Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Autore

Dasir

Quel che resta……di due cascine.


Sopra alcune immagini di Cascina Merlata (Gallaratese-Milano)

Sopra alcune immagini di Cascina Zerbone  (Ponte Lambro – Milano)

Allora riassumendo : due cascine, due aree agricole, che subiscono un’aggressione di cemento, preordinata e studiata a tavolino negli anni. Due situazioni che vedono i cittadini e le forze che li rappresentano coinvolti in due maniere diverse. Due occasioni dove l’architettura ed il paesaggio vengono sconfitti per colpa di:  logiche immobiliari, indifferenza, assenza di condivisione.

Alla Cascina Merlata di Milano, la storia è vecchia, ne abbiamo già parlato, quì la Giunta Moratti (quindi centrodestra) approva, proprio poco prima di finire la consilatura precedente (marzo 2011), un progetto : 324.000 mq. di slp (superficie lorda di pavimento), 6.500 nuovi residenti, oltre 3.000 addetti, 990 alloggi, hotel, uffici, un enorme plesso scolastico con 800 alunni, centro commerciale, edifici di oltre 20 piani, ecc.. Oltre al parco e alla residenza, troveranno posto : parcheggi per 50.000 mq (tutti interrati quelli in dotazione alle abitazioni), un plesso scolastico di 12.000 mq, due asili nido e un centro per anziani. Il centro commerciale (di oltre 45.000 mq) è stato collocato sul confine nord del quartiere dove sono anche previsti un albergo (15.000 mq) e una torre per uffici (10.000 mq).

La principale società proprietaria dei terreni è il consorzio Euromilano (60%), ci sono poi Greenway (30%), Cesi (5%) e Zoppoli & Pulcher (5%). Il Consorzio, guarda caso, racchiude anche delle Cooperative di “sinistra”, la Banca Intesa, ecc……chissà come mai il PD si è astenuto durante la votazione in aula,  di fatto non ostacolando questo piano? Quì i cittadini, quelli sensibili alle tematiche inerenti il consumo di suolo, si sono di fatto “astenuti” l’iter progettuale e l’inizio dei lavori sono proceduti, quatti quatti, tutto viene “venduto” come un’iniziativa legata ad Expo 2015. Eppure anche quì si sottrae del fertile terreno agricolo. Forse mediaticamente quest’area risultava poco accattivante ed inoltre il depistaggio delle forze politiche ha operato sin da subito in maniera compatta e trasversale.

Alla Cascina Zerbone, invece la storia è diversa, qui, a partire dagli anni duemila, essendo l’area di Ponte Lambro zona di grave degrado sociale, il quartiere al cui margine è inserita la cascina, è stato oggetto, di una profonda ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici (Contratto di Quartiere): caseggiati Aler di Via Ucelli di Nemi e Serrati, il rifacimento delle vie centrali del quartiere, la ristrutturazione del Centro Territoriale Sociale, del Centro Giovani, dell’edificio parrocchiale, del Mercato Comunale, dell’ufficio postale e di alcune palazzine in “Via Rilke” appartenenti al Comune di Milano. Mentre il progetto di riqualificazione di alcuni caseggiati ALER, al quale ha partecipato anche l’architetto Piano Renzo presentato nel maggio 2000, è in fase di attuazione ormai da alcuni anni (2010) senza avere mai trovato una sua strada definitiva.

Veniamo alla Cascina Zerbone, ultima preesistenza di un paesaggio agricolo che non c’è più. Proprio a ridosso della tangenziale un’ultimo terreno, con qualche centinaio di mucche, produce ancora latte. Quì i cittadini (sotto dei bei bandieroni gialli) si sono mossi da subito per ottenere una revisione del Contratto di Quartiere (che prevede, quì, una massa di volume e di case residenziali, con un bello svincolone della tangenziale) per salvaguardare una cascina che forse non ha nemmeno senso tenere localizzata lì. Ma tant’è, quì gli operatori immobiliari possibili per la cementificazione dei terreni di Cascina Zerbone, sono soprattutto legati ad entità non coerenti con i “bandieroni gialli” sopra descritti . E quindi quì ci si dà da fare, per salvare quattro mucche ed un  latte che probabilmente, qualche chilometro più in là, verrebbe sicuramente meglio, lontano dai miasmi della tangenziale. Il concetto è di arginare definitivamente il consumo di suolo agricolo, in una città, Milano con una superficie comunale molto piccola, che agricola non lo è mai stata, che dell’agricoltura se ne è infischiata per centinaia di anni in favore della manifattura.

Ma come mai gli stessi cittadini milanesi, qualche chilometro più in là, nemmeno si interessano del consumo di suolo agricolo in atto a Cascina Merlata ? Probabilmente misteri di questi anni bui e tristi, che vedono spesso persone interessarsi “a macchia di leopardo” di problematiche che invece necessiterebbero da subito di una “visione di quadro” molto più ampia e non soggetta alle subdole interferenze della politica, abilmente camuffata con l’associazionismo. Associazionismo che pilota gli interessi di parte solo là dove non si schiacciano i piedi ai propri amici ed agli amici degli amici.

E l’architettura è il “mostro” da crocefiggere, l’urbanistica la “macchina tritacarne” da sopprimere. Forse ci vorrebbe più realismo da ambo le parti,  e soprattutto avere veramente a cuore la salvaguardia del paesaggio, che è un bene comune senza confini, che necessita probabilmente, più che di operazioni mediatiche, di un’attività didattica, nei confronti proprio di quei cittadini, pronti a muoversi solamente in una direzione, mentre invece dovrebbero “andare in più direzioni”.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Formula uno


Solo per l’immagine soprastante – image © studio centro

Il 24 luglio 2012, ci siamo recati nella “bassa” a consegnare gli elaborati dell’ennesimo concorso di idee, attività con cui ci dilettiamo da anni, più foriera di insuccessi che di successi. La gita fuori porta, in una caldissima ed umida giornata, percorrendo la caotica autostrada A1, è stata l’occasione per fare una visita a Modena ed all’eccellenza del brand mondiale “Ferrari”. Siamo partiti dall’oggetto più recente, una “blatta gialla” da poco completata, in aderenza alla casa dove è nato il “Drake”. Il Museo Enzo Ferrari è stato concepito e realizzato dallo Studio FUTURE SYSTEM di Londra, dell’architetto Jan Kaplicky. Dopo la sua improvvisa morte, nel gennaio 2009, Andrea Morgante, collega ed amico, fondatore dello studio londinese SHIRO STUDIO, ne ha seguito il completamento, avvenuto nel marzo 2012.

Contrariamente al previsto, l’edificio colpisce per la sua “sapiente” disposizione planimetrica. Infatti fa come da cortina protettiva alla casa, creando un ambiente accogliente e magico che esalta ambedue le architetture. Curatissimi i dettagli costruttivi e la scelta dei materiali. Insomma una sorpresa. Dalla piazzetta, si passa, all’interno, dove, grazie ad un piano inclinato, si “precipita lentamente” attraverso la storia della Ferrari e di fatto della Formula Uno, con l’esibizione di “magiche” vetture e di cimeli assolutamente meravigliosi. Poco per volta si scende nel terreno, ad un piano interrato che contiene un piccolo auditorium e delle sale per riunioni ed incontri. Un edificio che si apprezzare, si condivida o meno lo stile architettonico.

Poi ce ne siamo andati anche a Maranello, a vedere il museo delle macchine Ferrari di Formula uno, ma quì, risulta palese che il museo, necessita probabilmente di un “colpo di vita”, nonostante il pubblico numeroso.

http://www.museocasaenzoferrari.it/

Quì sotto gli interessanti servizi igienici

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Villula


Immagine, quì sopra, del progetto originale, a cantiere finito nel  1938

Franco Albini, realizza il progetto di Villa Pestarini, in via Mogadiscio 2 a Milano, tra il 1937 ed il 1938. Si tratta di un progetto, rigorosamente razionalista, strutture elementari, geometrie modulari, il tutto perfettamente allineato con la poetica “moderna” allora imperante a livello europeo e nazionale.

Alla fine degli anni Quaranta del Novecento, la Villa Pestarini viene sopralzata, su progetto dello stesso Albini, e profondamente rivisitata per adeguarla alle nuove necessità. Tanto che la ripartizione volumetrica in due corpi sfalsati, viene completamente disattesa. Il progetto albiniano di sopralzo, conserva tutte le componenti interne originarie della Villa (arredi compresi) e si concentra sulle relazioni verticali e sui dettagli tecnici per garantire la coibentazione, la protezione del tetto, ecc. e soprattutto l’inserimento nella composizione delle facciate, di questo nuovo elemento.

La strada scelta da Albini è quella della denuncia palese del sopralzo, che, sia per materiali di rivestimento, che  per caratteristiche tecniche e compositive, risulta di evidente individuazione. Albini anche innova, introducendo, quale rivestimento l’Eternit, allora un materiale (cemento/amianto), innovativo e molto resistente, nonchè poco costoso. Raramente utilizzato in verticale.  Tale materiale, il cemento / amianto, circa 25 anni dopo, sarà ritenuto responsabile, nel mondo, dello sviluppo del mesotelioma polmonare negli esseri viventi e bandito, in Italia dall’uso, con apposita legge solamente nel 1992.

Un edificio molto interessante quindi, sia dal punto di vista formale, sia dal punto di vista tecnico, che però palesa la necessità, ormai urgente di rimuovere (anche se quì probabilmente è già stato fatto), oltre che negli edifici pubblici ed in quelli industriali, anche e soprattutto in quelli residenziali privati, questo pericoloso materiale. Un caso emblematico di “bonifica del moderno”, oltre che di suo restauro.

Quì sotto una mappa di Milano Sud-Ovest, con in ROSSO localizzata Villa Pestarini

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Nodo d’interscambio (Zermatt)


Zermatt (http://it.wikipedia.org/wiki/Zermatt) è chiusa al traffico, ormai da parecchi anni. L’accesso ai veicoli privati è consentito solamente fino al paese di Täsch (http://it.wikipedia.org/wiki/T%C3%A4sch a 5km da Zermatt). La strada Täsch – Zermatt è chiusa ai mezzi di trasporto privato, però a Zermatt è consentito l’uso di mezzi elettrici e biciclette.  A Täsch è stato realizzato tra il 2004 ed il 2006, un grande Nodo d’interscambio, il Top Matterhorn Terminal , con  2’100 posti auto coperti aperti 24 ore su 24 e posteggi non coperti (900 posti).

Il Terminal, progettato dall’ Architekturbüro Mooser & Petrig & Lauber dipl. di Zermatt (http://www.architekten-ml.ch/cv_mooser.html) è un edificio che potremmo definire “perfetto”, sia per caratteristiche architettoniche (ampio uso di legno e di materiali naturali, compresa grande copertura piana verde) che per prestazioni funzionali (collegamento tra auto e mezzi pubblici). Un edificio che si inserisce molto bene nel paesaggio della valle, pur essendo di notevoli dimensioni, inoltre è molto ben realizzato sia per la scelta dei materiali, che dei dettagli costruttivi.

Non mancano spazi accoglienti per l’attesa, negozi di varia natura e grandi viste sul paesaggio circostante. Delle grandi pensiline ondulate all’aperto, accolgono i Bus (pubblici e privati), il cui parcheggio è gratuito.  Il costo del biglietto è abbastanza caro, bisogna però dire che è un’esperienza unica arrivare quasi in metropolitana ad oltre 1600 metri di quota.

A Brig e a Visp la ferrovia ha un collegamento diretto con la ferrovia a scartamento ridotto della Matterhorn Gotthard Bahn che conduce a Zermatt. Attraverso la nuova galleria di base del Lötschberg da Frutigen (nel Bernese) verso Raron (nel Vallese) il viaggio in ferrovia per Zermatt si riduce in modo notevole.

Inoltre Zermatt è il punto di partenza o di arrivo del famoso Glacier Express (St. Moritz / Davos – Zermatt), conosciuto in tutto il mondo. A Täsch Presso il Terminal Matterhorn Täsch, lasciato il bus o l’auto, si sale direttamente e agevolmente sui  treni shuttle (su cui si può tranquillamente portare la bici). Dopo un tragitto di circa 12 minuti, attraverso  una frastagliata e romantica valle si raggiunge Zermatt nel cuore del villaggio del Cervino.

http://www.matterhorngotthardbahn.ch/it/Pages/default.aspx

Quì sotto alcune immagini di Zermatt

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Casa : giro di quartiere a Milano Sud – Ovest


Casa di Riposo per anziani Fondazione Antonietta Biffi di via Dei Ciclamini 34 

Casa Materna ed Asilo Nido di via Cascina Corba 97 

In una caldo pomeriggio di fine luglio, ci siamo chiesti , dove a Milano, fuori dai punti di riferimento classici, fosse possibile ravvisare chiaramente i segni di una architettura e di un’urbanistica, tesa a dare “residenzialità” ai ceti popolari. In tal senso l’area periferica, a sud-ovest di Milano (via Mimose, via Genziane, via Ciclamini, ecc.), risulta come, un pezzo di città dimenticata, quasi sconosciuta, anche poco analizzata.

In un editoriale della rivista di architettura ed urbanistica Casabella (n° 105 del 1936), Mario Pagano reputava quale luogo in cui costruire la “città razionalista”, la periferia milanese. In realtà. a  Milano, in quegli anni, l’esigenza era quella di dare case popolari agli operai, attraverso l’attività dell’Istituto Autonomo Case Popolare (IACP). Il risultato spesso, come nel quartiere Lorenteggio, erano delle “deformazioni” delle poetica razionalista, inserite a forza nei piani urbanistici vigenti. Erano case ben orientate, ma basate sempre sul concetto novecentista di corte aperta, con alloggi che spesso nulla avevano a che fare con l’impianto funzionale razionalista. Come nel Quartiere IFACP Renzo e Mario Mina (1938 – 1944 progetto : Tullio Tollio, Alberto Morone, Fausto Natoli, Guido Baselli, Pietro Della Noce) in via Inganni, via Giambellino, via Segneri e via Odazio. Venne poi il regime e successivamente la guerra, e ci si concentrò sui singoli edifici, più che sul problema della casa per i ceti popolari.  Si dovrà aspettare fino all’inizio degli anni cinquanta, con esempi quale il Quartiere IACP Giambellino (1951 – 1955 progetto : Irenio Diotiallevi, Max Pedrini, Camillo Rossetti) via Inganni 52 – 61, via Degli Astri 22 – 26, per ritrovare in questa zona  l’applicazione della “poetica razionalista”. Infatti al Giambellino notevole è il distacco tra gli edifici, il verde a disposizione, ed inoltre è millimetrica l’applicazione dell’orientamento planimetrico sull’asse eliotermico, come imponeva il razionalismo. Sempre in questa zona, con gli anni, la dotazione di servizi per i nuovi quartieri residenziali popolari,  acquisisce degli aspetti qualitativi molto interessanti, come ad esempio  la Casa Materna ed Asilo Nido di via Cascina Corba 97 (1954 – 1955 progetto di Marco Zanuso), quasi fiabesca nelle forme architettoniche; e la Casa di Riposo per anziani Fondazione Antonietta Biffi di via Dei Ciclamini 34 (1965 – 1970 progetto : Ignazio Gardella), che lontanamente fa il verso alla casa alle “Zattere” di Venezia.

Il tempo, ha come decantato questa zona, salvaguardando alcuni terreni liberi, che creano degli spazi verdi inaspettati, ed alcune casette a schiera di “Corea”, costruite a fianco di alcune lignee su modello finlandese per essere provvisorie ed assolvere alla necessità immediata di abitazioni, poi divenute definitive. Ciò ha generato un quartiere ad alta residenzialità, tranquillo e ben collegato con il centro città.

Quartiere IACP Giambellino  via Inganni 52 – 61, via Degli Astri 22 – 26

Quartiere IFACP Renzo e Mario Mina ( in via Inganni, via Giambellino, via Segneri e via Odazio

Case di “Corea” divenute definitive

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lainate


A Lainate è possibile ammirare una delle due strutture “ardite”, in acciaio, che l’architetto Angelo Bianchetti realizzò per Pavesi. Questa si trova sull’Autostrada Milano Laghi, ed è del 1958; la seconda è visitabile al passo dei Giovi sull’Autostrada Milano Genova, ed è del 1959. In entrambe la sofisticata  struttura metallica è funzionale alla evidenziazione del marchio aziendale (oggi Autogrill) , totalmente staccata dalla struttura dell’edificio. In esse la componente luminosa gioca un ruolo molto importante, infatti la notte, diventa un “faro luminoso”, per l’automobilista. Si tratta di un’architettura dinamica, fortemente ispirata dal dinamismo automobilistico, dove le caratteristiche dell’immagine dell’edificio, predominano sull’architettura.

Un percorso di architettura a Lainate

Molto simile il caso dell’ampliamento della fabbrica Perfetti (Van Melle), sempre a Lainate, che, completato nel 2012, è frutto del progetto dello studio Associato  Archea. Anche quì l’occasione è quella di evidenziare l’immagine aziendale, mediante una facciata, una “pelle”, che consente di schermare edifici nuovi ed edifici vecchi, unificandoli. Molto interessante l’orditura metallica, impreziosita da una serie di “borchie” vitree. Spartana la sistemazione paesaggistica esterna (come già più volte visto in Herzog & De Meuron). Incantevole l’illuminazione notturna, altamente scenografica, che fa il verso all’edificio di Bianchetti, da cui probabilmente trova ispirazione.

Infine, sempre a Lainate, non potete mancare una visita alla “magnifica” Villa Borromeo Visconti Litta, un gioiello architettonico a cavallo tra Cinquecento e Settecento. Ed anche quì gli effetti speciali, per stupire, ci sono, ma sono imperniati sui giochi d’acqua dello splendido giardino.

http://metedascoprire.blogspot.it/2010/09/villa-litta-borromeo-lainate-mi.html

Direi, per operare una sintesi, tre opere di architettura molto diverse tra loro,  realizzate in epoche diverse, ma certamente tutte e tre “barocche”, con la necessità di stupire con effetti architettonici “speciali” tra complessità e contraddizioni Tutte e tre con uno stile personale sfarzoso e tendente all’esagerazione dell’eleganza.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lavorare meno per lavorare tutti


Mentre ieri, 16 luglio 2012, si aggiudicavano i lavori per la così detta “piastra” di Expo 2015, ci siamo recati a dare un occhio al cantiere. Quello in atto di cantiere è quello vinto dalla cordata capitanata dalla Cmc (http://cmcgruppo.com/cmc/) , per la bonifica e la “pulitura” dell’area, con un ribasso del 42,83%. Già allora trasalimmo, ma oggi a stupirci ancora una volta è il ribasso della cordata capitanata dalla Mantovani (http://www.mantovani-group.it/), che con un ribasso del 41,80% si è aggiudicata la gara per la “piastra”, che poi sono i basamenti interrati (tipo scantinati con i relativi accessi) su cui poggeranno i vari padiglioni, il percorso centrale “telonato”, gli impianti, la viabilità, ecc.. Così dai 272 milioni di opere e materiali valutati come base per la gara, si è passati ad un importo di 165 milioni. Se si tiene conto che, chi è arrivato secondo aveva offerto un ribasso del 36%, mentre gli altri partecipanti in genere hanno offerto ribassi tra il 20 ed il 30%, bene si può comprendere quello che è successo e soprattutto quello che succederà. Il meccanismo della “Merloni”, la legge sugli appalti pubblici, ora Dlgs 163 del 12 aprile 2006 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06163dl.htm) è ormai un “meccanismo infernale”, che produce sempre dei “mostri”. A soffrirne sono la qualità, i tempi ed i costi. Infatti, quasi sempre all’eclatante ribasso (anche frutto della grave crisi in cui versa il settore edile), succede una fase in cui l’impresa vincitrice, mette in difficoltà il suo controllore (in questo caso Expo 2015), con continue varianti e/o riserve che fanno lievitare i costi ed i tempi. Non sempre (o meglio quasi sempre) la struttura pubblica non è in grado di “cavalcare” questa fase ed alla fine i costi lievitano sino a rientrare completamente (o addirittura di più) del ribasso offerto in sede di gara. E’ un gioco al massacro, dove il ricatto è giocato dalle imprese, sui tempi, che in questo caso sono inderogabili, in cambio di denaro. Quello che inizialmente da tutti sarà “cantato” come un risparmio, si tradurrà a consuntivo finale in un ennesimo aumento del debito pubblico. Vedremo, speriamo di non essere “uccelli del malaugurio”, ma tant’è, le cicatrici ottenute di persona su questi temi, mi fanno presupporre che il risultato finale non sarà molto diverso da quanto sopra descritto.

Forse ha ragione Serge Latouche, che in una bella intervista al quotidiano on-line “Lettera 43” di oggi 17 luglio 2012, dichiara che per l’Italia, in queste condizioni economiche e di assetto istituzionale, la cosa migliore sarebbe una bella bancarotta, da cui ripartire (come ha fatto l’Argentina, poi ripresasi egregiamente), con nuove regole e nuove prospettive per il futuro. Certamente, se così sarà, una delle prime cose da affrontare è una profonda rivisitazione sulla legislazione inerente gli appalti pubblici, visto che fa acqua da tutte le parti e soprattutto fa spendere molto più denaro di quello inizialmente previsto, ingigantendo così il debito pubblico. E dato che di ciò la politica italiana, che già si appresta alle elezioni del 2013, nemmeno ne parla, noi facciamo a questo punto il tifo per la bancarotta!

http://www.lettera43.it/economia/macro/italia-serve-la-bancarotta_4367557970.htm

Ma ritorniamo all’area di Expo 2015, i lavori languono e soprattutto le bonifiche sono ben lontane dall’essere in  stato avanzato. I lavori sono puntuali e non generalizzati. Ad oggi la grande trasformazione in loco, che è avvenuta (e colpisce lo spettatore) è la moltiplicazione delle prostitute, che da sempre infestano l’area anche di giorno, probabilmente dovuta alla presenza del personale maschile delle imprese che lì lavorano.

          Area Expo 2015, una prostituta ogni 40/50 metri

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

This is the end


I dati  Ance ( Associazione Nazionale Costruttori Edili)  del 2012:

  • nei primi tre mesi di quest’anno le vendite di case sono scese del 19,6% rispetto ai primi tre mesi del 2011;
  • dal 2008 al 2012 sono 325.000 i posti persi nelle costruzioni. Sono più di 500.000 se si considera l’indotto ed i settori correlati;
  • l’accesso ai mutui bancari per l’acquisto di immobili è sempre più difficoltoso. Dall’inizio dell’anno il calo è stato di circa il 50% (45,4%).

Nell’edilizia, dal 2007 a oggi sono scese del 20% le aziende che pagano puntualmente i loro fornitori passando dal 60% al 41% del totale.

http://www.arezzo.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=6738

E’ evidente che il comportamento degli acquirenti, incarna perfettamente la tragicità di questi dati, e lascia intravedere che vi siano delle aspettative circa il permanere di una situazione congiunturale negativa, di durata medio / lunga, che potrebbe produrre un calo consistente dei prezzi delle case.

E’ probabile che questa sia la fine, o meglio l’inizio della fine della produzione edilizia speculativa, così come l’abbiamo vista fare sino ad oggi.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Idea Campus


“L’architetto deve occuparsi delle questioni tecniche, che hanno un ruolo di primaria importanza nella creazione. Padroneggiare questa mistica professione implica uno sforzo colossale. non intendo evidenziare l’aspetto meramente ingegneresco del costruire, ma quella legge misteriosa delle proporzioni, quel filo rosso presente in tutti gli edifici di tutti i tempi.” – Alvar Aalto . Pittori e muratori – 1921 (Ed. Zanichelli)

Campus di Otaniemi (Helsinky 1998)

Ad un amico, direi di andare ad Helsinky con il cuore aperto di chi si lascia cullare dalla mitica luce del nord. Direi di girovagare, facendo lunghe passeggiate in attesa della notte, che di fatto non viene mai. Ogni cosa o persona che si incontra appare magica, misteriosa. Quì tutto è Paesaggio sapiente e condiviso. Ad un architetto direi di evitare di scattare troppe foto, la luce, che cambia continuamente, chiede come di essere seguita in questo suo mutare, e l’architettura della composizione, e quella dei materiali ne risulta titillata fino allo stordimento. Meglio un taccuino su cui prendere ogni tanto appunti.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑