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Architettura

Omaggio a Livio


Case tradizionali a Sosogno (Val Verzasca)

Sono stato a parecchie conferenze di Livio Vacchini, il grande architetto svizzero (di Locarno), purtroppo morto qualche anno fa, dopo una lunga depressione (Locarno, 27 febbraio 1933 – Basilea, 2 aprile 2007). Di lui mi ha sempre colpito la sua “burbera schiettezza”, e l’essere “fuori dagli schemi”, come i veri cavalli di razza. La sua architettura, quasi classica, sublimava nelle ascetiche e semplici proporzioni compositive, il feeling con il moderno, con Le Corbusier. Vorrei qui parlare di un suo piccolo edificio a Vogorno in Val Verzasca, realizzato a metà degli anni ottanta del Novecento: casa Rezzonico. Livio Vacchini non amava molto, questo progetto, divenuto, contro la sua volontà un emblema del recupero “colto ed intelligente” dell’architettura tradizionale della Val Verzasca.

Ponte romano (Val Verzasca)

La Val Verzasca è una bellissima valle, situata a circa 135 chilometri da Milano, con una storia unica e complessa, i primi insediamenti nella zona, in particolare presso la foce della Verzasca, risalgono al neolitico. Risale al settimo  secolo avanti Cristo il “Sass di Striöi” (Pietra delle Streghe) di Berzona (una frazione di Vogorno), un masso su cui sono stati incise croci e due forme di piede. A Tenero si trova un’importante necropoli romana dei primi secoli dopo Cristo: scoperta nel 1880, vi sono stati ritrovati anfore ed oggetti in bronzo ora custoditi presso il Castello dei Visconti di Locarno.  La Val Verzasca è situata nel centro geometrico di Ticino. È circondata dalle montagne con dei passi all’altitudine di circa 2000-2500 metri e a un sola strada d’accesso da Gordola. La valle e molto stretta e si estende per circa 25km.. Verzasca è considerata una delle valli più selvagge di Ticino, ed è riuscita di conservare sua bellezza primigenia e l’architettura tradizionale nella forma dei rustici di pietra.

I monti della Val Verzasca

Le numerose e spettacolari cime con vista sul Vallese e sulle Alpi Bernesi, e i passi che conducono alle valli adiacenti, rendono la Valle Verzasca un luogo molto frequentato dagli amanti del Trekking d’alta montagna e del Rafting. L’intera valle è punteggiata dai tipici “rustici” di pietra grigia (Gneiss), con bordi bianchi alle finestre e pesanti tetti di pietra. Le Cappelle lungo i sentieri testimoniano della fede religiosa dei valligiani; in particolare si ricorda la “Cappella del Vescovo” a Gordola, fatta costruire nel 1669  dal vescovo di Como, Ambrogio Torriani, dopo essersi salvato da una pericolosa caduta da cavallo.

Casa Rezzonico a Vogorno

Ritornando alla Casa Rezzonico di Livio Vacchini, l’architetto, ha raccontato in una conferenza, qualche anno prima della sua morte, che originariamente il suo intento era quello di costruire una casa in cemento armato, con i muri in pietra (Gneiss), come in uso nell’architettura tradizionale locale, ma rigorosamente con il tetto piano. Poi, dopo una lunga diatriba con l’amministrazione comunale di Vogorno e soprattutto con il tecnico, si era deciso a dare una risposta, provocatoria ed alternativa a queste “insistenti richieste”. L’edificio venne quindi riproposto esattamente identico come il progetto originario, con un’unica variante, sul tetto piano era stato appoggiato un duplice tetto a struttura lignea e falde in pietre locali. I due tetti, quindi denunciavano, nella loro inutile funzionalità, la loro “addizione” puramente decorativa, di una non condivisa imposizione.

Ai più, però, l’edificio Vacchini, con due tetti in “piotte”, garbava, in quanto citazione colta dell’architettura tradizionale locale, cosa che così non è. Di fatto è un “ibrido” molto equilibrato, dove ciò che è stato imposto, valorizza la modernità “voluta” del piccolo edificio, che costituisce un “ponte” tra Passato e Futuro. Soprattutto, un esempio di come si salvaguarda il paesaggio dandogli contemporaneità. Un grande insegnamento di umiltà, da un  “maestro” dell’architettura, soprattutto per noi Italiani, che spesso cadiamo nelle “sabbie mobili” delle Sovrintendenze ai Monumenti, ed a vincoli paesaggisti beceri, applicati da tecnici incapaci, che, più che salvaguardare il paesaggio, lo danneggiano per sempre.

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La cura


Ho letto con attenzione la bella e colta lettera dal titolo “PGT, perchè serve un riesame”, di Giulia Maria Crespi (ex Presidente del FAI), che il Corriere della Sera ha pubblicato il 23 settembre 2011, e che potete leggere nel link quì sotto.

http://eddyburg.it/article/articleview/17682/0/38/

Si tratta di un documento, che di fatto costituisce un cronoprogramma luvido e preciso, di quello che deve essere, sensatamente fatto, per rivedere uno strumento urbanistico, il PGT (Piano di Governo del Territorio) che così come lo ha consegnato la Giunta Moratti, costituisce un vero e proprio atto di “totale cementificazione speculativa” del territorio di Milano, una delle città più dense ed inquinate al Mondo.

Si tratta di un articolo di chi “ha colta attenzione” del territorio milanese, ormai da anni, che vuole costruire un’argine alle “sirene suadenti” dei numerosi imprenditori edili (e non solo), che nei prossimi mesi, pressati dalla crisi del settore, chiederanno alla Giunta Pisapia, di interrompere il periodo di riflessione che si è doverosamente presa, per decidere il dà farsi, in merito ad un tema di così delicata portata. Saranno “sirene” che verificheranno in maniera definitiva se le promesse sostenute in sede di campagna elettorale, potranno effettivamente diventare realtà.

Ecco, Milano, secondo me, ha soprattutto bisogno di amministratori, che ne abbiano “cura”, che sappiano prestare attenzione all’evoluzione del suo territorio, fatto che non vuol dire evitare di lasciare costruire dissennatamente, ma con sapienza e cultura, appunto, con “cura”.

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Senza architettura !


Il nostro secolo sarà caratterizzato dagli spostamenti, sempre più grandi, di masse di popolazione da una città ad un’altra, da un continente all’altro, da uno Stato all’altro. In tale condizione umana, dove le persone, continuamente cambieranno paesaggio e prospettiva di vita e di relazioni sociali, l’architettura e la progettazione del paesaggio, acquisisce un ruolo nuovo. Dal Museo di F.O. Gehry a Bilbo (Spagna), per la Fondazione Guggenheim, anche i non addetti ai lavori, la massa, hanno intuito le nuove prestanti potenzialità dell’architettura, che la fanno diventare  un acceleratore di immagini nella competizione globale tra “luoghi eccellenti”. Ciò è vero dovunque ma non in Italia. Nel nostro Paese la voglia di innovazione incontra sempre forti, inspiegabili ed insormontabili resistenze quando si tratta dei settori creativi più “tradizionali”: letteratura, cinema, e architettura “contemporanea”. l’Italia è paralizzata e incapace di accogliere ed elaborare in chiave locale le tendenze dominanti nel mondo. Mai come oggi l’architettura è stata seguita e coccolata dai media. Ma la diffusa attenzione agli eventi di architettura non sembra, nel nostro Paese, tradursi in un contestuale  affermarsi di una nuova generazione di architetture, spazi pubblici di qualità, paesaggio. Ecco ho descritto sommariamente alcuni contenuti (quelli più interessanti) del bel libro di Pippo Ciorra – Senza Architettura,  le ragioni di una crisi – Saggi Tascabili Laterza – 2011. Un libro in cui si interpreta e si analizza, il lento declino dell’architettura in Italia, e di conseguenza del paesaggio, un declino a cui fa seguito una grave incapacità di descrivere e realizzare lo spazio contemporaneo della nostra società, continuamente “piegata in due” su sé stessa, alla ricerca di una passato. Ecco che allora, come avvenne per la generazione di architetti quali : Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, ecc. che l’architettura, più che essere costruita, veniva progettata e rimaneva sulla carta, anzi veniva apposta prodotta esclusivamente per la carta. Allora nacque, a seguito di ciò, dopo decenni di immagini solamente disegnate, un movimento, “La Scuola Italiana”. Un movimento che si fece strada nel mondo, anche costruendo edifici, propugnando l’immagine del nostro paese e soprattutto del suo passato architettonicamente glorioso. Oggi, con la trasposizione informatica del “progettare architettura”, chiunque, anche chi non è strettamente legato alla disciplina può fare, o meglio simulare, architettura. Proprio come nel video che vi propongo qui sotto, che mi ha segnalato l’amico Frank (non a caso originario del Canada) dove un artista grafico, Alex Roman, ha ridisegnato virtualmente progetti storici dell’architettura moderna, ascrivibili a Louis Kahn , Mies Van der Rohe, ecc. reinterpretandoli come se fossero veri e da lui ri-costruiti, ri-progettati, ri-generati (totalmente in un ambiente virtuale). Ci troviamo anche qui in un “mondo nuovo” che in Italia, quasi non esiste all’interno dell’ambito disciplinare, oppure nelle scuole di architettura, dove il ruolo dell’architetto deve per forza essere rivisto e ricollocato, affinchè non avvenga quanto prefigurato da Ciorra, un Paese senza architettura……senza quella reale, perchè incapace di proporre quella virtuale.

http://vimeo.com/7809605

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Paesaggi sostenibili


La sostenibilità del paesaggio è una maniera di “pensiero”, e di “agire”, che una società si dà per conservare, garantire, migliorare, per sè stessa e per coloro che verranno, in un sistema “chiuso” come è la Terra, una qualità di vità .

http://vimeo.com/29052523

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La scheggia di vetro


The Shard, in corso di costruzione a Londra (32, London Bridge) è un grattacielo tra i più alti al Mondo. Probabilmente sarà completato a pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Londra 2012, e raggiungerà i 306 metri d’altezza (all’ultimo piano abitabile); i suoi 87 piani, di cui 72 abitabili, avranno un destinazione mista, con funzioni residenziali, terziarie, alberghiere ed un osservatorio a 360 gradi negli ultimi 12 piani. Avrà diversi record: ad esempio quello per l’edificio più alto del Regno Unito, quello per la struttura più alta di Londra  e soprattutto sarà il grattacielo più alto d’Europa (davanti al City Capitals di Mosca) e quarantacinquesimo nel Mondo. La struttura, progettata dallo studio dell’archistar Renzo Piano, sarà alta 310 metri al culmine dell’antenna, il costo complessivo dell’edificio sarà di 435 milioni di sterline. Staff di progettazione, oltre studio Piano, lo studio Broadway Malvan. L’ingegneria a cura di Turner & Townsend, Arup, WSP Cantor Seinuk, Robert Bird Group, Ischebeck Titan. Impresa di costruzione MACE.

http://www.londonbridgequarter.com/

L’edificio risulta avere una forte caratterizzazione ecologica e sostenibile, per cominciare sarà organizzato con criteri che obblighino la gente a prendere i mezzi pubblici di trasporto, creando, proprio sotto la sua struttura, una rete d’interscambio efficiente di collegamenti pubblici a più livelli (bus, ferrovia, metropolitana). The Shard ha solo 42 posti macchina in gran parte dedicati ai disabili ed a soste rapide ridotte. E’ infatti costruito a fianco di una stazione ferroviaria, due linee della metropolitana, venti di autobus. All’auto bisogna rinunciare, per programma progettuale, sostiene Renzo Piano.

Questo grattacielo sarà tutto rivestito in vetro, ed in pianta avrà una caratteristica forma triangolare irregolare. Saranno utilizzate per il rivestimento della torre  circa 11mila pannelli in vetro, costruiti in Germania e preassemblati in Olanda. Dal punto di vista impiantistico The Shard utilizzerà l’energia solare, con gli ultimi 15 piani (in punta) con funzione di radiatore che sfrutterà il vento per raffreddare tutti i locali, senza, aria condizionata. Si stima che così si risparmierà circa un 35% del consumo d’energia necessaria per un edificio simile costruito in maniera tradizionale. Senza considerare anche il recupero e riutilizzo di acqua piovana, ed afferma Piano, la precipitazioni nevose.

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Cul zuffel e l’aura dado


Succede in Svizzera, nei Grigioni a Disentis / Munster. Dove gli uomini danno ancora un senso a quello che fanno, e dove le parole ed i progetti cercano di interpretare il significato del nostro “transito terrestre”. Gli ultimi quarantacinque secondi del filmato, in tal senso, contengono delle parole illuminanti dette da un grande uomo !

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Padiglione Svizzero per l’Expo Milano 2015



E poi si legge, in rete, che alcuni “illusi” sperano ancora che Expo 2015, non si faccia, o possa essere ancora  rifiutata dall’Amministrazione Comunale di Milano.

La macchina è ormai lanciata e non può essere più interrotta! Lo testimonia molto bene il bando di idee (che allego quì sotto) che la Nazione Svizzera ha lanciato questa estate per progettare il suo padiglione. Un bando a cui lo stesso comitato organizzatore ha dato le norme tecniche, che hanno poco di verde e tanto di “costruito” (edificabile il 70% dell’area a disposizione della Svizzera, per 17 metri massimo di altezza, ben oltre 5 piani), un bando, che se moltiplichiamo per le centinaia di nazioni invitate, ci dà già un’idea “reale” di ciò che sarà fatto nell’area di Rho/Pero. Quindi più che “critiche sterili”, o inutili richieste di “improbabili referendum” (per fare o meno Expo 2015) in merito, sarebbe meglio concentrarsi su questa realtà ineluttabile per vedere di dargli “poi” un futuro migliore, soprattutto nell’intorno, fuori dai terreni di Rho/Pero, dove vi sarà la vera cementificazione (Cascina Merlata, Polo Medico Sacco, ecc.), di quella che sarà l’Esposizione Universale di Milano 2015.

Dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, avrà luogo al nuovo polo fieristico Milano Rho, l’Esposizione Universale Expo Milano 2015 all’insegna del tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». Per maggiori informazioni, si può consultare il sito http://www.expo2015.org. L’Expo è articolata in un certo numero di sottotemi. L’appendice I contiene informazioni sul tema dell’esposizione e sulle modalità di realizzazione dei padiglioni. Per evitare che i partecipanti puntino esclusivamente sugli aspetti architettonici, gli organizzatori richiedono una riflessione approfondita sulla tematica.

Uno studio eseguito in Italia nella primavera 2011 da Presenza Svizzera ha evidenziato che la popolazione italiana (in particolare in Lombardia) conosce la Svizzera solo superficialmente. Ad esempio, manca la consapevolezza della prossimità culturale e linguistica tra i nostri due Paesi. La partecipazione svizzera all’Expo Milano 2015, preceduta da un programma di attività in Italia, è un’occasione unica per promuovere una migliore conoscenza della Svizzera e una maggiore attenzione da parte degli organi di comunicazione e dei leader d’opinione della vicina penisola, e di rafforzare le relazioni bilaterali. Considerata la prossimità di Milano al nostro territorio la Svizzera beneficerà di un indubbio vantaggio che le consentirà pra- ticamente di «giocare in casa».

Allo scopo di trovare valide proposte per l’orientamento tematico del Forum Svizzero dell’Expo 2015, il DFAE, Presenza Svizzera, bandisce un concorso di progetti anoni- mo mediante procedura selettiva a due fasi. Il concorso si rivolge a gruppi interdisciplinari in grado di presentare un’idea originale per la realizzazione del Padiglione svizzero. I gruppi che superano la prima fase di selezione dovranno completare la squadra con un architetto qualificato per elaborare, nel senso di un mandato successivo, il loro progetto in vista della pubblicazione della gara d’appalto (impresario generale o singoli impresari) garantendo l’esecuzione formale del progetto nonché la di- rezione artistica dei lavori.

L’obiettivo del concorso indetto da Presenza Svizzera è quello di giungere a un risultato che consenta alla Svizzera di presentarsi all’Expo 2015 in modo attrattivo, innovativo e al contempo sorprendente sia nei contenuti che nella modalità di realizzazione. Va tenuto conto del tema dell’esposizione e dei risultati dello studio sull’immagine che gli italiani hanno del nostro Paese . Il progetto deve reggere il confronto con quelli degli altri Paesi partecipanti, attirare l’attenzione del pubblico e degli organi di comunicazione, e lasciare un’impronta indelebile in rapporto alla Svizzera e alla tematica dell’Expo.

La superficie totale del Forum Svizzero è di 4433 m2. La superficie edificata può occupare al massimo il 70% del totale. Le costruzioni possono raggiungere al massimo 17 m di altezza. Come precisato nell’appendice IV, i diversi elementi dovranno essere disposti su uno o più piani.

L’iscrizione per l’ottenimento dei documenti di partecipazione è possibile fino al : 05.09.2011

Questa estate, durante le vacanze, ai primi di agosto, ho passato alcuni giorni a Bellinzona in Svizzera, a casa di un amico.  Tutti quelli che ho incontrato a chiedermi, oltre che della situazione politica italiana, anche e sopratutto dell’Expo 2015, di come sarà, della grande occasione che si gioca Milano, l’Italia e di riflesso la Svizzera. Loro, gli svizzeri, di Expo, ne hanno fatta una nel 2002 (http://www.swissinfo.ch/ita/2002–l-anno-dell-expo/3043170), localizzata sui laghi, che poi è stata smontata e ripristinati i luoghi esattamente così come erano prima dell’Expo! Ecco su questo, forse, si può lavorare, anche se quella svizzera fu un vero e proprio “fiasco” dal punto di vista economico, come d’altronde la maggior parte delle Expo.

http://europaconcorsi.com/competitions/174634

Dal materiale del bando di concorso, dove improvvisamente nel “Pratone/Orto planetario”, appaiono centinaia di padiglioncini
 

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Zurich, “Difesa della Natura”


Ciclista acrobata al Puls 5

http://www.puls5.ch/

Situato nel quartiere alla moda di Züri -West, Puls 5 è in una ex acciaieria, il punto focale nel quartiere è la Turbinenplatz (la piazza più grande di Zurigo). Siamo situati vicino alla Escher Wyss Platz.

Qui troviamo lo stile di vita urbano di Zurigo, di una metropoli internazionale, dove la qualità di vita è tra le più alte al Mondo. Al Pus 5 si sono insediati i più “caldi e modaioli” ristoranti, bar, club e discoteche . La cultura urbana dei grandi musei di Zurigo dista circa un chilometro e mezzo, con le loro collezioni eccezionali, ma non mancano anche le gallerie, i teatri.

La storica “Fonderia Hall”, con la sala delle turbine, che una volta costituiva l’epicentro dell’impianto industriale storico, oggi è stato trasformato. Come testimonianza di questo periodo, l’edificio della grande fonderia è stato conservato nella sua sostanza e sottoposto ad un leggero intervento di ristrutturazione, che ha messo in sicurezza il suo stato originale, ma lasciando a vista il più possibile dello stato originario. Oggi è una grande piazza coperta.

Si è cercato di conservare la maggiore parte degli edifici industriali esistenti, rifunzionalizzandoli e mettendoli in sicurezza. Quindi loft per ricchi in vecchi stabili industriali, dove trovi fuori parcheggiate Ferrari e Porsche, ma anche case, nuove, per i ceti medi. Non mancano interventi di Housing sociale. Un teatro collocato in un grande capannone, una grande piazza, con un arredo urbano insolito. Il costruito nuovo, si affianca o si aggiunge a queste “memorie” rendendo il contrasto particolarmente stimolante ed esclusivo. Tutto il Puls 5 trasuda di una suadente atmosfera creativa e libera, non  a caso è quì che si è insediata la comunità di creativi: designer, architetti, pittori, ecc. che sta facendo di Zurigo una delle città europee del design

Un piccolo viaggio, d’estate, potrebbe essere proprio in questa moderna, ma anche “magica e suadente” città Svizzera. Una città che è particolarmente “prestante” per quanto riguarda l’architettura contemporanea. Magari cogliendo l’occasione che, fino al 20 agosto 2011 (ad esempio, ma sempre viene offerto qualcosa di diverso ed interessante), alla Kunsthaus è stata ricostruita la grande mostra di Joseph Beyeus “Difesa della Natura”. Un’opera immane e controversa del grande artista belga, che fu progettata a Bolognano, in Italia.

Quì sotto il link con mappa di un possibile “percorso selezionato” di architettura contemporanea a Zurigo. Da Milano a Zurigo, 279 chilometri, circa 3 ore e mezza di autostrada. Fattibile anche in giornata, partendo presto e tornando tardi.

Fonderia Hall – Puls 5

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Vals – Valsertal


Cappella di S. Benetegt

“L’architettura ha il suo proprio ambito di esistenza. Ha con la vita un rapporto corporeo. Personalmente non la ritengo né messaggio, né segno, bensì involucro e sfondo della vita che scorre. Un recipiente sensibile per il ritmo dei passi sul pavimento, per la concentrazione del lavoro, per il silenzio del sonno. […] Produrre delle immagini interiori è un processo naturale che tutti conosciamo. E’ parte integrante del pensare. Pensare associativamente, selvaggiamente, liberamente, ordinatamente, e sistematicamente per immagini, per mezzo di immagini architettoniche, spaziali, colorate e sensoriali; ecco la mia definizione prediletta del progettare” (Peter Zumthor, Pensare Architettura)

Ho condiviso con due cari amici le acque ferrose di una valle luminosa incastonata tra le montagne dei Grigioni, nella Svizzera interna. Siamo partiti da Milano (ore 8,30 del 3/o7/2011), in una di quelle giornate di luglio calde ed umide (30 gradi, oltre il 65% di umidità), che fanno venire voglia solamente di fuggire da questa triste e caotica città. Velocemente ci siamo incamminati per “la Via delle Genti” (E 35) l’autostrada, disegnata con colta sapienza paesaggistica, da Rino Tami, che attraversa tutto il Canton Ticino. Poi a Biasca, lasciata l’autostrada, abbiamo preso per il Passo del Lucomagno (aperto da maggio ad ottobre). La giornata era soleggiata, ma molto fresca, al passo (1914 metri) la temperatura non superava i 14 gradi.

 Lucomagno

Siamo poi siamo discesi, abbandonando il Canton Ticino, per arrivare a Disentis/Munster, cittadina importante dei Grigioni. A Disentis è possibile visitare la stalla didattica, con vendita di formaggio,  Sennaria Surselva (poco prima del paese) progetto dell’architetto Gion Caminada, che ha ricevuto un ambito premio dell’ordine degli architetti svizzero (S.I.A.). Il Cantone dei Grigioni è per superficie uno dei maggiori della Svizzera, che è una confederazione di Cantoni, a Democrazia Diretta. Solo nel decennio 1970-2003, nei Grigioni hanno votato referendum popolari per ben 262 volte. Arrivati a Somvix, abbiamo preso per il paese di S. Benedetg, dove era prevista la nostra prima tappa, per visitare l’affascinante cappella lignea del paesino, incastonata su un crinale che domina la valle e le montagne, costruita nel 1988 da Peter Zumthor. Scrive il progettista: “Lavoro nei Grigioni, in un villaggio rurale, attorniato dalle montagne; lavoro a partire da questo luogo ed è lì che vivo. Talvolta mi chiedo se ciò influenzi il mio lavoro e del resto non mi dispiacerebbe immaginare che così potrebbe essere” (P. Zumthor – Pensare architettura – Mondatori Electa 2003). Alle 12,15, consumiamo seduti su una delle fontane del paese un frugale pasto al “sacco” che ci siamo portati da casa (la Svizzera è per noi italiani, che non abbiamo un cambio favorevole con l’euro, molto cara).

Somvix

Alle 13,00 partiamo in direzione della nostra meta, le terme di Vals, dove arriviamo, tra paesaggi montani ameni dominati dalle acque che percolano dai monti, alle 14,00. Visitiamo il paese, con stupende abitazioni lignee di chiara impostazione Walser, risalenti al XV secolo. Alle 14,30 arriviamo, ed entriamo, alle terme di Vals, disegnate e realizzate dal noto architetto svizzero, Zumthor, una delle archistar mondiali, che però rifiuta i progetti troppo onerosi e si accontenta di progettare solamente quello che riesce a realizzare nel suo piccolo studio/abitazione di Haldenstein vicino a Coira.  Scrive Peter Zumthor “ Le terme di Vals  non sono un’esibizione di giochi acquatici alla moda; esprimono , piuttosto, la silenziosa primaria esperienza del bagnarsi, lavarsi, rilassarsi nell’acqua, dal contatto del corpo con la pietra e con l’acqua a diverse temperature e in differenti situazioni. Uno spazio interno continuo, simile ad un sistema geometrico di caverne, si sviluppa attraverso una struttura di grandi blocchi di pietra e si amplia a partire dagli stretti corridoi a contatto con la montagna fino al prospetto principale, in cui sono ritagliate ampie aperture affacciate sul mondo esterno.” (P. Zumthor – Pietra e acqua – Casabella n° 648 – settembre 1997). Poi finite le abluzioni, rilassati, ed empi di bellezza, a sera, siamo tornati, attraversando il Passo del San Bernardino e la Val Mesolcina, verso Bellinzona. E da qui a Milano, dove siamo arrivati verso le 21,30 proprio all’inizio di un temporale estivo. In tutto 483 chilometri (230 da Milano a Vals, 253 da Vals a Milano).


 Vals – Valsertal
 
http://www.therme-vals.ch/it/#
 

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