Se vi capita di andare a Zurigo in Svizzera, potrebbe essere una cosa buona e giusta, deviare per una località non molto distante Aarau. La cittadina (poco più di 20.000 abitanti) capitale del cantone di Argovia è molto ben collegata con le città Svizzere di Berna e di Zurigo e di fatto ne rappresenta una sorta di continuità.
Aarau, posta in una zona strategica, su una piana alluvionale sulla riva del fiume Aar (che le diede il nome), ai piedi dei monti della catena del Giura, fu in passato un’importante centro tessile, e capitale della confederazione Svizzera per cinque anni tra il 1798 ed il 1803. L’omogeneo centro storico, possiede i tipici tetti a falde dipinti più interessanti della Svizzera.
Vi chiederete perchè venire fin quì, ma se amate il paesaggio e l’architettura, lo scoprirete facilmente. La città è deliziosa, tranquilla, con un legame intimo, con il fiume che l’attraversa e con la sua “campagna”. Tantissimo verde, e quà, e là una serie di edifici di architettura contemporanea pregevoli che “twittano” con il paesaggio ed inusuali per un così piccolo centro. Ad iniziare dalla “Aargauer Kunsthaus Extension” concepita da Herzog & De Meuron nel 2003. Un edificio sensuale, in cui il muschio che si sviluppa copioso, soprattutto in autunno ed in primavera, sui blocchi di tufo della copertura/piazza, costituisce uno dei riferimenti principali dell’architettura percettiva e mutevole, cara ai due “geniacci” di Basilea. Bellissimi anche gli interni, con la grande scala a chiocciola, che come un “cavatappi”, sembra attraversare tutto l’edificio fino in copertura. Vetrate e parapetti “fluo” completano la fascinazione, in un’operazione di marketing turistico, che ha anche molto da insegnare alla pochezza della politica italiana in merito.
Anche l’edificio del mercato coperto, tutto in legno, collocato nel centro storico (Flösserplatz), con la sua struttura a vista e le lamelle che creano un inusuale rapporto tra interno ed esterno, rappresentano un approccio “diverso” al tema dell’architettura. L’edificio si fa apprezzare soprattutto per il dialogo che instaura con l architetture del centro storico, dialogo che è anche “materico”. Il progetto, vincitore di numerosi premi, lo si deve allo Studio Miller & Maranta, ed è del 2002 (foto sottostante tratta dal sito myswitzerland.com).
Il parcheggio sotterraneo, vicino alla stazione ferroviaria (foto sottostante tratta dal sito myswitzerland.com), è palesato in superficie, da una costruzione “plastica”. L’edificio progettato dallo studio di architettura Schneider & Schneider di Aarau genera un luogo di attrazione, determinando degli spazi di arredo urbano e di verde, rigorosi e definiti. Restituendo una percezione molto chiara della contaminazione teutonica di questa architettura.
Poi vi sono da vedere : La Stazione Ferroviaria di Theo Hotz (in vetro), la sopraelevazione Gais dello studio Frei Architekten AG (in beton), la Hislanden Klinik di Architektur Burkard & Meyer Architekten Baden (in metallo e vetro), ecc. Sembra proprio che quì a Aarau, l’architettura dei materiali e della loro “percezione”, abbia un vero e proprio epicentro, facendoci riflettere sulla dimensione umana, sui sensi, quali apparati a cui l’architettura (quella vera), non può assolutamente prescindere.
Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate
11 novembre 2012 – Autunno, foglie gialle in “caduta libera”, tantissima pioggia, vento freddo, cielo plumbeo, voglia di un fuoco caldo, di amicizia, di paesaggio, di profumi, di “mangiarsi il paesaggio”.
Cosa c’è di meglio, in questa “condizione umana”, di una gita fuori porta, in un luogo vicino, ameno, ricco di storia, come può esserlo solo un pezzo del territorio italiano, raggiungibile da Milano in pochi minuti, nel fine settimana, che da protocollo, consente la commercializzazione del vino novello.
Famelici di paesaggio, come possono esserlo solamente tre amici avvezzi alle “zingarate enogastronomicopaesaggistiche”, anziani ma non troppo, colti ma non troppo, capaci di guardare al futuro ma non troppo, ci siamo orientati con una vecchia Toyota Corolla, gravida di oltre 180.000 chilometri percorsi, verso San Colombano al Lambro.
La collina di San Colombano al Lambro (che è in provincia di Milano), è da sempre, da più di due millenni, una limitata zona vitivinicola che gode di condizioni pedologiche e climatiche particolari. La collina si alza dalla pianura circostante di circa 75 metri, è luogo eccelso di produzione degli unici vini d.o.c. (Denominazione di Origine Controllata), della provincia di Milano. Nelle giornate limpide, dalla collina che sovrasta il delizioso paese di San Colombano, la visuale spazia verso nord ed arriva a tutto l’arco alpino, mentre dalla parte di Miradolo Terme, verso sud, lo sguardo si apre sulla depressione naturale della valle del Po fino agli Appennini. Il paese, piccolo ed elegante, è sotto la collina, dominato dalle antiche mura del Castello dei Belgioioso, a “recinto”, numerose e significative le chiese, che videro il giovane Don Gnocchi che quì nacque, assiduo frequentatore.
Le caratteristiche del terreno, che alterna zone sabbiose a zone calcaree molto permeabili, il sottosuolo ricco di minerali, la costante esposizione (ideale) al sole, fanno della collina un ambiente ideale e naturalmente vocato per la coltivazione della vite. Quì il paesaggio è stato da secoli “addomesticato”, tanto che oggi la coltivazione della vite, rappresenta una “texture paesaggistica” sofisticata e complessa, che testimonia del sapiente connubio tra uomo e natura. Come scrive Gilles Clément nel suo bellissimo libretto “Breve storia del giardino” (Quodlibet, 2012) : ” La storia ci parla di un luogo, ma poco del tempo, del tempo che passa, della durata, del tempo che consente l’impianto al suolo (la vite impiantata nel terreno fertile diventa produttiva dopo 2/3 anni), dell’incontro fra gli esseri viventi, dell’ibridazione e la nascita dell’imprevedibile (produrre vino con costanza è il frutto dei protocolli, e vale un 30%, ma il tempo meteorologico decide il restante 70%). La storia preferisce le forme e i grandi gesti architettonici che hanno lasciato una traccia sorprendente e indiscutibile del genio umano (piuttosto che gli orti, le colture, i giardini, sempre mutevoli). Eppure è quì, nello spazio del tempo, che a mio avviso si delineano le questioni del futuro”. Produrre vino, come avviene in molte cantine di San Colombano, è un’arte, che deve fare i conti con il tempo che passa, con i ritmi della natura, con il movimento degli astri.
Risulta poi evidente annotare che quì, a San Colombano al Lambro, siamo ancora nel territorio di Milano, là dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli che definire “folli” è poco, eppure la conquista di un punto di vista “alto”, elevato, consente di superare le regole (ed i punti di vista) della pianura, della vita piana, piatta, della concentrazione “densa” imposta dalle regole esclusivamente economiche.
Elevandoci, possiamo distaccarci, magari solo per alcuni momenti, dal nostro quotidiano, e proiettarci con la mente, ma anche attraverso lo sguardo, nello spazio libero, nel paesaggio. L’estasi della contemplazione, ci rende liberi. Possiamo così constatare che nonostante la moltitudine umana milanese, quì, non molto lontano dal”caos”, possiamo ancora apprezzare la speranza progettuale di un rapporto corretto tra uomo e natura. Ed anche di nuovo acclarare che esiste, probabilmente una possibilità di futuro, di lavoro e di crescita consapevole, per tutti, e per un Paese, l’Italia, che forse, per troppi decenni ha trascurato (e poco progettato) il connubio intimo, tra : paesaggio, cultura, turismo, enogastronomia. Appare quì, su questa collina, chiaramente tangibile la convinzione che, le politiche per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-agricolo-ambientale e del paesaggio nel suo insieme, e le politiche di promozione delle attività di produzione (di eccellenza) enogastronomica, culturali e di spettacolo, connesse con la promozione di un turismo consapevole, sostenibile, legato alla fruizione della bellezza e della “qualità” nel suo insieme dei nostri territori, debbano essere considerate e trattate a tutti gli effetti come un asse portante per lo sviluppo presente e futuro, del nostro Paese.
Il vino, soprattutto quello novello aiuta certamente a questa “elevazione”, a prendere una giusta “distanza dal Mondo”, a conquistare, una prospettiva nuova, uno sguardo inusuale, che quì appare quanto mai tangibile .
Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate
Quì sopra alcune foto delle zone agricole del Brasile tra Rio de Janeiro e Brasilia
L’occasione era ghiotta, di quelle, che non si possono assolutamente rifiutare, una possibile occasione di lavoro fuori dal continente europeo, ma soprattutto incontrare uno dei massimi architetti viventi. Un uomo di 104 anni (esattamente il doppio dei miei anni), che ha lavorato ed ha conosciuto quasi tutti gli esponenti del movimento moderno. Per me un mito di sapienza, arte e cultura, Oscar Ribeiro de Almeida Niemayer Soares Filho (Rio de Janeiro, 15 dicembre 1907). Un caro amico svizzero aveva accuratamente organizzato il tutto, visto che il nostro interlocutore, in primavera (3 maggio 2012) era stato per alcuni mesi in ospedale per una polmonite, ed ai primi di giugno aveva dovuto partecipare ai funerali dell’ unica figlia Ana Maria (interior designer), ultra ottantenne. Ma l’uomo era d’acciaio, realizzato con uno stampo di cui si era gettata la matrice. Alle sollecitazioni del mio amico, aveva risposto quasi in maniera entusiastica ed aveva deciso di incontrarci nella sua magnifica villa “Casa da Canoas” di Sao Conrado, una località non molto lontano da Rio de Janeiro, ai confini del Parco Nazionale di Tijuca, dove aveva intenzione, insieme alla moglie (Vera Lucia Cabreira) di passare il mese di agosto a riposarsi e riprendersi.
Quì sotto un video e due foto della “Casa da Canoas”, magicamente sprofondata nel rigoglio primaverile della Mata Atlantica, sede attuale della Fondazione Niemayer
Purtroppo, quando tutto era gia’ stato organizzato, i biglietti dell’aereo prenotati, cosi’ come l’albergo, Niemayer, subiva l’ennesimo ricovero, questa volta per problemi circolatori.
Rimaneva l’occasione di lavoro (di cui diremo successivamente) ed il viaggio low cost a Rio de Janeiro, all’inizio della primavera australe. Quindici ore di aereo, dopo aver, abbandonato la Pianura Padana sul finire dell’estate, ecco un nuovo inizio, con quella caratteristica luce ed i profumi, che solo la primavera possiede.
La rivelazione, al di la’ delle architetture di Niemayer, di Costa Lucio, di Reidy Alfonso Eduardo, di Burle Marx Roberto, e’ stato il sistema paesaggistico della Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, dove per una alcuni giorni abbiamo navigato le sue acque e percorso le sue coste, visitato le citta’ che lo compongono, osservandone il sofisticato sistema ambientale ed il complesso disegno progettuale (ambientale, sociale ed architettonico) che governa da decine di anni la vita di : persone (oltre 12 milioni), piante (la Mata Atlantica), animali (pesci, scimmie, rettili, ecc.). Quì sembra che natura ed architettura abbiano saputo trovare un equilibrio, una giustezza.
Quì sotto la Baia di Guanabara osservata dal Morro da Urca
Ecco, la scoperta e’ stato proprio il Brasile (siamo stati a Rio, a Brasilia), ed al di la’ della visione preconcetta che ne abbiamo noi europei (carnevale, sole, sesso, insicurezza sudamericana, ridanciana approssimazione, ecc.), si e’ mostrato ai nostri occhi, come quel “paese del futuro”, descritto con toni entusiastici da Stefan Zweig nel suo libro della fine degli anni Quaranta del Novecento. Probabilmente questa è una condizione perenne di questo grande paese, che però oggi, forse, ha trovato una sua strada per realizzarsi veramente, strada che si basa sulla tutela dell’ambiente, i prodotti ecologici, la sostenibilità.
Quì sotto la Baia di Guanabara dal MAC (Museo di Arte Contemporanea) a Niteroi
Alcuni dati : oltre 8 milioni e mezzo di chilometri quadrati di superficie (28 volte l’Italia), più di 190 milioni gli abitanti, circa 20 abitanti per chilometro quadrato (in Italia 191). Il Brasile è un paese con una popolazione giovane: il 30% degli abitanti ha meno di 14 anni e solo l’8% ha più di 65 anni. Tre quarti della popolazione risiede in una città (come nell’Unione Europea, in Italia il 67%). Vi sono 14 città con oltre un milione di abitanti (19 nell’Unione Europea, 3 in Italia).
Il debito pubblico è stato completamente azzerato dai due mandati del presidente Luiz Inacìo Lula da Silva, crescita prevista del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) nel 2012 nonostante la crisi economica mondiale del +2% (nel 2010 + 4,6%, nel 2011 +4%), completa autosufficienza energetica (72% da energia idroelettrica), primo produttore al mondo di carne (200 milioni di bovini), primo produttore al mondo di zucchero (il cui consumo mondiale cresce del 2,5% all’anno), primo produttore al mondo di soia e di cellulosa in pasta, primo produttore al mondo di caffe’ e di tabacco, primo produttore al mondo di etanolo e bio carburanti. Tanti gli investimenti governativi in produzione di energia, edilizia residenziale, infrastrutture, musei, stadi sportivi, anche in vista dei Campionati del mondo di calcio (Rio 2014) e delle Olimpiadi (Rio 2016).
Importanti provvedimenti sono stati già presi dal Governo della neo presidente Dilma Roussef, rispetto ai temi sociali ed a quelli ambientali, tra cui una legislazione molto rigorosa sullo spaccio della droga e contro la deforestazione della Foresta Amazzonica, che già sta dando i primi effetti. Anche se non son tutte rose e fiori, come la violenta contestazione degli Indios contro la centrale idroelettrica di Belo Monte, voluta dal Governo per supportare la richiesta di energia dei prossimi decenni. Un paese, quindi, il Brasile odierno, di “contrasti”, che però di fatto sono l’espressione più eloquente di un paese in crescita che guarda al futuro.
Quì sotto la foto di una Favela a Rio
Ovviamente ancora tante le contraddizioni e le disparita’ sociali, secondo una ricerca dello scorso anno (2011) fatta dal Istituto brasiliano di geografia e statistica, oltre 11,4 milioni di cittadini brasiliani (circa il 6% della popolazione) vivono nelle favelas nate spontaneamente ed in maniera caotica e casuale, spesso senza fognature, luce ed acqua corrente. Bisogna pero’ anche dire che molte sono le iniziative governative per programmi sociali ed urbanistici di riqualificazione di queste fasce della popolazione. Tante sono le attività di organizzazioni internazionali e religiose, che finalizzano i tanti giovani (per sottrarli alla droga ed alla criminalita’ mafiosa) alla raccolta differenziata dei rifiuti, che nelle grandi aree urbane, come Rio, ha raggiunto livelli di una sofisticazione degna delle grandi nazioni nord europee.
Quì sotto un’immagine dei cestini che si incontrano a Rio de Janeiro
Quì sotto un raccoglitore di lattine di alluminio lungo una spiaggia a Rio
Quì sotto una foto di una rastrelliera per bike sharing a Rio
Quì sotto un’immagine della pista ciclabile lungo la spiaggia di Ipanema
Ma ritorniamo a Rio, quì è diffusissimo, ed altamente semplificato, l’utilizzo della bicicletta, anche per rifornire i negozi ed i chioschi lungo le spiagge, con tante piste ciclabili ed un bike sharing che puo’ essere attivato direttamente dal cellulare. Ovunque, grande attenzione per il verde, per l’ambiente e per i mezzi pubblici. Una delle cose che ci ha stupito di piu’ sono i giochi all’aperto, per la terza eta’ che numerosi contraddistinguono, insieme ai giochi bimbi, tutte le aree verdi. Una maniera semplice ed intelligente per “fare uscire gli anziani” ed agevolarne la motricita’ e la socialita’. Il settore parchi e giardini della Prefettura di Rio, con l’istituzione del Parco Nazionale di Tijuca, ha reso più complessa, la vegetazione delle vie urbane, coinvolgendo le aiuole ed i tronchi delle piante, agevolando l’insediamento su di essi, di bromeliacee ed orchidee. Ciò ha come, portato per le vie della città, la Mata Atlantica (la foresta Tropicale), favorendo l’insediamento di piccole scimmie e soprattutto di uccelli.
Quì sotto una mappa con un percorso di paesaggio ed architettura a Rio de Janeiro
Quì sotto alcune immagini dei giochi per la motricità degli anziani a Rio
Bisogna anche dire, che al di là delle ovvie contraddizioni di metropoli, quali : Rio de Janeiro (oltre 6 milioni di abitanti – 12 milioni nell’area metropolitana), San Paolo (oltre 10 milioni di abitanti) e Brasilia (quasi 3 milioni di abitanti), da decenni in Brasile si sta riflettendo sul rapporto tra architettura e paesaggio, anche grazie a “maestri” come Niemayer, Lucio Costa e Mendes da Rocha. Ciò ha prodotto una qualità diffusa del costruito, soprattutto recente, e delle soluzioni paesaggistiche quanto mai interessanti proprio perchè sempre integrate con l’architettura. L’edificio, sia di nuova costruzione o di ristrutturazione, viene sempre “legato” al contesto, avendo come “mediazione” il verde e le sistemazioni esterne. La scuola di Paesaggio è quanto mai all’avanguardia, avendo avuto in Burle Marx un genio ante litteram in merito.
Non so, ma questo primo impatto con l’emisfero australe e con il Brasile, al di là della remota e flebile possibilità di poterci lavorare a breve, ha presentato ai nostri occhi una realtà in movimento, dinamica, proiettata a dare qualità al presente. Una ragazza italiana, che si è trasferita a Rio, da Napoli, e che lavora in un grande magazzino di abbigliamento in centro, ci ha fatto notare che almeno lì hanno un’idea del futuro soprattutto per i giovani, e che molti sono gli italiani giovani che si trasferiscono in Brasile (Quinta potenza economica mondiale) alla ricerca di lavoro. E poi, per tutti, in Brasile c’è la natura, che seppur marginalmente antropizzata, quì, da ancora la sensazione di essere forte e rigogliosa (ricca di biodiversità), immensa, una vera “culla di tutti gli organismi viventi” di questo bistrattato pianeta. Una natura dolce, bellissima ed al contempo crudele e spietata, che quì sembra ancora possibile, possa, da un momento all’altro, riprendersi quello che gli abbiamo indiscriminatamente sottratto.
Quì sotto alcune immagini della penetrazione della “Mata Atlantica” per le vie di Rio
Quì sotto alcune immagini della Mata Atlantica nel Parco di Tijuca
E per finire ovviamente un pò di samba
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“L’architetto deve occuparsi delle questioni tecniche, che hanno un ruolo di primaria importanza nella creazione. Padroneggiare questa mistica professione implica uno sforzo colossale. non intendo evidenziare l’aspetto meramente ingegneresco del costruire, ma quella legge misteriosa delle proporzioni, quel filo rosso presente in tutti gli edifici di tutti i tempi.” – Alvar Aalto . Pittori e muratori – 1921 (Ed. Zanichelli)
Campus di Otaniemi (Helsinky 1998)
Ad un amico, direi di andare ad Helsinky con il cuore aperto di chi si lascia cullare dalla mitica luce del nord. Direi di girovagare, facendo lunghe passeggiate in attesa della notte, che di fatto non viene mai. Ogni cosa o persona che si incontra appare magica, misteriosa. Quì tutto è Paesaggio sapiente e condiviso. Ad un architetto direi di evitare di scattare troppe foto, la luce, che cambia continuamente, chiede come di essere seguita in questo suo mutare, e l’architettura della composizione, e quella dei materiali ne risulta titillata fino allo stordimento. Meglio un taccuino su cui prendere ogni tanto appunti.
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Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.
Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.
La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno), l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata, questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro. Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca, avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.
Lago di Ampola
Ampola – Percorso didattico Biotopo
Tiarno di Sotto – Campanile
Lago di Ledro
Chiesa di Pieve di Ledro
Lago di Ledro
Lago di Ledro – Belvedere
Lago di Ledro – Mezzolago
Lago di Ledro – Besta Beach
Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972
Museo palafitticolo
Museo palafitticolo
Val di Concei
Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN
Il 4 maggio 2012 ero a Ferrara, per partecipare, insieme ai miei colleghi di studio, al sopralluogo di un concorso di progettazione, teso alla riqualificazione della “Cittadella del Commiato a Ferrara”, sita nel contesto più ampio di riqualificazione dell’Ospedale S.Anna (P.R.U. – Piano di Riqualificazione Urbana), collocato nel Quartiere di S. Rocco. Ovviamente il sopralluogo è stato anche l’occasione per una visita della città emiliana (135.291 abitanti), ritenuta da tutti, simbolo di armonia e di equilibrio tra passato, presente e futuro. Un luogo in cui il Paesaggio e la sua costruzione, è stato oggetto di attenzioni sin dall’antichità, infatti quì è stato attuato il primo progetto urbanistico “moderno” d’Europa, realizzato da Biagio Rossetti con una felicissima fusione tra nuovo e antico, unendo la trama della città medievale, con il nuovo tracciato rinascimentale. Rossetti lavorò praticamente tutta la vita alla corte degli Estensi a Ferrara, progettò e mise in opera la costruzione della celebre “Addizione Erculea” voluta dal Duca Ercole I d’Este nel 1492. La presenza delle vestigia di un passato, prestigioso e sapiente è quindi una delle “cifre stilistiche” di questa cittadina, così come le sue mura, tanto da essere inserita nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma oggi, la città Estense, si contraddistingue anche per una attenzione particolare per la cura dell’ambiente, per la sostenibilità, per la partecipazione. Infatti il concorso di idee a cui stiamo partecipando è uno di quei rari esempi italiani di “percorso di progettazione partecipata”, aperto alla Cittadinanza. Il Gruppo di Lavoro interno alla Pubblica Amministrazione Comunale, che ha preparato il bando di concorso, ha lavorato in stretto rapporto con il gruppo di “Facilitatori” intersettoriale formato da diverse figure professionali operanti nell’Ente (pedagogisti, sociologi, architetti, urbanisti, esperti di comunicazione, di sistemi informativi, di sostenibilità ambientale, di mobilità, ecc.). L’Amministrazione Comunale ha quindi definito: un programma di comunicazione e partecipazione con ascolto strutturato; interviste e colloqui con i cittadini; passeggiate e sopralluoghi; raccolta di immagini, storie di vita e racconti con il coinvolgimento delle scuole, di gruppi di artisti, ecc; la costituzione di un presidio fisso nell’area come luogo di informazione e eventualmente di confronto; l’accompagnamento al percorso progettuale attraverso workshop, focus group, laboratori; una verifica pubblica degli esiti progettuali.
E’ stato costituito presso il nuovo Urban Center della città di Ferrara: uno spazio di dialogo e di confronto. L’esperienza in corso del Percorso Partecipato: da Ex S.Anna a quartiere S.Rocco -per un nuovo quartiere nella città antica -, è sembrata l’occasione migliore per inaugurare il nuovo Urban Center della città di Ferrara. E’ stato attivato un sito internet specifico: laboratorio urbano.comune.fe.it, che raccoglie tutte le informazioni utili all’attivazione del Percorso Partecipato incluse quelle utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. E’ stato altresì attivato un indirizzo e-mail (laboratoriourbano@comune.fe.it) utile a mantenere costante il rapporto con la cittadinanza e che informa delle attività e risponde direttamente a ogni richiesta. E’ stato prodotto, stampato e distribuito alla cittadinanza, un volumetto, che raccoglie tutte le informazioni utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. Perchè comunicare bene ed in maniera chiara e semplice, per tutti, sta alla base di un buon percorso di progettazione partecipata e dovrebbe essere il fine di ogni Pubblica Amministrazione che cerca di coinvolgere veramente i Cittadini, di condividere.
Traggo direttamente dal “D.I.P. Documento Indirizzi di Progettazione” del concorso : “Nei mesi di aprile e maggio 2011 si sono tenuti i primi Laboratori di Urbanistica Partecipata: momenti aperti a tutti i cittadini, nei quali mettere a confronto idee e conoscenze, sguardi e percezioni di chi vive la città ogni giorno e che nel prossimo futuro dovrà rapportarsi con i rilevanti cambiamenti previsti dal Piano di Riqualificazione Urbana (P.R.U.). Quattro i Laboratori svolti nella primavera 2011 con l’obiettivo di: – favorire il coinvolgimento per una condivisione ampia del progetto, – garantire una comunicazione trasparente delle informazioni e delle scelte, – raccogliere idee e proposte per la gestione del periodo di trasformazione dell’area.
I Laboratori rappresentano uno dei momenti più coinvolgenti della progettazione partecipata, per l’apporto diretto dei Cittadini e delle componenti civiche che hanno preso parte al percorso proposto. Altre forme partecipative, tuttavia, sono state adottate per sensibilizzare la città e raccogliere le opinioni e le osservazioni dei suoi abitanti e dei suoi operatori culturali, economici e sociali. In una fase preliminare si è lavorato per facilitare la comunicazione attraverso interviste, colloqui, e una giornata di informazione con sopralluogo guidato sull’area e un incontro pubblico di ascolto.
Nella fase iniziale di avvio: momenti di discussione pubblica della proposta tecnica in corso di elaborazione, in relazione ai temi emersi; occasioni di confronto con il gruppo di esperti, con i tecnici della proprietà. Nella fase centrale: presentazione del Piano di Recupero per l’area ex S.Anna e prima raccolta di raccomandazioni e proposte sul periodo di transizione.
Il 28 settembre 2011, presso il Castello Estense -Sala dei Comuni, si è tenuto l’incontro dal titolo Da ex S. Anna a S. Rocco: per un nuovo quartiere nella città antica. Un momento per raccontare ai cittadini come si sta evolvendo il complesso progetto di ripensare il comparto urbano coincidente oggi con l’area funzionale dell’Arcispedale S. Anna, alla luce dei prossimi
radicali mutamenti dovuti al trasferimento del nosocomio ferrarese. Nel corso dell’incontro: gli aggiornamenti del progetto, i successivi passaggi previsti per giungere sino all’approvazione del Piano di recupero dell’Area e le attività partecipative in cantiere per accompagnare la trasformazione in atto.
Il 24 novembre 2011 si è svolto un incontro dal titolo DAL DOCUMENTO CONCLUSIVO AL PIANO DI RECUPERO, che ha illustrato COME LE PROPOSTE DEI CITTADINI HANNO INCISO SUL DISEGNO DEL FUTURO QUARTIERE S.ROCCO. Nell’incontro è stato reso disponibile il documento completo delle risposte alle osservazioni dei Cittadini composto di oltre settanta quadri esplicativi, nel quale sono state prese in esame una ad una tutte le numerose proposte e richieste di approfondimento emerse nel corso dei Laboratori partecipati della primavera 2011. La presentazione del Piano ai partecipanti all’incontro si è concentrata prevalentemente sulle linee strategiche che hanno preso corpo dai Laboratori. In particolare, sulla volontà fortemente espressa dai Cittadini di realizzare un quartiere prevalentemente pubblico, non soltanto in termini di spazi: le piazze e i viali, il giardino pubblico all’interno della Città della Salute, il verde connesso al parco lineare delle mura, ma anche dal punto di vista delle funzioni di pubblica utilità, oltre a quelle già previste di tipo sanitario, anche a funzioni di tipo educativo-scolastico: come un nuovo nido e una nuova scuola media, senza dimenticare la presenza di eventuali impianti sportivi. Ma anche sulla richiesta vigorosamente avanzata di realizzare un quartiere sostenibile: non solo per gli edifici e per tutto l’ambiente in cui si trovano inseriti, ma anche in virtù di una maggiore consapevolezza e responsabilità negli abitanti che lo vivono. A seguire, i Cittadini presenti hanno approfondito alcune macrovariazioni introdotte, come la possibilità di demolizione delle Nuove Cliniche, gli edifici scolastici, la Cittadella del Commiato e i parcheggi.”
Quindi riassumendo, la Pubblica Amministrazione si è fatta “attivatrice” di un percorso in cui i Cittadini hanno elaborato (coadiuvati da specialisti) gli inputs per la progettazione della riqualificazione del Quartiere di S. Rocco e per il bando di progettazione della “Cittadella del Commiato”. Esperita la prima fase del concorso di progettazione, selezionati cinque progetti, questi saranno, spiegati ai Cittadini e sottoposti alle loro valutazioni, a luglio 2012. Saranno quindi “mirate” le istruzioni, da parte dei Cittadini, per una seconda fase “più operativa” in cui i progettisti definiranno meglio le loro proposte. Infine una commissione di esperti valuterà la soluzione migliore.
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Solo raramente i taccuini di viaggio, Ording & Reda (http://www.ordning-reda.com/int/en-us/), che porto sempre con me, da decenni, hanno una connessione diretta con le fotografie che regolarmente eseguo. Il “libretto” svedese, costosissimo, mio immancabile compagno di viaggio, è costituito da materiali non inquinanti, naturali. La copertina è rigida e realizzata in tessuto ecologico (di diversi colori) montato su cartoncino riciclabile. La carta in esso contenuta è da 100 grammi, realizzata con pasta di cellulosa, per carta di elevata qualità. Spesso i libretti che compilo senza metodo nei miei viaggi, sono semplicemente delle “collezioni” di viste paesaggistiche, di dettagli architettonici, di “pezzi di città”. Quasi sempre contengono “memorie fisiche” del viaggio : piante essiccate, ricevute di ristoranti, biglietti dei trasporti pubblici, autoadesivi, ecc.. Quasi mai sono dei diari, quando lo sembrano, in realtà si tratta di annotazioni, di appunti descrittivi non cronologici. Il viaggio è per me un’occasione di fuga e di studio, al contempo di vacanza, di assenza. Lo studio dell’architettura e del paesaggio, nonché delle società che li hanno generati, consente di avere uno sguardo analitico/critico, che arricchisce il viaggiatore, facendogli apprezzare maggiormente la vacanza e l’unicità del luogo e delle suo genti. Spesso, quando viaggio con amici, non prendo appunti, ed i taccuini rimangono bianchi, una sorta di rispetto per l’amicizia. A volte gli appunti riguardano una ricetta o la realizzazione di un piatto, spesso solamente l’indirizzo di un luogo che mi ha particolarmente colpito. Questi libretti, quando li rileggo, quando li sfoglio, mi accorgo che sono delle vere e proprie “spremute di paesaggio”, talmente concentrate da fare bene al cuore ed all’animo.
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All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di incredibile successo. Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.
Le Gole della Breggia (tra Chiasso, Balerna, Morbio in Svizzera) sono un paesaggio naturale veramente eccezionale, di grande ed attualissimo interesse per la ricerca e di notevole valore didattico. La prima volta che ci sono stato, più di venti anni fa, in compagnia di un caro amico, Federico, il Parco nemmeno esisteva. Poi ci sono tornato con costanza, più volte, ed ho visto nascere questa meraviglia, che solo chi ha “la testa” in Europa ed uno “sguardo per il futuro”, ha potuto concepire. In Italia ciò sarebbe stato inimmaginabile, perlomeno in quegli anni di inizio millennio (2000).
La bellezza incommensurabile delle gole è stata come ripulita dalle presenze di un’industrializzazione selvaggia, presenze che non sono state cancellate, ma come re-interpretate, per divenire “acceleratori” di qualità, strumenti di “esaltazione” di un luogo ineccepibile e bello sia dal punto di vista geologico, che paesaggistico. Una vera e propria opera di “salvataggio del paesaggio”.
ll percorso parte dal parcheggio del Centro Commerciale di Chiasso, per poi proseguire dal Mulino del Ghitello (Centro visitatori) e costeggiando il fiume Breggia si incontrano successivamente la vecchia cementeria, il ponte di ferro, il complesso del Pastificio (Birreria) e la grande cementeria Saceba (Holcim). La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 a oggi è testimonianza “viva” del lavoro che qui è stato svolto in centinaia di anni.
Oltre la grande cementeria e dopo aver attraversato il fiume, si risale la Val della Magna, lungo il sentiero del Settecento, per raggiungere il colle di San Pietro, sul quale si trovano i resti di un castello medioevale e la Chiesa Rossa. Da questa posizione si gode una bellissimo panoramica paesaggistico del Parco. Il tutto è un sapiente intercalare delle meraviglie paesaggistiche (polle, gole, ecc.) e geologiche, che il fiume, nel corso dei millenni ha disvelato.
Il recupero, moderno ed attuale della grande cementeria Saceba, sta generando un vero e proprio monumento dell’industria, che diventerà, con la nuova destinazione (museo, accoglienza, congressi, ecc.) un epicentro destinato a “costruire” il futuro paesaggistico di questa parte del parco.
Dato che è un luogo eccellente vicinissimo a Milano, circa 50 chilometri, una visita a questo parco “work in progress”, per ci ha a cuore il paesaggio, è cosa quasi dovuta.