro “dimensione paesaggistica comune”. Le brutture, le schifezze, i danni paesaggistici, vengono come inglobati, in un magma bianco, in una coperta, che non fa più distinguere con precisione, chi deve essere salvato e quali sono gli elementi fonte dello sfregio. Lo stesso effetto “acustico” della neve, rende ovattato ed intimo anche il rumore più acuto, contribuendo a “costruire” un paesaggio sonoro nuovo ed inusuale. Tutto rallenta, si dilata, il tempo trascorre in maniera meno frenetica.  L’aria, anche nei luoghi più inquinati (come a Milano), attraversata da una moltitudine di fiocchi bianchi, viene filtrata, resa limpida e pulita. Insomma la neve è amica del paesaggio, quando scende (lieve) lo salva, per poco, però lo salva. Ecco, forse, bisognerebbe pensare a ciò: salvare il paesaggio, probabilmente vuol dire diffondere, propagare, divulgare non solo un’idea di salvaguardia del paesaggio, ma soprattutto una “istruzione corpuscolare”, diffusa, una “neve” che tutto e tutti deve ricoprire.

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Un luogo per riflettere sul futuro


La vecchia fabbrica Citroen a Parigi nel 15 ° arrondissement, sulla rive della Senna , è stata trasformata dopo la dismissione, in un grande parco urbano, circondato da un progetto urbano di edilizia residenziale pubblica ed edifici commerciali. La sua creazione risale ai primi anni novanta del XX secolo. Per l’esattezza è stato inaugurato nel 1992. Gli architetti del paesaggio che hanno dato vita a questo raro esempio di “filosofia verde” fattasi giardino, sono : il paesaggista Gilles Clement e Alain Provost , architetti Patrick Berger , Jean Fracoise Jodry,  Jean – Paul Viguier. I 13 ettari lungo la Senna, ospitano, in vere e proprie “stanze verdi”, una vegetazione lussureggiante ed allestimenti acquatici. Il grande parco dominato da un grande parterre erboso, è attraversato in diagonale da una linea retta di 800 metri, che è una continua evoluzione del paesaggio del parco (stagni, prati, bambù, scale, percorsi, panchine, ecc.). Due serre climatizzate a nord-est ospitano piante esotiche e mediterranee, tra loro una grande piazza lapidea di getti d’acqua, con cui la gente in estate interagisce . Di fatto il Parc Citroen è una “grande isola verde”, all’interno del tessuto urbano di Parigi, che però offre anche una riflessione quasi filosofica sul tema del verde, in bilico tra parco e giardino, e garantisce al visitatore attento, una molteplicità di esperienze : sonore, tattili, odorose, luminose, ecc.. Il parco ospita anche la grande mongolfiera Eutelsat, che può salire in aria e quindi offrire insolite vedute aeree di Parigi e della sua struttura urbana e paesaggistica. Il Parc Citroen è un luogo per la riflessione sul futuro, su come potrebbe essere il paesaggio nel futuro, in bilico costante tra antropizzazione e naturalezza. Offrire occasioni per riflettere, fare didattica (colta e raffinata), sul verde, sul paesaggio a disposizione, ed a libera interpretazione, da parte dei Cittadini : questo è il Parc Citroen.

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Il monologo del pazzo


Oggi 27 gennaio 2012, giorno della Memoria

Una sera scura del 1941 Schlomo, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania. Schlomo è  chiamato da tutti il matto: i nazisti, dice concitato, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesini vicini e fra poco toccherà anche al loro villaggio. Il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, deve decidere il da farsi, Schlomo tira fuori una proposta un po’ strana e folle, un progetto, che però alla fine viene sostenuto ed accolto. Per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, diretto ad un campo di concentramento. Il tutto sarà ricostruito nei minimi dettagli, con una precisione progettuale e costruttiva maniacale (divise, oggetti, lo stesso treno, le armi, ecc.), ogni abitante ricoprirà uno dei ruoli necessari: si va dagli ebrei fatti prigionieri, ai macchinisti, ed anche ai nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. Sarà proprio l’attenzione per i dettagli, che consentirà a questo gruppo di sopravvivere. Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa.

“Train de vie” è un film sulla forza del progetto, sulla coordinazione multidisciplinare, “Train de vie” è la dimostrazione che “il buon Dio abita nei dettagli”. “Train de vie” è la vittoria della qualità, della genialità, della creatività, sulla stupidità umana, sulla violenza !

Ebrei, Zingari, Omosessuali, Testimoni di Geova, Pentecostali, Ustascia Croati, ecc. furono circa 6 milioni di individui, gli esseri umani oggetto dello sterminio sistematico attuato dai Nazisti.

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