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Builders of the future

Luoghi, Questioni, Contraddizioni, Soluzioni : Hammarby Sjostad


Sulla gestione avanzata dell’urbanistica, in senso eco-compatibile, c’è un bell’esempio a Stoccolma. Stoccolma è stata insignita del riconoscimento “Capitale verde europea 2010”. Il titolo, assegnato dalla Commissione europea, non è frutto del caso: la città infatti, si è data l’obbiettivo di diventare “fossil free” entro il 2050. Un’ambizione apprezzata dai commissari di Bruxelles e suffragata da un mix di progetti avviati e risultanti concretamente già operativi: per esempio, le emissioni inquinanti, che nel 1990 erano pari a 5,3 tonnellate di CO2 per abitante, nel 2005 si sono ridotte a 4 per abitante. Efficienza energetica e mobilità sostenibile guidano il progetto verde della capitale svedese. Ecco alcuni dati significativi: il Piano Clima Nazionale ha assegnato 5,5 milioni di euro alla città, che li ha utilizzati per portare a 760 chilometri la copertura del territorio cittadino mediante piste ciclabili e rendere aree verdi fruibili il 68% del territorio urbano. Inoltre Stoccolma ha avviato una progettazione urbanistica dl suo territorio, qualitativa ed eco-sostenibile: case in classe A ad alta efficienza energetica: uso esteso di sistemi di recupero dell’energia solare/eolica, piste ciclabili, mezzi pubblici (tram e treni) efficienti  veloci, incentivi per chi non usa o non possiede l’automobile, ecc.. Il quartiere pilota si chiama Hammarby Sjostad ed è stato pianificato (in una zona periferica) dall’Amministrazione Comunale in partnership con i privati, a partire dalle infrastrutture : strade, mezzi di trasporto pubblico, fognature, ecc., per poi fare realizzare (dai privati), le case residenziali e gli uffici. Inoltre in tutto il quartiere si attua una raccolta dei rifiuti efficiente e molto avanzata: nell’eco-quartiere di Hammarby Sjostad ( che sarà concluso completamente nel 2017 ) la spazzatura viene aspirata in tubazioni sotterranee ( costruite da ENVAC ) verso un centro di smaltimento. Il biogas, prodotto da impianti di digestione anaerobica dei rifiuti organici e degli scarti di depurazione delle acque fognarie, viene utilizzato come gas dalle famiglie e come combustibile green dalle auto e dagli autobus. Ad Hammarby, infine, tutti i 10.000 appartamenti previsti sono ad elevato standard energetico, consumando circa 60kWh per metro quadrato.

In Bici per Hammarby Sjostad

La raccolta differenziata dei rifiuti

Trasformazione urbanistica partecipata (Euromediteranee)


Al Mondo, o perlomeno nei paesi civilizzati, solo in Italia, succede che prima si fanno le case e poi si pensa alle urbanizzazioni (strade, scuole, fognature, commercio, ecc.), dovunque prima si bonificano in maniera adeguata i terreni e si urbanizza, di solito fa ciò il l’operatore pubblico e/o con il privato, poi si costruisce. Ciò vale come regola imprenditoriale, è ovvio che ho interesse, sia come privato che come pubblico, a fare in modo che le cose avvengano nei tempi e nei modi prestabili in modo che il denaro investito rientri i maniera rapida e veloce.
Di solito ovunque il pubblico è partner delle operazioni immobiliari dei privati, avendo interesse a fare vedere agli elettori che tutto funziona bene, nei costi e nei tempi prestabiliti. A tal fine l’operatore pubblico e attore attivo sia della pianificazione che della costruzione del paesaggio urbano. Prima si studia la città, si discute, poi si progetta e si realizza.

Sono stato l’estate del 2010, a Marsiglia dove, in preparazione all’evento “Marsiglia Capitale della Cultura Europea 2013” (http://www.euromedite… ) si sta attuando la trasformazione del porto, risanando interi quartieri esistenti e costruendo anche del nuovo. Il tutto con un’attività di ragionamento progettuale, che è partita, più di 10 anni fa, dall’identificazione della realtà metropolitana di Marsiglia e del suo paesaggio, per arrivare fino alla definizione dei dettagli dell’arredo urbano. In ciò il pubblico è sempre stato “pilota attivo” della trasformazione, rendendo costantemente i cittadini partecipi e consapevoli di quello che si stava facendo! In modo che potessero controllare e dare le loro idee, in un dibattito anche molto aspro, essendo Marsiglia una città multietnica di 350.000 abitanti. Sono quindi stati approvati prima i piani urbanistici, poi approvati i progetti delle urbanizzazioni, ed ora si stanno realizzando gli edifici e ristrutturando quelli esistenti. Se vai oggi a Marsiglia vedi già moltissime strade, tunnel, scuole, biblioteche, tram, metropolitane, ecc.,già finiti, mentre si stanno costruendo gli edifici privati.
A Milano invece si fa esattamente l’opposto, si sta costruendo l’ira di Dio ed il PGT non è ancora operativo (è stato approvato in Consiglio Comunale a fine luglio). Si costruisce con i criteri della variante al PRG (1979), che è uno strumento urbanistico obsoleto, basato su un’idea di città frutto di criteri centralistici quantitativi e non su criteri qualitativi.
Insomma un vero e proprio delirio, tenendo presente che il PGT è stato svilito dei suoi contenuti di pregio, divenendo un’ulteriore mezzo per accelerare l’edificazione delegata ai privati e ritagliando al pubblico solamente un’attività limitata di controllo.
Insomma a Milano il pubblico è supino ai voleri del privato.
Il pubblico, quì, non pilota nulla e soprattutto non condivide nulla con i cittadini.
Chissà cosa avrà mai in cambio il pubblico da cotanta supineria?
Di certo a noi cittadini non vien nulla, tali volumetrie porteranno a Milano solamente altro inquinamento, strade congestionate, code nei mezzi pubblici e poi dopo l’EXPO 2015, il “deserto” immobiliare, con un crollo dei prezzi di compravendita e tanti “scatoloni” che rimaranno vuoti ed inutilizzati per anni!

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Pietra, durata, pensiero


Montagna, pietra, acqua, costruire in pietra, con la pietra, dentro la montagna, costruire fuori dalla montagna, essere dentro la montagna: il tentativo di dare di questa catena di parole un’interpretazione seriale democratica, ha guidato il progetto e, passo dopo passo, gli ha dato forma. Si è trattato di un processo scandito da felici scoperte e pazienti esplorazioni, indifferenti a modelli rigidi, sin dall’inizio affrontato gioiosamente perché si trattava di lavorare con la natura mistica di un mondo di pietra dentro la montagna, con l’oscurità e la luce.

Durata non c’è nella pietra immortale, preistorica, ma dentro il tempo, nel morbido.

Distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più, con un fare bene finalizzato alla contemplazione.

Secondo me un uomo che non pensa e non riflette, prima di parlare o scrivere, non è nemmeno vivo.

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Il Tappeto Volante


Un edificio che respira al ritmo della terra, questo è l’edificio della California Academy of Science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano. La prima cosa che colpisce di questo edificio è il tetto (50 mila metri quadrati), è come un grande tappeto “verde” volante di piante di diverse specie (quattro) che seguono le stagioni. Si tratta di Graminacee (1 milione e mezzodi pianticelle) che seguono l’andamento del clima, catturano l’umidità e ne fanno un uso intelligente, Si tratta di piante native delle zone aride della California, irrigate solamente dalle precipitazioni, senza rubare l’acqua di falda. Dichiara Renzo Piano: “ Un Museo di Scienze Naturali non poteva rubare l’acqua alla terra”. Il tetto vive naturalmente, cambiando aspetto in ogni stagione.

L’edificio può essere considerato, nel suo complesso, come un manifesto sul costruire in maniera sostenibile. Le forme e le altezze seguono l’andamento del paesaggio californiano, lo assecondano.

Nell’edificio non c’è aria condizionata, l’edificio “respira” quasi fosse un organismo vivente.

Quando fa troppo caldo si aprono delle prese d’aria che stanno sul tetto, quando fa freddo si chiudono, l piante lo raffrescano, ma servono anche da coibente naturale. E’ un edificio non statico, ma che assume diverse configurazioni respirando con il ritmo ed i tempi della natura.

Sulla gronda, 55.000 celle fotovoltaiche consentono all’edificio di essere completamente autosufficiente. Vasche d’acqua interrate recuperano l’acqua piovana e riciclano quella dei servizi igienici.

Pensate ad una città realizzata con edifici simili, che respirano, quanta energia risparmiata e quanto poco inquinamento!

http://www.calacademy.org/

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Piano : Milano è imperfetta e straordinaria


Milano, la così detta”Casa di Batman”

PARIGI – ” Sono genovese, in tutti questi anni in giro per il mondo non ho mai perso l’accento; o forse l’accento genovese è un po’ un vezzo, un divertimento, non so. Ma la mia città di formazione è Milano. I primi due anni di università li avevo fatti a Firenze; ma mi annoiavo talmente… Firenze è bellissima: una città di perfezione. Ma poi uno si spara; perché è inutile fare l’architetto. Milano invece è imperfetta. E straordinaria. Ancora oggi. “

” La magia delle città spesso dipende dal fatto che sono fecondate da questi luoghi (le periferie). È sbagliato pensare di “rottamare” le periferie. Bisogna trasformarle, liberandone la forza repressa.”

” Milano è stata la scoperta della vita. Gli anni più formativi. Il Sessantotto ce lo siamo fatti in casa, con cinque anni di anticipo. Di giorno cominciavo a lavorare, con Franco Albini, un maestro che insegnava senza dire un parola, come mio padre. La sera andavo nell’università occupata. Veniva Camilla Cederna a portarci i cioccolatini. È stato allora che ho cominciato ad allenarmi a fare l’architetto, a capire la gente. Come i miei coetanei, volevo cambiare il mondo; da figlio di costruttori, la maniera per farlo non poteva che essere questa. Si mescolavano la ribellione e la necessità di esplorare, ficcare il naso ovunque. Come fa il cinema del neorealismo: scavare nella realtà per farla respirare.”

Stralcio dal Corriere della Sera del 12 ottobre 2010

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La Storia siamo Noi


Francesco de Gregori – LP “Scacchi e Tarocchi”, 1985 – La Storia siamo noi

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

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Utopie realizzabili


Yona Friedman – Utopie realizzabili – Quodlibet 2003

Contro la comunicazione


“ Ciò che trovo particolarmente sconfortante e avvilente nel fenomeno della comunicazione massmediatica non è tanto la pratica sistematica della disinformazione, né il carattere fazioso e tendenzioso dei suoi messaggi che sono modellati sulla pubblicità, e nemmeno la mancanza di spirito critico del pubblico che lo rende facilmente manipolabile e vittima di macchinazioni e di raggiri. Tutto questo non è una novità, da sempre vincere è innanzitutto convincere, così come il ricorso alla violenza ha sempre rappresentato l’eccezione, non la regola. Nella comunicazione però c’è qualcosa di nuovo e di inedito rispetto alla retorica, alla propaganda e anche alla pubblicità: non si tratta infatti di trasmettere e di imprimere nella mente del pubblico delle convinzioni e tanto meno di infondere nel suo animo una fede o un’ideologia dotata di identità e di stabilità (come erano il comunismo, il fascismo, il socialismo, il liberalismo, ecc.). Al contrario, lo scopo della comunicazione è favorire l’annullamento di ogni certezza e prendere atto di una trasformazione antropologica che ha mutato il pubblico in una specie di tabula rasa estremamente sensibile e ricettiva, ma incapace di trattenere ciò che è scritto su di essa oltre il momento della ricezione e della trasmissione. Paradossalmente il pubblico della comunicazione è tutto coscienza che trasmette e riceve qui e ora, ma senza memoria, senza inconscio. Ciò consente ai potenti di poter fare e disfare secondo il tornaconto momentaneo senza essere legati ad alcunché. Si spezza così quel legame tra la serietà e l’effettualità, tra la coerenza e la riuscita, su cui è stato costruito il mondo moderno (e non solo quello!)”

Così scrive Mario Perniola nel libro – Contro la comunicazione – (Einaudi Struzzi, 2004), dove viene affrontato un importante tema su cui riflettere, la comunicazione, nel mondo contemporaneo,  è esattamente l’opposto della conoscenza. La comunicazione, così come è oggi, impedisce l’emergere delle novità e favorisce la supremazia del passato sul futuro: la comunicazione porta oggi alla ribalta gli individui più contrari a ogni innovazione. La comunicazione d’oggi, essendo essenziale, stringata, banale ma efficace, è nemica assoluta delle idee, perché le è sinergico e fondamentale dissolvere ogni parvenza di contenuti. L’alternativa al mondo della comunicazione contemporanea, da cui non possiamo escludere internet (e-mail, facebook, twitter, ecc.), è un modo di fare costruito e basato sull’esercizio della memoria e sull’immaginazione, su un disinteresse interessato a “pensare”, che non fugge (o rifiuta) il mondo attuale, ma lo muove, lo costruisce.

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Paesaggio, paesaggi, scenari


Il paesaggio è l’emozione che ci coglie quando, percepiamo un’armonia, una sintesi emozionale e sensoriale di natura, ed azione umana su di essa. Insomma quando cogliamo la prospettiva di un equilibrio possibile tra uomo ed ambiente. Il paesaggio è quindi un’alchimia sapiente tra natura e cultura. Il paesaggio è una porzione di territorio come appare a chi la guarda, un panorama.

http://player.vimeo.com/video/1811539

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