Quì sopra alcune foto delle zone agricole del Brasile tra Rio de Janeiro e Brasilia

L’occasione era ghiotta, di quelle, che non si possono assolutamente rifiutare, una possibile occasione di lavoro fuori dal continente europeo, ma soprattutto incontrare uno dei massimi architetti viventi. Un uomo di 104 anni (esattamente il doppio dei miei anni), che ha lavorato ed ha conosciuto quasi tutti gli esponenti del movimento moderno. Per me un mito di sapienza, arte e cultura, Oscar Ribeiro de Almeida  Niemayer Soares Filho (Rio de Janeiro, 15 dicembre 1907). Un caro amico svizzero aveva accuratamente organizzato il tutto, visto che il nostro interlocutore, in primavera (3 maggio 2012) era stato per alcuni mesi in ospedale per una polmonite, ed ai primi di giugno aveva dovuto partecipare ai funerali dell’ unica figlia Ana Maria (interior designer), ultra ottantenne. Ma l’uomo era d’acciaio, realizzato con uno stampo di cui si era gettata la matrice. Alle sollecitazioni del mio amico, aveva risposto quasi in maniera entusiastica ed aveva deciso di incontrarci nella sua magnifica villa “Casa da Canoas” di Sao Conrado, una località non molto lontano da Rio de Janeiro, ai confini del Parco Nazionale di Tijuca,  dove aveva intenzione, insieme alla moglie (Vera Lucia Cabreira) di passare il mese di agosto a riposarsi e riprendersi.

Quì sotto un video e due foto della “Casa da Canoas”, magicamente sprofondata nel rigoglio primaverile della Mata Atlantica, sede attuale della Fondazione Niemayer

http://www.dailymotion.com/video/xkj4i4_oscar-niemeyer-casa-das-canoas_creation

Purtroppo, quando tutto era gia’ stato organizzato, i biglietti dell’aereo prenotati, cosi’ come l’albergo, Niemayer, subiva l’ennesimo ricovero, questa volta per problemi circolatori.

Rimaneva l’occasione di lavoro (di cui diremo successivamente) ed il viaggio low cost a Rio de Janeiro, all’inizio della primavera australe. Quindici ore di aereo, dopo aver, abbandonato la Pianura Padana sul finire dell’estate, ecco un nuovo inizio, con quella caratteristica luce ed i profumi, che solo la primavera possiede.

La rivelazione, al di la’ delle architetture di Niemayer, di Costa Lucio, di Reidy Alfonso Eduardo, di Burle Marx Roberto, e’ stato il sistema paesaggistico della Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, dove per una alcuni giorni abbiamo navigato l sue acque e percorso le sue coste, visitato le citta’ che lo compongono, osservandone il sofisticato sistema ambientale ed il complesso disegno progettuale (ambientale, sociale ed architettonico) che governa da decine di anni  la vita di : persone (oltre 12 milioni), piante (la Mata Atlantica), animali (pesci, scimmie, rettili, ecc.). Quì sembra che natura ed architettura abbiano saputo trovare un equilibrio, una giustezza.

Quì sotto la Baia di Guanabara osservata dal Morro da Urca

Ecco, la scoperta e’ stato proprio il Brasile (siamo stati a Rio, a Brasilia), ed al di la’  della visione preconcetta che ne abbiamo noi europei (carnevale, sole, sesso, insicurezza sudamericana, ridanciana approssimazione, ecc.), si e’ mostrato ai nostri occhi, come quel “paese del futuro”, descritto con toni entusiastici da Stefan Zweig nel suo libro della fine degli anni Quaranta del Novecento. Probabilmente questa è una condizione perenne di questo grande paese, che però oggi, forse, ha trovato una sua strada per realizzarsi veramente, strada che si basa sulla tutela dell’ambiente, i prodotti ecologici, la sostenibilità.

Quì sotto la Baia di Guanabara dal MAC (Museo di Arte Contemporanea) a Niteroi

Alcuni dati : oltre 8 milioni e mezzo di chilometri quadrati di superficie (28 volte l’Italia), più di 190 milioni gli abitanti, circa 20 abitanti per chilometro quadrato (in Italia 191). Il Brasile è un paese con una popolazione giovane: il 30% degli abitanti ha meno di 14 anni e solo l’8% ha più di 65 anni. Tre quarti della popolazione risiede in una città (come nell’Unione Europea, in Italia il 67%). Vi sono 14 città con oltre un milione di abitanti (19 nell’Unione Europea, 3 in Italia).

Il debito pubblico è stato completamente azzerato dai due mandati del presidente Luiz Inacìo Lula da Silva, crescita prevista del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) nel 2012 nonostante la crisi economica mondiale del +2% (nel 2010 + 4,6%, nel 2011 +4%), completa autosufficienza energetica (72% da energia idroelettrica), primo produttore al mondo di carne (200 milioni di bovini), primo produttore al mondo di zucchero (il cui consumo mondiale cresce del 2,5% all’anno), primo produttore al mondo di soia e di cellulosa in pasta,  primo produttore al mondo di caffe’ e di tabacco, primo produttore al mondo di etanolo e bio carburanti. Tanti gli investimenti governativi in produzione di energia, edilizia residenziale, infrastrutture, musei, stadi sportivi, anche in vista dei Campionati del mondo di calcio (Rio 2014) e delle Olimpiadi (Rio 2016).

Importanti provvedimenti sono stati già presi dal Governo della neo presidente Dilma Roussef, rispetto ai temi sociali ed a quelli ambientali, tra cui una legislazione molto rigorosa sullo spaccio della droga e contro la deforestazione della Foresta Amazzonica, che già sta dando i primi effetti. Anche se non son tutte rose e fiori, come la violenta contestazione degli Indios contro la centrale idroelettrica di Belo Monte, voluta dal Governo per supportare la richiesta di energia dei prossimi decenni. Un paese, quindi, il Brasile odierno, di “contrasti”, che però di fatto sono l’espressione più eloquente di un paese in crescita che guarda al futuro.

Quì sotto la foto di una Favela a Rio

Ovviamente ancora tante le contraddizioni e le disparita’ sociali, secondo una ricerca dello scorso anno (2011) fatta dal Istituto brasiliano di geografia e statistica, oltre 11,4 milioni di cittadini brasiliani (circa il 6% della popolazione) vivono nelle favelas nate spontaneamente ed in maniera caotica e casuale, spesso senza fognature, luce ed acqua corrente. Bisogna pero’ anche dire che molte sono le iniziative governative per programmi sociali ed urbanistici di riqualificazione di queste fasce della popolazione.  Tante sono le attività di organizzazioni internazionali e religiose, che finalizzano i tanti giovani (per sottrarli alla droga ed alla criminalita’ mafiosa) alla raccolta differenziata dei rifiuti, che nelle grandi aree urbane, come Rio, ha raggiunto livelli di una sofisticazione degna delle grandi nazioni nord europee.

Quì sotto un’immagine dei cestini che si incontrano a Rio de Janeiro

Quì sotto un raccoglitore di lattine di alluminio lungo una spiaggia a Rio

Quì sotto una foto di una rastrelliera per bike sharing a Rio

Quì sotto un’immagine della pista ciclabile lungo la spiaggia di Ipanema

Ma ritorniamo a Rio, quì è diffusissimo, ed altamente semplificato, l’utilizzo della bicicletta, anche per rifornire i negozi ed i chioschi lungo le spiagge, con tante piste ciclabili ed un bike sharing che puo’ essere attivato direttamente dal cellulare. Ovunque, grande attenzione per il verde, per l’ambiente e per i mezzi pubblici. Una delle cose che ci ha stupito di piu’ sono i giochi all’aperto, per la terza eta’ che numerosi contraddistinguono, insieme ai giochi bimbi, tutte le aree verdi. Una maniera semplice ed intelligente per “fare uscire gli anziani” ed agevolarne la motricita’ e la socialita’. Il settore parchi e giardini della Prefettura di Rio, con l’istituzione del Parco Nazionale di Tijuca, ha reso più complessa, la vegetazione delle vie urbane, coinvolgendo le aiuole ed i tronchi delle piante, agevolando l’insediamento su di essi, di bromeliacee ed orchidee. Ciò ha come, portato per le vie della città, la Mata Atlantica (la foresta Tropicale), favorendo l’insediamento di piccole scimmie e soprattutto di uccelli.

Quì sotto una mappa con un percorso di paesaggio ed architettura a Rio de Janeiro

Quì sotto alcune immagini dei giochi per la motricità degli anziani a Rio

Bisogna anche dire, che al di là delle ovvie contraddizioni di metropoli, quali : Rio de Janeiro (oltre 6 milioni di abitanti – 12 milioni nell’area metropolitana), San Paolo (oltre 10 milioni di abitanti) e Brasilia (quasi 3 milioni di abitanti), da decenni in Brasile si sta riflettendo sul rapporto tra architettura e paesaggio, anche grazie a “maestri” come Niemayer, Lucio Costa e Mendes da Rocha. Ciò ha prodotto una qualità diffusa del costruito, soprattutto recente, e delle soluzioni paesaggistiche quanto mai interessanti proprio perchè sempre integrate con l’architettura. L’edificio, sia di nuova costruzione o di ristrutturazione, viene sempre “legato” al contesto, avendo come “mediazione” il verde e le sistemazioni esterne. La scuola di Paesaggio è quanto mai all’avanguardia, avendo avuto in Burle Marx un genio ante litteram in merito.

Non so, ma questo primo impatto con l’emisfero australe e con il Brasile, al di là della remota e flebile possibilità di poterci lavorare a breve, ha presentato ai nostri occhi una realtà in movimento, dinamica, proiettata a dare qualità al presente. Una ragazza italiana, che si è trasferita a Rio, da Napoli, e che lavora in un grande magazzino di abbigliamento in centro, ci ha fatto notare che almeno lì hanno un’idea del futuro soprattutto per i giovani, e che molti sono gli italiani giovani che si trasferiscono in Brasile (Quinta potenza economica mondiale) alla ricerca di lavoro. E poi, per tutti, in Brasile c’è la natura, che seppur marginalmente antropizzata, quì, da ancora la sensazione di essere forte e rigogliosa (ricca di biodiversità), immensa, una vera “culla di tutti gli organismi viventi” di questo bistrattato pianeta. Una natura dolce, bellissima ed al contempo crudele e spietata, che quì sembra ancora possibile, possa, da un momento all’altro, riprendersi quello che gli abbiamo indiscriminatamente sottratto.

Quì sotto alcune immagini della penetrazione della “Mata Atlantica” per le vie di Rio

Quì sotto alcune immagini della Mata Atlantica nel Parco di Tijuca

E per finire ovviamente un pò di samba

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate