In merito alla correttezza


Roma – Adalberto Libera : Palazzo dei Ricevimenti e Congressi, 1939- 1954.

Ma cosa significa essere corretti nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio? Di solito, il termine “corretto”, viene utilizzato per definire un progetto che persegue delle finalità morfologiche, tipologiche, compositive e tecnologiche, adatte per un determinato luogo in una determinata epoca. Spesso, con il termine “corretto”, mediando dalla logica matematica,  è stato erroneamente definito, ogni progetto che persegue finalità geometriche : sezione aurea, regole di Fibonacci, ecc.. Oppure, all’opposto, soprattutto oggi, applicando con rigore la trasgressione del termine,  è facile produrre un progetto che “delira”, dal punto di vista solamente estetico, secondo i presupposti, le mode, il design, tipici di un periodo.

Certamente corretto era, ad esempio, il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera all’Eur di Roma, viene da chiedersi se il Nuovo Centro Congressi sempre all’Eur di Massimiliano Fuksas sia trasgressione della correttezza, o edificio corretto.

Scrive Enrico Thovez nel suo bel libro “Il viandante e la sua ombra “ (Napoli, 1933) : “ Torino, questa città di cui si parla con rispetto per le sue benemerenze patriottiche, ma con un sorriso di commiserazione per la sua monotonia uggiosa, sarebbe la più bella città del mondo se la sua pianta fosse diversa, se le sue vie non fossero tirate a squadra, se le sue case avessero un altro aspetto, e se i torinesi somigliassero meno alle loro case e alle loro vie; ma soprattutto se non avesse avuto la sventura di essere tenuta a battesimo da un popolo senza gusto.” . E’ chiaro che qui emerge una visione molto diversa del termine, data da una regola logica individuale e quindi personale, così personale da rendere “non corretto” ciò che ai più, risulta invece estremamente corretto e rigoroso.  Ecco la “rottura sistematica” della correttezza (rottura spesso gratuita), sia nelle discipline architettoniche, che in moltissime delle manifestazioni umane (ad esempio i rapporti tra le persone), appare oggi, nella società super-fluida del 2.0, abituata a vivere in una dimensione  di continua guerra economica, come una regola costante incontrovertibile. Ma è un bene o un male ciò? Difficile dirlo, certamente dal mancato rispetto della “regola della correttezza” ed all’opposto della sua trasgressione consapevole, si viene a creare una condizione “sospesa” in cui è più facile fare dei morti che dei prigionieri.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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Una risposta a In merito alla correttezza

  1. Judith ha detto:

    Glad I’ve finally found soeithmng I agree with!

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