Cerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Edifici ecosostenibili

La Filanda


20180918_142447_HDR

20180918_142835

20180918_142733

Costruito nel 1783, lo stabile “La Filanda Torriani-Balzani” a Mendrisio testimonia, nella sua denominazione e nella struttura muraria perimetrale, un passato storico significativo per l’industria manifatturiera dei filati.

Nella Filanda, una volta c’era la Manor che aveva ristrutturato l’edificio; nel 2009 il Municipio di Mendrisio ne era tornato proprietario.

Chi, come me, ne ha frequentato per cinque lunghi anni il parcheggio interrato adiacente, ha potuto vedere nascere questa struttura costata quasi 7 milioni di franchi.

Oggi è diventata, con l’inaugurazione del 15 e 16 settembre 2018, un centro innovativo per il Ticino: sarà contemporaneamente  biblioteca, ludoteca, videoteca, luogo d’incontro, sede di conferenze, mostre……. L’edificio è stato ristrutturato su progetto dell’architetto  Anne-France Aguet

https://www.annefrance-aguet.ch/profilo

La struttura soggiace ai rigorosi “standard ristrutturazione Minergie” (TI-479) diventando così un edificio altamente ecosostenibile.

https://www.annefrance-aguet.ch/single-post/2017/02/01/Ristrutturazione-Filanda-Mendrisio

La struttura dotata già di un notevole quantitativo di libri e riviste “a scaffale”, presenta anche numerose postazioni per lo studio ed il collegamento Wi-Fi, che la faranno diventare un’occasione ghiotta per gli studenti sia dell’Accademia di Architettura USI, che della futura (nascente)sede SUPSI.

Un edificio “La Filanda” che è soprattutto un interno, accogliente e comodo, con un piano (il secondo) ancora da ultimare. Spazi colorati e molto ben illuminati, materiali gradevoli al tatto e facili da manutenere. Forse la scala poteva essere “giocata” meglio dal punto di vista dell’architettura.

https://www.cdt.ch/ticino/mendrisiotto/198826/l-attesa-%C3%A8-terminata-inaugurata-la-filanda

Un altro progetto legato alla cultura del Canton Ticino, che diventa disponibile per i cittadini. Quale miglior investimento per il futuro. Direbbe un letterato colto : “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

20180918_142640

20180918_142943

20180918_142529

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Milano City (Testa o Croce).


 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La "Nube Purpurea che uccide" su Milano fotografata dalla Torre Garibaldi

Se con il lancio di una monetina, Milano ha perso l’assegnazione dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), a favore della più rutilante, ecologica e culturalmente più dotata Amsterdam, questo fatto non deve essere vissuto negativamente, in quanto può essere una grande occasione.

Infatti, l’arrivo dell’Agenzia Europea del Farmaco (che ora ha sede a Londra), con i suoi oltre 800 impiegati, i congressi ed il relativo turismo conseguente, avrebbero ulteriormente indotto la metropoli milanese ad una crescita urbanistica “gonfiata” che già consta di decine di migliaia di vani sfitti e/o inutilizzati; soprattutto di terziario e di residenziale.

Non dimentichiamoci che Milano, una delle zone al mondo con il più alto consumo di suolo, insiste in una delle regioni della Pianura Padana in cui gli abitanti dell’area metropolitana sono esposti quotidianamente (tra ottobre e marzo) a livelli di inquinamento atmosferico da biossido di azoto e da micropolveri sottili (PM 10 e PM 2,5) di gran lunga superiore ai limiti di legge. Da Paderno Dugnano a Lacchiarella, da Corbetta a Truccazzano.

È evidente la necessità di un urgente e decisivo piano d’intervento che vada finalmente ad incidere sulle politiche relative alle fonti di inquinamento. E’ ormai un problema di salute pubblica, che ricorre praticamente ad ogni inverno, per più settimane.

A ciò non esula l’urbanistica. Anziché di continuare a progettare dei Piani di Governo del Territorio (PGT)  di espansione della superficie lorda di pavimento (con conseguente inevitabile consumo di suolo), bisognerebbe decostruire, riducendo il numero degli abitanti insediati. Concentrando tutte le disponibilità economiche sulla realizzazione di spazi verdi (filtranti) e di mezzi di trasporti pubblico efficienti, capillari ed economici.

Una occasione è stata di recente offerta dall’Accordo di Programma (A.d.P) tra Ferrovie dello Stato e Comune di Milano, inerente la riqualificazione degli scali ferroviari dismessi (oltre 1,2 milioni di metri quadrati oggi abbandonati e degradati sparsi nel territorio comunale) delle aree : Farini, Porta Genova, Porta Romana, Lambrate, Greco, Rogoredo e San Cristoforo, ecc.. Una occasione colta solo parzialmente d’invertire un futuro di “cemento”.

Infatti i progetti, presentati la scorsa primavera in occasione del Salone del Mobile, sono maestosi, ricchi di verde, di piante e di grandi prati, ma anche di tanto edificato “dipinto di verde” : troppo edificato e tanti palazzoni inutili, probabilmente invendibili a medio e lungo termine.

Non si tratta di realizzare, degli scenari per le “fauci feroci” degli immobiliaristi, o per le “matite verdeggianti” degli architetti, troppo spesso “servi” di costoro, ma invece bisogna consentire ai cittadini di tornare a respirare, invertendo una tendenza che non consente più deroghe, già da molti anni. Alle auto ecologiche ed elettriche, al costruito sostenibile con contenimento spinto dei consumi energetici, deve anche seguire un’architettura che sappia contenersi nella quantità (volume) per dare più spazio alla qualità, ai contenuti.

Non è più accettabile pensare alla Città di Milano ed alla sua area metropolitana in termini di edificato, ogni brandello di terreno da riqualificare deve diventare esclusivamente un’area verde. Un verde da intendersi «come infrastruttura ecologica ed economica», che sia fruita insediandovi attività diverse che possono essere orti urbani, istallazioni temporanee, spazi per i concerti e attività sportive. Per il costruito ci sarà solo l’impronta degli edifici già edificati, il sopralzo (contenuto) di quelli esistenti. Un lascito per le generazioni future.

Dario Sironi

DSCN8993

DSCN3363

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

 

Smog Architecture (Milan)


 

WP_20151217_001

SOPRA – Milano – Via San Raffaele – 18 dicembre 2015

In questi giorni, di progressivo avvicinamento alle Festività Natalizie, l’inquinamento dell’aria “la fa da padrone” in tutta la Pianura Padana. In particolar modo a Milano la qualità del fluido in cui siamo irrimediabilmente immersi, è pessima . Ogni giorno è sempre peggio. Vento e pioggia sono ormai un’eventualità lontana. Non ci resta che morire (quasi senza accorgercene), portando avanti un modello di “civiltà” pesantemente condizionato dall’economia e dall’indifferenza dei più.

Quì in Padania, o in Cina, si fa di tutto per esorcizzare questa grande follia collettiva, frutto di “cieche” politiche passate e di odierna totale mancanza di programmazione per il futuro.

Tra qualche ora, oppure tra qualche giorno, magari tra qualche settimana, forse una precipitazione farà cambiare la situazione (si spera). Immediatamente, sia dai Cittadini, che dai politici, l’inquinamento, lo smog, sarà completamente rimosso, dimenticato. Fino al prossimo autunno, quando le stesse problematiche si ripresenteranno immutate.

Milano, in questo dicembre del 2015, mostra le sue architetture ed accende le sue luci, nella nebbia che uccide, nello smog persistente e mefitico, facendo diventare la città più teatrale del solito. La stessa nebbia : “che penetra, come l’effetto di una macchina teatrale, nella galleria milanese.”, come scriveva Aldo Rossi nella “Autobiografia scientifica” (Pratiche Editrici, 1990);  che fa grande  l’architettura, che la completa, che ne cela le brutture. La stessa nebbia inquinata : “C’è della gente che parla male della nebbia di Milano. Io non conosco quella degli altri paesi, ma questa di Milano è una gran nebbia, simpatica, affettuosa, cordiale. Ti fascia tutto come una carezza. E poi mi pare che la nebbia inviti all’intimità, all’ottimismo, alla confidenza.”, come sosteneva Carlo Campanini (Attore, 1906-1984); che però oggi uccide lentamente ma inesorabilmente.

Lo smog, come la nebbia è un’esperienza percettiva multisensoriale : visiva (il campo visivo è distorto, sfumato), olfattiva (l’odore dello smog tutto pervade), tattile (lo smog nella sua “densità” può quasi essere toccato), uditiva (la percentuale di particolato nell’aria, riduce la diffusione delle onde sonore). E se l’architettura è la scena fissa delle vicende dell’uomo sul Pianeta Terra, lo smog, facendoci avere una percezione nuova dell’architettura e della città, rende ambedue più adatte a questi anni, più consone alla realtà.

Il modello di architettura, e quindi di città a cui guardare, puo’ essere solo quello che sappia sapientemente coniugare il tema della crescita con quello dell’ecologia e della sostenibilità; ma anche con il lavoro, i servizi, i trasporti, la natura urbana, l’agricolutura di prossimità. Certamente non bisogna farsi affascinare dal fatto che sia la “verzura” a nascondere le incapacità degli architetti e degli urbanisti; che siano “quattro alberelli” a nascondere un modello cementificatorio e ad incrementare il consumo di suolo.

La vera sfida dei prossimi anni, dei prossimi decenni, è quella di cambiare stile di vita, e fissare nuovi obbiettivi per il futuro all’insegna della qualità sostenibile; come scrive Claudio De Albertis nel bell’articolo intitolato  “Il futuro della città è la città”, nel numero 997 di Domus (Dicembre 2015, pagina 126) : “La prima infrastruttura per la vita e l’economia sostenbile del futuro è la città ed è cruciale che la progettazione, le costruzioni e le tecnologie si sviluppino con una costante attenzione al comportamento e ai bisogni umani.”

Il futuro è nella rigenerazione urbana, riqualificando l’esistente, ampliandolo in pianta (poco)  e sopraelevandolo (tanto), con procedure e tecnologie semplici, leggere, a basso impatto ambientale e ad alta sostenibilità. Sostenibilità che dovrà essere anche sociale, oltre che ambientale ed economica. Città più dense (dato che il fenomeno dell’urbanizzazione è in continua crescita e di recente la popolazione planetaria residente in luoghi urbani ha superato il 50%), ma più intelligenti, vivibili, ad alta socialità e connesse tra loro (sia dal punto di vista fisico che di comunicazione).

Se così non sarà, moriremo lentamente, tra architetture e città bellissime, smaterializzate, che emergono dallo smog, perfette ed infinite. Testimonianze “assurde” della presenza umana su questo pianeta e della nostra follia.

Giusto per non dimenticare velocemente queste settimane, con la gola che brucia costantemente.

230321_1647457562195094_6620628253577423105_n

SOPRA – Qualità dello stato dell’aria, espressa in valori annui, nell’Area Metropolitana Milanese

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Semplice ma bello


OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Expo 2015, Padiglione del Bahrain

Dopo lunghe, e gratuite, peregrinazione in Expo 2015, se si dovesse scegliere il padiglione “più bello”, certamente bisognerebbe cercare di “surfare” tra una cacofonia di immagini architettoniche ridondanti, per non dire pacchiane, banali e soprattutto già viste.

Tra questa “folle ridda di architetture” emerge per la sua rigorosa semplicità e per il percorso museale scarno e semplice, il Padiglione del Bahrain.

Il padiglione, progettato dall’architetto olandese Anne Holtrop e dalla paesaggista svizzero/olandese Anouk Vogel, è concepito come un continuum paesaggistico di meravigliosi ed intimi frutteti (10 giardini dell’Eden) che si intersecano in una serie di spazi espositivi chiusi. Il Padiglione è tutto costruito in pannelli prefabbricati in calcestruzzo bianco. Il Padiglione verrà trasferito in Bahrain alla fine di Expo Milano 2015 e sarà ricostruito, trasformandosi in un giardino botanico aperto al pubblico. I componenti prefabbricati, volutamente visibili, sono come attraversati da ancestrali “disegni”, da “cuciture”, da “piccoli canali”, che idealmente li collegano l’uno all’altro.

Il “centro” del Padiglione, rende omaggio ad un ricco patrimonio storico ed archeologico e presenta, pochi ma selezionati manufatti storici, risalenti a migliaia di anni fa, ognuno dei quali legato alle tradizioni agrarie e alle leggende  che circondano il Bahrain, desertico ma ricco d’acque sotterranee, ed in particolare l’antica Cultura di Dilmun.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_Dilmun

Qui non troverete grandi folle e lunghe code, ma soltanto la semplicità della “grande architettura”, ed un percorso museale con un racconto chiaro e semplice. La sera, tenui luci aggiungono fascino e mistero alle forme architettoniche che si confrontano con la natura. Niente a che vedere con le “strombazzature luminose” degli altri padiglioni.

http://bahrainpavilion2015.com/it

Tra tante architetture “scrause”, degne di essere cancellate per sempre dopo appena sei mesi (la durata di expo 2015), questo piccolo padiglione (circa 2.000 metri quadrati), si offre come un’isola felice in cui ritrovare il vero senso dell’architettura, in grado di resistere al tempo.

Qui sotto il link ad alcune immagini del Padiglione del Bahrein

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Il Grande Coniglio


untitled

untitled

untitled

untitled

untitled

untitled

Il concorso internazionale per il “Padiglione dell’infanzia” all’ombra dei grattacieli del progetto Garibaldi/Repubblica, giunge ad una prima “tappa di valutazione”, selezionando i 10 partecipanti alla seconda fase.

Un concorso di idee a livello  internazionale completamente aperto, troppo aperto, cui hanno partecipato 313 studi professionali da tutto il mondo per realizzare 500 mq di superficie lorda di pavimento in un luogo di risulta, assolutamente “infelice”, tra un parcheggio multipiano, l’ombra dei  grattacieli e degli svincoli. Una marginalizzazione dell’infanzia e dei disabili, all’interno di un Giardino degli Alberi, enorme, che avrebbe consentito ben altre centralità.

Là dove ci sarebbe voluto un concorso “a chiamata” per impreziosire uno di quegli “spazi inutili” ritagliato nel nulla, ecco invece che il Comune di Milano (sostenuto ovviamente dall’Ordine degli Architetti di Milano) attua il parto dell’ennesimo topolino, un concorso aperto, anzi “apertissimo”. Diremmo noi di massa.

Molti architetti, letto il bando di concorso, hanno palesato le loro rimostranze con lettere inviate al Consiglio di Zona 9, lettere al Sindaco, e tanti post negativi in rete. Tanti architetti, per i motivi sopra descritti, non hanno partecipato.

Il risultato sarà “pessimo”, vista l’area di ritaglio (“impestata” da impianti, pozzetti, tubazioni e trovanti) messa a disposizione. Vedremo alla fine del secondo grado, quale architettura sarà in grado di “salvare” un luogo infimo .

Pensare che da un concorso di architettura internazionale siffatto, in un’area così brutta e “bastarda”, nasca la soluzione di tutti i problemi dell’infanzia e della disabilità, grazie alla “potenza” dell’architettura, lo può elaborare solo la mente “insana” di questa giunta meneghina, capitanata da un uomo “gentile”, ma sicuramente senza qualità.

Nasce da qui l’esigenza di un “coniglio rosa” di una provocazione architettonica che restituisca all’architettura una sua valenza critica, una sua dignità. Un’architettura che non sia semplicemente il posizionamento di una “toppa politica”, là dove l’incapacità ha raggiunto livelli  altissimi. Un partecipare, quindi, a testimonianza dello “stato delle cose”, a Milano,  a quattordici mesi dall’Expo 2015.

Questo concorso avviene, mentre l’architettura milanese “muore”, tra un parco di invenduto ormai enorme, ed il tentativo di completare, in pochissimi mesi, tutte quelle “promesse”, che dovevano costituire l’adeguato contorno della manifestazione “Nutrire il pianeta, energie per la vita”. Probabilmente, anche i 20 milioni di turisti previsti tra maggio ed ottobre 2015, costituiranno l’ennesimo esercizio di “distrazione di massa”, una promessa che tenga in alto gli animi del settore, e non faccia prefigurare un probabile “fiasco annunciato”.

Senza titolo-1

Con il RISPETTO del copyright delle Immagini selezionate

Wang Shu


4 settembre 2012, Milano, Viale Alemagna 6, Triennale, ore 17,00

Andare in Triennale a sentire la Lectio Magistralis (Architecture in a recycle way) del più recente Pritzker Prize (2012), a metà pomeriggio, può essere un’esperienza mistica e sensuale. Soprattutto se, ad introdurre il giovane (49 anni) maestro cinese (Professore e Direttore della Scuola di Architettura Accademia Cinese dell’Arte, Hangzhou), e un magnifico ed illustrissimo, nonchè anzianotto, docente del Politecnico di Milano (61 anni).

Quest’ultimo, dal cognome di una nota casa automobilistica francese dei primi del Novecento, preso il microfono, ammonisce i moltissimi presenti, tra cui tanti studenti di architettura, in merito alla necessità di conoscere bene l’idioma anglosassone, visto che lo stesso Politecnico, da quest’anno accademico (2012-2013) introdurrà dei corsi nella sola lingua inglese.

Poi in un inglese, che dire stentoreo è dire poco, si mette a leggere il testo scritto di una introduzione bi-lingue (inglese – italiano) che lascia sgomenti gli spettatori, per incapacità di lettura, pronuncia, spelling. Insomma, tutti a guardarsi basiti, mentre il relatore indefesso prosegue per circa 30 minuti la sua imbarazzante performance. Quando tocca all’architetto cinese, che invece dimostra una capacità di possesso dell’idioma inglese, assoluta, sui volti dei più appaiono sorrisetti compiaciuti.

E’ la dimostrazione, della superiorità cinese (con tutti i suoi limiti) rispetto all’architettura italiana. Il giovane cinese, in pochi anni ha elaborato un linguaggio innovativo e di ricerca, ed ha costruito una quantità impressionante di edifici, tanto che oggi, avendo vinto il prestigioso “oscar dell’architettura mondiale” (Premio Pritzker) può rifiutare importanti incarichi in giro per il mondo, per dedicarsi al suo paese. Diverso è il caso dell’anzianotto docente del Politecnico a cui si devono pochi ed “insipidi” edifici di tristissima ed ormai vetusta (se non lingua morta?) “scuola italiana”.

Ma ritorniamo alla Lectio Magistralis, e ad alcuni aforismi che hanno contraddistinto la performance del maestro cinese, dove per avere un posto in piedi bisognava sgomitare (ennesima dimostrazione della mancanza endemica di spazi adeguati, per una Milano che è sempre meno da bere e sempre più da digerire) :

 Architecture in a recycle way

Poetic of construction with reciped things

 Teaching inside ruins

 Go back to see an refind what we have lost

 De reyiling in not only material but also kraftmen and many other things

 Architecture starts from hand drawings

Wang Shu e sua moglie, Lu Wenyu (anch’essa presente in sala), sono i membri dello Amateur Architecture Studio, fondato nel 1997 a Hangzhou in Cina. Il nome fa esplicito riferimento alla metodologia di approccio amatoriale alla disciplina architettonica e all’edificazione, basato sulla spontaneità, l’artigianalità e le tradizioni culturali di cui è ricca la Cina. Wang Shu trascorso un certo numero di anni di lavoro nei cantieri per imparare le abilità della tradizione costruttiva, è entrato in sinergia con le aziende costruttrici che utilizzano la sua conoscenza delle tecniche tradizionali e di tutti i giorni, per studiare le caratteristiche e le procedure di adattamento e trasformazione dei materiali per i progetti contemporanei. Questa combinazione unica, ed eccezionale, di conoscenza, tradizione, tattiche di costruzione sperimentali e intensa ricerca, definisce la base per progetti di architettura dello studio Amateur. Lo studio Amateur, ha una visione critica, di una parte della professione dell’architettura, soprattutto di quella che si identifica nella demolizione e nella distruzione di grandi aree urbane storiche.

http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mondo-immobiliare/2012-09-05/wang-premio-pritzker-2012-161615.php?uuid=AbSBpvYG

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Stratford 012


Il Parco Olimpico, per Londra 2012,  è stato costruito su un’area enorme di oltre cento ettari a Stratford, una zona industriale degradata alla periferia est di Londra.

La riqualificazione urbana, secondo i concetti dell’urbanistica sostenibile, della riduzione di consumo di suolo, sono stati il motore per tutti i progetti realizzati. Una riqualificazione che adotta  alcune delle “invenzioni” sul futuro delle città inglesi proposte dalla “Urban Task Force”, diretta da Richard Rogers: la concentrazione dello sviluppo edilizio su suoli ex-industriali invece che su suoli agricoli, l’uso massimo possibile del trasporto pubblico, la riduzione del consumo di suolo e la mescolanza (Megamix) di funzioni residenziali, commerciali e terziarie.

A pochissime settimane dall’accensione del “fuoco olimpico” a Londra è quindi tutto pronto. Le  attrezzature dei Giochi Olimpici : Stadio, Velodromo, Centro Acquatico, Villaggio, infrastrutture per i servizi energetici, ecc.. E poi, un grande parco, sculture, diverse opere di arredo urbano, che migliorano le infrastrutture di trasporto. Particolare il  Villaggio olimpico che, a Giochi terminati, è destinato a diventare un quartiere residenziale / terziario, realizzato con il coinvolgimento di partner pubblici e privati, adatto a generare, in loco, nuovi posti di lavoro.

Nel Parco Olimpico sono stati poi progettati sistemi ecologici, dei  percorsi verdi che “penetrano” nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney, Fish island, Leyton, Stratford, ecc.) e rendono l’area ex industriale, rigenerata, , più “vicina” al centro di Londra.  Al Parco si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un magnifico giardino che sarà una risorsa aggiuntiva per Londra.

Cinque principi basilari per l’attuazione della  sostenibilità per i Giochi di Londra 2012 : 1) contenere il cambiamento climatico, 2) riciclaggio spinto dei rifiuti, 3) aumentare la biodiversità dell’area, 4) particolare attenzione per salute, 5) inclusione sociale, soprattutto delle categorie deboli (giovani ed anziani in primis).

È stata anche creata ad hoc un’apposita società di scopo, l’Olimpic Park Legacy Company (OPLC – http://www.londonlegacy.co.uk/), che si occuperà di amministrare e gestire l’area per circa 30 anni una volta terminati i Giochi. I risultati di questa impostazione sembrano essere soddisfacenti non solo sotto il profilo ambientale ed ecologico, ma anche da quello economico, dato che nel business plan, i Giochi londinesi costeranno quasi la metà di quelli di Pechino 2008.

Tutte le strutture architettoniche e le infrastrutture realizzate per le Olimpiadi 2012, sono state sottoposte ad una preliminare valutazione prestazionale, svolta sulla base dei cinque principi di sostenibilità stabiliti e degli indicatori del Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology (BREEAM – http://www.breeam.org/). Le procedure di certificazione energetica ed ambientale del Regno Unito sono molto restrittive in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto. Per compensare in parte il fabbisogno energetico  degli apparati olimpici  è stata appositamente realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo la ODA (http://www.london2012.com/about-us/the-people-delivering-the-games/oda/) “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”. La ODA ha inoltre sviluppato strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti.

Un altro aspetto molto importante, riguarda il ri-utilizzo dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico e quelle che seguiranno dopo la conclusione. Diverse di queste ultime sono infatti attrezzature provvisorie che ospiteranno i Giochi 2012 e che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate. E’ stato poi calcolato che oltre il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate e ri-utilzzate per costruire le nuove strutture.

L’impatto ambientale di Londra 2012, non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche ma anche lo svolgimento degli stessi “eventi” giochi olimpici. Sarà quindi adottata la metodologia di monitoraggio del footprint (Impronta ecologica di Mathis Wackernagel). Il comitato organizzatore, sostiene così di aver già evitato l’emissione in atmosfera di oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica e ha inoltre messo in atto un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive.

Un altro aspetto importante preso in considerazione riguarda la mobilità elettrica al servizio delle Olimpiadi 2012 e della città di Londra. In tal senso è stato individuato un partner strategico  importante, la GE Energy Industrial Solutions che installerà 120 stazioni di ricarica per auto elettriche e che fornirà anche duecento vetture elettriche per gli spostamenti di atleti e dirigenti durante i Giochi. Al termine della manifestazione olimpica le stazioni di ricarica resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi entrando a far parte della rete Source London, la più grande del Regno Unito e che nel 2013 conterà oltre 1.300 stazioni. Durante le Olimpiadi le stazioni di ricarica saranno invece utilizzate da appositi veicoli elettrici (BMW e Mini).

http://www.london2012.com/

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Muffe


Microbi, batteri e muffe, non capiscono i confini politici stabiliti dall’uomo. Hanno quale unica “missione” quella di  espandersi all’infinito, se trovano le condizioni ambientali, e reagire liberamente, sono veramente sovrani dei loro dintorni. Essi de-territorializzano lo spazio umano topografico, per delimitare il proprio dominio . Muffe, microbi, e batteri,  lasciano sempre qualche traccia dietro di loro. Una prova, una traccia, della loro espansione, del loro passaggio, viene sempre lasciata soprattutto, quando diversi oggetti entrano in contatto tra loro, rivelando una narrazione del passato, come le impronte digitali che indicano una mano che una volta entrata in contatto con una superficie o una sedia,  rivela che qualcuno era seduto lì prima di noi . In questo caso a noi interessano soprattutto le muffe, che da quando è la “casa dell’uomo”, rappresentano un “inquilino”, con cui necessariamente dobbiamo fare i conti.

Le muffe (si legge su wikipedia), che nelle case moderne super-coibentate sono un tipo di funghi pluricellulari, capaci di ricoprire alcune superfici sotto forma di spugnosi miceli e solitamente si riproducono per mezzo di spore. È comunemente chiamata muffa un agglomerato di questi sottili miceli, formatisi su materia vegetale o animale, generalmente come uno strato schiumoso o filamentoso, come segno di decomposizione e marcescenza. Nella tassonomia e nella filogenia le muffe non costituiscono un gruppo preciso, trovandosi nelle divisioni Zygomycota, Deuteromycota e Ascomycota. Le numerose spore rilasciate dalle muffe non causano alcun danno negli uomini, ma le ife che crescono da queste spore possono aderire alle cellule del primo tratto dell’apparato respiratorio e causare problemi in chi ha delle insufficienze immunitarie. Le muffe formatasi all’interno degli edifici creano un problema, soprattutto riguardo all’inalazione delle spore. Le spore di alcune muffe, infatti, causano potenti allergie (in quanto allergeni); inoltre, le spore di alcuni funghi come lo Stachybotrys rilasciano potenti tossine che, nei polmoni, creano infiammazioni e lesioni polmonari, specie nei bambini. Negli ambienti, la presenza di muffa può significare che qualcosa non va: una scarsa esposizione solare (spesso la muffa è uccisa dalla luce diretta del sole), un’eccessiva umidità (o per costanti infiltrazioni di acqua o per condensa sui muri freddi), una insufficiente ventilazione o una scarsa.

Oggi, con l’applicazione della legislazione vigente in merito al contenimento dei consumi energetici (Legge 10/1991) e con la certificazione energetica obbligatoria degli edifici (DLgs 192/2005 e 311/2006, DPR 59/2009), gli edifici, e soprattutto quelli residenziali, presentano ormai quasi in maniera regolare, lo svilupparsi di questi fenomeni in maniera più o meno diffusa. Ciò dipende dal fatto che le case, gli appartamenti, risultano sempre più spesso “stagni”, chiusi, senza una non corretta ventilazione. La presenza ormai sporadica delle persone in casa, e la mancata abbondante ventilazione degli ambienti, consentono lo svilupparsi di vere e proprie aggressioni fungine e di muffe. Fenomeno dovuto, a causa di una non ottimale ventilazione degli ambienti, che rendono l’aria interna insana e ricca di umidità.

Diventa quindi buona norma, quasi indispensabile, per il progettista di edifici ad alta prestazione energetica e supercoibentati (Classe B, Classe A, Casaclima oro, ecc.), dotare l’immobile di una ventilazione meccanica degli ambienti interni, che aspira l’aria viziata, la filtra, la pre-riscalda o la raffresca e la re-immette trattata (quindi de-umidificata, con le micro polveri abbattute, i pollini assenti, ecc.). Viene così garantito il risparmio energetico, scongiurate le muffe e si evita anche l’ingresso di aria inquinata, di rumore. Si vengono così, però, a generare degli spazi confinati, in cui la nostra vita trascorre sempre più in condizioni in cui noi siamo protetti, isolati, allontanati, dall’ambiente che ci circonda, quasi fossimo a vivere su Marte o sulla Luna. E’ di fatto un rifiuto della Natura da cui proveniamo, che abbiamo vessato e modificato talmente, che ci è ostile, improba.

http://www.oikosstudio.eu/index.php?fl=5&op=mcs&id_cont=159&eng=Ventilazione%20Meccanica%20&idm=203

Oppure si potrebbe immaginare, facendo della “architettura estrema” e di confine,  il ritorno ad uno spazio mutevole, dove le canoniche coordinate di ragionamento, si trasformano in un set di parametri dinamici. Governare le mutazioni microbiologiche, le muffe, può essere percepita come una nuova maniera di fare architettura degli interni, di vivere lo spazio-tempo. Ad esempio è come, progettare un ambiente umido, dove normalmente viviamo oggi, in cui si possa concepire che l’essere trasformato da campioni di batteri, di muffe, di funghi in un tono chiaro, sentirne gli odori, possa essere un “valore” che ci consente di avere un intorno, più coerente con la Natura da cui proveniamo, oltre ad essere sempre mutevole e vario. Un ambiente interno, che invece di essere dominato da carichi di polveri e micropolveri, provenienti dall’esterno, dalla nostra stessa desquamazione epiteliale, e degli oggetti in esso inclusi, possa essere invece un fluttuare mutevole di microrganismi, sui muri e nell’aria, perchè abbiamo risolto molte delle contraddizioni “esterne” del vivere odierno : inquinamento, traffico, incenerimento rifiuti, ecc.. Un ambiente interno in costante lenta modificazione ed in grado, forse di essere molto più appagante e coerente con il nostro passato, di “un’astronave” asettica ed artificiale.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Pura paglia



La paglia è un prodotto agricolo costituito dai fusti dei cereali, una volta finita la maturazione della pianta. E’ un prodotto di scarto dell’agricoltura, dato che è ciò che rimane dei cereali dopo la trebbiatura. I principali cereali che danno luogo alla paglia, sono: grano tenero, grano duro, orzo, avena, riso, miglio, segale e farro. La paglia, viene di solito compressa e imballata da appositi macchinari in balle (parallelepipedi lunghi circa 90 – 120 cm) o in rotoballe cilindriche (con diametro variabile dai 120 ai 200 cm), con densità di compressione da circa 90 kg/m3 a 180 kg/m3. È formata soprattutto da cellulosa, lignina, cere, minerali e silicati, per questo motivo si decompone molto lentamente, ma è comunque necessario tenerla al riparo della pioggia, possibilmente in luogo aerato, per evitare lo sviluppo di muffe. La paglia costituisce circa la metà della biomassa aerea di un raccolto di orzo, avena, riso, segale o frumento.

Costruire una casa, un’abitazione, utilizzando quale tamponamento perimetrale, la paglia, significa quindi soprattutto mettere, questo materiale di scarto, nelle condizioni migliori, per preservarsi nel tempo. Poi, se, come nel caso che andremo ad analizzare, si cerca anche di fare un’architettura che si implementi nel paesaggio, bisogna trovare un giusto equilibrio tra estetica e tecnologia.

Si tratta di un progetto realizzato nel 2006, a Lana (Bolzano), per tre unità abitative dell’agriturismo Esserhof. Edificato in soli 5 mesi, tra la primavera e l’estate. Un edificio molto interessante, sia per gli aspetti tecnologici, sia per gli aspetti compositivi e di inserimento nel paesaggio agricolo ameno della periferia di Lana. Il progetto è frutto di una intensa collaborazione tra due architetti svizzeri, Werner Schmidt e Margareta Schwarz, esperti di costruzioni in paglia, in connubio con i proprietari. Si tratta di un progetto in cui i materiali naturali, bioecologici, vengono spinti al massimo, sia all’esterno, che all’interno, per ricreare nelle forme e negli ambienti una sensazione di accoglienza, che disvela la natura di alta sostenibilità di tutto l’edificio. Gli alloggi dell’agriturismo (di circa 39 mq cadauno) hanno un assetto planimetrico rivolto verso sud, con ampie vetrate schermate da pergole, mentre a nord risultano quasi completamente chiusi dalle murature in paglia e legno. Le murature sono spesse 90 cm, realizzate con balle di paglia da circa 90 – 120 cm sovrapposte, sono tenute insieme da nastri tesi di polietilene, poi intonacate di calce ed argilla. Questa massa, ha una capacità termica molto efficiente (coefficiente di trasmissione termica U=0,06W/mqK), tanto che non è necessario nessun tipo di riscaldamento. Anche il solaio ed il tetto, di circa 60 cm è completamente coibentato in paglia. Il vespaio areato è l’unica opera realizzata in cemento armato.

Principio base della progettazione delle case realizzate a Lana, é ” l’architettura organica”, la ricerca quindi di una fusione totale con la natura, ricercando forme tipiche di essa, e il perfetto inserimento nel paesaggio. I prezzi dell’agriturismo sono molto interessanti e Lana offre numerose occasioni di cultura e svago nella natura. Il progetto ha ricevuto nel 2007, il secondo premio Per l’architettura in Alto Adige ed è classificato CasaClima per la categoria A+.

Agriturismo Esser Norbert

http://www.esserhof.com/it/wohlfuehlen.html

Progettisti

http://www.atelierwernerschmidt.ch/

http://www.archschwarz.com/

Una Mappa di Lana


Pianta di un alloggio tipo

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: