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Builders of the future

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Architettura

GranTorino


Torino è molto diversa da Milano. Ha tutto quanto non ha Milano, per essere una città europea. Intendo con ciò soprattutto la presenza, comune a quasi tutte le città importanti,  di un elemento geografico “forte” : un fiume, delle colline attorno, un lago, ecc., che restituiscano l’originaria bellezza di quel posto che ha invogliato le genti ad insediarsi lì. Milano, invece, purtroppo, è solamente un incrocio viabilistico, tra la dorsale est – ovest della pianura padana e la direttrice nord – sud che conduce ai valichi alpini. Chi si è insediato nel luogo dove poi sarebbe sorta Milano, non lo ha fatto anche per un motivo estetico, lo ha fatto esclusivamente per un motivo funzionale. Presidiare un incrocio. E’ quindi ovvio che Milano abbia la Torre Velasca (torracchione medioeval-liberty- brutalista di cemento con dei contrafforti improbabili da sembrare un pacco e non un palazzo di 27 piani), che da molti viene considerato uno degli edifici più brutti del mondo, mentre l’elegante Torino abbia edifici esteticamente rilevanti, come la Mole Antonelliana.

http://www.lettera43.it/attualita/la-torre-velasca-e-fra-le-piu-brutte-del-mondo_4367545855.htm

E’ altrettanto ovvio, che le trasformazioni che si stanno attuando in ambedue le città, a seguito della dismissione della grande industria, abbiano due cifre stilistiche molto diverse. A Milano, si continuano a costruire grattacieli, progettati da architetti stranieri ottuagenari, mentre a Torino, le trasformazioni sono più accattivanti, affidate a progettisti italiani, perseguono quell’eleganza, nelle forme e nei colori, nonché nei materiali, che è la cifra stilistica italiana nel mondo. Ecco, in tal senso una gita a Torino può restituire un’immagine di città, tendente all’alta qualità. La ricerca di una architettura che tenta anche di guardare al “paesaggio urbano”.

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Servizi igienici e “cessi”


Forum – Barcellona – Herzog & De Meuron

L’aspetto dei servizi igienici, soprattutto nelle strutture pubbliche : musei, scuole, ospedali, ecc. è spesso, qui in Italia, sottovalutato. Invece, questi impianti, spesso costituiscono la “cifra di accoglienza”, con cui gli utenti classificano e valutano la loro esperienza con l’edificio che frequentano. Avendo girato un po’ per l’Europa, mi sono reso conto che, non è la qualità dei materiali a fare la differenza, ma soprattutto la loro funzionalità, la loro igienicità ed il fatto che tra l’interno (dei servizi igienici) e l’esterno esista una netta differenza. Come a separare un luogo pubblico da un luogo più raccolto, ben insonorizzato. In tal senso mi sembra emblematico lo standard raggiunto dal duo Herzog & De Meuron, i servizi igienici sono sempre realizzati in cartongesso, i rivestimenti sono in resina, con colori spesso cangianti. La resina dà subito all’utente l’impressione di estrema igienicità e lavabilità, se utilizzata con colori chiari. Gli elementi (wc, lavabo, ecc.) invece sono quasi banali, semplici, così come i corpi illuminanti. Per non dire degli specchi che sono sempre applicati in “luce”. A fare “ambiente” è l’andamento dei muri e la luce, che si carica del colore predominante, facendo sì che tutto sia impregnato di colore. In questo senso sono emblematici il Rehab a Basilea e il Forum di Barcellona. Ma anche il recentissimo Museo delle Culture di Basilea, a parte leggere varianti, soggiace a questa regola.

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Zug, Zugo


ZUGO UNO – La Bossard  Arena è il primo stadio di hockey su ghiaccio della Svizzera realizzato con  il certificato Minergie (Label Minergie-ECO). Il calore generato nella produzione del ghiaccio non viene disperso, ma viene riutilizzato in una centrale cogenerativa anche per il riscaldamento del palazzo Uptown, la torre annessa  di 18 piani, che pure soddisfa i criteri sul contenimento dei consumi energetici Minergie. Se poi si aggiunge al “sistema” una pompa di calore alimentata con l’acqua del lago di Zugo, che approvvigiona di  energia il ristorante, gli uffici, i negozi, gli appartamenti e la skylounge nel grattacielo si ha una delle reti per il caldo ed il freddo, più efficienti mai installate. L’impianto fotovoltaico sul tetto dello stadio produce circa 200.000 kWh di corrente all’anno, una quantità più che sufficiente per soddisfare il fabbisogno di una quarantina di famiglie medie. Allo stadio sono aggregati il palazzetto curling e la palestra d’allenamento di vecchia costruzione. Nella stessa zona, attorno ad una piazza,  si situano la palestra sportiva, una palestra di ginnastica e 3 livelli con circuito da corsa, parete per arrampicata e sala allenamento e riscaldamento  al di sopra degli spogliatoi.  La Bossard Arena sorge nella zona ovest della città di Zugo sulla Arenaplatz. Il  palazzetto del ghiaccio può contenere  oltre 7000 posti (di cui 4500 seduti). Costruita tra il 2008 ed il 2010, l’edificio è frutto di un concorso di idee (2004) vinto dallo studio degli architetti associati  : Scheitlin Syfrig Architekten AG, Lucerna. LeutwylerPartnerArchitekten, Zugo.

ZUGO DUE – Il giapponese Tadashi Kawamata (nato nel 1953) ha realizzato negli anni compresi fra il 1996 e il 1999 una galleria “open air” che attraversa Zugo nell’ambito di un progetto relativo all’allestimento di una collezione con il Kunsthaus di Zugo. Cinque interventi hanno tracciato un percorso  paesaggistico che dalla Kunsthaus, giunge ad un’area naturale protetta attraversando il centro storico e percorrendo la passeggiata sul lungolago. Un percorso museale inusuale, di grande valore paesaggistico.

ZUGO TRE – La pittoresca cittadina di Zugo, situata nella svizzera centrale, ha una stazione ferroviaria frequentata giornalmente da almeno 30.000 passeggeri, posta all’intersezione di due linee ferroviarie molto importanti. Da qualche anno, questo luogo, ha cambiato volto e si è trasformata in un modernissimo edificio multifunzionale di vetro ed acciaio. Grazie all’intervento dell’artista californiano James Turrell, l’edificio, che di giorno è un’insospettabile palazzo trasparente e inondato di luce naturale, si trasforma nelle ore notturne in un’opera d’arte. Integrati nella struttura dell’edificio numerosi apparecchi RGB (a LED) creano giochi cromatici “graduali” ed estremamente suggestivi. Rosso, verde, blu, bianco e giallo si avvicendano nella hall illuminando la facciata di toni in contrasto con quelli dell’atrio. Il ritmo dei questi cambi di luce e la modulazione dei colori sono stati decisi da Turrell: si alternano intervalli brevi e lunghi, il salone appare ora luccicante, ora mistico, ora misterioso. Come in una sinfonia di luci !

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NYC paesaggio per il futuro


 Columbus Circle Twin Tower

 Skyscraper

Central Park – Scoiattoli

Central Park – Center Drive

Central Park – Bridge

Central Park – Garden 

Andare a New York in primavera è assistere ad uno spettacolo, in cui “artificiale” e “naturale”, danno il meglio di sé sotto la luce magica dei radenti primaverili.

New York è una città che ha “riconosciuto” tre temi da affrontare per il futuro : A) Crescita costante della popolazione da qui al 2030. B) Infrastrutture cittadine obsolete e non in grado di sopportare la crescita di popolazione prevista. C) L’ambiente cittadino è sempre più a rischio e non più in grado di essere foriero di una qualità di vita per le persone che vi risiedono.

Quindi dal 2007, tutta la città (Sindaco Bloomberg in testa) si è data un programma il “PlaNYC 2030”, per porre rimedio a questa situazione.

http://www.nyc.gov/html/planyc2030/html/home/home.shtml

Per PlaNYC l’accesso agli spazi aperti è una priorità assoluta, e prevede quindi di garantire, ad ogni cittadino di New York, l’accesso a piedi di un parco con un percorso di 10 minuti dalla propria abitazione. Aree di ristoro, di riflessione e di tranquillità, in cui : giocare, leggere, sostare, fare sport, ecc..

Sono così nate iniziative di partnership amministrazione/cittadini, tipo “Million TreesNYC” per piantumare entro il 2017, in città, oltre un milione di nuovi alberi. I residenti possono farsi coinvolgere, richiedendo alberi per le loro strade, o facendo volontariato per aiutare a organizzare i programmi di rimboschimento. Sono nati anche programmi di formazione nel campo dell’orticoltura, della potatura, del restauro ecologico dei parchi, ecc..

http://www.milliontreesnyc.org/html/home/home.shtml

Si sono così combinati gli sforzi da parte della pubblica amministrazione e dal basso, dai cittadini, per salvaguardare, ampliare e aprire nuove risorse a parco pubblico e re-inverdire il paesaggio cittadino. Questo progetto, ambizioso, ma che si sta attuando, consentirà alle generazioni future di cittadini di New York City di ereditare una città più verde e più grande, con un paesaggio urbano nuovo sicuramente più sano.

Se andate a New York City in primavera (o in qualunque altra stagione), andate soprattutto nei parchi : High Line Park, Brooklin Bridge Park, Hudson River State Park, East River Park Esplanade, Randall’s Island, Governor’s Island, ecc.., vi si aprirà un paesaggio nuovo, anche dei grattacieli e dell’architettura: inusuale, “rivoluzionario”. Un paesaggio che è già “futuro”.

http://nytelecom.vo.llnwd.net/o15/agencies/planyc2030/pdf/planyc_2011_parks.pdf

E poi se volete fare qualcosa di diverso, eseguendo uno “striscio” del Paesaggio dello stato di New York, andate a Beacon al museo DIA, in treno lungo l’Hudson River.

https://costruttoridifuturo.com/2011/10/28/nabisco/

Central Park

Trump Tower

Skyline

Brooklin Bridge

Ground Zero

Wall Street – Sede della Borsa NYSE

The Cooper Union – Morphosis

Time Square

Renzo Piano – sede del New York Time

Central Park – Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir

Apple Store

High Line

High Line

Frank O. Gehry – Edificio ad uffici

Giardino interno al MOMA

Time Square

Aero Saarinen – Terminal JFK

Dall’Empire State Building di notte

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I luoghi della morte


Eric Miralles – Cementiri Nou – Igualada

Carlo Scarpa – Tomba Brion – San Vito d’Altivole

Montjuich – Barcellona – Cementiri

“Una cripta, si crede, nasconde sempre un morto. Ma per proteggerlo da cosa? Da che cosa si conserva intatto un morto, se non -al tempo stesso- dalla vita e dalla morte che potrebbero venirgli dall’esterno ? E’ per far si che la morte possa aver luogo nella vita?”.

Così scrive Jacques Derrida. Il cimitero, come insieme di edifici per i morti, di vie per i morti, avendo quasi sempre un limite, una recinzione, si configura come una città; nella città dei morti il rapporto privato con la morte torna ad essere rapporto civile. Quindi cosa ha il cimitero rispetto alla città? Ha che qui, il tempo, viene consumato con una velocità diversa. In un cimitero tutto è previsto, programmato, il tempo possiede una “misura diversa”. In quanto ha il cimitero, rispetto alla città, un paesaggio diverso, un paesaggio “finito”.

Nei cimiteri prevale un’ossessione sistematica per il mondo dell’aldilà, sempre intrecciata con temi dell’elogio della vita. La sfida di ogni cimitero è quella di sondare la “possibilità architettonica” di raggiungere (senza varcarla, ovviamente) la soglia con l’aldilà. Una soglia, dopo la quale, non esiste più il tempo ed il paesaggio, ma nemmeno l’architettura.

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Giochi di carta


 

James Stirling – Plastico Poultry n. 1 – Londra

In architettura la carta, da sempre, svolge un ruolo fondamentale, costituendo il supporto su cui da centinaia di anni, si “fissa” il progetto. Oggi con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche (render, programmi 3D, ecc.), dei tablet, sempre più spesso si tende ad evitare di stampare. Se è pur vero che così si ottiene un risparmio di tempo e di denaro, nonchè di impatto ecologico (meno inchiostro inquinante, meno consumo di carta, ecc.), è anche vero che così si rimanda quell’atto fondamentale che è rendere fisico un progetto. Agli inizi della disciplina, i capomastri, allora pseudo-architetti, “fissavano” sul terreno o nella calce, l’idea architettonica  e soprattutto nella terracotta e nel legno le fatture tridimensionali dell’edificio con dei plastici di rara bellezza. Oggi spesso, troppo spesso, gli errori compositivi o di progettazione devono essere risolti direttamente in cantiere, mentre l’edificio viene costruito.

Quindi ritornare ad una manualità in grado di farci avere una migliore comprensione progettuale, mi sembra un’iniziativa interessante e stimolante, che può costituire anche una maniera per riappropriarsi di un lavoro antico oggi in veloce e forse, troppo rapida trasformazione. Mi sembra quindi interessante, ciò che mi ha segnalato Stefano (un collega), ed attuato da una nota casa giapponese di plotter e che potete trovare nel link quì sotto. Provare per credere.

 http://cp.c-ij.com/en/contents/2025/list_15_1.html

L’utilizzo di modelli e plastici architettonici, come già detto, è ampiamente documentato. Infatti sono pervenuti fino a noi , come il modello in legno di palazzo Strozzi a Firenze di Simone del Pollaiolo  o quello della Cupola di Santa Maria del Fiore, sempre a Firenze, attribuito a Brunelleschi. Particolarmente celebre è anche il monumentale modello ligneo per basilica di San Pietro in Vaticano, realizzato tra il 1539 al 1546 da Antonio da Sangallo il Giovane. Un modello in scala 1:30 per il quale l’artista fece grande dispendio di risorse, onde acquisire la commessa. Sempre per San Pietro in Vaticano, anche Michelangelo Buonarroti presentò un modello ligneo, così interessante, che fu immortalato in una tela del Passignano. Sempre a Michelangelo è attribuibile il modello per la facciata della basilica di San Lorenzo a Firenze. Mentre, in  epoca più recente, sono diversi i plastici costruiti dal catalano Antoni Gaudí, nei quali si rileva peraltro un attento studio delle componenti statiche. Il plastico quindi, come “prima costruzione” dell’edificio, non solamente per convincere il committente, ma per verificare che il progetto sia veramente compiuto in ogni suo più piccolo dettaglio. Ed ovviamente per fare bene un modello bisogna esercitarsi.

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Giallo


L’impianto sportivo Seefeld Horw, realizzato negli anni 2002 – 2006, dallo studio Armando Meletta e Ernst Strebel (http://www.msz-architekten.ch/index.php), è una lunga stecca gialla orientata est/ovest, con i lati corti nord/sud. Si tratta di un’opera di paesaggio, che segna l’accesso a lago di questa parte di Seefeld-Horw e segna come un’argine il mitico monte Pilatus.  L’edificio è stato coerentemente concepito per essere di supporto alle attività sportive del campo di calcio e di atletica e si sviluppa su due piani : il piano terra ospita le sale pubbliche ed i  servizi igienici. Verso la fermata dell’autobus è rivolto lo spazio per il cassiere dell’impianto. Il club-ristorante con un patio coperto e una piccola cucina si trova al centro dell’intero sistema, con riferimenti diretti ai parchi sportivi e campi da gioco storici. Le scale fungono da “cerniere” tra il piano terreno ed il piano primo e conducono al portico a “ballatoio” del piano superiore, che si estende per tutto il lato sud, fungendo anche da tribuna coperta. Da quì si può anche accedere agli spogliatoi, agli uffici ed ai servizi igienici. Il tutto si configura come un sistema flessibile altamente accattivante e colorato. Lunghe finestre a nastro permettono alla luce naturale di illuminare gli ambienti, senza compromettere la privacy degli spogliatoi. Il rivestimento delle facciate è in pannelli di legno truciolare, verniciati a spruzzo di giallo, montati come una facciata ventilata (il coibente è in lana minerale). La struttura dell’edificio è in cemento armato. Impianti solari passivi consentono di riscaldare con consumi contenuti tutti gli ambienti e riscaldare l’acqua delle docce. Un piccolo edificio intelligente e di ottima fattura architettonica, che caratterizza questa parte della piana di Horw che conduce al lago.

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Borough Market


Borough Market (solo il giovedì, il venerdì ed il sabato), vicino a London Bridge,  è il mercato alimentare “a chilometri zero” più famoso di Londra, un luogo ad alta concentrazione di  produzione britannica ed internazionale.  In questo mercato non ci sono rivenditori, ma solamente produttori, che direttamente vendono quello che producono. E’ un luogo magico, un “suk” dove si trova di tutto, dove si gusta di tutto. La storia rivela che del Borough Market, si rintracciano scritti risalenti al 1276, ma già nel 43 a.C. l’area del Southwark Fair Market ospitava contrattazioni di prodotti locali. Oggi oltre 70 banchi, offrono prodotti tipici britannici di altissima qualità. Una vera e propria libidine. E poi c’è la gente, i turisti, una bolgia umana, che inghiotte qualunque cosa, sdraiandosi ovunque. Una città provvisoria, che rinasce ogni settimana sotto le coperture vitree sostenute da pilastri in ghisa in stile vittoriano. Una architettura delle superfetazioni, che si dipana anche sotto ai fasci sopraelevati dei binari della metropolitana, non molto distante dall’erigendo grattacielo “The Shard” a firma di Renzo Piano.

http://www.boroughmarket.org.uk/

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Metabolism Talks…..


Un “Dream Team”: Rem Koolhaas e Hans Ulrich Obrist, due viaggiatori spazio temporali incalliti, due “visionari”, quali autori. A stì due aggiungete una Designer grafica “de paura” Irma Boom (un cognome un programma). Se poi ci mettete il tema, che però a sto punto è un pò come la ciliegina sulla torta : I Metabolisti (anni Sessanta), ecco a voi sfornato, per i tipi di Taschen, un librazzo, un volumone di sicuro successo (anche perchè ha un costo accettabile € 39,90).

Tra i ringraziamenti degli autori, anche l’onnipresente Stefano Boeri, che avendo un’età matura (è del 1956), ha potuto apprezzare i “deliri” di Kenzo Tange,  Fumihiko Maki, Kisho Kurokawa e soci, contestualizzati in quell’irripetibile periodo storico.

Che dire, un prodotto che mancava, affascinante, ricco di preveggenza e di possibili “porte” per il futuro  dell’architettura . Si fa il punto, parlandone con i sopravvissuti, del primo movimento di architettura non occidentale. Dopo la “tabula rasa” della Seconda Guerra Mondiale, culminata con le atomiche giapponesi, i Metabolisti hanno rappresentato lo stile l’architettura della ricostruzione (ovviamente filo-occidentale) e dopo l’Expo 70, tenutasi in Giappone, hanno conquistato il Mondo e soprattutto l’Oriente. Tantissime foto rare di progetti visionari, belle immagini e “ghiotte” interviste.

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