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Builders of the future

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Expo 2015

Nutrire il cemento. Energie per la “fuffa”


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Il progetto Expo 2015 di Burdett, Herzog, Boeri, Petrini con cui si è vinta la manifestazione a Milano

Poco prima che Expo 2015 succeda, ecco il bel racconto di Stefano Boeri, che descrive (alla televisione della Svizzera Italiana), lo “scempio” che si è fatto dell’evento e del sito espositivo. Facendo delle proposte per “salvare il salvabile”. Un racconto “critico” ma reale, che è anche una riflessione sullo stato dell’arte della società milanese.

A COSI

Quanto si sta effettivamente realizzando, in totale spregio rispetto al progetto iniziale

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Gate


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Il nuovo “Gate di Expo 2015” nel centro di Milano, è in corso di realizzazione in quella che era Piazza Cairoli. Lo studio che ha vinto il concorso indetto dall’ente organizzatore, per questo importante riferimento architettonico di Expo è Scandurra Studio.

Il progetto è stato osannato dagli stessi concorrenti, tra cui spicca Cino Zucchi curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale architettura di Venezia), vero e proprio sostenitore dell’intervento vincitore. Altri invece, tra cui il Fai ed Italia Nostra hanno espresso seri dubbi.

Ad una visione attenta, l’opera sembra fatta per rimanere lì per sempre; infatti l’uso di materiali “pesanti” quali il ferro ed il vetro, fanno presupporre che probabilmente ci troviamo di fronte al solito “vizietto” milanese, il tentativo di rendere il provvisorio definitivo.

L’intervento per il Gate di Expo 2015 oltre a negare in maniera abbastanza ridicola e becera la visuale tra il Castello Sforzesco e Piazza Cordusio, ha un sinistro “aspetto montano”, evocando nelle forme e nei colori due cime innevate.

Ma il tema di Expo 2015 non era “Nutrire il Pianeta. Energie per la vita”? Invece la giuria che ha optato per questa soluzione progettuale, sembra abbia partecipato alla selezione per il “Gate” delle Olimpiadi invernali. Peccato che Milano, non sia nemmeno candidata per tale manifestazione per i prossimi lustri.

Possiamo quindi, tranquillamente  annoverare questo intervento, come l’ennesimo tentativo di “sviare” l’attenzione della pubblica opinione internazionale da quella grande bellezza italiana, che è il legame intimo e vincolante tra enogastronomia e paesaggio. Uno sviamento anche sinergico a dilapidare i soldi pubblici, ed alla produzione alimentare di massa, con una particolare attenzione ad incrementare il consumo di suolo. L’ennesimo tentativo di fare di Expo 2015 un “fiasco” ed un inno al cemento, come sembrano anche indicare le infelici scelte urbanistiche ed architettoniche del sito (diverse da quelle con cui si è vinta la gara del BIE), la grafica e la mascotte (assegnata alla Disney e non ad un grafico italiano).

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My Stop


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Ancora un’architettura di “pelle”, e nemmeno di “pelle buona”(come invece è il magico MY STOP dello Studio Hotz & Partner ormai completato qualche annetto fa), il risultato del concorso internazionale per il “Padiglione Italia” di Expo 2015, rappresenta quanto di più retrivo e triste si potesse immaginare. Infatti il progetto del raggruppamento di imprese, come si dice oggi, costituito da : Nemesi & Partners Srl di Roma, Proger SpA di Pescara e BMS Progetti Srl di Milano, ha partorito un “topolino”, un progetto “fragile, fragile”, che assomiglia molto ad un “autogrill”, ad un “supermercato”, e si vede quindi costretto a trincerarsi dietro l’eco sostenibilità spinta (soprattutto impiantistica) data dall’equilibrio tra “produzione e consumo di energia”.

A pagare pegno è l’architettura, assente non giustificata, per lasciare spazio alla “grafica” al “design”. Ed il tutto capita a Milano, capitale dell’architettura italiana, con Giuseppe Terragni, Piero Bottoni, Giò Ponti, Franco Albini, Ignazio Gardella, Vico Magistretti, Aldo Rossi, Gae Aulenti, ecc., che si rivolteranno nelle loro tombe, e probabilmente il “grande vecchio inossidabile” Vittorio Gregotti che già mastica bile.

Un pò poco per un’Expo “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”, che ambiva (quando è stata vinta da Milano) ad essere un momento alternativo, un “pensatoio” di riflessione, su questo grande evento, commerciale/mediatico, che di solito si chiude in un “bagno di sangue” (economico) per il paese organizzatore.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA               Quì sopra, immagini dei lavori nel sito Expo 2015 a Milano (29/01/2012)

822 giorni all’alba (o forse, meglio, al tramonto) – Oggi 29 gennaio 2013, abbiamo eseguito l’ennesimo sopralluogo sul sito dove si stanno realizzando i “lentissimi” lavori per la realizzazione di Expo 2015. Il cantiere appare molto indietro, i lavori procedono come al rallentatore, mediante l’impiego di sparute maestranze, ed anche i mezzi meccanici utilizzati sembrano pochi. Le reti aeree sono ancora tutte da rimuovere, ed anche la viabilità interna all’area è ancora operativa, come lo sono le intense attività di prostituzione femminile, da sempre cifra stilistica dell’area.

Il 31 gennaio 2013, scaduti i termini per l’iscrizione al concorso internazionale di progettazione per il “Padiglione Italia di Expo 2015” (consegna 20 febbraio 2013). Nei “deliri” del bando si legge :

Il Padiglione Italia dovrà quindi esprimere a tutti i livelli questa relazione concettuale fra cultura e coltura, divenendo un laboratorio d’idee e creatività, proposte e soluzioni, uno spazio protetto e che, allo stesso tempo, offre visibilità per le energie fresche e giovani che operano nel nostro Paese. 
Un’architettura che offra un’immagine creativa e allo stesso tempo riconoscibile dell’italianità, né rappresenti l’identità oltre gli stereotipi e gli schemi consolidati, un’immagine inedita per un Paese in continua evoluzione“. 

t4_prpi__pad_regionaliUn’immagine recente di come sarà Expo 2015

Può l’architettura : “esprimere a tutti i livelli ….. una relazione concettuale tra coltura e cultura”? Può l’architettura di un singolo edificio essere: “l’immagine inedita di un Paese”? Può il testo di un bando, per un concorso di idee internazionale, essere così “farlocco”? Forse da architetti, ma soprattutto da Cittadini, dovremmo porci il perchè di un testo siffatto, per la realizzazione di un edificio così importante dell’importo presunto di circa 40 milioni di euro, collocato in un’operazione “usa e getta” di oltre 2 miliardi e mezzo di euro (viabilità e trasporti pubblici compresi). Edificio che è poi “imbrigliato”, sempre nel bando di concorso, da esigenze di rapidità realizzativa e di distribuzione funzionale.

Insomma dallo “splendido orto planetario”, poco costruito e con tanto verde, per favorire un’Expo diffusa nella città di Milano, pensato da Stefano Boeri e soci; si è passati al grande supermercato “stile outlet”, denso e molto costruito, con poco verde (soprattutto alberi), e con tutte le attività concentrate nel sito Expo, che è poi l’attuale masterplan in costruzione.

Ecco allora, nascere la necessità impellente di concentrare in un’unico edificio (il Padiglione Italia), le relazioni tra “cultura” e “coltura”, visto che tutto il resto è la solita banale rassegna “fieristica” di edifici frutto di una “folle ridda” di architetture strane, fatte per vendere i “prodotti” di ogni Nazione partecipante, e soprattutto degli sponsor.

Del tema originario “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e del suo progetto che ci ha fatto vincere la manifestazione, rimane poco (molto poco). Rimane solamente il classico modello di Expo, quello che abbiamo sempre visto, certamente meno splendido e dai numeri di visitatori, che saranno certamente più contenuti (di quello cinese), vista la crisi economica che attraversa tutto il mondo occidentale.

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Giuliano PiGiTi


PGT – Documento di Piano – Due delle quattro Tavole di progetto

Si legge sul sito del Comune di Milano (alla voce : Piano di Governo del Territorio) : – Il Consiglio Comunale, con delibera n. 16 nella seduta del 22 maggio 2012, ha approvato le “Controdeduzioni alle osservazioni e approvazione del Piano di Governo del Territorio articolato nel Documento di Piano, nel Piano dei Servizi e nel Piano delle Regole, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13 della L.R. 11 marzo 2005 n. 12 e s. m. i.”. A far tempo dal 21 novembre 2012 l’avviso di approvazione definitiva e deposito degli atti costituenti il Piano di Governo del Territorio (PGT) è pubblicato sul BURL n. 47 – Serie  Avvisi e Concorsi, ai sensi e per gli effetti dell’ art. 13, comma 11 della l.r. 11 marzo 2005  n. 12 e successive modificazioni e integrazioni. – Che in parole povere vuol dire che lo strumento urbanistico principale del Comune di Milano, il PGT, diventa operativo.

Infatti, lo stesso Ordine degli Architetti di Milano, riceve il seguente avviso, dallo Sportello Unico per l’Edilizia –

ATTENZIONE:

SI COMUNICA CHE IL GIORNO 21/11/2012 E’ ENTRATO IN VIGORE IL PGT (PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO) E PERTANTO PROVVISORIAMENTE FINO ALLA PROSSIMA SETTIMANA LA PRESENTAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILIZI, I SERVIZI “DOMANDA ELETTRONICA” E “GESTIONE APPUNTAMENTI” ON LINE SONO SOSPESI PER CONSENTIRE L’ALLINEAMENTO INFORMATICO DEL PROGRAMMA AI NUOVI RIFERIMENTI DI INQUADRAMENTO URBANISTICO. I NUOVI MODULI SARANNO PROGRESSIVAMENTE DISPONIBILI SUL SITO.

Avviso “inquietante”, che fa presagire giornate, settimane e mesate “misteriche, campali e criptiche” per chiunque vada a chiedere informazioni all’Ufficio Tecnico di via Pirelli 39.

“Un Piano equilibrato, che rimette al centro la città. Ampiamente condiviso con i cittadini”, queste le prime parole con cui l’assessore all’Urbanistica e all’Edilizia Privata, Ada Lucia De Cesaris, ha espresso il proprio parere, commentando l’approvazione del PGT (Piano di Governo del Territorio) di Milano. Si trincea l’assessore dietro al 44% di osservazioni al PGT accolte.

Il PGT Pisapia è di fatto rimasto segretissimo, fino all’ultimo, senza, la profusione di immagini (dati, tavole, documenti, ecc.) garantita dall’operazione mediatica del duo Moratti/Masseroli. Operazione che però, se non altro, ha consentito all’opinione pubblica di dibattere, di questo strumento fin dalle sue fasi iniziali. Oggi, con il PGT di Pisapia, riserbo più assoluto, alla “facciazza” della partecipazione.

Qui il link con tutti i documenti.

Se vi guardate gli elaborati (pesantissimi) moltissime, forse troppe “questioni” restano irrisolte. La principale è quella riguardante il  “Sistema di attribuzione di edificabilità”, che avviene tramite un indice unico, totalmente indifferenziato, che è  applicato all’intero territorio comunale.  Ciò, se unito alla libera trasferibilità dei diritti edificatori e alla liberalizzazione delle destinazioni d’uso, se non sarà meticolosamente “regimentato con sapienza” come richiesto a gran voce da tutti i detrattori della “Versione Moratti del PGT”, potrebbe dare il là a delle iniziative immobiliari/speculative concentrate (anche per volume ed slp) esclusivamente su aree e funzioni di maggior valore e pregio, vista anche la grave crisi del settore edilizio. Il tutto a scapito della “sistemazione”  delle aree periferiche, e di una riqualificazione diffusa (soprattutto delle aree dimesse), evitando così ulteriore consumo di suolo. Ad una prima lettura “grossolana” il PGT Pisapia, sembra sia  stato riequilibrato nel dimensionamento volumetrico complessivo. Infatti, se vi ricordate i grattacieli “a mazzi” del PGT Moratti, dietro al Cimitero Maggiore di Musocco, possiamo garantire che non ci sono più, abilmente “nascosti” proprio in quell’assunto “pericolosissimo”, prima descritto, dell’ indice unico.

Il PGT sembra anche caratterizzato, tra l’altro, da una maggiore attenzione all’edilizia sociale, all’Housing Sociale, senza però dare una risposta seria alla ormai gravissima richiesta di quella che una volta si chiamava “Edilizia Economica Popolare”. Ogni anno nel comune di Milano, vengono consegnati circa 100/200 alloggi, a fronte di una richiesta di “migliaia” (in provincia di Milano sono esecutivi 13.000 sfratti – Fonte SUNIA).Anche la tavola degli “Ambiti di Sensibilità Paesaggistica”, riserva delle sorprese. Innanzitutto l’allargamento dei nuclei storici esterni, fino alle mura spagnole (ed in alcuni casi oltre), cosa che imporrà sicuramente di assoggettare le pratiche edilizie che avverranno in queste zone, alla Commissione per il Paesaggio.

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Dettaglio)

PGT – Documento di Piano – Ambiti di prevalenza del paesaggio (Stralcio Legenda)

Poi una curiosità, nell’elenco degli edifici di “rilevanza civile, religiosa, storica e culturale”, (notevolmente ampliato) si nota che gli estensori del Piano, hanno “vincolato” anche l’edificio dell’Ufficio Tecnico comunale di via Pirelli 39. Probabilmente dovuto al fatto che l’edificio progettato da V. Gandolfi, R. Bazzoni, L. Fratino, costruito tra il 1955 ed il 1966, è di proprietà comunale ed è stato costruito più di 50 anni fa, cosa che ne impone un vincolo.

Il PGT sembra inoltre, come quello di Morattiana memoria, non offrire, ancora, risposte adeguate alla dimensione di una metropoli che si estende ben oltre i suoi confini amministrativi e che richiedono strategie (politiche amministrative) e “visioni” di scala sovracomunale, riguardanti anche la collocazione di funzioni decentrabili e infrastrutture, forse evitabili, invece collocate dal progetto del PGT all’interno del territorio di Milano. Un PGT quindi che ignora la “incalzante” Città Metropolitana che si sta costituendo, superando la logica “micragnosa” e limitata al solo territorio comunale.

E’ questo PGT, espressione  proprio caratteristica di una Giunta, quella Pisapia, che negli assunti iniziali, doveva garantire ai propri elettori una serie di “tutele”, e che invece, con quell’atteggiamento “gentile” che la caratterizza, di fatto “nasconde” nel corpus del PGT, lo stesso “cancro” del consumo di suolo presente nel PGT Moratti.

Insomma oltre alla “fregatura” dell’Expo 2015, che in sede di campagna elettorale sembrava essere cosa che si ri-avvicinava al progetto iniziale del “grande pratone telonato” (pochissimo costruito e con eventi diffusi nell’esistente), ed invece così non è stato (una volta eletto), Pisapia, ci propina anche l’amara medicina di un PGT “un tantino palazzinaro” ma abilmente nascosto e probabilmente “a volume diluito” nel corso del tempo.

Un’ultima annotazione riguarda il cartiglio, ad una lettura attenta si nota la “massa” di professionisti e tecnici, che hanno preso parte all’operazione di stesura del Piano di Governo del Territorio di Milano, poi però se si legge in fondo alla “lista”, alla voce “Altre collaborazioni”, probabilmente si individuano i nomi esatti di coloro che di fatto hanno adattato il PGT Moratti alla “versione di Pisapia”, o per meglio dire al PGT Ada Lucia De Cesaris.

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Lavorare meno per lavorare tutti


Mentre ieri, 16 luglio 2012, si aggiudicavano i lavori per la così detta “piastra” di Expo 2015, ci siamo recati a dare un occhio al cantiere. Quello in atto di cantiere è quello vinto dalla cordata capitanata dalla Cmc (http://cmcgruppo.com/cmc/) , per la bonifica e la “pulitura” dell’area, con un ribasso del 42,83%. Già allora trasalimmo, ma oggi a stupirci ancora una volta è il ribasso della cordata capitanata dalla Mantovani (http://www.mantovani-group.it/), che con un ribasso del 41,80% si è aggiudicata la gara per la “piastra”, che poi sono i basamenti interrati (tipo scantinati con i relativi accessi) su cui poggeranno i vari padiglioni, il percorso centrale “telonato”, gli impianti, la viabilità, ecc.. Così dai 272 milioni di opere e materiali valutati come base per la gara, si è passati ad un importo di 165 milioni. Se si tiene conto che, chi è arrivato secondo aveva offerto un ribasso del 36%, mentre gli altri partecipanti in genere hanno offerto ribassi tra il 20 ed il 30%, bene si può comprendere quello che è successo e soprattutto quello che succederà. Il meccanismo della “Merloni”, la legge sugli appalti pubblici, ora Dlgs 163 del 12 aprile 2006 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06163dl.htm) è ormai un “meccanismo infernale”, che produce sempre dei “mostri”. A soffrirne sono la qualità, i tempi ed i costi. Infatti, quasi sempre all’eclatante ribasso (anche frutto della grave crisi in cui versa il settore edile), succede una fase in cui l’impresa vincitrice, mette in difficoltà il suo controllore (in questo caso Expo 2015), con continue varianti e/o riserve che fanno lievitare i costi ed i tempi. Non sempre (o meglio quasi sempre) la struttura pubblica non è in grado di “cavalcare” questa fase ed alla fine i costi lievitano sino a rientrare completamente (o addirittura di più) del ribasso offerto in sede di gara. E’ un gioco al massacro, dove il ricatto è giocato dalle imprese, sui tempi, che in questo caso sono inderogabili, in cambio di denaro. Quello che inizialmente da tutti sarà “cantato” come un risparmio, si tradurrà a consuntivo finale in un ennesimo aumento del debito pubblico. Vedremo, speriamo di non essere “uccelli del malaugurio”, ma tant’è, le cicatrici ottenute di persona su questi temi, mi fanno presupporre che il risultato finale non sarà molto diverso da quanto sopra descritto.

Forse ha ragione Serge Latouche, che in una bella intervista al quotidiano on-line “Lettera 43” di oggi 17 luglio 2012, dichiara che per l’Italia, in queste condizioni economiche e di assetto istituzionale, la cosa migliore sarebbe una bella bancarotta, da cui ripartire (come ha fatto l’Argentina, poi ripresasi egregiamente), con nuove regole e nuove prospettive per il futuro. Certamente, se così sarà, una delle prime cose da affrontare è una profonda rivisitazione sulla legislazione inerente gli appalti pubblici, visto che fa acqua da tutte le parti e soprattutto fa spendere molto più denaro di quello inizialmente previsto, ingigantendo così il debito pubblico. E dato che di ciò la politica italiana, che già si appresta alle elezioni del 2013, nemmeno ne parla, noi facciamo a questo punto il tifo per la bancarotta!

http://www.lettera43.it/economia/macro/italia-serve-la-bancarotta_4367557970.htm

Ma ritorniamo all’area di Expo 2015, i lavori languono e soprattutto le bonifiche sono ben lontane dall’essere in  stato avanzato. I lavori sono puntuali e non generalizzati. Ad oggi la grande trasformazione in loco, che è avvenuta (e colpisce lo spettatore) è la moltiplicazione delle prostitute, che da sempre infestano l’area anche di giorno, probabilmente dovuta alla presenza del personale maschile delle imprese che lì lavorano.

          Area Expo 2015, una prostituta ogni 40/50 metri

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In mezzo scorre il fiume (Terragni vs Bottoni)


A Milano, Corso Sempione, è un’arteria di notevole importanza, non soltanto viabilistica. Il nome di Corso Sempione, asse stradale monumentale realizzato in epoca napoleonica sul tracciato della storica via del Seprio, deriva dal toponimo della porta Sempione, erede dell’antica porta Giovia.

L’Asse stradale  si dirige verso nord-ovest, in direzione del Passo del Sempione (lo Svizzero Simplon-Kulm 2005 metri di altitudine). E’ quindi un’arteria storica di importanza Nazionale e Internazionale, che consentiva i rapporti soprattutto commerciali, con i paesi d’oltralpe innanzitutto Francia e Svizzera . Di fatto l’Asse del Sempione è da sempre un’arteria di paesaggio, che ha regolato, nel corso del tempo, lo sviluppo di questa parte della Lombardia, che oggi è di fatto è divenuta,  una Città-Infinita intensamente costruita, di quasi un milione di abitanti, che raggiunge il Lago Maggiore.

Il tracciato urbano di penetrazione dell’asse, nel corpo cittadino di Milano, non fu mai realizzato, a causa dell’utilizzo protratto della Piazza d’Armi, poi trasformata in Parco Sempione. Verso la campagna, il Corso Sempione terminava al rondò della Cagnola (in fondo al Corso, ora Piazza Firenze), realizzato per consentire l’inversione delle carrozze a cavalli dei nobili a passeggio, secondo gli usi del tempo. Più oltre la strada si biforcava, confluendo con due brevi tronchi sulle preesistenti strade Gallaratese e Varesina.

Con gli Austriaci, l’Asse del Sempione perse importanza, sostituito dall’asse diretto verso nord-est, in direzione della Villa di Monza (attuali corso Venezia, corso Buenos Aires e viale Monza). dopo l’Unità d’Italia il corso Sempione venne addirittura tagliato a livello da due linee ferroviarie: nel 1870 quella per Vigevano (soppressa poi nel 1931) e nel 1879 quella per Saronno (portata in trincea nel 1929.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nonostante la costruzione di numerosi edifici residenziali anche di prestigio, il corso ha mantenuto fino ad oggi un aspetto dimesso: anche il tratto più prossimo all’Arco della Pace, che ha “subito” un nuovo arredo urbano progettato dall’arch. Vittoriano Viganò, negli anni ottanta del Novecento, ha conosciuto un rapido degrado.

E’ questo un asse che come abbiamo detto costituisce anche un “disegno” urbanistico che costruisce l’intorno di un intero settore del tessuto urbano, quasi fosse un “fiume” che penetra nel disegno radiocentrico di Milano.

Non a caso, proprio qui, due edifici: Casa Rustici di Lingeri e Terragni (1933/36) e il Palazzo INA di Piero Bottoni (1953/1958) si confrontano, quasi l’uno di fronte all’altro, proprio a significare il duplice tentativo, ambedue andati perduti, di dare a Milano, un futuro urbanistico “importante”, da grande metropoli, a questa città di fatto “piccola” non soltanto nei numeri, ma soprattutto nei suoi amministratori.

Foto di Laura Montedoro

Casa Rustici (Corso Sempione 36), nel progetto di Terragni e Lingeri, si individuano elementi tipologici e compositivi molto innovativi (finestre molto ampie, logge a passerella, tetto terrazza, ecc.), assenti nelle altre realizzazioni del “duo” delle altre cinque case milanesi costruite, maggiormente condizionate dai vincoli imposti dai rigidi regolamenti edilizi milanesi. Di fatto la Casa Rustici è il primo intervento di un quartiere che dopo la dismissione della cintura ferroviaria intendeva realizzare uno splendido, modernissimo quartiere, teso a proiettare Milano maggiormente in Europa, ed a livello con l’architettura e l’urbanistica contemporanea degli anni Trenta. Il progetto verrà respinto nove volte, soprattutto per la presenza delle logge passerella, considerate un pesante limite all’apertura dello spazio del cortile. 

Immagine tratta da : http://www.soa.syr.edu – casa.rustici.plans.sm.gif

L’area oggetto dell’intervento INA di Bottoni (Corso Sempione 33), invece, era sottoposta ad un piano particolareggiato in attuazione del piano regolatore approvato nel 1953. Negli studi preliminari del piano (1950) era prevista una soluzione planivolumetrica che superava lo schema di casa a cortile chiuso indicato dalle vecchie norme del regolamento edilizio. Un corpo alto 58 metri ortogonale all’asse stradale si elevava dal verde circostante ed era fiancheggiato su un lato da una nuova strada che, mentre consentiva l’accesso al garage sotterraneo. Una disposizione urbanistica innovativa, di grande respiro europeo, una casa alta per osservare il paesaggio, dal Castello al Monte Rosa. Comunque il Palazzo INA di Corso Sempione non riguarda più soltanto il disegno urbanistico e architettonico della città ma investe anche il concetto stesso dell’abitare introducendo elementi innovativi di un corpo di fabbrica, che richiama in alcuni punti l’Unitè d’Habitation di Le Corbusier : piano terreno a pilotis, tetto abitato, piano intermedio a servizi comuni, ecc.. Il carattere innovativo delle proposte di Bottoni determina un iter progettuale alquanto lungo e alterno, in cui si susseguono numerose ipotesi urbanistiche e architettoniche. Poi alla fine del verde previsto nel Piano Particolareggiato approvato, non rimarrà praticamente nulla. 

Immagine tratta da : http://www.skyscrapercity.com – Piero Bottoni a Milano, Case, Quartieri, paesaggi 1926-1970,edito da La Vita Felice – 30sikxd.jpg

Due approcci, sia al disegno urbanistico che ia quello architettonico e tipologico, completamente diversi, proprio come se fossero su due sponde diverse di un fiume. Da una parte la città, che, seppur moderna cerca ancora un dialogo con la morfologia urbana storica (Terragni, con Lingeri, re-interpreta la casa a corte milanese storica), seppur introducendo tutti gli elementi, anche tipologici dell’architettura moderna. Dall’altra parte, nel dopoguerra, l’esigenza di ri-costruire, induce, quasi in maniera “violenta” ed indifferente, Bottoni a proporre un modello architettonico “internazionale”, dove a prevalere è la logica della casa verticale in linea, per tutti, funzionale ed efficiente. In mezzo, appunto, c’è un fiume; il fiume della Storia.

 
 

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Un’architettura a tempo ?


Da Expo 2015 S.p.a. è  da poco, stato lanciato, il concorso di idee internazionale, per “Architetture di servizio – Principi di sostenibilità per un’architettura a tempo”.

(http://architettureconcorsi.expo2015.org/).

La lettura del bando promuove un’architettura di questi edifici, finalizzata ad un’alta sostenibilità, ma il tutto è come contraddetto da alcune scelte molto discutibili dell’estensore. Innanzitutto, la loro dimensione, queste lunghe stecche (classificate con H1) di 15 metri per 166 metri, alte due piani (Pt + 1°P = 7 metri), contenenti : ristoranti, bar, uffici, negozi di merchandising, centri di assistenza tecnica, primo soccorso, soccorso antincendio, servizi igienici, magazzini e depositi, ecc., rappresentano, indipendentemente dall’architettura lignea o meno  che avranno, dei veri e propri “muri”. Muri, ecologici, smontabili, ma che in numero di 13, fanno ben prevedere la dimensione “impattante” dell’intervento e soprattutto le aspettative di pubblico attese dall’organizzazione. La cosa più inquietante di queste stecche, sono gli interrati, di cui si danno già i dettagli costruttivi e le caratteristiche, in quanto essi, penetrando nel terreno, costituiranno, di fatto, un vero e proprio vincolo alla futura “demolizione” di tutti questi edifici, ed anche delle architetture di servizio. Ci saranno poi i padiglioni delle singole nazioni (69 hanno già ufficializzato la loro partecipazione), gli info-point, altri edifici di servizio. Già viene chiaramente identificato lo stadio per la musica e gli eventi, che Giuliano Pisapia si è già “venduto” durante la recente comparsata alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Degli orti planetari, di boeriana (e splendida) memoria, non vi è più nessuna traccia. Il grande Orto Botanico, è ormai compresso ad una dimensione irrisoria, ridicola. Tutto fa pensare che di quel 52% di verde, previsto dall’accordo tra privato e pubblico, non rimarrà granchè.

Ma la cosa più inquietante è l’uso che si farà di queste stecche. I ristoranti, sono descritti,  per garantire una produzione veloce di cibo, come dei self service: o meglio, dei fast-food. Tanto che nel bando e negli allegati per descriverne gli spazi funzionali, si scrive : “Grande locale per la ristorazione in grado di offrire un servizio variegato e rapido ad un basso prezzo. Il visitatore si serve a diverse “isole” che offrono differenti piatti, poi paga alle casse e si siede nella sala al piano terra o al primo piano. Le basi dei cibi sono preparati nel locale cucina; la maggior parte dei cibi richiede solamente il rinvenimento (ndr. in quanto congelati) o la cottura, che avvengono nelle isole in presenza del pubblico.”. Ma il tema non doveva essere “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”, qui, invece,  sembra un inno al “mangiare veloce”, ai “trash food”, alla cultura degli ipermercati, dei Noodles liofilizzati .

Ma allora ci stanno prendendo in giro “alla grande”, di tutto il preziosissimo lavoro di Carlin Petrini, sul cibo “slow”, sul mangiare sano e naturale, per promuovere, nel mondo grazie Expo 2015, “l’eccezionalità” eno-gastronomica dell’Italia, cosa rimane…….NULLA !

Forse si spera di “recuperare” il tema di Expo 2015, in pallossissimi convegni, oppure magari facendo “giocare” i visitatori, come nei grandi parchi di divertimento; sarà un’Expo, dove il pubblico è partecipe (se viene a queste condizioni), ma “di fatto assente”, allontanandolo dall’essere coinvolto da un “missione” tesa, sul serio, a sconfiggere la fame nel mondo, a ragionare su di essa. Ogni stecca, e ce ne sono 13, ha un costo previsto di circa 6 milioni di euro, quanti milioni di persone si sarebbero affrancate dalla fame con ognuna di esse ?

Spero, poi, se “fiasco” sarà, che qualcuno, magari i Cittadini, chiedano la “testa” di coloro che hanno operato queste scelte dissennate e scellerate, e sperperato il denaro pubblico, come avviene in ogni democrazia.

CIO’ CHE E’ SCRITTO IN QUESTO BANDO, SONO “BAGATELLE PER UN MASSACRO”, EXPO 2015 SARA’ UN “BAGNO DI SANGUE”.

L’orto botanico

Canale – Naviglio

Lo stadio/Teatro (caro a Pisapia)

Housing sociale (per chi?)

Le serre di notte

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Boeriexpo


Concept Expo 2015 – Progetto Herzog/Boeri 2009

La partita per Expo 2015, probabilmente è già stata decisa, e Stefano Boeri, non è concorde con le scelte progettuali e tematiche, che sono state attuate. Oggi, 27 ottobre 2011 (Milano, Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47/49) al convegno “Expo 2015 e Lombardia” è stata l’occasione per il neo Assessore alla Cultura e per Expo 2015 della Giunta Pisapia, nonché architetto, per ribadire il proprio punto di vista. Ha dichiarato : “Ora che l’Expo ha preso una sua strada progettuale che non condivido, bisogna lavorare da qui al 2015 per rendere credibili e conosciuti i temi di Expo 2015 ”.

L’espressione del suo volto, oggi, testimoniava chiaramente del suo imbarazzo a parlare, come ha fatto con la solita franchezza che lo contraddistingue, di alcuni aspetti “delicati” inerenti anche il tema stesso della manifestazione. Ed ha continuato precisando, che bisogna sfruttare questo evento, dato che in qualunque caso focalizzerà l’attenzione mondiale sulla città di Milano e sul tema dell’alimentazione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, per raccontare le trasformazioni che la città dovrà attuare per instaurare un nuovo rapporto tra tessuto edilizio e territorio agricolo, puntando su tre punti: 1) enogastronomia, 2) energie rinnovabili, 3) filiera alimentare. Quindi partire subito per generare sul territorio milanese e lombardo, una vera e propria trasformazione socio-culturale, della maniera di produrre e di consumare. Milano, da oggi sino ad arrivare all’Expo 2015, deve diventare un luogo di eventi, di proposte innovative, di ricerca, di conservazione della biodiversità, di studi sul paesaggio agricolo. E tutto ciò dovrà avvenire con eventi che si realizzeranno sul territorio, per rendere credibile e stimolante il tema che Expo 2015 si è data. Bisogna mostrare a tutti una città che cambia, aprendosi al Mondo. Si potrà attuare questa “rivoluzione” partendo dalla piccola e media impresa, perché è lì che si concentrano le attività nel campo agro-alimentare e nell’enogastronomia. Bisogna dare, al Mondo, una nuova idea di paesaggio puntando tutto sull’universo agricolo.

Ed ancora : “Purtroppo il progetto, il nuovo masterplan di Expo 2015, presentato ieri a Cernobbio (International Participants Meeting.) è molto lontano da quello di due anni fa”, ci saranno tre livelli di partecipazione: i paesi che realizzeranno autonomamente i padiglioni, quelli che li realizzeranno appoggiandosi alla struttura tecnica di Expo 2015, infine quelli che (essendo piccoli e con poche risorse) si collocheranno in una specie di “cluster tematici” (caffè, riso, ecc.) disegnati da Dante Ferretti, scenografo, vincitore di un premio Oscar. Inoltre per attuare il masterplan, non si parla più di concorsi di idee sui singoli progetti, e su ciò bisogna attivarsi, vigilare, come ordini professionali, per cercare di difendere questa opzione. Invece, ha dichiarato Stefano Boeri, il dopo Expo 2015 è una questione molto controversa, di certo si sa che sarà gestito da una società Arexpo con a capo (maggioranza di azionariato) i comuni di Milano e Rho. Per Boeri, l’area deve diventare, dopo il 2015, un centro internazionale di studi e ricerca nel campo agro-alimentare, con università e centri di innovazione, ed anche un grande orto botanico. Un luogo della conoscenza alimentare in un mondo dove 4,5 miliardi di persone sono scarsamente alimentate, a scapito di 1,5 miliardi di persone che invece soffrono di obesità, sovra-alimentazione e problemi di salute conseguenti. Ha chiuso il suo intervento dichiarando che dobbiamo tenere ben presente che l’Italia è conosciuta al mondo proprio per la sua qualità nella produzione di alimenti unici; un mondo dove vi sono nazioni in cui Carlin Petrini (inventore di Slow-Food) è molto più conosciuto di Giorgio Armani, quindi Expo 2015 ed il suo tema devono farsi forza innanzitutto di questo.

Un intervento lucido, quasi programmatico, quello di Boeri; un intervento progettuale che ha tracciato un percorso, molto intelligente ed interessante. Un percorso che di fatto, in sintesi,  ci dice: se la partita sul masterplan di Expo è persa, si tratta semplicemente di una “battaglia”, almeno sino al 2015 bisogna attuare un cambiamento socio-culturale della città di Milano, del suo territorio e soprattutto dei cittadini. Saranno poi queste nuove opzioni (biodiversita, rapporto città-agricoltura, innovazione alimentare, paesaggio, ecc.) ad evitare che le aree di Expo, diventino luoghi di speculazione edilizia. Progetto ambizioso, colto, come tutti i grandi progetti, ma reale, fattibile………e soprattutto molto condivisibile!

http://video.repubblica.it/edizione/milano/il-viaggio-virtuale-a-expo-2015/79281?videoAddio

Video del masterplan presentato a Cernobbio

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