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Builders of the future

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Dasir

Il vaso Savoy


A Milanofiori (Assago), periferia sud di Milano, è stato recentemente inaugurato l’ultimo edificio di Cino Zucchi, emergente archistar nostrana. Un edificio terziario, costruito dall’altoatesina ZH (General Construction Company – Sand in Taufers – Bz), per conto dell’immobiliare Brioschi di proprietà Famiglia Cabassi.  Nato a Milano nel 1955, Zucchi, oltre ad essere uno degli eredi delle note telerie, ha conseguito il Bachelor of Science in Art and Design presso il Massachusetts Institute of Technology nel 1978 e la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1979, dove dal 1980 svolge attività didattica e di ricerca. Cino Zucchi è Professore Ordinario di Composizione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura e Società di Milano e docente al Dottorato di Progettazione Architettonica e Urbana.  Cino è stato quì, proprio bravo, rifacendosi, sia in pianta che nell’elevato, al notissimo vaso di Alvar Aalto, è riuscito a creare la stessa  “attrazione sensuale” che si coglie quando il vaso ci stà di fronte,  una liasion “organica”, “intima”, “accogliente” tra noi e la forma .

Vaso Savoy – Alvar Aalto 1936

Non deve essere stata una cosa facile, ma il risultato è assolutamente apprezzabile ed accattivante. Un’altro fatto strano che coglie, chi stà di fronte a questo bell’edificio, è che da qualunque parte lo si guardi o lo si fotografi, sembra un render. Mi spiego meglio, sarà l’effetto dei frangisole, dei materiali, dei dettagli, delle forme, ma tra l’immagine che si coglie, sembra più vera del vero, tanto da sembrare finta. E’ una cosa strana, che mi è capitata pochissime volte, e probabilmente testimonia della “cura” con cui l’edificio è stato progettato e realizzato.

http://www.zucchiarchitetti.com/home.html

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Vrin memories


16 ottobre 2005 – Vrin (275 abitanti – 1448 metri sul livello del mare), nell’amena Val Lumezia sita nel Cantone dei Grigioni (Svizzera), è un paesino che sorge ai piedi della piana della Greina. Ha un centro storico perfettamente conservato, con, qua e là, moderni edifici in legno accuratamente integrati nel villaggio, opere magistrali dell’architetto/professore/falegname Gion A. Caminada (1957), nativo del luogo. Degli anni ottanta e novanta del XX secolo, è stato attuato un progetto pilota della fondazione Pro-Vrin per rafforzare l’infrastruttura ed i servizi del villaggio e porre fine all’emigrazione degli abitanti iniziata negli anni cinquanta. Tale Piano è stato basato sulla realizzazione di architetture, in grado di proporsi anche quali mete turistiche per un pubblico raffinato e colto, amante della natura, del paesaggio e della vita sana. Nell’ambito di una delle iniziative del progetto, all’inizio degli anni ottanta gli abitanti della località hanno acquistato tutti i terreni agricoli liberi per sottrarre il villaggio alla speculazione.

Vrin

Vrin

Vrin

Scuola 


Stiva da mors (Camera mortuaria)

Annessi agricoli

Casa Caminada

Casa

Gatto di Vrin

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Westside Bern


A Berna, in Svizzera, nell’ottobre del duemila e otto  è stato inaugurato il centro commerciale e del tempo libero, con caratteristiche innovative “Westside” a Brünnen, una località limitrofa alla capitale svizzera. Progetto dell’archistar Daniel Libeskind, in joint venture con lo studio Burckhardt &  Partner AG. Su una superficie di oltre 85 mila metri quadrati, proprio sopra una tangenziale : supermercati, case, hotel, casa di riposo, grandi magazzini, centri di benessere, negozi specializzati, centri termali, saune, aziende gastronomiche e un imponente cinema multisala accolgono ogni giorno gli oltre 10 mila clienti “affamati” di acquisti e divertimento.

“Westside”, tra la progettazione e l’edificazione, ha dovuto superare parecchi ostacoli: numerose le proteste per rendere più eco-sostenibile il progetto dal costo di oltre 520 milioni di franchi. Il «Westside» si trova proprio in corrispondenza di un’uscita dell’autostrada e il collegamento con i mezzi di trasporti è unico per efficienza e funzionalità: una stazione della S-Bahn direttamente all’entrata principale, due linee di autobus, ecc., fanno del centro storico di Berna, una destinazione facilmente raggiungibile. Le varie associazioni ambientaliste di cittadini, con i loro ricorsi, hanno preteso delle misure per ridurre l’impatto sull’ambiente della nuova costruzione, soprattutto  per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e acustico. Molto diffuso in tutto il complesso, l’impiego di energie rinnovabili, tanto che la costruzione rispetta lo standard Minergie.

Tutto l’edificio è rivestito, in moltissime parti in legno, le vetrate sono numerose, all’ingresso carraio ad accogliere gli automobilisti, un grande scivolo della piscina interna. Un grande mercato urbano, con attorno punti di soggiorno e residenzialità, una maniera nuova ed innovativa di intendere il centro commerciale. Oggi che il centro “Westside” è stato raggiunto da una linea di tram che conduce direttamente nel centro di Berna, l’edificio, persi quelle tonalità tipiche del legno appena posato, si inserisce in maniera molto brillante nel contesto agricolo bernese.

http://www.westside.ch/Home


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TEA


Il progetto di Herzog & De Meuron, insieme a Virgilio Gutierrez Herreros, per Santa Cruz di Tenerife, il TEA (Tenerife Espacio de las Artes), costituisce uno di quei rari esempi edilizi dove architettura e microurbanistica, si fondono in un sapiente “ibrido urbano” che affascina chiunque lo visiti. Il progetto completato nell’anno 2008, ordina una parte della città di Santa Cruz, in prossimità del centro storico, in una zona che presenta anche diversi dislivelli da collegare tra loro. Il progetto si inserisce in una operazione urbanistica molto più grande, che attraverso una serie di interventi, anche paesaggistici, intende riordinare l’intorno del corso di una fenditura tettonica (“Barranco Santos”) che attraversa la città.

http://www.teatenerife.es/

L‘edificio, su più livelli contiene : una biblioteca, il museo d’arte moderna della città, un grande spazio espositivo, un centro di fotografia, la sua spazialità la si apprezza attraversandolo; l’utente, dalla città moderna (alta), viene condotto in una specie di spazio centrale, una piazza, un luogo di incontro (con il pavimento leggermente inclinato), da cui si domina, dall’alto, l’interno delle varie attività lì insediate. Poi procedendo, si scende, si passa su una grande rampa che porta verso il centro storico (basso). Si tratta di una spazio, nel suo complesso altamente flessibile e modificabile, realizzato in calcestruzzo a vista, di un colore grigio scuro, che ricorda la pietra vulcanica locale. La flessibilità spaziale dell’interno, viene dominata da un discorso, colto e raffinato, legato al controllo della luce. Questo controllo avviene mediante grandi lucernari ed attraverso finestre irregolari di forma rettangolare, “gettate” direttamente nel calcestruzzo. Ampie vetrate si aprono su verdeggianti chiostri interni o su meravigliose zone verdi, che perimetrano ed isolano l’edificio dal caos cittadino.

Per la notte (il TEA è aperto fino alle ore piccole, per agevolare gli studenti ed i lavoratori), numerosi corpi illuminanti, disegnati all’uopo dagli architetti H&M, una rivisitazione dei famosi “spermatozoi luminosi”, regolano l’intensità della luce nelle varie zone. Un’opera magistrale, al contempo rivoluzionaria e molto radicata nel contesto. Ma Tenerife, non è soltanto questo bellissimo edificio, visto che negli ultimi anni, oltre ad offrire una scuola modernista locale molto apprezzata, stà rinascendo, con una vasta produzione edilizia di architettura contemporanea di altissima rilevanza internazionale.

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The Great Gig in the Sky


Omaggio a Steve Jobs, costruttore di futuro

And I am not frightened of dying
Any time will do, I don’t mind
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it
You’ve gotta go sometime
I never said I was frightened of dying

E io non ho paura di morire
Ogni volta che va bene, non mi dispiace
Perché dovrei avere paura di morire?
Non c’è ragione per questo
Tu devi andare qualche volta
Non ho mai detto che ero spaventato di morire

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Omaggio a Livio


Case tradizionali a Sosogno (Val Verzasca)

Sono stato a parecchie conferenze di Livio Vacchini, il grande architetto svizzero (di Locarno), purtroppo morto qualche anno fa, dopo una lunga depressione (Locarno, 27 febbraio 1933 – Basilea, 2 aprile 2007). Di lui mi ha sempre colpito la sua “burbera schiettezza”, e l’essere “fuori dagli schemi”, come i veri cavalli di razza. La sua architettura, quasi classica, sublimava nelle ascetiche e semplici proporzioni compositive, il feeling con il moderno, con Le Corbusier. Vorrei qui parlare di un suo piccolo edificio a Vogorno in Val Verzasca, realizzato a metà degli anni ottanta del Novecento: casa Rezzonico. Livio Vacchini non amava molto, questo progetto, divenuto, contro la sua volontà un emblema del recupero “colto ed intelligente” dell’architettura tradizionale della Val Verzasca.

Ponte romano (Val Verzasca)

La Val Verzasca è una bellissima valle, situata a circa 135 chilometri da Milano, con una storia unica e complessa, i primi insediamenti nella zona, in particolare presso la foce della Verzasca, risalgono al neolitico. Risale al settimo  secolo avanti Cristo il “Sass di Striöi” (Pietra delle Streghe) di Berzona (una frazione di Vogorno), un masso su cui sono stati incise croci e due forme di piede. A Tenero si trova un’importante necropoli romana dei primi secoli dopo Cristo: scoperta nel 1880, vi sono stati ritrovati anfore ed oggetti in bronzo ora custoditi presso il Castello dei Visconti di Locarno.  La Val Verzasca è situata nel centro geometrico di Ticino. È circondata dalle montagne con dei passi all’altitudine di circa 2000-2500 metri e a un sola strada d’accesso da Gordola. La valle e molto stretta e si estende per circa 25km.. Verzasca è considerata una delle valli più selvagge di Ticino, ed è riuscita di conservare sua bellezza primigenia e l’architettura tradizionale nella forma dei rustici di pietra.

I monti della Val Verzasca

Le numerose e spettacolari cime con vista sul Vallese e sulle Alpi Bernesi, e i passi che conducono alle valli adiacenti, rendono la Valle Verzasca un luogo molto frequentato dagli amanti del Trekking d’alta montagna e del Rafting. L’intera valle è punteggiata dai tipici “rustici” di pietra grigia (Gneiss), con bordi bianchi alle finestre e pesanti tetti di pietra. Le Cappelle lungo i sentieri testimoniano della fede religiosa dei valligiani; in particolare si ricorda la “Cappella del Vescovo” a Gordola, fatta costruire nel 1669  dal vescovo di Como, Ambrogio Torriani, dopo essersi salvato da una pericolosa caduta da cavallo.

Casa Rezzonico a Vogorno

Ritornando alla Casa Rezzonico di Livio Vacchini, l’architetto, ha raccontato in una conferenza, qualche anno prima della sua morte, che originariamente il suo intento era quello di costruire una casa in cemento armato, con i muri in pietra (Gneiss), come in uso nell’architettura tradizionale locale, ma rigorosamente con il tetto piano. Poi, dopo una lunga diatriba con l’amministrazione comunale di Vogorno e soprattutto con il tecnico, si era deciso a dare una risposta, provocatoria ed alternativa a queste “insistenti richieste”. L’edificio venne quindi riproposto esattamente identico come il progetto originario, con un’unica variante, sul tetto piano era stato appoggiato un duplice tetto a struttura lignea e falde in pietre locali. I due tetti, quindi denunciavano, nella loro inutile funzionalità, la loro “addizione” puramente decorativa, di una non condivisa imposizione.

Ai più, però, l’edificio Vacchini, con due tetti in “piotte”, garbava, in quanto citazione colta dell’architettura tradizionale locale, cosa che così non è. Di fatto è un “ibrido” molto equilibrato, dove ciò che è stato imposto, valorizza la modernità “voluta” del piccolo edificio, che costituisce un “ponte” tra Passato e Futuro. Soprattutto, un esempio di come si salvaguarda il paesaggio dandogli contemporaneità. Un grande insegnamento di umiltà, da un  “maestro” dell’architettura, soprattutto per noi Italiani, che spesso cadiamo nelle “sabbie mobili” delle Sovrintendenze ai Monumenti, ed a vincoli paesaggisti beceri, applicati da tecnici incapaci, che, più che salvaguardare il paesaggio, lo danneggiano per sempre.

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La cura


Ho letto con attenzione la bella e colta lettera dal titolo “PGT, perchè serve un riesame”, di Giulia Maria Crespi (ex Presidente del FAI), che il Corriere della Sera ha pubblicato il 23 settembre 2011, e che potete leggere nel link quì sotto.

http://eddyburg.it/article/articleview/17682/0/38/

Si tratta di un documento, che di fatto costituisce un cronoprogramma luvido e preciso, di quello che deve essere, sensatamente fatto, per rivedere uno strumento urbanistico, il PGT (Piano di Governo del Territorio) che così come lo ha consegnato la Giunta Moratti, costituisce un vero e proprio atto di “totale cementificazione speculativa” del territorio di Milano, una delle città più dense ed inquinate al Mondo.

Si tratta di un articolo di chi “ha colta attenzione” del territorio milanese, ormai da anni, che vuole costruire un’argine alle “sirene suadenti” dei numerosi imprenditori edili (e non solo), che nei prossimi mesi, pressati dalla crisi del settore, chiederanno alla Giunta Pisapia, di interrompere il periodo di riflessione che si è doverosamente presa, per decidere il dà farsi, in merito ad un tema di così delicata portata. Saranno “sirene” che verificheranno in maniera definitiva se le promesse sostenute in sede di campagna elettorale, potranno effettivamente diventare realtà.

Ecco, Milano, secondo me, ha soprattutto bisogno di amministratori, che ne abbiano “cura”, che sappiano prestare attenzione all’evoluzione del suo territorio, fatto che non vuol dire evitare di lasciare costruire dissennatamente, ma con sapienza e cultura, appunto, con “cura”.

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Senza architettura !


Il nostro secolo sarà caratterizzato dagli spostamenti, sempre più grandi, di masse di popolazione da una città ad un’altra, da un continente all’altro, da uno Stato all’altro. In tale condizione umana, dove le persone, continuamente cambieranno paesaggio e prospettiva di vita e di relazioni sociali, l’architettura e la progettazione del paesaggio, acquisisce un ruolo nuovo. Dal Museo di F.O. Gehry a Bilbo (Spagna), per la Fondazione Guggenheim, anche i non addetti ai lavori, la massa, hanno intuito le nuove prestanti potenzialità dell’architettura, che la fanno diventare  un acceleratore di immagini nella competizione globale tra “luoghi eccellenti”. Ciò è vero dovunque ma non in Italia. Nel nostro Paese la voglia di innovazione incontra sempre forti, inspiegabili ed insormontabili resistenze quando si tratta dei settori creativi più “tradizionali”: letteratura, cinema, e architettura “contemporanea”. l’Italia è paralizzata e incapace di accogliere ed elaborare in chiave locale le tendenze dominanti nel mondo. Mai come oggi l’architettura è stata seguita e coccolata dai media. Ma la diffusa attenzione agli eventi di architettura non sembra, nel nostro Paese, tradursi in un contestuale  affermarsi di una nuova generazione di architetture, spazi pubblici di qualità, paesaggio. Ecco ho descritto sommariamente alcuni contenuti (quelli più interessanti) del bel libro di Pippo Ciorra – Senza Architettura,  le ragioni di una crisi – Saggi Tascabili Laterza – 2011. Un libro in cui si interpreta e si analizza, il lento declino dell’architettura in Italia, e di conseguenza del paesaggio, un declino a cui fa seguito una grave incapacità di descrivere e realizzare lo spazio contemporaneo della nostra società, continuamente “piegata in due” su sé stessa, alla ricerca di una passato. Ecco che allora, come avvenne per la generazione di architetti quali : Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, ecc. che l’architettura, più che essere costruita, veniva progettata e rimaneva sulla carta, anzi veniva apposta prodotta esclusivamente per la carta. Allora nacque, a seguito di ciò, dopo decenni di immagini solamente disegnate, un movimento, “La Scuola Italiana”. Un movimento che si fece strada nel mondo, anche costruendo edifici, propugnando l’immagine del nostro paese e soprattutto del suo passato architettonicamente glorioso. Oggi, con la trasposizione informatica del “progettare architettura”, chiunque, anche chi non è strettamente legato alla disciplina può fare, o meglio simulare, architettura. Proprio come nel video che vi propongo qui sotto, che mi ha segnalato l’amico Frank (non a caso originario del Canada) dove un artista grafico, Alex Roman, ha ridisegnato virtualmente progetti storici dell’architettura moderna, ascrivibili a Louis Kahn , Mies Van der Rohe, ecc. reinterpretandoli come se fossero veri e da lui ri-costruiti, ri-progettati, ri-generati (totalmente in un ambiente virtuale). Ci troviamo anche qui in un “mondo nuovo” che in Italia, quasi non esiste all’interno dell’ambito disciplinare, oppure nelle scuole di architettura, dove il ruolo dell’architetto deve per forza essere rivisto e ricollocato, affinchè non avvenga quanto prefigurato da Ciorra, un Paese senza architettura……senza quella reale, perchè incapace di proporre quella virtuale.

http://vimeo.com/7809605

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Paesaggi sostenibili


La sostenibilità del paesaggio è una maniera di “pensiero”, e di “agire”, che una società si dà per conservare, garantire, migliorare, per sè stessa e per coloro che verranno, in un sistema “chiuso” come è la Terra, una qualità di vità .

http://vimeo.com/29052523

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