MAN RAY
MARCEL DUCHAMP
FERNAND LEGER
Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate
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Montagna, pietra, acqua, costruire in pietra, con la pietra, dentro la montagna, costruire fuori dalla montagna, essere dentro la montagna: il tentativo di dare di questa catena di parole un’interpretazione seriale democratica, ha guidato il progetto e, passo dopo passo, gli ha dato forma. Si è trattato di un processo scandito da felici scoperte e pazienti esplorazioni, indifferenti a modelli rigidi, sin dall’inizio affrontato gioiosamente perché si trattava di lavorare con la natura mistica di un mondo di pietra dentro la montagna, con l’oscurità e la luce.
Durata non c’è nella pietra immortale, preistorica, ma dentro il tempo, nel morbido.
Distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più, con un fare bene finalizzato alla contemplazione.
Secondo me un uomo che non pensa e non riflette, prima di parlare o scrivere, non è nemmeno vivo.
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Non intendo una giornata perfetta o una giornata fortunata, nè una giornata senza preoccupazioni, la giornata riuscita è qualcosa di più, è incomparabile. E’ unica. E’ un qualcosa ai “confini della linea della bellezza e della grazia”, come ha scritto Peter Handke.
Una giornata riuscita è come un’ascensione verso una cima, verso una vetta, nella neve, è come il discepolo che va dal maestro (e sa già cosa gli sarà detto), come il ricordo vivido di un passato immaginifico. Una giornata riuscita è trovare vicino a casa un luogo della riminiscenza, da cui osservare dall’alto le cose e le persone, contemplare il paesaggio, discernere tra bene e male, tra amici e nemici. Una giornata riuscita costruisce il futuro.
Una giornata riuscita, apre gli occhi, dà la giusta proporzione al respiro, dà la misura del passo da tenere, consente di rileggere le parole (degli altri) attribuendogli il giusto significato. Una giornata riuscita consente di vedere molto più lontano, nel cuore della gente. Consente di guardare e continuare a guardare con gli occhi della parola giusta.
La giornata riuscita, non ha bisogno di grandi dichiarazioni, restituisce semplicemente grandi prospettive ed allarga gli orizzonti, soprattutto ci spinge a ri-valutare il passare del tempo, il vivere. Ci restituisce un’idea di compiutezza, di eternità.
Milano, sabato 22 gennaio 2011
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Nauseato, deluso, da Milano e soprattutto da alcuni suoi abitanti, mi sono rifugiato, durante questo lungo fine settimana che và dal 2 al 5 giugno 2011, là dove i contrafforti geologici, impennandosi verso il cielo, consentono di vedere lontano, di “sbirciare” il futuro.
Per tutti e quattro i giorni ho aspettato che, l’anziano omino dell’immagine soprastante, ormai giunto ad un’età ragguardevole (è del 1925 ed ha compiuto 86 anni), volesse raccontare a me ed ad altri, ciò che pensa di questi anni tumultosi, e soprattutto del rapporto tra libertà e vita quotidiana.
Lo ha fatto oggi 5 giugno 2011 alle 17,30.
Ha debuttato affermando : “Senza lo shopping, l’uomo moderno si sente ormai perduto”. Ed ha continuato, precisando: “Nel caso di una società di consumatori come la nostra, le ricette per la risoluzione della maggior parte dei problemi della vita e per la soddisfazione della maggior parte dei bisogni umani passano attraverso i negozi, e senza entrare in alcuni negozi, noi ci sentiamo incapaci di farcela; il livello di benessere è misurato dall’ammontare di denaro che passa di mano in mano e se quel volume cessa di crescere o, Dio non voglia, diminuisce, si suona l’allarme rosso e la gente va nel panico”.
Poi, ha continuato: “Noi possiamo, dopo tutto, consumare molto meno di quel che facciamo attualmente senza certo mettere a rischio la nostra sopravvivenza e una vita dignitosa, ma temiamo che così diventi impossibile o almeno tremendamente difficile affrontare un sacco di problemi della vita; dopo tutto, così numerosi aspetti cruciali della vita, oggi sono mediati dallo shopping: le preoccupazioni che abbiamo riguardo la nostra posizione sociale, il rispetto dei nostri amici, vicini e colleghi di lavoro, la vita familiare felice, la cura delle prospettive di vita e della felicità delle persone che amiamo. Ripeto la decisione di non seguire il flusso della maggioranza costa un prezzo alto ed esige abilità che abbiamo perduto e sforzi che molte persone troverebbero indigeribili.”
“Noi non siamo esseri deterministicamente condizionati, il modo in cui ci comportiamo non è deciso in anticipo da forze a cui non possiamo resistere; però è altamente improbabile rompere gli schemi e girare le spalle al mainstream , al conformismo della maggioranza”.
Infine ha chiosato: “Una volta innescata l’economia consumistica come limite ha solo il cielo. Per essere efficace nel compito che si è assunta, non può permettersi di rallentare la sua andatura, e mene che mano di fare una pausa e fermarsi. Di conseguenza deve assumere controfattualmente. In modo tacito se non espresso a parole, l’illimitatezza della resistenza del pianeta e l’infinitezza delle sue risorse. In tal senso, il momento della verità potrebbe essere più vicino di quel che ci farebbero credere i debordanti scaffali dei supermercati, i siti web disseminati da pop-up pubblicitari e i cori degli esperti di auto-miglioramento e dei consulenti su come farsi egli amici (in facebook) e influenzare le persone. Il punto è come precedere/anticipare il sua arrivo con il momento dell’auto-risveglio. Nient’altro un compito facile se ne può star certi: ci sarà bisogno niente meno che di abbracciare l’intera umanità, completa della sua dignità e del suo benessere, così come la sopravvivenza del pianeta“.
Ah, dimenticavo, questo signore si chiama Zygmunt Bauman, Professore emerito di sociologia nelle università di Leeds e Varsavia, ed è uno dei più noti pensatori contemporanei del Mondo. Bauman era ospite del Festival dell’Economia di Trento.
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