Mons Taegia


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La vita umana è estremamente breve, di solito dura un “battito di ali”, un attimo, il problema è che si ha la consapevolezza di ciò, di solito, solo quando si è nell’imminenza della morte. Appena si prende coscienza di questa condizione umana, e quindi a maturare (veramente), arriva il momento di dire addio agli amici ed ai parenti. Spesso non ci si rende conto nemmeno di ciò. L’amicizia, insieme al legame parentelare, è certamente la cosa più importante, ma ambedue richiedono sia sviluppata una condizione di buona convivenza, e di condivisione, ma anche quì difficilmente si riesce a stabilire ciò con tutti coloro che si incontrano durante la vita.

Alcuni giorni fa, un sabato, mi è capitato di recarmi nella “Brianza Felix”, per ameni motivi legati alla mia professione, con due cari amici, un uomo ed una donna. Eseguita l’ardua incombenza, ci siamo recati a Montevecchia (l’antica Mons Taegia), che si trovava lì vicino, con l’unico scopo di prelevare del burro dorato, dal “meraviglioso” laboratorio di Amabile Maggioni.

Se siete nei dintorni (ma non solo), non potete mancare di fare una visita a Montevecchia (metri 479 s.l.m.), un crinale, in dominanza del paesaggio, tra la pianura padana ed il Parco della Valle del Curone. Un tempo l’amena località era il luogo di incontro, durante i fine settimana, delle famiglie, a caccia di formaggini e deliziosi vini bianchi. Un luogo ideale per praticare le amicizie in deliziosi incontri conviviali, ed in lunghe passeggiate dedicate al cazzeggio e alle dotte considerazioni .

La giornata era stata piovosa e nebbiosa, poi all’improvviso un vento violento aveva spazzato la pianura padana. A Montevecchia si godeva un tramonto che esaltava il paesaggio di questa parte di Lombardia, con il costone arenaceo-calcareo, che emergeva, come un’isola, nel mare di nebbia in cui versava la pianura. Discutendo con i due amici, rimirando il paesaggio, mi è venuto naturale fare alcune considerazioni che ora vi racconto e che sono il frutto di quello che ci siamo detti, sentendo il suono delle campane dei vespri emergere dalla nebbia sottostante.

Da qualche tempo, in Italia, la cultura urbanistica ed ambientalista, si sta orientando verso il tema del consumo di suolo, prima completamente ignorato. Il territorio italiano, per conformazione (è molto montuoso) ha subito, nel corso del tempo, un consumo di questo “bene pubblico” molto alto. E la Lombardia è all’apice del consumo di suolo (la città infinita). Non ha senso oggi consumare altro suolo extraurbano, visto che le stesse città, espandendosi a dismisura hanno generato al proprio interno zone di degrado, aree dimesse o zone sotto-utilizzate. Bisogna dare priorità alla riqualificazione, al riuso, rispetto all’espansione indefessa, una rigenerazione che non sia una nuova cementificazione, ma l’occasione per “ossigenare” il tessuto urbano, per renderlo vivibile a dimensione umana, con un saggio equilibrio tra utilizzo del suolo, volume da insediare ed aree verdi. Le città di fatto sono come un grande ecosistema, mantenuto in vita da un flusso costante di materie ed energia. Tale flusso è presente sia in entrata che in uscita, però alla fine il flusso è squilibrato, mentre in un ecosistema naturale è sempre in equilibrio. Le attuali entità urbane sono dei sistemi che disperdono le risorse, consumandole. Le disperdono nelle acque, nel terreno, nell’aria. Eppure basta elevarsi, come qui a Montevecchia, che il territorio, il paesaggio, di Lombardia (ripeto, uno dei più “consumati” del mondo) appare come un entità ancora sanabile, ancora “riparabile”. Bisogna decrescere, bisogna consumare meno suolo, direbbero i più, invece io ritengo che bisogna trattare il suolo in maniera più saggia, consumandolo (poco) laddove necessario, e demolendo tessuto urbano laddove indispensabile (bonificando i terreni), per restituire terreno (tanto) al paesaggio dei centri urbani. Soprattutto bisogna costruire più in alto, con grande qualità architettonica, modernità e tecnologia, nei centri urbani, per poi demolire tessuto urbano di pessima qualità e liberare suolo nelle aree di degrado urbano (ossigenandolo) e renderlo disponibile all’agricoltura, agli ortisti, allo svago.

A sera siamo tornati verso casa, ampiamente riforniti di burro, formaggini e ricotta. Certamente empi di immagini in grado di scolpire i nostri cuori, oltre che le nostre menti.

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