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Builders of the future

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Architettura

L’architetto del paesaggio


Riva del Garda vista dal Ponale

Il Bastione di Riva del Garda

Il Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera

Nel 1921, Maroni Giancarlo (Arco, 1893 – Riva del Garda, 1952), esimio architetto di Riva del Garda, conosce D’Annunzio Gabriele. Maroni era stato chiamato ad occuparsi dei lavori di sistemazione della Villa di Cargnacco (appartenuta allo storico dell’arte tedesco Henry Thode),  un luogo ameno dominato da una ricca vegetazione di Ulivi, Cipressi e Oleandri, nelle immediate vicinanze di Gardone Riviera, che diverrà il sito, dove Gabriele D’Annunzio aveva deciso di trasferirsi a vivere. Inizia così una liaison intellettuale, con “il Poeta”, che tra alti e bassi, durerà per tutta la vita.  Con il trascorrere degli anni,  il ruolo di Giancarlo Maroni non si limiterà soltanto a quello di architetto del “Poeta”, ma, progressivamente acquisirà sempre più importanza, svolgendo anche i ruoli di segretario e di amministratore di D’Annunzio. In alcuni carteggio tra i due  addirittura si legge : “Tu sei tra i pochissimi – scrive D’Annunzio – che sappiano amarmi”.

Si succedono così, nel corso del tempo,  continue ed ininterrotte opere di trasformazione, di abbellimento e di ampliamento, di “modellazione paesaggistica”, della Villa di Cargnacco, che renderanno irriconoscibile il luogo originario. Si attua così, con la complicità dei due, una vera e propria opera di trasformazione paesaggistica che D’Annunzio dona nel 1923 alla Nazione, come “Vittoriale degli Italiani”. Si tratta, secondo me, non di un’opera esclusiva del “Sommo Poeta”, come i più descrivono, ma invece, in realtà, la maggior parte del merito spetta a Giancarlo Maroni.

Infatti l’architetto di Riva del Garda, ha di base una colta preparazione umanistica, e si forma professionalmente a Milano dove studia presso la Scuola Speciale di Architettura dell’Accademia di Belle Arti di Brera (tra i suoi insegnanti ci sono l’architetto Gaetano Moretti e il pittore Alcide Davide Campestrini), e lavora presso alcuni studi professionali. Dopo la scuola milanese, Maroni ritorna a Riva del Garda, divenendone insieme al fratello Ruggero, uno dei maggiori architetti. Infatti a partire dal 1919, inizia una costante produzione di edifici, dovuti alla necessità di ricostruire la città del Lago, pesantemente bombardata, durante la Prima Guerra Mondiale (1915-18): la Canonica Arcipretale (1919); la Casa Marzani-Parteli (1920) la ristrutturazione dell’Hotel Sole (1922-25); la centrale idroelettrica del Ponale (1926); la Spiaggia degli Olivi che fu inaugurata il 3 giugno 1934; lo Stadio Di Riva, il faro e la darsena. Anche quì a Riva, Maroni, costruirà, con i suoi progetti, una “struttura paesaggistica” in grado di restituire una nuova immagine della città. Una struttura altamente scenografica, di chiara impostazione decò, come era il Vittoriale, con una forte ridondanza e ripetitività degli elementi architettonici classici, ma che ancora oggi, quà e là, presenta spunti del nascente proto-razionalismo europeo. Morto D’Annunzio, Maroni, rimase al Vittoriale fino alla sua morte (divenendone nel 1937 il curatore), completandolo con alcuni edifici. Alla sua morte, nel 1952,  fu sepolto nel Mausoleo del Vittoriale.

Quì sotto una mappa di Riva del Garda con gli edifici citati nell’articolo

Quì sotto alcune immagini degli edifici di G. Maroni a Riva del Garda

Centrale idroelettrica


Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Pura paglia



La paglia è un prodotto agricolo costituito dai fusti dei cereali, una volta finita la maturazione della pianta. E’ un prodotto di scarto dell’agricoltura, dato che è ciò che rimane dei cereali dopo la trebbiatura. I principali cereali che danno luogo alla paglia, sono: grano tenero, grano duro, orzo, avena, riso, miglio, segale e farro. La paglia, viene di solito compressa e imballata da appositi macchinari in balle (parallelepipedi lunghi circa 90 – 120 cm) o in rotoballe cilindriche (con diametro variabile dai 120 ai 200 cm), con densità di compressione da circa 90 kg/m3 a 180 kg/m3. È formata soprattutto da cellulosa, lignina, cere, minerali e silicati, per questo motivo si decompone molto lentamente, ma è comunque necessario tenerla al riparo della pioggia, possibilmente in luogo aerato, per evitare lo sviluppo di muffe. La paglia costituisce circa la metà della biomassa aerea di un raccolto di orzo, avena, riso, segale o frumento.

Costruire una casa, un’abitazione, utilizzando quale tamponamento perimetrale, la paglia, significa quindi soprattutto mettere, questo materiale di scarto, nelle condizioni migliori, per preservarsi nel tempo. Poi, se, come nel caso che andremo ad analizzare, si cerca anche di fare un’architettura che si implementi nel paesaggio, bisogna trovare un giusto equilibrio tra estetica e tecnologia.

Si tratta di un progetto realizzato nel 2006, a Lana (Bolzano), per tre unità abitative dell’agriturismo Esserhof. Edificato in soli 5 mesi, tra la primavera e l’estate. Un edificio molto interessante, sia per gli aspetti tecnologici, sia per gli aspetti compositivi e di inserimento nel paesaggio agricolo ameno della periferia di Lana. Il progetto è frutto di una intensa collaborazione tra due architetti svizzeri, Werner Schmidt e Margareta Schwarz, esperti di costruzioni in paglia, in connubio con i proprietari. Si tratta di un progetto in cui i materiali naturali, bioecologici, vengono spinti al massimo, sia all’esterno, che all’interno, per ricreare nelle forme e negli ambienti una sensazione di accoglienza, che disvela la natura di alta sostenibilità di tutto l’edificio. Gli alloggi dell’agriturismo (di circa 39 mq cadauno) hanno un assetto planimetrico rivolto verso sud, con ampie vetrate schermate da pergole, mentre a nord risultano quasi completamente chiusi dalle murature in paglia e legno. Le murature sono spesse 90 cm, realizzate con balle di paglia da circa 90 – 120 cm sovrapposte, sono tenute insieme da nastri tesi di polietilene, poi intonacate di calce ed argilla. Questa massa, ha una capacità termica molto efficiente (coefficiente di trasmissione termica U=0,06W/mqK), tanto che non è necessario nessun tipo di riscaldamento. Anche il solaio ed il tetto, di circa 60 cm è completamente coibentato in paglia. Il vespaio areato è l’unica opera realizzata in cemento armato.

Principio base della progettazione delle case realizzate a Lana, é ” l’architettura organica”, la ricerca quindi di una fusione totale con la natura, ricercando forme tipiche di essa, e il perfetto inserimento nel paesaggio. I prezzi dell’agriturismo sono molto interessanti e Lana offre numerose occasioni di cultura e svago nella natura. Il progetto ha ricevuto nel 2007, il secondo premio Per l’architettura in Alto Adige ed è classificato CasaClima per la categoria A+.

Agriturismo Esser Norbert

http://www.esserhof.com/it/wohlfuehlen.html

Progettisti

http://www.atelierwernerschmidt.ch/

http://www.archschwarz.com/

Una Mappa di Lana


Pianta di un alloggio tipo

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Lego, Lego, Lego………


Lego Architecture è un sotto-marchio della gamma di prodotti del giocattolo di costruzioni Lego di origine olandese, che mira a “santificare” il passato, presente e futuro dell’architettura attraverso il mitico ed intramontabile mattoncino Lego. Il marchio, lanciato nel 2010, comprende una serie di Lego ideati ah hoc da Adam Reed Tucker (architetto/artista), e contengono ciascuno i pezzi e le istruzioni per costruire un modello di un famoso edificio architettonico in micro-scala. Si va da qualche decina di pezzi alle centinaia, da 60/80 dollari a 100/200 dollari. Ora, visto il successo, si può anche votare in rete le prossime “uscite”

Adam Reed Tucker, l’architetto di questa “nuova frontiera del giocattolo”, si è laureato in Architettura alla Kansas State University nel 1996.  Mentre studiava, ha cercato un metodo per unire le sue due passioni di arte e architettura, fu allora che  ebbe l’idea geniale di utilizzare i mattoncini della Lego. In poco tempo, ha fondato Brickstructures, Inc., ed ha incominciato a progettare e costruire modelli di monumenti ed edifici famosi. Il suo lavoro fu notato ed apprezzato dal Gruppo Lego, e insieme hanno formato una partnership per lanciare alcuni dei suoi modelli con il marchio Lego Architecture.

E’ così che la casa Fansworth di Mies, la casa Robie di Wright, ecc. diventano dei giocattoli in mattoncini, dei piccoli “cavalli di Troia”, che però diffondono la cultura architettonica, il piacere per delle forme belle, moderne, attuali, insomma la “passione” per la vera salvaguardia del paesaggio.

E’ un’idea trasversale, interessa ai più piccoli, ma anche ai genitori, molti diventano collezionisti. Stà nascendo una vera e propria mania, che rilancerà ulteriormente il prestigioso marchio, a livello mondiale.

Ora la nuova frontiera della Lego è costruire, con i mattoncini oggetti sempre più sofisticati e complessi, nei filmati qui sotto, ne trovate alcuni. Ovviamente i costi lievitano, ma si stanno formando anche dei veri e propri gruppi di ricerca in merito. Presto vedremo un robot, rigorosamente di mattoncini, che si muove con il telecomando.

Il mio amico Frank (sapiente suggeritore di questo articolo), che è un duro boscaiolo canadese, ma che fa l’architetto a Milano, stà letteralmente impazzendo per questa nuova forma di uso dei mattoncini, ed anch’io in merito non stò molto bene…….Architettura, che passione!

Lego architetture

http://architecture.lego.com/

Vota la prossima architettura in Lego

http://architecture.lego.com/en-US/inspire-us/?vote={0413ED0C-9877-427E-A07E-131DA6C9C6CC}&uid=f14a98a94dadc3ec

Lego 3D filmato

Il link dei Lego Park

http://www.lego.com/eng/legoland/

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Giacomo Sterlina


Alla fine dell’anno 1989, mi trovavo a Londra in compagnia di una gentile collega, che poi sarebbe diventata mia moglie. L’obbiettivo era duplice, visitare la città e soprattutto, per ambedue, visitare le architetture di un signore nato a Glasgow, che aveva “sconbicchierato” le regole dell’architettura moderna. Ma la prima tappa londinese, obbligata per ogni architetto, fu la casa – museo di Sir John Soane, al numero 13 di Lincoln’s Inn Fields (http://www.soane.org/). Alla fine della visita, affascinati ed ebbri, dai “deliri” collezionistici e degli “equilibrismi” stilistici di questo grande architetto inglese (tra Settecento e Ottocento), ci recammo, quasi per reazione, a visitare la Whitechapel Art Gallery (http://www.whitechapelgallery.org/), progetto di ampliamento e ristrutturazione di Colquhoun, Miller and Partners, completato nel 1984. Li, si teneva una mostra di arte moderna concettuale, che ci sembrava essere la giusta contrapposizione all’attività di Soane. Si accede alla Whitechapel, dal vecchio portale della galleria, progettata da Harrison Townsend nel 1898 e completata nel 1901. Dopo l’entrata ed una piccola reception, si passa ad una grande sala  (Main gallery), che consente anche di avere accesso ad una serie di sale minori e ad un piccolo “Lecture theater”. Dalla grande sala, una scala rettilinea ampia e molto ben disegnata, conduce alle sale dei piani superiori (Mezzanino, primo e secondo piano). Percorsi i primi gradini, sulla cima della scala (illuminata in sommità da un grande lucernario), apparve una scura ed imponente figura, seguita da un’altra piccola e minuta. Mentre costoro scendevano, noi salivamo. A metà, ci incontrammo, ed ambedue i piccoli gruppi furono costretti a fermarsi, soprattutto per colpa della figura imponente, alta e di una obesità pazzesca. Costui, corpulento e pallido, mentre ci facevamo vicendevolmente le scuse : “Sorry….sorry”, mi accorsi avere dei tratti somatici conosciuti. Mi ci volle poco a capire che si trattava di James Sterling, l’architetto, per il quale avevamo progettato quel viaggio. La mia compagna dopo alcuni sorrisi, ripartì verso l’alto, io seguii l’omaccione, come stregato. Nel mio precario inglese, sfacciatamente, dopo una breve presentazione, ed essermi accertato che fosse proprio lui, gli chiesi come mai era lì. Mi rispose : “Caro amico, bisogna vivere nel cuore della professione, capendo le ragioni anche delle architetture altrui. Perché l’architettura è un’amante sfuggente per venire conquistata senza dedicarle costanti attenzioni”. Poi mi parlò della sua passione per l’Italia, per il paesaggio, per il cibo, per l’architettura, ma soprattutto per la gente. Goloso amava particolarmente i dolci. Infine, molto gentilmente, sorridendomi e salutando, si congedò, e sparì, con il suo accompagnatore, in direzione dell’uscita.

James Stirling muore a Londra il 25 giugno del 1992, a seguito delle complicazioni durante una banale operazione. L’ultima costruzione portata a termine prima della morte è la libreria nei giardini della Biennale di Venezia (completata nel 1991), disegnata in collaborazione con Thomas Muirhead. Nel 1981, Stirling vinse anche il Pritzker Prize per l’architettura. Fu probabilmente il maggiore interprete dell’architettura moderna, evolvendola e rinnovandola. Si accalorava quando i più, appellavano banalmente, la sua attività come post-moderna . L’edificio che fu apice della sua attività progettuale è certamente la Neue Staatgalerie di Stoccarda (http://www.staatsgalerie.de/) del 1983. Si tratta di un intervento di ricostruzione del paesaggio urbano della città della Germania, che genera una serie sorprendente di occasioni spaziali e di relazioni tra le parti urbane, con chiari riferimenti alla memoria paesaggistica delle città italiane.

Una mappa dei luoghi dell’articolo a Londra

 

Una mappa dei luoghi dell’articolo a Stoccarda

 

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Salewa


Le montagne sono l’inizio e la fine di ogni paesaggio  (John Ruskin)

L’architettura progettata, per la sede di Salewa World (marchio internazionale di prodotti per l’alpinismo – http://www.salewa.it/) genera un volume cristallino, complesso, multi sfaccettato, che si confronta (anche rispecchiandole nelle facciate vetrate) con le montagne dell’intorno, articolando una serie di “paesaggi” esterni ed interni in dinamica  relazione con le differenti condizioni di affaccio dell’intorno : l’autostrada A22, la periferia industriale di Bolzano, la coltivazione dell’uva.

L’efficienza energetica, di tutto il complesso,  è assicurata non solo da tecnologie innovative di climatizzazione, ma soprattutto grazie ad un sistema di isolamento dei muri perimetrali e delle vetrate e ad una grande attenzione in fase progettuale alla struttura dell’edificio. L’attenzione per l’ambiente non si ferma qui. Grazie all’integrazione con l’impianto fotovoltaico e l’impiego dei sistemi passivi nel controllo delle condizioni interne, l’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera raggiunge quasi le 2000 tonnellate, rendendo la nuova sede Salewa un ottimo esempio di efficienza energetica.

Complessivamente un intervento molto interessante, che migliora decisamente, dal punto di vista paesaggistico, questa parte di Bolzano Sud, a ridosso della Fiera, che risultava avere delle caratteristiche indefinite

Superficie dell’area : 30.595 mq

Volume: 146.248 mc

Costo complessivo dell’investimento : € 40 milioni di euro

Progetto :

Park Associati – http://www.parkassociati.it/

CZA Cino Zucchi Associati – http://www.zucchiarchitetti.com/home.html

Impresa costruttrice : ZH – http://www.z-h.it/

Impianti elettrici: Energytech Ingegneri S.r.l., Bolzano – Ing. Gabriele Frasnelli

Impianti Meccanici : Energytech Ingegneri S.r.l., Bolzano – Ing. Georg Felderer

Strutture: Kauer & Kauer Ingenieure, Bolzano – Ing. Georg Kauer, Ing. Ulrich Kauer

Salewa in costruzione

Salewa Cube – Video

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Parole, che non moriranno mai !


Nel 1933 si tenne ad Atene una assemblea dei CIAM (Congressi Internazionali di Architettura Moderna). Allora furono posti i principi di una Carta dell’Urbanistica. Otto anni dopo, nel 1942, usciva a Parigi, occupata dai tedeschi, un’opera anonima che col suo titolo “La Charte d’Athènes” rivelava al grande pubblico l’esistenza di un tale documento.

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Un architetto europeo (Como)


Asilo Sant’Elia

Casa del Fascio

Giuseppe Terragni ha solo 39 anni quando realizza che i suoi ideali, di dare corpo all’architettura moderna “Mussoliniana”, sono falliti: crollato psichicamente e dal punto di vista fisico, a seguito soprattutto della guerra in Jugoslavia ed in Russia a cui era stato richiamato,  il 19 luglio del 1943 cade fulminato da una trombosi cerebrale sul pianerottolo delle scale di casa della fidanzata, a Como.

Ma l’architettura di Terragni era fascista o antifascista? E’ questo un dilemma irrisolvibile, data la morte prematura di questo architetto “comacino”, che non ha potuto operate, ed esprimersi,  nell’Italia liberata del dopoguerra.

Ecco secondo me Terragni, come molti architetti a lui vicini : Nizzoli, Pagano, Libera, Figini, Pollini, Sartoris, ecc., era soprattutto un “architetto europeo”, attento al dibattito sul Razionalismo, sul Funzionalismo, che dominava la cultura architettonica europea a quell’epoca. Terragni era sopratutto un professionista, che faceva proprio uno stile internazionale, che vedeva nella figura di Le Corbusier, la punta di un “iceberg” di un movimento, che di fatto ha cambiato radicalmente la cultura architettonica europea, togliendola dalle “stagnazioni” della cultura ottocentesca.

Erano architetti che si frequentavano anche con assiduità, agli europei CIAM, piuttosto che agli italiani MIAR, uomini che condividevano spesso anche le stesse passioni: lo sci, la montagna, il mare, ecc.. Persone che però si ritrovavano in un’unico ideale sociale (direi quasi politico), quello dell’Architettura Moderna che voleva rivedere i principi progettuali e le caratteristiche dell’architettura, in favore della salubrità e dell’igiene, per le grandi masse, costruendo un’idea di città, in continua espansione, assoggettata alle logiche della macchina e del funzionalismo. Insomma la città contemporanea.

A costoro di essere Fascisti o antifascisti, di Destra o di Sinistra, non importava più di tanto, importava riaffermare, attraverso il loro lavoro di architetti, un nuovo modello sociale di vita, che si andava affermando in tutto il mondo. Modello assolutamente trasversale ad ogni ideologia.

Bisogna anche aggiungere un’altra cosa, secondo me molto importante, tutte le opere realizzate di Terragni a Como, testimoniano di una attenzione particolare ed esclusiva per il “paesaggio lariano”, e di fatto esse sono come dei capisaldi, dei landmark, che, ancora oggi segnano ed “indirizzano” la costruzione urbana della città. Insomma se si tiene anche conto, dei molti progetti non realizzati, soprattutto di quelli urbani (ad esempio la Cortesella), l’attività di Terragni, in quei soli 39 anni di vita, ha “saggiamente regolato”, con la sua architettura “moderna ed europea” (nautica e rigorosa là dove necessitava) il rapporto tra la città ed il lago. Perpetuando così una lunga tradizione di architettura del paesaggio, di forte vocazione europeista, come era quella dei Maestri Comacini.

Casa Predaglio

Mercato Comunale Coperto

Monumento ai caduti

Stadio Sinigaglia


Novocomum

Casa Giuliani – Frigerio

Como – Lungolago

Como – Duomo

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Ufficio, dolce casa (Pixar vs Space x)


Progettati dall’architetto e paesaggista americano  Bohlin Cywinski Jackson, (http://www.bcj.com/public/projects/project/39.html), ed inaugurati nel 2001, i nuovi Pixar Animation Studios di Emeryville, in California (tra Berkeley e Oakland), sono in grado di ospitare oltre 1.000 dipendenti su circa 61.000 metri quadrati di terreno. Il progetto iniziale prevedeva la possibilità di ampliamento per altri 1.000 dipendenti, cosa avvenuta a partire dal 2008 e completata nel 2011, con la costruzione nei parcheggi di due nuovi edifici. Si tratta di un progetto in cui il costruito (asservito totalmente a favorire l’attività creativa/lavorativa) si integra con una concezione paesaggistica all’avanguardia , dove anche la fruizione degli spazi esterni, contribuisce a mettere il creativo/lavoratore, nelle condizioni migliori per svolgere la propria attività con costanza e qualità.

Pixar è l’azienda leader nell’uso della computer animation per creare film originali, quali: Toy Story, Toy Story II, A Bug Life, il Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e Gli Incredibili, Wall-e, ecc.. Pixar impiega artisti, sceneggiatori, animatori, esperti informatici; il suo successo commerciale si basa sulla capacità di attrarre le persone migliori in ogni campo. Un’altra sfida è quella di perseguire una cultura che favorisce la “contaminazione incrociata” di idee tra le diverse specialità. Le soluzioni a queste sfide sono una parte esplicita, e molto precisa, del programma di progettazione per l’impianto architettonico richiesto.

La prima fase, per 1000 dipendenti, è costituita da una superficie coperta di circa 18.500 metri quadrati, due piani, edificio in acciaio e muratura. Al centro della struttura è un grande atrio che funge da piazza centrale per il campus. Di fronte a questo spazio pubblico sono gli uffici, di 600 posti, sala cinematografica progettati per gli standard THX e due quaranta posti sale di proiezione. La piazza comprende una hall di arrivo e area di registrazione, una caffetteria e un centro fitness. Le qualità della luce, dello spazio architettonico e l’integrazione delle tecnologie impiantistiche in tutta la struttura, favorisce la percezione di un ambiente ancora umano, pur essendo un posto di lavoro interattivo, ad alta tecnologia diffusa. La spazialità interna è quindi informale, altamente personalizzabile, con molte piante e tanta luce.

Architettura del paesaggio gioca un ruolo particolarmente importante nell’unificazione del campus, contribuendo a definirlo come un posto “eccezionale” nel contesto urbano di Emeryville. Il paesaggio esterno , progettato dallo studio Peter Walker Partners (http://www.pwpla.com/projects/pixar-animation-studios/&details), è particolarmente curato, con molti luoghi apparentemente sconosciuti, per camminare, sedersi e parlare, o mangiare il pranzo all’aperto. Esso comprende un anfiteatro da 600 posti all’aperto, un campo di calcio, e un orto biologico, giardini fioriti e un prato di fiori selvatici.

Quindi altissima qualità spaziale (interno-esterno) e contiguità stimolante e creativa, sembrano le carte vincenti del metodo di lavoro della Pixar, per ottenere “il meglio” dai propri gruppi di lavoro

 Video sugli studios della Pixar

Il Link dei Pixar Studios

http://www.pixar.com/

La stessa concezione spaziale, è stata messa a punto dalla società aerospaziale Space X, che si appresta ad essere la società privata, che realizzerà la nuova navicella spaziale della NASA, tesa a sostituire lo Space Shuttle. Infatti per ridurre i costi, ed aumentare la capacità lavorativa e creativa dei propri dipendenti, ha anch’essa deciso di evitare la dispersione sul territorio dei vari gruppi di lavoro, per concentrarli in un’unica sede ad Hawthorne, California (Los Angeles), dove ha realizzato una sede unitaria, molto simile al “capannone” dove è iniziata l’avventura della Pixar. Anche qui, vicinanza “vis a vis”, sembra essere la nuova strategia lavorativa, per conseguire successo, creatività e riduzione dei costi, ma soprattutto qualità. Una specie di fidelizzazione “estrema” dei dipendenti, che molto spesso identificano lo spazio lavorativo, come casa propria (pur avendo una abitazione esterna), rimanendoci a volte anche a dormire, in improvvisati “futon” o tradizionali brande.

L’ufficio del futuro, quindi  sarà capace di accogliere le nostre sensazioni, personalizzabile individualmente, per essere vissuto in modo attivo dagli stessi lavoratori. Giocherà un ruolo fondamentale soprattutto la luce ed il colore, che  aiuteranno a “sentire” il benessere anche con tutti gli altri sensi. L’acustica sarà anch’essa molto importante, si dovrà controllare il rumore sia interno che esterno. inoltre bisognerà tener presente che al tatto sono, e saranno sempre più piacevoli, i materiali naturali, rispetto a quelli artificiali o freddi. Bersi un caffè con i colleghi, o mangiare qualcosa in uno spazio pausa ben progettato, ampio ed informale,  sarà  l’occasione per un incontro nel quale scambiarsi idee, suggerimenti e strategie, utili al lavoro ed alla sua qualità. Pareti mobili, finiture e altre suddivisioni dello spazio dovranno acquisire una nuova “prestanza fisica”,  grazie al design e all’uso di tecnologie innovative, capaci di eliminare la disagevole sensazione di precarietà a volte ancora diffusa e farci sentire più accolti, ed in sintonia con l’ambiente. In tal senso anche le relazioni con spazi esterni ben progettati e fruibili nelle varie stagioni, sarà, come avviene alla Pixar, un altro fattore determinante nella creazione di quell’assioma “ufficio, dolce casa”, in cui sembra essersi ormai lanciata la nuova frontiera dell’architettura terziaria americana.

Link dei laboratori Space X

http://www.spacex.com/company.php

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UNI PHZ (Luzern)



1 gennaio 2012 – Lucerna – Per la ricostruzione del vecchio edificio post-industriale (ex sede centrale delle Poste Svizzere a Lucerna) e trasformarlo nella nuova Università di Lucerna, si è attuato un apposito concorso di idee. Già dal XVII secolo a Lucerna era possibile studiare teologia e filosofia. Però solo nel 1938 fu lanciata l’idea di creare un Ateneo nella città. Il progetto si concretizzò nel 1978 con la creazione della facoltà di teologia che venne riconosciuta a livello federale. Il 21 maggio del 2000, in seguito ad una votazione popolare cantonale, con il 73% dei consensi, nacque ufficialmente l’università di Lucerna. Nel 2003 si pensò alla realizzazione di un nuovo ateneo, il progetto vincitore del concorso di idee è stato quello dello Studio zurighese Enzmann + Fischer di Zurigo ( http://enzmannfischer.ch/).

             Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo 
 

Si tratta di un progetto per dare una nuova identità all’edificio esistente (ex sede delle Poste Svizzere di Lucerna), che viene rifunzionalizzato a sede universitaria (PHZ Luzern – Pädagogische Hochschule Zentralschweiz), e quindi, da bando, deve avere una forte espressione architettonica, pur soggiacendo ai vincoli del recupero delle strutture dell’edificio esistente.  Non bisogna anche dimenticare,  dall’altra parte, lo stretto rapporto spaziale, sia con l’edificio della Stazione di Lucerna (opera di S. Calatrava del 1989), sia con il silos dei parcheggi retrostante, e soprattutto con l’antistante KKL di Jean Nouvel (del 1999) . Questo edificio, che i progettisti stessi definiscono “Città di Finestre” si propone quale “pelle accattivante”, che gioca con la luce, con la texture, per generare, su ogni lato (visto che si confronta con realtà completamente diverse), delle liaison, a volte pericolose, ma sempre perfettamente riuscite.

                       Immagini tratte dal sito dello studio Enzmann + Fischer di Zurigo
 

Un edificio ecologico, in classe Minergie (2008), che recupera un edificio esistente (quindi senza consumare suolo), in prossimità del Centro Storico della città,  collocato in adiacenza di un importante nodo di interscambio (ferro, gomma, nave) di Lucerna ed adatto quindi a garantire facile e dinamica accesibilità (senza inquinare) alle migliaia di studenti, in esso afferenti.

Lucerna (popolazione al 2009 di 76.702 abitanti) con questo progetto, riconferma il suo ruolo di città ecologica che “salvaguardia il paesaggio” (senza essere ripiegata sul passato, ma guardando al futuro), con una particolare attenzione per la mobilità sostenibile, testimonianza di uno sforzo, che ha portato la Svizzera ad avere, a partire dai primi anni novanta del secolo passato, una ripensamento globale sulla sua “impronta ecologica” su questo pianeta.  Infatti la prima immagine che colpisce della città (di 250.000 abitanti, con l’area metropolitana), è l’impressionante quantitativo di biciclette che circonda la Stazione Centrale, ma poi anche le turbine ad acqua che producono energia di recente posate sull’emissario del Luzernersee, le filovie e gli autobus a gas naturale, le numerose piste ciclabili, ecc…Qui è stato attuato, da oltre due decenni, un ragionamento complessivo sulla città (urbanistica, mobilità, aree verdi, cultura, raccolta differenziata, ecc.), che ha portato alla ridefinizione del concetto stesso di “urban green life”, dove quantità e qualità riescono magicamente a coesistere .

Deposito bici Banhof Luzern

Banhof Luzern – Car Sharing con auto elettriche

Turbine per produrre energia sul fiume Reuss presso il Spreuerbrücke

Un percorso di paesaggio (cibo) ed architettura a Lucerna, che dista da Milano solamente 244 Km., ma anni luce per la lungimiranza dei suoi Cittadini

Progetto UNI PHZ (Luzern) : 

Studio Enzmann + Fischer di Zurigo

http://www.swiss-architects.com/de/enzmann_fischer/de/

Costo di costruzione : 118 Milioni di granchi svizzeri (CHF)

Cubatura  SIA 116: 178’000 metri cubi

Cliente : Dipartimento delle finanze del Canton Lucerna

Tipo di edificio: UNI PHZ Lucerna. Edificio ex PTT Post Office

Pianificazione costruttiva tempo: 2007 – 2011

Facciata: parte opaca 5800 m2; parte  trasparente 2500 m2

Minergie: Involucro http://www.minergie.ch/buildings/it/details.php?gid=LU-255#

Tipo di finestra : Finestra in alluminio sistema HI –
Rivestimenti : 3D rivestimento leggero – http://www.gkpf.ch/

Video della costruzione :

http://www.unilu.ch/deu/video_594372.html

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