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Paesaggio

Pura paglia



La paglia è un prodotto agricolo costituito dai fusti dei cereali, una volta finita la maturazione della pianta. E’ un prodotto di scarto dell’agricoltura, dato che è ciò che rimane dei cereali dopo la trebbiatura. I principali cereali che danno luogo alla paglia, sono: grano tenero, grano duro, orzo, avena, riso, miglio, segale e farro. La paglia, viene di solito compressa e imballata da appositi macchinari in balle (parallelepipedi lunghi circa 90 – 120 cm) o in rotoballe cilindriche (con diametro variabile dai 120 ai 200 cm), con densità di compressione da circa 90 kg/m3 a 180 kg/m3. È formata soprattutto da cellulosa, lignina, cere, minerali e silicati, per questo motivo si decompone molto lentamente, ma è comunque necessario tenerla al riparo della pioggia, possibilmente in luogo aerato, per evitare lo sviluppo di muffe. La paglia costituisce circa la metà della biomassa aerea di un raccolto di orzo, avena, riso, segale o frumento.

Costruire una casa, un’abitazione, utilizzando quale tamponamento perimetrale, la paglia, significa quindi soprattutto mettere, questo materiale di scarto, nelle condizioni migliori, per preservarsi nel tempo. Poi, se, come nel caso che andremo ad analizzare, si cerca anche di fare un’architettura che si implementi nel paesaggio, bisogna trovare un giusto equilibrio tra estetica e tecnologia.

Si tratta di un progetto realizzato nel 2006, a Lana (Bolzano), per tre unità abitative dell’agriturismo Esserhof. Edificato in soli 5 mesi, tra la primavera e l’estate. Un edificio molto interessante, sia per gli aspetti tecnologici, sia per gli aspetti compositivi e di inserimento nel paesaggio agricolo ameno della periferia di Lana. Il progetto è frutto di una intensa collaborazione tra due architetti svizzeri, Werner Schmidt e Margareta Schwarz, esperti di costruzioni in paglia, in connubio con i proprietari. Si tratta di un progetto in cui i materiali naturali, bioecologici, vengono spinti al massimo, sia all’esterno, che all’interno, per ricreare nelle forme e negli ambienti una sensazione di accoglienza, che disvela la natura di alta sostenibilità di tutto l’edificio. Gli alloggi dell’agriturismo (di circa 39 mq cadauno) hanno un assetto planimetrico rivolto verso sud, con ampie vetrate schermate da pergole, mentre a nord risultano quasi completamente chiusi dalle murature in paglia e legno. Le murature sono spesse 90 cm, realizzate con balle di paglia da circa 90 – 120 cm sovrapposte, sono tenute insieme da nastri tesi di polietilene, poi intonacate di calce ed argilla. Questa massa, ha una capacità termica molto efficiente (coefficiente di trasmissione termica U=0,06W/mqK), tanto che non è necessario nessun tipo di riscaldamento. Anche il solaio ed il tetto, di circa 60 cm è completamente coibentato in paglia. Il vespaio areato è l’unica opera realizzata in cemento armato.

Principio base della progettazione delle case realizzate a Lana, é ” l’architettura organica”, la ricerca quindi di una fusione totale con la natura, ricercando forme tipiche di essa, e il perfetto inserimento nel paesaggio. I prezzi dell’agriturismo sono molto interessanti e Lana offre numerose occasioni di cultura e svago nella natura. Il progetto ha ricevuto nel 2007, il secondo premio Per l’architettura in Alto Adige ed è classificato CasaClima per la categoria A+.

Agriturismo Esser Norbert

http://www.esserhof.com/it/wohlfuehlen.html

Progettisti

http://www.atelierwernerschmidt.ch/

http://www.archschwarz.com/

Una Mappa di Lana


Pianta di un alloggio tipo

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Giacomo Sterlina


Alla fine dell’anno 1989, mi trovavo a Londra in compagnia di una gentile collega, che poi sarebbe diventata mia moglie. L’obbiettivo era duplice, visitare la città e soprattutto, per ambedue, visitare le architetture di un signore nato a Glasgow, che aveva “sconbicchierato” le regole dell’architettura moderna. Ma la prima tappa londinese, obbligata per ogni architetto, fu la casa – museo di Sir John Soane, al numero 13 di Lincoln’s Inn Fields (http://www.soane.org/). Alla fine della visita, affascinati ed ebbri, dai “deliri” collezionistici e degli “equilibrismi” stilistici di questo grande architetto inglese (tra Settecento e Ottocento), ci recammo, quasi per reazione, a visitare la Whitechapel Art Gallery (http://www.whitechapelgallery.org/), progetto di ampliamento e ristrutturazione di Colquhoun, Miller and Partners, completato nel 1984. Li, si teneva una mostra di arte moderna concettuale, che ci sembrava essere la giusta contrapposizione all’attività di Soane. Si accede alla Whitechapel, dal vecchio portale della galleria, progettata da Harrison Townsend nel 1898 e completata nel 1901. Dopo l’entrata ed una piccola reception, si passa ad una grande sala  (Main gallery), che consente anche di avere accesso ad una serie di sale minori e ad un piccolo “Lecture theater”. Dalla grande sala, una scala rettilinea ampia e molto ben disegnata, conduce alle sale dei piani superiori (Mezzanino, primo e secondo piano). Percorsi i primi gradini, sulla cima della scala (illuminata in sommità da un grande lucernario), apparve una scura ed imponente figura, seguita da un’altra piccola e minuta. Mentre costoro scendevano, noi salivamo. A metà, ci incontrammo, ed ambedue i piccoli gruppi furono costretti a fermarsi, soprattutto per colpa della figura imponente, alta e di una obesità pazzesca. Costui, corpulento e pallido, mentre ci facevamo vicendevolmente le scuse : “Sorry….sorry”, mi accorsi avere dei tratti somatici conosciuti. Mi ci volle poco a capire che si trattava di James Sterling, l’architetto, per il quale avevamo progettato quel viaggio. La mia compagna dopo alcuni sorrisi, ripartì verso l’alto, io seguii l’omaccione, come stregato. Nel mio precario inglese, sfacciatamente, dopo una breve presentazione, ed essermi accertato che fosse proprio lui, gli chiesi come mai era lì. Mi rispose : “Caro amico, bisogna vivere nel cuore della professione, capendo le ragioni anche delle architetture altrui. Perché l’architettura è un’amante sfuggente per venire conquistata senza dedicarle costanti attenzioni”. Poi mi parlò della sua passione per l’Italia, per il paesaggio, per il cibo, per l’architettura, ma soprattutto per la gente. Goloso amava particolarmente i dolci. Infine, molto gentilmente, sorridendomi e salutando, si congedò, e sparì, con il suo accompagnatore, in direzione dell’uscita.

James Stirling muore a Londra il 25 giugno del 1992, a seguito delle complicazioni durante una banale operazione. L’ultima costruzione portata a termine prima della morte è la libreria nei giardini della Biennale di Venezia (completata nel 1991), disegnata in collaborazione con Thomas Muirhead. Nel 1981, Stirling vinse anche il Pritzker Prize per l’architettura. Fu probabilmente il maggiore interprete dell’architettura moderna, evolvendola e rinnovandola. Si accalorava quando i più, appellavano banalmente, la sua attività come post-moderna . L’edificio che fu apice della sua attività progettuale è certamente la Neue Staatgalerie di Stoccarda (http://www.staatsgalerie.de/) del 1983. Si tratta di un intervento di ricostruzione del paesaggio urbano della città della Germania, che genera una serie sorprendente di occasioni spaziali e di relazioni tra le parti urbane, con chiari riferimenti alla memoria paesaggistica delle città italiane.

Una mappa dei luoghi dell’articolo a Londra

 

Una mappa dei luoghi dell’articolo a Stoccarda

 

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Pur


Una riflessione sulla maniera di fare salvaguardia e tutela, per chi si occupa di paesaggio, deve avvenire non solamente attraverso l’architettura, l’urbanistica, spesso queste due discipline, sono sempre intimamente correlate con la maniera di consumare e quindi di produrre. Sviluppare una coscienza di sostenibilità diffusa in questi ambiti (commercio e produzione), vuol dire avere diffuso un’azione culturale e didattica, che spesso dà migliori risultati delle leggi e di milioni di  parole. Prodotti, consumi e territorio, spesso vanno di pari passo a definire il paesaggio.

“Pur Sudtirol” è un attività imprenditoriale, che ha alla base la sostenibilità, quale filosofia commerciale. Tale negozio si trova a Merano e promuove un consumo consapevole all’insegna del biologico a chilometri zero, vi si vendono : salumi, pane, dolciumi, verdure, vino, cosmetici, ecc.. Quello che noi mangiamo, che acquistiamo, come ci vestiamo: le nostre decisioni ed i nostri comportamenti non influenzano solamente il nostro modo di vivere, spesso coinvolgono anche altre realtà, altre persone in più parti del mondo. Sta a noi decidere se dare la preferenza a prodotti economici che hanno viaggiato per mezzo mondo (e spesso inquinando), oppure rivolgersi a quei prodotti regionali, che contribuiscono a tutelare le tradizioni culturali e produttive, nonché a sostenere l’artigianato e l’agricoltura locale, e’ questa ovviamente anche una maniera per “salvare il paesaggio” locale, per tutelarlo in maniera attiva, con poche parole ma con tanti fatti.

“Pur Sudtirol” vuole coinvolgere i suoi utenti, in una riflessione approfondita sulle conseguenze dei nostri consumi e per un’assunzione di responsabilità verso il nostro agire quotidiano.

 “Pur Sudtirol” rimane quindi strettamente legato alla tradizione locale/provinciale, ma anche rivolge uno sguardo al futuro, proprio come l’interessante e “scarno” design degli ampi locali adibiti alla vendita. Harry Thaler (http://www.harrythaler.it/), giovane designer meranese operante a livello internazionale, si e’ ispirato dalle antiche cassette di frutta e verdura (dette “Harassen”, in legno di melo), ha creato un sistema espositivo modulare fatto con cassette di legno su ruote, collegate da elementi plastici colorati, che sottolinea la provenienza autoctona e il valore dei prodotti offerti. Inoltre, quali carrelli per la spesa, vengono utilizzati dei contenitori intrecciati che, nella loro grazia e funzionalità, fanno rivivere l’antico artigianato dei cestai, invitando all’acquisto. L’allestimento è realizzato principalmente in legno di castagno locale e, inoltre, per tutti i sistemi espositivi e gli oggetti d’arredamento è stato impiegato esclusivamente materiale di provenienza altoatesina. E’ nato quindi, di recente, una linea di prodotti per la casa, “Pur Manufactur”, realizzati da artigiani altoatesini, con un alto contenuto sia dei materiali utilizzati, sia del design progettato da giovani designer altoatesini.

Alla base di  “Pur Manufactur” sta lo sviluppo di una piattaforma dove il  design incontra l’artigianato altoatesino, dove vengono realizzati oggetti per l’uso quotidiano con materiali naturali e dove c’è ancora spazio per ricerca ed innovazione. Questi principi dovrebbero essere i criteri ispiratori per i giovani designer, ai quali la cooperazione con gli artigiani altatesini rende possibile lavorare in loco in modo tradizionale e con un risultato qualitativo elevato. La piattaforma offre inoltre la possibilità di una continua interazione fra designer e artigiano.

Il sito dei prodotti PURhttp://www.pursuedtirol.com/it/

I Prodotti PUR MANUFACTUR –http://www.pursuedtirol.com/it/shop/pur-manufactur/

Le giornate dello sviluppo sostenibile in altoadige/sudtirol dal 10 al 13 maggio 2012 – www.thinkmoreabout.com

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UNI PHZ (Luzern)



1 gennaio 2012 – Lucerna – Per la ricostruzione del vecchio edificio post-industriale (ex sede centrale delle Poste Svizzere a Lucerna) e trasformarlo nella nuova Università di Lucerna, si è attuato un apposito concorso di idee. Già dal XVII secolo a Lucerna era possibile studiare teologia e filosofia. Però solo nel 1938 fu lanciata l’idea di creare un Ateneo nella città. Il progetto si concretizzò nel 1978 con la creazione della facoltà di teologia che venne riconosciuta a livello federale. Il 21 maggio del 2000, in seguito ad una votazione popolare cantonale, con il 73% dei consensi, nacque ufficialmente l’università di Lucerna. Nel 2003 si pensò alla realizzazione di un nuovo ateneo, il progetto vincitore del concorso di idee è stato quello dello Studio zurighese Enzmann + Fischer di Zurigo ( http://enzmannfischer.ch/).

             Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo 
 

Si tratta di un progetto per dare una nuova identità all’edificio esistente (ex sede delle Poste Svizzere di Lucerna), che viene rifunzionalizzato a sede universitaria (PHZ Luzern – Pädagogische Hochschule Zentralschweiz), e quindi, da bando, deve avere una forte espressione architettonica, pur soggiacendo ai vincoli del recupero delle strutture dell’edificio esistente.  Non bisogna anche dimenticare,  dall’altra parte, lo stretto rapporto spaziale, sia con l’edificio della Stazione di Lucerna (opera di S. Calatrava del 1989), sia con il silos dei parcheggi retrostante, e soprattutto con l’antistante KKL di Jean Nouvel (del 1999) . Questo edificio, che i progettisti stessi definiscono “Città di Finestre” si propone quale “pelle accattivante”, che gioca con la luce, con la texture, per generare, su ogni lato (visto che si confronta con realtà completamente diverse), delle liaison, a volte pericolose, ma sempre perfettamente riuscite.

                       Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo
 

Un edificio ecologico, in classe Minergie (2008), che recupera un edificio esistente (quindi senza consumare suolo), in prossimità del Centro Storico della città,  collocato in adiacenza di un importante nodo di interscambio (ferro, gomma, nave) di Lucerna ed adatto quindi a garantire facile e dinamica accesibilità (senza inquinare) alle migliaia di studenti, in esso afferenti.

Lucerna (popolazione al 2009 di 76.702 abitanti) con questo progetto, riconferma il suo ruolo di città ecologica che “salvaguardia il paesaggio” (senza essere ripiegata sul passato, ma guardando al futuro), con una particolare attenzione per la mobilità sostenibile, testimonianza di uno sforzo, che ha portato la Svizzera ad avere, a partire dai primi anni novanta del secolo passato, una ripensamento globale sulla sua “impronta ecologica” su questo pianeta.  Infatti la prima immagine che colpisce della città (di 250.000 abitanti, con l’area metropolitana), è l’impressionante quantitativo di biciclette che circonda la Stazione Centrale, ma poi anche le turbine ad acqua che producono energia di recente posate sull’emissario del Luzernersee, le filovie e gli autobus a gas naturale, le numerose piste ciclabili, ecc…Qui è stato attuato, da oltre due decenni, un ragionamento complessivo sulla città (urbanistica, mobilità, aree verdi, cultura, raccolta differenziata, ecc.), che ha portato alla ridefinizione del concetto stesso di “urban green life”, dove quantità e qualità riescono magicamente a coesistere .

Deposito bici Banhof Luzern

Banhof Luzern – Car Sharing con auto elettriche

Turbine per produrre energia sul fiume Reuss presso il Spreuerbrücke

Un percorso di paesaggio (cibo) ed architettura a Lucerna, che dista da Milano solamente 244 Km., ma anni luce per la lungimiranza dei suoi Cittadini

Progetto UNI PHZ (Luzern) : 

Studio Enzmann + Fischer di Zurigo

http://www.swiss-architects.com/de/enzmann_fischer/de/

Costo di costruzione : 118 Milioni di granchi svizzeri (CHF)

Cubatura  SIA 116: 178’000 metri cubi

Cliente : Dipartimento delle finanze del Canton Lucerna

Tipo di edificio: UNI PHZ Lucerna. Edificio ex PTT Post Office

Pianificazione costruttiva tempo: 2007 – 2011

Facciata: parte opaca 5800 m2; parte  trasparente 2500 m2

Minergie: Involucro http://www.minergie.ch/buildings/it/details.php?gid=LU-255#

Tipo di finestra : Finestra in alluminio sistema HI –
Rivestimenti : 3D rivestimento leggero – http://www.gkpf.ch/

Video della costruzione :

http://www.unilu.ch/deu/video_594372.html

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Nùcleo Arqueològico do Castelo


In questo luogo (Praça Nova) nel 1996, si era deciso di costruire un parcheggio auto, per i visitatori del Castello di San Jorge, che domina dall’alto Lisbona. Gli scavi archeologici però, hanno evidenziato sin dall’inizio, le tracce di un’antica occupazione di questo luogo. Nel 2008, Joao Luis Carrilho da Graça è stato incaricato di realizzare un progetto per la valorizzazione di queste importanti vestigia. Nel 2010 è stato inaugurato il complesso, che con le sue forme architettoniche, illustra meglio e valorizza questo luogo. Si tratta di un intervento “intrusivo”, per nulla in soggezione con le “ruine storiche” : vestigia dell’età del ferro (VII sec. a.C), vestigia di un’abitazione residenziale di epoca islamica (XI sec.), vestigia del palazzo medioevale Condes de Santiago, distrutto per un terremoto nel 1755 . Un muro di acciaio corten, definisce lo spazio scenografico degli scavi, e varie costruzioni leggere (in cartongesso per esterni), semplici, quasi astratte, sono asservite a proteggere in maniera intelligente le rovine archeologiche. Il moderno dialoga con l’antico, ed al contempo  lo tutela per il futuro. Un intervento calibrato, magnifico, e soprattutto sapiente.

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Racconto “estivo” di Natale (Rovaniemi)


La prima volta che sono stato a Rovaniemi (Finlandia), era durante l’estate del 1998, all’inizio di luglio.  Siamo partiti (io e la mia compagna di viaggio dal naso a punta) in aereo dall’aeroporto di Helsinky Vantaa, che il termometro segnava 22 gradi, siamo arrivati nella capitale della Lapponia (che dista dalla capitale circa 800 km), dopo quasi un’ora e mezza di volo, con una temperatura al suolo di poco più di 10 gradi. La gente girava in canottiera e T-shirt, mentre noi ci aggiravamo “imballati” come non mai. Ci sono stato per 5 giorni, in quanto Rovanieni è un luogo “mitico” per l’architettura, essendo il posto dove un noto architetto finlandese, Alvar Aalto, ha realizzato sia il piano regolatore di ricostruzione (1944-1945), che una serie di edifici, in cui l’architettura si integra con  la natura difficile e meravigliosa di un luogo, che è di fatto ai confini della vivibilità umana su questo pianeta. Rovaniemi è vicina al circolo polare artico e dista solamente 700 chilometri da Capo Nord in Norvegia, quì vi sono sei mesi di luce in estate e sei mesi di oscurità in inverno. Quì Aalto non ha dato il meglio di sè, ha però espresso come una “filosofia architettonica globale”, intelligente e colta, tesa alla salvaguardia del paesaggio. Gli abitanti di Rovaniemi in estate, mentre il terreno si liquefa, producendo dei liquami marroni fortemente odorosi di muschio e tante zanzare e moscerini, si dedicano soprattutto all’edilizia ed alla vita all’aperto. I cantieri edili lavorano a ciclo continuo 24 ore su 24 (in inverno con una temperatura media di -10 gradi è impossibile lavorare all’aperto) e le persone pescano il salmone e raccolgono il camemoro. Ci sono signore che arrivano in aereo sin dal sud della Finlandia, con stivaloni di plastica e secchielli, per raccogliere questa mora artica dal sapore di nocciole, e farci la marmellata. La visita alle architetture pratiche ed affascinanti di Alvar Aalto, fu l’ennesima scoperta di un lato architettonico “discreto e minimalista” e poco conosciuto del maestro finlandese, che adorava questa città ai confini del mondo abitato.

Quì sotto il link della webcam del centro civico di Rovaniemi- Progetto di A.  Aalto

http://www.rovaniemi.fi/layouts/rovaniemi/includes/360/kirjasto.asp?sek=10

Obbligata e doverosa fu anche la visita al Santa Park, il famoso villaggio di Babbo Natale, che dista solamente 5 chilometri dal centro della città, dove la magia del Natale commercial-capitalista, dura tutto l’anno e non finisce mai. In una serena e luminosa serata “artica”, dato che il sole non tramonta, ma “ruzzola” solamente sull’orizzonte, verso le 3,30 del mattino , visto che per colpa della sfasatura tra la notte ed il giorno, non si sa più quando dormire (a Rovaniemi usano degli speciali occhiali con lampadine per riequilibrare il ciclo notte-giorno), abbiamo deciso di fare un giro in città e raggiungere un bosco di abeti, che rivestiva completamente un leggero rilevato, dove alla reception dell’Hotel mi avevano indicato insistere una torre lignea per osservare il paesaggio. Siamo quindi scesi per strada e ci siamo incamminati verso il ponte strallato Jatkankynttila (con la fiamma eterna che arde imperitura dalla cima di due pilastri), per raggiungere l’altra sponda del fiume Kemijoki. Le vie che percorrevamo erano disseminate quà e là di individui che si aggiravano in questa “assurda” penombra, indaffarati a raggiungere le loro attività. Dopo un lungo percorso nel bosco, disseminato di inquietanti figure femminili che raccoglievano affondate nel muschio il camemoro, abbiamo raggiunto la torre, e ci siamo arrampicati per le sue ripide scalette. Da quì ho potuto ammirare lo spettacolo di Rovaniemi illuminata tra l’oscurità del paesaggio boscoso che saturava l’orizzonte terreno, mentre il sole, eseguiva nel cielo sereno, spettacolari “effetti speciali”. Quì ho potuto apprezzare il disegno paesaggistico a forma di “corna di renna” che Alvar Aalto aveva con sapienza impresso a questa cittadina, facendo sì che i boschi e la natura penetrassero nel tessuto urbano fino al centro. Quì per l’ennesina volta mi sono convinto che la salvaguardia del paesaggio, nasce soprattutto, dalla capacità di offrire ai Cittadini occasioni plurime, per osservare ed apprezzare il territorio in cui essi vivono, sia esso costruito o naturale. Salvare il paesaggio è innanzitutto il frutto di un’azione didattica, protratta nel tempo, che chi governa, attua sistematicamente nei confronti dei suoi elettori, oppure di Cittadini che si sostituiscono a questa indispensabile azione, ma con le stesse finalità didattiche. Ritornando verso l’Hotel, il bosco sembrava improvvisamente spopolato; la penombra oscura, seppure consentiva il formarsi delle ombre, risultava inquietante e misteriosa. Il percorso, che all’andata sembrò breve, al ritorno non finì mai, e prima di uscire dal bosco di abeti, ci venne incontro un signore anziano, dal portamento elegante, alto e segalineo, che nell’oscurità mi sembrò vestito con un cappello simile a quello di Babbo Natale, un pesante maglione girocollo e dei pantaloni di jeans. Come scarpe, pesanti stivaloni in gomma. In mano mi sembrò tenere una bacchetta di legno, con in cima una stella gialla luminescente. Si avvicinò esclusivamente a me, mi guardo negli occhi. Il suo volto sembrava quello di un clown triste……….sembrava Alvar Aalto da anziano. In un perfetto italiano mi augurò : “Buon Natale e Felice Anno Nuovo”. Rimasi basito, quasi paralizzato. Velocemente si allontanò, sparendo nella penombra bluastra che tutto avvolge a queste latitutini, durante il “sole di mezzanotte” (http://it.wikipedia.org/wiki/Sole_di_mezzanotte).

Ente Turismo Rovaniemi

http://www.rovaniemi.fi/Kansainvalinen_sivusto/Italiano.iw3

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Fog architecture (il “Galla”)


La prima volta che andai al complesso Monte Amiata al quartiere Gallaratese di Milano, la nebbia fitta, sanava così l’isolamento ed il degrado in cui questo edificio insisteva. L’atmosfera era quella tipica dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle, e chi si aggirava allora per il “Galla” rischiava anche la vita. Spesso i residenti venivano aspettati al ritorno dal lavoro “a Milano”, alla stazione di Lampugnano della Metropolitana (che galleggiava nel nulla) e quì, nella fitta nebbia serale, accompagnati da malintenzionati, sotto la minaccia di pistole, sino alla loro abitazione, che una volta aperta veniva accuratamente svaligiata. Ti andava bene se portavi a casa la vita. Era l’inizio degli anni ottanta, ed io giovane studente di architettura ero “stato mandato” a studiare, in loco, questo enorme complesso, da alcuni docenti del Politecnico di Milano (di cui non farò i nomi). Il complesso era allora incensato, come un esempio dell’architettura residenziale di scuola italiana. La cosa che di più mi colpì, e che ancora oggi ricordo, è stata la violenza con cui i residenti accolsero la mia visita. Tutti coloro che incontrai, evidenziarono, portandomici, l’assurdità di alcuni spazi interni e degli spazi esterni, la pochezza di soluzioni tecniche che palesavano già allora, a soli 10 anni dal termine dei lavori : infiltrazioni, perdite, crepe, ecc.. Non vi sto a raccontare gli insulti a carico dei progettisti e degli architetti in genere, che raccolsi allora. I residenti soprattutto non capivano l’assurdità dell’esperimento sociale imposto da un’architettura dai lunghissimi ballatoi, che rendevano “introvabile” qualunque appartamento. Eppure ancora oggi la nebbia diventa parte integrante ed indispensabile di questo complesso, ormai elemento integrante del quartiere Gallaratese (totalmente completato); quasi essa fosse un “elemento” architettonico indispensabile, che addolcisce i contorni e le volumetrie assurde, nonchè le tragiche e metafisiche ripetitività, che poco hanno a che fare con la vita degli esseri umani. Dobbiamo ad interventi come questo del Gallaratese, la definitiva sconfitta dell’architettura moderna in Italia, che non è mai diventata un’opzione veramente praticabile, lasciando così il passo ad una visione dell’architettura e del paesaggio italiano, assolutamente idealizzata e falsa, incapace di proporsi quale elemento “reale” di continuità tra la “memoria del passato” ed il futuro. Infatti anche le architetture contemporanee del Gallaratese, come ad esempio il social housing del gruppo MAB Arquitectura, palesano, pur in una spazialità volumetrica diversa ed accattivante, soprattutto negli spazi esterni, la necessità di un confronto con la “nebbia architettonica” che pervade il nostro paese e soprattutto Milano. L’Olanda è ancora moooooooooooooooolo lontana e forse ormai irragiungibile.

Complesso residenziale Monte Amiata (Gallaratese – Milano) Progetto : Carlo Aymonino, Aldo Rossi, Sachim Massarè – Realizzazione 1970-72

Complesso residenze sociali di via Gallarate  (Gallaratese – Milano) Progetto : MAB Arquitectura  Floriana Marotta e Massimo Basile – Realizzazione 2006 -2009

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Castelgrande (Bellinzona)


Castelgrande a Bellinzona (Canton Ticino – Svizzera), progetto di restauro di Aurelio Galfetti (http://www.aureliogalfetti.ch/), completato nel 1997, rappresenta più che altro, un’opera complessa di ri- costruzione del paesaggio Bellinzonese. Infatti il castello, è stato luogo, dove la storia della città, si è stratificata dal Neolitico al XIX secolo. Va inoltre considerato che Caslelgrande, insieme al castello di Montebello ed a quello del Sasso Corbaro, rappresentava, insieme alla “murata” che portava sino al Ticino, ed oltre, un apparato paesaggistico, imponente e maestoso, più volte rappresentato negli acquerelli e nei disegni, dagli “attori” del Gran Tour europeo.

Il linguaggio “architettonico” adottato per Castelgrande, da Galfetti, mantiene dei toni espressivi autorevoli, tesi a fare delle associazioni figurative, che conducono alla trasformazione del complesso militare, creando una fusione, colta ed attraente, tra moderno e restauro.

E’ infatti lo stesso Galfetti, a sostenere, che la trasformazione è un passaggio necessario ed indispensabile nella vita dell’opera di architettura, dove il restauro non è banale ricostruzione del passato, ma attualizzazione e proiezione nel futuro. Scrive : “ Il solo possibile restauro conservativo è quello che permette all’edificio di morire in pace……Per me restauro significa conservare e attualizzare. Per attualizzazione io intendo prima di tutto l’atto di scoprire e sottolineare i particolari fattori espressivi di un edificio….. In tal modo restauro significa stabilire connessioni, costruire legami tra una forma esistente e la sua storia da un parte e il contenuto richiesto oggi dai nuovi usi (diversi da quelli esistenti) dall’altra parte”.

Il nuovo significato impresso dal progetto di Galfetti per Castelgrande, è quello di una grande struttura di spazi pubblici, un parco urbano, al centro della città di Bellinzona, che al contempo ne palesa la storia. Grande attenzione per il paesaggio, palesata anche dal recupero delle vigne, che rendono il castello un vero e proprio luogo di delizia ed un “colto mirador” paesaggistico, infatti dalle due torri, quella bianca e quella nera, attraverso un gioco sapiente di scale, si accede a degli osservatori che consentono di ammirare Bellinzona dall’alto e tutta la Piana di Magadino, nonchè le montagne. Quindi storia, memoria, progetto, paedaggio, futuro, ma soprattutto nuova vita.

http://www.bellinzonaturismo.ch/it/castelli/castelgrande.aspx

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Un grande unico organismo


Naturale o artificiale, quale è l’atteggiamento giusto per chi progetta un Paesaggio? Bosco o prato, giardino selvaggio o disegnato? E’ un problema di saggezza, di misura. Le piante incarnano molto bene tutto quello che ci piace avere attorno : presenza personalità, carattere, eleganza, discrezione, bellezza. Esse sono fragranti e delicate, colorate e proporzionate. Ci completano, ci ricordano quel legame indissolubile con questo meraviglioso pianeta. Le piante hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia della terra, nella creazione della vita, e questo noi, ancora oggi, lo percepiamo, lo comprendiamo.

Il Paesaggio vegetale, ancora oggi,  “segna” la superficie della Terra. Centinaia di miliardi di piante, in ogni istante reagiscono al sole, al vento, alla meteorologia, alla nostra stessa presenza. Le piante sono infinite in numero e varietà, proporzionate, in continua lotta tra loro, ed al contempo in perfetta integrazione e cooperazione. Noi veniamo dalla Natura e ad essa ritorneremo, che lo vogliamo o no. Noi umani, siamo parte di un grande unico organismo, fatto di animali, piante, liquidi, gas e minerali, insomma di tutto ciò che esiste su questo pianeta.

Le piante sono meravigliose sia al sole che alla pioggia,  mentre combattono il freddo, o quando danzano nel vento.  Come scrive Massimo Venturi Ferriolo ( Etiche del Paesaggio –  Editori Riuniti – 2002) : “Un luogo non può esistere senza genio. La relazione tra i due termini è stretta, vitale e va pienamente recuperata. Non c’è progetto senza etica, al di fuori delle caratteristiche di ogni luogo nella sua trasformazione con le nuove istanze contemporanee. L’agire riconduce l’uomo alla responsabilità della trasformazione di ogni paesaggio, inteso nel suo vero senso ampio: mondo umano”.

Quindi, ogni buon progetto, deve rivolgersi a interrogare la storia della sua evoluzione, e formulare un proposta progettuale per il futuro, con l’occhio rivolto a ogni Paesaggio come luogo complessivo della vita umana, quel “Mondo umano”, che deve essere inteso nell’eccezione più ampia di – Grande unico organismo, fatto di animali, piante, liquidi, gas e minerali, insomma di tutto ciò che esiste su questo pianeta, uomini compresi –.

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