Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Paesaggio

Haldenstein near Chur


Casa Zumthor ad Haldenstein

Chur (Coira), in Svizzera, nel Cantone dei “Grigioni”, dista da Milano, circa 244 chilometri, percorrendo il passo del San Bernardino.

A pochi chilometri da Chur, si trova il paese natale di Peter Zumthor. L’architetto, seppur abbia acquisito ormai da parecchi anni una fama internazionale, si è sempre rifiutato di abbandonare il suo paese di nascita, ed il luogo, l’atelier, in cui ha incominciato la propria attività. Quì, ha voluto costruirsi una casa-atelier, che si è “stratificata” ed ampliata, nel corso del tempo, divenendo un vero e proprio piccolo villaggio dell’architettura. Alla vecchia casa di famiglia, negli anni Ottanta era stato aggiunto, a poca distanza l’Atelier. Verso il 2009 è stata completata la casa, in calcestruzzo a vista.

Non poco lontano da Haldensten, vi è la casa per anziani di Masans, che è stata completata nel 1993, questo edificio, che è il “regno della luce” grazie alla ampie vetrate è emblematico per l’utilizzo della pietra, un travertino “tufaceo” e del legno di larice, abbinati con sapienza a caratterizzare l’esterno e l’interno.

A Chur, molto interessante è la passerella sopraelevata di collegamento tra i due edifici della Kunsthaus, una delle prime opere di Zumthor, che “regola con sapienza” la differenza di quota dei due solai.

Sempre a Chur, è da vedere, sia in configurazione diurna, che notturna, il sistema ligneo di copertura dei reperti archeologici romani, collocato quasi in un’area periferica della cittadina.

Quì sotto una mappa referenziata (googlemaps) con i luoghi descritti.

Casa Zumthor ad Haldenstein

Protezione reperti romani a Chur

Protezione reperti romani a Chur

Casa per anziani a Masans

Passerella Kunsthaus

Stazione autobus

Bettenhaus D – Galfetti Gmur

Chur (Coira) centro storico

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Flon, flon, flon, flonflon (Losanna)



Il quartiere Flon di Losanna è un progetto di riqualificazione di una zona industriale che si trova a ridosso del centro storico della città. In origine, prima della rivoluzione industriale, quest’area era una verde vallata dove scorreva il Flon, uno dei due fiumi che attraversano la città. Nel 1868,  iniziarono i lavori per la costruzione, nella vallata del Flon, di una linea ferroviaria a cui poi venne accorpato un gigantesco scalo merci. E’ qui, in questo distretto industriale che, sino all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, Losanna operò alla costruzione di un apparato  industrial-commerciale tra i più importanti della Svizzera. Negli anni Ottanta la “Compagnie du Chemin de fer Lausanne-Ouchy”, che era diventata proprietaria del terreno, rinunciò definitivamente alle sue attività legate ai trasporti e decise di concentrarsi unicamente alla gestione e allo sviluppo del patrimonio immobiliare dell’area Flon. Cambiò struttura e si trasformò nella “LO Holding Lausanne-Ouchy SA”, oggi conosciuta da tutti come “Groupe LO”. Alla fine degli anni Ottanta il quartiere era uno spazio che, ospitando prevalentemente night e locali notturni, viveva solo di notte, palesando frequenti problemi di sicurezza. Dopo un lungo dibattito all’interno della città, fu raggiunto un accordo con il municipio di Losanna che diede l’avvio ad un originale progetto di carattere pubblico su suolo privato che, nell’arco di un decennio, dal 1998 al 2008, ha dato un nuovo volto al vecchio centro di deposito merci/scalo ferroviario.

Si sono volutamente rifiutate le opzioni tese alla realizzazione di un grande centro commerciale a cielo aperto, per generare un mix funzionale per  un quartiere di oltre cinque ettari, in grado di farlo “vivere nell’arco di tutta la giornata”, grazie alla raffinata commistione di tre differenti poli di sviluppo: uno legato al terziario, uno commerciale e uno culturale. Le scelte urbanistiche ed architettoniche  sono state calibrate con un design “prestante” e d’avanguardia, come testimoniano: la Miroiterie e l’Arbre de Flonville. La prima, dello studio di architettura svizzero Brauen & Waelchli, è una costruzione ricavata in quella che una volta era una vetreria, che grazie a un sapiente e colto utilizzo dei materiali quali : vetri, tessuti translucidi e cuscinetti d’aria, si presenta come un edificio dall’insolito aspetto “aereo”. L’Arbre de Flonville invece è una grande installazione costituita da una struttura metallica a mò di albero (e dotata sotto la chioma di panchine),  in grado di assicurare ombra nelle giornate estive. E’ una creazione del britannico Samuel Wilkinson, realizzata in collaborazione con lo studio di design svizzero Oloom. Lo stesso Oloom, ha firmato anche i provocatori ed innovativi servizi igienici del Flon, dei bagni pubblici trasparenti assomiglianti ad enormi minerali che, grazie al vetro in cristalli liquidi, diventano opachi non appena si chiude la porta dall’interno.

Tutto il quartiere del Flon è wi-fi gratuito ed alcune aree sono appositamente arredate per consentire a chi lavora in rete di permanere tranquillo all’aperto o sotto ai portici. Netta in tutto il quartiere è la separazione tra traffici automobilistici e traffici pedonali, anche il sistema delle “ciclabili” è ben realizzato, e le rastrelliere sono dovunque. Molto interessante è anche il sistema di relazioni tra le varie parti della città, che consente di trasferirsi velocemente da una parte all’altra (grazie ad ascensori, scale e passerelle), connettersi con i trasporti pubblici e di godere del paesaggio urbano. Una grafica “prestante” nella segnaletica, un design accurato (e coordinato) dell’arredo urbano ed un’utilizzo dei”colori urbani” degli edifici e delle pavimentazioni, completa la magia di questo nuovo luogo, ormai da tempo completato, ma che riserva sempre delle nuove sorprese.

Il verde è stato trattato in maniera molto attenta, e spesso copre gli edifici anche sul tetto in modo che dalle parti alte della città lo si possa apprezzare in tutto il suo splendore. Se di giorno si può fare shopping nelle numerose realtà commerciali del quartiere o si può frequentare uno dei tanti corsi dell’EJMA (acronimo di Ecole de Jazz et de Music Actuelle), un’importante scuola di jazz e musica contemporanea (www.ejma.ch) o un corso di , la sera quando il quartiere è investito da una cascata di colorati giochi di luce si può cenare in uno dei tantissimi e differenti ristoranti del quartiere, vedere una pellicola cinematografica al Centre Socioculturel de l’Union Sindacale de Lousanne (www.polesud.ch) o ballare sino a notte fonda al MAD (www.mad.ch).

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Come siamo


Andrea Zanzotto – Così siamo – : «E così sia: ma io / credo con altrettanta / forza in tutto il mio nulla, / perciò non ti ho perduto / o, più ti perdo e più ti perdi, / più mi sei simile, più m’avvicini».

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Vrin memories


16 ottobre 2005 – Vrin (275 abitanti – 1448 metri sul livello del mare), nell’amena Val Lumezia sita nel Cantone dei Grigioni (Svizzera), è un paesino che sorge ai piedi della piana della Greina. Ha un centro storico perfettamente conservato, con, qua e là, moderni edifici in legno accuratamente integrati nel villaggio, opere magistrali dell’architetto/professore/falegname Gion A. Caminada (1957), nativo del luogo. Degli anni ottanta e novanta del XX secolo, è stato attuato un progetto pilota della fondazione Pro-Vrin per rafforzare l’infrastruttura ed i servizi del villaggio e porre fine all’emigrazione degli abitanti iniziata negli anni cinquanta. Tale Piano è stato basato sulla realizzazione di architetture, in grado di proporsi anche quali mete turistiche per un pubblico raffinato e colto, amante della natura, del paesaggio e della vita sana. Nell’ambito di una delle iniziative del progetto, all’inizio degli anni ottanta gli abitanti della località hanno acquistato tutti i terreni agricoli liberi per sottrarre il villaggio alla speculazione.

Vrin

Vrin

Vrin

Scuola 


Stiva da mors (Camera mortuaria)

Annessi agricoli

Casa Caminada

Casa

Gatto di Vrin

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Omaggio a Livio


Case tradizionali a Sosogno (Val Verzasca)

Sono stato a parecchie conferenze di Livio Vacchini, il grande architetto svizzero (di Locarno), purtroppo morto qualche anno fa, dopo una lunga depressione (Locarno, 27 febbraio 1933 – Basilea, 2 aprile 2007). Di lui mi ha sempre colpito la sua “burbera schiettezza”, e l’essere “fuori dagli schemi”, come i veri cavalli di razza. La sua architettura, quasi classica, sublimava nelle ascetiche e semplici proporzioni compositive, il feeling con il moderno, con Le Corbusier. Vorrei qui parlare di un suo piccolo edificio a Vogorno in Val Verzasca, realizzato a metà degli anni ottanta del Novecento: casa Rezzonico. Livio Vacchini non amava molto, questo progetto, divenuto, contro la sua volontà un emblema del recupero “colto ed intelligente” dell’architettura tradizionale della Val Verzasca.

Ponte romano (Val Verzasca)

La Val Verzasca è una bellissima valle, situata a circa 135 chilometri da Milano, con una storia unica e complessa, i primi insediamenti nella zona, in particolare presso la foce della Verzasca, risalgono al neolitico. Risale al settimo  secolo avanti Cristo il “Sass di Striöi” (Pietra delle Streghe) di Berzona (una frazione di Vogorno), un masso su cui sono stati incise croci e due forme di piede. A Tenero si trova un’importante necropoli romana dei primi secoli dopo Cristo: scoperta nel 1880, vi sono stati ritrovati anfore ed oggetti in bronzo ora custoditi presso il Castello dei Visconti di Locarno.  La Val Verzasca è situata nel centro geometrico di Ticino. È circondata dalle montagne con dei passi all’altitudine di circa 2000-2500 metri e a un sola strada d’accesso da Gordola. La valle e molto stretta e si estende per circa 25km.. Verzasca è considerata una delle valli più selvagge di Ticino, ed è riuscita di conservare sua bellezza primigenia e l’architettura tradizionale nella forma dei rustici di pietra.

I monti della Val Verzasca

Le numerose e spettacolari cime con vista sul Vallese e sulle Alpi Bernesi, e i passi che conducono alle valli adiacenti, rendono la Valle Verzasca un luogo molto frequentato dagli amanti del Trekking d’alta montagna e del Rafting. L’intera valle è punteggiata dai tipici “rustici” di pietra grigia (Gneiss), con bordi bianchi alle finestre e pesanti tetti di pietra. Le Cappelle lungo i sentieri testimoniano della fede religiosa dei valligiani; in particolare si ricorda la “Cappella del Vescovo” a Gordola, fatta costruire nel 1669  dal vescovo di Como, Ambrogio Torriani, dopo essersi salvato da una pericolosa caduta da cavallo.

Casa Rezzonico a Vogorno

Ritornando alla Casa Rezzonico di Livio Vacchini, l’architetto, ha raccontato in una conferenza, qualche anno prima della sua morte, che originariamente il suo intento era quello di costruire una casa in cemento armato, con i muri in pietra (Gneiss), come in uso nell’architettura tradizionale locale, ma rigorosamente con il tetto piano. Poi, dopo una lunga diatriba con l’amministrazione comunale di Vogorno e soprattutto con il tecnico, si era deciso a dare una risposta, provocatoria ed alternativa a queste “insistenti richieste”. L’edificio venne quindi riproposto esattamente identico come il progetto originario, con un’unica variante, sul tetto piano era stato appoggiato un duplice tetto a struttura lignea e falde in pietre locali. I due tetti, quindi denunciavano, nella loro inutile funzionalità, la loro “addizione” puramente decorativa, di una non condivisa imposizione.

Ai più, però, l’edificio Vacchini, con due tetti in “piotte”, garbava, in quanto citazione colta dell’architettura tradizionale locale, cosa che così non è. Di fatto è un “ibrido” molto equilibrato, dove ciò che è stato imposto, valorizza la modernità “voluta” del piccolo edificio, che costituisce un “ponte” tra Passato e Futuro. Soprattutto, un esempio di come si salvaguarda il paesaggio dandogli contemporaneità. Un grande insegnamento di umiltà, da un  “maestro” dell’architettura, soprattutto per noi Italiani, che spesso cadiamo nelle “sabbie mobili” delle Sovrintendenze ai Monumenti, ed a vincoli paesaggisti beceri, applicati da tecnici incapaci, che, più che salvaguardare il paesaggio, lo danneggiano per sempre.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Senza architettura !


Il nostro secolo sarà caratterizzato dagli spostamenti, sempre più grandi, di masse di popolazione da una città ad un’altra, da un continente all’altro, da uno Stato all’altro. In tale condizione umana, dove le persone, continuamente cambieranno paesaggio e prospettiva di vita e di relazioni sociali, l’architettura e la progettazione del paesaggio, acquisisce un ruolo nuovo. Dal Museo di F.O. Gehry a Bilbo (Spagna), per la Fondazione Guggenheim, anche i non addetti ai lavori, la massa, hanno intuito le nuove prestanti potenzialità dell’architettura, che la fanno diventare  un acceleratore di immagini nella competizione globale tra “luoghi eccellenti”. Ciò è vero dovunque ma non in Italia. Nel nostro Paese la voglia di innovazione incontra sempre forti, inspiegabili ed insormontabili resistenze quando si tratta dei settori creativi più “tradizionali”: letteratura, cinema, e architettura “contemporanea”. l’Italia è paralizzata e incapace di accogliere ed elaborare in chiave locale le tendenze dominanti nel mondo. Mai come oggi l’architettura è stata seguita e coccolata dai media. Ma la diffusa attenzione agli eventi di architettura non sembra, nel nostro Paese, tradursi in un contestuale  affermarsi di una nuova generazione di architetture, spazi pubblici di qualità, paesaggio. Ecco ho descritto sommariamente alcuni contenuti (quelli più interessanti) del bel libro di Pippo Ciorra – Senza Architettura,  le ragioni di una crisi – Saggi Tascabili Laterza – 2011. Un libro in cui si interpreta e si analizza, il lento declino dell’architettura in Italia, e di conseguenza del paesaggio, un declino a cui fa seguito una grave incapacità di descrivere e realizzare lo spazio contemporaneo della nostra società, continuamente “piegata in due” su sé stessa, alla ricerca di una passato. Ecco che allora, come avvenne per la generazione di architetti quali : Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, ecc. che l’architettura, più che essere costruita, veniva progettata e rimaneva sulla carta, anzi veniva apposta prodotta esclusivamente per la carta. Allora nacque, a seguito di ciò, dopo decenni di immagini solamente disegnate, un movimento, “La Scuola Italiana”. Un movimento che si fece strada nel mondo, anche costruendo edifici, propugnando l’immagine del nostro paese e soprattutto del suo passato architettonicamente glorioso. Oggi, con la trasposizione informatica del “progettare architettura”, chiunque, anche chi non è strettamente legato alla disciplina può fare, o meglio simulare, architettura. Proprio come nel video che vi propongo qui sotto, che mi ha segnalato l’amico Frank (non a caso originario del Canada) dove un artista grafico, Alex Roman, ha ridisegnato virtualmente progetti storici dell’architettura moderna, ascrivibili a Louis Kahn , Mies Van der Rohe, ecc. reinterpretandoli come se fossero veri e da lui ri-costruiti, ri-progettati, ri-generati (totalmente in un ambiente virtuale). Ci troviamo anche qui in un “mondo nuovo” che in Italia, quasi non esiste all’interno dell’ambito disciplinare, oppure nelle scuole di architettura, dove il ruolo dell’architetto deve per forza essere rivisto e ricollocato, affinchè non avvenga quanto prefigurato da Ciorra, un Paese senza architettura……senza quella reale, perchè incapace di proporre quella virtuale.

http://vimeo.com/7809605

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Paesaggi sostenibili


La sostenibilità del paesaggio è una maniera di “pensiero”, e di “agire”, che una società si dà per conservare, garantire, migliorare, per sè stessa e per coloro che verranno, in un sistema “chiuso” come è la Terra, una qualità di vità .

http://vimeo.com/29052523

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La vita segreta delle piante


Uno spazio ritagliato in uno dei parchi più belli d’Europa, i giardini di Kensigton, un ritaglio nero, rettangolare, rivestito ovunque di trame organiche di yuta, impregnate di resina nera. Un luogo di pace, riflessione e di silenzio all’interno di una delle più grandi città del Mondo. Al centro un terreno, costruito con piante da sogno per realizzare un giardino naturale. Una specie di grande epicentro, dove per arrivarci bisogna percorrere un lungo corridoio oscuro, senza contatti diretti tra l’esterno e l’interno. E’ come un “urlo” a mettere al centro dei nostri pensieri il paesaggio, che segna la superficie della Terra, che è parte della nostra storia su questo pianeta. Milioni, miliardi di piante, ogni giorno reagiscono al sole, al vento, alla pioggia, crescono, producono l’ossigeno necessario alla nostra vita, ci alimentano. Organismi silenziosi che ci circondano, con la loro presenza discreta, fatta anche di personalità e di carattere, che inevitabilmente ci condiziona ed orienta, magari inconsapevolmente. Piet Oudolf, grande paesaggista olandese, per l’ennesima volta ci regala quasi un luogo comune, un punto di contatto “intimo” tra noi e le piante. Quasi una dichiarazione d’intenti, che con le piante e la loro disposizione, si possa creare un Mondo, un “Mondo Nuovo”. Quì nel giardino del Padiglione provvisorio della Serpentine Gallery 2011 di Londra,  per lunghi attimi, sostando in silenzio,  si può perdere la dimensione del tempo e ritrovarsi in un universo colorato, profumato, in cui tutto sembra perfetto. L’architettura è qui solamente il contenitore discreto, di quello che sta al suo interno. Piet Oudolf, dichiara il progettista dell’edificio, lo svizzero Peter Zumthor : “mi dice che farfalle ed api amano l’odorato dei fiori scelti”.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

The killed deat


Agosto 2011

Sei italiano, e vedi, osservi, giorno dopo giorno, il paesaggio, bellissimo, dell’Italia che viene “dilaniato”, “villipeso” dal cemento, in maniera sistematica e senza senso, e vuoi protestare, vuoi urlare. Sei giovane, vivi al sud, su un’isola magnifica, immersa nel mare Mediterraneo e magari hai letto cose che ti hanno fatto riflettere su questa inestimabile risorsa, che è “l’oro” del nostro paese, che potrebbe dare, se conservata e valorizzata benessere e lavoro a tutti, per generazioni e generazioni.

<a Articolo su Asor Rosa

Vuoi quindi, urlare, vuoi cercare di fermare questo scempio del paesaggio, vuoi fare in modo che, quello che rimane, sia preservato per le generazioni future. Decidi di scrivere su di un pilastro, con poche parole l’affronto che è stato fatto, la cecità che pervade la maggior parte dei tuoi conterranei. Quindi in un inglese stentoreo e “arraffazzonato”, scrivi “l’urlo” che ti viene da dentro, dal profondo del cuore, affinchè gli altri possano condividere, e si spera, reagire!

Invece probabilmente non è così “Uccisi dalla Morte”, ecco l’unica possibilità che rimane, a chi protesta ed è giovane, sperare che la “musica dell’universo” possa fare crollare “magicamente” tutte le nefandezze, fisiche e burocratiche, di cui l’Italia è piena.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑