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Builders of the future

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Architettura

LC, dépôt des ordures, Marseille


Può essere un deposito dei rifiuti una grande architettura? Forse sì, se, come Le Corbusier (LC) a Marsiglia nel 1951 si persegue l’obbiettivo, e ci si confronta con il tentativo di progettare e costruire ogni cosa, come se dovesse essere “l’oggetto più bello del mondo”. LC ci stupisce anche quì, in una piccola architettura tecnica, quasi nascosta, a latere della grande “Unite d’Habitation”. Un piccolo deposito che, grazie anche al contributo di Iannis Xenakis (musicista e anima critica di LC, nonchè grande suggeritore), diventa un oggetto particolare,  rilevante. Un luogo marginale, acquista, proprio nel “beton” che lo definisce, il ruolo di architettura sperimentale, in cui la rigida “regola” della composizione architettonica, si fa da parte, per dare spazio ad un volume organico, quasi modellato dalle forze gravitazionali che lo fanno stare in piedi.

E poi come sempre grande attenzione per i dettagli: una pensilina che sembra galleggiare nell’aria, delle forometrie di ventilazione che richiamano le architetture arabe, una forma inusuale quasi da igloo. E ancora, pochi materiali, semplicità estrema; come si dice : “Nella cura dei dettagli stà la dimostrazione dell’esistenza di Dio”.

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Luoghi, Questioni, Contraddizioni, Soluzioni : Hammarby Sjostad


Sulla gestione avanzata dell’urbanistica, in senso eco-compatibile, c’è un bell’esempio a Stoccolma. Stoccolma è stata insignita del riconoscimento “Capitale verde europea 2010”. Il titolo, assegnato dalla Commissione europea, non è frutto del caso: la città infatti, si è data l’obbiettivo di diventare “fossil free” entro il 2050. Un’ambizione apprezzata dai commissari di Bruxelles e suffragata da un mix di progetti avviati e risultanti concretamente già operativi: per esempio, le emissioni inquinanti, che nel 1990 erano pari a 5,3 tonnellate di CO2 per abitante, nel 2005 si sono ridotte a 4 per abitante. Efficienza energetica e mobilità sostenibile guidano il progetto verde della capitale svedese. Ecco alcuni dati significativi: il Piano Clima Nazionale ha assegnato 5,5 milioni di euro alla città, che li ha utilizzati per portare a 760 chilometri la copertura del territorio cittadino mediante piste ciclabili e rendere aree verdi fruibili il 68% del territorio urbano. Inoltre Stoccolma ha avviato una progettazione urbanistica dl suo territorio, qualitativa ed eco-sostenibile: case in classe A ad alta efficienza energetica: uso esteso di sistemi di recupero dell’energia solare/eolica, piste ciclabili, mezzi pubblici (tram e treni) efficienti  veloci, incentivi per chi non usa o non possiede l’automobile, ecc.. Il quartiere pilota si chiama Hammarby Sjostad ed è stato pianificato (in una zona periferica) dall’Amministrazione Comunale in partnership con i privati, a partire dalle infrastrutture : strade, mezzi di trasporto pubblico, fognature, ecc., per poi fare realizzare (dai privati), le case residenziali e gli uffici. Inoltre in tutto il quartiere si attua una raccolta dei rifiuti efficiente e molto avanzata: nell’eco-quartiere di Hammarby Sjostad ( che sarà concluso completamente nel 2017 ) la spazzatura viene aspirata in tubazioni sotterranee ( costruite da ENVAC ) verso un centro di smaltimento. Il biogas, prodotto da impianti di digestione anaerobica dei rifiuti organici e degli scarti di depurazione delle acque fognarie, viene utilizzato come gas dalle famiglie e come combustibile green dalle auto e dagli autobus. Ad Hammarby, infine, tutti i 10.000 appartamenti previsti sono ad elevato standard energetico, consumando circa 60kWh per metro quadrato.

In Bici per Hammarby Sjostad

La raccolta differenziata dei rifiuti

Il Tappeto Volante


Un edificio che respira al ritmo della terra, questo è l’edificio della California Academy of Science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano. La prima cosa che colpisce di questo edificio è il tetto (50 mila metri quadrati), è come un grande tappeto “verde” volante di piante di diverse specie (quattro) che seguono le stagioni. Si tratta di Graminacee (1 milione e mezzodi pianticelle) che seguono l’andamento del clima, catturano l’umidità e ne fanno un uso intelligente, Si tratta di piante native delle zone aride della California, irrigate solamente dalle precipitazioni, senza rubare l’acqua di falda. Dichiara Renzo Piano: “ Un Museo di Scienze Naturali non poteva rubare l’acqua alla terra”. Il tetto vive naturalmente, cambiando aspetto in ogni stagione.

L’edificio può essere considerato, nel suo complesso, come un manifesto sul costruire in maniera sostenibile. Le forme e le altezze seguono l’andamento del paesaggio californiano, lo assecondano.

Nell’edificio non c’è aria condizionata, l’edificio “respira” quasi fosse un organismo vivente.

Quando fa troppo caldo si aprono delle prese d’aria che stanno sul tetto, quando fa freddo si chiudono, l piante lo raffrescano, ma servono anche da coibente naturale. E’ un edificio non statico, ma che assume diverse configurazioni respirando con il ritmo ed i tempi della natura.

Sulla gronda, 55.000 celle fotovoltaiche consentono all’edificio di essere completamente autosufficiente. Vasche d’acqua interrate recuperano l’acqua piovana e riciclano quella dei servizi igienici.

Pensate ad una città realizzata con edifici simili, che respirano, quanta energia risparmiata e quanto poco inquinamento!

http://www.calacademy.org/

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