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Builders of the future

Categoria

Edifici ecosostenibili

Salewa


Le montagne sono l’inizio e la fine di ogni paesaggio  (John Ruskin)

L’architettura progettata, per la sede di Salewa World (marchio internazionale di prodotti per l’alpinismo – http://www.salewa.it/) genera un volume cristallino, complesso, multi sfaccettato, che si confronta (anche rispecchiandole nelle facciate vetrate) con le montagne dell’intorno, articolando una serie di “paesaggi” esterni ed interni in dinamica  relazione con le differenti condizioni di affaccio dell’intorno : l’autostrada A22, la periferia industriale di Bolzano, la coltivazione dell’uva.

L’efficienza energetica, di tutto il complesso,  è assicurata non solo da tecnologie innovative di climatizzazione, ma soprattutto grazie ad un sistema di isolamento dei muri perimetrali e delle vetrate e ad una grande attenzione in fase progettuale alla struttura dell’edificio. L’attenzione per l’ambiente non si ferma qui. Grazie all’integrazione con l’impianto fotovoltaico e l’impiego dei sistemi passivi nel controllo delle condizioni interne, l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera raggiunge quasi le 2000 tonnellate, rendendo la nuova sede Salewa un ottimo esempio di efficienza energetica.

Complessivamente un intervento molto interessante, che migliora decisamente, dal punto di vista paesaggistico, questa parte di Bolzano Sud, a ridosso della Fiera, che risultava avere delle caratteristiche indefinite

Superficie dell’area : 30.595 mq

Volume: 146.248 mc

Costo complessivo dell’investimento : € 40 milioni di euro

Progetto :

Park Associati – http://www.parkassociati.it/

CZA Cino Zucchi Associati – http://www.zucchiarchitetti.com/home.html

Impresa costruttrice : ZH – http://www.z-h.it/

Impianti elettrici: Energytech Ingegneri S.r.l., Bolzano – Ing. Gabriele Frasnelli

Impianti Meccanici : Energytech Ingegneri S.r.l., Bolzano – Ing. Georg Felderer

Strutture: Kauer & Kauer Ingenieure, Bolzano – Ing. Georg Kauer, Ing. Ulrich Kauer

Salewa in costruzione

Salewa Cube – Video

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

UNI PHZ (Luzern)



1 gennaio 2012 – Lucerna – Per la ricostruzione del vecchio edificio post-industriale (ex sede centrale delle Poste Svizzere a Lucerna) e trasformarlo nella nuova Università di Lucerna, si è attuato un apposito concorso di idee. Già dal XVII secolo a Lucerna era possibile studiare teologia e filosofia. Però solo nel 1938 fu lanciata l’idea di creare un Ateneo nella città. Il progetto si concretizzò nel 1978 con la creazione della facoltà di teologia che venne riconosciuta a livello federale. Il 21 maggio del 2000, in seguito ad una votazione popolare cantonale, con il 73% dei consensi, nacque ufficialmente l’università di Lucerna. Nel 2003 si pensò alla realizzazione di un nuovo ateneo, il progetto vincitore del concorso di idee è stato quello dello Studio zurighese Enzmann + Fischer di Zurigo ( http://enzmannfischer.ch/).

             Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo 
 

Si tratta di un progetto per dare una nuova identità all’edificio esistente (ex sede delle Poste Svizzere di Lucerna), che viene rifunzionalizzato a sede universitaria (PHZ Luzern – Pädagogische Hochschule Zentralschweiz), e quindi, da bando, deve avere una forte espressione architettonica, pur soggiacendo ai vincoli del recupero delle strutture dell’edificio esistente.  Non bisogna anche dimenticare,  dall’altra parte, lo stretto rapporto spaziale, sia con l’edificio della Stazione di Lucerna (opera di S. Calatrava del 1989), sia con il silos dei parcheggi retrostante, e soprattutto con l’antistante KKL di Jean Nouvel (del 1999) . Questo edificio, che i progettisti stessi definiscono “Città di Finestre” si propone quale “pelle accattivante”, che gioca con la luce, con la texture, per generare, su ogni lato (visto che si confronta con realtà completamente diverse), delle liaison, a volte pericolose, ma sempre perfettamente riuscite.

                       Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo
 

Un edificio ecologico, in classe Minergie (2008), che recupera un edificio esistente (quindi senza consumare suolo), in prossimità del Centro Storico della città,  collocato in adiacenza di un importante nodo di interscambio (ferro, gomma, nave) di Lucerna ed adatto quindi a garantire facile e dinamica accesibilità (senza inquinare) alle migliaia di studenti, in esso afferenti.

Lucerna (popolazione al 2009 di 76.702 abitanti) con questo progetto, riconferma il suo ruolo di città ecologica che “salvaguardia il paesaggio” (senza essere ripiegata sul passato, ma guardando al futuro), con una particolare attenzione per la mobilità sostenibile, testimonianza di uno sforzo, che ha portato la Svizzera ad avere, a partire dai primi anni novanta del secolo passato, una ripensamento globale sulla sua “impronta ecologica” su questo pianeta.  Infatti la prima immagine che colpisce della città (di 250.000 abitanti, con l’area metropolitana), è l’impressionante quantitativo di biciclette che circonda la Stazione Centrale, ma poi anche le turbine ad acqua che producono energia di recente posate sull’emissario del Luzernersee, le filovie e gli autobus a gas naturale, le numerose piste ciclabili, ecc…Qui è stato attuato, da oltre due decenni, un ragionamento complessivo sulla città (urbanistica, mobilità, aree verdi, cultura, raccolta differenziata, ecc.), che ha portato alla ridefinizione del concetto stesso di “urban green life”, dove quantità e qualità riescono magicamente a coesistere .

Deposito bici Banhof Luzern

Banhof Luzern – Car Sharing con auto elettriche

Turbine per produrre energia sul fiume Reuss presso il Spreuerbrücke

Un percorso di paesaggio (cibo) ed architettura a Lucerna, che dista da Milano solamente 244 Km., ma anni luce per la lungimiranza dei suoi Cittadini

Progetto UNI PHZ (Luzern) : 

Studio Enzmann + Fischer di Zurigo

http://www.swiss-architects.com/de/enzmann_fischer/de/

Costo di costruzione : 118 Milioni di granchi svizzeri (CHF)

Cubatura  SIA 116: 178’000 metri cubi

Cliente : Dipartimento delle finanze del Canton Lucerna

Tipo di edificio: UNI PHZ Lucerna. Edificio ex PTT Post Office

Pianificazione costruttiva tempo: 2007 – 2011

Facciata: parte opaca 5800 m2; parte  trasparente 2500 m2

Minergie: Involucro http://www.minergie.ch/buildings/it/details.php?gid=LU-255#

Tipo di finestra : Finestra in alluminio sistema HI –
Rivestimenti : 3D rivestimento leggero – http://www.gkpf.ch/

Video della costruzione :

http://www.unilu.ch/deu/video_594372.html

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CaMPUs NOVartis (Basel)


Architettura

Per la realizzazione del campus Novartis di Basilea, si sono utilizzati i migliori talenti mondiali, nel campo dell’architettura e del design, per progettare un ambiente di lavoro moderno ed efficiente. In questo modo, la Novartis intende  continuare ad attrarre e trattenere i migliori talenti del mondo nel campo della chimica e della farmaceutica. Insomma l’idea di partenza, è stata quella di creare un “pensatoio” comodo ed accogliente per chiunque. Un “incubatore di idee”. Il campus offre proprio questo: un ambiente stimolante e accattivante che stimola l’innovazione, promuove la collaborazione interdisciplinare e la condivisione delle conoscenze. Il multi-spazio è un  concetto, che è stato attuato anche da altri siti Novartis (es. a Siena), si basa su un vasto spazio di lavoro, con una serie di singoli, spazi comuni, vere e proprie aree di lavoro a cui si succedono spazi aperti e chiusi per lo svago. Questo nuovo ambiente open space per uffici e posti di lavoro nei laboratori, non ha nulla a che vedere con i precedenti ed antiquati uffici open-space. La conversione del sito dell’ex impianto produttivo Novartis, è un progetto a lungo termine che è implementato per fasi. Questo non riguarda solo l’architettura, lo sviluppo del lavoro e del paesaggio, ma deve anche essere funzionale e risolvere problemi di pianificazione del traffico. Il progetto campus Novartis è un progetto a lungo termine con un orizzonte di pianificazione fino al 2030. I primi lavori sono iniziati nel 2005. Il Campus Novartis intende fornire a medio termine, un ambiente ottimale per l’innovazione e lo spazio di ricerca per oltre 10.000 dipendenti. Il masterplan è stato curato dall’architetto italiano Vittorio Magnago Lampugnani. Alcuni dei progetti che si possono già ammirare sono di archistar quali : Sanaa, Diner & Diner, Frank O. Gehry, ecc..

Sostenibilità

La sostenibilità e la tutela dell’ambiente ha la priorità nella società Novartis. Pertanto, il campus Novartis ha implementato sin dal progetto preliminare, l’ambiente e gli edifici del campus sono di un livello di contenimento dei consumi energetici, molto elevato . Lo standard si basa sul cosiddetto Label Minergie. Il riutilizzo dei materiali utilizzati per la demolizione, l’uso di materiali da costruzione ecologici e un concetto di recupero generalizzato dell’acqua, sono le caratteristiche preponderanti di una cura attenta dell’ambiente. Con il Cantone di Basilea-Città, è stato firmato un accordo sugli obiettivi di energia, in cui Novartis si è impegnata volontariamente ad un “consumo massimo” di energia per edificio. Il consumo energetico dei nuovi edifici, sede del campus, consumano solo un terzo rispetto ad un edificio esistente dello stesso tipo. Parte dei risparmi in costi energetici, viene speso per l’acquisto di energia rinnovabile (energia elettrica e calore). Novartis si è posta l’obiettivo di costruire il campus con il 100% di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, senza emissioni di CO2. Così, le emissioni di CO2 del campus sono state completamente eliminate nel medio termine. Attualmente il 100 per cento dell’energia utilizzata, deriva da risorse rinnovabili, in particolare, da energia idroelettrica, ma anche da energia solare ed eolica. Il campus utilizza per il riscaldamento l’acqua di raffreddamento del vicino termovalorizzatore (esistente) per l’incenerimento dei rifiuti di Basilea.


http://www.novartis.com/about-novartis/locations/basel-headquarters.shtml


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Un piccolo edificio di legno (Castione)


Nome : Modulo aggiuntivo Scuola Media di Castione.

Progetto :  arch. Lorenzo Felder, Piazzale Besso 5, 6900 Paradiso. Committente : Dipartimento delle finanze e dell’economia, Sezione della logistica Mitka Fontana, V. Carmagnola 7, 6500 Bellinzona. Pianificazione energetica : Studio d’ingegneria Diego Zocchetti, Via Castausio 20, 6900 Paradiso. Certificazione : Label Minergie, 06.04.2004. Riscaldamento : 100% Riscaldamento elettrico diretto. Superficie : Costruzione nuova di 207 metri quadrati.

Il primo edificio pubblico con certificazione MINERGIE del  Ticino sorge nei dintorni del capoluogo cantonale, Bellinzona. L’edificio è fatto di legno, di pannelli di legno, costituiti da trucioli di legno, successivamente verniciati all’esterno con una tinta rosso-trasparente. Si tratta di un modulo di ampliamento della scuola media di Arbedo-Castione, una costruzione con anche la struttura in legno lamellare, ad un piano, con  due aule scolastiche, realizzata nel 2004. Al committente, il Dipartimento cantonale delle finanze e  dell’economia, non bastava però la copertura dello spazio : per Massimo Martignoni, responsabile della  logistica, il progetto doveva anche soddisfare esigenze legate alla  durevolezza, alla praticità. Ai progettisti fu presentato un pacchetto di criteri: tempi ridotti, rigoroso controllo dei costi, flessibilità di utilizzo, standard costruttivi ecologici ed energeticamente efficienti. E così fu fatto. Un edificio ad altissima efficienza energetica, sia per le caratteristiche di “alta coibenza”, sia perchè grazie ad un sapiente orientamento, riesce ad immagazzinare un adeguato apporto solare, ed il calore dato dai corpi degli studenti e dai corpi illuminanti per generare una temperatura gradevole, con il solo apporto del riscaldamento elettrico.

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Lana, legno, lentezza


Il Monte San Vigilio 1485 mt, domina la cittadina di Lana, nella valle del Fiume Adige, tra Merano e Bolzano; quì non ci sono automobili. Il Monte è raggiungibile in solo pochi minuti di funivia partendo dal centro abitato di Lana. Dal San Vigilio la natura si offre, garantendo uno sguardo immaginifico sullo scenario dolomitico.

Quì si trova un Hotel, un prestigioso Resort di montagna, realizzato nel 2003 con legno di larice, argilla naturale, vetro ad altissima prestazione, esso si adagia con la sua planimetria a forma di “Y” su un pendio orientato est-ovest. L’edificio, che ha solamente gli interrati in cemento armato, si “confonde”, si “incastra con antica sapienza” nel paesaggio boscoso, pur essendo una complessa e sofisticata “macchina per abitare” da 14000 mq (costo 20 milioni di euro); un oggetto di design moderno ed ardito, dove il lusso, entra in simbiosi intima con il paesaggio ameno dell’intorno. Un edificio ad altissima prestazione, certificato da Casaclima, rispettoso dell’intorno, dove edilizia, benessere e sostenibilità possono essere coniugate assieme.

Le camere sono tutte orientate ad est o ad ovest. Le terme, che sfruttano le proprietà terapeutiche della sorgente del Monte San Vigilio, sono su due piani ed orientate a sud. Molti gli spazi collettivi : la biblioteca, il soggiorno (unico ambiente con la televisione, assente in ogni camera), la sala del caminetto. Nelle 40 camere (da 36 mq cadauna) e 6 suite, spesse pareti di argilla naturale “battuta” dividono la zona notte dal bagno e fungono da accumulatori che restituiscono calore in inverno e fresco d’estate. Il grande tetto piano “verde”, evita il surriscaldamento estivo e migliora la coibenza invernale, mentre imponenti vetrate sfruttano l’energia solare. Lamelle lignee (di larice) in facciata, modulano il rapporto tra luce ed ombra. Il tutto è dominato da un’esecuzione “minimalista” dei dettagli, mentre la ventilazione è controllata da un sofisticato impianto elettronico che consente il recupero del calore, coadiuvato dall’uso di pannelli radianti. Il riscaldamento è a biomassa con scambiatore geotermico, viene così garantito un beneficio per tutta l’economia boschiva del Monte, che produce oltre al legname tradizionale, dei legni di bassa qualità da utilizzarsi quali fonti energetiche in forma di “cippato”.

Ecco, quì sul Monte San Vigilio, natura ed architettura sembrano avere trovato un giusto compromesso, un punto di equilibrio possibile, tra consumo di territorio e sua valorizzazione, tra uomo ed ambiente. L’assenza o quasi di mezzi elettronici (televisione e cellulari prendono malissimo), consente, mercè anche il rapporto con l’acqua e la natura incontaminata dei boschi di montagna (di larici ed abeti), di recuperare una dimensione temporale “biologica”, una “lentezza” più naturale e consona a noi umani. E’ questo il vero motivo del successo che ha il Resort, perennemente occupato (nonostante gli altissimi costi) da una moltitudine di persone provenienti da tutte le parti del mondo.

L’autore del progetto : http://www.matteothun.com/

Il link del Resort : http://www.vigilius.it/it/il-vigilius/12-0.html

Il sito del Monte San Vigilio : http://www.vigilio.com/it/San%20Vigilio/Vigilio.html




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Norman versus Maurizio (St. Moritz)


St. Moritz

Due architetti: uno, un’archistar internazionale (l’inventore dell’ High-Tech), l’altro, il numero due, che lavora esclusivamente in Engadina (quello che noi definiremmo un professionistone).

Il primo, Lord Norman Foster (Manchester, 1935), da illustre “turista residente”, autore di due dei più accattivanti e moderni edifici di St. Moritz : La residenza “Chesa Futura” e il complesso commerciale e residenziale del “Murezzan”. Due edifici dove il legno, è usato in maniera “altamente tecnologica” . Con la Chesa Futura ed il Murezzan, Foster ha imposto nuovi standard all’architettura alpina : un’intelligente scelta di materiali “storici” e naturali, la precisione nella lavorazione progettuale e nello sviluppo dei dettagli tecnologici, l’integrazione “spinta” nel contesto esistente e un linguaggio formale “innovativo” che deriva coerentemente da esigenze tecniche, ma non solo, anche dalla volontà di stupire.

Norman Foster – http://www.fosterandpartners.com/Practice/Default.aspx

Il secondo, da “vero residente”, invece ha costruito alcune abitazioni a Maloja; si chiama Renato Maurizio ed è un architetto di montagna, oltre che acquerellista molto apprezzato. Il suo paese di nascita è un paesino della Val Bregaglia, Casaccia (nel 1949) e svolge la sua professione di architetto a Maloja . L’attività a cui si applica ormai da molti anni, non si localizza mai fuori dall’Engadina, fatto che lo ha fatto diventare un architetto “locale” poco conosciuto all’estero. I progetti e le realizzazioni di Renato Maurizio, soprattutto, sono impostati secondo un principio di legame “intimo” con la tradizione locale, ma con uno sguardo attento alla cultura architettonica moderna e senza mai rassegnarsi al “regionalismo”. I suoi edifici indicano una via “possibile” per rimettere in armonia artificio e natura, paesaggio antropizzato e paesaggio naturale.

Renato Maurizio – http://www.swiss-architects.com/it/maurizio/de/

Due architetti molto diversi tra loro, che interpretano il Genius loci architettonico e tecnologico della valle che da Chiavenna (Italia) porta a St. Moritz (Svizzera) in maniere molto diverse. Due progettisti di edifici ad alto contenuto di eco-sostenibilità, sia architettonica che impiantistica. Due professionisti che hanno del paesaggio antropizzato di questi luoghi ameni, due idee molto diverse, che però ci prospettano scenari futuri nel solco della modernità, senza “piegarsi” a inutili e “storicistiche” salvaguardie paesaggistiche fine a sè stesse. Questa è la vera, unica “salvaguardia” possibile del paesaggio naturale ed antropico, proiettarlo, con rispetto e “conoscenza” nel futuro, senza cemento inutile e banale, ma anche senza rinunciare a quella che è la principale attività umana su questo pianeta.

Qui sotto alcune immagini dell’edificio di Norman Foster a St. Moritz “Chesa Futura” – 2004

Qui sotto alcune immagini dell’edificio di Norman Foster a St. Moritz “Murezzan” – 2007

Qui sotto alcune immagini dell’edificio residenziale di Renato Maurizio a Maloja “La Soldanella” – 2007

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Una occasione perduta


Area Expo 2015, oggi 20 ottobre 2011

L’Expo 2015 progettata da Jacques Herzog e da Stefano Boeri, era un’Expo innovativa “rivoluzionaria”, quasi senza cemento, una specie di giardino infinito, di serra all’aperto, dove la Natura, la faceva da padrona. Un luogo, un’arca dell’umanità, in cui si sarebbero radunati i Popoli del Mondo per discutere dei problemi dell’agricoltura e dell’alimentazione. Il tutto tra una moltitudine di  piante collocate nei terreni di Expo 2015, perchè selezionate appositamente, in quanto testimonianze “storiche” degli scopi alimentari dell’uomo su questo pianeta . Il futuro di questi terreni individuati per la manifestazione di Expo 2015, poteva essere quello di diventare un “grande orto botanico planetario”, un luogo eccellente che avrebbe attratto visitatori, per sempre da qualunque parte del Mondo.

Allora, Carlo Petrini, detto Carlin (22 giugno 1949, Bra) era uno dei consulenti del team di progettazione, nonchè inventore del movimento culturale e gastronomico “Slow Food” (http://www.slowfood.it/), nonchè scrittore, giornalista ed appassionato di agricoltura. Petrini che sarà poi “cacciato” dalla Signora Moratti, fu uno degli ispiratori del tema e della sua interpretazione innovativa.

Dichiara, oggi Carlin Petrini, nell’interessante articolo di Michele Brambilla, sul giornale “La Stampa” di oggi 20 ottobre 2011 a pagina 48 : “Di quel progetto iniziale, temo non sia rimasto più niente. Modifica oggi e modifica domani, alla fine il grande orto planetario è diventato un’area su cui costruire. Questo è stato il percorso seguito dalla Giunta Moratti, Ente Fiera e Regione Lombardia. C’è stato un referendum cittadino e i milanesi sono stati chiari: hanno detto no a speculazioni edilizie. Ma nonostante quel referendum, e nonostante si sia nel frattempo insediata una giunta diversa, si è deciso di cementificare”. E’ stata questa un’occasione perduta da parte della Giunta Pisapia per generare un qualcosa di diverso, proteso veramente all’ascolto “democratico” dei cittadini.

Ed ancora rimbrotta : “Intanto è passato un indice di edificabilità (0,52 mq/mq e almeno il 56% di superficie edificabile). Io non sono un tecnico, ma so che è alto. Le devo fare un esempio? È come se a Milano costruissero una decina di altri Pirelloni, oppure un intero quartiere nuovo”. Più o meno gli stessi indici della cementificazione speculativa del Piano Integrato d’Intervento delle aree Falck a Sesto S.G., oggetto di indagini da parte del Tribunale di Monza per presunte tangenti, e sempre approvato da una Giunta di sinistra.

E poi, ancora : “Avrebbe dovuto essere un’Expo di principi, di idee, di suggestioni. Una proposta su come nutrire il pianeta per i prossimi anni. Che pia illusione abbiamo coltivato. Hanno voluto come al solito trasformare tutto in un business………Io sono molto, ma molto scettico che all’Expo di Milano, così com’è stata modificata, si possano interpretare le esigenze di un pianeta che soffre un sistema alimentare ormai insostenibile. Pensiamo solo a questi pochi dati di fatto. Siamo sette miliardi sulla Terra. Un miliardo soffre di malnutrizione o addirittura muore di fame. Un miliardo e settecento milioni soffrono di obesità. Quasi il cinquanta per cento del cibo prodotto viene buttato via. Solo in Italia ogni giorno quattromila tonnellate di cibo mangiabile finiscono nella spazzatura o rimangono sulle piante perché raccoglierle costa troppo. Nel Sud del mondo, invece, il cibo viene buttato via perché non ci sono impianti per refrigerarlo, strade per trasportarlo, canali per irrigare. L’Expo di Milano doveva essere una grande Agorà mondiale per discutere di tutto questo. Dubito che sarà così”.

Ecco, il rammarico di Carlin Petrini, è il nostro rammarico; per l’ennesima volta, la parola dei cittadini non è stata ascoltata, si è preferito “piegarsi supinamente” al volere delle grandi lobbies internazionali, delle immobiliari, per evitare di “costruire” una architettura del paesaggio prestante ed innovativa, in grado di proporsi quale strada “diversa e coraggiosa” sul panorama internazionale. Una strada che poteva proporre il nostro Paese, quale capofila per una rinascita della società Occidentale, nella direzione della Decrescita consapevole, del consumo di suolo, e della tutela del Paesaggio (agricolo ed urbano che sia). Focalizzando l’attenzione mondiale sui temi dell’alimentazione, e dei prodotti biologici, in cui l’Italia è uno degli attori principali. Si è preferito, piuttosto che “costruire” un solido e promettente futuro, assicurarsi una effimera, inutile e momentanea “gettata di cemento”!

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/425675/


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Vrin memories


16 ottobre 2005 – Vrin (275 abitanti – 1448 metri sul livello del mare), nell’amena Val Lumezia sita nel Cantone dei Grigioni (Svizzera), è un paesino che sorge ai piedi della piana della Greina. Ha un centro storico perfettamente conservato, con, qua e là, moderni edifici in legno accuratamente integrati nel villaggio, opere magistrali dell’architetto/professore/falegname Gion A. Caminada (1957), nativo del luogo. Degli anni ottanta e novanta del XX secolo, è stato attuato un progetto pilota della fondazione Pro-Vrin per rafforzare l’infrastruttura ed i servizi del villaggio e porre fine all’emigrazione degli abitanti iniziata negli anni cinquanta. Tale Piano è stato basato sulla realizzazione di architetture, in grado di proporsi anche quali mete turistiche per un pubblico raffinato e colto, amante della natura, del paesaggio e della vita sana. Nell’ambito di una delle iniziative del progetto, all’inizio degli anni ottanta gli abitanti della località hanno acquistato tutti i terreni agricoli liberi per sottrarre il villaggio alla speculazione.

Vrin

Vrin

Vrin

Scuola 


Stiva da mors (Camera mortuaria)

Annessi agricoli

Casa Caminada

Casa

Gatto di Vrin

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Westside Bern


A Berna, in Svizzera, nell’ottobre del duemila e otto  è stato inaugurato il centro commerciale e del tempo libero, con caratteristiche innovative “Westside” a Brünnen, una località limitrofa alla capitale svizzera. Progetto dell’archistar Daniel Libeskind, in joint venture con lo studio Burckhardt &  Partner AG. Su una superficie di oltre 85 mila metri quadrati, proprio sopra una tangenziale : supermercati, case, hotel, casa di riposo, grandi magazzini, centri di benessere, negozi specializzati, centri termali, saune, aziende gastronomiche e un imponente cinema multisala accolgono ogni giorno gli oltre 10 mila clienti “affamati” di acquisti e divertimento.

“Westside”, tra la progettazione e l’edificazione, ha dovuto superare parecchi ostacoli: numerose le proteste per rendere più eco-sostenibile il progetto dal costo di oltre 520 milioni di franchi. Il «Westside» si trova proprio in corrispondenza di un’uscita dell’autostrada e il collegamento con i mezzi di trasporti è unico per efficienza e funzionalità: una stazione della S-Bahn direttamente all’entrata principale, due linee di autobus, ecc., fanno del centro storico di Berna, una destinazione facilmente raggiungibile. Le varie associazioni ambientaliste di cittadini, con i loro ricorsi, hanno preteso delle misure per ridurre l’impatto sull’ambiente della nuova costruzione, soprattutto  per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e acustico. Molto diffuso in tutto il complesso, l’impiego di energie rinnovabili, tanto che la costruzione rispetta lo standard Minergie.

Tutto l’edificio è rivestito, in moltissime parti in legno, le vetrate sono numerose, all’ingresso carraio ad accogliere gli automobilisti, un grande scivolo della piscina interna. Un grande mercato urbano, con attorno punti di soggiorno e residenzialità, una maniera nuova ed innovativa di intendere il centro commerciale. Oggi che il centro “Westside” è stato raggiunto da una linea di tram che conduce direttamente nel centro di Berna, l’edificio, persi quelle tonalità tipiche del legno appena posato, si inserisce in maniera molto brillante nel contesto agricolo bernese.

http://www.westside.ch/Home


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