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Builders of the future

Autore

Dasir

Un luogo per riflettere sul futuro


La vecchia fabbrica Citroen a Parigi nel 15 ° arrondissement, sulla rive della Senna , è stata trasformata dopo la dismissione, in un grande parco urbano, circondato da un progetto urbano di edilizia residenziale pubblica ed edifici commerciali. La sua creazione risale ai primi anni novanta del XX secolo. Per l’esattezza è stato inaugurato nel 1992. Gli architetti del paesaggio che hanno dato vita a questo raro esempio di “filosofia verde” fattasi giardino, sono : il paesaggista Gilles Clement e Alain Provost , architetti Patrick Berger , Jean Fracoise Jodry,  Jean – Paul Viguier. I 13 ettari lungo la Senna, ospitano, in vere e proprie “stanze verdi”, una vegetazione lussureggiante ed allestimenti acquatici. Il grande parco dominato da un grande parterre erboso, è attraversato in diagonale da una linea retta di 800 metri, che è una continua evoluzione del paesaggio del parco (stagni, prati, bambù, scale, percorsi, panchine, ecc.). Due serre climatizzate a nord-est ospitano piante esotiche e mediterranee, tra loro una grande piazza lapidea di getti d’acqua, con cui la gente in estate interagisce . Di fatto il Parc Citroen è una “grande isola verde”, all’interno del tessuto urbano di Parigi, che però offre anche una riflessione quasi filosofica sul tema del verde, in bilico tra parco e giardino, e garantisce al visitatore attento, una molteplicità di esperienze : sonore, tattili, odorose, luminose, ecc.. Il parco ospita anche la grande mongolfiera Eutelsat, che può salire in aria e quindi offrire insolite vedute aeree di Parigi e della sua struttura urbana e paesaggistica. Il Parc Citroen è un luogo per la riflessione sul futuro, su come potrebbe essere il paesaggio nel futuro, in bilico costante tra antropizzazione e naturalezza. Offrire occasioni per riflettere, fare didattica (colta e raffinata), sul verde, sul paesaggio a disposizione, ed a libera interpretazione, da parte dei Cittadini : questo è il Parc Citroen.

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I soprammobili dell’architettura


Può un soprammobile cambiare le sorti di un’architettura, di un paesaggio. Può un elemento mobile e quindi rimovibile, “costruire” un intorno. E’ una domanda difficile a cui rispondere, soprattutto quando il soprammobile è alto 5 metri ed ha una superficie di 140 metri quadrati. Infatti lo spazio Electrolux, progettato dallo studio Park Associati e “depositato” sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele in Piazza del Duomo a Milano, sembra quello che è un soprammobile. La sua funzione è quella di un ristorante provvisorio, esclusivo, con 18 posti a sedere tutti con vista, dove a pranzo si pagano 200 euro, alla sera, a cena (per godersi la Milano illuminata) 275 euro.

http://www.electrolux.it/Cube/Milan/

Insomma, sembra una ciliegina posata in bilico sulla torta, non fa danno, ma certamente attira lo sguardo, devia dalla torta. Quì la torta (o meglio il panettone, visto che tra poco è San Biagio) è il sistema prospettico che conduce tutti gli sguardi sul Duomo. Infatti, soprattutto di sera, molti turisti si ritrovano con il nasino all’insù, ad osservare questa insolita “astronave”. Probabilmente è solamente questo l’effetto che si vuole determinare, con la collocazione inusitata, posta in bilico sui tetti. Non è quindi una architettura, come tutti i soprammobili è innanzitutto una scultura, una scultura abitata, un qualcosa che può piacere o non piacere, ma non sconvolge più di tanto, visto che già si sa che prima o poi verrà rimosso per sempre. In questo caso sarà traslocato, il soprammobile, in un’altra situazione urbana, sempre in bilico, a sottrarre al paesaggio attenzioni, ed a fare deviare lo sguardo.

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Il monologo del pazzo


Oggi 27 gennaio 2012, giorno della Memoria

Una sera scura del 1941 Schlomo, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania. Schlomo è  chiamato da tutti il matto: i nazisti, dice concitato, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesini vicini e fra poco toccherà anche al loro villaggio. Il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, deve decidere il da farsi, Schlomo tira fuori una proposta un po’ strana e folle, un progetto, che però alla fine viene sostenuto ed accolto. Per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, diretto ad un campo di concentramento. Il tutto sarà ricostruito nei minimi dettagli, con una precisione progettuale e costruttiva maniacale (divise, oggetti, lo stesso treno, le armi, ecc.), ogni abitante ricoprirà uno dei ruoli necessari: si va dagli ebrei fatti prigionieri, ai macchinisti, ed anche ai nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. Sarà proprio l’attenzione per i dettagli, che consentirà a questo gruppo di sopravvivere. Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa.

“Train de vie” è un film sulla forza del progetto, sulla coordinazione multidisciplinare, “Train de vie” è la dimostrazione che “il buon Dio abita nei dettagli”. “Train de vie” è la vittoria della qualità, della genialità, della creatività, sulla stupidità umana, sulla violenza !

Ebrei, Zingari, Omosessuali, Testimoni di Geova, Pentecostali, Ustascia Croati, ecc. furono circa 6 milioni di individui, gli esseri umani oggetto dello sterminio sistematico attuato dai Nazisti.

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Around Milan Pgt


La Giunta Pisapia ha approvato (il 23 gennaio 2012),  il Documento di indirizzo e revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT) modificato sulla base delle osservazioni. Il concetto che è giustamente prevalso è quello del “non si butta via niente tutto si ricicla”, la base è quella del Pgt della Giunta Moratti, con profonde modifiche. Ora la “palla” passa al Consiglio comunale. Ha dichiarato Lucia De Cesaris, assessore all’urbanistica. “Questo Piano nasce dall’ascolto della città (da parte di una Consulta di tecnici del comune e 10 esperti): abbiamo definito il disegno urbanistico della Milano dei prossimi anni a partire dalla considerazione delle 4.765 osservazioni presentate da cittadini, associazioni, operatori, enti”. Le osservazioni dei Cittadini, sono servite per costruire delle considerazioni atte indirizzare le modifiche al Piano, circa il 40% di esse. E poi riunite in blocchi da sottoporre all’analisi del Consiglio Comunale, probabilmente a partire dal 20 febbraio, dopo un passaggio in Commissione Urbanistica. Tutto l’iter del Pgt deve essere concluso entro il 31 dicembre 2012, in caso contrario bisognerà ripartire daccapo con un nuovo progetto. Nasce però qui la prima contraddizione, le osservazioni andrebbero discusse in aula consiliare, una per una, in modo da costruire un vero dibattito democratico, invece, sono state raggruppate (seppur in più gruppi, otto), come fece la Moratti.

Sostanzialmente queste sono le principali modifiche :

  • la città come bene comune da tutelare e da difendere;
  • eliminazione del concetto di “perequazione” che assegnava volumetrie a tutto il territorio comunale, parchi compresi
  • 20.000 alloggi di edilizia sociale;
  • riduzione delle possibilità di edificazione, indici edificatori da 0,50 a 0,35 (massimo 1,00 mc/mq, raggiungibili con premialità volumetriche per housing sociale);
  • maggiore tutela per le aree verdi;
  • maggiore efficienza energetica degli edifici di nuova costruzione. Si vuole però anche promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, a partire da una maggiore efficienza energetica;
  • le cascine Campazzo e Basmetto inserite nel patrimonio storico-rurale;
  • introduzione di meccanismi urbanistici e di regolamento atti alla  riduzione del traffico su quattro ruote;
  • rilancio della mobilità ciclabile;
  • potenziamento e rafforzamento della rete del trasporto pubblico. Si farà la Circle Line sul binari del rilevato ferroviario;
  • aumento dei  servizi accreditati e convenzionati;
  • cassata qualunque  possibilità di costruire nel Parco Agricolo Sud Milano;
  • si prevede per il 2030 un aumento di residenti pari a 155.286 unità (anziché delle 500.000 del Pgt Moratti);
  • con il Pgt Pisapia si prevede una superficie costruibile di 2.534.000 metri quadrati (anziché dei 5.747.000 del Pgt Moratti);
  • cancellato definitivamente il tunnel automobilistico Expo – Linate;
  • si punta a concentrare gli interventi di nuova edificazione sugli scali ferroviari dismessi ed in vicinanza di metropolitane e stazioni ferroviarie;
  • Passano da 26 a 21 gli Atu (Ambiti di Trasformazione Urbana).

Mi preme innanzitutto sottolineare l’affermazione di  “città come bene comune”, essendo questa una dichiarazione d’intenti più politica e culturale, che urbanistica. Si tratta di una specie di “motto/auspicio” finalizzato a  riformare il governo della città e rilanciarne lo sviluppo civile, economico, sociale e ambientale. Il lavoro di revisione (in quanto il “corpo” è ancora quello della Giunta Moratti, onde evitare di buttare via un lavoro di anni, molto costoso), compiuto sul Pgt si ispira a questa “mission impossible”, e tenendo conto della difficile situazione  economica, cerca di avviare una sistemazione delle “numerose ferite” che da tempo segnano il tessuto urbano e sociale cittadino. Inoltre da il là ad una risposta, vedremo quanto concreta, ai referendum locali di giugno 2011. Alla luce di questo motto ambizioso, la trasformazione e lo sviluppo urbano sono espressione di una concezione “centralista” (e quindi molto di sinistra). Anche se subito ci si affanna a precisare che trattasi di concezione :  “non ideologica, ma realistica e perciò sobria, ispirata unicamente al conseguimento dell’interesse generale della comunità. Una regia capace di generare e di condividere una visione moderna e aperta della città, e nel contempo di confrontarsi con i mutamenti già in corso e con le istanze più urgenti, sia di piccola che di grande scala.”

Il Piano della Giunta Pisapia, riduce notevolmente la potenzialità edificatoria, di circa il 60%, attenuando anche la densità  urbana, attraverso l’introduzione di un indice massimo di utilizzazione territoriale. Tutto ciò , si dichiara “fatta salva la conservazione delle Slp (superficie lorda di pavimento) esistenti e attraverso una migliore regolamentazione del cambio di destinazioni d’uso da produttivo ad abitativo”. Ovviamente non si entra nel merito di come si calcola la Slp, che stando all’Attuale Regolamento edilizio (R.E. Art. 10), è di una premialità, secondo me assurda. Regolamento edilizio che andrebbe di conseguenza profondamente riformato.  Sembra interessante, anche se troppo debole, l’affermazione per cui il Pgt della Giunta Pisapia, possa interagire anche sulle trasformazioni a scala  dell’Area Metropolitana: “un progetto territoriale capace di declinare il tema della densificazione e dei limiti dello sviluppo, delle grandi attrezzature e dei servizi territoriali, della rete ecologica e dei sistemi della mobilità. Un progetto alternativo teso a contrastare una generica e solo quantitativa tendenza accentratrice del capoluogo milanese.” Bisognerebbe qui, “twittare” di comune accordo almeno con i comuni esterni di prima fascia, magari “ascoltando” e “coordinando” di più con loro la strutturazione del Piano, cosa che non è assolutamente avvenuta. Di fatto, pur applicando la Legge Regionale 12/2005, che obbliga tutti i comuni di Lombardia a dotarsi dello strumento urbanistico del Piano di Governo del Territorio, i tecnici della Consulta, che ha indirizzato le modifiche sostanziali al Pgt Moratti, fanno un bel “indietro tutta” e ritornano verso una strutturazione di piano, tipica dei Prg (Piano Regolatore Generale), anzi ne fanno un ibrido. In tal senso il Pgt andrebbe ripubblicato, con una nuova fase di osservazioni.

Sarà quello che sarà, ma certamente ci sarà nel futuro urbanistico di Milano, meno cemento. Forse si è persa un’occasione, in fin dei conti i Piani di Governo del Territorio, o strumenti similari, da decenni caratterizzano la politica urbanistica di molte città europee, creando degli strumenti flessibili, facilmente modificabili, con cui dialogare con i privati. Spesso per fare business con i privati da parte della Pubblica Amministrazione. Strumenti in cui i Cittadini siano agevolati nella loro interazione con la pubblica Amministrazione, nel campo dell’edilizia e dell’urbanistica. Certo, là (in Europa) l’Amministrazione Pubblica, ha al suo interno le competenze e la creatività in grado di generare un dialogo paritetico con gli operatori, e soprattutto con i loro progettisti, presenti sul territorio. Mi sa che dovremo ancora spettare parecchio per vedere realizzarsi progetti quali Hammarby Sjostad a Stoccolma, o i quartieri di Freiburg am Brisgau in Germania, dove è il pubblico a fare partnership con il privato, dove le infrastrutture ed i mezzi di trasporto, nonchè le aree verdi, sono realizzate prima degli edifici. Forse, vista la grave situazione sanitaria legata all’inquinamento in tutta l’Area Metropolitiana milanese, per il Pgt di Milano (sono ad oggi 25 i giorni che dall’inizio dell’anno si sono superati le soglie massime per le micropolveri sottili PM10 e PM 2,5), ci voleva più coraggio, soprattutto per dare un segnale chiaro e forte ai Cittadini. Ci voleva un Pgt a “volume zero” per dire a tutti che ormai non c’è più tempo per intervenire, un Pgt strutturato in maniera da censire gli alloggi sfitti e le “vere esigenze della città”. Un Pgt che promuovesse esclusivamente il costruito sulle aree dismesse, il recupero degli edifici esistenti. Non aumentare, anche in 20 anni, i residenti di oltre 150.000 unità, il che vorrà dire ulteriori traffici ed inquinamento ! Ma purtroppo, Pisapia è latore di una “politica gentile”, così gentile, che avremo una Expo 2015 di “cemento”, un inno ai Fast Food, e quindi è naturale che Pisapia proponga ai Cittadini un Pgt di compromesso : fermiamo un pò il cemento, riduciamo un pò la mobilità inquinante (se ci riusciamo), con qualche area verde in più, ma voi Cittadini turatevi narici e bocca, respirate meno, e godetevi qualche giornata in più di micropolveri sottili ogni anno.

Quì, come al solito siamo all’Anno Zero, e piuttosto che rischiare e cercare di “costruire” qualcosa di diverso, si crea un “ibrido”, un “mostriciattolo”, speriamo inoffensivo e magnanimo, e meno “mortale” di quanto sembra, soprattutto per la qualità dell’aria.

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L’Esercito della Salvezza


La Citè de Rèfuge (l’Esercito della Salvezza – Rue de Cantagrel 12 – Parigi) è un edificio progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret tra il 1929 ed il 1933. Si tratta di un edificio che doveva includere nel proprio volume una molteplicità di funzione, divenendo, di fatto l’antesignano delle Unitè di Habitation. E’ di fatto il primo edificio residenziale completamente chiuso, almeno nella concezione iniziale lecorbuseriana. Come tipo edilizio, la Citè de Rèfuge, ha come riferimento gli impianti funzionali degli istituti di beneficenza, degli ospizi, del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Il progetto, però, combina assieme più funzioni: spazi di lavoro, dormitori, spazi sociali, servizi, biblioteca, ecc.., spesso sperimentando, molto spesso infischiandosene dei regolamenti e delle leggi allora vigenti.

Il lotto, compatto, ha  fornito l’occasione per un approccio radicale,  sia nel portare tutti gli ambienti verso la luce, sia a generare spazi inconsueti. Soprattutto per dare una collocazione insolita alle sale d’ingresso, in modo da generare un  processo, percepibile di accoglienza, a cui era vocato l’Esercito della Salvezza. Il cuore progettuale, voluto da Le Corbusier, era la “stecca” dormitorio, dominata da una grande parete a strapiombo, con una  cortina di vetro (di oltre 1000 metri quadrati). Fondamentale per il successo di questo elemento/parete di vetro , avrebbe dovuto essere un sistema tecnologicamente ambizioso ed ardito, di doppi vetri e aria condizionata ( definito come “espiration exacte“). Questi non sono mai stati costruiti come previsto, e l’effetto di pelle pura e semplice della parete è stato definitivamente perso. Lo stesso Le Corbusier, apportò delle modifiche, in seguito all’edificio, applicando dei  Brises soleil (poi rimossi), nel tentativo di impedire che i locali avessero un surriscaldamento eccessivo, soprattutto durante i mesi estivi. Un edificio complesso, che anche nei colori delle facciate, ci fa capire di essere qualcosa di nuovo, di innovativo.

Le Corbusier in Paris

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Arance, Ivrea, Olivetti


Tra il 18 ed il 21 febbraio 2012, ad Ivrea, come tutti gli anni, si ripeterà la tradizione dello “Storico Carnevale di Ivrea”. Una manifestazione popolare quanto mai “strana” in cui i rioni della città del Canavese, di oltre 24.000 abitanti, si contenderanno i favori di una speciale commissione, che osserva, nei tre giorni di suo svolgimento, l’andamento della battaglia delle arance (in media ogni anno si consumano 5000 quintali di arance), ed assegna un premio alle bande a piedi ed ai carri da getto che, per ardore, tecnica e lealtà, si sono maggiormente distinte.

La battaglia delle arance rappresenta il “clou” spettacolare e violento del carnevale (nel 2011 si contarono 149 feriti), motivo di forte richiamo turistico annuale per centinaia di migliaia di visitatori (conviene prenotare un biglietto di accesso alla città sul sito del carnevale). Alla fine della giornata gli arancieri lasciano sulle strade della città uno strato impressionante di arance “esplose”.

Le origini della battaglia sono incerte, ma risalgono verosimilmente ad anni intorno alla metà dell’Ottocento quando presero ad essere praticate scherzose schermaglie tra le carrozze e la gente sui balconi.

Ma il carnevale di Ivrea, non è solo arance: c’è la sfilata in costume, con a capo la Banda dei Pifferai (con pifferi in legno di bosso), il Generale (di settecentesca memoria), le Mugnaie (figure mediate dalla Rivoluzione Francese),  e molto altro.

http://www.storicocarnevaleivrea.it/

Qui un filmato della “Battaglia delle Arance”

Ivrea, offre, oltre ad un centro storico interessante, anche un Museo all’aperto dell’architettura moderna. L’attività edilizia ed urbanistica della Olivetti (e del suo “Principe colto” Adriano Olivelli), che ha caratterizzato le sorti imprenditoriali e paesaggistiche, della città di Ivrea, nel secondo dopoguerra, è oggi un’occasione ghiottissima di riscoprire passeggiando, gli edifici di Gambetti e Isola, Figini e Pollini, Gardella, ecc..  Una urbanistica “illuminata”, europea, sapiente, che ha tenuto conto di generare un paesaggio (dialogando con la sia storia) in cui costruito e spazi verdi, consentono, assieme, di inserirsi nella “scenografia alpina”, che caratterizza lo “sfondo” di Ivrea. Insomma il meglio dell’architettura moderna e dell’urbanistica industriale “illuminata” italiana. Il tutto ben indicato e descritto in apposite “stazioni” informative.

http://www.mamivrea.it/collezione/mappa.html

http://www.mam.ivrea.it/visita/visita.htm

Palazzo per Uffici 2 – Gino Valle 1988

Edificio 18 alloggi – Nizzoli + Oliveri 1955

Case per impiegati con famiglie numerose – Figini + Pollini 1942

Case unifamiliari per dirigenti – Figini + Pollini 1948

Case per impiegati con famiglie numerose – Figini + Pollini 1942

Unità residenziale Ovest (Talponia) – Gabetti + Isola 1971

Stabilimenti ICO/Olivetti – Figini + Pollini + Vittoria + Fiocchi 1939 / 1949 / 1957

Centro servizi – Figini + Pollini 1942

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Dedicato ad Adolf Loos


Scriveva Ernesto Nathan Rogers, allora direttore della rivista di architettura “Casabella – Continuità”, nell’editoriale al numero monografico dedicato al maestro viennese,  Adolf Loos (n. 233 del novembre 1959) : “Non si può intendere la portata dell’opera di Loos, come di ogni altra personalità di grande valore, se non localizzandola nel suo tempo, cioè nei suoi limiti storici; bisogna considerare la sua influenza nell’ambiente dove ebbe più diretta responsabilità: poi i suoi immediati successori e, infine, valutarne la posizione presente, sia fra coloro che hanno consapevolezza della sua importanza, sia fra quelli che agiscono per effetto delle energie di rimbalzo, più o meno passivamente. Tutto ciò consente di ridimensionare la figura dell’architetto viennese e di storicizzarla ai fini della nostra attività: che è il modo migliore per riportare la storia alla vita, d’innestarla nel tronco dell’esistenza; di comporla con le energie propulsive in un inesauribile fluire dove le mutazioni non risultano da atteggiamenti subitanei, arbitrari ed effimeri ma si radicano nel solco continuo della tradizione, cioè di una esperienza culturale intesa dinamicamente e creativamente.”

Poi lasciava alla sua redazione sviscerare la personalità dell’eclettico Adolf Loos. Una redazione che letta oggi, sembra la formazione di un “dream team” : Capo RedattoreVittorio Gregotti; Segretaria di redazione – Julia Banfi; ImpaginazioneGae Aulenti; Comitato di redazioneGiulio Carlo Argan – Roberto Guiducci – Pier Luigi NerviEnzo PaciLudovico QuaroniFilippo SacchiGiuseppe SamonàMarco Zanuso; Centro studiAldo RossiLuciano Semerani – Francesco Tentori – Silvano Tintori . Un “dream team” che nei successivi decenni monopolizzerà completamente la cultura architettonica italiana, nel bene e nel male (tanto). Rendendola soprattutto asfittica e non ossigenata, fatto che ha come determinato un “ritardo” dell’architettura italiana, rispetto a quella degli altri paesi europei, soprattutto nella formazione delle nuove leve.

Un “frammento” del n. 233 di Casabella – Continuità

Adolf Loos con il poeta e filosofo Peter Altenberg a Vienna nel 1918

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Un’architettura a tempo ?


Da Expo 2015 S.p.a. è  da poco, stato lanciato, il concorso di idee internazionale, per “Architetture di servizio – Principi di sostenibilità per un’architettura a tempo”.

(http://architettureconcorsi.expo2015.org/).

La lettura del bando promuove un’architettura di questi edifici, finalizzata ad un’alta sostenibilità, ma il tutto è come contraddetto da alcune scelte molto discutibili dell’estensore. Innanzitutto, la loro dimensione, queste lunghe stecche (classificate con H1) di 15 metri per 166 metri, alte due piani (Pt + 1°P = 7 metri), contenenti : ristoranti, bar, uffici, negozi di merchandising, centri di assistenza tecnica, primo soccorso, soccorso antincendio, servizi igienici, magazzini e depositi, ecc., rappresentano, indipendentemente dall’architettura lignea o meno  che avranno, dei veri e propri “muri”. Muri, ecologici, smontabili, ma che in numero di 13, fanno ben prevedere la dimensione “impattante” dell’intervento e soprattutto le aspettative di pubblico attese dall’organizzazione. La cosa più inquietante di queste stecche, sono gli interrati, di cui si danno già i dettagli costruttivi e le caratteristiche, in quanto essi, penetrando nel terreno, costituiranno, di fatto, un vero e proprio vincolo alla futura “demolizione” di tutti questi edifici, ed anche delle architetture di servizio. Ci saranno poi i padiglioni delle singole nazioni (69 hanno già ufficializzato la loro partecipazione), gli info-point, altri edifici di servizio. Già viene chiaramente identificato lo stadio per la musica e gli eventi, che Giuliano Pisapia si è già “venduto” durante la recente comparsata alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Degli orti planetari, di boeriana (e splendida) memoria, non vi è più nessuna traccia. Il grande Orto Botanico, è ormai compresso ad una dimensione irrisoria, ridicola. Tutto fa pensare che di quel 52% di verde, previsto dall’accordo tra privato e pubblico, non rimarrà granchè.

Ma la cosa più inquietante è l’uso che si farà di queste stecche. I ristoranti, sono descritti,  per garantire una produzione veloce di cibo, come dei self service: o meglio, dei fast-food. Tanto che nel bando e negli allegati per descriverne gli spazi funzionali, si scrive : “Grande locale per la ristorazione in grado di offrire un servizio variegato e rapido ad un basso prezzo. Il visitatore si serve a diverse “isole” che offrono differenti piatti, poi paga alle casse e si siede nella sala al piano terra o al primo piano. Le basi dei cibi sono preparati nel locale cucina; la maggior parte dei cibi richiede solamente il rinvenimento (ndr. in quanto congelati) o la cottura, che avvengono nelle isole in presenza del pubblico.”. Ma il tema non doveva essere “Nutrire il Pianeta, energia per la vita”, qui, invece,  sembra un inno al “mangiare veloce”, ai “trash food”, alla cultura degli ipermercati, dei Noodles liofilizzati .

Ma allora ci stanno prendendo in giro “alla grande”, di tutto il preziosissimo lavoro di Carlin Petrini, sul cibo “slow”, sul mangiare sano e naturale, per promuovere, nel mondo grazie Expo 2015, “l’eccezionalità” eno-gastronomica dell’Italia, cosa rimane…….NULLA !

Forse si spera di “recuperare” il tema di Expo 2015, in pallossissimi convegni, oppure magari facendo “giocare” i visitatori, come nei grandi parchi di divertimento; sarà un’Expo, dove il pubblico è partecipe (se viene a queste condizioni), ma “di fatto assente”, allontanandolo dall’essere coinvolto da un “missione” tesa, sul serio, a sconfiggere la fame nel mondo, a ragionare su di essa. Ogni stecca, e ce ne sono 13, ha un costo previsto di circa 6 milioni di euro, quanti milioni di persone si sarebbero affrancate dalla fame con ognuna di esse ?

Spero, poi, se “fiasco” sarà, che qualcuno, magari i Cittadini, chiedano la “testa” di coloro che hanno operato queste scelte dissennate e scellerate, e sperperato il denaro pubblico, come avviene in ogni democrazia.

CIO’ CHE E’ SCRITTO IN QUESTO BANDO, SONO “BAGATELLE PER UN MASSACRO”, EXPO 2015 SARA’ UN “BAGNO DI SANGUE”.

L’orto botanico

Canale – Naviglio

Lo stadio/Teatro (caro a Pisapia)

Housing sociale (per chi?)

Le serre di notte

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Il campo esteso


Elaborare la salvaguardia del paesaggio è porre al centro l’esperienza diretta dell’osservatore, per dare ad un “luogo”, perchè il paesaggio è una sommatoria di luoghi, un contenuto emotivo. Bisogna stabilire una “alleanza con la natura”, che crei una sintonia emozionale, in cui, necessità antropiche ed ecologia procedano di pari passo, ricostruendo un rapporto di profondo rispetto, proprio per la natura. Salvare il paesaggio significa guardare in faccia al pericolo; come scrive Holderlin : “….dove il pericolo è come pericolo, già fiorisce anche ciò che salva. Che però non cresce nei dintorni. Ciò che salva non sta accanto al pericolo. E’ il pericolo stesso, ove vi sia come pericolo, che salva. Il pericolo è ciò che salva in quanto trae ciò che salva fuori dalla propria essenza ascosa (ndr. nascosta), involuta ma svolgibile. Che cosa significa salvare? Sciogliere, affrancare, trarre in scampo, preservare, custodire, proteggere, salvaguardare”

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