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Builders of the future

La città invisibile


Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.  D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Marco Polo

Nel libro “Le città invisibili” di Italo Calvino, Marco Polo racconta, alla corte di Kublai Khan, attraverso i suoi dispacci, le descrizioni minuziose delle città, che incontra nei suoi viaggi all’interno dello sterminato Impero del condottiero Mongolo: in queste narrazioni parla degli uomini che le hanno costruite, della forma della città, delle relazioni tra la gente che le popola e la forma architettonica delle città stesse. I racconti delle città di Marco Polo, percorrono costantemente, quella sottile linea che divide il sogno dalla realtà.

Quello che voglio fare io, adesso, è raccontarvi, esattamente come faceva Marco Polo, una città ideale, che ideale non è, utilizzando delle categorie che mi sono care ed in cui credo fermamente.

Ambiente – Questa città, la mia città ideale, ma che non è ideale, rappresenta un brillante esempio di come, pianificazione urbana ed ambiente, possano andare d’accordo e coesistere. La regola non scritta secondo la quale le città in espansione debbano per forza provocare danni ecologici per il loro sviluppo viene quì totalmente ribaltata. I nuovi quartieri residenziali, mostrano tecniche di preservazione ambientale che ai più, oggi, sembrano purtroppo, ancora cose da “fantascienza” impossibili da raggiungere. Ecco che : qualità diffusa della vita, tanti spazi verdi, viabilità con zone a 30 km/ora con precedenza ai bambini che giocano, piste ciclabili, pannelli fotovoltaici sui tetti, grandi finestre, colori, ecc. diventano ai nostri occhi sgranati, le componenti di un “sogno”, dell’isola felice in cui tutti vorremmo vivere. Il verde, nella mia città non-ideale, è presente ovunque e ci accompagna in diverse forme: parco, giardino, filare di alberi, ecc., per tutto il viaggio. Nella città che vi sto descrivendo, si fa di tutto per risparmiare energia e utilizzare le fonti alternative rinnovabili: sole, vento, acqua, ma anche geotermia, cogenerazione, ecc.. Ogni alternativa, purchè sia ecologica e condivisa, è accettata, il mix di fonti energetiche diverse per conseguire, preservando l’ambiente, gli obbiettivi energetici della città, è l’imperativo a cui tutti soggiacciono felici.

Acqua – In questa città “magica”, c’è un coloratissimo mercato, molti edifici del XIII e XIV secolo e una fitta rete di piccoli canali, che solcano le strade principali del centro storico, che una volta servivano come riserva d’acqua per gli incendi, oggi servono per rinfrescarsi i piedi nei momenti di calura. Ma questa città ha anche costruito, negli anni e recentemente, un rapporto felice con l’acqua: numerosi sono i laghetti artificiali realizzati per migliorare il microclima locale e fare sentire ai cittadini, anche della periferia, l’importanza di questo liquido per l’uomo. Sono anche numerosi i bacini che svolgono la funzione di raccogliere le acque meteoriche, che qui giustamente vengono convogliate da anni in reti separate, ed utilizzate per pulire le strade ed irrigare i parchi, i giardini.

Sviluppo – Nella mia città ideale e meravigliosa, gli abitanti sono felici di viverci e collaborano attivamente a conservare una qualità della vita e dell’ambiente “alta”. In questa città gli abitanti sono i primi attori consapevoli (e felici) di una raccolta differenziata dei rifiuti che raggiunge livelli elevatissime e che è in continua crescita. Nella mia città, che vi sto raccontando, alle riciclerei, c’è la coda per conferire i rifiuti riciclabili. La popolazione qui cresce costantemente da venti anni, e l’incremento soprattutto riguarda i giovani, sotto i 30 anni, che vogliono quì venire, per condividere la costruzione di un futuro migliore e più consapevole, che tuteli questo bellissimo pianeta. Qui, da anni, l’indotto industriale e commerciale, è stato lentamente trasformato verso una produzione di beni e tecnologie legate al solare ed alle colture biologiche, riducendo i trasferimenti delle merci e delle materie prime, affinché si inquini meno, sia quando si produce, che quando si scende sotto casa per acquistare i generi alimentari per vivere. Gi orti di vicinato, sono favoriti ed agevolati ovunque, cosi come le attività dei cittadini, radunati in associazioni, per mantenere gli spazi verdi.

Trasporti –  Nella nostra città ideale, che ideale non è, i trasporti sono progettati e ragionati, come un sistema integrato tra mobilità pubblica (tram, autobus, treno, ecc.) e mobilità privata (biciclette, auto, ecc.). In tale contesto acquisiscono notevole importanza strategica, i luoghi di interscambio, veri e propri punti ragionati del muoversi sostenibile. Alla stazione della mia città ideale (che ideale non è), in pochi metri, facendo poche rampe di scale o utilizzando l’ascensore, il cittadino consapevole, può trasferirsi da un mezzo all’altro in totale sicurezza e rapidità. Può. sempre qui, nel luogo d’interscambio, optare se affittare una bicicletta o acquistare per un certo periodo una macchina in car-sharing, prenotare un viaggio, oppure sorseggiare tranquillamente un caffè mentre attende l’arrivo del treno ad Alta Velocità. Tutto è semplice, chiaro, vicino e soprattutto economico. Anche qui pannelli fotovoltaici ovunque, grande utilizzo del legno e del vetro. Tutti i mezzi di trasporto viaggiano silenziosi e rapidi, con una tariffazione, che premia il cittadino che più li utilizza.

Connettività – In questo luogo di “delizia”, non esiste locale pubblico, bar o municipo che sia, che non abbia una rete wi-fi, moltissimi parchi, le stazioni, e tutte le mediateche, sono serviti da connessioni completamente libere ed aperte. Una particolare attenzione è stata posta al posizionamento delle antenne (Tv, telefonia, wi-fi, ecc.), in modo che queste, non danneggino il paesaggio o interferiscano con l’architettura degli edifici.

E’ una città fantastica, per l’appunto ideale, o perlomeno così sembra venendo da una delle città più inquinate e cementificate del Mondo. Ma la cosa che più mi ha colpito è lo spirito, l’attivismo, con cui i cittadini di questo luogo, collaborano armoniosamente tra loro, a fare in modo che le cose avvengano, come hanno stabilito democraticamente assieme, con qualità ed attenzione per l’ambiente e per gli altri, soprattutto quelli che verranno. Il tutto è avvenuto, e sta ancora avvenendo, spesso con regole semplici, a volte complesse, comunque ampiamente condivise con referendum popolari, in totale ed assoluta trasparenza. Regole e leggi rispettate, perché parti di un progetto comune e partecipato, più grande, di cui tutti sono a conoscenza (anche nei minimi dettagli).

Questa città ideale, che ideale non è, esiste per davvero, ed i giorni 27 e 28 dicembre 2010, con un gruppo di amici e di colleghi, l’abbiamo pure visitata, Si trova a 419 km da Milano, in Germania, e si chiama Freiburg im Brisgau.

Con il rispetto di un eventuale copyright delle foto

Viaggio in Italia


Stazione Termini – Alta Velocità

La mattina del 31 dicembre 2010, come avevo da tempo programmato, nonostante una devastante influenza virale che mi ha colpito nella nottata del 30, sono partito alla volta di Roma. L’obbiettivo, mio e della mia compagna, anch’essa architetto, era ambizioso, vedere finiti gli ultimi interventi di architettura contemporanea della città capitolina e visitare Villa Adriana a Tivoli. Il viaggio, mio malgrado, è stato anche l’occasione per eseguire quello che gli economisti definiscono “stress test” della Nazione, all’alba dei festeggiamenti per i 150 anni della Repubblica.

Partenza ore 7,00 dalla Stazione Centrale di Milano, con treno Frecciarossa Fast dell’Alta Velocità (costo a persona 178 euro). Il ruolino di marcia della pubblicità televisiva decantava l’arrivo a Roma Termini dopo tre ore tonde tonde e l’utilizzo gratuito della rete WIFI del treno, fino al 12 gennaio. In effetti alla Stazione Central,e con treno assolutamente immobile, si può godere della “Frecciarossa WIFI”, che però decade appena fuoriusciti dalla cintura ferroviaria. Ci consola il fatto che il treno, in effetti parte sparato come un proiettile, per poi rallentare poco prima di Reggio Emilia, dove si impianta, nel bel mezzo della campagna, per sostare immobile per ben 37 minuti per improrogabili controlli tecnici. Risultato arriviamo a Roma con ben 47 minuti di ritardo! Ci avventiamo con armi e bagagli verso il gazebo “Costumers Satisfation” di Trenitalia AV, indicatoci dal Capotreno, per i reclami, che risulta “chiuso blindato”, e in effetti ci fanno notare che sono le ore 11,00 del 31 dicembre ed a Roma già ci si prepara per San Silvestro. Ma forse è giusto così bisogna pur essere comprensivi con  queste povere Ferrovie Italiane, che per costruire un chilometro di rete ad alta velocità impiegano “solo” 32 milioni di euro per km, contro i 10 milioni/km della Francia ed i 9 milioni/km della Spagna; e per farlo impiegano pure il doppio del tempo. Ci incamminiamo sudattici lungo i meandri della stazione Termini della metropolitana per raggiungere la banchina della Linea A direzione Battistini, operazione che risulterà complicatissima e lunghissima (più di 21 minuti) a causa dei lavori demenziali e caotici per sistemare la degradatissima prima metropolitana romana. alle 12,13 arriviamo in Hotel, dove, madidi (a Roma il 31 c’erano 14 gradi), veniamo accolti da una coda di decine di turisti di mezzo mondo, che inferociti, protestano e discutono animatamente nella hall dell’albergo. Motivo, veniamo a scoprire che Alemanno, all’apice di un delirio “Tafazziano” ha introdotto per fine anno una nuova gabella “L’addizionale sulla Tassa di Soggiorno”. Una tassa che varia da 1 euro a 3 euro, su tutto ciò che fanno i turisti (ovviamente non residenti) a Roma. Quindi chi si ferma per tre notti in hotel a Roma, paga 2 euro a persona (non a camera), gabella che si vedono costretti i dipendenti dell’Hotel ad incassare in contanti (ed esclusivamente in contanti, come leggo nella folle delibera comunale che mi sottopongono) direttamente dai turisti, suscitando ilarità, sbertucciamenti ed incazzature, in chi come gli americani sono abituati da mezzo secolo a pagare tutto con carte di credito. Il ceck-in dura più di mezz’ora. Ci fiondiamo in camera, ci laviamo velocemente, ci cambiamo e ci precipitiamo in tram al MAXXI, il museo delle arti del ventunesimo secolo (da poco inaugurato), per il quale avevo prenotato una visita via internet, da casa, per le 13,40. Anche quì c’è una coda folle, chiediamo il perchè, e ci spiegano che il Sindaco Alemanno introdurrà da domani una”Addizionale sulle visite ai musei romani per i non residenti”, di circa 1 euro (sempre da incassarsi con la procedura sopra descritta), quindi chi abita fuori Roma, ad esempio a Fiumicino, va a vedersi il Museo prima che abbia un rincaro del 10%. Un altro delirio italiano, una dimostrazione sistematica dell’incapacità manageriale degli italiani, che sembrano non rendersi conto che campano sopratutto di turismo e di cultura (insistono in Italia il 50%dei beni culturali del Mondo), quindi fanno di tutto per rendere la vita dei turisti e di chi si avvicina alla cultura complicata e costosa. Peraltro il MAXXI, che è un bel museo moderno, costruito da una gentile signora Anglo-Irachena dal nome Zaha Hadid, è stato iniziato nel 2001 e finito solamente ad aprile 2010, mentre i costi sono lievitati da 57 milioni di euro a 150 milioni di euro. Più volte ho assistito (da architetto) alle conferenze stampa della progettista, che “inferocita”, lamentava la mancanza di un interlocutore e l’impossibilità di avere delle scelte manageriali precise rispetto a ciò che si andava costruendo quale opera pubblica, ed ai suoi futuri criteri di gestione.

MAXXI – Zaha Hadid

Ancora oggi, nonostante vi sia un curatore, il museo viene gestito con programmi annuali  e non pluriennali come avviene per strutture “imprenditoriali” similari di tali dimensioni in tutto il mondo. A sera, un brodino ed a letto presto, per curarmi l’influenza, nonostante i fuochi artificiali ed il concertone di Baglioni ai Fori Imperiali, che poi verremo a sapere ha generato il più grande ingorgo della storia di Roma, conclusosi alle 4,00 del mattino, per colpa di una gestione della viabilità pubblica e privata che ha rasentato la follia. Il giorno dopo, 1 gennaio 2011, avevo programmato una visita a Palazzo Farnese (ore 14,10), che è aperto in poche occasioni, visto che è sede dell’Ambasciata Francese in Italia, ed è anche uno dei pochi luoghi culturali, aperti a Roma il primo giorno dell’anno nuovo. La visita è ottima, ben gestita, i quadri, le sculture, le suppellettili, ecc., arrivate apposta da tutta Italia, per ricostruire la magnificenza del palazzo durante il Cinquecento, sono ben descritte e collocate, i visitatori sono entusiasti. In effetti la gestione dell’evento e del Palazzo da parte dei Francesi è impeccabile, soprattutto, veniamo a scoprire, che il Palazzo è dato in uso dallo Stato Italiano, per 99 anni alla Francia per la cifra simbolica di 1 euro, in cambio della sua manutenzione e valorizzazione. Ecco mi viene subito da considerare che questo caso è rappresentativo di come andrebbero gestiti i beni culturali storici in Italia, visto che ne abbiamo troppi, abbiamo poche risorse, e siamo dei “gestori incapaci”, meglio dare “in comodato d’uso” ad altri, più capaci, il futuro di una parte di questo immenso patrimonio, piuttosto che vederlo degradarsi nell’impotenza più totale.  Il giorno dopo, 2 gennaio 2011, la visita da eseguire è molto più impegnativa, visto che presuppone la trasferta a Tivoli. Ovviamente avevo prenotato (e già pagato) via internet l’auto alla Hertz, che me la offriva “All Inclusive” per 36,16 euro, per tutto il dì, a partire dalle ore 10,00 per poi riconsegnarla entro le 19,00. Arrivo alla Hertz alle 9,55, dove trovo una “coda biblica”, di circa 11 persone in attesa. Anche quì : canadesi, russi, slavi, americani, napoletani, ecc., tutti “incazzati neri”. Un impedito naturale, di evidenti origini laziali, cercava di sbrigare pratiche erogandone solamente una ogni 18/20 minuti, a tutti caricava ulteriori costi aggiuntivi. Una tipica fregatura all’italiana, dove nonostante l’intervento anche dei Carabinieri, ci vediamo costretti, dopo oltre due ore di attesa passata a spiegare (con il poco inglese che sappiamo) la situazione agli stranieri, ad accettare una Panda nera di “carlo cotenna” per la modica cifra di 76,10 euro.

Hertz – Roma

Alle 12,41, ritirata l’auto, partiamo alla volta di Tivoli, percorrendo la Tiburtina. Credo non via sia nulla di più squallido e triste paesaggisticamente della via Tiburtina in inverno, quì  puoi veramente apprezzare la cementificazione e le “follie urbanistiche” di una città e di una nazione che hanno sempre e solo pensato a speculare e mai ad investire nel futuro. Settecamini, Setteville, Bagni di Tivoli, sono dei veri e proprie esempi della sistematica distruzione del paesaggio. Ovunque degrado, piccole discariche , pensiline per gli autobus distrutte, cabine del telefono implose, voragini nell’asfalto quasi dappertutto, che ci costringono a delle vere e proprie gimkane con il “pandino”. Arriviamo a Tivoli, che è una vera e propria schifezza di posto, perso nella campagna romana, con uno “squadrone” di case popolari, ravvisabile sicuramente anche da google earth. Poi all’improvviso tra villule pastrufaziane, dei campi incolti, un asino, dei ruderi, ed il grande parcheggio attiguo all’ingresso del sito archeologico dell’UNESCO di Villa Adriana. Paghiamo il biglietto ed entriamo, pochissima gente, si cammina in un bosco di querce che si alternano agli ulivi. raggiunta la villa questa ci si presenta in tutta la sua degradata magnificenza, fatta di crolli e micro-crolli, che lentamente stanno riducendo questo luogo alla completa sparizione, ci vorrà ancora del tempo, probabilmente molto tempo, visto che i romani, sopratutto sotto l’Imperatore Adriano, costruivano per “sconfiggere il tempo”, ma il destino se tutto rimane così è sicuramente segnato. Anche quì ravvisiamo l’attività di devastanti “incapacità manageriali e gestionali”, tutto sembra basato sulle quantità e non sulla qualità, tutto crolla perchè nessuno fa nulla per fare in modo che quì confluiscano capitali e risorse da tutto il mondo. Come ci diceva uno dei custodi, mentre alimentava uno dei numerosi cani randagi (molto simili ai cani da pastore abruzzesi) : “Abbiamo avuto la qualità (di Adriano), un tempo, ora abbiamo le quantità (dei Turisti), ma nessuno che sappia come gestire produttivamente questo luogo, che è un inno al paesaggio laziale, affinchè salvi i propri ruderi per le generazioni future”. Ci dice ciò mentre indica all’orizzonte i colli rivestiti di cemento che stanno, giorno dopo giorno, invadendo le prospettive più significative dell’intorno, di fatto cancellando per sempre uno dei luoghi dove natura ed architettura hanno saputo, un tempo, coesistere. Voglio terminare quì il mio racconto di questo “Viaggio in Italia”, senza tediarvi ulteriormente delle code infinite dei gitanti fuoriporta sulla Tiburtina,  dei ritardi dell’Alta Velocità durante il ritorno, oppure della metropolitana milanese che non funzionava neanche la sera che siamo tornati a Milano. Lo “stress test” a cui ho volutamente e criticamente sottoposto questo piccolo “striscio” del paese, ha dato esito molto negativo, evidenzia una specie di “ignoranza gestionale collettiva” a cui tutti collaboriamo, nel nostro piccolo, affinchè le cose vadano necessariamente male, anzi peggio. Una specie di “gioco al massacro”, a cui non sappiamo più sottrarci, subiamo qualunque ingiustizia, qualunque affronto, indifferenti, passivi, disposti a pagare qualunque cifra ragionevole affinchè nessuno ci rompa più di tanto. Siamo un paese in coma profondo, probabilmente irreversibile.

Villa di Adriano – Tivoli

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Siamo tutti interconnessi………


Siamo tutti parte di un sistema interconnesso, microcosmo + macrocosmo, che dialoga continuamente con i suoi sub-sistemi : cellule, pianeti, piante, uomini, animali, minerali, liquidi, ecc.. Siamo una grande “architettura celeste” e null’altro, come scrive Manlio Sgalambro nel suo bellissimo libro “De mundo pessimo” (ed. Adelphi) . “La natura si identifica con la vita, mentre il sistema solare lo percepiamo non come parte della vita perché non ha la sua infezione” .

Ed ancora : “Il futuro è la stessa contemporaneità: è nell’atto con cui l’uomo religioso si rivoge a Dio per chiedergli qualcosa nella preghiera che si ha una contemporaneità. Per me la contemporaneità si sposta: è l’atto che deve avvenire, ma deve avvenire è uguale a dire che è già avvenuto, perché è l’anticipazione di ciò che avverrà. Noi abbiamo a che fare non con Dio ma con un atto veramente distruttivo. Noi, dice Seneca, siamo consolati dal fatto che possiamo partecipare alla distruzione universale. Mi consolo pensando che quando muoio io muore tutto. E ciò può avvenire se ti trasporti con il tuo pensare nell’anticipazione della fine del sistema solare” .

” Immagino questo Cielo immobile che si muove con la sua indifferenza che invidio. Ma non è niente di nobile, solo un ammasso di pietre e gas. La sostanza di ciò che ammiro è fatta di Numeri. Dio, di idee morali e di carne. Ho fatto la mia scelta. Il Cielo stellato sopra di me, e nient’altro.” ( De Mundo Pessimo – Manlio Sgalambro – Adelphi)

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Il vuoto ed il margine


“Credo nei luoghi, non quelli grandi, ma quelli piccoli, quelli sconosciuti, in terra straniera come in patria. Credo in quei luoghi senza fama nè risonanza, contraddistinti solo dal semplice fatto che là non c’è niente, mentre intorno c’è qualcosa dappertutto. Credo nella forza di quei luoghi perchè là non succede più nulla e non succede ancora niente. Credo nelle oasi del vuoto”

Peter Handke – L’assenza – Garzanti 1991,  pagina 46

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Una giornata riuscita


Non intendo una giornata perfetta o una giornata fortunata, nè una giornata senza preoccupazioni, la giornata riuscita è qualcosa di più, è incomparabile. E’ unica. E’ un qualcosa ai “confini della linea della bellezza e della grazia”, come ha scritto Peter Handke.

Una giornata riuscita è come un’ascensione verso una cima, verso una vetta, nella neve, è come il discepolo che va dal maestro (e sa già cosa gli sarà detto), come il ricordo vivido di un passato immaginifico. Una giornata riuscita è trovare vicino a casa un luogo della riminiscenza, da cui osservare dall’alto le cose e le persone, contemplare il paesaggio, discernere tra bene e male, tra amici e nemici. Una giornata riuscita costruisce il futuro.

Una giornata riuscita, apre gli occhi, dà la giusta proporzione al respiro, dà la misura del passo da tenere, consente di rileggere le parole (degli altri) attribuendogli il giusto significato. Una giornata riuscita consente di vedere molto più lontano, nel cuore della gente. Consente di guardare e continuare a guardare con gli occhi della parola giusta.

La giornata riuscita, non ha bisogno di grandi dichiarazioni, restituisce semplicemente grandi prospettive ed allarga gli orizzonti, soprattutto ci spinge a ri-valutare il passare del tempo, il vivere.  Ci restituisce un’idea di compiutezza, di eternità.

Milano, sabato 22 gennaio 2011

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PUM, PUM, PUM.


Bolzano – Quartiere di Firmiano ad “alta sostenibilità” Klimahouse

Bolzano……PUM

Pensare per parti, non avere un’idea di “quadro”, risolvere i problemi in maniera parziale; tutto ciò è quanto NON SI FA A BOLZANO. Città che abbiamo studiato e visitato di recente, anche incontrando alcuni dirigenti della Pubblica Amministrazione: c’erano Mattia, Simone, Roberto, Fabio, Catia, Sulie, Dario. Sviluppo, ambiente, trasporti, territorio, rifiuti, ecc. a Bolzano, sono inseriti in un PROGETTO UNITARIO (come si fa a Friburg im Brisgau e non a Reggio Emilia), in un’idea complessiva di comunicazione e di realizzazioni, che fanno sì che i comportamenti dei cittadini, evolvano, con il migliorare del loro paesaggio urbano, del loro ambiente cittadino. Un progetto facilmente estendibile a Sesto San Giovanni, a Milano, da politici in grado di “capire” che oggi la complessità deve essere gestita da una progettualità plurima, articolata, multidisciplinare, che non si può fermare solamente a singoli settori di intervento.

Questo è il presente, ma anche il futuro, e lo si conquista con la capacità di gestire la complessità, rendendola facile, semplice e comprensibile per tutti, il che non vuol dire essere “solamente semplici”.

In particolare della pianificazione integrata di Bolzano, a “colpire” oltre all’attenzione per la sostenibilità ambientale, realizzata mediante realizzazioni che vanno da : case popolari (IPES – Istituto per l’Edilizia Sociale) e private classificate con il sistema energetico KLIMAHOUSE, raccolta differenziata “spinta” verso il riciclo, attenzione per lo spazio urbano, per i giochi bimbi, ecc., ciò che veramente stupisce, soprattutto, è il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile.

Stupisce di ammirazione, e di invidia, mentre oggi 30 gennaio 2011 a Milano, e solo a Milano, e non in tutta l’Area Metropolitana, viene sospeso il traffico, dopo settimane di costante superamento (anche di 5 o 6 volte di più) della soglia massima consentita di polveri sottili di 50 microgrammi per metro cubo di aria.

Bolzano autobus a metano
 
 
 

P.U.M. –  Piano Urbano della Mobilità 2020

Bolzano, capoluogo dell’omonima provincia autonoma,  ha 104.029 abitanti (al 31-12-2010), una superficie territoriale di 52,34 chilometri quadrati, una densità di 1986, 01 abitanti/chilometro quadrato. Da un’analisi dello stato di fatto della mobilità urbana di Bolzano al 2009, emerge che mediamente solamente il il 27,2% degli abitanti si sposta in automobile, mentre il 6,7 % usa il motorino, il 7,6 % il mezzo pubblico, il 29 % la bicicletta ed il 29,5% si sposta a piedi. Sulla rete viaria d’accesso alla città circolano ogni giorno ca. 150.000 autoveicoli (mezzi pesanti 14%), di cui 90.000 entrano ed escono dall’area urbana. Quindi una situazione virtuosa, che fa già di Bolzano, una delle città europee ad “alta sostenibilità”, da prendere quale esempio. Per la redazione del P.U.M. quindi, l’amministrazione comunale si è posta i seguenti precisi obiettivi:

1) Migliorare la fruibilità dello spazio pubblico.

In generale, è lo spazio la risorsa più limitata di cui dispongono le città. È evidente che uno spazio limitato va utilizzato nel modo più efficiente possibile. Ciò significa potersi muovere soprattutto a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. In questo modo lo spazio urbano può effettivamente riprendersi il ruolo per cui è stato pensato, ossia diventare luogo di incontro, di intrattenimento, di gioco, tempo libero e, ovviamente, della mobilità. Sono gli spazi belli, di alta qualità che la gente frequenta volentieri. Uno degli aspetti importanti per migliorare la qualità di vita nei quartieri riguarda proprio la riduzione del traffico, in particolare quello in transito.

  • Garantire a chi vive in città un alto livello di mobilità senza dovere necessariamente possedere un’automobile.
  • Continuare a garantire una forte attrattività della città, per quanto concerne il turismo il commercio, la cultura e i servizi, con un’offerta complessiva di mobilità dedicata a queste funzioni.
  • Conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 previsti nello studio elaborato dall’EURAC (L’Accademia Europea di Bolzano è un innovativo istituto di ricerca e di formazione privato. Fondata nel 1992, l’EURAC è composta da nove istituti che svolgono attività di studio e ricerca nei seguenti settori: Linguistica applicataMinoranze ed AutonomieSviluppo sostenibileManagement e cultura d’impresa e Scienze della Vita ) ridurre le micropolveri sottili presenti nell’ambiente urbano.

Compito primario del P.U.M. di Bolzano è quindi quello di individuare strategie e soluzioni coerenti per lo sviluppo di un sistema integrato di mobilità per la città in grado di favorire una migliore fruibilità del territorio urbano per aumentarne la vivibilità.

Bolzano – arredo urbano e giochi bimbi

 

2) Piano operativo

Per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal P.U.M. sono stati individuati i seguenti ambiti d’intervento:

a. Riqualificazione degli spazi urbani, prendendo in considerazioni prima di tutto i cittadini in quanto pedoni e abitanti.

b. Messa in sicurezza, miglioramento e ampliamento della rete di piste ciclabili.

c. Aumento qualitativo/quantitativo dell’offerta di trasporto pubblico.

d. Politiche della sosta che consentano una migliore fruibilità dello spazio pubblico.

e. Riorganizzazione del traffico veicolare per consentire di raggiungere le destinazioni minimizzando gli attraversamenti della città; ciò richiede la costruzione di nuove infrastrutture stradali esterne.

f. Definizione del sistema viario destinato anche al traffico pesante.

g. Implementazione di nuove tecnologie per la gestione della mobilità.

3)  Riqualificazione degli spazi urbani

Ad eccezione del centro storico e poche altre zone, lo spazio pubblico è destinato prevalentemente agli automezzi – strade, parcheggi, aree di sosta – che, come precedentemente illustrato, sono utilizzati per meno di un terzo negli spostamenti dei cittadini.  È pertanto più che necessario un riequilibrio della fruibilità collettiva dello spazio urbano, che tenga conto in modo più equo delle esigenze degli utilizzatori. È in questa prospettiva che è stata individuata tutta una serie di interventi di riqualificazione urbana delle piazze, strade e delle loro connessioni.   Gli interventi saranno differenziati in base alla valenza e alla classificazione delle strade per cui non potranno essere attuati indistintamente su tutte le vie della città. In linea di principio essi prevedono di:

• redistribuire in modo più equo lo spazio da destinare ai vari utilizzatori;

• conferire precedenza generalizzata per i pedoni;

• creare spazi di aggregazione attraverso un adeguato arredo urbano (soprattutto giochi bimbi);

• mettere in sicurezza i percorsi pedonali attraverso opportuna pavimentazione, illuminazione e   segnaletica;

• eliminare le barriere architettoniche ed aumentare i “posti di sosta” per il pedone (panchine);

• realizzare corsie preferenziali per il trasporto pubblico;

• regolamentare il traffico veicolare di accesso e d’uscita dalle strade mediante segnaletica orizzontale, verticale e impianti semaforici;

• ridurre la velocità dei veicoli anche attraverso dispositivi rallentatori o piattaforme rialzate ed aumentare le aree residenziali a 30 km orari;

• delimitare gli stalli per la sosta dei veicoli, ciclomotori, biciclette;

• realizzare un arredo urbano di qualità che agevoli la mobilità ciclo-pedonale;

• limitare temporaneamente l’accesso degli automezzi;

• ridurre e riorganizzare i posti macchina sulle strada.

È previsto di intervenire progressivamente in tutti i quartieri della cittá.

Bolzano – Portale conta biciclette
 
 

4). Piste ciclabili – messa in sicurezza, ampliamento della rete e miglioramento del servizio

A favore dell’uso della bicicletta è stato fatto molto negli anni passati. Oggi Bolzano dispone di una rete di 48 km di piste ciclabili ed è un modello per altre città europee. Oggi il 29 % degli spostamenti a Bolzano avviene in bicicletta.  Nonostante questo ottimo risultato, il P.U.M. pone particolare attenzione al miglioramento della sicurezza delle piste ciclabili esistenti, al completamento delle rete all’interno della città ed alla realizzazione dei collegamenti mancanti con i comuni limitrofi.   È inoltre prevista l’attivazione di ulteriori servizi e incentivi per incrementare ulteriormente l’uso della bici in città.  A completamento delle rete è prevista la costruzione di ulteriori rami di piste ciclabili per un totale di circa 15 km individuati entro 2020.

Bolzano – Pista ciclabile e pista pedonale
 
 

4.1) Messa in sicurezza dei percorsi ciclabili

Al fine di ridurre le situazioni di pericolo dei ciclisti sono soprattutto necessari interventi per migliore la sicurezza nelle intersezioni stradali. Essi prevedono:

• illuminazione mirata

• segnaletica di immediata percezione

• pavimentazioni adeguate

• fasi semaforiche per la suddivisione dei flussi e delle svolte

• rispetto degli angoli di visibilità

• introduzione di sistemi di rallentamento.

Laddove per carenza di spazio non è possibile realizzare i percorsi ciclabili in sede propria, la maggior sicurezza sarà ottenuta con interventi di moderazione e regolamentazione del traffico veicolare.

4.3) Potenziamento delle aree di sosta e dei servizi

E’ previsto un potenziamento delle aree di sosta esistenti lungo tutta la rete ciclabile e presso i nodi di interscambio modale della rete di trasporto pubblico. Tali aree saranno adeguatamente attrezzate con rastrelliere, coperture ed illuminazione, per garantire un posteggio ordinato e sicuro.

Bolzano – Arredo urbano
 
 

5) Riorganizzazione del traffico veicolare

Come già accennato, è obiettivo dell’amministrazione sgravare i quartieri il più possibile dal traffico, soprattutto da quello di attraversamento. Al contempo la città vuole mantenere e potenziare la propria attrattività per assolvere nel migliore modo possibile il suo ruolo di capoluogo provinciale.  Ciò richiede una riorganizzazione del traffico stradale che consenta agli utenti di raggiungere le destinazione senza dovere attraversare interi quartieri residenziali. E al contempo rendere rapido  veloce il traffico di attraversamento.  Pertanto, le nuove infrastrutture viarie proposte hanno lo scopo di alleggerire la città, di renderla più sicura ed ad una “dimensione ciclo-pedonale”.

6) Trasporto pubblico

Il modo in cui i cittadini soddisfano le proprie necessità di spostarsi dipende fortemente dal livello della qualità del servizio pubblico offerto. E’ obiettivo di questa amministrazione realizzare un sistema integrato di trasporto pubblico di alta qualità, moderno ed ecologico sia all’interno alla città che per il collegamento con le aree circostanti.  Bolzano deve e vuole rimanere una città di grande attrattività per il resto della provincia e per i turisti. È fondamentale però creare le condizioni affinché sempre più persone vi possano avvivare agilmente con mezzi alternativi all’automobile privata.  Lo stesso discorso vale per i cittadini che per lavoro, studio o tempo libero vogliono spostarsi fuori città. Le principali azioni progettuali, riguarderanno:

– potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico su gomma (autobus) mossi da energia ecologica (gas metano);

– realizzazione di un sistema di trasporto pubblico elettrico, metrotramvia;

– potenziamento della rete ferroviaria di trasporto pubblico;

– realizzazione di sistemi alternativi per la mobilità quali : ascensori, scale mobili, funivie, ecc.;

– potenziamento e facilitazione dei “luoghi di interscambio” : treno – bicicletta – autobus – tram – auto.

Bolzano – metrotramvia con Caldaro (Progetto)
 
 

7) I Tempi della Città

La missione del progetto “Tempi della Città” è di migliorare la mobilità dei cittadini, la qualità della vita e la qualità urbana, attraverso la progettazione e la realizzazione di interventi sui tempi e gli orari della città. Le iniziative agiscono su due diversi livelli, tra loro complementari:

  • per una migliore conciliazione dei tempi famigliari, dei tempi di lavoro e dei tempi per sé;
  • per una migliore organizzazione degli orari dei servizi pubblici e per un miglior uso spaziale e temporale della città.

Nell’ambito del progetto “Tempi della Città” sono state sviluppate nel corso degli ultimi anni numerose iniziative di carattere innovativo, che hanno riguardato diversi ambiti di intervento. I progetti di politiche temporali rappresentano azioni complesse e con un forte carattere di innovazione. Essi affrontano spesso tematiche nuove o emergenti in cui sono rappresentati diversi interessi e punti di vista. Per questi motivi il metodi utilizzati presentano alcuni elementi caratteristici:

  • la sperimentazione
  • la partecipazione
  • la comunicazione

L’azione progettuale si realizza quindi attraverso sperimentazioni che assumono normalmente la forma di azioni-pilota, che si realizzano in un determinato contesto territoriale. Una volta poi terminata la sperimentazione il progetto viene eventualmente esteso ad altre realtà.  I progetti sono per loro natura trasversali e vengono perciò costruiti ed attuati in forma partecipata, in un’ottica di governance. Il coinvolgimento di altri uffici comunali e degli stakeholders a livello cittadino, attraverso la costituzione di appositi tavoli di co-progettazione, è un elemento fondante della strategia progettuale. La comunicazione rappresenta un fattore strategico per il raggiungimento degli obiettivi in termini di ascolto, di interazione con i vari partner e di sensibilizzazione della cittadinanza.

Bolzano – Deposito biciclette
 
Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Fondamenta degli incurabili


Emilio Vedova mentre dipingeva uno dei suoi quadri

Sabato, 26 febbraio 2011, ore 17,22. Venezia, Ponte agli Incurabili. Tramonto.

Ho appena visitato la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, che ha sede alle Zattere, Dorsoduro 42, negli ex Magazzini del Sale. Uno spazio antico, una volta produttivo, vicino al deposito dove viene conservato il Bucintoro. Tale spazio espositivo, dove vengono conservati alcuni dipinti di Emilio Vedova (1919-2006) uno dei più grandi pittori italiani di Arte Moderna Informale, è stato realizzato su progetto dell’architetto Renzo Piano, ed è dotato delle più moderne tecnologie per la conservazione e la fruibilità delle opere d’arte. La Fondazione Vedova ha anche spazi aperti ai lavori degli artisti di tutto il mondo, soprattutto giovani, che vogliono confrontarsi in maniera dialettica con le opere di Vedova. I quadri, tutti di grandi dimensioni, dal loro deposito, vengono condotti più volte al giorno, da un macchinario robotizzato (posto sul soffitto), nella loro collocazione espositiva, con programmi di disposizione, sempre diversi. Lo spazio è stretto e lungo, molto alto, le pareti sono in mattoni a vista, antichi, il pavimento è in legno naturale, ad assi, inclinato verso l’unica porta di ingresso ed uscita. Vedova lavorava sull’azione, sul fare, gettando, agendo sulle tele bianche, con i colori. La sua strategia era soprattutto linguistica, semplice, comunicare, informare in maniera chiara alla società, ai suoi interlocutori le sue poche tematiche, il suo impegno di approfondimento costante su di esse : pittura, spazio, tempo, storia, futuro. Per comunicare, ma anche soprattutto, per condividere.

Fondazione Vedova

Come ho scritto all’inizio, sto camminando lungo le Fondamenta del Canale della Giudecca, nella luce dorata, di un tramonto che avviene dopo una giornata calda e serena. Tutto sembra magico e sospeso, come se il tempo, per un attimo avesse rallentato cercando di fermarsi. E’ il primo fine settimana di Carnevale, a Venezia le folle mascherate invadono gioiose la città, ma io, guidato da una provvidenziale “App Mappe” dell’IPad, e dai ricordi, ho guidato i miei 5 accompagnatori in luoghi molto lontani dai percorsi turistici, dove Venezia appare ancora per quella che è, una città bellissima, un labirinto di viuzze, calli e campi, disabitata e morente, fatta di gente anziana (tanta) e giovani (pochi). Una città che, proprio come nel percorso artistico di Emilio Vedova, è riuscita a ragionare su sé stessa a conciliare il proprio spazio urbano, il proprio tempo costruito intorno all’acqua, con la propria antica storia, per costruire un futuro solido, che oggi si sta concretizzando proprio in “contaminazioni”, come è la Fondazione Vedova, dove opzioni tematiche tra loro molto distanti coesistono meravigliosamente.

Mentre cammino seguendo idealmente i percorsi veneziani di Iosif Brodskij, che tanto amo come scrittore, così ben descritti nel libro – Fondamenta degli Incurabili – (Adelphi, 1989), mi si prospetta di nuovo il tema della comunicazione, della capacità, tramite essa di operare sintesi da condividere con gli altri. Scrive Brodskij, a chiusura  del libro che ho appena citato : “ Acqua è uguale a tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi,  fatti in parte d’acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l’acqua, questa città (Venezia) migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell’universo. Perché la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore : la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perché anche l’amore è superiore, anch’esso è più grande di chi ama.”

Una maniera di descrivere Venezia (l’acqua, la staticità della città) e fare allo stesso tempo considerazioni  (la bellezza urbana, il futuro, l’amore). Brodskij, il poeta, ci trasmette l’essenza stessa della città di Venezia, ce la descrive sintetizzandola. Informare, comunicare, condividere, vuol dire, certamente non essere all’altezza di un premio Nobel, perché è impossibile, ma comunque provare a suscitare interesse in maniera curiosa, intelligente, colta, ma soprattutto chiara e condivisibile, mettendo amore e qualità in ciò che si fa.  E’ molto diverso dal pretendere di informare e comunicare tanto, forse troppo, generando molto rumore per nulla. Vuol dire soprattutto informare e comunicare il minimo necessario (lavorando perché questo avvenga), in maniera chiara e semplice, facendo in modo che il messaggio raggiunga tutti indifferentemente. Ecco io chiedo a coloro che oggi lavorano nel campo dell’informazione e della comunicazione, infestato di messaggi e strumenti di comunicazione (giornali, televisioni, internet, ecc.) che generano solamente una grande distrazione di massa, dove il cinismo, il sensazionalismo, l’audience, hanno preso il sopravvento, e tutti dichiarano che tutto è possibile, per poi fare esattamente l’opposto e contraddirsi, chiedo a costoro che lavorino per costruire qualcosa di più semplice, e credibile per tutti.

Bisogna “ritrovare un percorso alternativo”, non seguire quello della massa. Sottrarsi  a quel “pensiero unico” che pretende di appiattire tutto come se fosse uno schiacciasassi. Non bisogna pensare di essere “Incurabili”, persi in un mondo ostile e non modificabile, accontentandosi di contare delle quantità su degli istogrammi o i picchi delle curve cartesiane. Si deve agire sulla crescente insofferenza nei confronti della comunicazione mass-mediatica, per costruire una informazione ed una comunicazione con contenuti di qualità, limpida come l’acqua, credibile, che abbia una sua bellezza ed un suo fascino e soprattutto sia condivisibile nella maniera più ampia possibile. Ecco io credo che ci si debba porre questo come obbiettivo quando ci si occupa dell’informazione, e della comunicazione, utilizzando i mezzi oggi a disposizione in maniera gioiosa, creativa, innovativa, proprio come facevano Emilio Vedova e Iosif Brodskij.  Impossible? Impossible is nothing!

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

L’uomo antibiologico


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L’uomo persegue, con ossessione metodologica, una strada antibiologica, tesa a costruire, fuori di sè un sapere innaturale, contrario alle regole ed ai principi della Natura. Un “sapere come rete di modelli”, in cui la cultura è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell’uomo. Una rete geometrica, astratta, matematica, che spesso si cerca di “spacciare” come simbionte della natura, ma che invece è da essa completamente distante ed avulsa.

Come scrive Claudio Magris nel bellissimo articolo – L’urlo della natura – pubblicato a pag. 34 del Corriere della Sera di Domenica 13 marzo 2011 : “L’orgoglio dell’uomo che con la sua tecnica soggioga la natura o l’invettiva contro questo orgoglio partono da un abbaglio: dalla contrapposizione fra l’uomo e la natura e dalla contrapposizione, altrettanto fallace, fra naturale ed artificiale……L’uomo non sta devastando – La Natura – ma sta compiendo un altro peccato, più autodistruttivo che distruttivo: sta spesso minacciando non la natura, ma se stesso, la propria specie”.

Alla Natura, dell’uomo, molto probabilmente non importa nulla, perchè essa non ha piani, non ha progetti, non ha modelli,  essa (la Natura) è puramente caos sublime, disordine, che ogni tanto trova instabili e momentanei equilibri, o mimetismi di tali equilibri, a cui noi specie umana attribuiamo il significato di “ordine”, che invece non è.

La Natura è infinita ed eterna, mentre noi, specie umana, siamo finiti ed abbiamo solamente un illusoria speranza di eternità, per nulla realizzabile; e ciò ci rende arroganti, presuntuosi, capaci di modificare, di distruggere il nostro intorno e la natura all’abbisogna.

Ecco io vedo nelle immagini dello Tsunami, dell’Oceano Pacifico, che invade la pianura irrigua di Sedai nella Prefettura di Miyagi, distruggendo colture, conurbazioni, canali, e tante vite umane, la Natura che riafferma la propria dimensione, la propria indifferenza : Il Caos sublime. Distruggendo la rete, l’ordine geometrico della specie umana, di fatto inutile, ridicolo ed insignificante rispetto all’eternità, all’infinito.

Alla fine, non rimarrà molto di noi specie umana, del nostro transito terrestre.

Sendai prima dello Tsunami  26.02.11                    Sendai dopo lo Tsunami 12.03.11

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Il palcoscenico degli Dei


In alto torreggia prominente e bianco il ghiacciaio degli Dèi potenti – (Milarepa)

Chi non ha imparato a morire non sa vivere – (Libro Funerario Tibetano)

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Il museo di Castel Firmiano a Bolzano

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