Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Viaggi

L’architecture est un sport de combat


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La principale citta’ del sud della Francia, Marsiglia, e’ per tutto il 2013 capitale della cultura Europea. Fulcro di tutta la manifestazione e ‘ il MuCEM (Museo della civilizzazione dell’Europa e del Mediterraneo – www.mucem.org), progetto dell’astro emergente (e amante della filibusta) dell’architettura francese, Rudy Riccioti (www.rudyrocciotti.com). Un progetto architettonico e soprattutto museale, grandioso ed ambizioso, che cerca di sancire un nuovo “centro culturale”, il Mediterraneo. Una prospettiva futura per l’Europa, che è anche stata la base della sua origine : la contaminazione. A Marsiglia si gettano le basi per un “tavolo culturale” (ma non solo) del Mediterraneo. Una cosa che fa la Francia ma che avrebbe dovuto fare l’Italia, paese “sterile ed impotente” in merito, ma che essendo una penisola è di fatto una ponte sdraiato nel centro del Mare Mediterraneo.

http://www.dailymotion.com/video/x10knuu_mucem-marsiglia-cuore-del-mediterraneo_news

A fianco  del MuCEM, si trova l’edificio Villa Mediterranee (www.villa-mediterranee.org), un centro congressi ed esposizioni, multifunzionale, progettato in seguito a vincita di concorso internazionale, dall’italico Stefano Boeri (www.stefanoboeriarchitetti.net). Tutta l’operazione fa parte di un progetto complessivo di ammodernamento della citta’ denominato Euromediterranee (www.euromediterranee.fr) che prevede un investimento complessivo di oltre 3,5 miliardi di euro in infrastrutture, riqualificazioni urbane, edifici culturali, alberghi, residenze, ecc..
Dalla visita dei due interessanti edifici contigui, risulta evidente, direi quasi imbarazzante, una maggiore dimestichezza e genialita’ nei “lavori in pelle ” e nella coerenza tra struttura ed involucro, da parte del francese.  Dovendo dare un voto : Riccioti 9, Boeri 7,5.

Raccontare quello che sta avvenendo a Marsiglia, per la cultura e per il turismo e che funge da motore per un rilancio di tutta l’economia locale francese, vuol dire necessariamente, come nel caso dei due edifici  MuCEM e Villa Mediterranee, mettere a confronto realtà molto diverse, l’Italia e la Francia.

Oltralpe, si è sempre investito in cultura, istruzione e nella ricerca, perseguendo una società multietnica/multiculturale e democratica (ed oggi, in periodo di crisi, si rilancia guardando al Mediterraneo), in Italia si dilapidano, senza un progetto complessivo, le “briciole” che si investono in questi settori.

934876_10151717187587317_1936612267_n

E’ notizia di questi giorni di fine agosto 2013, che Lucrezia De Domizio Durini (Trento 1936), figura di primo piano della scena artistica e culturale contemporanea, lascia Milano. La lascia per sempre, in direzione Parigi, dichiarando, come si legge a pagina 6 de “il Giornale-Milano” del 26 agosto : ” I grattacieli, le fondazioni dei modaioli, le mostre itineranti, i riciclaggi, le gallerie-boutique, i luoghi remember di musei caserecci, hanno prodotto in questi confusione e ambiguità. In ambito artistico Milano è provinciale, non ha nulla a che fare con le proposte che osano i galleristi europei, né è possibile un benché minimo paragone tra i suoi musei e quelli stranieri”.

Ed ancora : “Lo Stato prima e cinque musei (italiani) in seguito hanno rifiutato sia la mostra Joseph Beuys. Difesa della Natura, sia la Donazione di 300 lavori che invece, nel 2011, è stata accolta ed esposta dalla Kunsthaus di Zurigo, alla quale avevo già donato la regale opera Olivestone”.

Ecco che allora, anche l’architettura deve conformarsi a questo “stato delle cose”, diventare uno sport (più che un arte) da combattimento, per potersi affermare in una realtà culturale “caotica e provinciale”. Dove, anche Milano (e tutto il nord), non siamo più in grado, da anni a competere con le grandi realtà culturali urbane europee non solo dal punto di vista economico, ma anche, e soprattutto, della circolazione e della creazione delle idee.

Senza però evitare la dietrologia, come succede quale metafora, nell’edificio di Boeri a Marsiglia, dove la “struttura ardita” diventa troppo spesso, un elemento di intralcio fisico e visivo dell’architettura. Ci vuole equilibrio e lungimiranza, proprio come nell’edificio di Ricciotti. L’equilibrio della storia che sa farsi futuro, necessariamente passando dal presente.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright dell immagini selezionate

Materiali locale/globale


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La via per Santiago (che ancora attraversa tutta l’Europa) al di là del Gran San Bernardo, si dipana in una serie di paesaggi ameni, che di fatto anticipano, la rigorosa e bellissima antropizzazione vinicola dei bordi del lago Lemano, su cui si affacciano Losanna e Ginevra. Quì, scendendo veloci verso Martigny, avendo a fianco il percorso che fu di migliaia di pellegrini, viene in mente immediatamente un personaggio che del camminare, ne ha fatto oggetto di un interessante racconto.

Per chi come me, ama la montagna, camminare ed il cinema, Werner Herzog, cineasta, scrittore  e documentarista tedesco, è sicuramente una figura di riferimento, un uomo da ammirare. Forse il suo più bel libro, si intitola “Sentieri di gliaccio”, ed è la storia di un viaggio meraviglioso che Herzog ha intrapreso a piedi, nell’inverno dell’ormai lontano 1974, per recarsi da Monaco a Parigi, dove lo aspettava una cara amica malata, Eisner Lotte. Una profonda e vera testimonianza d’affetto, quasi un pellegrinaggio sacrificale, che, secondo il cineasta tedesco, avrebbe dovuto aiutare, contribuire a tenere in vita una persona a lui cara. Strade, colline, boschi, architetture, paesaggi assolati, paesi attraversati da improvvisi temporali e bufere fitte (e magiche) di neve, villaggi deserti (misteriosi) e campi agricoli disabitati: questo è il paesaggio che ci fa percorrere Herzog con il suo libro mentre attua un gesto anticonformistico, dare corpo alla “lentezza”. Il racconto di Herzog ha la capacità di rappresentare in modo antico (ndr – la via Francigena, il sentiero per Santiago, ecc.) ed al contempo nuovo quell’Europa che attraversiamo spesso tutti quanti, in aereo, in treno, in auto. Un’Europa di cui percepiamo solamente, di solito (soprattutto noi italiani), esclusivamente i paesaggi, altamente  urbanizzati, le fabbriche, le autostrade, gli aeroporti, i complessi industriali. Lo scritto di Herzog, invece, ci restituisce raccontandoci il suo viaggio a piedi, un’Europa ancora agricola, naturale, con una dimensione ancora segreta. Un continente, quello europeo, profondamente antropizzato da migliaia di anni, ma che ancora presenta un paesaggio “forte” e “meraviglioso”, proprio in questo (spesso saggio) equilibrio tra sfruttamento umano e natura.

In queste zone, a ridosso del Gran San Bernardo, l’Europa si fa “sentire”, soprattutto proprio in questa sua dimensione,  ancora rurale ed atavica, dandoci la “misura” della sua grandezza storica, del sangue e delle vite umane sacrificate per conquistare questo assetto territoriale meraviglioso.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Se è vero che il locale è una modalità di concepire il territorio ed il paesaggio  indipendentemente dalla scala di riferimento, di concepire le risorse, la società e il loro governo, è logico quindi sostenere che è di fatto, una “visione del mondo”.

Lo sviluppo delle società locali e quindi del paesaggio locale, rimanda ad un progetto che richiede il superamento del territorio e dell’ambiente come dati, come meri supporti delle attività economiche o come risorsa da consumarsi all’interno dell’idea di crescita illimitata.

Il Paesaggio locale, proprio quì, tra l’Italia, la Svizzera e la Francia, ha di fatto, nel corso del tempo, operato un salto concettuale, in cui si  richiede di considerare il locale come punto di vista che assume l’unicità, lo specifico come valore, la complessità come regola, l’auto organizzazione sociale, economica e paesaggistica, come modalità. Proprio come sostiene Ivano Spano, che scrive (ricerca : Sviluppo di comunità e partecipazione) : “Il territorio assume, quindi, la valenza di ecosistema e di società locale intesa come realtà complessa. Il rapporto tra territorio e processi socio-economici locali non va inteso, quindi, esclusivamente come proiezione spaziale di dinamiche economiche, ma come rapporto tra un insieme complesso di elementi le cui specificità territoriali sono espresse fondamentalmente dalla qualità di interazioni sociali e sistemi di comunicazione, cooperazione e scambio all’interno di concreti ambiti di identificazione culturale”.

E’ quì, dove si confrontano da centinaia di anni, modelli tra loro molto differenti, di intendere l’economia, il sociale e la gestione del territorio, che si percepisce con chiarezza l’importanza delle opzioni locali. Infatti  perchè il globale esista, e sia di qualità, bisogna avere una sommatoria di eccezionalità locali. Ciò vale, ovviamente anche per il paesaggio e l’architettura.

Quì sotto immagini di Losanna

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Quì sotto immagini di Ginevra

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAhttp://www.lake-geneva-region.ch/it/culturapatrimonio/lavauxUnescoit/Lavaux-Vinorama

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ritom


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Tra poco all’inverno, si farà strada, come sempre, la primavera. La prima volta che sono stato ai laghi Ritom, in Svizzera, era un maggio inoltrato, di una primavera calda ed assolata. Ecco qui, nella zona del “Rio Tom”, in un paesaggio meraviglioso ed ameno, un vero e proprio giardino paesaggistico d’alta quota, “costruito” d’acque e montagna, si può apprezzare cosa sia l’idea stessa del paesaggio, in cui l’uomo si inserisce, modificandolo in maniera saggia.  Quì, l’uomo, dal 1918,  ha antropizzato un sistema di laghi glaciali, a fini idrici e per produrre  energia, che forse non ha eguali come antropizzazione paesaggistica. Da quì, oltre a poter osservare l’importanza di una gestione idrica ed energetica saggia, in grado di proporre un intero territorio montano come, offerta turistica ed enogastronomica di livello europeo, si può anche osservare dall’alto, la grande arteria autostradale svizzera, definita “La via delle genti” (N2 ora E35).

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ap 20007565

“L’autostrada, nei suoi elementi costitutivi  nonché negli oggetti integrativi dovrebbe  essere considerata non come un seguito di  strutture additive ma come un tutto armonico nelle sue espressioni formali: l’autostrada  dunque nel suo complesso, come un’opera  unitaria e, in quanto tale, debitamente inserita nel paesaggio che attraversa.” Chi scrive era Rino Tami, “consulente estetico” dell’Ufficio Strade Nazionali del Cantone Ticino (Svizzera), ruolo che svolse per un ventennio, dal 1963 al 1983.

Tami in un ventennio, meticolosamente affronta ogni aspetto, dell’inserimento nel territorio, nel paesaggio svizzero, del tracciato autostradale nel suo complesso. Ed ogni punto è  risolto attraverso un’attenta lettura del “genius loci” del sito e l’adozione degli accorgimenti più semplici e corretti, in un continuo dialogo tra preesistenze e modernità.

Un’attenzione particolare è riservata alla convinzione che un’autostrada è innanzitutto un’architettura del paesaggio in grado di proporre un nuova lettura della realtà ambientale circostante. Natura ed Artificio, convivono assieme senza distonie, ma ognuna integrandosi con il proprio reciproco.

Fonte primigenia di questa colta visione stilistica, è innanzitutto l’utilizzo di un unico materiale costruttivo, il beton (cemento armato a vista), declinato in maniera innovativa a comporre un linguaggio formale asciutto, direi quasi “spartano” alla ricerca della massima  pulizia possibile.

Il felicissimo risultato, facilmente leggibile dall’alto soprattutto dalla stazione di arrivo della funivia dei laghi Ritom, è un’opera di straordinaria bellezza e coerenza e soprattutto di altissimo valore formale, che contribuisce in misura determinante a caratterizzare, ma soprattutto a “disvelare” un’ampia porzione di territorio, da Chiasso al San Gottardo.

Il linguaggio di Rino Tami, farà scuola, divenendo, una vera e propria cifra stilistica, dell’arte di fare paesaggio in Svizzera, per le grandi infrastrutture. Infatti anche per l’alta velocità ferroviaria svizzera (AlpTransit, in corso di realizzazione) si ritrovano, negli apparati evidenti, la stessa tipologia di ricerca linguistica.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Un pomeriggio di contrasti


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 Salendo sul Generoso 

Sole, cielo limpido, visibilità ottima. Dopo una lunga passeggiata mattutina al parco, gita al Monte Generoso. Si parte da Milano alle 13,00 e procedendo in direzione nord per la A9 dei Laghi, verso Como Sud, da qui si continua in direzione del confine italo-svizzero, uscendo dall’autostrada a Como Monte Olimpino. Si attraversa il confine a Chiasso (per evitare di pagare il bollino autostradale), poi si procede, utilizzando la strada cantonale per Lugano, fino a Capolago, dove si esce indirizzandosi per la Stazione ferroviaria. Davanti a questa, si trova la stazioncina della ferrovia a cremagliera per il Monte Generoso.

La ferrovia consente, con un costo di circa 32 euro a persona (andata e ritorno), di passare dai 305 metri di Capolago, ai 1704 della cima del monte, dove, un po’ più in sotto, stà la stazione di arrivo. Se la giornata è limpida, lo spettacolo vale assolutamente gli euro spesi, dato che il Monte Generoso, dalla parte Svizzera, è in totale dominanza della “piatta pianura padana”. Alla stazione di arrivo, inoltre un comodo self service/ristorante/bar, consente, mercè l’utilizzo di un’ampia terrazza, di godere di un maestoso panorama sia verso Milano, sia verso Lugano. Chi vuole darsi ad un comodo alpinismo, in circa 1,5 chilometri, si può risalire di altri 200 metri fino alla vetta, da dove si gode uno spettacolo incommensurabile delle Alpi. Una fattoria nelle vicinanze consente di acquistare latte e formaggini freschi. L’ultima corsa in discesa è alle 17,45 la prima in salita alle 8,45. Il tutto da marzo ad ottobre, qualche volta il collegamento è aperto anche per le festività natalizie. Con l’ultima corsa si ritorna a valle e da lì, presa l’auto, in circa un’oretta si è comodamente a Milano. 

E’ il Monte Generoso, un paesaggio di contrasti, di “magici contrasti”, tra la pianura e la montagna, tra i laghi ed il cielo. E’ soprattutto il luogo della contemplazione di questi contrasti, che magari al nostro arrivo ce li fa apprezzare in un clima caldo e secco, mentre  poco dopo, subentra velocemente vento e neve.

Ma la vita stessa di noi umani, su questo pianeta si fonda sui “contrasti”, in un eterno braccio di ferro tra la luce e la notte, tra la natura e l’artificio, tra la vita e la morte. Alla stessa maniera la democrazia, additata dai più, nel loro intimo, e non certamente dichiarandolo, quale astrazione pura, è invece la capacità fantastica di percepire e “capire” anche i milioni di individui che ci circondano quotidianamente (e di cui non possiamo provare coinvolgimento diretto), sono fatti della nostra stessa materia, carne, come lo sono i nostri amici più cari. Bisogna mettersi nella “pelle degli altri”. Si tratta di sviluppare una giusta misura, una filosofia di sopravvivenza, per praticare la sottile membrana osmotica che divide un opposto dall’altro.

Volendo si può arrivare in cima al Generoso anche a piedi, dalla Svizzera, partendo da Mendrisio e seguendo la strada per il Monte Generoso. Si lascia la macchina alla Stazione di Bellavista e poi a piedi si segue il sentiero, che porta fino alla cima. Dall’Italia   invece la partenza di solito viene effettuata dall’Alpe d’Orimento, raggiungibile con la macchina dal Lago di Como.

Nelle serate estive, la ferrovia, il sabato (solamente il sabato), è operativa anche alle 19,15, e consente di raggiungere la vetta, dove viene servito un pranzo luculliano. Poi verso le 22,00 (se la serata lo consente) un astronomo svizzero, con una specula di notevoli dimensioni, illustra il cielo. Alle 23,15 si parte per rientrare a Capolago. Costo del piccolo viaggio notturno, complessivamente, circa 65 euro a testa. Chilometri percorsi (andata e ritorno) circa 113.

http://www.montegeneroso.ch/it/13/home.aspx

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Acciaio !


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Senza titolo-1 copia

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sopra immagini dell’area ex Italsider di Bagnoli (Napoli)

Le acciaierie sono state il simbolo dell’industria pesante italiana e della classe operaia per almeno in secolo, come in molti altri luoghi produttivi europei. Nel 1994 chiude definitivamente l’Italsider di Bagnoli. Negli stessi anni è in corso lo smantellamento sistematico delle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. Nel 1985, a Sesto San Giovanni c’erano 12.750 lavoratori dipendenti Breda, Falck, e Magneti Marelli. Nel 1992, i dipendenti sono scesi a sole 700 unità. Ambedue i siti industriali soggiaciono, ad un apposita Legge per la loro riconversione, la n° 582 del 1996.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Foto del T3 “La Pagoda” ex aree Falck a Sesto S.G. (Milano)

A Sesto, si trovano quasi improvvisamente concentrate, in pochi anni, un quantitativo enorme di aree dimesse. Quasi tutte le aree dimesse sestesi, vengono “valorizzate” dalle proprietà originarie (Falck, Magneti Marelli, Breda, ecc.) e vendute ad operatori immobiliari privati, e ad ogni passaggio di mano, aumentano di valore. Infatti le aree di si trovano in un punto nodale dell’area metropolitana milanese, altamente infrastrutturata. Alcune aree vengono parzialmente recuperate (PII ex Marelli), altre come al esempio la riqualificazione delle aree Falck, stentano ad avviarsi.

L’obiettivo a Napoli è diverso, si punta al recupero di Bagnoli, anche per bilanciare il forte inquinamento subito per decenni dalla popolazione locale, Per altro Bagnoli è stata un paradiso stretto fra Nisida e Capo Miseno, uno dei posti, in passato, più belli del mondo, affacciato su Ischia e Procida, che ancora oggi conserva un suo grande fascino. L’amministrazione pubblica qui interviene direttamente, quale proprietaria dell’area, ed attua un piano di riqualificazione

La legge per la riqualificazione delle acciaierie dimesse di Bagnoli e Sesto San Giovanni  è la stessa , ma i metri cubi da costruire, nel corso del tempo, sono cresciuti a dismisura, più a Sesto però, che a Bagnoli.

Viene quindi logico chiedersi, perché quello che si fa usualmente all’estero, ed in merito l’area della Ruhr (in Germania) docet, non si riesce a fare nella penisola italica? Nasce quindi il sospetto che questa “impasse” serva, proprio, laddove l’operatore è pubblico, a mungere denaro di finanziamenti pubblici europei, oppure laddove l’operatore è privato, a fare aumentare in maniera esponenziale il valore immobiliare delle aree.

Mentre a Sesto San Giovanni è la stessa amministrazione di centrosinistra, che in un momento di crisi dell’edilizia, “sostiene” gli operatori privati, con il tentativo (riuscito) di localizzare nelle ex Falck la così detta “Città della Salute”; a Bagnoli, dopo che per anni si sono dilapidati capitali pubblici (italiani ed europei), creando edifici male gestiti e già degradati, si partorisce un “topolino”, il concorso di idee per delle panchine da collocarsi nella “Porta del Parco”, dal titolo “Astipe ca ritrouve”.

Concorso di idee, aperto a tutti, dove a fronte della produzione di progetti ed addirittura modelli per panchine, con materiali da riciclo, si corrisponde al vincitore, un premio esiguo, direi micragnoso e svilente qualunque professione creativa, di 1.000 euro, al secondo classificato un corso per sommozzatore, ed al terzo una felpa, una borsa da palestra ed un libro. Organizzatrice, la società “Bagnoli Futura Spa”, la società di trasformazione urbana (STU) costituita nel 2002, tra il Comune di Napoli (90%), la Provincia di Napoli (2,5%) e la Regione Campania (7,5%).

Quindi due realtà molto simili, con modelli di gestione della loro riqualificazione molto diversi, e con percorsi molto dilatati nel tempo, eppure ambedue, in una situazione dove i cittadini, sono completamente succubi di scelte, spesso, troppo spesso, calate dall’alto.

Quale “Futuro” possano avere delle aree dismesse, così “maltrattate”, viene logico chiederselo. Soprattutto il “quando” inquieta parecchio, così come il tema “scottante” delle bonifiche dei terreni.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La storia di Bagnoli Futura

Il sito web  di Bagnoli Futura

UN VIDEO SU COME DOVEVA (E POTREBBE) ESSERE BAGNOLI

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Bagnoli “Città della Scienza” – Pica Ciamarra Associati  (1996/2006)

La Città della Scienza a Bagnoli

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Bagnoli “Porta del Parco” – Silvio D’ascia (2010)

Il sito web della Porta nel Parco

Articolo del 27 luglio 2012, tratto dal “Repubblica” sull’inaugurazione della Porta del Parco a Bagnoli

_MG_4568

Bagnoli “Acquario Tartarughe” – AA.VV. (2011)

Articolo  sull’Acquario delle Tartarughe di Bagnoli

Articolo sulla gestione dell’acquario delle tartarughe

Con il rispetto del copyright elle immagini selezionate

Beton e Legno a Davos


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Kirchner Museum Davos 1992

Le prese per la corrente degli svizzeri, sono completamente diverse da quelli di ogni altra parte del mondo, e utilizzare un adattatore normale europeo, spingendo e trafficando, spesso non serve a niente, non funziona. Ci vuole l’adattatore svizzero, che è un oggetto assolutamente unico, una particolarità, che, se ce ne fosse bisogno, caratterizza ulteriormente questa esemplare Nazione.

ARRREEEEEa


La prima volta che sono stato a Davos era estate, una di quelle estati calde, che solamente l’alta montagna svizzera riesce a mitigare. Il mio obbiettivo era preciso, visionare lo Sport Zentrum Davos, che gli architetti Gigon & Guyer, avevano appena finito di completare. Quì ho anche potuto anche visitare il Museo Kirchner, sempre realizzato dai due zurighesi, non molto distante dal primo. Vi riporto, quì di seguito, alcune considerazioni, che abbiamo fatto allora con le persone che mi accompagnavano, un ingegnere e tre architetti.

Questi due edifici, costruiti nello stesso decennio, gli anni Novanta del Novecento, di fatto sono la dimostrazione della particolarità svizzera. L’utilizzo del legno e del beton, che caratterizzano la materia con cui sono finiti i due edifici, rappresentano, anche un “marcatore” necessario per caratterizzare la funzione a cui sono destinati . Ma soprattutto, servono, per inserirli al meglio nel paesaggio, a farli implementare nel corpo urbano e nella natura circostante.

Nel caso dello Sport Zentrum, il legno è asservito ad eseguire una “mitigazione”, di un impianto tecnico importante e quindi invasivo, rifacendosi alla grande architettura tradizionale del Canton Grigioni, costruita essenzialmente in legno, in moltissime sue componenti. Nel secondo caso, il Museo Kirchner, invece, la pietra “cotta e liquefatta”, il beton, riprende chiaramente la solidità monumentale delle montagne, che circondano la località sciistica. Quì il Beton  a vista, restituisce anche la necessità di essere, l’edificio, “contenitore sicuro”, “teca preziosa”, per le opere di Ernst Ludwig Kirchner (Aschaffenburg, 6 maggio 1880 – Davos, 15 giugno 1938) che è stato un grande e famoso pittore, scultore, nonchè incisore tedesco.

Ecco che, allora, i due materiali, scelti dai saggi architetti svizzeri Gigon & Guyer, diventano portatori dell’essenza stessa del paesaggio di Davos, facendo diventare i due edifici dei veri e propri Landmark, insostituibili, come lo è il paesaggio che li circonda. Ed il paesaggio svizzero, proprio perchè parte indispensabile della “diversità” di questa nazione, è oggetto di una specifica “concezione e strutturazione”, a cui si dedica un’ente apposito L’UFAM (Ufficio Federale dell’Ambiente).

Si legge nel documento CPS (Concezione Paesaggio Svizzero) : “Il paesaggio svizzero è il risultato dell’azione concomitante di processi naturali, fattori culturali ed economici e della percezione. L’influenza dell’uomo sul paesaggio è quindi duplice: da un lato è il prodotto dei nostri interventi sul territorio e dall’altro è la raffigurazione mentale di come noi lo percepiamo”. Il nostro modo di vivere, intendere e ricordare i paesaggi è strettamente influenzato non solo dai nostri stati d’animo, ma anche dai giudizi di merito dettati dalla nostra cultura. La stretta interazione che esiste tra uomo e natura, quì a Colmar appare quanto mai mediata dall’architettura e dalla materia, anche culturale (ma non solo), di cui l’architettura stessa è fatta.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sport Zentrum Davos 1997

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Vedi Napoli e poi Muori


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Napoli è complessa, sporca, multietnica, caotica, povera e ricca contemporaneamente, truffaldina e cialtrona, però è anche una città affascinante, proprio per queste sue contraddizioni, sempre in bilico tra un passato prestigioso ed un futuro precario e “baro”. Spesso attraversandola, si ha come l’impressione di cogliere, per alcuni istanti, la vera immagine dell’Italia, che città come Milano o Torino, o la stessa Roma, non restituiscono, perchè troppo patinate, fedeli alla loro immagine consolidata, e proprio per questo “false” e non in grado di incarnare lo spirito di una Nazione.

La prima cosa che colpisce di Napoli (soprattutto chi, come me, non ci tornava da oltre tre decenni), è che quasi tutto costa circa un 40% in meno che a Milano, che il traffico automobilistico è “folle”, che attraversare una strada  piedi è un’impresa improba. Nei quartieri periferici, la pattumiera viene ancora oggi conferita in enormi cumuli, direttamente lanciandola dall’auto in corsa. Eppure la città è un brulichio continuo di gente, che compra, vende, maneggia ogni cosa. E’ un fermento continuo di idee di iniziative, di eventi, di genialità. Quì sembra, nonostante l’estrema povertà di ampie fasce della popolazione, che la “crisi economica” abbia già trovato una sua risposta, probabilmente in un’economia sommersa, illegale (che esiste da sempre), ma che consente a molti di sopravvivere. Un’economia probabilmente intrecciata (mani e piedi) con la camorra, che lascia dietro di sè una “striscia di sangue”, un’economia sicuramente da stigmatizzare, ma che è molto più efficiente e dinamica della così detta “Agenda Monti”, che uccide lentamente, nel corso del tempo, ed in silenzio, in un “mare di tasse”, magari con il sorriso o con la “lacrimuccia”.

Il territorio storico napoletano, è stato sistematicamente inghiottito, da un costruito incoerente e casuale, molto spesso abusivo, oltre ad essere oggetto di rilascio nell’ambiente di inquinanti, troppo spesso provenienti dal nord. Un territorio, che solo localmente, trova quà e là una sua estetica “pittoresca e pop”, in grado di inserirsi nel paesaggio una volta bellissimo della piana che contorna il Vesuvio, delimitata dal golfo di Napoli.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Per osservare bene Napoli e capirne la logica del suo territorio, bisogna salire in alto, dove si gode dello scempio del paesaggio ma anche del fascino dei contrasti “brutali” tra recenti brutture e splendidi edifici storici. Oppure camminare per gli infiniti vicoli, vie e viuzze, che di fatto rappresentano uno spazio intermedio tra l’alloggio privato e lo spazio pubblico. Un luogo che non è un interno, ma che non è nemmeno, ancora, veramente, un esterno. E’ quì che avviene la vita dei napoletani, che ci si rappresenta. Si gioca a carte, si stendono i panni, si fa mercato, soprattutto si parla con gli altri, si urla, si ride, e si scrive sui muri il disagio di una città, che come tutto il Paese Italia è divisa. Metà “rema contro” (non paga le tasse, delinque, trasgredisce le leggi, ecc.), e metà, si dà da fare per portare avanti le sorti di una Nazione (lavora, rispetta le leggi, studia per migliorarsi, ecc.). E questo avviene da sempre, o perlomeno dall’epoca dei Borboni, che si insediarono a Napoli, facendola capitale del Regno delle Due Sicilie (1734). Ecco perchè Napoli è, per me, oggi, è la rappresentazione migliore dell’immagine attuale dell’Italia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ma a Napoli, le anteposizioni, sono spesso l’una accanto all’altra e, proprio perchè evidenti per chiunque, fanno riflettere. Degrado, pattume, spreco, hanno contigue, innovazione, progetto, futuro.  Il progetto della “meravigliosa” (e costosissima) Stazione  della Linea 1 della metropolitana di Napoli, di “Toledo”, inaugurata nel novembre 2012, è dell’architetto catalano Oscar Tousquets Blanco, che si è sbizzarrito in una operazione “insensatamente opulenta” e di forte caratterizzazione spaziale. Quasi un museo ipogeo. Gli interni sono impreziositi da opere di William Kendridge, Bob Wilson e Achille Cevoli. Una stazione molto profonda, oltre 50 metri dal livello del suolo e un volume di 43.000 metri cubi. Complessivamente gli utenti dovranno percorrere cinque piani per raggiungere le banchine, attraversando una vera e propria “galleria coloristica”, dove uno spettacolare “occhio” collega la superficie con la grande hall  sotterranea a mosaico bianco e blu. Da apposite riviste di settore, è stata insignita della definizione di “stazione della metropolitana più bella d’Europa”. Nonostante ciò la gestione “libertina” dei tempi e dei fondi europei, anche quì utilizzati con molta “leggerezza”, ha suggerito una riprogrammazione e rifinanziamento, per il completamento di un’opera, la Linea 1, che sembra infinita, ma fondamentale per la mobilità pubblica di Napoli. Appunto complessità e contraddizioni, e soprattutto poco buon senso e un’amministrazione per nulla oculata e saggia………….come in tutta Italia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La Passeggiata


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

“Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada. Sulle scale mi venne incontro una donna dall’aspetto di spagnola, di peruviana o di creola, che ostentava non so quale pallida o appassita maestà. Per quanto mi riesce di ricordare, appena fui sulla strada soleggiata mi sentii in un disposizione d’animo avventurosa e romantica, che mi rese felice. Il mondo mattutino che mi si stendeva innanzi così bello come se lo vedessi per la prima volta.” Robert Walser – La passeggiata – Adelphi 1976

Se vi capita di andare a Merano, non potete mancare l’occasione di fare un piccola passeggiata. L’ideale è di pranzare alla Birreria Forst, in via Venosta 8 a Lagundo/Foresta.

http://www.forst.it/it

Quì dopo aver assaporato la deliziosa birra prodotta in loco (Premium, Kronen, Sixtus, ecc.), magari accompagnata dal piatto del Mastro Birraio (mezzo stinco di maiale, salsicce, canederli, crauti e rafano), vi troverete nelle condizioni ideali per fare una “digressione paesaggistica”. Dal retro della Birreria, presa la Untergandlweg, sarete accompagnati tra i campi di mele, al primo incrocio prendete a destra la Pendlerweg, dove, sempre tra i meleti, potrete godere di un paesaggio maestoso, con sapienza, nel corso del tempo, antropizzato a scopi alimentari. Dopo circa 200 metri affronterete un ameno ponticello in legno (esclusivamente pedonale), che attraversa il fiume Adige. Da quì muovendo, prima per via Mercato, poi per la strada Provinciale n° 52, ed infine per via Peter Thalguter, arriverete, dopo circa un chilometro, nel centro di Lagundo, precisamente in località Riomolino, in prossimità della Chiesa Parrocchiale di Lagundo (intestata a San Giuseppe). Architettura mirabile, il cui riferimento paesaggistico è dato dall’altissimo campanile (oltre 70 metri), che si rifà alla tradizione altoatesina dei landmark di carattere religioso.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La Chiesa Parrocchiale di Lagundo, è stata realizzata su progetto dell’architetto Willy Gutweniger e di sua moglie Lilly, negli anni tra il 1966-1971, i quali hanno proceduto, in base all’attento controllo di un’apposita commissione parrocchiale. La Chiesa che ammicca all’architettura storica delle chiese altoatesine (soprattutto negli esterni), costituisce anche uno di quei rari esempi, in cui la metafora dell’architettura organica e quella dell’architettura razionale, si fondono, in una infinità di schemi compositivi e di dettagli. Si consiglia vivamente, quindi, di prendersi tempo a sufficienza per visitare la Chiesa (soprattutto negli interni), per apprezzarne la complessità, e riuscire a carpire i segreti del linguaggio simbolico di questa costruzione religiosa, che anche si rifà alla tradizione architettonica altoatesina. Il cemento armato a vista, il metallo, si alternano, alla pietra ed all’intonaco grezzo: spesso le citazioni evidenti di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright, sembrano fondersi in dettagli che richiamano decisamente al migliore Carlo Scarpa. L’impianto planimetrico è dichiaratamente impostato sul richiamo di forme esagonali, a navata unica, con un’acustica perfetta. Magnifico l’altissimo campanile, che indica con uno slancio moderno il cielo. Maestose le vetrate, realizzate da artisti che in molti punti hanno costruito dei veri e propri “racconti” di trasparenze colorate.

Una piccola passeggiata “enogastronomopaesaggistica”, che risulta deliziosa in qualunque stagione, ma che dà il meglio di sé durante la fioritura dei meli.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Poco per volta s’è fatta sera


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERASopra immagini del Teatro Carlo Felice di Genova

La luce a Genova  è un elemento predominate del paesaggio. L’esposizione  est/ovest, della città, schienata a nord dalle montagne, ed a sud contornata dal Mare Mediterraneo, fa si che l’architettura, e la città stessa, “vibrino” alle sollecitazioni luminose. Il cielo mutevole, completa la “magia luminosa” di questa città, particolarmente evidente all’ora del tramonto.

In una giornata di autunno inoltrato, Il teatro Carlo Felice risplende alla luce solare pomeridiana. Il teatro è il frutto di una serie di stratificazioni architettoniche, ed espressione della volontà “ferrea” di Genova di rimanere all’interno del ristretto numero delle città europee della cultura. Il progetto dell’ultimo “strato” del Carlo Felice, quello che vediamo oggi, è opera di Aldo Rossi  Ignazio Gardella, ed anche di Fabio Reinhart e Angelo Sibilla.

La prima pietra fu posta il 7 aprile 1987, e dopo quattro anni di intensi lavori, il Carlo Felice è stato ufficialmente consegnato al Teatro Comunale dell’Opera e nel 1992, in occasione delle Colombiadi, fu riaperto al pubblico. Il primo progetto, del Carlo Felice (il primo strato), fu del 31 gennaio 1825 ad opera di Carlo Barabino. Il progetto fu approvato il 31 dicembre dello stesso anno, ed i lavori procedettero rapidamente. Il teatro fu inaugurato il 7 aprile 1828. Diversi furono gli “strati” successivi,  i restauri e gli ammodernamenti, che il teatro subì a partire dal 1859 fino al 1934, anno dell’ultimo intervento. Bombardato una prima volta nel novembre 1942, il teatro fu ristrutturato in “fretta e furia” per consentire la ripresa delle attività. Il 26 marzo 1943 fu inaugurato. L’8 agosto 1943, l’edificio del Barabino venne di nuovo colpito da spezzoni incendiari che distrussero completamente l’intera struttura lignea. Nel dopoguerra, si cominciò a parlare di una sua ricostruzione. Un primo progetto fu presentato nel 1951 ma venne poi abbandonato per mancanza di fondi. Un progetto, magistrale fu quello di Carlo Scarpa, approvato nel 1977, ma la morte improvvisa dell’architetto fece decadere il tutto.

http://www.carlofelicegenova.it/

La luce è il dato principale, che fa cogliere agli umani, il senso del trascorrere del tempo, della nostra ineluttabile caducità, per altro comune a tutte le cose di questa parte di universo. La luce che c’è a Genova al tramonto, altamente scenografica e teatrale, ci parla di questo, e di una città, che trova nelle sue architetture, a strati, quasi fossero una sopra all’altra, in lotta con le montagne retrostanti, il tentativo di fissare, in un’architettonica commedia,  il trascorrere del tempo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑